Diario quotidiano dell’11 dicembre 2015: accertamenti a tavolino senza contraddittorio

Pubblicato il 11 dicembre 2015



accertamenti “a tavolino”: niente fase del contraddittorio, tranne per l’Iva; fondi immobiliari: è esente da Iva la gestione dei beni; Equitalia unica per tutto il territorio nazionale, unica esclusa la Sicilia; canone di locazione commerciale non riscosso nell’anno di maturazione; l’artista, anche se si avvale di agenti, non è soggetto ad IRAP; giudici tributari: pubblicate in G.U. le nuove regole; riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per il 2016; maxi sanzione per lavoro nero e sospensione dell’attività imprenditoriale: invariata la compilazione del Modello F23; sanzioni per lavoro nero: circolare della Guardia di finanza; CNDCEC: ecco le linee guida per il sindaco unico; le nuove partite Iva aumentano nella misura dell’1,40%; Nuova disciplina delle integrazioni salariali ordinarie
 
Indice: 1) Accertamenti “a tavolino”: niente fase del contraddittorio, tranne per l’Iva 2) Fondi immobiliari: è esente da Iva la gestione dei beni 3) Equitalia unica per tutto il territorio nazionale, unica esclusa la Sicilia 4) Canone di locazione commerciale non riscosso nell’anno di maturazione 5) L’artista, anche se si avvale di agenti, non è soggetto ad IRAP 6) Giudici tributari: pubblicate in G.U. le nuove regole 7) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per il 2016 8) Maxi sanzione per lavoro nero e sospensione dell’attività imprenditoriale: invariata la compilazione del Modello F23 9) Sanzioni per lavoro nero: circolare della Guardia di finanza 10) CNDCEC: ecco le linee guida per il sindaco unico 11) Le nuove partite Iva aumentano nella misura dell’1,40% 12) Nuova disciplina delle integrazioni salariali ordinarie    

1) Accertamenti fiscali “a tavolino”: niente fase del contraddittorio, tranne per l’Iva

La fase del contraddittorio non è necessaria per gli accertamenti fiscali “a tavolino”, ovverosia per gli accertamenti fatti dall’Amministrazione finanziaria senza che il contribuente ne sappia nulla, se non quando poi riceve l’avviso di contestazione emesso dall’Erario, contro cui può soltanto presentare ricorso presso la commissione tributaria. Unica eccezione è data per gli accertamenti contenenti rilievi per Iva, infatti, in tale ipotesi rimane l’obbligo per il Fisco di dovere prima instaurare la fase del contraddittorio.

Tutto questo è ormai certo (tranne che la Suprema Corte non muti nuovamente l’orientamento) a seguito della sentenza (n. 24823 del 9 dicembre 2015) emessa dalla Corte di Cassazione, a sezioni unite, che pone fine ad un lungo contrasto di giurisprudenza.

Dunque, le garanzie elencate nell’articolo 12 dello Statuto del contribuente si applicano soltanto agli atti emessi a seguito di accessi, ispezioni o verifiche fiscali effettuate presso la sede del soggetto sottoposto a controllo. Oppure quando la rettifica, sebbene giunta senza un preventivo confronto tra le parti, riguardi tributi armonizzati (per esempio l’Iva). Sono state centinaia le sentenze, di merito e di legittimità, che hanno interpretato in un modo o nell’altro l’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale. Il quesito portato all’esame degli ermellini era quindi di particolare importanza, dal momento che può immediatamente riflettersi su una moltitudine di procedimenti in corso.

L’articolo 12, comma 7 della legge n. 212/2000 fissa una serie di paletti ai poteri dell’Agenzia delle entrate. Si tratta di garanzie procedimentali quali la formazione del verbale di chiusura delle operazioni, il rilascio di copia del verbale al contribuente, la facoltà del contribuente di comunicare osservazioni e richieste (e corrispondente dovere dell'ufficio di tenerle in considerazione), il divieto per l’Ufficio di emettere l’avviso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dal rilascio del verbale (salva la ricorrenza di particolare e motivata urgenza). La giurisprudenza si è occupata a più riprese della materia, emettendo sentenze su ciascuno dei paletti elencati dallo Statuto. Ma se fino allo scorso anno la sezione tributaria della Cassazione aveva sempre limitato la portata di tali previsioni agli accertamenti originati da verifiche “a domicilio”, con due sentenze gemelle (nn. 19667 e 19668 del 2014) le sezioni unite hanno evocato l’esistenza di un principio generale, immanente nell’ordinamento (anche per derivazione comunitaria), che imporrebbe l’osservanza del contraddittorio su qualsiasi atto dell’Amministrazione fiscale sfavorevole al contribuente. Adesso, invece, la retromarcia dei giudici di legittimità, negativa per i contribuenti.

Prescrizione interruttiva

Altra decisione, non favorevole ai contribuenti: La prescrizione è interrotta dall’atto di esercizio del diritto, ovvero alla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario e non al momento di perfezionamento della notifica presso il destinatario.

La Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza n. 24822 del 9 dicembre 2015, è tornata sulla questione della diversa decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche del notificante e del destinatario.

I massimi giudici ritengono obbligatorio il rispetto del principio di ragionevolezza implicante un bilanciamento dei beni in conflitto.

È il periodo temporale tra la consegna da parte del notificante dell’atto per la notifica e la ricezione legale dell’atto da parte del notificato la zona grigia di tempo in cui domina l’incertezza giuridica per il notificante e il destinatario.

I giudici di legittimità citando la sentenza n. 26804/2013 (secondo cui l’effetto interruttivo della prescrizione si verificava dal momento della notifica al destinatario dell'atto di citazione), hanno posto le basi per una sua critica in punto di diritto interno.

Il primo rilievo afferisce la portata applicativa dell'art. 1334 del codice civile, il quale fa riferimento agli atti negoziali (l’atto di citazione, che è l’atto che riguarda il caso di specie, non è atto negoziale).

Il secondo rilievo, strettamente connesso al primo, riguarda l’ipotesi (improbabile) di un’estensione agli atti processuali con effetti sostanziali, dell’art. 1334 cc..

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2) Fondi immobiliari: è esente da Iva la gestione dei beni

Al via l’esenzione Iva anche per la gestione dei fondi immobiliari. Interessante decisione in ambito europeo. Tuttavia, l’esenzione non è applicabile all’amministrazione effettiva dei beni immobili.

La Corte di giustizia Ue, con la sentenza del 9 dicembre 2015, nel procedimento C-595/13, ha, infatti, stabilito che ai fini dell’imposta, infatti, la nozione di fondi comuni d’investimento comprende anche la società che raccoglie capitali per l’acquisto, la detenzione, la gestione e la vendita di beni immobili per conseguirne un profitto, distribuito agli investitori sotto forma di dividendi e di incremento del valore della partecipazione, se assoggettata a vigilanza statale. In tal caso, l’esenzione è applicabile alle operazioni di gestione di tali fondi, come l’acquisto e la vendita dei beni immobili ed i compiti amministrativi e di contabilità, mentre non è applicabile all’amministrazione effettiva dei beni immobili.

La Corte osserva che l’obiettivo dell’esenzione in esame è quello di agevolare l’investimento in titoli tramite organismi d’investimento, escludendo i costi dell’Iva, garantendo così la neutralità quanto alla scelta tra l’investimento diretto in titoli e quello mediante organismi d’investimento collettivo. La questione sollevata mira a stabilire se anche le società che sono state costituite da più di un investitore con il solo fine di investire in beni immobili il patrimonio riunito possano essere considerate un “fondo comune d’investimento”. Poiché ciò deve essere escluso in base alla direttiva Oicvm, che si applica solo agli investimenti in valori mobiliari, società come quelle di cui al procedimento principale, per poter essere considerate fondi comuni d’investimento esenti, devono presentare caratteristiche identiche agli organismi d’investimento collettivo ai sensi della direttiva Oicvm ed effettuare le stesse operazioni o, quanto meno, presentare tratti comparabili al punto da porsi in concorrenza con essi. La Corte giunge alla conclusione che un investimento composto esclusivamente da beni immobili, non soggetto alle norme sulla vigilanza previste dalla direttiva Oicvm, può costituire un fondo comune d’investimento ai fini Iva qualora il diritto nazionale preveda una vigilanza statale specifica per un siffatto fondo. Ove si accertasse la sussistenza di tale requisito, occorrerebbe poi esaminare se tali società presentano le altre caratteristiche richieste per poter essere considerate un fondo comune d’investimento esentabile dall’Iva .

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3) Equitalia unica per tutto il territorio nazionale, unica esclusa la Sicilia

La Sicilia rimane fanalino di coda anche per la riscossione coattiva dei tributi, infatti, si prevede la creazione di una sola società di riscossione su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sicilia. Equitalia si riorganizza e a partire dal 1° luglio nascerà Equitalia Unica. Dalla fusione di Equitalia Nord, Centro e Sud che resterà, assieme a Equitalia giustizia sotto l’ala della holding.

Il percorso che porterà alla nascita della nuova struttura avviene, si legge nel documento, su due interventi organizzativi: la fusione per incorporazione dei tre agenti della riscossione in una new co. costituita per gestire l’infrastruttura produttiva sull’intero territorio di competenza garantendo l’uniformità di comportamenti e processi lavorativi e il riassetto della holding in coerenza con il mutato quadro di riferimento.

L’obiettivo del riordino è il superamento delle residue duplicazioni organizzative e operative consentendo ulteriori miglioramenti in termini di semplificazione e di efficacia dei processi di riscossione, nonché un'omogenea percezione dell'immagine di Equitalia da parte dei suoi interlocutori.

La Holding dopo la fusione per incorporazione continuerà a svolgere le funzioni di indirizzo. L’obiettivo è anche quello di dare nuovo slancio motivazionale ai dipendenti delle società. La società tende, quindi, a ridurre gli adempimenti, traducendosi, così, alla riduzione dei costi di gestione, alla semplificazione ed alla riduzione dei processi lavorativi collegati nonché la disponibilità di maggiori risorse da dedicare alle attività di riscossione.

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4) Canone di locazione commerciale non riscosso nell’anno di maturazione

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con il parere n. 5 del 9 dicembre 2015, analizza la sentenza n. 21621 del 22 ottobre 2015 della Corte di Cassazione in merito alla rilevanza fiscale, ai fini dell’Irpeg e dell’Iva, dei canoni di locazione commerciale non riscossi nell’anno di maturazione a causa della morosità del locatario.

La Suprema Corte ha ritenuto che i canoni di locazione commerciale, maturati e non percepiti nell’anno di riferimento, sono fiscalmente rilevanti nel predetto periodo di imposta, esclusivamente ai fini della formazione del reddito di impresa, escludendo, quindi, ogni rilevanza ai fini dell’IVA per l'impresa locatrice. L’esclusione nasce dal differente “momento” in cui rilevano le prestazioni di servizi, rispettivamente, nel sistema impositivo del reddito di impresa e nel sistema comune di imposta sul valore aggiunto.

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5) L’artista, anche se si avvale di agenti, non è soggetto ad IRAP

L’artista, anche se si avvale di agenti, non è soggetto ad IRAP

Infatti, secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 24788 del 4 dicembre 2015, non è “autonomamente organizzato” l’artista che si appoggia ad un agente. Le società alle quali artisti, cantanti, sportivi o altri professionisti, che si avvalgono del loro talento per lavorare, si rivolgono per stipulare contratti o intermediazioni non sono assimilabili a collaboratori non occasionali e, per di più, le ingenti spese sostenute per svolgere un’attività artistica non dimostrano l’uso di un bene strumentale (il denaro) in misura eccedente il minimo indispensabile.

Nel caso di specie, l’Amministrazione finanziaria aveva negato il rimborso richiesto da un contribuente, attore professionista, in merito all’IRAP versata.

Secondo l’ufficio, non erano ravvisati elementi legittimanti l’esonero dall’assoggettazione al tributo. La CTP aveva negato il rimborso, ma la decisione era stata riformulata dalla CTR, che aveva accolto le ragioni del contribuente, negando che: “le società di capitali, che si occupano in Italia di assistenza legale e di intermediazioni immobiliari e finanziarie, cui il contribuente, che per cantare e recitare si avvale solo delle sue doti artistiche, si è rivolto, quando ne ha avuto bisogno per stipulare contratti teatrali o per investire gli ingenti guadagni [...] siano assimilabili a collaboratori non occasionali”.

Per le Entrate, l’affermazione stessa dell’attore, che aveva confermato di aver speso rilevanti somme per svolgere la sua attività, dimostrerebbe l’utilizzo di un bene strumentale (il denaro, per l’appunto) in “misura eccedente il minimo indispensabile per l’esercizio di attività artistica”.

Ciò non ha convinto la Cassazione, che ha ricordato ancora una volta i principi sui quali si fonda l’imposizione dell’IRAP: “Presupposto per l’applicazione dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi, che ricorre qualora il contribuente sia il responsabile dell’organizzazione ed impieghi beni strumentali, eccedenti per quantità o valore, il minimo generalmente ritenuto indispensabile per l’esercizio della professione, oppure si avvalga in modo non occasionale del lavoro altrui”. L’avvalersi in modo non occasionale del lavoro di terzi, però, non è un fattore decisivo: il giudice deve accertare infatti se tale prestazione rappresenti un valore aggiunto idoneo ad accrescere la capacità produttiva del professionista.

Inoltre, hanno affermato gli Ermellini, “l’attività artistica costituisce un elemento presuntivo idoneo a sorreggere l’apprezzamento secondo cui il contribuente risulta contare esclusivamente sulle proprie capacità professionali, nonostante la produzione di un reddito cospicuo”. Non è dunque sufficiente per individuare l’autonoma organizzazione che il contribuente si avvalga di un agente o di una società organizzatrice di spettacoli; e, hanno rilevato i Supremi Giudici, tale considerazione si può estendere anche al caso degli sportivi che stipulano contratti con società per la cura dell’attività agonistica e della loro immagine.

Infine, entrando nel cuore del ricorso presentato dalle Entrate, gli Ermellini hanno evidenziato come i rilievi mossi non colgano nel segno, perché “i fattori produttivi specifici sono i beni o i servizi oggetti di investimento, come macchinari, materiali ecc., mentre il denaro opera in sé come fattore di scambio monetario”. Insomma, il ricorso, formulato in tal modo, era da considerarsi da rigettare.

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6) Giudici tributari: pubblicate in G.U. le nuove regole

Giudici tributari: Pubblicate le nuove regole sui procedimenti disciplinari. Infatti, sulla Gazzetta Ufficiale n. 283 del 4 dicembre 2015, è stato pubblicato il nuovo regolamento sui procedimenti disciplinari relativi al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Il codice recepisce i contenuti del D.Lgs. n. 156/2015, prevedendo un generale inasprimento dell'attuale regime sanzionatorio e l'attribuzione di nuovi poteri di vigilanza sulla qualità e l'efficienza dei servizi di segreteria. Le nuove regole entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016.

Il nuovo regolamento disciplinare del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (CPGT) è stato adottato con delibera del 24 novembre 2015 in sostituzione del precedente regolamento del 10 giugno 2014.

Il codice recepisce i contenuti del D.Lgs. n. 156/2015 prevedendo un inasprimento dell’attuale regime sanzionatorio e l’attribuzione di nuovi poteri di vigilanza sulla qualità e l’efficienza dei servizi di segreteria.

A tal fine, l’art. 6 del regolamento identifica alcune condotte che saranno punite con sanzioni non inferiori alla censura (in precedenza erano considerate tra gli illeciti disciplinari). Si tratta, in particolare, dei comportamenti che violino i doveri o la dignità del proprio ufficio, della consapevole inosservanza dell’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge o dell’attribuzione di ingiusti vantaggi ad una delle parti.

L’art. 7 del regolamento, prevede la sospensione dalle funzioni per un periodo variabile da un mese fino a due anni, con perdita del compenso fisso, in relazione ai comportamenti di reiterato o grave ritardo nel compimento degli atti relativi all’esercizio delle funzioni o di quelli che, violando i doveri o la dignità del proprio ufficio, arrechino grave e ingiusto danno o indebito vantaggio a una delle parti.

Debutta inoltre una nuova causa di sospensione relativa all’uso della qualità di giudice tributario al fine di conseguire vantaggi ingiusti, in presenza di comportamenti abituali e connotati da gravità.

Tra le novità maggiormente significative (nuovo art. 7-bis), si prevede che i presidenti delle Commissioni tributarie provinciali e regionali non potranno più rivestire incarichi direttivi laddove sia accertata una interferenza “ingiustificata” nell’attività giudiziaria di un collega.

Come già stabilito dal precedente regolamento, in caso di condotte illecite del giudice, il procedimento disciplinare sarà promosso indipendentemente dall’azione civile di risarcimento del danno o dall’azione penale relativa allo stesso fatto.

Per quanto concerne i nuovi poteri di controllo, il regolamento attribuisce ai presidenti delle CTP e delle CTR la vigilanza sugli altri componenti, nonché sulla qualità e l’efficienza dei servizi di segreteria della propria commissione, al fine di segnalarne le risultanze al Dipartimento delle finanze.

Come previsto nell’ambito delle disposizioni finali, il regolamento entrerà in vigore dal 1° gennaio 2016.

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7) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per il 2016

Nella Gazzetta Ufficiale n. 286 del 9 dicembre 2015 è stato pubblicato il Decreto del Ministero del Lavoro del 30 settembre 2015 che approva la determinazione del Presidente dell’INAIL n. 283 del 27 luglio 2015, fissando per l’anno 2016, al 16,61% la misura della riduzione percentuale dell’importo dei premi e contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali da applicare per tutte le tipologie di premi e contributi destinatari della riduzione.

Dunque, per l’anno 2016, la misura della riduzione percentuale dell’importo dei premi e contributi dovuti per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, da applicare per tutte le tipologie di premi e contributi destinatari della riduzione, è fissata al 16,61% (D.M. 30 settembre 2015).

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8) Maxi sanzione per lavoro nero e sospensione dell’attività imprenditoriale: invariata la compilazione del Modello F23

Maxisanzione e sospensione dell’attività: nessuna variazione nel Modello F23. Il Ministero del Lavoro, con la nota n. 21476 del 7 dicembre 2015, rende noto che nonostante il D.Lgs n. 151/2015 abbia modificato la disciplina relativa alla maxi sanzione per lavoro nero ed al provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, non sono cambiate le relative modalità di compilazione dell’F23, nel quale dovrà essere indicato, come in precedenza, il codice 79AT.

Il welfare ha comunicato che, nonostante le significative modifiche intervenute in materia di maxisanzione per lavoro nero e provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale, ad opera dell’art. 22, D.Lgs. n. 151/2015, nulla è cambiato in relazione alla compilazione del modello F23.

Quindi nel citato modello F23 sarà presente anche il codice tributo “79AT”, utilizzato per indicare:

- il 30% dell’importo sanzionatorio relativo alla c.d. maxisanzione per lavoro nero;

- il 30% delle somme aggiuntive versate per la revoca del provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale;

- il maggiore introito derivante dalle maggiorazioni delle sanzioni di cui all'art. 14, comma 1, lett. c), D.L. n. 145/2013.

Peraltro, le suddette somme vanno in un apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate:

- al Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del D.L. n. 185/2008, convertito dalla Legge n. 2/2009;

ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel limite massimo di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2014, destinato a misure definite con Decreto del Ministro del Lavoro del 25 novembre 2014 e finalizzate ad una più efficiente utilizzazione del personale ispettivo ministeriale sull’intero territorio nazionale, ad una maggiore efficacia, anche attraverso interventi di carattere organizzativo, della vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale, nonché alla realizzazione di iniziative di contrasto del lavoro sommerso e irregolare.

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9) Sanzioni per il lavoro nero: circolare della Guardia di finanza

La Guardia di Finanza, con la circolare n. 353237 del 30 novembre 2015 illustra la riforma del Jobs Act (Dlgs n. 151/2015) in materia sanzionatoria, dettando le direttive operative anche sulle novità in materia di attività ispettiva (D.Lgs. 149/2015).

Come denota il Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nel documento del 10 dicembre 2015, la suddetta circolare evidenzia il necessario raccordo con l’Ispettorato nazionale del lavoro al fine di uniformare l’attività ispettiva e le nuove disposizioni sulla maxi-sanzione per il lavoro nero, diffida compresa. Per regolarizzare i lavoratori in nero sono previsti 120 giorni: un termine sia per adempiere alla diffida sia per pagare la sanzione in misura ridotta, al fine di evitare il procedimento sanzionatorio per lavoro nero. Il termine di 45 giorni per adempiere alla diffida, invece, è previsto in caso di lavoratori occupati in nero, ma non più in forza presso l’azienda, o di quelli regolarmente occupati, ma con periodi precedenti in nero.

In particolare, la norma introduce un sistema sanzionatorio a carattere progressivo, graduato per fasce in funzione della gravità della violazione.

Infatti, le sanzioni per ciascun lavoratore irregolare vanno da € 1.500,00 a € 36.000,00 in funzione dei giorni in cui è stato impiegato il lavoratore irregolare (da 30 giorni ad oltre i 60 giorni).

La sanzione aumenta poi del 20% in caso di lavoratori senza permesso di soggiorno o per l’impiego di minori in età non lavorativa.

Tuttavia, la maxi-sanzione non si applica nel caso in cui il datore di lavoro, prima dell’accesso ispettivo, abbia regolarizzato in maniera spontanea il rapporto di lavoro. A tal fine, si rimanda a quanto già esposto sopra.

La circolare della GdF si sofferma poi sulle sanzioni relative ai prospetti paga (da € 600,00 a € 7.200,00, in funzione del numero dei lavoratori irregolari occupati.) e degli assegni familiari. Seguono, infine, le regole della decorrenza delle novità.

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10) CNDCEC: ecco le linee guida per il sindaco unico

Dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti arrivano le linee guida per il sindaco unico.

Il documento contiene indicazioni interpretative e operative. Ma restano le forti perplessità della categoria sull’organo di controllo monocratico.

Il Consiglio nazionale dei commercialisti ha pubblicato le “Linee guida per il sindaco unico”. Il documento costituisce un ulteriore contributo del Consiglio Nazionale a supporto del lavoro dei commercialisti e a beneficio degli utenti delle prestazioni di questo organo di controllo societario. Rappresentano, allo stesso tempo, un logico corollario delle nuove Norme di comportamento del collegio sindacale, che hanno trovato applicazione a partire dal 1° settembre 2015.

“Abbiamo ritenuto opportuno individuare - afferma il presidente del Consiglio nazionale, Gerardo Longobardi - i principi e le soluzioni interpretative e operative applicabili all’organo monocratico nello svolgimento delle articolate funzioni di controllo ad esso affidate: il sindaco unico (e, in alternativa, al collegio sindacale) può svolgere sia la funzione di vigilanza ai sensi dell’art. 2403 c.c. sia quella di revisione ex D.lgs. n. 39/2010”. A partire dal 2011, con il maxiemendamento alla Legge di Stabilità e poi con ulteriori e repentini interventi modificativi e integrative, il legislatore ha introdotto, infatti, alcune modifiche alla disciplina del collegio sindacale delle società a responsabilità limitata. Si è introdotta così la figura dell’organo monocratico di controllo e, al contempo, sono state ridotte le fattispecie di nomina, sopprimendo l’ipotesi correlata all’ammontare del capitale sociale. Le modifiche apportate all’art. 2477 c.c., sottolinea Longobardi, “hanno sin dal principio suscitato molte perplessità sia per il metodo utilizzato che per le finalità sottese”.

“Quanto al metodo – afferma Longobardi - si è ritenuta in qualche misura sorprendente la scelta di modificare con successivi interventi le norme del codice civile che erano state già oggetto di approfondito e ponderato esame da parte della Commissione che ha approvato una riforma del diritto societario sin lì attesa da decenni.

Fra i primi commentatori del nuovo testo dell’art. 2477 c.c. sono emersi, peraltro, rilevanti dubbi di costituzionalità rispetto ad un disposto normativo che, nel disciplinare presidi a tutela dei soci (e degli altri stakeholder), ha posto come riferimento l’astratto “modello” di società al quale possono però corrispondere realtà economiche molto diverse, non determinate dalla forma sociale prescelta”.

Sulle finalità esprimono riserve i consiglieri nazionali dei commercialisti delegati ai Principi contabili, Principi di revisione e sistema dei controlli, Andrea Foschi e Raffaele Marcello , secondo i quali “sebbene gli ultimi interventi di modifica sarebbero volti, nelle intenzioni dichiarate dal legislatore, a contenere gli oneri per le imprese, la vigente versione del testo dell’art. 2477 c.c. non pare adeguata rispetto al raggiungimento di questo obiettivo”. ”L’attuale assetto dei controlli nelle S.r.l. – concludono - ha lasciato sostanzialmente invariate le funzione di controllo e le correlate responsabilità che gravano sui soggetti incaricati della vigilanza ex artt. 2403 e ss. c.c. e della funzione di revisione, consentendone la concentrazione in capo ad un solo soggetto che in tal modo non può beneficiare delle maggiori guarentigie offerte dalla composizione collegiale dell’organo”.

(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato del 10 dicembre 2015)

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11) Le nuove partite Iva aumentano nella misura dell’1,40%

E’ quanto emerge dall’Osservatorio sulle partite IVA, sintesi dei dati di ottobre 2015, pubblicato dal Ministero dell’Economia e Finanze il 10 dicembre 2015.

Nel mese di ottobre sono state aperte 45.737 nuove partite Iva ed in confronto al corrispondente mese dello scorso anno si registra un incremento dell’1,4%.

La distribuzione per natura giuridica mostra che circa il 72% delle nuove aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 22% da società di capitali, il 5,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente quasi l’1% del totale delle nuove aperture. Rispetto al mese di ottobre 2014, vi è stato un leggero aumento di avviamenti per le persone fisiche (+2%) e le società di capitali (+1,2%), mentre le società di persone fanno registrare un moderato calo (-3,9%).

Riguardo alla ripartizione territoriale, il 41,5% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 24,5% al Centro e il 33,8% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso mostra incrementi significativi in Toscana (+32,7%), Basilicata (+20%) e Liguria (+13,3%), mentre le flessioni più consistenti si rilevano in Sardegna (-10,5%), Campania (-8%) e Sicilia (-7,2%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio continua a registrare il maggior numero di avviamenti di partite Iva con circa il 24% del totale, seguito dalle attività professionali con il 13,1% e dall’agricoltura con l’11,2%. Rispetto al mese di ottobre 2014, tra i settori principali si osservano il sensibile aumento nel comparto dell’agricoltura (+35,4%), dell’istruzione (+34,4%) e della sanità (+12%). Le maggiori flessioni di aperture di partite Iva si registrano, invece, nei trasporti (-13,5%), nell’alloggio e ristorazione (-10,8%) e nelle attività immobiliari (-8,2%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione è relativamente stabile, con il 61,6% di aperture di partite Iva che appartengono al genere maschile. Il 48% viene avviato da giovani fino a 35 anni e il 34,3% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno, solo la classe di età più giovane registra un lievissimo calo di aperture, più significativo l’aumento per la classe da 51 a 65 (+7,5%). Analizzando il Paese di nascita, si evidenzia che un avviamento su cinque è operato da parte di un soggetto nato all’estero.

Nello scorso mese di settembre 3.663 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 11.270 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio1. Complessivamente, tali adesioni rappresentano il 32,6% del totale delle nuove aperture. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal decreto “milleproroghe” (DL 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso, in considerazione della circostanza che da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 10 dicembre 2015)

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12) Nuova disciplina delle integrazioni salariali ordinarie

Pubblicata la circolare n. 197/2015 che attua le disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, come previsto dal decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015.

La circolare introduce molte novità:

La durata massima complessiva dei trattamenti di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO).

L’abolizione dal 1° gennaio 2016 delle commissioni provinciali per l’autorizzazione delle ore di CIGO che viene disposta direttamente dalla Sede INPS territorialmente competente.

L’inclusione al beneficio degli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante.

Una anzianità presso l’unità produttiva aziendale di almeno 90 giorni di effettivo lavoro. Nei 90 giorni sono inclusi anche i giorni di ferie, festività, infortunio e maternità obbligatoria.

Il conguaglio fatto dalle Aziende, delle integrazioni anticipate ai lavoratori, viene sottoposto ad un termine di decadenza di 6 mesi ed è stata rivista la contribuzione a carico delle imprese con la rimodulazione delle aliquote contributive.

Il termine di presentazione della domanda è di 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Per le domande o sospensione dell’attività lavorativa intervenuti dal 24 settembre al 2 dicembre, il requisito di 15 giorni decorre dalla data di pubblicazione della circolare.

La nuova disciplina si applica a tutte le domande di CIGO presentate a decorrere dal 24 settembre 2015 anche se hanno ad oggetto eventi di sospensione o riduzione del lavoro antecedenti o iniziati prima dell’entrata in vigore del decreto. In questa ipotesi, non è richiesto il requisito dell’anzianità di effettivo lavoro dei 90 giorni e rimangono immutate le modalità di presentazione della domanda.

(INPS, comunicato del 10 dicembre 2015)

Vincenzo D’Andò