Diario quotidiano del 6 novembre 2015: reverse charge in arrivo su pc, tablet e videogiochi

Pubblicato il 6 novembre 2015



niente Imu-Tasi sulle case in comodato d’uso a figli e genitori; reverse charge in arrivo su pc, tablet e videogiochi; é nulla la cartella di pagamento se non spiega cosa pretende il Fisco; l’avviamento va sempre considerato anche in presenza di perdite aziendali; proroga al 15 marzo per la trasmissione telematica delle nuove certificazioni uniche; ricarica media sulle vendite: un lieve scostamento non giustifica l’accertamento tributario; PMI innovative: ok al bilancio certificato; commissione europea: per l’Italia 2 anni di crescita all’orizzonte; circolare n. 173 del 23 ottobre 2015: errata corrige dell’INPS; legge di Stabilità 2016: abrogata l’introduzione dell’IMUS; MEF: tra gennaio e settembre entrate tributarie in aumento del 3,4%; sovraindebitamento: anche i ragionieri negli organismi di composizione; natura di impresa costruttrice delle cooperative edilizie di abitazione e regime di esenzione dall’IMU chiariti dal MEF; ulteriori chiarimenti sull’esenzione dall’IMU/TASI per i pensionati iscritti all’AIRE proprietari di più immobili in Italia

 Indice:  1) Niente Imu-Tasi sulle case in comodato d’uso a figli e genitori  2) Reverse charge in arrivo su pc, tablet e videogiochi  3) E’ nulla la cartella di pagamento se non spiega cosa pretende il Fisco  4) L’avviamento va sempre considerato anche in presenza di perdite aziendali  5) Proroga al 15 marzo per la trasmissione telematica delle nuove certificazioni uniche  6) Ricarica media sulle vendite: un lieve scostamento non giustifica l’accertamento tributario  7) PMI innovative: ok al bilancio certificato  8) Commissione europea: per l’Italia 2 anni di crescita all’orizzonte  9) Circolare n. 173 del 23 ottobre 2015: errata corrige dell’INPS  10) Legge di Stabilità 2016: abrogata l’introduzione dell’IMUS  11) MEF: tra gennaio e settembre entrate tributarie in aumento del 3,4%  12) Sovraindebitamento: anche i ragionieri negli organismi di composizione  13) Natura di impresa costruttrice delle cooperative edilizie di abitazione e regime di esenzione dall’IMU chiariti dal MEF  14) Ulteriori chiarimenti sull’esenzione dall’IMU/TASI per i pensionati iscritti all’AIRE proprietari di più immobili in Italia  

1) Niente Imu-Tasi sulle case in comodato d’uso a figli e genitori

Niente Imu e Tasi anche per le abitazioni date in uso ai parenti di primo grado, a cominciare dai figli. E’ questa l’ultima proposta allo studio che entra nel pacchetto di possibili modifiche alla Legge di Stabilità. Il pacchetto di potenziali ritocchi prevede al momento otto capitoli. A cominciare da quelli sul Sud, con l’introduzione di un credito di imposta per investimenti e l’obiettivo di fare salire la decontribuzione al 100% per i nuovi assunti, dal rafforzamento delle misure per famiglie e bisognosi, anche con l’eventuale ricorso di un sistema a scaglioni. E con il ripristino del tetto dei mille euro per l’uso del contante per il solo money transfer. Quasi certo la riduzione del taglio su Caf e patronati e il potenziamento della dote per il nodo province. In sospeso i provvedimenti sulle pensioni.

L’ipotesi di ampliare la cancellazione della tassazione sulla casa anche a chi mette a disposizione un’abitazione a un parente di primo grado (figli e genitori) non è stata comunque ancora pesata da un punto di vista finanziario nel dettaglio, ha spiegato la relatrice, Federica Chiavaroli (Ap); quel che è certo, però, è che emersa la volontà di intervenire su questo fronte e che secondo “l’ISTAT riguarda l’8% degli Italiani”. Restando nello stesso ambito, è allo studio anche la possibilità di introdurre agevolazioni per chi dà “in affitto a canone concordato una casa”.

2) Reverse charge in arrivo su pc, tablet e videogiochi

Nuova stretta in arrivo sulle frodi Iva. Con l’applicazione del reverse charge finiscono nel mirino tablet, pc, e console per videogiochi. Escono invece dal raggio d’azione dell’inversione contabile componenti ed accessori dei telefoni cellulari.

Oggi il Consiglio dei Ministri dovrebbe licenziare in prima lettura lo schema di decreto legislativo con cui vengono recepite le direttive Ue sull’applicazione del reverse charge a determinate operazioni a rischio frode.

La stretta contro l’evasione Iva riguarderà le operazioni B2B, ossia tutte le cessioni di determinati prodotti elettronici prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale. Il regime dell’inversione contabile che viene introdotto nel nostro sistema tributario si applicherà alle operazioni effettuate a partire dal 60° giorno successivo all’entrata in vigore del nuovo decreto legislativo.

Reverse charge esteso: Cessioni di tablet, pc portatili e console da gioco godranno del meccanismo di inversione contabile dell’Iva fino al 31 dicembre 2018. Dopo di che esso cesserà di applicarsi. Anche su telefonini e microprocessori.

Al fine di contrastare più efficacemente le frodi all’Iva, la direttiva 2013/42/Ue ha modificato e integrato l’art. 199-bis della direttiva 2006/112/Ce (direttiva Iva), da un lato ampliando l’area delle operazioni assoggettabili temporaneamente al regime dell’inversione contabile, dall’altro estendendo fino al 31 dicembre 2018 il periodo consentito.

Il provvedimento in arrivo apporta all’art. 17 del dpr Iva alcune modifiche, in parte innovative e in parte di adeguamento formale. Entrambe queste caratteristiche si rinvengono nella sostituzione della lettera c) del sesto comma, che attualmente assoggetta all’inversione contabile le cessioni di personal computer e dei loro componenti e accessori, mentre in realtà l’autorizzazione dell’Ue (decisione del Consiglio del 22 novembre 2010) ha delimitato l’oggetto della disposizione ai dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale. Sul punto, la riformulazione si limita quindi a ridefinire formalmente l’oggetto della disposizione, già applicata in conformità alla decisione Ue, aggiungendovi però, con carattere innovativo, anche le cessioni di console da gioco, tablet Pc e laptop, come consentito dall’art. 199-bis della direttiva Iva. L’assoggettamento al regime dell'inversione contabile di questi prodotti scatterà dalle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo all'entrata in vigore del provvedimento.

3) E’ nulla la cartella di pagamento se non spiega cosa pretende il Fisco

Stop alla cartella se manca la motivazione della pretesa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22489 del 4 novembre 2015, secondo cui è illegittima la cartella di pagamento emessa a seguito del controllo formale che non specifica l’iter logico-giuridico posto a base della pretesa impositiva. E ciò anche se al contribuente sia già stata inviata una precedente comunicazione di irregolarità.

In particolare, il contribuente aveva ricevuto la cartella a seguito di controllo formale della dichiarazione. L’Ufficio disconosceva la deduzione dell’assegno di mantenimento corrisposto all’ex coniuge perché versato in un’unica soluzione e alcune detrazioni per i figli a carico. Il provvedimento veniva impugnato per carenza di motivazione dell’atto. I giudici di primo e secondo grado accoglievano la tesi del contribuente.

Infine, la Suprema Corte ha respinto l’appello del Fisco ribadendo che la cartella di pagamento deve essere preceduta dalla comunicazione dell’esito del controllo formale.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva, erroneamente, che la comunicazione inviata al contribuente, ai sensi del 4° comma dell’art. 36 ter del DPR 600/1973, integrata dalla motivazione sintetica della cartella, fosse sufficiente a ritenere soddisfatto il requisito della motivazione dell'atto impositivo.

Ora, come ribadito da questa Corte (Cass. 15311/2014), la cartella di pagamento deve essere preceduta dalla comunicazione dell’esito del controllo ex art. 36 ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, a pena di nullità, poiché tale comunicazione assolve ad una funzione di garanzia e realizza la necessaria interlocuzione tra l’Amministrazione finanziaria ed il contribuente prima dell’iscrizione al ruolo.

Nel comma 4 dell’art. 36 ter, viene previsto che l’esito del controllo formale è comunicato al contribuente o al sostituto d’imposta con l’indicazione dei motivi che hanno dato luogo alla rettifica degli imponibili, delle imposte, delle ritenute alla fonte per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo formale (entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione parole aggiunte dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, art. 1, comma 1, lett. b)).

La procedura di cui al citato art. 36 ter del D.P.R. n. 600/1973, infatti, diversamente da quella delineata nell’art. 36 bis, medesimo D.P.R., si connota per l'effettuazione di controlli su dati e documenti esterni rispetto al mero contenuto cartolare della dichiarazione, che si risolvono sovente nell’accertare la veridicità di quanto in essa riportato e non la mera sussistenza di errori di calcolo o di omissioni.

La previa comunicazione di irregolarità rappresenta dunque un atto amministrativo istruttorio, emesso dall’Agenzia delle entrate e relativo a somme non ancora iscritte a ruolo.

4) L’avviamento va sempre considerato anche in presenza di perdite aziendali

Le perdite accumulate non rilevano per l’avviamento. Nella determinazione del valore dell’azienda ceduta l’avviamento ai fini fiscali non può essere ricondotto a una cifra simbolica. Intanto, anche se non vengono conseguiti utili, non può mai essere esclusa la sua presenza essendo una qualità positiva dell’azienda.

Inoltre, le perdite accumulate non rilevano per l’avviamento perché è un’attività potenziale dell’azienda ed è svincolato dal reddito d’impresa, che risente della gestione finanziaria.

Sono queste le conclusioni contenute nella sentenza n. 22506 del 4 novembre 2015 della Corte di Cassazione.

La vicenda esaminata dalla Suprema Corte (nell’ambito di una sentenza che riguarda anche molte questioni procedurali) concerne l’applicazione dell’imposta di registro alla cessione di un complesso aziendale ed editoriale relativo ad un quotidiano.

La circostanza che un’impresa abbia prodotto delle perdite negli anni precedenti alla cessione dell’azienda, pur meritevole di attenta considerazione ai fini della determinazione dell’avviamento dell’azienda ceduta, non è un elemento da solo sufficiente ad escludere l’esistenza di un avviamento, ai fini della determinazione della base imponibile dell’imposta di registro. Nel caso di specie, tra l’Agenzia delle entrate ed i contribuenti era sorto un contenzioso in relazione alla corretta valutazione dell’azienda, con particolare riferimento al valore di avviamento, che era stato individuato dalle parti nella misura simbolica di “1 lira”.

La vicenda è poi giunta in Cassazione, la quale, accogliendo due dei motivi di ricorso dell’Agenzia delle entrate, rinviene un errore nella sentenza di merito, nella parte in cui la Commissione Tributaria ha desunto la “preesistente inattitudine dell’azienda alla produzione di un reddito”, facendone scaturire l’esclusione di un valore di avviamento superiore a quello simbolico di 1 lira, “dal mero fatto delle perdite intervenute negli anni precedenti ed in quello di cessione”.In breve, la Commissione tributaria ha ritenuto che il fatto stesso dell’esistenza delle perdite e la loro persistenza, anche dopo la vendita, consentisse di escludere che l’avviamento del complesso aziendale ed editoriale potesse avere valore positivo. Ma tale affermazione, secondo la Corte di Cassazione, configura “un errore giuridico”. L’avviamento è una qualità dell’azienda. In particolare, la sentenza, dopo aver ricordato che l’avviamento configura una qualità dell’azienda, precisa che, ai fini dell’imposta di registro, a norma dell’art. 51 del DPR 131/86, per gli atti che hanno ad oggetto aziende, il valore venale di esse deve essere determinato “con riferimento al valore complessivo dei beni che compongono l’azienda, compreso l’avviamento” ed escluse le passività. Tale procedimento – continua la Corte – è coerente con la natura dell’avviamento, che è un valore patrimoniale e, come tale, attiene all’azienda obiettivamente considerata e non all’attività di impresa.

Per queste ragioni, il fatto che un’impresa abbia prodotto perdite negli anni precedenti la cessione dell’azienda, pur costituendo un fatto rilevante e meritevole di attenta considerazione ai fini della determinazione dell’avviamento, non è da solo sufficiente ad esaurire l’oggetto di indagine.

Infatti, ben potrebbe capitare che un’impresa sia in perdita per ragioni che non hanno nulla a che vedere con l’avviamento aziendale (come, per esempio, l’insufficiente liquidità, il peso degli oneri finanziari ecc.), mentre l’azienda conservi un considerevole valore di avviamento.

5) Proroga al 15 marzo per la trasmissione telematica delle nuove certificazioni uniche

Più tempo per le certificazioni uniche. Nel corso dell’audizione presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, il presidente del Cndcec, Gerardo Longobardi ha presentato le proposte della categoria.

Proroga al 15 marzo per la trasmissione telematica delle nuove certificazioni uniche integrate e limitazione dell’obbligo di invio alle sole certificazioni riferite ai soggetti ammessi all’utilizzo della dichiarazione precompilata. Inoltre, sanzioni azzerata o ridotte nel primo anno di invio dei dati da parte dei professionisti sanitari al sistema Tessera sanitaria nazionale, in vista dell’ingresso dei dati sanitari nel 730 precompilato. Sul fronte della fatturazione elettronica, invece, appare prematuro l’obbligo di estenderla agli scambi B2B; ciò che serve è, invece, mettere a disposizione gratuitamente il software per la conservazione elettronica e fermare gli accertamenti analitico-induttivi per chi la utilizza.

Trasmettere le Certificazioni uniche (Cu) integrate in via telematica all’Agenzia delle entrate non il 7 marzo, ma almeno il 15 marzo, per scongiurare criticità, visto che, altrimenti, l’invio avverrebbe a distanza di una sola settimana dal termine di effettuazione dei conguagli da parte dei sostituti d’imposta. E procrastinare al 20 aprile la messa a disposizione da parte dell'Agenzia del modello 730 precompilato. Una differente scansione degli adempimenti richiesta dal Consiglio nazionale dei commercialisti nell’audizione nella commissione di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. Per il presidente Gerardo Longobardi, l’inoltro entro il 7 marzo delle Cu (attestanti redditi erogati, ritenute operate, detrazioni d’imposta effettuate e contributi previdenziali e assistenziali trattenuti), rappresenta una tappa del percorso di semplificazione’ fiscale che, però, ha generato ulteriori obblighi per i professionisti. E la rotta va corretta pure sul fronte dell’impianto sanzionatorio della Tessera sanitaria. Longobardi ha invocato celerità nella fornitura di applicativi e istruzioni. E poiché si dovrà fare fronte a controlli su ricevute di pagamento, scontrini e fatture, ha affermato che è necessario prevedere la mitigazione, se non la sospensione delle sanzioni almeno nel primo anno di applicazione della disciplina.

6) Ricarica media sulle vendite: un lieve scostamento non giustifica l’accertamento tributario

Ricarica media sulle vendite: un lieve scostamento non giustifica l’accertamento, ancor più se sia stata riscontrata la regolarità delle scritture contabili, tra cui la contabilità di magazzino.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22465 del 4 novembre 2015.

Dunque, in presenza di una regolare contabilità aziendale diventa più difficile per l’Ufficio dimostrare l’esistenza di ricavi non dichiarati.

Il tutto é scaturito da un avviso di accertamento che rideterminava, in aumento, il reddito imponibile di una Sas in relazione ad un’unica un’annualità d’imposta, sulla base dell’asserita mancata dichiarazione di ricavi; circostanza desunta dall’Ufficio a seguito del ricarico medio ponderato, da applicare al costo delle merci in vendita, quantificato nel 66% contro il 42% dichiarato e applicato dalla contribuente.

I giudici di primo grado e, poi, quelli dell’appello non hanno condiviso la pretesa impositiva, con conseguente dichiarazione di nullità degli avvisi di accertamento impugnati. Infine, la Cassazione ha definitivamente accolto le richieste del contribuente.

Accertamento analitico-induttivo ex art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. 600/1973

La Suprema Corte ha colto l’occasione per precisare che, “nell’accertamento delle imposte sui redditi, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico - induttivo del reddito d’impresa, ai sensi dell'art. 39, primo comma lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto confliggente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo della antieconomicità del comportamento del contribuente. In tali casi, pertanto, è consentito all’Ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici - purché gravi, precise e concordanti -, maggiori ricavi o minori costi, a esempio determinando il reddito del contribuente utilizzando le percentuali di ricarico, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente”.

Da questo principio non si è discostata, a giudizio dei giudici di legittimità, la CTR di Bolzano, la quale, anche alla luce della disposta consulenza tecnica d’Ufficio, ha potuto escludere la correttezza del metodo utilizzato daiverificatori per determinare il volume d’affari della contribuente. Infatti, per un verso, lo scostamento dei ricavi dichiarati da quelli attribuiti mediante l’applicazione di una differente percentuale di ricarico non è risultata così “straordinariamente consistente” da giustificare l’accertamento per via induttiva, dall’altro la contabilità ordinaria della contribuente è risultata “formalmente ineccepibile” così come quella “di magazzino”.

7) PMI innovative: ok al bilancio certificato

PMI innovative: ok al bilancio certificato per l’iscrizione alla sezione speciale. Via libera alla certificazione del bilancio successiva all’approvazione per le società “che, di regola, non sono tenute all’obbligo di certificazione, e per le quali tale obbligo sorge solo al momento dell’iscrizione e per le finalità previste dalla normativa sulle PMI innovative”. La revisione per la certificazione è di tipo “legale” e non “volontaria”.

A fornire le due indicazioni è stato il Ministero dello Sviluppo Economico, rispettivamente con la circolare n. 3683/C e il parere n. 222697 entrambi del 3 novembre 2015.

Con il primo documento di prassi il Ministero ha dato risposta ai numerosi quesiti da parte di imprese ed associazioni di categoria, tendenti a conoscere se l’obbligo di certificazione del bilancio (art. 4, co, 1, lett. b), D.L. n. 3/2015) debba essere coevo alla approvazione del bilancio stesso. La risposta del MISE è affermativa ma con un’eccezione: per le società che, di regola, non sono tenute al menzionato obbligo, la certificazione “non può che essere successiva alla redazione e approvazione del bilancio (salva l’ipotesi marginale dell’iscrizione in sezione speciale coincidente con l’approvazione del bilancio relativo all’esercizio precedente)”, purché ovviamente precedente la domanda di iscrizione. Come precisato, a regime – ovvero dal primo esercizio successivo alla iscrizione nella sezione speciale - la PMI innovativa è tenuta ad adempiere alla certificazione contemporaneamente all’approvazione del bilancio, pena la cancellazione immediata dalla sezione speciale e la decadenza dalle relative agevolazioni, senza possibilità di proroghe o sanatorie o remissioni in termini.

Con il parere, invece, il Ministero, pur ritenendola meritevole di riflessione, boccia la soluzione prospettata dal contribuente: non limitare al solo tipo di incarico di revisione legale il termine “certificazione” al fine di consentire semplificazione e riduzione della spesa a carico dell’impresa. Per il Ministero il discrimine tra revisione legale e volontaria è dato esclusivamente dal richiamo (o meno) normativo dell’obbligo, oltre al fatto che “la scelta operata dal Legislatore è finalizzata alla tutela del mercato, da realizzarsi sia in sede di verifica dinamica dei requisiti da parte degli organi a ciò preposti, sia in sede di verifica da parte degli eventuali customer della società”. Ragione da cui “si deduce che la relazione deve essere rivolta all’assemblea (affinché ne prenda atto propedeuticamente all’approvazione del bilancio) e non agli organi di direzione ed amministrazione della società (come avviane in caso di revisione volontaria)”.

8) Commissione europea: per l’Italia 2 anni di crescita all’orizzonte

La Commissione europea ha diffuso il 5 novembre 2015 le proprie previsioni autunnali sull’andamento dell’economia nell’Unione europea, nell’area euro e nei singoli Stati membri.

L’economia crescerà nel 2016 e nel 2017

Per la Commissione l’economia italiana crescerà nel 2015 dello 0,9% sul 2014, in linea con le stime del Governo. La crescita nel 2016 è stimata in 1,5% (un decimo di punto percentuale in meno delle stime del Governo). Nel rapporto della Commissione si legge che “Nel 2016, il PIL reale è atteso in crescita dell’1,5% sostenuto dalla domanda interna. Bassa inflazione, crescita dell’occupazione e tagli di tasse dovrebbero sostenere il reddito disponibile e quindi i consumi privati.” Inoltre la Commissione ritiene che il settore delle costruzioni possa registrare una ripresa graduale mentre “gli investimenti in nuovi macchinari dovrebbero migliorare con il rafforzamento della domanda, la diminuzione delle scorte e l’aumento dei margini di profitto.” Il quadro delineato dalla Commissione prevede la normalizzazione delle condizioni del credito nel 2016 grazie alla politica monetaria e alla canalizzazione dei flussi finanziari verso imprese più produttive. L’economia è prevista in espansione anche nel 2017 (+1,4%), con una crescita delle importazioni e degli investimenti.

Aumenta il numero delle persone che lavorano

Anche per l’occupazione le stime sono positive grazie alle politiche del Governo: “La decontribuzione di tre anni per le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel 2015 ha sostenuto l’incremento del numero di occupati registrato nella prima parte dell’anno. L’aumento dell’occupazione dovrebbe continuare anche per il resto del 2015”. Il Governo ha prolungato la politica di decontribuzione anche nel 2016, sebbene nella misura parziale del 40%, quindi per la Commissione grazie al consolidamento della ripresa “l’occupazione è attesa in miglioramento anche nel 2016 e nel 2017”, mentre i lavoratori “in precedenza scoraggiati adesso si uniranno alla forza lavoro”.

Un 2015 virtuoso grazie alla spending review

In linea con le stime del Governo, per la Commissione “nel 2015 il deficit è proiettato in calo al 2,6% del PIL (dallo 0,3% del 2014), sostenuto da una ulteriore contrazione nella spesa per interessi e un avanzo primario marginalmente più alto grazie alla crescita economica”. La Commissione riconosce che in Italia i conti sono sotto controllo, in quanto “la spesa primaria è prevista in aumento per meno dell’1% sull’anno precedente in termini nominali, grazie ai tagli di spesa decisi con la legge di stabilità 2015”. I tagli di spesa hanno consentito di finanziare il bonus Irpef ai lavoratori con redditi bassi, l’estensione degli ammortizzatori sociali e le nuove assunzioni nella scuola.

La pressione fiscale diminuisce e gli investimenti pubblici non sono più in calo

Nel rapporto della Commissione si legge ancora che nel 2016 “gli investimenti pubblici si stabilizzano dopo cinque anni di contrazione significativa” e che “la pressione fiscale è in diminuzione di circa 1 punto percentuale di PIL rispetto al 2015”.

Deficit e debito in riduzione

Già previsto in riduzione nel 2016, secondo la Commissione il deficit sarà in calo anche nel 2017 a 1,6% del PIL, mentre “il rapporto debito/PIL è stimato in diminuzione nel 2016 e nel 2017, grazie alla crescita nominale più alta e all’avanzo primario”.

(Ministero dell’Economia, comunicato del 05 novembre 2015)

9) Circolare n. 173 del 23 ottobre 2015: errata corrige dell’INPS

Con la circolare 173 del 23/10/2015 - concernente i lavoratori assicurati ex Ipsema, sono state dettate le disposizioni operative per l’anticipazione ed il conguaglio delle prestazioni diverse dalla malattia.

A causa di un mero refuso, nel paragrafo 3.1 della suddetta circolare è stata data indicazione del mese di “giugno” anziché del mese di “ottobre”.

Pertanto, al fine di agevolare le imprese nell’utilizzo del flusso regolarizzativo Uniemens, si riportano di seguito le indicazioni del sottoparagrafo “Recupero somme arretrate” con evidenza in grassetto del mese modificato.

Per il recupero di anticipazioni non conguagliate nel mese di competenza, per eventi intervenuti a decorrere da ottobre 2015, le aziende utilizzeranno la procedura delle regolarizzazioni Uniemens.

(INPS, messaggio n. 6736 del 4 novembre 2015)

10) Legge di Stabilità 2016: abrogata l’introduzione dell’IMUS

Tra le novità, contenute nel Disegno di Legge della c.d. Legge di Stabilità 2016, viene prevista l’abrogazione dell’art. 11, del D.Lgs. n. 23/2011 che prevede l’istituzione dell’Imposta Municipale Secondaria (IMUS).

Si ricorda che tale imposta avrebbe dovuto sostituire la TOSAP e il canone COSAP per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche, l’imposta comunale sulla pubblicità e i diritti sulle pubbliche affissioni (ICPDPA) nonché il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP).

11) MEF: tra gennaio e settembre entrate tributarie in aumento del 3,4%

Salgono le entrate tributarie nei primi nove mesi dell'anno e ammontano a 301,137 miliardi, con un aumento del 3,4% (+9,862 mld) rispetto allo stesso periodo del 2014.

Lo ha reso noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il comunicato n. 219 del 5 novembre 2015, precisando che ai fini di un confronto omogeneo, neutralizzando le entrate straordinarie del 2014 e tenendo conto degli elementi che hanno determinato l'andamento delle ritenute di lavoro dipendente, le entrate tributarie erariali presentano una crescita tendenziale del 2,4% (+6,847 miliardi). In particolare le imposte dirette registrano un gettito complessivamente pari a 163,998 mld, in aumento del 5,6% (+8,738 mld) rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre le imposte indirette registrano un gettito pari a 137,139 mld, in aumento dello 0,8% (+1,124 mld) rispetto allo stesso periodo del 2014.

Per quanto riguarda le imposte dirette, le entrate Irpef crescono del 6,5% (+7,698 mld), per effetto principalmente dall’andamento positivo delle ritenute di lavoro dipendente. In crescita anche l'Ires (+215 mln, pari a +1,3%) grazie ai maggiori versamenti in autoliquidazione dei mesi di luglio e agosto che confermano un quadro congiunturale in miglioramento rispetto all'anno scorso. Tra le altre imposte dirette, aumenta del 64,9% (+813 mln) il gettito dell'imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 92,7% (+532 mln) quello dell’imposta sostitutiva sul valore dell'attivo dei fondi pensione. Il gettito di entrambe le imposte è sostenuto dagli incrementi delle aliquote di tassazione dei redditi di natura finanziaria, rispettivamente dal 20 al 26% e dall’11,5 al 20%, adottati per finanziare le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. L'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonché ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale ha registrato una crescita di 1,556 mld (+22,5%).Per quanto riguarda le imposte indirette prosegue la crescita delle entrate dell’Iva che aumentano di 2,707 mld (+3,5%) per effetto dell’andamento complessivamente positivo della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all'applicazione del meccanismo dello Split Payment (+4,5%), mentre continua a essere in calo il gettito registrato dalle importazioni dai Paesi extra-Ue (-3,4%).

Le entrate dell'accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) presentano un calo limitato a 9 mln (-0,1%).

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita dello 0,8% (+73 mln), mentre il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo è sostanzialmente stabile (+0,1%, +8 mln) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

12) Sovraindebitamento: anche i ragionieri negli organismi di composizione

Una sentenza del Tar Lazio dà ragione al Consiglio nazionale dei commercialisti. Soddisfazione di Longobardi.

Anche i trentacinquemila ragionieri facenti parte della sezione A dell’albo dei commercialisti possono iscriversi agli Organismi di composizione delle crisi da sovra indebitamento. Con una sentenza depositata il 4 novembre 2015, il Tar del Lazio ha infatti accolto il ricorso presentato dal Consiglio nazionale della categoria contro i Ministeri della Giustizia, dello Sviluppo economico e dell’Economia con il quale l’ente aveva impugnato il decreto ministeriale pubblicato del settembre 2014 che, prevedendo la laurea tra i requisiti di iscrizione negli elenchi degli organismi di composizione, di fatto escludeva decine di migliaia di ragionieri, sprovvisti di laurea ma pienamente abilitati alla funzione di gestore delle crisi in quanto iscritti alla sezione A dell’Albo dei commercialisti.

Soddisfazione per la sentenza viene espressa dal presidente nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi. “Il Tar del Lazio – afferma – fa chiarezza su una norma di cui avevamo da subito denunciato con forza la contraddittorietà”. “Il decreto – prosegue Longobardi - ha una formulazione erronea nella parte in cui prevede un generalizzato obbligo di possesso della laurea specialistica quale requisito di accesso all’elenco dei soggetti ammessi a ricoprire la qualifica di gestore della crisi da sovra indebitamento, senza prevedere però una deroga per i ragionieri. Cosa che generava un’irragionevole e ingiustificata disparità di trattamento a loro danno cui il Tar pone ora rimedio”.

Il testo appariva ancor più contraddittorio dal momento che, come spiegano i consiglieri nazionali delegati alla materia Felice Ruscetta e Maria Rachele Vigani, “paradossalmente le disposizioni transitorie del DM, stabiliscono che per i tre anni successivi alla sua entrata in vigore, i professionisti appartenenti agli ordini professionali dei notai, degli avvocati e dei commercialisti sono esentati dall’attività di formazione obbligatoria, purché documentino di essere stati nominati, in almeno quattro procedure, curatori fallimentari, commissari giudiziali, delegati alle operazioni di vendita nelle procedure esecutive immobiliari ovvero per svolgere i compiti e le funzioni dell'organismo o del liquidatore. Incarichi per i quali i ragionieri hanno l’abilitazione. Il nostro ricorso, dunque - concludono Ruscetta e Vigani - denunciava anche il fatto che il DM nelle norme transitorie considera abilitati alla funzione di compositore delle crisi quegli stessi ragionieri che di fatto esclude nel momento in cui ne fissa i requisiti”.

(CNDCEC, comunicato del 5 novembre 2015)

13) Spetta l’esenzione IMU/TASI per gli immobili non assegnati in proprietà dalle cooperative edilizie

Natura di impresa costruttrice delle cooperative edilizie di abitazione e regime di esenzione dall’IMU chiariti dal MEF.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), con la risoluzione n. 9/DF del 5 novembre 2015, ha fornito chiarimenti in merito all’applicabilità agli immobili non assegnati in proprietà dalle cooperative edilizie dell’esenzione dall’imposta municipale propria (IMU). Peraltro, la norma stabilisce che dal 1° gennaio 2014 sono esenti dall’IMU i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.

Intanto viene ribadito che nella categoria delle imprese costruttrici rientrano a pieno titolo le cooperative edilizie che costruiscono, anche avvalendosi di imprese appaltatrici, alloggi da assegnare ai propri soci.

Ebbene, il MEF ritiene applicabile al caso sopra accennato l’esenzione dall’IMU dal momento che le cooperative edilizie che assegnano in proprietà gli alloggi ai propri soci possiedono i requisiti richiesti dalla disposizione di cui all’art. 13, comma 9-bis, del D.L. n. 201 del 2011.

Ovviamente, conclude il MEF, l’inquadramento giuridico della fattispecie in questione vale anche ai fini del tributo per i servizi indivisibili (TASI) disciplinato dai commi 639 e seguenti dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e in particolare per quanto concerne l’individuazione dell’aliquota applicabile agli immobili in questione dal combinato disposto dei commi 640, 676 e 677 dell’art. 1 della medesima legge.

14) Ulteriori chiarimenti sull’esenzione dall’IMU/TASI per i pensionati iscritti all’AIRE proprietari di più immobili in Italia

Il Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF), con la risoluzione n. 10/DF del 5 novembre 2015, ha fornito chiarimenti in merito al caso in cui i cittadini italiani residenti all’estero e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), aventi diritto all’applicazione del trattamento di favore in materia di imposta municipale propria (IMU), previsto dall’art. 9-bis del D. L. 28 marzo 2014, n. 47, convertito, con modificazioni dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, siano proprietari di più abitazioni dislocate in diversi comuni del territorio italiano.

In particolare, è stato chiesto quali devono essere in siffatta ipotesi i criteri per stabilire quale immobile debba essere considerato direttamente adibito ad abitazione principale.

Al riguardo, viene prima richiamato quanto stabilito dal comma 1 della suddetta disposizione che modifica l’art. 13, comma 2, del D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, prevedendo che, a partire dall'anno 2015, “è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso”.

Per completezza, viene richiamato anche il successivo comma 2 dell’art. 9-bis del D. L. n. 47 del 2014 il quale dispone che sull'”unità immobiliare di cui al comma 1, le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi”.

Si ricorda che la portata di dette disposizioni è stata illustrata nella risoluzione n. 6/DF del 26 giugno 2015.

Per quanto concerne il quesito in esame, il MEF ritiene che, in assenza di specifiche disposizioni in ordine all’individuazione dell’immobile da considerare ai fini dell’equiparazione all’abitazione principale, la stessa possa essere effettuata direttamente dal contribuente.

A tale proposito, viene fatto presente che alla medesima conclusione si è già pervenuti nella Circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012 proprio in occasione dell’illustrazione delle disposizioni relative all’IMU applicabili all’abitazione principale. In particolare, al paragrafo “6. L’ABITAZIONE PRINCIPALE E LE RELATIVE PERTINENZE” si legge che l’abitazione principale deve essere costituita, come espressamente previsto dall’art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011, da una sola unità immobiliare iscritta o iscrivibile in catasto a prescindere dalla circostanza che sia utilizzata come abitazione principale più di una unità immobiliare distintamente iscritta in catasto. In tal caso, le singole unità immobiliari vanno assoggettate separatamente ad imposizione, ciascuna per la propria rendita.

Pertanto, il contribuente può scegliere quale delle unità immobiliari destinare ad abitazione principale, con applicazione del regime di favore stabilito dall’IMU per l’abitazione principale; le altre, invece, vanno considerate come abitazioni diverse da quella principale con l’applicazione dell’aliquota deliberata dal comune per tali tipologie di fabbricati.

Nello stesso documento di prassi amministrativa si ricorda, inoltre, che sulla base dello stesso disposto dell’art. 13, comma 2, del D. L. n. 201 del 2011, il contribuente può considerare come pertinenza dell’abitazione principale soltanto un’unità immobiliare per ciascuna categoria catastale, fino ad un massimo di tre pertinenze appartenenti ciascuna ad una categoria catastale diversa, espressamente indicata dalla norma e che, entro il suddetto limite, il contribuente ha la facoltà di individuare le pertinenze per le quali applicare il regime agevolato.

Per quanto riguarda, infine, le modalità con cui deve essere effettuata la scelta da parte del pensionato all’estero dell’immobile da considerare direttamente adibito ad abitazione principale, si fa presente che tale scelta deve essere effettuata attraverso la presentazione della dichiarazione di cui al D. M. 30 ottobre 2012 in cui il proprietario dell’alloggio deve anche barrare il campo 15 relativo alla “Esenzione” e riportare nello spazio dedicato alle “Annotazioni” la seguente frase: “l’immobile possiede le caratteristiche e i requisiti richiesti dal comma 2 dell’art. 13 del D. L. n. 201/2011”.

Si ricorda che, come precisato nella risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015, la dichiarazione IMU vale anche ai fini TASI.

Vincenzo D’Andò