Diario quotidiano del 21 marzo 2016, tanti aggiornamenti!

Pubblicato il 21 marzo 2016



decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive; decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata; riforma del falso in bilancio 2015: Quaderno Assirevi; riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015; prestazioni economiche di malattia e di maternità: salari medi e convenzionali anno 2016; nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. Settima salvaguardia); l’accertamento fiscale non va emesso prima di 60 giorni, anche se notificato dopo tale termine; parametri per i compensi adeguati dei sindaci; comunicazioni 2016 - archivio dei rapporti finanziari: online le risposte ai quesiti più frequenti (Faq); studi di settore ammessi al regime premiale: aumentano i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono
 
agenda-immagineIndice: 1) Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive 2) Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata 3) Riforma del falso in bilancio 2015: Quaderno Assirevi 4) Riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015 5) Prestazioni economiche di malattia e di maternità: salari medi e convenzionali anno 2016 6) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. Settima salvaguardia) 7) L’accertamento fiscale non va emesso prima di 60 giorni, anche se notificato dopo tale termine 8) Parametri per i compensi adeguati dei sindaci 9) Comunicazioni 2016 - Archivio dei rapporti finanziari: online le risposte ai quesiti più frequenti (Faq) 10) Studi di settore ammessi al regime premiale: aumentano i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono  
  1) Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano, quindi, le misure interdittive. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11209 del 17 marzo 2016, sugli accantonamenti di somme per risarcimenti. Il trust non salva l’azienda finita al centro di un’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta. Non basta alla SpA accantonare a bilancio la somma per il risarcimento del presunto danno agli enti interessati per fare decadere la misura interdittiva ex DLgs 231/01, che vieta alla società di contrattare con la pubblica amministrazione in due regioni d’Italia. E ciò anche se il fondo accantonato assume la forma della riserva legale certificata dal collegio sindacale cui si va ad aggiungere la costituzione di un trust ad hoc: il meccanismo creato dalla SpA, infatti, le consente di posticipare il risarcimento del danno all'esito del giudizio penale, il che non rientra nella finalità special-preventiva indicata dall’articolo 17 lettera a) del decreto legislativo 231/01. Accolto, dunque, il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale nell’ambito di una vicenda già finita all’attenzione della Suprema corte. Sbaglia il giudice che ritiene sufficienti l’accantonamento di 120 mila euro a bilancio, la costituzione di un trust per 250 mila euro e la comunicazione delle relative previsioni alle persone offese dal reato. Il decreto 231 dispone che per fare decadere le misure interdittive bisogna eliminare non solo il danno ma anche le sue conseguenze pregiudizievoli o pericolose, il che non può scaturire da una determinazione unilaterale della società «indagata», seguita da una semplice comunicazione alle persone danneggiate: serve comunque una collaborazione o comunque un contatto tra le parti contrapposte. Il sistema delineato per la responsabilità da reato degli enti assume un carattere prettamente preventivo, pena l'inefficacia. E la «riparazione» richiesta alla società deve essere valutata con il massimo rigore: serve dunque la diretta consegna agli enti locali danneggiati dalla (presunta) attività di corruzione della somma che rappresenta il risarcimento del danno o bisogna ricorrere comunque a modalità che garantiscono la presa materiale della somma su iniziativa del danneggiato, senza la necessità che collabori la società chiamata a risarcire. (Corte di Cassazione, sentenza n. 11209 del 17 marzo 2016)   ****** 2) Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata. Risponde la società incorporante delle sanzioni e della confisca ex decreto 231/01 per i reati commessi nell’interesse e a vantaggio della compagine incorporata. E ciò perché quando la fusione per incorporazione è avvenuta la normativa vigente consentiva alla seconda di conservare la sua identità all’interno della prima, pur nel nuovo assetto organizzativo. È quanto rileva la Corte di Cassazione nella sentenza 11442 del 17 marzo 2016. Respinto il ricorso proposto dalla SpA nell’ambito di una vicenda di corruzione internazionale: si tratta di tangenti pagate da un colosso dell'industria italiana per ottenere appalti in una Paese africano. Inutile invocare la giurisprudenza di Strasburgo secondo cui in uno Stato di diritto non è possibile ereditare la colpevolezza del defunto. Vengono invece in rilievo i principi affermati dalla Corte di giustizia europea in materia di concorrenza tra le imprese: La modifica di natura giuridica o organizzativa subita dall’ente non ha necessariamente l’effetto di creare una nuova impresa esente dalle responsabilità della precedente. (Corte di Cassazione, sentenza 11442 del 17 marzo 2016)   ****** 3) Riforma del falso in bilancio 2015: Quaderno Assirevi Il bilancio deve essere predisposto seguendo il complesso di norme e di principi che ne disciplinano la redazione (cd. framework contabile di riferimento). Solo in caso di mancato rispetto di tale frame work il bilancio può essere considerato non corretto e quindi falsato (non corrispondente al vero). È stato pubblicato il Quaderno Assirevi n. 20 relativo a “La riforma del falso in bilancio 2015”. Assirevi ha monitorato con attenzione le diverse fasi dell’iter di approvazione della Legge 27 maggio 2015, n. 69, a partire dalla presentazione in Senato, nel marzo 2013. Per una corretta analisi delle problematiche (anche di natura giuridica) inerenti il bilancio non è possibile prescindere da specifici standard normativi, regolamentari e professionali di riferimento, noti al revisore in qualità di soggetto incaricato di verificarne l’applicazione da parte dei soggetti deputati alla predisposizione del bilancio stesso. Un bilancio può considerarsi non rispondente al vero quando non sia predisposto seguendo il complesso di norme e principi che ne disciplinano la redazione. Questa considerazione permette di delineare, ad avviso di Assirevi, solo l’elemento oggettivo della fattispecie di falso in bilancio, che costituisce uno dei presupposti comunque necessari per la configurazione del reato. In effetti, affinché un bilancio non corretto possa avere rilevanza ai fini penali è altresì necessaria la sussistenza del c.d. elemento soggettivo. Il Quaderno n. 20 di Assirevi si propone quindi di fornire elementi auspicabilmente utili per un compiuto inquadramento del concetto di “bilancio non corretto”, concetto strettamente connesso all’elemento oggettivo della fattispecie criminosa del falso in bilancio, lasciando alle valutazioni di esperti penalisti ogni considerazione circa il diverso e necessario ulteriore elemento soggettivo, vale a dire la frode. Nel primo capitolo del Quaderno di Assirevi viene esaminato, da un punto di vista tecnico, il framework contabile di riferimento per la redazione del bilancio, con attenzione al concetto di materialità, o significatività, al processo di rilevazione e valutazione dei fatti di gestione e alla loro sintesi nel bilancio, nonché alla complessità insita in ogni processo valutativo. Nel secondo capitolo Assirevi si sofferma sulla rilevanza del framework contabile di riferimento per la redazione del bilancio in ambito giuridico, come desumibile da indicazioni rinvenibili in disposizioni normative e in pronunce giurisprudenziali. Il terzo capitolo, denominato “Il falso in bilancio attraverso la lente del penalista”, illustra l’opinione espressa da alcuni esperti del settore (Avv.ti penalisti Giovanni Paolo Accinni e Giovanni Ponti) sul contenuto e sugli effetti delle modifiche introdotte con la recente riforma e delle prime applicazioni giurisprudenziali. (Assirevi, Associazione Italiana Revisori Contabili, Quaderno n. 20, marzo 2016)   ****** 4) Riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015 L’Inps, con la circolare n. 52 del 17 marzo 2016, conferma la riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015. Inoltre, l’Istituto fornisce le indicazioni operative per l’ammissione ed il godimento del regime agevolato. Si ricorda che l’agevolazione: - compete per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2015; - non trova applicazione sul contributo – pari allo 0,30% della retribuzione imponibile – previsto dall’articolo 25, comma 4, della legge 21 dicembre 1978, n. 845, destinato al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua. (Inps, circolare n. 52 del 17 marzo 2016)   ****** 5) Prestazioni economiche di malattia e di maternità: salari medi e convenzionali anno 2016 L’Inps, con la circolare n. 51 del 17 marzo 2016, comunica che la misura, per l’anno 2016, del limite minimo di retribuzione giornaliera e degli altri valori per il calcolo delle contribuzioni dovute per la generalità dei lavoratori dipendenti risulta pari a quella del 2015. In particolare, la circolare n. 51/2016 attiene: Retribuzioni di riferimento, nell’anno 2016, per l’erogazione delle prestazioni economiche di malattia, maternità/paternità e tubercolosi ai seguenti lavoratori: - lavoratori soci degli organismi cooperativi di cui al D.P.R. 602/1970, art.4; - lavoratori agricoli a tempo determinato; - compartecipanti familiari e piccoli coloni; - lavoratori italiani operanti all’estero in Paesi extracomunitari; - lavoratori addetti ai servizi domestici e familiari (solo maternità/paternità); - lavoratrici autonome: commercianti, artigiane, CD-CM, imprenditrici agricole professionali e pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne (solo maternità/paternità); Importi da prendere a riferimento, nell’anno 2016, per le seguenti prestazioni: - lavoratori iscritti alla Gestione separata dei lavoratori autonomi di cui alla legge n. 335/1995 (maternità/paternità, congedo parentale, malattia e degenza ospedaliera); - assegni di maternità dei Comuni ex art. 74 del D. Lgs. n. 151/2001 (importo prestazione e limite reddituale); - assegni di maternità dello Stato ex art. 75 del D. Lgs. n. 151/2001; congedo parentale ex art. 34, comma 3, D. Lgs. n. 151/2001 (limite reddituale); - art. 42, comma 5, D. Lgs. n. 151/2001 – indennità economica ed accredito figurativo per i periodi di congedo riconosciuti in favore dei familiari di disabili in situazione di gravità. Importi massimi per l’anno 2016 (Inps, circolare n. 51 del 17 marzo 2016)   ****** 6) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. Settima salvaguardia) L’Inps, con la circolare n. 50 del 17 marzo 2016, a scioglimento della riserva formulata nella circolare n. 1 dell’8 gennaio 2016, fornisce ulteriori indicazioni e chiarimenti riguardanti le particolarità relative alle singole tipologie di lavoratori potenziali destinatari della salvaguardia, ai fini dell’istruttoria delle istanze di accesso al beneficio della salvaguardia. (Inps, circolare n. 50 del 17 marzo 2016)   ****** 7) L’accertamento fiscale non va emesso prima di 60 giorni, anche se notificato dopo tale termine La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5361 del 18 marzo 2016, ha stabilito che l’avviso di accertamento emesso prima dei 60 giorni è illegittimo anche se è stato notificato oltre tale termine. Ai fini del rispetto del diritto di contraddittorio vale la data di emissione dell’atto e non della sua consegna al contribuente. Nel caso esaminato dalla Suprema Corte, un contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento conseguente a una verifica fiscale, lamentando, tra i diversi motivi, che era stato emesso prima del termine di 60 giorni previsti dallo Statuto del contribuente. Entrambi i giudici di merito confermavano l’illegittimità dell’atto. Dello stesso avviso il giudice di legittimità che ha potuto rilevare come la disposizione contenuta nell'art. 12 della legge 212/2000 garantisca il contraddittorio endoprocedimentale, cioè consente al contribuente di fare valere le proprie ragioni prima dell'emissione del provvedimento impositivo. Dunque, comunque, l’Amministrazione finanziaria deve attendere il decorso del termine di 60 giorni ancor prima di redigere l’atto, datarlo e sottoscriverlo. (Corte di Cassazione, sentenza n. 5361 del 18 marzo 2016)   ******  8) Parametri per i compensi adeguati dei sindaci I compensi spettanti al collegio sindacale essere adeguato al decoro professionale. Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha espresso il proprio parere sulla determinazione dei compensi spettanti al collegio sindacale. Secondo il CNDCEC il compenso del collegio è da determinarsi con riferimento all’importanza del lavoro svolto e in relazione all’interesse pubblico che esso riveste. Si pone un problema alla luce del D.L. 1/2012, con il quale erano state abrogate le tariffe professionali, consentendo alle parti di definire il compenso autonomamente. Il CNDCEC ricorda che il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera e al decoro della professione ex articolo 2233, comma 2, Codice civile. Per determinarlo, bisogna valutare la complessa attività svolta dal professionista sindaco, che comporta notevoli responsabilità, agendo nell’interesse della società e di terzi. Secondo quanto risposto dal Cndcec al quesito formulato dall’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Torino, del 17 marzo 2016, l’onerosità della prestazione del collegio sindacale è fissata dall’autorità giudiziaria se non quantificata nell'atto costitutivo né fissata dall’assemblea. Il giudice provvederà alla determinazione del compenso con riferimento ai parametri di cui al DM 140/2012. L’interpretazione fornita è frutto del combinato disposto delle previsioni dell'art. 2402 c.c. con le regole di cui all’art. 2233 c.c.. Ai sensi della prima norma la retribuzione annuale dei sindaci, se non è stabilita dallo statuto, deve essere determinata dall’assemblea all’atto della nomina per l’intero periodo di durata dell’ufficio, mentre l’art. 2233 c.c. stabilisce la determinazione del compenso nelle professioni intellettuali. Resta fermo che, in virtù del D.L. 1/2012 che ha abrogato le tariffe professionali, il compenso va concordato tra le parti ed in tal senso il CNDCEC puntualizza che l’indicazione non vuole essere un modo surrettizio per introdurre nuovamente le tariffe, ma è solo un modo per dare la possibilità commercialisti di avere un punto di riferimento. (CNDCEC, risposta a quesito del 17 marzo 2016)   ****** 9) Comunicazioni 2016 - Archivio dei rapporti finanziari: online le risposte ai quesiti più frequenti (Faq) A causa della scadenza per l’invio della comunicazione integrativa annuale all’Archivio dei rapporti finanziari dell’Anagrafe tributaria con il nuovo tracciato unificato, l’Agenzia delle Entrate, il 18 marzo 2016, ha pubblicato sul proprio sito, nella sezione relativa alle comunicazioni degli operatori finanziari: - una FAQ relativa alla comunicazione dei saldi a carico di una particolare categoria di soggetti, - nonché alcuni prospetti che riepilogano le modalità operative delle comunicazioni (peraltro, già anticipati nel corso dell’incontro tenuto dall’Agenzia delle Entrate con le associazioni di categoria nello scorso mese di febbraio). La risposta interessa i soggetti titolari esclusivamente di rapporti per cui il provvedimento del 25 gennaio 2016 n. 13352 ha disposto l’esonero dalla comunicazione integrativa annuale. Trattasi, nello specifico, dei seguenti rapporti: portafoglio (tipo 08), cessione indisponibile (tipo 11), depositi chiusi (tipo 13), garanzie (tipo 16), crediti (tipo 17), finanziamenti (tipo 18), fondi pensione (tipo 19), patto compensativo (tipo 20), finanziamento in pool (tipo 21), partecipazione (tipo 22), altri rapporti (tipo 99). Al riguardo, le istruzioni alla compilazione del nuovo tracciato indicano che i rapporti corrispondenti ad una delle tipologie sopra indicate saranno inviati e aggiornati dagli operatori finanziari che li gestiscono con le altre tipologie di comunicazione richieste (il riferimento dovrebbe essere alle comunicazioni mensili). Dal punto di vista operativo, infatti, ricorrendo un codice rapporto per cui non sono contemplati saldi o movimenti o altri dati, è prevista l’impossibilità di generare il file annuale. Nel caso in cui siano gestiti, oltre ai predetti, anche altri tipi di rapporto, la comunicazione annuale dei saldi e delle movimentazioni va effettuata soltanto con riferimento a quest’ultima categoria di rapporti, individuata con i codici 01, 02, 03, 04, 05, 06, 07, 09, 10, 14, 15, 23, 24 e 98. Venendo alla risposta pubblicata, l’Agenzia indica che la comunicazione annuale relativa ai tipi di rapporto ora esonerati era necessaria – secondo le precedenti specifiche tecniche – al solo fine di comunicare il codice identificativo del rapporto. Con l’adozione del tracciato unico, tale informazione viene acquisita: - a regime, direttamente con le comunicazioni mensili; - in fase transitoria, attraverso i flussi 2, 3 e 4 in cui deve articolarsi la comunicazione integrativa relativa al 2015. Pertanto, limitatamente alla prossima comunicazione dei saldi da effettuare entro fine mese, i soggetti che sono titolari esclusivamente di rapporti “esonerati” (come possono esserlo, ad esempio, le holding o i confidi) dovranno inviare: - il gruppo di file n. 2 (invio delle variazioni rispetto a nuovi soggetti intervenuti in rapporti già comunicati nella comunicazione integrativa annuale 2014); - il gruppo di file n. 3 (invio dei rapporti aperti di nuova costituzione del 2015); - il gruppo di file n. 4 (invio di rapporti mai comunicati in precedenza), qualora ve ne siano i presupposti. Resta, invece, escluso l’invio del gruppo di file n. 1 relativo ai saldi dei rapporti finanziari 2015, sia che i rapporti stessi siano stati già comunicati, sia che non siano stati comunicati. A regime, poiché il codice identificativo dei rapporti sarà già acquisito con le comunicazioni mensili, tali soggetti non dovranno più inviare la comunicazione annuale dei saldi. Faq – Integrativa archivio dei rapporti con operatori finanziari Intermediario che ha esclusivamente rapporti di tipo 16, 18, 22 e 99 (es. Holding e Confidi) – Quali adempimenti? La comunicazione annuale relativa ai tipi rapporto 08, 11, 13, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 99 era necessaria – secondo le precedenti specifiche tecniche - al solo fine di comunicare gli ID rapporto. Tale informazione, con l’adozione del tracciato unico, è presente:
  • In fase transitoria nei flussi 2, 3 e 4 previsti dall’allegato 3 al Provvedimento 25 gennaio 2016;
  • A regime in ogni comunicazione mensile.
Pertanto, secondo quanto stabilito dal Provvedimento 25 gennaio 2016: A. Entro il 31 marzo 2016 devono essere inviati:
  • Il gruppo di file n. 2 (invio delle variazioni rispetto a nuovi soggetti intervenuti in rapporti già comunicati nella CIA 2014)
  • Il gruppo di file n. 3 (invio dei rapporti aperti di nuova costituzione del 2015)
  • Il gruppo di file n. 4 (invio di rapporti mai comunicati in precedenza) di cui all’allegato 3 al provv. del 25 gennaio 2016 qualora ve ne siano i presupposti.
  1. A regime non deve più essere inviata la comunicazione annuale dei saldi. Si evidenzia che la comunicazione di assenza informazioni (tipo 7) non è più prevista.
Adempimenti conseguenti ad operazioni societarie - La presa in carico e il cambio identificativo rapporto In caso di operazioni societarie occorse prima del 31/12/2015 e non già comunicate con il reimpianto, quali adempimenti sono dovuti ai fini della CIA 2015 e in che termini? Occorre distinguere il caso in cui l’operazione straordinaria comporta una confluenza totale oppure parziale:
  • Le vicende societarie che comportano la confluenza totale di un operatore in un altro sono gestite con la tipologia di comunicazione di tipo 8 = Presa in carico di rapporti; inoltre, è necessario che l’operatore incorporato abbia correttamente comunicato la cancellazione dal registro PEC nel REI per le Indagini Finanziarie della PEC in modo da consentire all’Agenzia di eseguire correttamente la confluenza anche ai fini delle indagini finanziarie;
  • Le vicende societarie che comportato la confluenza parziale sono gestite con la tipologia di comunicazione di tipo 7 = Cambio ID rapporto.
  • In entrambi i casi dette comunicazioni devono precedere l’invio dei flussi previsti dall’allegato 3 al provvedimento del 25 gennaio 2016, da inviare entro il 31 marzo 2016.
Al fine di coordinare le conseguenti attività amministrative e tecniche, è necessario che le “prese in carico” e i “cambi di identificativo rapporto” avvenute nel corso del 2015 e non gestite attraverso il reimpianto vengano comunicati entro il 31 marzo 2016 alla casella dell’Ufficio Dati Enti esterni dc.ti.datientiesterni@agenziaentrate.it avendo cura di specificare i codici fiscali degli enti interessati. Operatore finanziario obbligato ad effettuare le comunicazioni all’Archivio dei rapporti – Quali comunicazioni - a regime - a seguito di operazioni societarie straordinarie? In caso di incorporazioni totali o parziali tra operatori finanziari sono dovute le seguenti comunicazioni:
  • la presa in carico di rapporti va effettuata, entro 60 giorni dall’evento, in tutti casi previsti dal punto 3 del provvedimento del 10 febbraio 2015 (ad es. fusione per incorporazione, cessione del ramo d’azienda con cessazione dell’attività finanziaria del cedente);
  • il cambio identificativo rapporto va effettuato, sempre entro 60 giorni dall’evento, per tutte le operazioni di cessione di rapporti tra operatori finanziari diverse dall’incorporazione con attribuzione della proprietà del rapporto dalla data di accensione originaria (ad es. in caso di cessione di dipendenze, sportelli, con responsabilità del cessionario retroattiva alla data di accensione dei rapporti oggetto di trasferimento);
  • diversamente, se l’operazione di cessione prevede che ciascuno degli operatori mantenga la responsabilità del rapporto per il periodo in cui lo aveva in carico, il cedente comunica la chiusura del rapporto e il cessionario comunica con un nuovo ID rapporto l’apertura alla data di cessione. Conseguentemente, a differenza dei casi visti in precedenza, ciascun operatore dovrà dare riscontro – anche con la documentazione sottostante al rapporto – alle richieste di indagine di ciascun periodo in cui aveva in gestione (prima o dopo la cessione a seconda se si tratti dell’operatore cedente o cessionario).
Cambio ID rapporto e presa in carico: quali modalità tecnico – amministrative per adempiere alla comunicazione?
  1. Sotto il profilo tecnico:
Per il cambio ID rapporto (comunicazione di tipo 7) occorre:
  • elencare nel record 4 del tracciato allegato al provv. del 25 gennaio 2016 gli identificativi da modificare, ciascuno con il nuovo identificativo da attribuire;
  • nel campo 8 del record di testa va indicato il CF del soggetto cessionario e nel campo 18 il CF del soggetto cedente; qualora il cambio identificativo avvenga da parte dello stesso operatore su rapporti di cui è proprietario (ad es. a seguito di migrazione informatica ove vi sia soltanto la necessità di modificare gli identificativi attribuiti in precedenza) il campo 18 non va compilato;
  • mese e anno di riferimento saranno valorizzati a zero e nessun record di tipo anagrafica o rapporto è richiesto.
  • per il buon esito dell’invio, la comunicazione di tipo 8 deve precedere la trasmissione dei dati che sono in scadenza nel periodo in cui è effettuata.
Nel caso di presa in carico (comunicazione di tipo 8):
  • nel campo 8 del record di testa, va indicato il CF del soggetto cessionario e nel campo 18 il CF del soggetto cedente;
  • mese e anno di riferimento saranno valorizzati a zero e nessun record di tipo anagrafica o rapporto è richiesto.
  • per il buon esito dell’invio, la comunicazione di tipo 8 deve precedere la trasmissione dei dati che sono in scadenza nel periodo in cui è effettuata.
  1. Sotto il profilo amministrativo:
Preliminarmente all’invio di una comunicazione di cambio ID rapporto (comunicazione di tipo 7), occorre:
  • effettuare una comunicazione via mail al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate all’indirizzo dc.ti.datientiesterni@agenziaentrate.it indicando rispettivamente il CF del soggetto cedente e del cessionario.
  • successivamente è possibile inviare la comunicazione di tipo 7
  • qualora il cambio identificativo avvenga da parte dello stesso operatore su rapporti di cui è proprietario non è necessaria alcuna comunicazione amministrativa.
Preliminarmente all’invio di una comunicazione di presa in carico di rapporti (comunicazione di tipo 8), occorre:
  • inviare la richiesta di cancellazione dal registro PEC nel REI per le Indagini Finanziarie da parte dell’operatore incorporato. Detto invio costituisce contestuale comunicazione amministrativa di presa in carico e, pertanto, non sarà necessario inviare alcuna comunicazione all’indirizzo dc.ti.datientiesterni@agenziaentrate.it
  • successivamente è possibile inviare la comunicazione di tipo 8.
****** Faq – Monitoraggio fiscale
  1. Formato degli importi comunicati ai fini del monitoraggio fiscale – come scrivere gli importi?
Secondo quanto precisato al paragrafo 4 dell’allegato 2.1 al Provvedimento del 16/07/2015, “Tutti gli importi presenti nella comunicazione devono essere esposti in Euro (parte intera), senza esposizione dei decimali.”
  1. Modalità di correzione
La correzione avviene secondo le modalità tecniche consentite dal tracciato record, vale a dire col preventivo annullamento puntuale delle operazioni tramite l’identificativo registrazione ed il successivo re-invio puntuale col medesimo identificativo registrazione.
  1. Il canale di trasmissione accetta comunicazioni tardive di annullamento o di correzione ?
Il canale SID rimane costantemente accessibile per tutti gli invii di annullamento e di rettifica, anche tardivi. Mi avvisate quando l’intervento è finito?. Dobbiamo fare i lanci.   ****** 10) Studi di settore ammessi al regime premiale: aumentano i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono Online l’analisi degli effetti del regime premiale nel 2014: In aumento i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono. Crescono i redditi medi dichiarati dai soggetti che accedono al regime premiale, passando da 49mila a 51mila euro in tre anni. Quasi triplicato il numero degli studi di settore ammessi al regime e più che triplicati i contribuenti potenzialmente interessati. Sono solo alcuni dei dati emersi dall’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale (introdotto dell’articolo 10 del Dl 201/2011) per il periodo d’imposta 2014, presentati mercoledì scorso nell’incontro dell’Agenzia delle Entrate con le organizzazioni di categoria sugli studi di settore. Con il regime premiale cresce la compliance L’analisi ha registrato un aumento del numero degli studi di settore ammessi al regime premiale, che dal 2011 al 2014 è passato da 55 a 157, e una crescita della platea dei potenziali contribuenti interessati da circa 605mila a più di 2,1 milioni. In aumento anche i redditi medi dichiarati dai soggetti che accedono al regime premiale che, dal 2011 al 2014, passano da 49mila a 51mila euro, mentre quelli dichiarati da tutti i soggetti potenzialmente interessati si riducono, passando da 26mila a 22mila euro. Chi può accedere al regime premiale Al regime premiale possono accedere i contribuenti che dichiarano ricavi o compensi pari o superiori a quelli risultanti dall’applicazione degli studi di settore, che hanno regolarmente assolto gli obblighi di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi e che risultano coerenti e normali con gli specifici indicatori previsti dai decreti di approvazione. Tali contribuenti possono beneficiare dell’esclusione dagli accertamenti analitico-presuntivi, della riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento e della possibilità di determinazione sintetica del reddito complessivo, solo nel caso in cui lo stesso ecceda di almeno un terzo quello dichiarato (invece che di un quinto come ordinariamente previsto). Dove trovare l’analisi È possibile consultare l’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Dichiarare > Studi di settore e parametri > Statistiche e analisi. All’interno della sezione è disponibile anche l’ulteriore documentazione predisposta dalla SOSE mostrata nell’incontro di mercoledì 16 marzo, relativa all’analisi dei risultati dell’applicazione del regime premiale al 2014 con metodo controfattuale. (Agenzia delle entrate, comunicato n. 46 del 18 marzo 2016)   Vincenzo D’Andò