Le nuove tempistiche per il ravvedimento operoso del modello Unico

 
Le modifiche alla disciplina del ravvedimento operoso, apportate dalla legge di Stabilita del 2015 (art 1 comma 637), consentiranno ai contribuenti di integrare il modello Unico 2014 (periodo di imposta 2013) a sfavore, anche oltre il termine del 30 settembre 2015. In passato, prima delle predette modifiche, il termine ultimo per effettuare le integrazioni era rappresentato dalla data entro cui il contribuente doveva presentare la dichiarazione del periodo di imposta successivo.
 
L’impostazione della disciplina è stata radicalmente cambiata e al fine di rafforzare la compliance e migliorare i rapporti tra Fisco e contribuente il legislatore ha inteso consentire la correzione di errori ed omissioni fino allo spirare del termine di accertamento. Le integrazioni delle dichiarazioni a proprio sfavore potranno essere effettuate entro quattro anni con un sistema di determinazione delle sanzioni ridotte crescente, ma pur sempre conveniente.
L’ultima legge di stabilità ha modificato il testo dell’art. 13 del D.Lgs n. 472/1997 aggiungendo la nuova lettera b–ter) che consente al contribuente di regolarizzare la violazione entro il predetto termine di quattro anni. In particolare, se la regolarizzazione viene effettuata oltre due anni dalla violazione oppure oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello in cui è stata commessa la violazione, la sanzione è dovuta nella misura ridotta di  1/7 del minimo.
Tale possibilità, cioè la regolarizzazione della violazione commessa fino al quarto anno successivo, resta però subordinata al verificarsi di una serie di condizioni.
 
In primis, deve trattarsi di tributi di competenza dell’Agenzia delle entrate (IRPEF, Irap, addizionali…). Ad esempio sono esclusi dalla nuova disciplina l’IMU, la TASI, etc. Inoltre non devono essere stati notificati avvisi di accertamento, di liquidazione o avvisi bonari. Deve però essere osservato che se la rettifica riguarda, ad esempio, un tributo diverso la circostanza (l’avvenuta contestazione) non impedisce il ravvedimento per ciò che riguarda l’altro tributo.  Ad esempio se il contribuente riceve un avviso bonario per il mancato versamento dell’Irpef, potrà regolarizzare il mancato versamento dell’Irap. In linea teorica la regolarizzazione potrà essere effettuata fino al quarto anno successivo (fino allo spirare dei termini di accertamento), ma il limite naturale sarà rappresentato dal momento in cui il contribuente riceverà il preavviso di irregolarità dovuto al mancato pagamento dell’Irap.
Il ravvedimento operoso riguarda anche la dichiarazione omessa a condizione, però che sia presentata entro 90 giorni dalla scadenza naturale (30 settembre 2015 per il Modello Unico 2015). La scadenza è rappresentata dal 29 dicembre prossimo e la sanzione ridotta da versare entro la medesima scadenza e pari a un decimo del minimo edittale. L’art. 1 del D.Lgs n. 471/1997, prevede che nei casi di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, si applichi la sanzione variabile dal 120% al 240% dell’ammontare delle imposte dovute, con un minimo di 258 euro. Nel caso non siano dovute imposte, la sanzione applicabile varia da 258 a 1.032 euro.
Ricorrendo al ravvedimento operoso la sanzione è pari a 25 euro (1/10 di 258 euro). Non rileva, in tale ipotesi, la misura proporzionale delle sanzioni. A tal proposito anche le istruzioni ai modello ministeriali precisano che “se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a novanta giorni, indipendentemente se sia dovuta o meno imposta, la violazione può essere regolarizzata eseguendo spontaneamente entro lo stesso termine il pagamento di una sanzione di euro 25”.
Se l’omissione della presentazione del modello ha determinato anche l’omesso …

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