Co.co.co a maglie strette

Addetti alle pulizie, autisti, autotrasportatori, baristi, camerieri, commessi, piloti, parrucchieri, estetiste e segretarie sono prestazioni di lavoro che non possono essere svolte come co.co.co., perché non mostrano i requisiti tipici della collaborazione. Per tali ragioni non sono ammesse alla certificazione. È quanto spiegano, tra l’altro, le linee guida per la certificazione dei contratti pubblicate il 22 aprile 2016 dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

La certificazione. Introdotta dalla riforma Biagi (dlgs n. 276/2003), la certificazione è una procedura volontaria che si conclude con la predisposizione di un atto amministrativo motivato, il quale accoglie o rifiuta la richiesta.
La procedura si applica a ogni tipo di rapporto di lavoro. Due i principali vantaggi della certificazione: le parti (cioè datore di lavoro e lavoratore) sono assistite nella qualificazione del rapporto di lavoro; la qualificazione certificata resiste alle contestazioni degli organi di vigilanza e conserva efficacia fino a sentenza di un Tribunale, rappresentando uno strumento sostanzialmente deflativo di controversie.

Certificazione dei contratti: rilasciate le linee guida della Fondazione Studi

Sono state pubblicate le nuove “Linee Guida per la certificazione dei contratti” della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro. Il documento costituisce un valido ausilio per gli operatori, poiché contiene un riepilogo puntuale delle funzioni attribuite dalla legge, le analisi operative per ciascun istituto, che aiutano ad individuare dove orientare l’analisi per il rilascio della certificazione, un aggiornamento delle schede operative che potranno essere utilizzate a vari scopi del processo di certificazione.

Al fine di ridurre il contenzioso in materia di lavoro dal 2003 è stato assegnato a specifiche Commissioni il ruolo di valutare il corretto inquadramento contrattuale di un rapporto di lavoro scelto dalle parti. Dal 2003 ad oggi le funzioni delle Commissioni di Certificazione sono aumentate in modo significativo fino a svolgere un ruolo sussidiario alle Istituzioni che presiedono il mercato del lavoro.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha avviato da mesi un gruppo di lavoro ed ha pubblicato le nuove “Linee Guida per la certificazione dei contratti” del 21 aprile 2016.

Il documento contiene innanzi tutto un riepilogo puntuale delle funzioni attribuite dalla legge, ricordando che la certificazione è una procedura volontaria e si conclude con la predisposizione di un atto amministrativo motivato che accoglie o rifiuta la richiesta. I due principali vantaggi della certificazione consistono:

– nell’assistenza prestata alle parti nella qualificazione del rapporto di lavoro;

– nel fatto che la qualificazione certificata resiste alle contestazioni degli organi di vigilanza e conserva efficacia fino a sentenza del Tribunale, rappresentando uno strumento sostanzialmente deflativo delle controversie.

L’effetto della certificazione consiste nella temporanea inefficacia di qualsiasi atto che presupponga una qualificazione del contratto diversa da quella certificata. L’atto di certificazione può essere comunque impugnato dalle parti e dai terzi interessati davanti al giudice del lavoro per erronea qualificazione del contratto da parte della Commissione di Certificazione o per difformità tra il programma negoziale e la sua successiva attuazione. La legge attribuisce però rilevanza alla condotta tenuta dalle parti stesse in sede di certificazione e di conciliazione ai fini della condanna alle spese e al risarcimento per lite temeraria nel successivo giudizio avverso la certificazione, con l’intento di scoraggiare eventuali ripensamenti delle parti rispetto alla qualificazione certificata del rapporto di lavoro.

Nel caso in cui si impugna l’atto di certificazione, è comunque obbligatorio il tentativo di conciliazione da espletarsi davanti alle commissioni di certificazione.

Dopo…

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