Diario quotidiano del 14 giugno 2016: saldo di cassa elevato e prelevamenti bancari, attenzione alle conseguenze fiscali

Pubblicato il 14 giugno 2016



1) Saldo di cassa elevato e prelevamenti bancari: conseguenze fiscali
2) Abuso del diritto: l’elusione si presume anche per le operazioni reali
3) Proroga dei termini di versamento di Unico 2016: cresce la protesta dei professionisti
4) PEC piena del professionista: la notifica è comunque valida
5) Spese di ospitalità “sacre”: sono deducibili come spese di pubblicità
6) Società in perdita sistematica: novità e conferme
7) Benefici prima casa: via libera al ravvedimento operoso se non spettano
8) Pronte le bozze dell’OIC 14 Disponibilità liquide, dell’OIC 20 Titoli di debito e dell’OIC 21 Partecipazioni
9) Disabili: ecco le istruzioni per incentivi all’assunzione
10) Gestione Separata Committenti PP.AA: emissione comunicazione debitoria e interruzione termini
 
Indice: pagamenti-commercialista-telematico-31) Saldo di cassa elevato e prelevamenti bancari: conseguenze fiscali 2) Abuso del diritto: l’elusione si presume anche per le operazioni reali 3) Proroga dei termini di versamento di Unico 2016: cresce la protesta dei professionisti 4) PEC piena del professionista: la notifica è comunque valida 5) Spese di ospitalità “sacre”: sono deducibili come spese di pubblicità 6) Società in perdita sistematica: novità e conferme 7) Benefici prima casa: via libera al ravvedimento operoso se non spettano 8) Pronte le bozze dell’OIC 14 Disponibilità liquide, dell’OIC 20 Titoli di debito e dell’OIC 21 Partecipazioni 9) Disabili: ecco le istruzioni per incentivi all’assunzione 10) Gestione Separata Committenti PP.AA: emissione comunicazione debitoria e interruzione termini  
  1) Saldo di cassa elevato e prelevamenti bancari: conseguenze fiscali La società Xx detiene un elevato saldo di cassa ma poi si ritrova costretta ad effettuare dei prelevamenti in banca, magari per fare fronte ad esigenze improvvise ed urgenti di spesa. L’amministratore ritiene plausibile questa versione dei fatti, ma ovviamente non la pensa allo stesso modo l’Agenzia delle entrate che, nei fatti reali, ha proceduto ad emettere avviso di accertamento nei confronti del malcapitato contribuente, ritenendo che la necessità del prelevamento cassa deve essere adeguatamente dimostrata. In particolare, la società aveva ricevuto un avviso di accertamento con cui le Entrate contestavano due prelevamenti bancari, considerandoli ricavi non contabilizzati. Il provvedimento veniva impugnato davanti al giudice tributario, giustificando la liquidità prelevata per fronteggiare urgenti pagamenti. L'ufficio, tuttavia, evidenziava che i prelevamenti erano stati eseguiti da un conto corrente con saldo a debito, mentre dalle risultanze contabili, la cassa riportava un saldo attivo di oltre € 350.000. Il caso è poi finito sotto la lente della Suprema Corte. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11942 del 10 giugno 2016, ha deciso che è legittimo l’accertamento bancario fondato anche sui prelevamenti destinati ad urgenti necessità di cassa. Questo poiché è il contribuente che deve dimostrare chi sia il reale beneficiario e, quindi, l’Amministrazione finanziaria non è tenuta ad alcun ulteriore onere probatorio. Si è trattato, infatti, di una situazione quasi “inverosimile” che ha spianato la strada ai verificatori, che hanno portato avanti con estrema facilità le proprie presunzioni per la situazione societaria poco credibile. ******   2) Abuso del diritto: l’elusione si presume anche per le operazioni reali L’elusione fiscale si presume anche se la “società-schermo” e le operazioni aziendali risultano vere. Dunque, in presenza presunzioni gravi precise e concordanti, il reddito va rettificato. Difatti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11937 del 10 giugno 2016, ha stabilito che l’art. 37, comma 3, del D.P.R. n. 600/73 (ipotesi d’interposizione nel possesso dei redditi) attribuisce al contribuente redditi, che anche se siano formalmente di un soggetto interposto, è risultato (mediante prove certe) che il contribuente ne sia l’effettivo titolare. E a tal fine, non occorre distinguere tra interposizione fittizia e reale. Pertanto, il contenuto della disposizione antielusiva non è limitato alle operazioni simulate, ma riguarda anche quelle reali. La Suprema Corte ha, così, accolto un ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate che aveva denunciato, tra l’altro, l’erronea interpretazione, da parte del giudice di merito, dell’art. 37 del D.P.R. 600/73. L’Amministrazione finanziaria ha osservato che la norma consente d’imputare al contribuente i redditi di cui appaiono titolari altri soggetti, quando sia dimostrato, anche per presunzioni, che ne è l’effettivo titolare, anche per interposta persona. Viceversa, secondo la Commissione Tributaria Regionale, l’ambito di operatività dell’art. 37 si sarebbe dovuto limitare all’interposizione “fittizia” e, pertanto, aveva assolto il contribuente. Naturalmente, la Cassazione si è dimostrata di parere opposto introducendo nel panorama giurisprudenziale tale principio, decisamente, più confacente per le difese erariali.   ******   3) Proroga dei termini di versamento di Unico 2016: cresce la protesta dei professionisti E’ di pochi giorni fa la notizia della richiesta di proroga dei versamenti da Unico 2016 fatta dall’Associazione nazionale dei commercialisti inviata al Ministro dell’Economia e subito segue l’intervento del vice ministro Zanetti che scatena la rabbia dei commercialisti. In particolare, è arrivato il post di Zanetti su facebook. Il Viceministro spiega che “la proroga di 20 giorni viene concessa in presenza di situazioni di oggettiva e conclamata necessità, su proposta del Ministro dell’Economia, dal Presidente del Consiglio con apposito DPCM”. Oggettiva e conclamata necessità che, in atto, non sarebbe desumibile, perché tra le richieste pervenute al MEF, manca quella del Consiglio Nazionale dei Commercialisti. Per conseguenza, “è logico e fisiologico che gli uffici sul piano tecnico e i miei colleghi di Governo sul piano politico valutino che evidentemente quest’anno non viene avvertita una necessità assoluta al pari degli anni passati, quando la richiesta era unanime da parte di tutti i principali enti di rappresentanza istituzionale e sindacale”. Tutto questo, ovviamente, ha surriscaldato ulteriormente i “brutti pensieri” della base (tra cui, la richiesta di cancellazione di massa dal CNDCEC). Difatti, le associazioni dei commercialisti sottolineano di avere richiesto ufficialmente la proroga e ciò sarebbe dovuto bastare per prendere in considerazione l’idea di concederla. Comunque, i semplici iscritti al CNDCEC (senza cariche politiche) spostano l’attenzione sul Consiglio nazionale, rimarcando la “distanza” tra le vere necessità avvertite dai commercialisti e le istanze portate avanti dai massimi rappresentanti istituzionali di categoria.   ******   4) PEC piena del professionista: la notifica è comunque valida Attenzione a svuotare la PEC, quando serve, poiché una eventuale notifica di un atto è comunque, questo anche se il professionista (nel caso di specie, un avvocato), non abbia potuto leggere il contenuto a causa della posta elettronica piena di messaggi. Difatti, il Tribunale di Milano, con l’ordinanza R.G. n. 15600/2016, ha stabilito che l’avvocato deve curare il proprio account di posta elettronica certificata (Pec), scaricando costantemente i messaggi dal server e facendo attenzione che vi sia sempre dello “spazio libero” per accogliere nuove email: questo perché, se dovesse arrivare una notifica (come quella da parte di un tribunale, con una comunicazione ufficiale relativa a un processo in corso), detta notifica, benché tornata indietro al mittente per “spazio insufficiente” nella casella di posta, viene comunque considerata valida.   ******   5) Spese di ospitalità “sacre”: sono deducibili come spese di pubblicità La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8850 del 4 maggio 2016, ha precisato che le spese sostenute per ospitare la stampa specializzata in occasione di manifestazioni fieristiche sono spese di pubblicità. Dunque, anche le spese sostenute per l’ospitalità dei giornalisti, chiamati a presenziare a manifestazioni fieristiche organizzate da una società organizzatrice di eventi, contribuiscono alla vendibilità del bene o del servizio che essa produce e vanno conseguentemente inquadrate tra le spese pubblicitarie. Distinzione di trattamento fiscale tra spese di pubblicità e rappresentanza Le spese di pubblicità sono quelle sostenute dall’impresa con la finalità di promuovere prodotti, marchi e servizi e/o genericamente l’attività svolta, sono deducibili nell’esercizio in cui sono state sostenute o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi (art. 108, co. 2 TUIR) e hanno l’IVA totalmente detraibile. Le spese di rappresentanza sono, invece, quelle sostenute dall’impresa con la finalità di accrescere il prestigio o l’immagine aziendale e di potenziarne la possibilità di sviluppo, presentano limiti di deducibilità (fissati dal medesimo comma 2 dell’art. 108 del TUIR e dal DM 19 novembre 2008) e hanno l’IVA totalmente indetraibile. Nel caso di specie, poiché l’attività svolta dalla società contribuente consiste nella realizzazione di importanti rassegne fieristiche, il successo di tali iniziative dipende in larga misura dal riscontro che queste possono avere nella platea di soggetti interessati e, in tal senso, è rilevante per la vendita dei beni e servizi della società il ruolo che gioca la stampa specializzata nella promozione e nella descrizione degli eventi. Per la Corte di Cassazione, il ruolo della stampa specializzata è decisivo per la vendita del prodotto aziendale.   ******   6) Società in perdita sistematica: novità e conferme La disciplina delle società di comodo è stata notevolmente ampliata con l’introduzione della cosiddetta disciplina delle “società in perdita sistematica”, che è stata recentemente modificata dall’art. 18 del decreto Semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014). La novità introdotta consiste, sostanzialmente, nell’ampliamento del periodo di osservazione, portando da tre a cinque anni i periodi d’imposta consecutivi in perdita fiscale ovvero, indifferentemente, quattro in perdita fiscale ed uno con reddito imponibile inferiore al c.d. reddito minimo. Anche per il periodo d’imposta 2015 le esimenti per le società in perdita sistematica indicate nel provvedimento direttoriale 11 giugno 2012 possono essere fatte valere in uno dei cinque periodi d’imposta di monitoraggio e non più solo in uno dei tre. È questo uno degli effetti positivi che derivano dalle novità introdotte già dal 2014 dall’articolo 18 del D.Lgs. n. 175/2014 (decreto semplificazioni) per le società in perdita sistematica. In particolare, lo status di società in perdita sistematica si acquisisce laddove la società alternativamente: - presenti cinque dichiarazioni fiscali consecutive in perdita; - presenti quattro dichiarazioni in perdita fiscale ed una con un reddito imponibile inferiore al minimo previsto dall’articolo 30 della L. n. 724/1994 (quello calcolato con i coefficienti ivi indicati). Una volta verificata la presenza di una delle due precedenti condizioni, la società si considera in perdita sistematica nel periodo d’imposta successivo al quinquennio di osservazione, con la conseguenza che per il periodo d’imposta 2015 è necessario aver riguardo al quinquennio che va dal 2010 al 2014. Tuttavia, oltre alla possibilità di presentare l’istanza di interpello disapplicativo, l’impresa che ha verificato lo status di società in perdita sistematica può avvalersi delle esimenti previste nel provvedimento direttoriale 11 giugno 2012, da verificarsi in almeno uno dei cinque periodi d’imposta. Ne consegue che, a differenza di quanto accadeva fino al periodo d’imposta 2013, in cui vi erano tre periodi d’imposta in cui poter verificare una della cause disapplicative, a partire dal 2014 il periodo si è allungato a cinque anni, con evidenti maggiori possibilità di fuoriuscire dalla disciplina. L’indicazione di una delle cause indicate nel provvedimento direttoriale dell’11 giugno 2012 va effettuata nel rigo RS116, casella 3 (modello delle società di capitali), che consente di non compilare il prospetto per la determinazione del reddito imponibile minimo. Nell’ambito delle numerose cause disapplicative assumono particolare rilievo quelle connesse alla congruità e coerenza alle risultanze degli studi di settore ed al MOL positivo. Con riferimento alla prima, viene segnalato che per potersene avvalere è necessario che la società applichi effettivamente gli studi nell’anno d’imposta interessato (2015 per Unico 2016) e che la congruità può essere raggiunta anche per adeguamento (al contrario della coerenza). Non possono avvalersi di tale esimente le società che non applicano, o gli studi di settore, o che hanno una causa di esclusione dagli stessi, ovvero coloro che sono soggette ai parametri. L’esimente in questione può essere fatta valere anche nel periodo d’imposta oggetto di dichiarazione, poiché è contenuta tra le cause di esclusione di cui all’articolo 30 della L. n. 724/1994, applicabile, sia dalle società non operative per carenza di ricavi, sia da quelle in perdita sistematica. Per quanto riguarda invece la disapplicazione in presenza di MOL positivo, tale risultato deriva dalla differenza tra valore della produzione (aggregato A del conto economico) e costi della produzione (aggregato B del conto economico) senza tener conto di ammortamenti, accantonamenti e svalutazioni, nonché dei canoni di locazione finanziaria indicati nella voce B8 del conto economico. Tuttavia, a differenza di quanto previsto per la congruità e coerenza alle risultanze degli studi di settore, l’esimente riferita al MOL positivo può essere fatta valere “solo” se verificata in uno dei periodi d’imposta del quinquennio di osservazione, e non anche per il periodo d’imposta oggetto di dichiarazione. In ogni caso, l’eventuale MOL positivo verificato per il periodo d’imposta 2015, pur non escludendo l’applicazione della disciplina delle società in perdita sistematica per il 2015, ne consente la disapplicazione per i successivi cinque periodi d’imposta.   ******   7) Benefici prima casa: via libera al ravvedimento operoso se non spettano Benefici prima casa: via libera al ravvedimento operoso se non spettano. Pronti tutti i chiarimenti dalle agevolazioni sulla “prima casa” alla rendita degli “imbullonati”, passando per compravendite, locazioni, leasing abitativo e impianti eolici, fotovoltaici e di risalita. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 27/E del 13 giugno 2016, risponde ai quesiti posti dalla stampa specializzata in materia di catasto. ---> Leggi tutto   ******   8) Pronte le bozze dell’OIC 14 Disponibilità liquide, dell’OIC 20 Titoli di debito e dell’OIC 21 Partecipazioni Pubblicate in consultazione le bozze dell’OIC 14 Disponibilità liquide, dell’OIC 20 Titoli di debito e dell’OIC 21 Partecipazioni. La Fondazione OIC il 13 giugno 2016 ha pubblicato i due suddetti documenti. Nell’ambito del progetto di aggiornamento dei principi contabili nazionali, avviato a seguito delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 139/2015 di recepimento della direttiva 34/2013/UE, si pubblicano in consultazione le bozze dei principi contabili OIC 14 Disponibilità liquide, OIC 20 Titoli di debito e OIC 21 Partecipazioni. Nell’appendice “Motivazioni alla base delle decisioni assunte” sono indicate le scelte di fondo più rilevanti seguite nella revisione dei principi contabili. Al fine di evidenziare le modifiche apportate rispetto alle precedenti versioni dei principi contabili, si allegano i documenti in modalità revisione. Si invita a far pervenire eventuali osservazioni non oltre il 15 luglio 2016 all’indirizzo e-mail staffoic@fondazioneoic.it o via fax al numero 06.69766830.   ******   9) Disabili: ecco le istruzioni per incentivi all’assunzione L’Inps, con la circolare n. 99 del 13 giugno 2016, ha fornito le indicazioni operative per usufruire dell’incentivo per l’assunzione di lavoratori con disabilità a partire dal 1° gennaio 2016, previsto dall’articolo 13 della legge n. 68/1999, come modificato dal Jobs Act. L’incentivo di tipo economico, che potrà essere autorizzato fino all'esaurimento delle risorse specificatamente stanziatre, è rapportato alla retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali e varia in funzione del grado e della tipologia di riduzione della capacità lavorativa del soggetto assunto. La richiesta di fruizione deve essere inviata all’INPS mediante apposite procedure telematiche. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha poi evidenziato come tale incentivo è riconosciuto a tutti i datori di lavoro privati compresi gli enti pubblici economici, soggetti o meno al collocamento obbligatorio (legge n. 68/1999), a prescindere dalla circostanza che abbiano o meno la natura di imprenditore. Rientrano tra i datori di lavoro ammessi a godere del beneficio anche gli enti pubblici economici (EPE) e a questi ultimi si applica la disciplina per i datori di lavoro privati. tenuto conto che, come previsto dall’articolo 3, comma 6, della medesima legge 68/1999, agli stessi si applica la disciplina prevista per i datori di lavoro privati. Nella circolare, inoltre, illustrata la misura e la durata del beneficio, le condizioni di spettanza (condizioni di regolarità, l’incremento occupazionale netto, condizioni di compatibilità con il mercato interno, coordinamento con altri incentivi). Infine, descritto il procedimento da effettuare per aver accesso all’incentivo , le ulteriori indicazioni per la sua fruizione e le istruzioni contabili.   ******   10) Gestione Separata Committenti PP.AA: emissione comunicazione debitoria e interruzione termini L’Inps, con il messaggio n. 2603 del 10 giugno 2016, comunica che sono state elaborate le situazioni debitorie dei committenti Pubbliche amministrazioni, che hanno denunciato tramite il flusso EMENS il pagamento dei compensi ai soggetti iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2 comma 26 della legge 335/1995. I periodi interessati sono relativi alle denunce che vanno dal 1° maggio 2010 al 31 dicembre 2015. La situazione debitoria comprende l’omesso pagamento del contributo, totale o parziale, relativo al singolo periodo di pagamento. Nel caso in cui la Pubblica amministrazione abbia inviato, successivamente alle date di scadenza, flussi di correzione e/o integrazione dei dati relativi ai compensi erogati, nella comunicazione sarà esposto l’ultimo dato eventualmente a debito. La comunicazione (ex avviso bonario) delle elaborazioni sarà inviata nei prossimi giorni tramite PEC alle Amministrazioni interessate ed avrà valore di atto interruttivo della prescrizione ai sensi dell’art. 3, commi 9 e 10, della legge 335/1995. Tra le Pubbliche Amministrazioni interessate alla comunicazione sono comprese anche quelle che hanno ricevuto nell’ambito dell’operazione “Tutoraggio PPAA” richieste di contatto e chiarimento e per le quali la posizione debitoria non è stata - alla data dell’elaborazione - definita né con l’accredito o pagamento del contributo dovuto né con eventuali flussi di correzione dei dati inviati. L’avviso inviato – tramite PEC – è formato da un testo fisso e da un prospetto della situazione debitoria dei contributi, con le istruzioni sia per il pagamento tramite modello F24 Enti pubblici sia tramite mandato di tesoreria. Nel caso di Amministrazione con codice fiscale modificato o incorporata ad altra Amministrazione, i periodi eventualmente a debito sono scorporati e dettagliati con il Codice fiscale originario. Si invitano, pertanto, le sedi a fare attenzione al dato identificativo del codice inserito (Codice Fiscale Collegato) sia sul testo della lettera che nei prospetti allegati. Si ricorda, così come specificato nel testo della comunicazione, che le sanzioni saranno quantificate, nel caso di mancato versamento, in concomitanza del passaggio alla riscossione coattiva. *** Istruzioni operative per la gestione del contenzioso inerente all’Accertamento Tecnico Preventivo Obbligatorio, in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità di cui all’art. 445 bis c.p.c. L’Inps ha pubblicato la circolare n. 100 del 13 giugno 2016. ---   Vincenzo D’Andò