Diario quotidiano del 15 marzo: l’esdebitazione vale anche per i crediti previdenziali

Pubblicato il 15 marzo 2016



risponde solo la società per le violazioni tributarie commesse dal proprio consulente fiscale; bilanci su tre vie; esdebitazione anche per i crediti previdenziali; non retroattivo il nuovo reato di omesso versamento di ritenute; si può ricorrere anche contro gli avvisi bonari o, in alternativa, alle successive cartelle di pagamento?; ravvedimento operoso con PVC; modello EAS da presentare entro il 31 marzo 2016 per le variazioni intervenute; dimissioni on line ecco le FAQ; importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, NASpI e DIS-COLL – anno 2016; assegnazione dei beni ai soci: documento del CNDCEC
 
agenda-immagineIndice: 1) Risponde solo la società per le violazioni tributarie commesse dal proprio consulente fiscale 2) Bilanci su tre vie 3) Esdebitazione anche per i crediti previdenziali 4) Non retroattivo il nuovo reato di omesso versamento di ritenute 5) Si può ricorrere anche contro gli avvisi bonari o, in alternativa, alle successive cartelle di pagamento ?. 6) Ravvedimento operoso con PVC 7) Modello EAS da presentare entro il 31 marzo 2016 per le variazioni intervenute 8) Dimissioni on line ecco le FAQ 9) Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, NASpI e DIS-COLL – anno 2016 10) Assegnazione dei beni ai soci: documento del CNDCEC  
  1) Risponde solo la società per le violazioni tributarie commesse dal proprio consulente fiscale Per le violazioni tributarie commesse risponde solo la società: è illegittimo, infatti, irrogare le sanzioni al consulente dell’ente, anche se ritenuto l’amministratore di fatto. E’ questo l’importante principio fornito dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4775 del 11 marzo 2016, che, ha colto l’occasione per intervenire anche in materia di raddoppio dei termini di accertamento. L’Amministrazione finanziaria aveva notificato a un consulente fiscale un accertamento e un atto di irrogazione sanzioni, ritenendolo coautore delle violazioni commesse da una Srl. I provvedimenti venivano impugnati lamentando che le imposte non potevano essere pretese da soggetti terzi rispetto alla società di capitali, dotata di personalità giuridica. La questione finiva in Cassazione; qui i giudici hanno ritenuto illegittimo irrogare sanzioni a carico del consulente dell’ente anche se ritenuto amministratore di fatto. Sull’Irap illegittimo il raddoppio dei termini La Corte di Cassazione, con la suddetta sentenza ha, quindi, affermato che è illegittimo il raddoppio dei termini per le contestazioni Irap, poiché la normativa non riguarda questo tributo. Con riguardo invece alle imposte dirette e all’Iva, la valutazione sulla legittimità di operato dell'ufficio compete solo al giudice di merito. Nel caso di specie, il contribuente aveva rilevato l’illegittimità del raddoppio perché non era stata inoltrata alcuna notizia di reato in Procura; inoltre la norma era inapplicabile per le contestazioni Irap.   ****** 2) Bilanci su tre vie Tre diverse categorie di imprese con tre tipologie di bilanci ad hoc. Nuovi schemi di bilancio, abrogazione dei conti d'ordine e dei proventi e oneri straordinari, contabilizzazione degli strumenti finanziari derivati con valutazione a fair value e valutazione dei titoli al costo ammortizzato. Sono alcune delle novità in materia di bilancio di esercizio e consolidato commentate dalla Nota operativa n. 3/2016 della Fondazione Accademia Romana di Ragioneria dal titolo: Il nuovo bilancio di esercizio (DLgs n. 139/2015): Aspetti generali. La norma, pur concedendo alcune facilitazioni per la transizione (quali ad esempio deroga dal criterio del costo ammortizzato, non adeguamento della vita utile dell'avviamento iscritto nel bilancio 2015), comporta l’imputazione al conto economico, già dall’apertura 2016, di taluni conti quali, ad esempio, quelli di pubblicità e ricerca applicata, capitalizzati nel bilancio 2015, e la modifica di alcune voci del Patrimonio netto di apertura dei conti con conseguenti plusvalenze e minusvalenze da valutazione. In altri termini, il bilancio 2015 sarà redatto con le regole vecchie ma andrà poi riclassificato per poterlo comparare con le nuove disposizioni. La rivoluzione, già in sede di apertura dei conti nell'esercizio 2016, farà vedere da subito i propri effetti poiché, precisa l’Accademia di Ragioneria che si dovrà provvedere a: - far confluire le plusvalenze e le minusvalenze di apertura dei conti tra i componenti ordinari dell’esercizio, avendo il legislatore abolito i componenti straordinari del Conto economico (gruppo E); - inventariare tutti i derivati, poiché a partire dal 1/1 essi dovranno essere valutati al «fair-value» e iscritti in contabilità come un credito o fondo rischi a seconda se positivo o negativo, ponendo come contropartita il relativo componente di reddito «rettifiche di valore». Tra gli aspetti contabili di interesse per tutte le tipologie di aziende si ha l’eliminazione dal Conto economico della voce «Proventi ed oneri straordinari». Tale modifica, dettata dagli Ias/Ifrs, pur riducendo il valore segnaletico del bilancio, si evidenzia nel documento, rimanda alla nota integrativa la loro separata identificazione ed il loro commento. Dal bilancio dell’esercizio 2016, quindi, un evento non comporta oneri o proventi straordinari perché è eccezionale, anormale o imprevisto, ma in quanto tale evento non si collega alla normale gestione dell’impresa. Altra novità è apportata dal Principio contabile internazionale Ias 38 il quale stabilisce che, a differenza dei costi di sviluppo, nessuna attività immateriale derivante dalla ricerca debba essere iscritta tra le immobilizzazioni immateriali. La fase di ricerca va rilevata, pertanto, come costo nel momento in cui è sostenuta e imputata al C.E., mentre la fase di sviluppo di un progetto interno può essere capitalizzata purché sia, tra l'altro, dimostrata: la fattibilità tecnica e la ragionevole possibilità di recuperare i costi mediante i redditi futuri. Necessario, infine, integrare il piano dei conti includendo, al fianco dei crediti e debiti con le imprese controllate, con le imprese collegate e le imprese controllanti, anche le altre imprese sottoposte al controllo delle controllanti. ****** 3) Esdebitazione anche per i crediti previdenziali Via libera all’esdebitazione per i crediti dell’Inps perché collegati all’esercizio dell’impresa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4844 del 11 marzo 2016, ha respinto il ricorso fatto dall’istituto nazionale di previdenza per contrastare la decisione con la quale i giudici di merito avevano considerato non esigibile i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente, dovuti dal socio illimitatamente responsabile di una società in nome collettivo, già dichiarato fallito. La Cassazione precisa che l’istituto dell’esdebitazione non si applica solo nel caso di debiti personali, mentre i debiti previdenziali sono strettamente collegati all’esercizio di impresa e di questa sono la necessaria conseguenza. Il no al regolamento Consob non riapre il processo E’ vero che il Consiglio di Stato ha bocciato il regolamento della Consob, ma questo non ha conseguenze sulle sanzioni già inflitte. Non può essere infatti rimesso in termini chi si è visto punire all'esito di un procedimento svoltosi con le vecchie regole e adesso vorrebbe fare valere il mancato rispetto del contraddittorio. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza 4826 del 11 marzo 2016. La pronuncia ha così confermato la sanzione di 250mila euro oltre alla sospensione per 6 mesi dall’esercizio dell’attività inflitta a un intermediario per l'utilizzo di informazione privilegiata. ****** 4) Non retroattivo il nuovo reato di omesso versamento di ritenute Punite le omesse ritenute da 770: Il nuovo reato di omesso versamento di ritenute ha esteso l’area dell’incriminabilità. Pertanto, non è possibile una sua applicazione retroattiva. Tuttavia, la novità può avere un peso interpretativo e condurre a considerare quelle condanne emesse solo sulla base di prove tratte da verifiche sul modello 770. A queste conclusioni approda la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza 10104 del 11 marzo 2016. La Cassazione sottolinea che la precedente formulazione del reato non puniva l’omesso versamento delle ritenute come risultanti dal modello 770, ma l’omesso versamento che emerge dalle certificazioni, cioè dai Cud, rilasciati dai sostituti. Così la Cassazione ha accolto il ricorso di un imprenditore accusato di aver evaso oltre 257 mila euro di contributi. A cambiare le carte in tavola sorpassando i diversi orientamenti assunti in sede di legittimità in questi ultimi mesi sono state le modifiche all’articolo introdotte dal DLgs 158 all’art. 10 bis del dlgs 74/2000: «è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta». Dunque per la terza sezione penale l’interpolazione normativa deve ritenersi innovativa della fattispecie legale, con un ampliamento della tipicità che, necessariamente, non può avere efficacia retroattiva. L’attuale formulazione dell’art. 10 bis, insomma, comprende nel perimetro di tipicità della fattispecie penale l’omesso versamento delle ritenute, sia quelle risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti, sia quelle risultanti dalla dichiarazione trasmessa alle Entrate (Mod. 770). ****** 5) Si può ricorrere anche contro gli avvisi bonari o, in alternativa, alle successive cartelle di pagamento? È legittimo proporre ricorso contro l’avviso bonario, o comunicazione di irregolarità, emesso dall’Agenzia delle entrate sulla base di un controllo automatizzato della dichiarazione ex articolo 36-bis del dpr 600/73. Tuttavia, la mancata opposizione di tale atto non comporta la cristallizzazione del credito erariale, con la conseguenza che il contribuente potrà agire in giudizio anche contro la successiva cartella di pagamento, recante la medesima pretesa impositiva. A questa conclusioni perviene la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 3315 di febbraio 2016. Gli ermellini hanno cassato una sentenza della CTR del Lazio che, confermando la decisione di prime cure, avevano ritenuto inammissibile il ricorso proposto contro un avviso bonario. Sebbene la comunicazione di irregolarità, ovvero quell’atto attraverso cui l’Agenzia delle entrate comunica gli esiti di un controllo automatizzato della dichiarazione eseguito ai sensi dell’articolo 36-bis del DPR 600/73, non rientri nel novero dei provvedimenti impugnabili di cui all’articolo 19 del DLgs 546/92, tale situazione non impedisce la proposizione del ricorso tributario. Ciò perché, in ragione «dei principi costituzionali di tutela del contribuente (artt. 24 e 53 Cost.) e di buon andamento della p.a. (art. 97 Cost.), ogni atto adottato dall’ente impositore che porti, comunque, a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle concrete ragioni fattuali e giuridiche, è impugnabile davanti al giudice tributario, senza necessità che si manifesti in forma autoritativa». Interessante l’ulteriore precisazione resa dai giudici di legittimità, che chiariscono gli effetti di una mancata impugnazione dell’avviso bonario. Il fatto che lo stesso non sia un atto autoritativo, di quelli annoverati dal citato articolo 19, determina che la non impugnazione dello stesso non comporti la cristallizzazione del credito ivi contenuto; con la conseguenza che il contribuente potrà sempre agire in giudizio contro la successiva cartella esattoriale, anche per contestazioni di merito sulla debenza delle somme iscritte. Al ricevimento dell’avviso bonario, dunque, per il contribuente si apre una duplice strada per contestare la pretesa: impugnare direttamente la comunicazione dinanzi al giudice tributario (previa mediazione, se dovuta per importo); impugnare la successiva cartella esattoriale recante l’iscrizione a ruolo, azione che non è preclusa dalla mancata impugnazione del presupposto avviso bonario.   ****** 6) Ravvedimento operoso con PVC E’ possibile ricorrere ancora all’istituto del ravvedimento operoso in presenza di processo verbale di constatazione redatto dai verificatori del Fisco ?. Ebbene, adesso è proprio possibile. Anzi, in presenza di un PVC il contribuente può decidere quali contestazioni regolarizzare e quali no. Inoltre, per la definizione delle violazioni già constatate, è confermato l’orientamento della vecchia prassi secondo cui vanno regolarizzate distintamente le violazioni prodromiche e quelle conseguenziali. Le nuove regole valgono anche per le violazioni commesse in passato. Sono alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in merito alle nuove regole sul ravvedimento operoso previste dalla legge di Stabilità. L’Agenzia delle Entrate è intervenuta con alcuni chiarimenti sulle nuove regole, peraltro in vigore dal 1° gennaio 2015, in materia di ravvedimento operoso. Ravvedimento operoso dei PVC Una delle novità del nuovo ravvedimento consiste nella possibilità di regolarizzare anche i processi verbali di constatazione (PVC). Viene infatti previsto che la sanzione è ridotta ad 1/5 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione con PVC (art. 24, Legge n. 4/1929) salvo che la violazione non riguardi le violazioni di cui agli articoli 6, comma 3, e 11, comma 5, D.Lgs. n. 471/1997 e cioè quelle relative alla mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale (nuova lettera b-quater dell’art. 13, D.Lgs. n. 472/1997). Dunque, di fronte ad un PVC che ancora non è sfociato in avviso di accertamento, il contribuente può: - decidere di chiudere la partita con il fisco effettuando il ravvedimento oppure - seguire il normale iter sino all’eventuale ricorso alla Commissione tributaria. La novità è assoluta e ha generato qualche dubbio. In particolare è stato chiesto all’Agenzia come possono essere distinti i rilievi ai quali si intende prestare acquiescenza rispetto a quelli per i quali non si accetta la contestazione e dunque si intende proseguire in contenzioso. Detto in altri termini, la questione verte sulla possibilità o meno di ravvedere un PVC solo in parte. L’Agenzia ha ammesso tale possibilità ricordando che, anche alla luce delle nuove regole, non muta la natura e le finalità dell’istituto del ravvedimento operoso - che rimane un atto di regolarizzazione spontanea da parte del contribuente - nel senso che non lo trasforma in un atto di acquiescenza ai rilievi contenuti nel PVC. In definitiva, il contribuente potrà sanare le medesime violazioni ravvedibili in base alla precedente formulazione della norma anche laddove (e qui interviene l’elemento di novità) gli sia stato consegnato un PVC (chiaramente in mancanza di notifiche degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter, D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis, D.P.R. n. 633/1972). Ma potrà ravvedere il PVC solo in parte, comunicando agli Uffici i distinti rilievi per i quali si intende prestare acquiescenza. Violazioni prodomiche e consequenziali La seconda questione chiarita riguarda la conferma o meno delle vecchie istruzioni in merito alla distinzione tra violazioni prodomiche e consequenziali. In proposito, è stato chiesto se valgono ancora le vecchie circolari n. 180 e 192 del 1998 laddove affermano che nell’effettuare il ravvedimento occorre regolarizzare distintamente le violazioni prodomiche (ad esempio l’omessa fatturazione) e quelle che ne conseguono (ad esempio l’omesso versamento dell’IVA o l’infedele dichiarazione). Per l’Agenzia è tutto confermato: dal 1° gennaio 2015 il ravvedimento si estende e diventa strumento “a regime” per regolarizzare le infrazioni, ma non cambiano i principi espressi in passato in merito a tale distinzione. Termine per regolarizzare le violazioni L’ultimo chiarimento ha riguardato la correlazione tra il “termine fisso” (ad esempio, un anno dalla commissione della violazione) e “mobile” (ad esempio entro la scadenza della presentazione della dichiarazione) per regolarizzare la violazione e la distinzione tra “tributi periodici” (o meglio, con dichiarazione periodica) e “tributi istantanei”. In pratica, anche in questo caso si chiede conferma delle consuete regole oggetto di chiarimento con la vecchia circolare n. 180/1998 e le più recenti circolari n. 41/2005 e n. 2/E/2011. Anche su questo aspetto non cambia nulla: per l’Agenzia sono ancora attuali le precisazioni contenute nei documenti di prassi circa la correlazione tra “tributi periodici” e “tributi istantanei” da un lato, e le soglie temporali previste dalla disposizione dall’altra, nonché gli specifici chiarimenti resi con le circolari del 2005 e del 2011, che si sono soffermate su alcune violazioni in materia di IVA.   ****** 7) Modello EAS da presentare entro il 31 marzo 2016 per le variazioni intervenute Gli enti non commerciali (di tipo associativo e le società di capitali sportive dilettantistiche) che hanno subito variazioni rispetto ai dati comunicati nel precedente modello EAS, devono nuovamente presentare tale modello entro il 31 marzo 2016. La verifica è particolarmente delicata per le conseguenze derivanti da tale inadempimento. Ciò poiché il modello EAS permette l’applicazione delle disposizioni fiscali di favore contenute nell’art. 4 del DPR 633/72 e nell’art. 148 del TUIR (i corrispettivi specifici derivanti da attività rese in conformità degli scopi istituzionali nei confronti degli associati vengono comunque considerati come non commerciali). Regole di presentazione e ripresentazione del modello La presentazione del modello EAS costituisce un adempimento “una tantum” da effettuarsi entro 60 giorni dalla costituzione dell’ente, e va ripresentato unicamente in caso di variazione di talune informazioni fornite nel modello inviato precedentemente. Le istruzioni alla compilazione del modello EAS affermano letteralmente che “Il presente modello deve essere nuovamente presentato, in caso di variazione dei dati precedentemente comunicati, entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione (in tale evenienza inserire tutti i dati richiesti nel modello, anche quelli non variati)”. La comunicazione delle variazioni deve quindi avvenire entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione e pertanto, entro il prossimo 31 marzo 2016 dovranno essere comunicate, mediante ripresentazione telematica del modello EAS, le variazioni “rilevanti” intervenute nel corso dell’esercizio sociale chiuso al 31 dicembre 2015 (nell’ipotesi di esercizio sociale coincidente con l’anno solare). È, tuttavia, importante notare il fatto che non tutte le variazioni generano un obbligo di ripresentazione. Vi sono infatti modifiche che non comportano l’obbligo di ripresentazione del modello EAS, poiché ritenute “fisiologiche”. In tal senso le istruzioni alla compilazione dello stesso affermano che “Non è obbligatorio presentare un nuovo modello nel caso in cui, nella sezione “Dichiarazioni del rappresentante legale”, si verifichi una variazione dei soli dati relativi agli importi di cui ai punti 20 e 21, oppure del numero e dei giorni delle manifestazioni per la raccolta di fondi di cui al punto 33, oppure dei dati di cui ai punti 23, 24, 30 e 31”. Con la risoluzione n. 125/E del 06 dicembre 2010, l’Agenzia entrate ha chiarito anche che la variazione dei dati identificativi dell’ente o del suo legale rappresentante non necessitano la ripresentazione del modello EAS. Se, quindi, da un esercizio all’altro si modificano tali dati non sussiste l’obbligo di ripresentazione del modello. Relativamente alle informazioni contenute nei punti 20 (attività di sponsorizzazione o pubblicità commerciale) e 21 (utilizzo di messaggi pubblicitari) del modello EAS, occorre fare una importante precisazione, giacché le istruzioni alla compilazione individuano come situazione che non genera l’obbligo di ripresentazione del modello la sola variazione degli “importi” e non anche delle altre informazioni richieste nelle varie colonne dei predetti righi. Ciò significa che solo le variazioni che, da un esercizio all’altro, interessano il dato numerico non sono generatrici dell’obbligo di ripresentazione del modello, mentre permane tale obbligo per la modifica delle informazioni definite di tipo “qualitativo”. Le medesime considerazioni valgono con riferimento alle variazioni intervenute nei dati quantitativi da indicare al punto 21. Anche in relazione alle informazioni da evidenziare nel punto 33 (organizzazione di manifestazioni per la raccolta fondi) occorre tenere in debita considerazione quanto affermato nelle istruzioni, che richiedono la ripresentazione del modello EAS solo nei casi di modifica delle informazioni qualitative da un esercizio all’altro. Al contrario, la modifica del numero e della durata delle manifestazioni organizzate dall’ente di tipo associativo non determina alcun obbligo di comunicare tali variazioni. Con la circolare n. 45/E del 29 ottobre 2009, l’Agenzia delle entrate ha ulteriormente precisato che in presenza di più manifestazioni, nel rigo 33) non si deve indicare la somma dei giorni di tutte le manifestazioni svolte bensì “occorre indicare il numero di giorni della manifestazione che è durata più a lungo”. Le variazioni intervenute nei punti 23) e 24) del modello, riservati alle entrate e dimensioni dell’ente di tipo associativo, non sono rilevanti ai fini dell’obbligo di ripresentazione del modello EAS. Si tratta, con evidenza, di dati quantitativi che necessariamente si modificano da un esercizio all’altro e che avrebbero comportato, di conseguenza, per comunicare le variazioni, la sistematica ripresentazione del modello EAS. Anche con riferimento ai dati quantitativi contenuti nei punti 30) e 31), relativi alle erogazioni liberali e contributi pubblici, nessuna rilevanza assumono le variazioni intervenute da un esercizio all’altro ai fini dell’obbligo di ripresentazione del modello EAS. Dunque, ad esclusione delle predette situazioni, le variazioni intervenute in un qualunque altro dei dati indicati nel precedente modello EAS comportano l’obbligo di ripresentazione dello stesso. Per chi al 31 marzo 2016 non avrà ottemperato al predetto obbligo di ripresentazione del modello EAS, essendone obbligato, è opportuno ricordare la possibilità di fare ricorso all’istituito della remissione in bonis, istituto introdotto dall’art. 2 c. 1 del D.L. n. 16/12 al fine di evitare che mere dimenticanze relative a comunicazioni ovvero, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente precludano al contribuente la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali. Per effettuare la regolarizzazione l’ente deve effettuare la comunicazione telematica “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”, da intendersi come la prima dichiarazione dei redditi il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione e versare una sanzione di 258 euro tramite modello F24 indicando il codice tributo 8115 (viene esclusa la possibilità di compensare con crediti l’importo della sanzione).   ****** 8) Dimissioni on line ecco le FAQ Le dimissioni online, partite lo scorso 12 marzo, presentate come uno strumento efficace e moderno per sconfiggere la piaga delle dimissioni in bianco, rischiano di creare confusione per le imprese, in particolare sulla procedura e sulle modalità di compilazione del modulo. Adesso, comunque, tramite il portale del Ministero del Lavoro, si può accedere alle FAQ sulle dimissioni telematiche pubblicate sul sito www.cliclavoro.gov.it che non fugano tutti i dubbi,ma sono sicuramente di aiuto. In proposito stato chiarito che per presentare le dimissioni o la risoluzione consensuale occorre avere il PIN INPS dispositivo. La procedura non si applica: - nei casi di interruzione anticipata del tirocinio in quanto il tirocinio non si configura come un rapporto di lavoro subordinato; - al recesso anticipato dei collaboratori coordinati e continuativi. Si evidenzia che, nell’ipotesi di dimissioni presentate in data antecedente al 12 marzo 2016 ma la cui cessazione avvenga successivamente, per effetto della decorrenza del preavviso, non è necessario utilizzare la nuova procedura telematica. Infine, dalle FAQ si evince che, nel caso in cui il lavoratore non conosca l’indirizzo PEC del datore di lavoro, può inserire come recapito email anche una casella di posta non certificata. Dunque, le dimissioni online introducono una procedura complessa a carico del lavoratore e con numerosi lati oscuri. Questi dovrebbe infatti registrarsi sul sito dell’Inps, richiedere una password che, in parte, sarà spedita a casa per posta, compilare un modulo, entrare nel sito cliclavoro e, dopo aver inserito una serie di altri dati, inviare le proprie dimissioni al proprio datore di lavoro. In alcuni casi invece, per esempio per le lavoratrici in gravidanza o per i genitori durante i primi tre anni di vita del bambino, le dimissioni devono essere convalidate dalla direzione territoriale del lavoro. In alternativa il lavoratore potrebbe avvalersi dell’assistenza del patronato o del sindacato.   ****** 9) Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità, NASpI e DIS-COLL – anno 2016 L’Inps, con la circolare n. 48 del 14 marzo 2016, comunica la misura, in vigore dal 1° gennaio 2016, degli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, dell’assegno ordinario e dell’assegno emergenziale per il Fondo del Credito, dell’assegno emergenziale per il Fondo del Credito Cooperativo, della mobilità, dei trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia, dell’indennità di disoccupazione NASpI, dell’indennità di disoccupazione DIS-COLL, nonché la misura dell’importo mensile dell’assegno per le attività socialmente utili. Trattamenti di integrazione salariale Gli importi massimi mensili dei trattamenti di integrazione salariale di cui al citato art. 3, comma 5, del Decreto Legislativo n. 148/15, la retribuzione lorda mensile, maggiorata dei ratei relativi alle mensilità aggiuntive, oltre la quale è possibile attribuire il massimale più alto. Gli importi sono indicati, rispettivamente, al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’art. 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84%:
Trattamenti di integrazione salariale
Retribuzione (euro) Tetto Importo lordo (euro) Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.102,24 Basso 971,71 914,96
Superiore a 2.102,24 Alto 1.167,91 1.099,70
Si sottolinea inoltre che, in base al combinato disposto dell’art. 3 e del comma 1, lett. I e M, dell’art. 46 (abrogazione art. 1 L. 863/84 e art. 13 L. 223/91), per le integrazioni salariali relative a contratti di solidarietà, il trattamento ammonterà all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate con il limite dei massimali che, quindi, si applicheranno anche ai trattamenti relativi ai contratti di solidarietà sottoposti alla nuova disciplina del D.Lgs. n. 148/2015. Detti importi massimi devono essere incrementati, in relazione a quanto disposto dall’art. 2, comma 17, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, nella misura ulteriore del 20% per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali.
Trattamenti di integrazione salariale – settore edile (intemperie stagionali)
Retribuzione (euro) Tetto Importo lordo (euro) Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.102,24 Basso 1.166,05 1.097,95
Superiore a 2.102,24 Alto 1.401,49 1.319,64
La previsione degli importi massimi delle prestazioni, di cui all’art.3 comma 5, del Decreto Legislativo n. 148/15, non si applica ai trattamenti concessi per le intemperie stagionali nel settore agricolo, stante quanto disposto dall’art. 18, comma 2, del già richiamato Decreto Legislativo. Fondo credito
  1. a) Assegno ordinario
Si riportano i massimali mensili indicati nella circolare n. 101, del 21 maggio 2015, per l’assegno ordinario aggiornati per l’anno 2016 nonché le retribuzioni mensili di riferimento per l’applicazione degli stessi:
Massimali assegno ordinario
Retribuzione mensile lorda (euro) Massimale (euro)
Inferiore a 2.126,33 1.154,85
Compresa tra 2.126,33 – 3.361,21 1.331,11
Superiore a 3.361,21 1.681,62
  1. b) Assegno emergenziale
Si riportano i massimali mensili, indicati nella circolare n. 101 sopracitata, per l’assegno emergenziale aggiornati per l’anno 2016, nonché le retribuzioni mensili di riferimento per l’applicazione degli stessi. L’importo indicato in prima fascia, calcolato sull’80% della retribuzione lorda mensile, è indicato al lordo e al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84%. Stante il disposto normativo di cui all’art. 12, comma 3, lett. a), tale riduzione è comunque applicabile esclusivamente nell’eventualità in cui la prestazione in pagamento risulti pari o superiore all’80% della retribuzione teorica indicata dall’azienda nel flusso Uniemens:
Massimali assegno emergenziale
Retribuzione tabellare annua lorda (euro) Importo al lordo della riduzione 5,84 (art. 26, L. 41/1986) (euro) Importo al netto della riduzione 5,84 (art. 26, L. 41/1986) (euro)
Inferiore a 40.720,45 2.378,58 2.239,67
Compresa tra 40.720,45 – 53.578,73 2.679,45
Superiore a 53.578,73 3.750,21
Fondo credito cooperativo
  1. a) Assegno emergenziale
Si riportano i massimali mensili previsti dall’art 12, co 3 del D.I. n.82761 del 20 giugno 2014 per l’assegno emergenziale aggiornati per l’anno 2016, nonché le retribuzioni mensili di riferimento per l’applicazione degli stessi. L’importo indicato in prima fascia, calcolato sull’80% della retribuzione lorda mensile, è indicato al lordo e al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84%. Tale riduzione è comunque applicabile esclusivamente nell’eventualità in cui la prestazione in pagamento risulti pari o superiore all’80% della retribuzione teorica indicata dall’azienda nel flusso Uniemens:
Massimali assegno emergenziale Fondo del credito cooperativo
Retribuzione tabellare annua lorda (euro) Importo al lordo della riduzione 5,84 (art. 26, L. 41/1986) (euro) Importo al netto della riduzione 5,84 (art. 26, L. 41/1986) (euro)
Inferiore a 38.494,84 2.281,32 2.148,09
Compresa tra 38.494,84 – 53.690,17 3.068,44
Superiore a 53.690,17 3.568,87
Indennità di mobilità Ai sensi dell’art. 7, comma 1, lettera a), della legge 23 luglio 1991, n. 223, che fissa la misura dell’indennità di mobilità, per i primi dodici mesi, al 100% del trattamento straordinario di integrazione salariale, gli importi massimi dell’indennità di che trattasi corrispondono, per i primi dodici mesi, a quelli indicati al precedente paragrafo 2, prima parte. Ciò posto, si riportano gli importi massimi mensili da applicare alla misura iniziale dell’indennità di mobilità spettante per i primi dodici mesi, da liquidare in relazione ai licenziamenti successivi al 31 dicembre 2015, nonché la retribuzione mensile di riferimento, oltre la quale è possibile attribuire il massimale più alto. Gli importi sono indicati, rispettivamente, al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente è pari al 5,84%:
Indennità di mobilità
Retribuzione (euro) Tetto Importo lordo (euro) Importo netto (euro)
Inferiore o uguale a 2.102,24 Basso 971,71 914,96
Superiore a 2.102,24 Alto 1.167,91 1.099,70
Trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia Per i lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui all’articolo 11, commi 2 e 3, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché a quello di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 19 luglio 1994, n. 451, trovano applicazione gli importi indicati nel precedente paragrafo 2. Per i lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 427, l’importo da corrispondere, rivalutato ai sensi dell’art. 2, comma 150, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, è fissato, per l’anno 2016, in: euro 635,34 che, al netto della riduzione del 5,84%, è pari ad euro 598,24. Indennità di disoccupazione NASpI Ai sensi e per gli effetti dell’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 4 marzo 2015 n.22, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione NASpI è pari, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 94 del 12/05/2015 ad euro 1.195 per il 2016. L’importo massimo mensile di detta indennità, per la quale non opera la riduzione di cui all’art. 26 della legge n. 41 del 1986, non può in ogni caso superare, per il 2016, euro 1.300. Indennità di disoccupazione DIS-COLL Ai sensi e per gli effetti dell’art. 15, comma 4, del decreto legislativo 4 marzo 2015 n.22, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo della indennità di disoccupazione DIS-COLL è pari, secondo i criteri già indicati nella circolare n. 83 del 27/04/2015, ad euro 1.195 per il 2016. L’importo massimo mensile di detta indennità non può in ogni caso superare, per il 2016, euro 1.300. Indennità di disoccupazione agricola Per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione ordinaria agricola con requisiti normali, da liquidare nell’anno 2016 con riferimento ai periodi di attività svolti nel corso dell’anno 2015, trovano applicazione, in ossequio al principio della competenza, gli importi massimi stabiliti per tale ultimo anno. Pertanto tali importi sono pari a quelli indicati nella circolare n. 19 del 30 gennaio 2015 con riferimento ai trattamenti di integrazione salariale, vale a dire ad euro 1.165,58 (per ciò che riguarda il massimale più alto) e ad euro 969,77 (quanto al massimale più basso). Assegno per attività socialmente utili L’importo mensile dell’assegno spettante ai lavoratori che svolgono attività socialmente utili è pari, dal 1° gennaio 2016, ad euro 580,14. Anche a tale prestazione non si applica la riduzione di cui all’art. 26 della legge n. 41/86. (Inps, circolare n. 48 del 14 marzo 2016)   ****** 10) Assegnazione dei beni ai soci: documento del CNDCEC “L’assegnazione dei beni ai soci: trattamento contabile e profili operativi” è il titolo del nuovo documento elaborato dal Consiglio nazionale dei commercialisti con il supporto della sua Commissione per lo studio dei principi contabili nazionali, presieduta dal prof. Gianfranco Capodaglio. Le problematiche contabili connesse alla contabilizzazione delle operazioni di assegnazione dei beni in natura ai soci, da sempre esistenti, sono però ora di grande attualità alla luce dell’introduzione, con la Legge di Stabilità 2016, di norme fiscali agevolative per le società che eseguono le assegnazioni di specifici beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri. In questa prospettiva, l’elaborato esamina – in via strumentale o accessoria all’analisi contabile - anche altri aspetti connessi concernenti la fiscalità e l’esecuzione dell’operazione. In linea con quanto prodotto dalla Commissione fino a questo momento, il documento ha un taglio prevalentemente operativo, al fine di definire best practice applicative per gli iscritti su temi che emergono in fase esecutiva e su cui non vi siano specifiche disposizioni normative o tecniche. “Con questo documento – spiega il presidente nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi - il Consiglio nazionale continua un percorso di produzione di strumenti di ausilio per gli iscritti e per le società, fornendo indicazioni autorevoli su temi di ampia diffusione contenenti criticità applicative. La predisposizione di contributi che sappiano, quindi, esaminare operazioni di interesse per la Categoria che possono sorgere nell’adozione delle norme, considerando le problematiche esaminate sotto i diversi profili, è di fatto un valore aggiunto che ci sentiamo di poter offrire per lo sviluppo della pratica professionale”. La produzione del documento si inserisce in una fase di particolare importanza per la tecnica di redazione del bilancio. In tale contesto, Raffaele Marcello, Consigliere nazionale delegato ai principi contabili, sottolinea che “il Consiglio nazionale continuerà la propria opera di definizione di documenti di prassi applicativa, nel rispetto, oltre che delle disposizioni di legge, anche dei Principi contabili nazionali dell’OIC, il quale ha assunto formalmente con il dl 91/2014, il ruolo di standard setter nazionale”. Marcello aggiunge che “i prossimi impegni riguarderanno la diffusione di linee guida che possano condurre le società a corretta e adeguata prima adozione delle nuove norme del dlgs 139/2015 e dei pertinenti principi contabili”. (CNDCEC, comunicato stampa del 14 marzo 2016)   Vincenzo D’Andò