Diario quotidiano del 21 marzo 2016, tanti aggiornamenti!

decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive; decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata; riforma del falso in bilancio 2015: Quaderno Assirevi; riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015; prestazioni economiche di malattia e di maternità: salari medi e convenzionali anno 2016; nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. Settima salvaguardia); l’accertamento fiscale non va emesso prima di 60 giorni, anche se notificato dopo tale termine; parametri per i compensi adeguati dei sindaci; comunicazioni 2016 – archivio dei rapporti finanziari: online le risposte ai quesiti più frequenti (Faq); studi di settore ammessi al regime premiale: aumentano i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono

 

agenda-immagineIndice:

1) Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive

2) Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata

3) Riforma del falso in bilancio 2015: Quaderno Assirevi

4) Riduzione contributiva nel settore dell’edilizia per l’anno 2015

5) Prestazioni economiche di malattia e di maternità: salari medi e convenzionali anno 2016

6) Nuove disposizioni in materia di salvaguardia pensionistica (c.d. Settima salvaguardia)

7) L’accertamento fiscale non va emesso prima di 60 giorni, anche se notificato dopo tale termine

8) Parametri per i compensi adeguati dei sindaci

9) Comunicazioni 2016 – Archivio dei rapporti finanziari: online le risposte ai quesiti più frequenti (Faq)

10) Studi di settore ammessi al regime premiale: aumentano i redditi medi dichiarati dai contribuenti che vi accedono

 

 

1) Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano le misure interdittive

Decreto 231: non basta il denaro per eliminare il danno, restano, quindi, le misure interdittive.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11209 del 17 marzo 2016, sugli accantonamenti di somme per risarcimenti. Il trust non salva l’azienda finita al centro di un’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta. Non basta alla SpA accantonare a bilancio la somma per il risarcimento del presunto danno agli enti interessati per fare decadere la misura interdittiva ex DLgs 231/01, che vieta alla società di contrattare con la pubblica amministrazione in due regioni d’Italia. E ciò anche se il fondo accantonato assume la forma della riserva legale certificata dal collegio sindacale cui si va ad aggiungere la costituzione di un trust ad hoc: il meccanismo creato dalla SpA, infatti, le consente di posticipare il risarcimento del danno all’esito del giudizio penale, il che non rientra nella finalità special-preventiva indicata dall’articolo 17 lettera a) del decreto legislativo 231/01.

Accolto, dunque, il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale nell’ambito di una vicenda già finita all’attenzione della Suprema corte. Sbaglia il giudice che ritiene sufficienti l’accantonamento di 120 mila euro a bilancio, la costituzione di un trust per 250 mila euro e la comunicazione delle relative previsioni alle persone offese dal reato. Il decreto 231 dispone che per fare decadere le misure interdittive bisogna eliminare non solo il danno ma anche le sue conseguenze pregiudizievoli o pericolose, il che non può scaturire da una determinazione unilaterale della società «indagata», seguita da una semplice comunicazione alle persone danneggiate: serve comunque una collaborazione o comunque un contatto tra le parti contrapposte. Il sistema delineato per la responsabilità da reato degli enti assume un carattere prettamente preventivo, pena l’inefficacia. E la «riparazione» richiesta alla società deve essere valutata con il massimo rigore: serve dunque la diretta consegna agli enti locali danneggiati dalla (presunta) attività di corruzione della somma che rappresenta il risarcimento del danno o bisogna ricorrere comunque a modalità che garantiscono la presa materiale della somma su iniziativa del danneggiato, senza la necessità che collabori la società chiamata a risarcire.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 11209 del 17 marzo 2016)

 

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2) Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata

Decreto 231: è la società incorporante che paga per l’illecito commesso dall’incorporata. Risponde la società incorporante delle sanzioni e della confisca ex decreto 231/01 per i reati commessi nell’interesse e a vantaggio della compagine incorporata. E ciò perché quando la fusione per incorporazione è avvenuta la normativa vigente consentiva alla seconda di conservare la sua identità all’interno della prima, pur nel…

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