Diario quotidiano del 14 gennaio 2016: le dichiarazioni fiscali sono sempre emendabili

Pubblicato il 14 gennaio 2016



intervento della Cassazione sulla falsa valutazione delle poste di bilancio; caso in cui l’indennità di esproprio non è tassabile; quotidiani on line con Iva al 4%; dichiarazioni fiscali sempre emendabili; dazi e diritti doganali: in vigore la Nomenclatura Combinata per il 2016; tra le “società benefit” anche le società di persone e di capitali; ecco il nuovo regime sanzionatorio in ambito tributario; PVC out per le attività istruttorie del Fisco; modello Irap: in rete la bozza 2016; personale comparto scuola e AFAM, accesso al trattamento pensionistico ai sensi dell’art. 1, c. 264 L n. 208/2015
Indice: 1) Intervento della Cassazione sulla falsa valutazione delle poste di bilancio 2) Caso in cui l’indennità di esproprio non è tassabile 3) Quotidiani on line con Iva al 4% 4) Dichiarazioni fiscali sempre emendabili 5) Dazi e diritti doganali: in vigore la Nomenclatura Combinata per il 2016 6) Tra le “società benefit” anche le società di persone e di capitali 7) Ecco il nuovo regime sanzionatorio in ambito tributario 8) PVC out per le attività istruttorie del Fisco 9) Modello Irap: in rete la bozza 2016 10) Personale comparto scuola e AFAM, accesso al trattamento pensionistico ai sensi dell’art. 1, comma 264 della legge n. 208/2015  
  1) Intervento della Cassazione sulla falsa valutazione delle poste di bilancio E’ ancora falso in bilancio indicare un valore di realizzo per i crediti divenuti inesigibili. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 890 del 12 gennaio 2016, secondo cui il riferimento ai fatti materiali e l’espunzione dalla nuova veste dell’art. 2621 c.c. della locuzione “ancorché oggetto di valutazione” non vale a escludere la rilevanza penale delle valutazioni nel nuovo reato di falso in bilancio. Quando i fatti materiali, anche attraverso valutazioni, violino parametri di stima normativamente determinati o comunque tecnicamente indiscussi anche i non corretti criteri valutativi possono determinare il reato. La Suprema Corte, che torna a esprimersi sul falso in bilancio, contraddice quanto precedentemente affermato con la sentenza n. 33774/2015, nella quale, a seguito della novella subita dall’art. 2621, c.c. attraverso la legge n. 69/2015, veniva sancita l’irrilevanza penale delle valutazioni nella configurazione del nuovo reato di falso in bilancio, che prevede la punibilità dei “fatti materiali non rispondenti” al vero, ma non fa più riferimento alla circostanza che gli stessi possano anche derivare da valutazioni. Da questo ne scaturiva l’irrilevanza delle valutazioni ai fini della configurazione del reato. Adesso, invece, con il nuovo orientamento, la Cassazione prende a riferimento l’indebita valutazione di crediti a valore nominale senza tenere conto di una rilevante quantità di crediti “disastrati” e quindi non tenendo minimamente nota del presumibile valore di realizzo. In merito a tale circostanza, la Cassazione, fornisce una nuova chiave di lettura dell’art. 2621 c.c., ritenendo che la rimozione dal testo previgente della locuzione “ancorché oggetto di valutazioni” non possa, di per sé, assumere alcuna decisiva rilevanza. Dunque, nella redazione del bilancio, occorre valutare solo dati informativi essenziali ai fini dell’informazione, restandone al di fuori tutti i profili marginali e secondari. E, quindi, il giudice che deve valutare se i fatti materiali, anche eventualmente dipendenti da valutazioni, risultino rilevanti ai fini del reato di cui al 2621 c.c..   ******   2) Caso in cui l’indennità di esproprio non è tassabile La plusvalenza sull’esproprio non deve essere tassata se l’indennità tarda perché l’amministrazione finanziaria resiste in giudizio. Intervento della Suprema Corte sul tema della espropriazione per pubblica utilità: La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 265 del 12 gennaio 2016, ha stabilito che la plusvalenza non è tassabile se l’indennità di esproprio è stata erogata in notevole ritardo. In tal modo, il giudice supremo ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle entrate, così confermando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale contraria all’applicabilità del prelievo fiscale di cui all’articolo 11, comma 5, della legge n. 413 del 1991 sulle somme percepite dal contribuente a titolo di esproprio di terreni. Ai fini del prelievo fiscale è sufficiente che la percezione della somma, che realizzi una plusvalenza in dipendenza di procedimenti espropriativi, sia avvenuta dopo l’entrata in vigore della Legge 413/1991, a nulla rilevando che il trasferimento del bene sia intervenuto prima del 1° gennaio 1989. Tuttavia tale principio non trova applicazione quando la corresponsione delle somme dopo la data del 1° gennaio 1989 sia dovuta a inescusabile ritardo da parte dell’Amministrazione. Nel caso di specie, la CTR ha ritenuto la sussistenza del ritardo ingiustificato, poiché il debito dell’Amministrazione era sorto prima della data di riferimento; e solo la resistenza, anche in giudizio, della parte pubblica ha determinato “un considerevole ritardo nel pagamento”.   ******   3) Quotidiani on line con Iva al 4% La Legge di stabilità 2016 (Legge 208/2015), in Gazzetta Ufficiale n. 302 del 30 dicembre 2015, ha, infatti, esteso l’aliquota IVA super-ridotta al 4%, già prevista per gli e-book, ai giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, e periodici online (comma 637) Difatti, il comma 637 della suddetta Legge dispone che all’articolo 1, comma 667, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, sono apportate le seguenti modificazioni:
  1. a) la parola: «libri» e' sostituita dalle seguenti: «giornali, notiziari quotidiani, dispacci delle agenzie di stampa, libri e periodici»;
  2. b) dopo le parole: «codice ISBN» sono inserite le seguenti: «o ISSN».
IVA 5% per le coop sociosanitarie Dal 2016 fa il suo ingresso la quarta aliquota IVA: è quella del 5% applicabile alle prestazioni rese dalle cooperative sociosanitarie. Dal 1° gennaio 2016, accanto all’aliquota del 22%, del 10% e del 4%, nel nostro ordinamento fiscale debutta la nuova aliquota IVA del 5% riservata alle coop sociosanitarie. Ad introdurre la nuova aliquota è il comma 960 dell’unico articolo della Legge di Stabilità 2016 (Legge n. 208/2015). L’aliquota Iva del 5% riguarda alcune prestazioni sociosanitarie rivolte a favore di anziani, inabili adulti, tossicodipendenti, malati di Aids, portatori di handicap psicofisici, minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e devianza, di migranti senza fissa dimora richiedenti asilo, detenuti, donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo. Le nuove disposizioni si applicano alle operazioni effettuate sulla base di contratti stipulati, rinnovati o prorogati successivamente al 1° gennaio 2016.   ******   4) Dichiarazioni fiscali sempre emendabili La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 313 del 12 gennaio 2016, ha stabilito che il contribuente può sempre correggere la dichiarazione presentata e ciò anche durante il processo tributario instaurato su un provvedimento fondato sui dati errati dallo stesso dichiarati. Al contribuente va riconosciuta la possibilità, in sede contenziosa, di opporsi alla maggior pretesa, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella determinazione dell'imposta dovuta. Tuttavia a volte gli uffici delle Entrate insistono nel ritenere emendabile solo l’ultima dichiarazione presentata ed entro il termine di scadenza di quella dell’anno successivo. Sarebbe così auspicabile che, alla luce di un così costante e consolidato orientamento sul punto, rivedessero la propria posizione. Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 12 gennaio 2016, n. 313 Dichiarazione sempre emendabile - Dichiarazione modificabile in ragione dell’acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti - Possibilità per il contribuente, anche in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull’obbligazione tributaria Svolgimento del processo La controversia promossa da Società (...) contro l’Agenzia delle Entrate ha ad oggetto l’impugnativa della cartella di pagamento n. (...) per Ires e Irap 2004. Con la decisione in epigrafe, la CTR ha rigettato l’appello proposto dalla contribuente contro la sentenza della CTP di Mantova n. 21/5/2009 che ne aveva respinto il ricorso, sul rilievo che la dichiarazione integrativa era stata presentata oltre il temine annuale di cui all’art. 2 comma 8 bis del dpr 322/98. Il ricorso proposto si articola in due motivi. Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate. A seguito di relazione ex art. 380 bis c.p.c. è stata fissata l’udienza del 17/9/2015 per l’adunanza della Corte in Camera di Consiglio, con rituale comunicazione alle parti costituite. Motivi della decisione Con primo motivo la ricorrente assume l’insufficiente motivazione circa l’interpretazione dell’art. 2 comma 8 e comma 8 bis del dpr 322/98. La censura è inammissibile in quanto relativa alla interpretazione di una noma giuridica. Con secondo motivo la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione dell’art 2 comma 8 e 8 bis del dpr 322/98, in relazione all’art. 360, 1° comma n. 3 c.p.c. laddove la CTR ha ritenuto non suscettibile di contestazione la pretesa impositiva contenuta nella cartella impugnata. La censura è fondata. Questa Corte (sent. 6665/2015) ha affermato l'emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, di fatto o di diritto, contenuto in una dichiarazione resa dal contribuente all'Amministrazione fiscale, anche se non direttamente rilevabile dalla stessa dichiarazione. Ed invero la dichiarazione non si configura quale atto negoziale e dispositivo, bensì reca una mera esternazione di scienza o di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione sui dati riferiti, e costituisce un momento dell'iter procedimentale volto all'accertamento dell'obbligazione tributaria (Sent. n. 2229 del 6 febbraio 2015; Sent. n. 4049 del 27 febbraio 2015; Cass. Sez. 5, n. 5852 del 13/04/2012; Sentenza n. 14932 del 06/07/2011). Il temine annuale di cui all’art. 2 comma 8 bis del d.p.r. 322/1998, previsto per la presentazione della dichiarazione integrativa e finalizzata all’utilizzo in compensazione il credito eventualmente risultante, così come non interferisce sul temine di decadenza di quarantotto mesi previsto per l’istanza di rimborso di cui all’art. 38 del dpr 602/73 (Cass. Sez. 5, Sent. n. 4049 del 27/2/2015; Sez. 5, Sent. n.19537 del 17/09/2014; Sez.5, Sent. n. 6253 del 20/04/2012), non esplica alcun effetto sul procedimento contenzioso instaurato dal contribuente per contestare la pretesa tributaria- quand’anche fondata su elementi o dichiarazioni forniti dal contribuente medesimo. Il diverso piano sul quale operano le norme in materia di accertamento e riscossione, rispetto a quelle che governano il processo tributario, nonché il rispetto dei principi della capacità contributiva di cui all’art. 53 cost., comportano l’inapplicabilità in tale sede, di decadenze relative alla sola fase amministrativa. Oggetto del contenzioso giurisdizionale instaurato è l'assoggettamento del contribuente ad oneri contributivi che il medesimo assume diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico. Di talché in tale sede, laddove ci si opponga ad un atto impositivo emesso sulla base di dati forniti dal contribuente, non si verte in tema di "dichiarazione integrativa" ex art. 2 cit., bensì in ordine alla fondatezza della pretesa tributaria, alla luce degli elementi addotti dalle parti, nel rispetto dei relativi oneri probatori. In tal senso va quindi riconosciuta la possibilità per il contribuente, in sede contenziosa, di opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell'amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella sua redazione ed incidenti sull'obbligazione tributaria, indipendentemente dal temine di cui all’art. 2 cit..( v. Cass. 10775/2015; Cass. Sez.6-5, Ordinanza n. 3754 del 18/02/2014; Sez.5, Sentenza n. 2226 del 31/01/2011). Consegue da quanto sopra la cassazione della sentenza impugnata in relazione al motivo accolto ed il rinvio, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione della CTR della Lombardia. P.Q.M. Rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese di questo giudizio di cassazione, ad altra sezione della CTR della Lombardia. ******   5) Dazi e diritti doganali: in vigore la Nomenclatura Combinata per il 2016 Dal 1° gennaio 2016 è in vigore la versione completa e aggiornata della Nomenclatura Combinata (NC) delle merci, adottata dalla Commissione europea con il Regolamento di esecuzione (UE) n. 2015/1754 del 6 ottobre 2015 (in G.U.U.E. n. L285 del 30 ottobre 2015). Lo comunica Assonime con la nota del 13 gennaio 2016. In particolare, il Regolamento dispone – a partire, come detto, dal 1° gennaio del c.a. – la sostituzione dell’allegato I del Regolamento (CEE) n. 2658/87 del 23 luglio 1987, che ha istituito una nomenclatura delle merci che risponde, nel contempo, alle esigenze della tariffa doganale comune, delle statistiche del commercio estero dell’Unione e di altre politiche unionali relative all’importazione o all’esportazione delle merci. Come emerge dai “considerando” del nuovo Regolamento, l’obiettivo dell’intervento normativo consiste nell’aggiornare la Nomenclatura Combinata e adeguarne la struttura per “tenere conto, ad esempio, delle modifiche dei requisiti in materia di statistiche e di politica commerciale, delle modifiche introdotte per ottemperare a impegni internazionali, degli sviluppi tecnologici e commerciali, nonché della necessità di adeguare o chiarire i testi”. Assonime segnala che, per favorire una più agevole consultazione delle novità intervenute a beneficio degli operatori interessati, l’Agenzia delle dogane ha reso disponibili sul proprio sito internet le tavole di correlazione dei codici di nomenclatura combinata 2015-2016 (e viceversa), nonché le tabelle di trasposizione recanti i codici di nomenclatura validi fino al 31 dicembre 2015 ed i codici di nomenclatura validi a partire dal 1° gennaio 2016.   ******   6) Tra le “società benefit” anche le società di persone e di capitali Anche le società di persone e di capitali possono confluire nelle cd. “società benefit”. Lo rileva Assonime con la nota del 13 gennaio 2015. Con la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (Legge di stabilità 2016) in materia di disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato è stata introdotta una disciplina generale della cd. “società benefit” (commi 376-384). La legge definisce “società benefit” quella società che nell’esercizio dell’attività economica persegue, oltre al fine di lucro, anche finalità di “beneficio comune” e che opera in modo responsabile, sostenibile e trasparente. Il “beneficio comune” può consistere sia nel perseguimento di effetti positivi sia nella riduzione di effetti negativi nei confronti di persone, comunità, ambiente, territori, beni e attività culturali e sociali, enti, associazioni, lavoratori, finanziatori, creditori, pubblica amministrazione e società civile. Con riguardo alla disciplina di tale società la legge prevede, in primo luogo, che essa può assumere la veste giuridica della società di persone, di capitali o cooperativa e può introdurre nella denominazione sociale le parole “società benefit” o l’abbreviazione “SB”. Ferma restando la disciplina prevista dal codice civile per il tipo sociale prescelto, la società benefit deve inoltre: i) indicare nell’oggetto sociale le finalità specifiche di beneficio comune che intende perseguire; ii) essere amministrata in modo da bilanciare l’interesse dei soci, il perseguimento delle finalità di beneficio comune e gli interessi dei soggetti sopra indicati; iii) individuare il soggetto o i soggetti responsabili cui affidare funzioni e compiti volte al perseguimento delle finalità di beneficio comune; iv) redigere annualmente una relazione da allegare al bilancio relativa al perseguimento delle finalità di beneficio comune. La legge prevede, inoltre, la responsabilità degli amministratori per violazione dei doveri imposti dalla legge o dallo statuto qualora non sia adempiuto l’obbligo di gestire la società in modo da bilanciare i diversi interessi coinvolti nell’esercizio dell’attività. La società benefit che non persegue le finalità di beneficio comune è, infine, sottoposta alle disposizioni in materia di pubblicità ingannevole e del codice di consumo ed è soggetta alla vigilanza dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato. Per le società diverse dalle società benefit la legge stabilisce, infine, che nel caso in cui queste intendano perseguire anche finalità di beneficio comune, devono modificare l’atto costitutivo o la statuto e procedere alla relativa iscrizione al registro delle imprese.   ******   7) Ecco il nuovo regime sanzionatorio in ambito tributario Ecco il nuovo regime sanzionatorio in ambito tributario. Con il Decreto Legislativo n. 158 del 24 settembre 2015, cambia il regime sanzionatorio relativo ai reati tributari. Dopo quindici anni il legislatore interviene rivisitando le varie casistiche e adeguando, nel caso specifico del reato di omissione del versamento Iva, il limite delle somme non versate oltre il quale si configura il reato. Ecco le novità più importanti, come rilevate nella nota del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro del 13 gennaio 2016: Reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti Si interviene sul presupposto oggettivo del reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, valevole ai soli fini delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, ampliando il novero delle dichiarazioni rilevanti ai fini del medesimo reato tributario, sino ad oggi circoscritto alle dichiarazioni presentate in relazione ad un determinato periodo di imposta. Nello specifico, rispetto al passato, il reato tributario de quo potrà configurarsi anche con la presentazione di una dichiarazione relativa alle imposte sui redditi o all’imposta sul valore aggiunto diversa da quella annuale. Reato di dichiarazione infedele Il nuovo “reato di dichiarazione infedele”, viene ampiamente rivisto dall’art. 4 del medesimo decreto legislativo nell’ottica di un “alleggerimento della situazione attuale”. In particolare, viene innalzata sia la soglia di punibilità costituita dall’importo dell’imposta evasa, prevedendo che la dichiarazione infedele è penalmente rilevante se l’imposta evasa è superiore, con riferimento alle imposte sui redditi o all’imposta sul valore aggiunto, ad euro 150.000,00 (e non, come in precedenza, ad euro 50.000,00), sia la soglia di punibilità costituita dall’ammontare degli elementi attivi che devono essere sottratti all’imposizione, elevandola da 2 a 3 milioni di euro. Reato di omessa dichiarazione Si prevede, da un lato, l’innalzamento della soglia di punibilità del reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o della dichiarazione IVA e l’inasprimento della sanzione penale connessa a tale fattispecie delittuosa, e, dall’altro, il “nuovo” delitto di omessa presentazione della dichiarazione di sostituto di imposta, con l’introduzione del nuovo comma 1-bis. Il nuovo comma 1-bis dell’art. 5 disciplina il reato di omessa presentazione della dichiarazione di sostituto di imposta, prevedendo che il sostituto d’imposta potrà essere imputato del reato in questione se l’ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro 50.000,00. Reato di omesso versamento delle ritenute L’omesso versamento penalmente rilevante può riguardare ritenute non versate risultanti dalla dichiarazione di sostituto di imposta o dalla certificazione rilasciata ai sostituiti. L’art. 7 innalza la soglia di non punibilità del reato tributario da euro 50.000,00 a euro 150.000,00, con l’effetto che sino a 150.000,00 euro di ritenute non versate non potrà configurarsi il reato tributario in esame. Omesso versamento di IVA Viene innalzata da euro 50.000,00 ad euro 250.000,00 la soglia di non punibilità della condotta omissiva in questione, con l’effetto che l’omesso versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo determina esclusivamente l’irrogazione di una sanzione. Indebita compensazione Nella versione attualmente in vigore dell’art. 10-quater del D. Lgs. n. 74 del 2000 è prevista la reclusione da sei mesi a due anni per chi utilizza in compensazione crediti non spettanti o inesistenti per un totale superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta. Il nuovo art. 10-quater introdotto dall’art. 9 del D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 pur mantenendo invariato il quantum pari a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta, introduce una distinzione sostanziale, creando di fatto una nuova fattispecie di reato di indebita compensazione di crediti inesistenti (art. 10-quater, c. 2), differenziandola rispetto alla indebita compensazione di crediti non spettanti (art. 10-quater, c. 1). Quest’ultima fattispecie, continua ad essere punita con la reclusione da sei mesi a due anni, mentre per la fattispecie più grave di indebita compensazione di crediti inesistenti la reclusione prevista è da un anno e sei mesi a sei anni.   ******   8) PVC out per le attività istruttorie del Fisco Niente PVC per le attività istruttorie in ufficio: A conclusione di attività istruttorie svolte in ufficio (es. richiesta di dati e notizie al contribuente o a terzi) l’Agenzia delle entrate non è obbligata a redigere un processo verbale di constatazione (PVC); di conseguenza non si applica il termine dilatorio di 60 giorni entro cui il contribuente può presentare memorie. Esso è infatti previsto esclusivamente nel caso di attività istruttorie svolte presso il contribuente (accessi, ispezioni e verifiche). Questo quanto deciso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, decisione n. 24823 del 9 dicembre 2015, che affermano anche che in relazione alle imposte dirette e agli altri tributi non armonizzati con il diritto della UE, non sussiste un generale diritto al contraddittorio con l’Ufficio che si applica solo nei casi espressamente previsti dalla legge. Sanzione da omesso versamento per l’utilizzo eccessivo di crediti Nel caso di superamento del limite massimo dei crediti d’imposta compensabili, si realizza quel mancato versamento di parte del tributo alle scadenze previste, che è sanzionato dall’articolo 13, comma 1, del Dlgs 471/1997, nella misura del 30 per cento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25816 del 22 dicembre 2015. Il contribuente aveva effettuato compensazioni “orizzontali” tra Iva e altri tributi, tramite il modello F24, per un ammontare superiore al tetto annuo fissato dalla legge.   ******   9) Modello Irap: in rete la bozza 2016 Modello Irap al debutto. E’ disponibile dal 13 gennaio 2016 sul sito internet dell’Agenzia delle entrate, www.agenziaentrate.gov.it, la bozza di dichiarazione Irap da utilizzare per il periodo imposta 2015 con le relative istruzioni. Il modello 2016 vede l’ingresso di diverse agevolazioni: quella relativa alla deduzione del costo residuo del personale dipendente, il credito d’imposta per le imprese senza dipendenti e nuovo regime di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall'utilizzo di beni immateriali (Patent box). Eccole in dettaglio. Deduzione del costo residuo per il personale dipendente E’ prevista, a favore di tutti i soggetti passivi, la deduzione integrale del costo complessivo sostenuto per lavoro dipendente a tempo indeterminato eccedente l’ammontare delle deduzioni analitiche o forfetarie riferibili al costo medesimo e ammesse in deduzione in ragione di specifiche disposizioni contenute nel D.lgs. n. 446/97. Credito d’imposta per le imprese senza dipendenti Per le imprese senza dipendenti sbarca nel modello Irap la possibilità di fruire, a partire dal 2016, di un credito d’imposta pari al 10% dell’imposta lorda. L’agevolazione, da utilizzare esclusivamente in compensazione, spetta alle imprese alle quali non si applicano le deduzioni per lavoro dipendente. Il Patent box per marchi, brevetti, diritti d’autore Per i soggetti titolari di reddito d’impresa che hanno esercitato l’opzione per l’applicazione del regime del Patent box, i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell’ingegno, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili, non concorrono a formare il reddito complessivo in quanto esclusi per il 50% del relativo ammontare. L’esercizio dell’opzione rileva anche ai fini della determinazione del valore della produzione netta dell’Imposta regionale sulle attività produttive. (Agenzia delle entrate, comunicato n. del 13 gennaio 2015).   ******   Modello F24: Istituita causale contributo Istituita causale contributo (“VT00”) per il versamento, tramite modello F24, dei contributi dovuti al Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Viterbo (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 1/E del 13 gennaio 2016).   ******   Istituzione della causale contributo (“EILA”) Istituita causale contributo (“EILA”) per la riscossione, tramite modello F24, dei contributi da destinare al finanziamento dell’Ente Bilaterale per le Imprese e i Lavoratori Autonomi “EBILA” (Agenzia delle entrate, risoluzione n. 2/E del 13 gennaio 2016).   *****   Cogenerazione - Proroga del termine di cui all’articolo 3-bis, comma 2, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Agenzia delle Dogane, nota 1896/RU pubblicata il 13 gennaio 2016).   ******   On line i dati sul 2 per mille Sono stati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze i dati, relativi alla scelta dei contribuenti sul 2 per mille dell’Irpef ai partiti politici, riferiti alle dichiarazioni dei redditi del 2015 (anno di imposta 2014). Per accedere ai dati clicca qui. (MEF, comunicato n. 8 del 13 gennaio 2016).     ******   10) Personale comparto scuola e AFAM, accesso al trattamento pensionistico ai sensi dell’art. 1, comma 264 della legge n. 208/2015 Sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 30 dicembre 2015 è stata pubblicata la legge di stabilità 28 dicembre 2015, n. 208, entrata in vigore il 1° gennaio 2016, che all’art. 1, comma 264 ha previsto quanto segue: “I lavoratori del comparto scuola e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) i quali, a seguito dell'attività di monitoraggio e verifica relativa alle misure di salvaguardia che ha dato luogo alla rideterminazione degli oneri di cui al comma 263 del presente articolo e che, in applicazione del procedimento di cui all'articolo 1, comma 193, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, che ha disposto il riconoscimento dell'applicazione della salvaguardia anche ai titolari di congedo, ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, o di permessi, ai sensi dell'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, eccedenti il limite numerico previsto dal decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, e dalla legge 10 ottobre 2014, n. 147, hanno ricevuto la lettera di certificazione del diritto a pensione con decorrenza dal 1° settembre 2015, possono accedere al trattamento pensionistico a decorrere dal primo giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, anche in deroga alle disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e dell'articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449”. Pertanto, le sedi potranno procedere alla liquidazione del trattamento pensionistico dal primo giorno successivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, nei confronti del personale del comparto scuola e AFAM, che ha ricevuto la lettera di certificazione del diritto a pensione in salvaguardia a decorrere dal 12 novembre 2015, in applicazione dei c.d. “vasi comunicanti”. Per tali soggetti comunque, è fatta salva la possibilità di accedere al trattamento pensionistico a decorrere dal 1° settembre 2016, ovvero alle finestre di pensionamento successive secondo la disciplina di carattere generale di tale comparto. La disciplina speciale introdotta dall’articolo in esame è, infatti, limitata ai destinatari sopra citati ed è riferita alla sola finestra di accesso del 1° settembre 2015. Si precisa che, per il personale di cui all’oggetto, la decorrenza del trattamento pensionistico, in deroga alle disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, e dell'articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449 non potrà essere antecedente al 1° gennaio 2016, data di entrata in vigore della legge n. 208/2015. (INPS, messaggio n. 105 del 13 gennaio 2016)   *******   Indennità antitubercolari Variazioni degli importi da corrispondere a titolo di indennità antitubercolari, secondo la percentuale indicata dagli artt. 1 e 2 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2015 (pubblicato sulla G.U. n. 280 del 1 dicembre 2015). Gli importi delle indennità antitubercolari sono correlati per legge (art. 4 della legge n. 419/1975 e art. 2, co. 2, della legge n. 88/87) alla dinamica del trattamento minimo delle pensioni a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Pertanto, per effetto delle variazioni percentuali per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2014 e per l’anno 2015 (determinate dagli articoli 1 e 2 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2015), pari rispettivamente allo 0,2% dal 1°gennaio 2015 (in luogo della misura provvisoria dello 0,3% di cui al Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20 novembre 2014) e allo 0,0% dal 1°gennaio 2016 (in via provvisoria), sono stabiliti gli importi delle seguenti indennità:
1°gennaio 2015 1°gennaio 2016
Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di assicurati. € 13,14 € 13,14
Indennità giornaliera spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975. € 6,57 € 6,57
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di assicurati (giornaliera). € 21,90 € 21,90
Indennità post-sanatoriale spettante agli assistiti in qualità di familiari di assicurato, nonché ai pensionati o titolari di rendita ed ai loro familiari ammessi a fruire delle prestazioni antitubercolari ai sensi dell’art. 1 della legge n. 419/1975 (giornaliera). € 10,95 € 10,95
Assegno di cura o di sostentamento (mensile). € 88,37 € 88,37
La procedura automatizzata di liquidazione delle prestazioni antitubercolari è stata adeguata con i nuovi importi. Si rammenta che l’aggiornamento di cui trattasi sarà operato, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2016, anche sulle indennità giornaliere in corso di godimento a quest’ultima data, spettanti agli assicurati contro la tubercolosi in misura pari all’indennità di malattia per i primi 180 giorni di assistenza ai sensi dell’art. 1, co. 1, della legge 14 dicembre 1970, n. 1088. In ogni caso, se l’indennità di malattia da corrispondere dovesse risultare inferiore all’indennità giornaliera prevista nella misura fissa di euro 13,14, dovrà essere erogata quest’ultima. (INPS, circolare n. 3 del 13 gennaio 2016) Vincenzo D’Andò