Diario quotidiano del 5 novembre 2015: il modello Unico è emendabile anche in contenzioso

Pubblicato il 5 novembre 2015



Modello Unico emendabile anche in contenzioso;esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato; per il Bilancio di previsione gli enti locali avranno tempo fino al 31 marzo 2016; esenzione Iva per gli eventi sportivi organizzati in Italia ma accessori a quelli svolti all’estero; non è dovuto il pagamento dell’IRAP per il medico convenzionato con il SSN; F24: istituite due nuove causali per finanziare le entrate dei consulenti del lavoro; commercialisti: è lotta contro l’abusivismo per la tutela della professione; sconti sulla tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio dell’imposta di bollo virtuale; entro il 21 novembre 2015 ad Equitalia si potrà chiedere una nuova rateazione; gestione dei Fondi strutturali e d’investimento europei: guida della Commissione europea

 Indice:  1) Modello Unico emendabile anche in contenzioso  2) Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato  3) Per il Bilancio di previsione gli enti locali avranno tempo fino al 31 marzo 2016  4) Esenzione Iva per gli eventi sportivi organizzati in Italia ma accessori a quelli svolti all’estero  5) Non è dovuto il pagamento dell’IRAP per il medico convenzionato con il SSN  6) F24: istituite due nuove causali per finanziare le entrate dei consulenti del lavoro  7) Commercialisti: è lotta contro l’abusivismo per la tutela della professione  8) Sconti sulla tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio dell’imposta di bollo virtuale  9) Entro il 21 novembre 2015 ad Equitalia si potrà chiedere una nuova rateazione  10) Gestione dei Fondi strutturali e d’investimento europei: guida della Commissione europea  

1) Modello Unico emendabile anche in contenzioso

La dichiarazione dei redditi può essere emendata dal contribuente a proprio favore anche in sede contenziosa. La correzione può avvenire entro i termini di accertamento fissati dall'articolo 43 del DPR n. 600/1973, vale a dire entro quattro anni, e non entro un anno come sostenuto dall'amministrazione finanziaria. Il termine “ristretto” vale solo se si intende compensare l’eventuale credito risultante dalle dichiarazioni. Una diversa interpretazione che negasse al contribuente la possibilità di rettificare i suoi errori in giudizio darebbe luogo a un “prelievo indebito” e sarebbe in contrasto con gli articoli 53 e 97 della Costituzione.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22443 del 3 novembre 2015, che ha accolto il ricorso di una società, dopo che la Ctr Campania, confermando il verdetto di primo grado, aveva escluso la possibilità di presentare l'integrativa a favore nel corso del processo tributario.

La Suprema Corte, richiamando diverse pronunce già rese in passato in tal senso, ricorda che la dichiarazione “è emendabile e ritrattabile anche in sede contenziosa, quando dalla medesima possa derivare l'assoggettamento del dichiarante a oneri contributivi diversi e più gravosi di quelli che, sulla base della legge, devono restare a suo carico”. È il caso per esempio della società che ha omesso di inserire alcuni costi nel modello Unico.

I giudici di appello avevano affermato che la dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 8-bis del DPR n. 322/1998, volta a rimediare a tali errori con effetti pro-contribuente, doveva intervenire entro il termine di presentazione della dichiarazione per il periodo d’imposta successivo.

Una tesi però “demolita” dalla Cassazione, secondo cui la previsione è “necessariamente circoscritta ai fini dell’utilizzabilità in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del DLGS n. 241/1997, indicata nella successiva proposizione della disposizione”.

2) Esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato

Il co.co.pro. nei sei mesi precedenti all’assunzione non impedisce l’esonero contributivo triennale. Lo ha precisato l’INPS, con la circolare n. 178 del 3 novembre 2015, con la quale è tornata su tema dell’esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate nel 2015 (ex art. 1 commi 118 e seguenti della L. 190/2014). Oltre a soffermarsi sulle modalità di fruizione dell’esonero per i datori di lavoro iscritti alla Gestione dipendenti pubblici ed i giornalisti assicurati all’INPGI, l’Istituto nazionale di previdenza sociale fornisce anche ulteriori precisazioni riguardanti la legittimazione a fruire del beneficio per i datori di lavoro privati.

Si ricorda che la legge di stabilità 2015 ha introdotto, per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate nel corso di quest’anno, l’esonero triennale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche e con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL) nel limite massimo di un importo pari a 8.060 euro su base annua.

I chiarimenti sull’omogenea applicazione della normativa riguardano, tra l’altro, l’ambito dell’esonero, alcuni casi particolari delle condizioni per il riconoscimento del diritto all’incentivo, la durata dello sgravio e il coordinamento con altri incentivi. Le precisazioni sono dovute alle richieste di chiarimento pervenute all’Istituto dalle Organizzazioni di rappresentanza dei datori di lavoro e dai Consigli nazionali degli intermediari previdenziali.

Tra le puntualizzazioni fornite, si segnala che per individuare le forme di contribuzione obbligatoria soggette all’esonero contributivo, in assenza di specifiche previsioni di legge, vanno escluse dall’applicazione dell’esonero le contribuzioni che non hanno natura previdenziale e quelle concepite allo scopo di apportare elementi di solidarietà alle gestioni previdenziali di riferimento.

Per esempio, non è soggetto all’esonero contributivo triennale il contributo previsto dall’art. 25, comma 4, L. 845/1978, in misura pari allo 0,30% della retribuzione imponibile, destinato, in relazione ai datori di lavoro che vi aderiscono, al finanziamento dei fondi interprofessionali per la formazione continua istituiti dall’art. 118 della L. 388/2000.

Si sottolinea che non impedisce l’accesso all’incentivo lo svolgimento, nei sei mesi precedenti, di prestazioni lavorative in forme giuridiche e contrattuali diverse da quella del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, quali, ad esempio, il rapporto di lavoro a termine, il rapporto di collaborazione a progetto, lo svolgimento di attività di natura professionale in forma autonoma.

Per quanto riguarda i casi particolari, invece, si specifica, tra l’altro, che l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato all’estero nei sei mesi precedenti l’assunzione non consente la fruizione dell’esonero contributivo anche laddove, sulla base della legislazione internazionale, il precedente rapporto di lavoro non contemplasse l’obbligo assicurativo nei confronti di una gestione previdenziale nazionale.

3) Per il Bilancio di previsione gli enti locali avranno tempo fino al 31 marzo 2016

E’ stato prorogato al 31 marzo 2016 il bilancio di previsione 2016 degli enti locali. Inoltre, il Decreto Ministeriale 28 ottobre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 254 del 31 ottobre 2015, ha ulteriormente differito dal 31 ottobre al 31 dicembre 2015 il termine per la presentazione del Documento unico di programmazione (DUP) degli enti locali, relativo ad almeno un triennio.

Ne consegue che gli enti locali sono tenuti a presentare la relativa nota di aggiornamento entro il 28 febbraio 2016.

L’art. 2 del decreto ha invece differito dal 31 dicembre 2015 al 31 marzo 2016 il termine per la deliberazione del bilancio di previsione per l’anno 2016 da parte delle Città metropolitane, dei Comuni, delle Province e dei Liberi consorzi comunali della regione siciliana.

Nonostante l’art. 151 del TUEL (DLgs. 18 agosto 2000 n. 267) preveda che gli enti locali debbano approvare il bilancio di previsione per l’anno successivo entro il 31 dicembre, “in presenza di motivate esigenze”, è possibile differire il termine con un apposito decreto ministeriale.

Per conseguenza i suddetti enti locali hanno tempo fino a fine marzo 2016 per deliberare il proprio bilancio annuale di previsione, con il quale attuare le linee di programmazione finanziaria.

Come regola generale, entro la data fissata per la deliberazione del bilancio di previsione è stabilito il termine (art. 54 commi 1 e 1-bis del DLgs. n. 446/97 e art. 53 comma 16 della L. n. 388/2000, come modificato dall’art. 27 comma 8 della L. n. 448/2001):

- per deliberare le aliquote e le tariffe dei tributi locali, compresa l’aliquota dell’addizionale comunale all’IRPEF, di cui all’art. 1 comma 3 del DLgs. n. 360/1998, e le tariffe dei servizi pubblici locali;

- per approvare i regolamenti relativi alle entrate degli enti locali.

In generale, i regolamenti entrano in vigore dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui la relativa deliberazione è divenuta esecutiva a norma di legge.

In deroga a tale disposizione, tuttavia, il citato comma 16 dell’art. 53 della L. n. 388/2000 stabilisce che, anche se i regolamenti vengono approvati successivamente all’inizio dell’esercizio, purché entro il termine di approvazione del bilancio di previsione, hanno effetto dal 1° gennaio dell’anno di riferimento (nello specifico, le delibere che saranno adottate entro il 31 marzo 2016 saranno efficaci dal 1° gennaio 2016).

Aliquote dei tributi locali prorogate se manca l’approvazione nei termini

In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote relative ai tributi locali si intendono prorogate di anno in anno ai sensi dell’art. 1 comma 169 della L. n. 296/2006 (Finanziaria 2007).

Come evidenziato dall’IFEL nella nota del 28 ottobre 2015, il provvedimento (assieme a quello che prevede la riassegnazione delle disponibilità residue del Fondo di solidarietà comunale 2014) rappresenta l’accoglimento delle richieste dell’ANCI, formulate in occasione della Conferenza Stato-città del 22 ottobre 2015.

Il DM, inoltre, ha autorizzato l’esercizio provvisorio del bilancio 2016, ai sensi dell’art. 163 comma 3 del TUEL, per le Città metropolitane, i Comuni, le Province ed i liberi consorzi della regione Sicilia. Gli enti locali in questione, pertanto, potranno avvalersi della facoltà prevista dalle recenti disposizioni in materia di armonizzazione dei bilanci (DLgs. 23 giugno 2011 n. 118 e DLgs. 10 agosto 2014 n. 126), “per consentire un margine di maggiore flessibilità rispetto alla gestione provvisoria degli stessi bilanci”.

4) Esenzione Iva per gli eventi sportivi organizzati in Italia ma accessori a quelli svolti all’estero

L’organizzazione di eventi all’estero, con prestazioni accessorie in Italia, determina il non pagamento dell’Iva all’Erario.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22174 del 29 ottobre 2015, ha, sostanzialmente, stabilito che l’accessorietà garantisce l’esenzione da IVA per gli eventi sportivi organizzati all’estero anche se la prestazione sia stata svolta in Italia. Non sempre questa fattispecie comporta il pagamento dell’imposta indiretta.

In base alla norma, può, infatti, valere la relativa esenzione dall’imposta sul valore aggiunto, purché gli eventi organizzati siano accessori ad attività che godono dell’esenzione.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva emesso un avviso di accertamento a carico di un contribuente, per recuperare l’IVA (con relative sanzioni) poiché erano state emesse fatture senza l’applicazione dell’imposta.

Il contribuente si è difeso sostenendo che le attività contestate riguardavano l’organizzazione di viaggi funzionali ad attività sportive realizzate in paesi africani e asiatici.

Questa tesi non ha convinto la Commissione Tributaria poiché supposto che si trattasse di prestazioni svolte in Italia, non rientranti tra quelle escluse dall’art. 7 del D.P.R. n. 633/72 (che delimita la territorialità dell’imposta).

Invece, il contribuente ha rimarcato che le prestazioni di servizi svolte in relazione ad attività sportive e culturali svolte all’estero non fossero soggette ad IVA.

La “via crucis” è continuata in secondo grado, difatti, il giudice di appello, adeguandosi alla decisione di primo grado, ha ritenuto rilevante la materialità della prestazione eseguita in Italia, non soffermandosi, invece, sull’elemento essenziale della questione costituito dall’accessorietà che era stata posta a base dell’impugnazione”. La decisione impugnata si è infatti limitata ad affermare la circostanza che le prestazioni erano state svolte in Italia, non contemplando invece il tema dell’accessorietà ad attività esenti, cosa che la parte contribuente aveva sottolineato.

Infine, il ricorso presentato dal contribuente finalmente è stato accolto dalla Corte di Cassazione.

5) Non è dovuto il pagamento dell’IRAP per il medico convenzionato con il SSN

Per il medico la convenzione con il SSN non determina l’autonoma organizzazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22210 del 30 ottobre 2015, la quale ritiene che la convenzione che un medico libero professionista ha stipulato con il Servizio Sanitario Nazionale non può essere utilizzata come fondamento per definire la sussistenza dell’autonoma organizzazione.

Tutto questo mentre ancora, sulla spinosa questione dell’assoggettabilità o meno all’IRAP sui medici, si attende ormai l’intervento a sezioni unite della Cassazione.

Nel caso esaminato dal giudice supremo, l’Agenzia delle entrate aveva opposto un silenzio-rifiuto alla richiesta, avanzata da un contribuente, medico libero professionista e convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, di rimborso delle somme versate a titolo di IRAP per un periodo di imposta. Il giudizio di primo grado aveva dato ragione al contribuente, salvo essere poi tutto capovolto in sede di appello. Al centro della sentenza della CTR erano non solo le spese relative agli immobili e i compensi rilevanti, ma soprattutto era la convenzione con l’ASL che obbligava il contribuente a dotarsi di autonoma organizzazione.

Ora, il fatto che la CTR avesse desunto la sussistenza dell’autonoma organizzazione in virtù della necessità di adeguamento agli obblighi derivanti dalla convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale sembrava al contribuente del tutto fuori luogo. Così, si è arrivati al ricorso in Cassazione, ove la Suprema Corte ha finalmente dato ragione al medico.

Nel caso di specie, ha spiegato il giudice di legittimità, la CTR ha fondato la sussistenza del presupposto impositivo su elementi non conducenti, quali l’ammontare dei compensi percepiti dal professionista o la convenzione da questi stipulata con il Servizio Sanitario Nazionale, i quali, non incidendo sull’elemento organizzativo, sono irrilevanti ai fini della sussistenza dell’autonoma organizzazione, limitandosi, per il resto, ad affermazioni del tutto generiche, senza alcuni riferimento ad indici concreti dell’esistenza di un’organizzazione dotata di un minimo di autonomia che potenzi ed accresca la attività produttiva del contribuente”. Il ricorso presentato dal contribuente stato così accolto dalla Cassazione.

6) Modello F24: istituite due nuove causali per finanziare le entrate dei consulenti del lavoro

Dovranno essere utilizzate, attraverso il Modello F24, per il versamento dei contributi associativi dovuti dagli iscritti ai consigli provinciali degli Ordini di Lodi e di Bolzano.

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 93/E del 4 novembre 2015, ha istituito le causali contributo “LO00” e “BZ00”, per consentire ai professionisti iscritti al Consiglio provinciale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, rispettivamente, di Lodi e di Bolzano, di versare, tramite modello F24, i contributi dovuti alle rispettive organizzazioni.

La risoluzione fa seguito alla convenzione del 17 febbraio 2011, siglata tra l’Agenzia delle Entrate e il Consiglio nazionale degli Ordini dei consulenti del lavoro, per disciplinare il servizio di riscossione delle quote associative attraverso la delega di pagamento unificato F24.

Le causali devono essere esposte nella sezione “Altri enti previdenziali e assicurativi”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a debito versati”.

Vanno poi riportati:

- nel campo “codice ente”, il valore “0005”;

- nel campo “codice sede”, la sigla della provincia di iscrizione all’Albo dei consulenti del lavoro;

- nel campo “codice posizione”, il codice di iscrizione all’Albo dei consulenti del lavoro;

- nello spazio “periodo di riferimento: da mm/aaaa a mm/aaaa”, il periodo di competenza del contributo versato.

7) Commercialisti: è lotta contro l’abusivismo per la tutela della professione

Scende in campo l’Ordine nazionale dei commercialisti, infatti, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa n. 87/2015, pubblicata sul sito internet www.cndcec.it il 4 novembre 2015, da notizia ai propri iscritti nel territorio nazionale, e particolarmente ai vari Presidenti degli Ordini locali, che il Consiglio Nazionale si è attivato per definire un apposito piano per una campagna di comunicazione per la promozione e la tutela della professione di commercialista, in particolar modo per la lotta contro l’abusivismo.

In tal senso, vengono richiesti contributi dagli stessi Ordini locali, ove si siano già attivati per tale scopo.

Ormai la Professione del Dottore Commercialista è diventata molto difficile, complicata e per certi versi insostenibile. Per la verità lo è sempre stata, ma oggi ha raggiunto soglie inaccettabili ed intollerabili. Basti pensare ad un impianto legislativo che non tutela la professione, non riconosce materie riservate ai Dottori Commercialisti, avvantaggiando così altre categorie i cui requisiti di accesso non sono certo paragonabili a quelli in essere per la nostra Categoria.

A ciò si aggiunga una campagna mediatica discriminatoria e lesiva, nella parte in cui le semplificazioni fiscali (per esempio l’allargamento della platea dei minimi, il famoso 730 precompilato, e cosi via) dovrebbero rappresentare minori oneri a carico dei contribuenti rappresentati dai compensi ai commercialisti.

In un Paese dove la burocrazia regna sovrana, a fronte di una paventata semplificazione si verifica puntualmente una complicazione rappresentata da ingorghi di scadenze ed adempimenti fiscali. La realtà è che il ruolo del Dottore Commercialista nel sistema Italia è fondamentale. Parliamo di un professionista che da un lato assiste l’imprenditore aiutandolo nella crescita della propria azienda a districarsi nella giungla di adempimenti amministrativi, contabili e fiscali, e dall’altro tutela il gettito erariale attraverso la corretta applicazione della legislazione vigente in materia. Ma è un ruolo non riconosciuto dalle istituzioni, addirittura spesso identificato quale caprio espiatorio di un dissesto o di uno squilibrio finanziario. Possibili soluzioni ed interventi a tutela della categoria: Ai fini della valorizzazione della professione del Dottore Commercialista sono auspicabili in primis interventi legislativi con maggiori garanzie a favore dei commercialisti riservando alla categoria alcune attività ad altri precluse ex lege. Non solo, ma anche interventi volti a garantire una migliore qualità dell’esercizio della professione, con una reale semplificazione del sistema fiscale attraverso una riduzione corposa degli adempimenti ad oggi esistenti. Ma è necessario anche l’azione dei vertici istituzionali di categoria, finalizzato ad intervenire nei rapporti con gli interlocutori istituzionali, primo tra tutti l’Agenzia delle entrate, rivendicando il ruolo fondamentale del Dottore Commercialista, ormai indispensabile per esempio nella sua qualità di intermediario nella trasmissione di atti di qualsiasi genere (dichiarazioni, comunicazioni, modelli di pagamento, ecc.) riconoscendo un adeguato compenso (non effimero ed offensivo) per il servizio reso. D’altra parte se è vero come è vero che il servizio del professionista riduce i tempi di acquisizione dei dati facilitandone la elaborazione ai fini dei controlli, ciò comporta una ingente riduzione della spesa pubblica a fronte della quale è possibile prevedere un costo rappresentato dal compenso al professionista. Altro suggerimento potrebbe essere rappresentato dalla riduzione fino alla eliminazione delle sanzioni a carico dei professionisti per inadempimenti formali che non gravano sul gettito dello Stato e riconoscimento di un principio di correlazione delle responsabilità al compenso percepito.

8) Sconti sulla tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio dell’imposta di bollo virtuale

Il decreto di revisione del sistema sanzionatorio presenta delle interessanti novità anche riguardo alla tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio dell’imposta di bollo virtuale che, infatti, fruisce della sanzione ridotta.

Difatti, il D.Lgs. n. 158/2015, di riforma del sistema sanzionatorio amministrativo, interviene anche sull'imposta di bollo, introducendo la sanzione ridotta del 50% nei casi di tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio annuale prevista per il bollo virtuale.

In particolare, l’articolo 29 del D.Lgs. n. 158 del 24 settembre 2015, nell’ambito della revisione del sistema sanzionatorio, ha apportato alcune modifiche alle disposizioni riguardanti le sanzioni in materia di imposta di bollo.

In particolare sono state convertite in euro le sanzioni per l’inosservanza degli obblighi stabiliti dall’articolo 19 per arbitri, funzionari e pubblici ufficiali (sanzione amministrativa da 100 a 200 euro, di cui all’articolo 24, comma 1, del DPR 642/1972) ed è stata introdotta una sanzione ridotta del 50% in caso di tardiva presentazione della dichiarazione di conguaglio (di cui all’articolo 15 relativo al bollo virtuale), se presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni (modifica all’articolo 25, comma 3, del DPR 642/1972); quest’ultima casistica sconterà quindi la sanzione amministrativa dal 50 al 100% dell’imposta dovuta.

Le suddette variazioni, secondo quanto disposto dall’articolo 32 del D.Lgs. 158/2015, entreranno in vigore dal 1° gennaio 2017: tuttavia, la Legge di Stabilità 2016, attualmente in fase di discussione alle Camere, prevede che le disposizioni di cui al Titolo II del decreto legislativo n. 158 del 2015, riguardanti la revisione del sistema sanzionatorio amministrativo, saranno anticipate al 1° gennaio 2016, al fine di garantire una maggior coerenza dell’impianto sanzionatorio.

Come è noto, i soggetti autorizzati al pagamento del bollo in modo virtuale, entro il 31 gennaio di ciascun anno, sono tenuti a presentare all’Agenzia delle entrate una dichiarazione di conguaglio contenente l’indicazione del numero degli atti e documenti emessi nell’anno precedente, distinti per voce di tariffa, e degli altri elementi utili per la liquidazione dell’imposta.

Restano ferme le preesistenti sanzioni dettate dall’articolo 25, comma 3, che prevedono l’applicazione di una sanzione amministrativa dal 100% al 200% dell’imposta dovuta, in caso di omessa o infedele dichiarazione di conguaglio prevista dal quinto e dall’ultimo comma dell’articolo 15, riferita al bollo virtuale.

Ovviamente anche alla nuova ipotesi di tardiva presentazione nei 30 giorni successivi alla scadenza originaria dovrebbe applicarsi pure quanto specificato dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 16/E del 14 aprile 2015, con la quale ha confermato la possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, qualora la dichiarazione di conguaglio sia presentata con un ritardo non superiore a 90 giorni dalla scadenza, secondo quanto disposto dall’articolo 13, comma 1, lettera c), del D.Lgs. 472/1997, ossia applicando la riduzione ad 1/10 del minimo della sanzione prevista dal comma 3 dell’articolo 25.

9) Entro il 21 novembre 2015 ad Equitalia si potrà chiedere una nuova rateazione

Nuova rateazione per piani decaduti: I contribuenti che, nel periodo tra il 22 ottobre 2013 e il 21 ottobre 2015, sono decaduti da un precedente piano di rateazione concesso da società del gruppo Equitalia (riguardante general­mente debiti tributari), possono chiedere una nuova rateazione entro il 21 novembre 2015, uti­lizzando l’apposito modello reperibile sul sito www.gruppoequitalia.it.

La rateazione è concessa a semplice richiesta e fino a un massimo di 72 rate.

Il mancato pagamento di 2 rate, anche non consecutive, ne determina la decadenza.

10) Gestione dei Fondi strutturali e d’investimento europei: guida della Commissione europea

La Commissione europea ha pubblicato una guida che offre un orientamento ai funzionari pubblici responsabili degli appalti al fine di ottenere il massimo dagli investimenti pubblici e impiegare i fondi europei in modo ottimale.

Lo rende noto Assonime con un comunicato del 4 novembre 2105. Questi orientamenti fanno parte dell’azione prioritaria della Commissione volta ad aiutare gli Stati membri a rafforzare la loro capacità amministrativa evitando un’errata applicazione delle norme UE in materia di appalti pubblici. La guida si inserisce nella più vasta iniziativa volta a migliorare il modo in cui gli Stati membri e le regioni utilizzano i Fondi della politica di coesione, parallelamente alla creazione della piattaforma “Peer 2 Peer” e dei “patti d’integrità”.

Il documento è stato redatto con la collaborazione della Banca europea degli investimenti. Esso si compone di due parti. La prima è dedicata agli orientamenti, suddivisi in base alla fase della procedura di appalto pubblico: preparazione e pianificazione; pubblicazione; presentazione delle offerte e selezione degli offerenti; valutazione delle offerte; aggiudicazione dell’appalto; esecuzione del contratto di appalto. Gli orientamenti evidenziano per ogni fase le situazioni a cui prestare maggiore attenzione e i modi in cui è possibile evitare gli errori più comuni.

La seconda parte fornisce 10 toolkits (quali la scelta dei criteri di selezione o di aggiudicazione, la modifica dei contratti e il controllo della compliance), illustrando sinteticamente cosa fare e cosa non fare nel ciclo dell’appalto.

La guida non fornisce un’interpretazione giuridica su come rispettare le prescrizioni delle direttive Ue, ma rappresenta un supporto per i funzionari nella gestione degli appalti pubblici in cui sono utilizzati i fondi europei.

Questo tipo di documenti di orientamento svolge un ruolo importante per le amministrazioni, anche in vista dell’entrata a regime del nuovo sistema dei contratti pubblici previsto dalle direttive europee del 2014.

Nuovo impulso al mercato unico: la strategia della Commissione europea

Lo scorso 28 ottobre la Commissione europea ha presentato una Comunicazione (COM 2015 550) che indica la strategia per rilanciare il mercato unico incrementando la circolazione di beni e servizi e assicurando un’adeguata protezione degli individui.

Le azioni programmate si articolano su un orizzonte temporale triennale (dal 2016 al 2018) e riguardano tre ambiti di intervento: a) creare opportunità per consumatori, professionisti e imprese; b) incoraggiare modernizzazione e innovazione; c) assicurare l’attuazione concreta dei benefici.

Creare opportunità per consumatori, professionisti e imprese

Per promuovere lo sviluppo equilibrato dell’economia collaborativa (o sharing economy), che può contribuire in misura importante alla crescita, la Commissione intende adottare una specifica agenda, con indicazioni su come le vigenti norme europee (in particolare la direttiva servizi, la direttiva sul commercio elettronico e le norme a tutela dei consumatori) si applicano ai nuovi modelli imprenditoriali, e procedere alla valutazione degli eventuali gap regolatori.

Le iniziative che mirano a favorire lo sviluppo delle PMI e delle start-up comprendono un piano d’azione sull’IVA, proposte legislative in tema di fallimento (incluse soluzioni di ristrutturazione aziendale pre-insolvenza e ‘seconda opportunità’) e misure per facilitare l’utilizzo delle tecnologie digitali sia nell’accesso alle informazioni che nella realizzazione degli adempimenti amministrativi.

Riguardo al mercato interno dei servizi, la Commissione introdurrà un “passaporto dei servizi”, ossia un documento rilasciato da un’autorità nazionale su istanza del prestatore di servizi, che certificherà l’ottemperanza di quest’ultimo ai requisiti richiesti nella prospettiva dello svolgimento dell’attività negli altri Stati membri. Il sistema si baserà su un modulo armonizzato di notifica e sul deposito dei documenti in via elettronica presso l’amministrazione dello Stato di appartenenza. Verranno inoltre presentate proposte legislative volte a rimuovere le persistenti barriere regolatorie nel settore dei servizi professionali, relative ad esempio alla forma giuridica, ai requisiti di partecipazione societaria e alle attività multidisciplinari. Di recente la Commissione ha pubblicato alcuni studi sull’impatto delle riforme dei requisiti di accesso alle professioni, di cui uno relativo all’Italia.

Nel settore della distribuzione commerciale, che sinora non è stato oggetto di iniziative legislative a livello europeo, la Commissione indicherà le best practices per ridurre gli ostacoli allo stabilimento delle imprese salvaguardando al contempo gli obiettivi di interesse generale relativi alla protezione dell’ambiente e alla pianificazione urbanistica e paesaggistica. Le best practices costituiranno una guida per le riforme negli Stati membri e chiariranno le priorità della Commissione riguardo all’azione di contrasto alle restrizioni nel settore della distribuzione commerciale.

Una questione che la Commissione considera prioritaria è la prevenzione delle discriminazioni ingiustificate dei consumatori, relative ad esempio al prezzo o alle condizioni di vendita, basate sulla nazionalità o sulla residenza. Alle iniziative già avviate in tema di geoblocking nell’ambito della Strategia per il mercato unico digitale la Commissione intende affiancare un intervento legislativo di portata orizzontale, riguardante sia gli acquisti online che gli acquisti tradizionali. Le misure previste comprendono l’identificazione e il divieto di specifiche forme di discriminazione basate sulla residenza non giustificate da fattori oggettivi e verificabili e il rafforzamento dei meccanismi di cooperazione tra le autorità nazionali preposte alla tutela dei consumatori.

Incoraggiare modernizzazione e innovazione

La Commissione intende favorire la politica di standardizzazione, adattandola all’evoluzione dello scenario economico, alla diversificazione dei modelli imprenditoriali, all’espansione dell’ICT e alla crescente importanza dei servizi. Verrà avviata un’iniziativa congiunta per rafforzare e modernizzare la partnership per la definizione degli standard tra la Commissione, gli organismi di standardizzazione, le imprese e gli altri soggetti interessati; inoltre, la Commissione intende fornire orientamenti specifici per la definizione degli standard nel settore dei servizi anche al fine di rafforzare il mercato interno dei servizi.

Nel settore degli appalti, cruciale per l’economia europea, la Commissione intende offrire assistenza agli Stati membri mediante un meccanismo volontario di valutazione ex ante delle questioni legate all’affidamento di progetti di infrastrutture di ampia portata. Per aumentare la trasparenza e l’efficienza dei sistemi nazionali, migliorandone la governance, verranno promosse forme di raccordo tra gli organismi di ricorso di primo grado e sarà prevista l’istituzione negli Stati membri di registri dei contratti pubblici.

Riguardo alla tutela della proprietà intellettuale è necessario secondo la Commissione un impegno forte per portare a termine il progetto del brevetto unico e chiarire i rapporti con i sistemi di brevetto nazionali e con i certificati protettivi complementari, attualmente previsti per medicinali e prodotti fitosanitari. Verrà inoltre rivista la disciplina dell’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale, favorendo un approccio volto a perseguire i guadagni illeciti derivanti dalle violazioni su scala commerciale.

Assicurare l’attuazione concreta dei benefici

La piena operatività del Mercato unico richiede la diffusione della cultura del rispetto delle norme europee. A questo fine, è prevista l’istituzione in via regolatoria di un sistema di raccolta di informazioni dagli operatori di mercato per consentire alla Commissione, sul modello di quanto avviene nel diritto della concorrenza, il monitoraggio di eventuali violazioni delle regole sul mercato interno (Single Market Information Tool). La Commissione rafforzerà inoltre i meccanismi di sorveglianza relativi ai prodotti non sicuri e non conformi.

Verranno inoltre presentati un Piano d’azione per aumentare la conoscenza del principio del mutuo riconoscimento e una proposta legislativa per estendere ai servizi la procedura di notifica preventiva delle regole tecniche nazionali delineata dalla direttiva 2015/1535 per i prodotti e per i servizi della società dell’informazione. Quest’ultima misura dovrebbe rendere più efficace la verifica della necessità e proporzionalità delle nuove regolazioni nazionali che restringono la libera circolazione dei servizi.

Vincenzo D’Andò