Commercialista Gastronomico: la fortezza di San Leo, due prigionieri illustri ed una pasta indigesta ai preti


san-leoOggi il commercialista gastronomico è in gita a San Leo.

San Leo è un borgo abbarbicato sulle prime propaggini dell’Appennino lungo la Val Marecchia, cioè lungo la strada che da Rimini sale verso Sansepolcro e Arezzo.

La Val Marecchia nell’epoca dell’alto medioevo ed inizio rinascimento è stata campo di battaglia fra i signori italiani: San Leo fu contesa fra Montefeltro e Malatesta, fu presa da Cesare Borgia, poi dai Medici e infine dai Della Rovere….

Infatti il paesino di San Leo è dominato da una splendida rocca quattrocentesca, la cui progettazione è attribuita al senese Francesco Di Giorgio Martini ed è uno splendido esempio (anche dal punto di vista estetico) di architettura militare del ‘400.

Finita l’epoca delle signorie e tornata San Leo sotto il dominio della Chiesa (dominio durato fino al 1859 con l’interruzione napoleonica), lo splendido forte divenne una prigione pontificia. Tutt’oggi i visitatori della fortezza possono vedere le celle di detenzione. In fondo la star della fortezza non è l’architettura del senese Amrtini, bensì il prigioniero detenuto alla fine del XVIII secolo nella cella detta del Pozzetto, in cui si accedeva solo dal soffitto: Giuseppe Balsamo, più noto a tutti come il conte di Cagliostro.

Di Cagliostro è stato rqccontato tutto e di tutto, come scriverebbe Dumas, finì a San Leo come nemico del trono e della religione; ma è stato anche un mago, un massone, un alchimista, un ciarlatano e un truffatore (scelga chi egge la sua versione).

Cagliostro descrisse così se stesso al procuratore del Re di Francia:

La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce.

Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza e se mi immergo nel mio pensiero rifacendo il corso degli anni, se proietto il mio spirito verso un modo di vivere lontano da colui che voi percepite, io divento colui che desidero.

Partecipando coscientemente all’essere assoluto, regolo la mia azione secondo il meglio che mi circonda

Il secondo prigioniero illustre del Forte di San Leo è Felice Orsini: patriota, mazziniano, bombarolo, anticlericale. Famoso a livello internazionale per aver tentato di assassinare Napoleone III e aver inventato le temibili bombe alla Orsini. Inutile indagare per quali motivi Orsini era inviso al governo pontificio.

Proprio in onore di Felice Orsini osiamo suggerire una ricetta romagnola: strozzapreti al sugo di strigoli.

Gli strozzapreti alla Felice Orsini

Innanzi tutto, in onore ai due prigionieri illustri di San Leo scegliamo una pasta tipicamente romagnola il cui nomen omen è strozzapreti. Data la loro forma particolare sarebbero dovuti risultare indigesti ai preti ghiottoni (gli strozzapreti sono citati insieme a un prete ghiottone da Giuseppe Gioacchino Belli nella poesia

Il sugo per gli strozzapreti sarà con gli strigoli.

Gli strigoli (nome scientifico Silene rigonfia – Silene vulgaris) hanno una particolarità: i calici rigonfi formati dai fiori della pianta hanno una a forma a palloncino che nel tempo si irrigidisce per cui alla fine dell’estate si possono far scoppiare battendoli con la mano da qui un altro nome popolare: “schioppettini”. Gli strigoli scoppiano e rumoreggiano come le bombe alla Felice Orsini.

Ecco gli ingredienti giusti per il condimento à la Felice Orsini.

Se volete fare un sugo con gli strigoli i passi sono questi (ricetta tratta dal sito www.riviera.rimini.it)

Ingredienti per 4 persone

  • 300 gr. di strigoli

  • 50 gr. di pancetta

  • uno spicchio d’aglio

  • mezza cipolla

  • mezzo bicchiere di vino bianco secco

  • olio extravergine d’oliva

  • 1 punta di peperoncino (dato il carattere di Felice Orsini si consiglia di abbondare col peperoncino)

  • parmigiano grattugiato

Triturate pancetta, aglio e cipolla e fate il soffritto con l’olio.

Sfumate con il vino bianco e aggiungete al soffritto gli strigoli qualche minuto prima che la pasta sia pronta da scolare. Gli strigoli non devono cuocere ma appassire solamente. Saltate la pasta direttamente dentro la padella con gli strigoli, aggiungete il peperoncino, e servite con una generosa spolverata di parmigiano. Il profumo la fa da padrone!

Il team del Commercialista gastronomico ha mangiato degli ottimi strozzapreti agli strigoli alla Corte di Berengario II nel borgo di San Leo.

2 giugno 2016

Luca Bianchi


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