Profili dell’accertamento da studi di settore: riflessioni sull’iter difensivo

Questo articolo fa parte del diario quotidiano dell’1 luglio 2016

Quest’anno le situazioni di incongruenze sono aumentate rispetto ai precedenti anni. Gerico 2016 non é più tollerante come prima (almeno con i “cuscinetti” dovuti alla crisi settoriale). Difatti, sulla base di calcoli di talune aziende, a parità di condizioni con il periodo d’imposta precedente, quest’anno le stesse aziende/professionisti non riescono a raggiungere la congruita/normalità/coerenza. Rimane un elemento (o più di uno) che “va fuori”. E allora si profila in questi casi l’utilizzo delle risultanze degli studi di settore come selezione dei contribuenti da accertare.
In particolare, le anomalie, come elevati livelli di scostamento rispetto alle medie del settore, o altrettanto elevati livelli di incoerenza (magari dovuti a rotazioni di magazzino non supportate da ragioni concrete), potrebbero, agli occhi del Fisco, nascondere eventuali situazioni di evasione fiscale. Se poi gli stessi contribuenti che vengono selezionati presentano ulteriori “spie”, come ad esempio l’antieconomicità dei risultati raggiunti o la non credibilità dei redditi dichiarati, risulta evidente che l’Ufficio procederà prima alla richiesta di chiarimenti e approfondimenti, per poi emettere avviso di accertamento, se nella fase del contradditorio non siano stati date esaurienti delucidazioni.
Da ricordare, che in taluni casi la spiegazione fornita dallo stesso contribuente nelle note di Gerico 2016 dovrebbe, se ritenuta plausibile, fare spegnere le “spie” e quindi comportare la cancellazione dalle lista dei soggetti selezionabili.
Ciò in quanto è notorio che lo studio di settore autonomamente considerato non è in grado di reggere un avviso di accertamento quando il contribuente produce idonee motivazioni difensive, attesa la sua configurazione quale presunzione semplice non qualificata. Solo in caso di rilevanti manipolazioni, tali da configurare la falsità dello studio di settore prodotto, si apre la strada dell’accertamento induttivo puro, che invece consente di utilizzare anche presunzioni non qualificate (è dunque sconsigliabile “forzare” gli studi di settore, considerate le conseguenti gravi implicazioni dello stesso professionista che redige la dichiarazione del cliente).
Ecco dunque che occorre riflettere sulle reali implicazioni del mancato adeguamento e quindi prepararsi alle future possibili linee difensive.
Ecco l’iter accertativo di uno studio di settore “veritiero”: L’Amministrazione finanziaria invita al contraddittorio il contribuente, in modo da comprendere le relative ragioni difensive. Il contraddittorio è dunque centrale e fondamentale.
Il contribuente può o meno partecipare a detto contraddittorio. La partecipazione è consigliabile, posto che a fronte delle memorie di parte si “appesantisce” l’onere probatorio dell’Amministrazione finanziaria, che nell’eventuale atto di accertamento deve contenere le ragioni del mancato accoglimento delle tesi di parte, nonché le ragioni dell’applicazione dello standard al caso concreto. L’ufficio competente, in funzione del comportamento del contribuente, può decidere se emettere l’atto di accertamento o meno. In particolare, in presenza di adeguata partecipazione al contraddittorio, l’ufficio potrà valutare come esaustive le motivazioni addotte e desistere dal controllo oppure, dovrà dare adeguata motivazione del rifiuto delle tesi di parte. Ovviamente, se il contribuente non partecipa al contraddittorio o propone tesi generiche, l’emanazione dell’avviso di accertamento sarà direttamente fondato sulle risultanze degli studi di settore.
Per ulteriori approfondimenti in merito si rinvia, tra le altre, alle seguenti sentenze della Corte di Cassazione:
– n. 24957/2015 (è l’Ufficio che deve fornire la dimostrazione dell’applicabilità dello standard prescelto al caso concreto oggetto di accertamento);
– n. 2452/2016 (la …

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