Diario quotidiano del 29 settembre 2015: pubblicati i nuovi indicatori per il redditometro

Pubblicato il 29 settembre 2015



redditometro: pubblicati in G.U. i nuovi indicatori di capacità contributiva per l’accertamento fiscale dal 2011; può essere dedotta la busta paga erogata all’amministratore della società che ne sia anche dipendente; CNDCEC: in consultazione il nuovo codice deontologico dei Commercialisti; notifica postale: la data apposta sull’avviso di ricevimento non ha valore di prova dell’invio dell’atto fiscale; con la Legge di stabilità per 2016 potrebbe debuttare la campagna “il Fisco ti viene incontro”; dal MISE tutte le agevolazioni alle imprese e cooperative sociali;pressing dell’Ue: spostare tasse da lavoro a consumi e casa; nota di chiarimenti della Banca d’Italia sulle disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari

 

 Indice:

 1) Redditometro: pubblicati in G.U. i nuovi indicatori di capacità contributiva per l’accertamento fiscale dal   2011

 2) Può essere dedotta la busta paga erogata all’amministratore della società che ne sia anche dipendente

 3) CNDCEC: in consultazione il nuovo codice deontologico dei Commercialisti

 4) Notifica postale: la data apposta sull’avviso di ricevimento non ha valore di prova dell’invio dell’atto fiscale

 5) Con la Legge di stabilità per 2016 potrebbe debuttare la campagna “il Fisco ti viene incontro”

 6) Dal MISE tutte le agevolazioni alle imprese e cooperative sociali

 7) Pressing dell’Ue: spostare tasse da lavoro a consumi e casa

 8) Nota di chiarimenti della Banca d’Italia sulle disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari

 

 

1) Redditometro: pubblicati in G.U. i nuovi indicatori di capacità contributiva per l’accertamento fiscale dal 2011

Al via i nuovi indicatori di capacità contributiva (cd. parametri) per l’applicazione del redditometro. Sulla Gazzetta Ufficiale del 25 settembre 2015 è stato, infatti, pubblicato il DM 16 settembre 2015, che ridefinisce il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base del quale può essere fondata la determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche. I nuovi parametri si rendono applicabili per gli accertamenti sui periodi d’imposta a partire dal 2011.

Il nuovo redditometro: approvati gli indicatori di capacità contributiva per gli accertamenti delle annualità 2011 e successive. Con la pubblicazione nella citata Gazzetta Ufficiale si rendono applicabili alla determinazione sintetica dei redditi e dei maggiori redditi relativi ai periodi d'imposta successivi al 2011 stabilite dal decreto del ministro dell'economia del 16 settembre scorso.

Il decreto in esame è il secondo in ordine temporale emanato sul nuovo redditometro e va a sostituire, per i periodi d'imposta sopra ricordati, i contenuti induttivi già individuati con il decreto 24 dicembre 2012.

Come il suo predecessore anche il decreto del 16 settembre suddivide i nuclei familiari in 11 diverse tipologie all'interno di ognuna delle quali vi sono poi ulteriori suddivisioni legate al fattore territoriale. Si parte dalla persona sola con meno di 35 anni per arrivare alle coppie con tre o più figli e finire con la categoria residuale delle altre tipologie. Nelle tabelle allegate al decreto sono contenute, tipologia per tipologia di elemento induttivo di capacità contributiva, le singole voci che andranno a comporre il redditometro per le annualità 2011 e successive. Scorrendo le stesse si notano alcune voci direttamente riconducibili alle comunicazioni effettuate dai contribuenti in anagrafe tributaria tramite il famigerato spesometro. Si pensi, ad esempio, alle spese sostenute per gli onorari corrisposti ai liberi professionisti, ai centri benessere, alle borse, valigie ed altri effetti personali.

Nella voce relativa al tempo libero troviamo invece, tra le altre, le spese sostenute per l’acquisto di giocattoli, radio, televisione, riviste, dischi, lotto lotteria e piante da fiori.

Anche sul fronte degli investimenti, altra tipologia sulla base della quale si può ricostruire sinteticamente il reddito del contribuente, vengono sostanzialmente riprodotte le tipologie già individuate nel precedente decreto del 24 dicembre 2012. Si parte infatti dagli incrementi patrimoniali e si arriva alle donazioni ed erogazioni liberali, passando per gli investimenti in immobili, beni mobili registrati e quant'altro. Con la pubblicazione in Gazzetta il decreto dà dunque il via libera per gli accertamenti da redditometro per le annualità 2011 e successive. A fronte di tali accertamenti il contribuente, ricorda l’articolo 4 del decreto del 16 settembre scorso, ha facoltà di dimostrare sia che il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d'imposta o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o grazie all'apporto di altri soggetti, oppure il diverso ammontare delle spese effettive rispetto a quelle attribuite dall’Ufficio.

 

2) Può essere dedotta la busta paga erogata all’amministratore della società che ne sia anche dipendente

Lo stipendio pagato non può essere dedotto dalla società soltanto se l’amministratore sia unico, poiché in tal modo viene a mancare il rapporto di subordinazione tra datore di lavoro (società) e dipendente (amministratore unico). Al contrario, la presenza di più amministratori consente la deducibilità fiscale della busta attribuita ad uno degli amministratori.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19050 del 25 settembre 2915, si è soffermata sul tema della deducibilità della retribuzione del lavoro dipendente prestato da uno dei componenti del consiglio di amministrazione della società.

Come è noto, in tale ambito la Suprema Corte, ritiene che (n. 5418/96), “non è configurabile un rapporto di lavoro subordinato quando non sia stato provato il vincolo della subordinazione e, cioè, l’assoggettamento della persona, sia pure membro del consiglio di amministrazione della società, al potere direttivo di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società nel suo complesso”.

Per cui, non si può avere un rapporto di lavoro subordinato quando l’amministratore della società sia unico e svolga da solo tutti i poteri di gestione, controllo, comando e disciplina (Cass. n. 18414/2013).

Nel caso di specie, l’Agenzia delle entrate aveva censurato la decisione di appello per aver affermato la piena deducibilità della retribuzione corrisposta all’amministratore delegato della società “dotato di amplissimi poteri di rappresentanza ed amministrazione delle stessa”.

Secondo i giudici di legittimità, l’incompatibilità con la condizione di lavoratore subordinato alle dipendenze della società è ravvisabile nella sola qualifica di amministratore unico di una società, non potendo ricorrere in tal caso l’effettivo assoggettamento al potere direttivo, di controllo e disciplinare di altri.Pertanto i giudici di merito hanno correttamente operato poiché l’ulteriore attività svolta dall’amministratore era collegata all’attività societaria ed era volta alla produzione del reddito della stessa.

Secondo la Cassazione la ratio decidendi della sentenza della CTP, incentrata sulla ritenuta effettività ed inerenza di quei costi, “non sembra dunque essere stata colta dal ricorso dell’Agenzia”.

Va bene la cartella senza avviso bonario

L’obbligo di preventiva comunicazione è condizionato alla sussistenza di incertezze di rilievo e non alla sola differenza tra il dichiarato e il versato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19052 del 25 settembre 2015, è tornata ad occuparsi della questione relativa alla legittimità della notifica della cartella di pagamento, a seguito di controllo automatico, in assenza della preventiva comunicazione d’irregolarità (o “avviso bonario”) al contribuente.

Si ricorda, in proposito, che, ai sensi del terzo comma degli artt. 36-bis del DPR 600/1973 e 54-bis del DPR 633/1972, quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, l’esito della liquidazione è comunicato al contribuente.

La Cassazione, ribadendo il suo consolidato orientamento pregresso, ha stabilito che l’omessa comunicazione dell’invito al pagamento prima dell’iscrizione a ruolo non determina la nullità di tale iscrizione e degli atti successivi, ma una mera irregolarità, inidonea ad incidere sull’efficacia dell’atto, sia perché non si tratta di condizione di validità, stante la mancata espressa sanzione della nullità, avendo il previo invito al pagamento l’unica funzione di dare al contribuente la possibilità di attenuare le conseguenze sanzionatorie dell’omissione di versamento, sia perché l’interessato può comunque pagare, per estinguere la pretesa fiscale, con riduzione della sanzione, una volta ricevuta la notifica della cartella.

 

3) CNDCEC: in consultazione il nuovo codice deontologico dei Commercialisti

Il codice deontologico dei Commercialisti si appresta ad essere nuovamente rivisitato parte del Consiglio nazionale di categoria. Difatti, a cinque anni di distanza dall’ultima modifica, il Consiglio nazionale dei Commercialisti ha aperto le consultazioni sulla nuova versione del codice deontologico della categoria. Il documento recepisce le modifiche normative che hanno interessato negli ultimi anni il mondo delle professioni. Le consultazioni avranno termine il 23 ottobre 2015.

La finalità, anticipata nei mesi scorsi dal CNDCEC, consiste nella messa a disposizione degli iscritti di nuovi principi di comportamento in corrispondenza di specifiche attività, nonché di individuare regole di condotta chiare e esaustive per le fattispecie più problematiche, a partire dalle incompatibilità fino alla informativa pubblicitaria.

In quest’ottica il documento recepisce le modifiche normative che hanno interessato il mondo delle professioni negli ultimi anni, su tutte quelle introdotte con il DPR n. 137/2012 che ha introdotto il nuovo obbligo di assicurazione professionale, ha ridotto la durata del tirocinio da 36 a 18 mesi e ha riscritto le regole per la formazione professionale continua.

In proposito, all’articolo 8, si legge che “l’adempimento degli obblighi di formazione, secondo quanto previsto dai regolamenti del CNDCEC, costituisce obbligo del professionista per il mantenimento della propria competenza professionale, ma non lo esonera dalle ulteriori attività formative, con particolare riferimento ai settori di specializzazione e a quelli di attività prevalenti, rese necessarie dalla natura degli incarichi professionali assunti”.

Si prevede che le norme contenute nel Codice estendano la propria efficacia anche ai fatti e agli atti suscettibili di sanzione disciplinare commessi prima dell’entrata in vigore dello stesso se l’applicazione delle stesse risulta essere più favorevole al trasgressore e sempreché la sanzione disciplinare non sia stata irrogata con provvedimento resosi definitivo. La consultazione avrà termine il 23 ottobre 2015.

 

4) Notifica postale: la data apposta sull’avviso di ricevimento non ha valore di prova dell’invio dell’atto fiscale

La data di spedizione del plico apposta sull’avviso di ricevimento non ha valore probatorio, trattandosi di una annotazione effettuata dal mittente e non dall’ufficiale postale, risultando quindi priva di fede privilegiata.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12932 del 2015, con la quale è stato rigettato il ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate contro una sentenza della Ctr di Milano, con la quale era stato dichiarato inammissibile un ricorso in appello della stessa amministrazione finanziaria. In sede del ricorso in appello, l’Agenzia delle entrate aveva depositato l’avviso di ricevimento sul quale era annotata la data di spedizione del plico, effettuata per posta. Il contribuente contestava la tempestività dell’appello, poiché lo stesso era stato ricevuto dopo lo spirare del termine semestrale dalla pubblicazione della sentenza di prime cure e il solo avviso di ricevimento, sul quale risultava certificata dall’ufficiale postale solamente la data di ricevimento del plico, non provava la tempestività dell’opposizione. La Ctr di Milano, aderendo a tale assunto, dichiarava inammissibile l’appello. La Corte di cassazione, adita dall’Agenzia delle entrate, ha confermato la decisione della Ctr. Deve ritenersi, infatti, «priva di alcun valore probatorio la data di spedizione della raccomandata risultante dall’avviso di ricevimento, in quanto priva di fede privilegiata, non accompagnata da alcuna attestazione da parte dell’ufficiale postale». D’altronde, la tempestività dell’appello deve essere provata dal soggetto proponente in maniera adeguata e l’annotazione della data di spedizione, effettuata a cura del mittente, è elemento non in grado di assurgere al rango di prova.

Nel bilancio d’esercizio debutterà il criterio del costo ammortizzato

Il D.Lgs. 139 del 2015, che ha attuato la Direttiva 2013/34/UE, ha introdotto il criterio del costo ammortizzato nel bilancio delle imprese che adottano il codice civile.

Il criterio del costo ammortizzato si applicherà ai titoli immobilizzati (art. 2426, n. 1 c.c.), ai crediti e ai debiti (art. 2426, n. 8 c.c.).

Pertanto, a partire dal “bilancio 2016” farà il suo ingresso nel bilancio d’esercizio un criterio di valutazione tipico dei bilanci IAS/IFRS: si tratta di una modalità di valutazione che continua a trovare fondamento nel costo di acquisto, ma che tiene conto delle eventuali differenze tra tassi di interesse nominali e tassi di interesse effettivi.

Le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata (art. 2435-bis c.c.) e le micro-imprese (art. 24235-ter c.c.) potranno non applicare il costo ammortizzato e, quindi, continuare a valutare i titoli immobilizzati al costo eventualmente svalutato per perdite durevoli, i crediti al valore di presumibile realizzo e i debiti al valore nominale.

Il codice civile post-recepimento della Direttiva non fornisce la definizione di “costo ammortizzato” rimandando espressamente (art. 2426 comma 2 c.c.) ai principi contabili internazionali omologati dalla Comunità europea.

Il principio contabile internazionale che riporta la definizione di “costo ammortizzato” è lo IAS 39 che al paragrafo 9 precisa: “Il costo ammortizzato di un’attività o passività finanziaria è il valore a cui è stata misurata al momento della rilevazione iniziale l’attività o la passività finanziaria al netto dei rimborsi di capitale, aumentato o diminuito dall’ammortamento complessivo utilizzando il criterio dell’interesse effettivo su qualsiasi differenza tra il valore iniziale e quello a scadenza, e dedotta qualsiasi riduzione (operata direttamente o attraverso l’uso di un accantonamento) a seguito di una riduzione di valore o di irrecuperabilità”.

Per l’accertamento immobiliare può non bastare il valore OMI

Essendo necessaria una presunzione qualificata e, quindi, grave, precisa e concordante, per procedere alla rettifica con metodo analitico-induttivo, occorre, che, oltre alla scostamento tra prezzo dichiarato e valore OMI, ricorrano ulteriori elementi indiziari, come la complessiva gestione antieconomica dell’attività d’impresa.

Anche la stessa Agenzia delle entrate, con la circolare n. 18 del 2010 (p. 3.2), ha chiarito che lo scostamento tra prezzi dichiarati e valori OMI costituisce oggi una presunzione semplice e, quindi, tale scostamento non è ex se sufficiente a sorreggere la pretesa impositiva, richiedendo il supporto di ulteriori elementi probatori convergenti.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 18178 del 2015)

 

5) Con la Legge di stabilità per 2016 potrebbe debuttare la campagna “il Fisco ti viene incontro”

Il nostro Legislatore, nel corso della prossima Legge di Stabilità per il 2016, al fine di migliorare il rapporto tra Fisco e contribuente, sembra che intenda continuare il processo di semplificazione riscrivendo completamente il calendario delle scadenze concedendo agli operatori maggiori margini di flessibilità per la risposta a inviti, questionari, richieste di documentazione. Ad esempio, si potrebbe prevedere che per le richieste inoltrate e ricevute durante il periodo estivo gli operatori abbiano a disposizione più tempo per fornire le risposte. In alternativa si potrebbe prevedere una “tregua” durante il periodo delle dichiarazioni, nel senso che le richieste potrebbero essere inoltrate a partire dal mese di settembre o addirittura non prima del mese di ottobre.

Come è noto, ogni anno, puntualmente, durante la pausa estiva, l’Agenzia delle entrate inoltra migliaia di richieste di documenti necessari per l’avvio della fase di controllo formale delle dichiarazioni. Si tratta delle spese mediche, degli oneri contributivi, delle spese sanitarie e degli altri documenti giustificativi di detrazioni ed oneri deducibili sostenuti dai contribuenti. Queste richieste prevedono un termine di 30 giorni per la risposta e la consegna della relativa documentazione. L’eventuale inerzia potrebbe tradursi nella richiesta da parte del Fisco delle maggiori imposte dovute, oltre alle sanzioni e agli interessi.

La criticità riguarda non tanto l’adempimento in sé, ma il tempo necessario per reperire la documentazione che dovrebbe riguardare i precedenti periodi di imposta. In alcuni casi la ricerca dei documenti potrebbe rivelarsi non agevole e la circostanza potrebbe determinare l’emissione da parte del Fisco di atti infondati destinati ad essere poi annullati quando il contribuente sarà in grado di soddisfare, sia pure tardivamente, le richieste del locale ufficio dell’Agenzia delle entrate che deve liquidare la dichiarazione.

L’emissione ed il successivo annullamento di atto determina una “duplice” lavorazione dell’Ufficio preposto con un conseguente incremento dei carichi di lavoro e con l’ulteriore effetto di accrescere le spese amministrative. Per tale ragione è possibile che la prossima legge di Stabilità, oltre a riscrivere completamente il calendario fiscale delle scadenze, disciplini, con una norma a regime, queste situazioni, in modo da garantire agli operatori la necessaria “tranquillità” per rispondere al Fisco. Non va dimenticato che ad es. il mese di settembre è molto impegnativo per imprese e professionisti considerata la scadenza per l’invio telematico dei modelli dichiarativi fissata al 30 settembre.

Una ulteriore semplificazione potrebbe riguardare la notifica degli avvisi bonari (i c.d. preavvisi di irregolarità). Dalla notifica dell’atto iniziano a decorrere 30 giorni al fine di beneficiare del pagamento della sanzione ridotta del 10%. In alcuni la scadenza coincide con la fine del mese di agosto (per gli atti notificati entro la fine di luglio) con le conseguenti difficoltà per gli operatori che intendono verificare la fondatezza o meno del preavviso ricevuto. Anche in tale ipotesi potrebbe essere previsto un maggiore termine per l’adempimento.

 

6) Dal MISE tutte le agevolazioni alle imprese e cooperative sociali

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2015, il Decreto Ministero dello Sviluppo Economico 3 luglio 2015, con l’istituzione di un regime di aiuto volto a sostenere la nascita e la crescita delle imprese operanti in tutto il territorio nazionale, per il perseguimento degli interessi generali e delle finalità di utilità sociale.

Possono beneficiare degli aiuti previsti dal Decreto ministeriale le seguenti tipologie di imprese:

- imprese sociali di cui decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, costituite in forma di società;

- cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, anche non aventi qualifica di imprese sociali ai sensi del decreto legislativo 24 marzo 2006, n. 155, e relativi consorzi, come definiti dall’art. 8 della legge predetta;

- società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460.

Le imprese indicate devono:

a) essere regolarmente costituite e iscritte nel registro delle imprese e inserite negli elenchi, albi, anagrafi previsti dalla rispettiva normativa di riferimento;

b) trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti e non essere in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;

c) avere sede legale e operativa ubicata nel territorio nazionale;

d) trovarsi in regola con le disposizioni vigenti in materia di normativa edilizia ed urbanistica, del lavoro, della prevenzione degli infortuni e della salvaguardia dell’ambiente ed essere in regola con gli obblighi contributivi;

e) essere in regime di contabilità ordinaria;

f) avere ricevuto una positiva valutazione del merito di credito da parte di una Banca finanziatrice relativa ai profili di cui all’art. 9, comma 8, e disporre di una delibera di finanziamento adottata dalla medesima Banca finanziatrice per la copertura finanziaria del programma di investimenti proposto. Nel caso di grandi imprese, ai sensi dei regolamenti de minimis, la valutazione della capacità economico-finanziaria deve assegnare all’impresa richiedente un rating comparabile almeno a B -.

Programmi ammissibili

Sono ammissibili alle agevolazioni i programmi di investimento finalizzati alla creazione o allo sviluppo delle imprese:

a) compatibili con le rispettive finalità statutarie;

b) organici e funzionali all’attività esercitata;

c) avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione. Per avvio del programma si intende la data di inizio dei lavori relativi all’investimento oppure la data del primo impegno giuridicamente vincolante ad ordinare attrezzature o di qualsiasi altro impegno che renda irreversibile l’investimento, a seconda di quale condizione si verifichi prima. L’acquisto del suolo aziendale e i lavori preparatori quali la richiesta di permessi o la realizzazione di studi di fattibilità non sono considerati come avvio del programma;d) che presentino spese ammissibili, al netto dell’IVA, non inferiori a euro 200.000,00 (duecentomila/00) e non superiori a euro 10.000.000,00 (diecimilioni/00), fermo restando il rispetto dei massimali di aiuto previsti dai regolamenti de minimis.

Spese ammissibili

Sono ammissibili alle agevolazioni le spese necessarie alle finalità del programma di investimento, sostenute dall’impresa beneficiaria a partire dalla data di presentazione della domanda e relative all’acquisto di beni e servizirientranti nelle seguenti categorie:

a) suolo aziendale e sue sistemazioni;

b) fabbricati, opere edili/murarie, comprese le ristrutturazioni;

c) macchinari, impianti ed attrezzature varie nuovi di fabbrica;

d) programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;e) brevetti, licenze e marchi;

f) formazione specialistica dei soci e dei dipendenti dell’impresa beneficiaria, funzionali alla realizzazione del progetto;

g) consulenze specialistiche, quali studi di fattibilità economico-finanziaria, progettazione e direzione lavori, studi di valutazione di impatto ambientale;

h) oneri per le concessioni edilizie e collaudi di legge;

i) spese per l’ottenimento di certificazioni ambientali o di qualità;

l) spese generali inerenti allo svolgimento dell’attività d’impresa.

Agevolazioni concedibili

Le agevolazioni sono concesse, a fronte della realizzazione dei programmi di investimento, nella forma di finanziamenti a tasso agevolato, aventi le seguenti caratteristiche:a) il tasso d’interesse da applicare al finanziamento agevolato è pari almeno allo 0,50% annuo;

b) la durata del finanziamento non può essere superiore a 15 anni, comprensiva di un periodo di preammortamento commisurato alla durata in anni interi del programma e, comunque, non superiore a 4 anni decorrenti dalla data di sottoscrizione del contratto di finanziamento;

c) il finanziamento agevolato può essere assistito da idonea garanzia;

d) il contratto di finanziamento prevede che il rimborso avvenga secondo un piano di ammortamento a rate semestrali costanti posticipate, scadenti il 30 giugno e il 31 dicembre di ogni anno. Gli interessi di preammortamento sono corrisposti alle medesime scadenze.

 

7) Pressing dell’Ue: spostare tasse da lavoro a consumi e casa

E' quanto si legge nel rapporto sulla fiscalità: “In Italia gap sull'Iva più alto della media Ue, limitare le esenzioni”.

L’Italia come molti altri Stati membri ha “un peso fiscale relativamente alto sul lavoro, e ci sarebbe almeno un margine per spostare il peso fiscale a imposte meno distorsive, come quelle sui consumi, quelle ricorrenti sulla proprietà immobiliare e quelle sull’ambiente”. Così il rapporto Ue sulla fiscalità.

Con alcuni altri paesi, l’Italia ha “un gap sull’Iva significativamente più alto della media Ue”, con bassi livelli di introiti e di rispetto delle norme amministrative. C’è “particolare margine di manovra per migliorare l’efficienza del sistema Iva limitando l’uso di tassi ridotti e di esenzioni non obbligatorie”.

E nel rapporto si sottolinea, inoltre, che l’Italia come altri stati membri “ha tasse relativamente alte sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte”, per cui “c’è spazio per migliorare l’efficacia modificando la struttura tributaria nell'ambito della tassazione sui beni immobiliari”.

“Non abbiamo ora un’analisi dettagliata del piano di riforma fiscale italiano, la faremo quando riceveremo la bozza” della Legge di stabilità. Così la portavoce agli affari economici della Commissione Ue, dopo la pubblicazione del rapporto sulla fiscalità 2015.

 

8) Nota di chiarimenti della Banca d’Italia sulle disposizioni di vigilanza per gli intermediari finanziari

La Banca d’Italia, con la circolare n. 288/2015 ha emanato le Disposizioni di vigilanza dei soggetti operanti nel settore finanziario di cui al Titolo V del TUB, sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia (e cioè intermediari finanziari, confidi di maggiori dimensioni, agenzie di prestito su pegno e società fiduciarie disciplinate dal’art. 199, comma 2, del TUF).

Le Disposizioni di vigilanza sono già entrate in vigore dallo scorso 11 luglio 2015.

A seguito delle varie problematiche che sono emerse in sede di prima applicazione delle suddette Disposizioni, la Banca d’Italia ha pubblicato, il 14 settembre 2015, una nota di chiarimenti nella quale vengono affrontate una serie di questioni rilevanti.

Tra i vari chiarimenti si segnala la precisazione secondo cui “gli intermediari iscritti nell’elenco speciale di cui all’ art. 107 “vecchio TUB” che presentino istanza per l’l’iscrizione nel nuovo albo unico ex art. 106 TUB non sono tenuti a comprovare la sussistenza, in capo agli esponenti aziendali, dei requisiti” di professionalità, onorabilità e indipendenza, “a condizione che non siano intervenute modifiche successive all’ultima verifica effettuata ai sensi della Circ. 216/2006 e comunicata alla Banca d’Italia. Questi intermediari possono limitarsi a comunicare alla Banca d’Italia che non sono intervenute modificazioni rispetto a tale ultima comunicazione”.

 

Vincenzo D’Andò