Diario quotidiano dell'11 dicembre 2015: accertamenti a tavolino senza contraddittorio

 

Indice:

1) Accertamenti “a tavolino”: niente fase del contraddittorio, tranne per l’Iva

2) Fondi immobiliari: è esente da Iva la gestione dei beni

3) Equitalia unica per tutto il territorio nazionale, unica esclusa la Sicilia

4) Canone di locazione commerciale non riscosso nell’anno di maturazione

5) L’artista, anche se si avvale di agenti, non è soggetto ad IRAP

6) Giudici tributari: pubblicate in G.U. le nuove regole

7) Riduzione dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro per il 2016

8) Maxi sanzione per lavoro nero e sospensione dell’attività imprenditoriale: invariata la compilazione del Modello F23

9) Sanzioni per lavoro nero: circolare della Guardia di finanza

10) CNDCEC: ecco le linee guida per il sindaco unico

11) Le nuove partite Iva aumentano nella misura dell’1,40%

12) Nuova disciplina delle integrazioni salariali ordinarie

 

 

1) Accertamenti fiscali “a tavolino”: niente fase del contraddittorio, tranne per l’Iva
La fase del contraddittorio non è necessaria per gli accertamenti fiscali “a tavolino”, ovverosia per gli accertamenti fatti dall’Amministrazione finanziaria senza che il contribuente ne sappia nulla, se non quando poi riceve l’avviso di contestazione emesso dall’Erario, contro cui può soltanto presentare ricorso presso la commissione tributaria. Unica eccezione è data per gli accertamenti contenenti rilievi per Iva, infatti, in tale ipotesi rimane l’obbligo per il Fisco di dovere prima instaurare la fase del contraddittorio.
Tutto questo è ormai certo (tranne che la Suprema Corte non muti nuovamente l’orientamento) a seguito della sentenza (n. 24823 del 9 dicembre 2015) emessa dalla Corte di Cassazione, a sezioni unite, che pone fine ad un lungo contrasto di giurisprudenza.
Dunque, le garanzie elencate nell’articolo 12 dello Statuto del contribuente si applicano soltanto agli atti emessi a seguito di accessi, ispezioni o verifiche fiscali effettuate presso la sede del soggetto sottoposto a controllo. Oppure quando la rettifica, sebbene giunta senza un preventivo confronto tra le parti, riguardi tributi armonizzati (per esempio l’Iva). Sono state centinaia le sentenze, di merito e di legittimità, che hanno interpretato in un modo o nell’altro l’obbligo del contraddittorio endoprocedimentale. Il quesito portato all’esame degli ermellini era quindi di particolare importanza, dal momento che può immediatamente riflettersi su una moltitudine di procedimenti in corso.
L’articolo 12, comma 7 della legge n. 212/2000 fissa una serie di paletti ai poteri dell’Agenzia delle entrate. Si tratta di garanzie procedimentali quali la formazione del verbale di chiusura delle operazioni, il rilascio di copia del verbale al contribuente, la facoltà del contribuente di comunicare osservazioni e richieste (e corrispondente dovere dell’ufficio di tenerle in considerazione), il divieto per l’Ufficio di emettere l’avviso prima della scadenza del termine dilatorio di 60 giorni dal rilascio del verbale (salva la ricorrenza di particolare e motivata urgenza). La giurisprudenza si è occupata a più riprese della materia, emettendo sentenze su ciascuno dei paletti elencati dallo Statuto. Ma se fino allo scorso anno la sezione tributaria della Cassazione aveva sempre limitato la portata di tali previsioni agli accertamenti originati da verifiche “a domicilio”, con due sentenze gemelle (nn. 19667 e 19668 del 2014) le sezioni unite hanno evocato l’esistenza di un principio generale, immanente nell’ordinamento (anche per derivazione comunitaria), che imporrebbe l’osservanza del contraddittorio su qualsiasi atto dell’Amministrazione fiscale sfavorevole al contribuente. Adesso, invece, la retromarcia dei giudici di legittimità, negativa per i contribuenti.
Prescrizione interruttiva
Altra decisione, non favorevole ai contribuenti: La prescrizione è …

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