Diario quotidiano del 18 maggio 2016: la punibilità del falso in bilancio e le notifiche via PEC

Pubblicato il 18 maggio 2016

1) Resta “in pieno” la punibilità del falso in bilancio
2) Contestabile la notifica della cartella esattoriale tramite PEC
3) Co.co.co.: accedono alla disoccupazione previa chiusura della partita Iva
4) Gli enti locali sono tenuti al pagamento della TCG
5) Solo le sentenze emesse dai tribunali sono esenti dall’imposta di registro
6) Giornalista pubblicista soggetto all’iscrizione presso la gestione separata
7) Istituito l’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF)
8) Visualizzazione della causale nei versamenti di entrate di competenza delle autorità portuali
9) Piccoli coloni e familiari: quanto pagare all’Inps per il 2016
10) Deontologia dei commercialisti: saranno sospesi gli iscritti per eventuali violazioni all’obbligo di formazione continua?
 
diario-quotidiano-articoli-7Indice: 1) Resta “in pieno” la punibilità del falso in bilancio 2) Contestabile la notifica della cartella esattoriale tramite PEC 3) Co.co.co.: accedono alla disoccupazione previa chiusura della partita Iva 4) Gli enti locali sono tenuti al pagamento della TCG 5) Solo le sentenze emesse dai tribunali sono esenti dall’imposta di registro 6) Giornalista pubblicista soggetto all’iscrizione presso la gestione separata 7) Istituito l’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF) 8) Visualizzazione della causale nei versamenti di entrate di competenza delle autorità portuali 9) Piccoli coloni e familiari: quanto pagare all’Inps per il 2016  10) Deontologia dei commercialisti: il Codice delle sanzioni è ora in pubblica consultazione, attenzione: sospesi gli iscritti per eventuali violazioni all’obbligo di formazione continua  
  1) Resta “in pieno” la punibilità del falso in bilancio Gli amministratori societari rischiano la condanna penale per falso in bilancio anche se le violazioni commesse non ledono gli interessi dei soci e dei creditori. Poi, nell’ambito contabile, non occorre superare una data soglia per essere condannati, basta che si tratti di un reato di pericolo punibile per dolo specifico. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20256 del 16 maggio 2016, ha, potenzialmente, confermato la colpevolezza di un liquidatore (che, però né è uscito indenne per intervenuta prescrizione). In tale contesto, la Suprema Corte, sezione penale, ha fornito una serie di interessanti chiarimenti sull’art. 2622 c.c. dopo la riforma attuata con la legge 69 del 2015. Prima di tutto, hanno osservato i Supremi giudici, per la configurabilità del reato è necessario il dolo specifico, caratterizzato dal fine di procurare per sé o per gli altri un ingiusto profitto. Ma non basta. Le modifiche legislative hanno ampliato l'ambito di operatività dell'incriminazione delle false comunicazioni sociali, avendo comportato, come evidenziato, l'eliminazione dell'evento e delle soglie previste dal precedente testo dell'art. 2622 cod. civ., mantenendo invece nella sostanza identico il profilo della condotta tipica. In tal senso l'odierno fenomeno successorio assume caratteristiche opposte a quello generato dal Dlgs n. 61/2002, che aveva invece ristretto gli orizzonti applicativi della fattispecie tracciati nell'originario testo della disposizione del codice civile. Ma non è in dubbio che tra la fattispecie previgente e quella di nuova configurazione nell'art. 2621 cod. civ. sussista un evidente rapporto di continuità normativa. In altre parole, le nuove norme prevedono due reati di pericolo, integrati a prescindere dall'aver causato di un danno a soci o ai creditori, che ripropongono in buona parte il profilo strutturale della fattispecie contravvenzionale contenuta nel previgente testo dell'art. 2621 cod. civ. Scompare altresì per le società non quotate la procedibilità a qu