Diario fiscale quotidiano del 12 ottobre 2015: le novità in arrivo per IMU, TASI e contribuenti minimi

Pubblicato il 12 ottobre 2015



possibile l’unificazione di Tasi e Imu; bonus fiscale “prima casa” spetta anche se l’immobile sia stato subito venduto; crisi finanziaria: l’imprenditore non può essere condannato per l’insoluto Iva; regime dei minimi: nel 2016 'lievita' il limite dei ricavi; F24: istituito codice tributo per l’uso in compensazione dei contributi per la Provincia Autonoma di Trento; accordo bilaterale tra Italia e Turchia sulla previdenza sociale in vigore dal 1° agosto 2015; facsimile di lettera di incarico professionale per la società tra professionisti - STP; ODCEC sono tenuti ad adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti; modifiche alla rappresentanza in giudizio del Ministero del Lavoro; controlli a distanza dei lavoratori: circolare della FCL; al via l’imposta di bollo virtuale sull’autentica per le vendite auto

 

 Indice:

 1) Possibile l’unificazione di Tasi e Imu

 2) Bonus fiscale “prima casa” spetta anche se l’immobile sia stato subito venduto

 3) Crisi finanziaria: l’imprenditore non può essere condannato per l’insoluto Iva

 4) Regime dei minimi: nel 2016 “lievita” il limite dei ricavi

 5) Modello F24: istituito codice tributo per l’uso in compensazione dei contributi per la Provincia Autonoma   di Trento

 6) Accordo bilaterale tra Italia e Turchia sulla previdenza sociale in vigore dal 1° agosto 2015

 7) Facsimile di lettera di incarico professionale per la società tra professionisti - STP; inoltre: ODCEC provinciali sono tenuti ad adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti; 

 8) Modifiche alla rappresentanza in giudizio del Ministero del Lavoro

 9) Controlli a distanza dei lavoratori: circolare della FCL

 10) Al via l’imposta di bollo virtuale sull’autentica per le vendite auto

 

 

1) Possibile l’unificazione di Tasi e Imu

Zanetti: allo studio la possibilità di unificare Tasi e Imu per le seconde case. Il governo sta valutando la possibilità di unificare la Tasi e l’Imu “per tutti gli immobili diversi dall'abitazione principale, ferma restando la previsione di una aliquota unica esattamente pari alla sommatoria delle due aliquote attuali”. Lo ha detto il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, durante una audizione alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale. Zanetti ha ricordato che l’esecutivo si è impegnato a effettuare nella prossima Legge di stabilità tre interventi che impattano sulla fiscalità degli enti locali: l’abolizione della tassazione sull’abitazione principale, l’abolizione dell’Imu sui terreni agricoli e la soluzione della cosiddetta questione Imu imbullonati. “L’insieme degli interventi - ha confermato - determinerà una riduzione della pressione fiscale sul comparto immobiliare di circa 5 miliardi, senza impatto alcuno sulla finanza degli enti locali, posto che saranno adottate corrispondenti misure compensative a carico del bilancio dello Stato”.

Zanetti ha poi riferito che al 30 settembre il gettito già acquisito dalla “voluntary disclosure” ammonta a 1,9 miliardi di euro e le istanze presentate superano le 63 mila. In questi giorni “stiamo andando verso le 70 mila istanze e anche il gettito sale ancora”.

Diritto alla compensazione dei crediti

Il diritto alla compensazione dei crediti o delle eccedenze d’imposta del contribuente non può essere inibito da problematiche tecniche. I disallineamenti tra i data base dell’Agenzia delle entrate e quelli dei concessionario della riscossione non possono essere un ostacolo all'utilizzo in compensazione dei crediti o alle richieste di rimborso dei contribuenti.

L’Amministrazione finanziaria è comunque impegnata nella risoluzione delle suddette anomalie e disallineamenti informativi al fine di rimuovere ogni ostacolo al diritto dei contribuenti alla compensazione o al rimborso dei loro crediti ed eccedenze d’imposta. È questo il contenuto della risposta fornita dal viceministro all'economia Luigi Casero a un question time a firma di Giulio Cesare Sottanelli presso la VI commissione finanze della camera dei deputati.

L’onorevole interrogante evidenziava in particolare come in presenza di ruoli e atti di accertamento per le imprese, e in particolare per quelle di assicurazione, vi siano sistematiche limitazioni all’utilizzo in compensazione e alla richiesta di rimborso dei loro crediti a causa di una non tempestiva acquisizione degli stessi nel patrimonio informativo del concessionario della riscossione.

Voluntary per tutti al 30 dicembre

Il Ministero dell’Economia in senato chiarisce l’applicazione della proroga. Termine unico per l’integrazione dei documenti.

Proroga della voluntary disclosure per tutti al 30 dicembre 2015. Enrico Zanetti, sottosegretario al Ministero dell’Economia, mette la parola fine, intervenendo, l’8 ottobre 2015, in commissione finanze al senato, sul pasticcio delle date della proroga voluntary. Una situazione creata da una versione della relazione illustrativa, presentata in senato, del D.L. 153/2015, diversa da quella approvata dal consiglio dei ministri, lo scorso 29 settembre e che creava un diverso calendario tra chi aveva presentato l'istanza entro il 29 settembre e chi l’aveva presentata dopo.

Il passaggio della relazione determinava che nel primo caso non ci si poteva avvalere del 30 dicembre per inviare la documentazione, bensì di 30 giorni dal momento dell'invio mentre chi avesse presentato l’istanza avvalendosi della proroga poteva confidare nell'extra time fino a dicembre.

“La proroga sarà per tutti al 30 dicembre anche per chi ha presentato istanza prima del 30 settembre. Alcuni passaggi della relazione avevano sollevato questo dubbio, ma la norma è chiara”, ha spiegato Zanetti, “il 30 dicembre è il termine ultimo per presentare la documentazione per tutte le istanze, sia quelle pre sia quelle post proroga”, ha affermato Zanetti a margine della seduta della commissione finanze del senato.

 

2) Bonus fiscale “prima casa” spetta anche se l’immobile sia stato subito venduto

Non perde le agevolazioni “prima casa” il contribuente che, pur non avendo trasferito la residenza nell'immobile acquistato, lo abbia rivenduto per acquistarne, entro un anno, un altro nel quale ha trasferito la residenza prima che fossero passati 18 mesi dal primo acquisto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20042 del 7 ottobre 2015, accogliendo il ricorso del contribuente avverso la sentenza della Ctr, che aveva invece ritenuto verificata la decadenza e confermato la pretesa dell'Agenzia delle entrate. Il contribuente aveva acquistato il 2 marzo 2004 un alloggio con le agevolazioni “prima casa”, assumendo l’impegno di trasferirvi la propria residenza entro 18 mesi dal rogito. Poi, decideva di vendere l’alloggio nel mese di ottobre, per poi acquistare, nell’aprile del 2005, un’altra abitazione in un diverso comune, nel quale aveva intanto trasferito la residenza. Secondo il Fisco, la mancata realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza assunto nell’atto di acquisto del primo alloggio, in violazione di quanto prescritto alla lettera a) della nota II-bis all’art. 1, parte prima, della tariffa allegata alla legge di registro, comportava la decadenza dai benefici fiscali e l’obbligo di corrispondere la differenza dei tributi e la sanzione del 30%. Il contribuente, nell’impugnare il provvedimento, sosteneva invece di non avere perduto l’agevolazione, richiamando il comma 4 della predetta nota II-bis, il quale commina la decadenza nel caso di dichiarazione mendace oppure di trasferimento infraquinquennale dell’alloggio, facendo però salvo il caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale.

La Corte suprema ha osservato che, in effetti, quando il contribuente ha venduto il primo alloggio, il termine di 18 mesi non era ancora spirato, per cui la decadenza non si era ancora realizzata. Essendo poi la rivendita stata seguita dall'acquisto, entro un anno, di un nuovo alloggio situato in un comune nel quale il contribuente ha trasferito la residenza prima del decorso dei 18 mesi dal primo acquisto, la cassazione ha ritenuto soddisfatte le condizioni di legge, accogliendo il ricorso.

 

3) Crisi finanziaria: l’imprenditore non può essere condannato per l’insoluto Iva

Non può essere condannato per il mancato pagamento dell’Iva l’imprenditore che, per fronteggiare la crisi finanziaria, adegua l’azienda. Ciò sempreché la mancanza di liquidità non dipenda da “male gestione” del manager.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 40352 del 8 ottobre 2015, ha annullato con rinvio la condanna pronunciata dalla Corte d’appello di Venezia a carico dell’amministratore di un’azienda accusato di non aver pagato oltre 600 mila euro di Iva, il quale, peraltro, si era ben difeso sostenendo che l’omesso versamento non era stato fatto dolosamente ma dipendeva dall’ultimo tentativo di salvare l’azienda dalla crisi, adeguando, tra l’altro, gli impianti alle norme antinfortunistiche.

Dunque, per la sezione penale della Cassazione, ai fini dell’integrazione dell’elemento psicologico del reato di cui all’art. 10-ter D.L.gs n. 74 del 2000, la valutazione del giudice di merito deve investire la peculiarità della condotta omissiva tipizzata (omesso pagamento del debito Iva nei termini previsti dalla legge), condotta omissiva avente natura dolosa; per cui è proprio l’esistenza concreta della possibilità di adempiere il pagamento che costituisce indefettibile presupposto della sussistenza della volontà in capo al soggetto obbligato di non effettuare nei termini il versamento dovuto. Ma non è tutto. Nel caso sottoposto all’esame della Corte sulla decisione dei giudici ha pesato inoltre che l’imprenditore aveva preso degli accordi con i sindacati per pagare i dipendenti.

Pene accessorie allineate a quelle principali

Anche nel caso in cui sia fissato un limite minimo ed uno massimo la pena accessoria deve essere allineata a quella principale.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40360 del 8 ottobre 2015, con la quale ha precisato che le pene accessorie temporanee stabilite per i reati tributari (art. 12 del DLgs. 74/2000), essendo determinate solo nel minimo e nel massimo, vanno parametrate alla durata della pena principale in applicazione dell’art. 37 c.p..

Ai sensi dell’art. 12 del DLgs. 74/2000, la condanna per i delitti tributari comporta:

- l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni;

- l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni;

- l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque anni;

- l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria; la pubblicazione della sentenza a norma dell’art. 36 c.p..

La condanna per taluno dei delitti previsti dagli artt. 2, 3 e 8 del DLgs. 74/2000 provoca altresì l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni. Per la gran parte delle pene accessorie ivi contemplate, quindi, è previsto un limite minimo e massimo. In base all’art. 37 c.p. (in tema di durata delle pene accessorie temporanee), quando la legge stabilisce che la condanna importa una pena accessoria temporanea, e la durata di questa “non” è espressamente determinata, la pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale inflitta, o che dovrebbe scontarsi, nel caso di conversione, per insolvibilità del condannato. Tuttavia, in nessun caso essa può oltrepassare il limite minimo e quello massimo stabiliti per ciascuna specie di pena accessoria.

 

4) Regime dei minimi: nel 2016 “lievita” il limite dei ricavi

Imposta agevolata al 5%: Nella Legge di Stabilità 2016 viene previsto l’aumento della soglia dei ricavi per accedere al regime dei minimi.

Nel pacchetto di norme della Legge di stabilità 2016 prende forma il piano del Governo per le partite Iva, che intende rivedere e migliorare il regime fiscale di vantaggio per piccoli commercianti e artigiani, nonché per liberi professionisti rimasti penalizzati dalla riforma del regime dei minimi introdotto con la manovra dell’anno scorso. L’ipotesi allo studio punta a rivedere al rialzo tutti i limiti di ricavi delle differenti categorie in cui è stato suddiviso lo scorso anno il regime agevolato per le partite Iva.

L’incremento prevede al momento un aumento minimo di € 5.000,00 ed un massimo di € 10.000,00 delle differenti soglie di ricavi.

Inoltre, l’intervento di riduzione dell’Ires, anticipato nel 2016, potrebbe comportare l’introduzione della nuova imposta sul reddito dell’imprenditore la cd. Iri. Si tratterebbe di una imposta proporzionale e separata del reddito d’impresa con un’aliquota allineata a quella dell’Ires (in atto al 27,5% ma nel 2016 potrebbe scendere fino al 23,5%).

 

5) F24: istituito codice tributo per l’uso in compensazione dei contributi per la Provincia Autonoma di Trento

Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite il modello F24, dei contributi ai sensi dell’articolo 17 della L.P. 30 dicembre 2014, n. 14, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 84/E del 9 ottobre 2015, ha istituito il seguente codice tributo:

- “3884” denominato “Contributi di cui alla legge della Provincia Autonoma di Trento n. 6/1999 - art. 17 della L.P. 30 dicembre 2014, n. 14, della Provincia Autonoma di Trento”.

In sede di compilazione del modello di versamento F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, con l’indicazione nel campo “anno di riferimento”, dell’anno di presentazione della domanda cui si riferisce l’agevolazione, nel formato “AAAA”.

 

6) Accordo bilaterale tra Italia e Turchia sulla previdenza sociale in vigore dal 1° agosto 2015

Dal 1° agosto 2015 è in vigore l’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia sulla previdenza sociale firmato a Roma l’8 maggio 2012, ratificato con legge dell’11 marzo 2015 n. 35. L’Accordo sostituisce la Convenzione Europea di sicurezza sociale del Consiglio d’Europa e relativo Accordo complementare in vigore, per l’Italia, dal 12 aprile 1990. In attesa della stipula dell’Accordo amministrativo, l’Inps con la circolare n. 168 del 9 ottobre 2015, ha fornito le prime istruzioni in materia di determinazione della legislazione applicabile/distacchi, di prestazioni pensionistiche, di disoccupazione, malattia e maternità.

La Turchia era legata all’Italia dalla Convenzione Europea di sicurezza sociale (strumento del Consiglio d'Europa ratificato da entrambi gli Stati) e dal relativo Accordo complementare per l’applicazione della Convenzione, firmati a Parigi il 14 dicembre 1972, ratificati dall’ Italia con Legge 27.12.1988, n.567 ed entrati in vigore il 12.04.1990 (le relative disposizioni operative sono contenute nella circolare Inps n. 177 del 23/7/1990).

La citata Convenzione Europea è considerata “Convenzione quadro”, in quanto applicabile, in ciascuno Stato che la ratifica, solo per una parte delle disposizioni per ciò dette immediatamente applicabili; l’attuazione delle altre disposizioni non immediatamente applicabili è, invece, subordinata all’applicazione di successivi accordi. Pertanto, in base anche alla definizione contenuta nella stessa Convenzione, è considerato “Parte Contraente” ogni Stato che abbia depositato uno strumento di ratifica, accettazione o adesione.

Oltre all’Italia e alla Turchia, sono parti Contraenti, in quanto hanno ratificato la Convenzione Europea, anche i seguenti Paesi: Austria, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Belgio.

Dal 1° agosto 2015 è in vigore l’Accordo bilaterale tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Turchia sulla previdenza sociale firmato a Roma l’8 maggio 2012, ratificato con legge dell’11 marzo 2015 n. 35. L’Accordo – che lega esclusivamente Italia e Turchia - sostituisce la Convenzione Europea di sicurezza sociale del Consiglio d’Europa e relativo Accordo complementare in vigore, per l’Italia, dal 12 aprile 1990.

In attesa della stipula dell’Accordo amministrativo, l’Inps fornisce le prime istruzioni in materia di determinazione della legislazione applicabile/distacchi, di prestazioni pensionistiche, di disoccupazione, malattia e maternità.

Il testo dell'Accordo bilaterale ricalca le disposizioni dello strumento del Consiglio d'Europa, estendendo, però, il campo di applicazione soggettivo a tutte le persone assicurate, a prescindere dalla loro nazionalità, mentre la Convenzione europea si applicava solo ai cittadini degli Stati Contraenti.

Inoltre, l’Accordo si applica ai lavoratori dipendenti, autonomi, dipendenti pubblici, e agli iscritti alla “gestione separata”.

Il nuovo Accordo modifica le disposizioni in materia di legislazione applicabile e distacchi, non contiene disposizioni in materia di prestazioni familiari e prevede un’esplicita esclusione dal suo campo di applicazione delle prestazioni non contributive e di tutte quelle prestazioni supplementari a garanzia del reddito, finanziate dalla fiscalità generale.

Inoltre, l’Accordo non prevede disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi ai fini della prosecuzione volontaria.

Estratto Conto Dipendenti Pubblici – Invio delle comunicazioni personali al secondo contingente di iscritti alla Cassa Dipendenti Enti Locali a completamento del Lotto

Nell’ambito del progetto per il consolidamento della banca dati delle posizioni assicurative dei dipendenti pubblici avviata con la circolare n. 124 del 24/06/2015 “Estratto Conto Dipendenti Pubblici – Invio delle comunicazioni personali a un primo contingente di iscritti alla Cassa Enti Locali”, prosegue la fase di inoltro delle comunicazioni individuali agli iscritti

Completate le attività preventive di sistemazione, con il secondo contingente di invii si conclude la fase di inoltro della comunicazione sulla disponibilità dell’estratto conto agli iscritti e ai rispettivi datori di lavoro compresi nel Lotto 1, come definito con circolare n. 148 del 21 novembre 2014.

Per tutti gli aspetti operativi e procedurali dell’operazione è confermato quanto illustrato con la suddetta circolare n. 124, alla quale viene fatto rinvio, relativamente alle modalità di accesso al servizio Estratto Conto, alla presentazione delle RVPA, alle attività delle strutture territoriali e alle modalità di inoltro delle comunicazioni all’utente.

Indicazioni specifiche per l’invio del secondo contingente e collaborazione degli Enti

La prima fase di invio delle comunicazione agli iscritti ha visto la partecipazione importante e costruttiva degli Enti datori di lavoro, che hanno risposto alla richiesta di collaborazione dell’Istituto in questa fase del progetto secondo le diverse modalità illustrate nella circolare 124/2015.

L’Inps, con il messaggio n. 6260 del 9 ottobre 2015, fornisce ulteriori indicazioni specifiche per l’invio in oggetto.

L’Istituto chiederà agli Enti, anche per questo secondo contingente di invii, di fare da tramite nella consegna ai propri dipendenti della comunicazione relativa alla disponibilità dell’Estratto Conto, attraverso l’account di posta aziendale/istituzionale o con le modalità ritenute più opportune.

 

7) Facsimile di lettera di incarico professionale per la società tra professionisti - STP

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili (CNDCEC), con la nota informativa n. 78 del 9 ottobre 2015, ha messo a disposizione sul proprio sito internet il facsimile di lettera di incarico professionale che è stato rielaborato facendo riferimento a quanto previsto dalle norme del Codice Civile, dal Codice deontologico dei commercialisti, dall’art. 10 della legge 12 novembre 2011 n. 183 e dal DM 8 febbraio 2013 n. 34, da tutte quelle norme che hanno rilevanza per la Professione (ad esempio antiriciclaggio), nonché da quanto previsto dall’art. 9 del D.L. 24 gennaio 2012 n. 1, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 24 marzo 2012, n. 27.

In particolare, viene ricordato che, il comma 4 dell’art. 9 del decreto legge prevede che il compenso per le prestazioni professionali deve essere pattuito al momento del conferimento dell'incarico professionale, nelle forme previste dall’ordinamento (l’art. 2233 cod. civ. prevede la forma scritta, a pena di nullità, solo per i patti che stabiliscono i compensi professionali stipulati fra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti).

Le nuove disposizioni impongono ai professionisti di rendere noto al cliente il grado di complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico. La formulazione letterale della norma induce a ritenere che tali informazioni debbano essere rese alla stipula del contratto.

La misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera. Nella pattuizione devono essere indicate per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. In ogni caso, la misura del compenso deve essere previamente resa nota al cliente con un preventivo di massima.

Anche se il preventivo e il conferimento dell’incarico si possono perfezionare anche mediante accordo verbale, è consigliabile ricorrere sempre alla forma scritta sia per la redazione del preventivo e per la predisposizione del mandato sia per la pattuizione del compenso nonché per l’indicazione degli estremi della polizza.

Obbligo di trasmissione del registro giornaliero di protocollo al sistema di conservazione informatica

Inoltre, la nota n. 76 del 07 ottobre 2015, diramata sempre dal CNDCEC, informa che dal prossimo 11 ottobre 2015 gli ordini professionali, data la loro natura di enti pubblici non economici annoverati tra i soggetti indicati all’art. 2, comma 2 del Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs, 7 marzo 2005, n. 82) e all’art. 1, comma 2 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, sono tenuti al rispetto delle disposizioni contenute nel DPCM del 3 dicembre 2013.

Le pubbliche amministrazioni sono tenute, pertanto, ad adeguare i propri sistemi di gestione informatica dei documenti.

Il decreto, oltre ad una serie di nuove regole tecniche per la tenuta del protocollo informatico e alla previsione dell'obbligo di trasmissione al sistema di conservazione del registro giornaliero di protocollo, entro la giornata lavorativa successiva, prevede una serie di adempimenti che incidono sull'organizzazione delle pubbliche amministrazioni.

Per quel che riguarda l'obbligo di trasmissione del registro giornaliero di protocollo al sistema di conservazione sostitutiva, entro la giornata lavorativa successiva, al fine di garantirne l’immodificabilità del contenuto, il Consiglio Nazionale tramite la propria società in-house Service CNDCEC s.r.l. ha esteso il contratto di conservazione sostitutiva già esistente con il conservatore accreditato AglD per la fornitura gratuita agli Ordini territoriali del servizio di "Conservazione giornaliera del Registro di protocollo".

Gli Ordini che già si avvalgono del portale della fatturazione elettronica e del portale della conservazione sostitutiva, messi a punto dal Consiglio Nazionale, potranno usufruire del servizio accedendo al portale della conservazione, dove sarà visibile un apposito tasto "Caricamento" nel menu principale che consentirà di effettuare l'upload manuale del file "Protocollo" e inviarlo in conservazione, senza dover apporre la firma digitale sul protocollo. Tali Ordini non dovranno sottoscrivere alcun contratto in quanto già utenti del servizio di Conservazione delle fatture e potranno utilizzare le stesse credenziali di accesso al portale della conservazione già in possesso.

Il link di accesso al portale della conservazione è presente sul sito www.commercialisti.it. Il Conservatore accreditato, tramite l'indirizzo fatturapa@italstudio.itf invierà nuovamente a tutti gli Ordini il link di accesso e le credenziali già in possesso per accedere al portale della conservazione sostitutiva e il manuale operativo sintetico per trasmettere il registro di protocollo.

Gli Ordini che non si avvalgono del portale della fatturazione elettronica e della conservazione sostitutiva, messi a punto dal Consiglio Nazionale, dovranno contattare il Conservatore accreditato all'indirizzo fatturapa@italstudio.it per ottenere le credenziali di accesso.

Gli Ordini territoriali potranno usufruire di assistenza via mail all'indirizzo fatturapa@italstudio.it.

 

8) Modifiche alla rappresentanza in giudizio del Ministero del Lavoro

Il Ministero del Lavoro, ha emanato la lettera circolare n. 16576 del 7 ottobre 2015, con la quale ha fornito alcune precisazioni in merito agli effetti del D.L.vo n. 149/2015 (semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro) in materia di rappresentanza in giudizio del Ministero del Lavoro.

In particolare, il Ministero del Lavoro evidenzia come “l’articolo 9 del D.L.vo n. 149/2015, che regola la rappresentanza in giudizio dell’Ispettorato non può allo stato dispiegare alcun effetto, riferendosi ad un soggetto che ancora non opera effettivamente. Eventuali contenziosi, infatti, non potranno che essere instaurati nei confronti delle articolazioni territoriali del Ministero del Lavoro che hanno adottato gli atti impugnati e che continueranno ad operare sino alla loro soppressione decorrente dalla data indicata nei menzionati decreti attuativi.

Nelle more della piena operatività dell’Ispettorato, quindi, l’attività del contenzioso resta regolata dal combinato disposto dell’art. 6 del D.L.vo n. 150/2011 e dell’art. 22 della legge n. 689/1981 che limita la competenza delel strutture ministeriali alla rappresentanza nel primo grado di giudizio. La difesa nei gradi di giudizio successivi continuerà, pertanto, ad essere curata esclusivamente dall’Avvocatura dello Stato, anche, evidentemente, in relazione alla promozione dell’impugnativa avverso le sentenze di soccombenza di primo grado rese nei confronti del Ministero del Lavoro”.

 

9) Controlli a distanza dei lavoratori: circolare della FCL

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro il 9 ottobre 2015 ha pubblicato la circolare n. 20 del 2015, che fornisce alcune indicazioni in merito alle modifiche, apportate dal decreto c.d. Semplificazioni (decreto legislativo n. 151/2015), all’articolo 4 (Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo) dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

In particolare, la circolare esamina i seguenti temi:

- princìpi fissati dallo statuto dei lavoratori;

- princìpi della riforma;

- divieto dei controlli della prestazione lavorativa;

- presupposti per l’installazione;

- eccezioni al regime generale;

- garanzie.

Con la riforma dei controlli a distanza sarà possibile in azienda installare apparecchiature in grado di controllare i dipendenti? Oggi, come ieri, continua ad essere vietato e restano in vigore le specifiche procedure, legate ad accordi sindacali o autorizzazioni del Ministero, affinché possano essere installate apparecchiature “per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale” dalle quali derivi altresì la possibilità di un controllo a distanza.

L’unica deroga è riferita agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (tipo telefonini e computer aziendali) e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Il dibattito intorno al nuovo impianto normativo voluto dalla Legge delega lavoro - che recentemente ha trovato tutte le specifiche nel Decreto Legislativo n. 151 del 14 settembre 2015 - negli ultimi mesi ha creato molte attese e preoccupazioni da parte di datori e lavoratori. Con la circolare n. 20/2015 la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro fornisce tutti i chiarimenti necessari.

 

10) Al via l’imposta di bollo virtuale sull’autentica per le vendite auto

Autentiche di firma per la vendita delle auto. L’imposta di bollo è digitale. Via libera delle Entrate al pagamento virtuale dell’imposta di bollo per il rilascio

dell’autentica delle sottoscrizioni degli atti di vendita di beni mobili registrati presso il PRA, Pubblico Registro Automobilistico, o per la costituzione di diritti di garanzia sugli stessi. La novità, illustrata dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 33/E del 9 ottobre 2015, si inserisce all’interno d’un processo più ampio di digitalizzazione dei documenti e, al contempo, di realizzazione di un’Amministrazione pienamente digitale, la cui finalità guarda ad un esigenza duplice: innovare i processi e migliorare significativamente la qualità dei servizi resi ai cittadini.

L’ok delle Entrate alla richiesta dell’ACI di procedere alla riscossione con modalità virtuale dell’imposta di bollo per il rilascio dell’autentica delle sottoscrizioni, amplia di fatto il numero di documenti oramai privi di etichette e contrassegni, uniformandosi a quanto già accade per il pagamento dell’imposta di bollo, anch’essa in via digitale, dovuta sulle note di trascrizione, iscrizioni, rinnovazioni ed annotazioni che i cittadini presentano al PRA e sulle copie, certificati ed estratti rilasciati. Dunque, un ulteriore passo avanti in vista della possibilità di formare digitalmente anche il titolo di vendita del veicolo, costituito dalla scrittura privata con sottoscrizione autenticata.

L’Agenzia delle entrate precisa che l’assolvimento dell’imposta di bollo dovuta in relazione alle autentiche di firma sugli atti di vendita dell’imposta può essere effettuata dall’ACI. E questo in virtù della funzione e del ruolo degli Sportelli Telematici dell’Automobilista, una sorta di front office per l’esercizio di attività di esclusiva competenza dell’ACI. Sono infatti gli STA che ricevono la documentazione relativa alla richiesta di formalità, nel caso specifico l’autentica della firma sugli atti di vendita. Sono sempre loro che acquisiscono i dati in via telematica e che provvedono alla stampa materiale del certificato di proprietà. Ed è proprio alla luce di questo particolare rapporto che intercorre tra ACI e Sportelli (STA) che l’Agenzia ritiene che l’ACI sia legittimata a richiedere l’autorizzazione al pagamento dell’imposta di bollo in modo virtuale anche per l’autentica delle sottoscrizioni degli atti e delle dichiarazioni aventi ad oggetto l’alienazione di beni mobili registrati o la costituzione di diritti di garanzia sui medesimi.

Benefici sul gasolio per uso autotrazione utilizzato nel settore del trasporto: Rettifica delle Dogane

L’Agenzia delle Dogane ha pubblicato il 9 ottobre 2015 la nota di rettifica n. 110738/RU del 8 ottobre 2015: Errata corrige alla nota n. 104552/RU del 23 settembre 2015, avente ad oggetto “Benefici sul gasolio per uso autotrazione utilizzato nel settore del trasporto. Rimborso sui quantitativi di prodotto consumati nel terzo trimestre dell’anno 2015”.

Nella nota n. 104552/RU del 23 settembre 2015, a pagina 6, nel paragrafo VI) Termini di utilizzo del credito maturato nel precedente trimestre, al primo periodo, dove è scritto “terzo” leggasi “secondo”.

 

Vincenzo D’Andò