Diario quotidiano dell’11 settembre 2015: ecco come cambieranno bilancio e nota integrativa

Pubblicato il 11 settembre 2015



bilancio e nota integrativa: nuovi contenuti; sanzioni per l’uso 'virtuale' del deposito IVA; OCSE: nuova edizione dei Principi di corporate governance con l’endorsement del G20;g li intermediari finanziari entro il prossimo 21 settembre devono comunicare i dati sui trasferimenti da e verso l’estero; società tra avvocati più libere; osservatorio partite IVA: on line i dati di luglio 2015; congedo parentale: aggiornata la procedura per la domanda telematica; certificazione bilanci PMI innovative

 

 Indice:

 1) Bilanci e nota integrativa: nuovi contenuti

 2) Sanzioni per l’uso “virtuale” del deposito IVA

 3) OCSE: nuova edizione dei Principi di corporate governance con l’endorsement del G20

 4) Gli intermediari finanziari entro il prossimo 21 settembre devono comunicare i dati sui trasferimenti da   e verso l’estero

 5) Società tra avvocati più libere

 6) Osservatorio partite IVA: on line i dati di luglio 2015

 7) Congedo parentale: aggiornata la procedura per la domanda telematica

 8) Certificazione bilanci PMI innovative

 

 

1) Bilanci e nota integrativa: nuovi contenuti

Tra le diverse novità, di rilievo che nel bilancio d’esercizio non vengono più previsti i conti d’ordine. Infatti, l’art. 6, comma 4, del D.Lgs. 139/2015 apporta modifiche all’art. 2424 del codice civile.

Come è noto, sulla Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 settembre 2015 è stato pubblicato il Decreto Legislativo n. 139 del 18 agosto 2015, recante novità in materia di bilancio d’esercizio e di bilancio consolidato in attuazione della Direttiva 2013/34/UE. Si tratta del cd. “Decreto Bilanci”, le cui nuove disposizioni decorrono dal 1 gennaio 2016. Dunque, l’art. 6, comma 4, apporta modifiche all’articolo 2424 del codice civile per quanto riguarda la struttura dello Stato Patrimoniale.

Attivo Stato Patrimoniale

Nelle Immobilizzazioni Immateriali il punto B2) viene sostituito poiché non verranno più indicati i “costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità” ma solamente i “costi di sviluppo”.

Nelle immobilizzazioni finanziarie il punto riguardante le partecipazioni in “altre imprese”, viene sostituito con “imprese sottoposte al controllo delle controllanti”. Dopo la lettera d, viene aggiunta la lettera “d bis”: per iscrivere le partecipazioni in “altre imprese”.

Per quanto riguarda l’iscrizione dei crediti viene inserita una nuova voce. Il punto d) “verso altri” diventa il punto d bis, mentre il nuovo punto d è: “verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti”.

Nella sezione relativa alle “Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni” il punto “azioni proprie, con indicazioni anche del valore nominale complessivo” viene sostituito con “strumenti finanziari derivati attivi”.

L’art. 6, ai commi 1 e 5, introduce novità sul tema delle azioni proprie circa gli effetti del loro acquisto e della loro rilevazione in bilancio, riformando e integrando, rispettivamente gli articoli 2357-ter e 2424-bis del codice civile.

Effetti dell’acquisto delle azioni proprie (art. 2357-ter) e rilevazione in bilancio (artt. 2357-ter e 2424-bis).

Dal 1° gennaio 2016 sarà possibile iscrivere l’acquisto di azioni proprie a diretta riduzione del patrimonio netto, mediante l’iscrizione a passivo di una voce specifica di pari importo con segno negativo. Tale disposizione va a riformare il comma 3 dell’art.2357-ter che, fino al 31 dicembre 2015, prevede l'istituzione di una “riserva indisponibile pari all'importo delle azioni proprie iscritto all'attivo di bilancio”, da mantenere fino all'eventuale trasferimento o annullamento delle stesse.

Il decreto in esame, inoltre, ripete, aggiungendo il comma 7 all’art. 2424-bis, che “le azioni proprie sono rilevate in bilancio a diretta riduzione del patrimonio netto, ai sensi di quanto disposto dal terzo comma dell’articolo 2357-ter”.

Per la sezione “Crediti” i punti: “crediti tributari”, “imposte anticipate” e “verso altri” vengono sostituite da: “verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti”, “crediti tributari”, “imposte anticipate”, “verso altri”.

Nella sezione “Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:” dopo le parole “partecipazioni in imprese controllanti”, vengono inserite le parole “partecipazioni in imprese sottoposte al controllo delle controllanti”. Inoltre il punto 5 “azioni proprie, con indicazioni anche del valore nominale complessivo”, viene sostituito con “strumenti finanziari derivati attivi”.

Il punto d “Ratei e risconti, con separata indicazione del disaggio su prestiti” viene sostituito con “Ratei e Risconti”

Passivo Stato Patrimoniale

Nella sezione Patrimonio Netto la voce (VI) - Riserva per azioni proprie in portafoglio viene sostituita con “Altre riserve, distintamente indicate”; la vecchia voce “VII - Altre riserve, distintamente indicate” viene sostituita con “Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi”. Viene introdotto il punto X – Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio.

Al punto B Fondi per rischi e oneri la voce 3 – “Altri” viene sostituita con: “strumenti finanziari derivati passivi” e viene inserito cosi il punto 4 “Altri”.

Per quanto riguarda l’iscrizione dei Debiti viene introdotto il punto 11 bis “debiti verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti”.

Il punto e “Ratei e risconti, con separata indicazione dell’aggio su prestiti” viene sostituito con “Ratei e risconti”.

Viene abrogato il terzo comma poichè non è più prevista: l'iscrizione delle garanzie prestate direttamente o indirettamente facendo la distinzione tra fideiussioni, avalli, altre garanzie personali e garanzie reali e gli altri conti d’ordine.

Modifiche alla struttura del Conto Economico

L’art. 6, comma 6, apporta modifiche all’articolo 2425 del codice civile riguardante la struttura del Conto Economico.

Nella sezione C relativa ai “Proventi e oneri finanziari” al punto 15) “proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi ad imprese controllate e collegate” vengono aggiunte le seguenti parole: “e di quelli relativi a controllanti e a imprese sottoposte al controllo di queste ultime”.

Per quanto riguarda il punto 16), invece, ossia gli “altri proventi finanziari” vengono apportate le seguenti modifiche alle seguenti lettere:

a) Dopo “da crediti iscritti nelle immobilizzazioni, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti”, vengono aggiunte le parole “e da imprese sottoposte al controllo di queste ultime”;

d) Dopo “proventi diversi dai precedenti, con separata indicazione di quelli da imprese controllate e collegate e di quelli da controllanti” vengono inserite le parole “e da imprese sottoposte al controllo di queste ultime”.

La voce D “Rettifiche di valore di attività finanziarie” viene sostituita con “Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie”.

Per quanto riguarda le “rivalutazioni” e le “svalutazioni”, viene aggiunto il punto d) riguardante gli “strumenti finanziari derivati”.

Viene eliminato il punto E “Proventi e oneri straordinari” sostituito dalle seguenti parole:

Risultato prima delle imposte (A-B+-C+-D);

Il nuovo punto 20 sarà: “imposte sul reddito dell’esercizio, correnti, differite e anticipate”;

Il nuovo punto 21 sarà: “utile (perdite) dell’esercizio”.

Rendiconto finanziario obbligatorio

Inoltre, l’art. 6, comma 2, del decreto introduce l’obbligo di predisposizione del rendiconto finanziario ai fini della redazione del bilancio d’esercizio. Il nuovo art. 2423 al primo comma, infatti, stabilisce che, gli amministratori devono redigere il bilancio di esercizio, costituito da:

- stato patrimoniale;

- conto economico;

- rendiconto finanziario;

- nota integrativa.

Le caratteristiche del rendiconto sono individuate dal nuovo art. 2425-ter, secondo cui, dal rendiconto finanziario devono risultare, per l'esercizio in chiusura e per quello precedente:

- l’ammontare e la composizione delle disponibilità liquide all'inizio ed alla fine dell'esercizio;

- i flussi finanziari dell'esercizio derivanti dalle attività:

operativa;

di investimento;

di finanziamento (comprese le operazioni con i soci con autonoma indicazione).

La redazione del rendiconto finanziario non è obbligatoria per le società che redigono il bilancio in forma abbreviata (così come per le micro-imprese).

Il nuovo articolo 2423 specifica, inoltre, che non sussiste l’obbligo di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa in bilancio di fatti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera e corretta, previa illustrazione delle motivazioni di tale scelta in nota integrativa. Rimangono fermi gli obblighi in tema di regolare tenuta della contabilità.

In materia di principi di redazione del bilancio (art. 2423-bis), la rilevanza della funzione economica degli elementi dell’attivo e del passivo viene sostituita dalla rilevanza della sostanza dell’operazione o del contratto.

“Fair value” degli strumenti finanziari

L’art. 6, comma 10, introduce novità sul tema della “fair value” degli strumenti finanziari, modificando l'art. 2427-bis del codice civile.

Nella rubrica di quest’ultimo, infatti, si segnala la nota terminologica che toglie le parole "valore equo" poste innanzi a quelle inglesi “fair value” e mantiene solo queste ultime.

Alla lettera b) del comma 1 vengono dettagliate le informazioni richieste in nota integrativa per gli strumenti finanziari derivati: alla stessa lettera b), infatti, le “informazioni su entità e natura” dei derivati, contenute nella versione precedente dell'articolo, vengono integrate da “i termini e le condizioni significative che possono influenzare l'importo, le scadenze e la certezza dei flussi finanziari futuri”.

All’elenco dei dettagli richiesti si aggiungono le lettere b-bis), b-ter) e b-quater) che introducono, rispettivamente:

- gli assunti fondamentali su cui si basano i modelli e le tecniche di valutazione, qualora il fair value non sia stato determinato sulla base di evidenze di mercato;

- le variazioni di valore iscritte direttamente nel conto economico, nonché quelle imputate alle riserve di patrimonio netto;

- una tabella che indichi i movimenti delle riserve di fair value avvenuti nell’esercizio.

Il comma 10, inoltre, abroga i commi 2, 3 e 4 dell’art. 2427-bis, facendo venir meno:

- l’equiparazione agli strumenti finanziari derivati di quelli collegati a merci che conferiscono all’una o all’altra parte contraente il diritto di procedere alla liquidazione del contratto per contanti o mediante altri strumenti finanziari, insieme con le eccezioni che erano previste dal comma: contratto concluso e mantenuto per soddisfare le esigenze previste dalla società che redige il bilancio di acquisto, di vendita o di utilizzo delle merci; contratto destinato a tale scopo fin dalla sua conclusione"; "contratto eseguito mediante consegna della merce.

Contenuto della nota integrativa

L’art. 6, comma 9, del decreto apporta le seguenti modifiche all’art. 2427 del codice civile, relativo al contenuto della nota integrativa.

Al numero 3 del primo comma la voce “costi di ricerca, sviluppo e pubblicità” viene sostituita solamente con “costi di sviluppo”.

Per quanto riguarda la composizione delle voci “ratei e risconti attivi” e “ratei e risconti passivi” e della voce “altri fondi” dello stato patrimoniale, dovranno essere sempre esposti (prima invece venivano esposti solo quando il loro ammontare era ritenuto "apprezzabile").

Il numero 9 del primo comma viene sostituito con il seguente: “l’importo complessivo degli impegni, delle garanzie e delle passività potenziali non risultanti dallo stato patrimoniale, con indicazione della natura delle garanzie reali prestate; gli impegni esistenti in materia di trattamento di quiescenza e simili, nonché gli impegni assunti nei confronti di imprese controllate, collegate, nonché controllanti e imprese sottoposte al controllo di quest’ultime sono distintamente indicate”.

Riguardo la ripartizione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni secondo categorie di attività e secondo aree geografiche, dovranno essere sempre illustrate e non come in passato che la loro esposizione avveniva solo se ritenuta “significativa”.

Per quanto riguarda i proventi e oneri straordinari (punto 13 comma 1), dovranno essere indicati importo e natura.

Vengono introdotte anche novità per quanto riguarda i compensi agli amministratori e i sindaci. Prima doveva essere esposto solamente l’ammontare, ora viene inserito anche l’ammontare delle anticipazioni e crediti concessi agli amministratori e sindaci precisando: il tasso d’interesse; le principali condizioni e gli importi eventualmente rimborsati e gli impegni assunti per loro conto, tenendo conto che bisognerà precisare il totale sempre per ciascuna categoria.

Per quanto riguarda il numero 18 del primo comma: oltre all’esposizione di azioni e obbligazioni emessi dalla società, bisognerà indicare anche i warrants e le opzioni.

Le operazioni realizzate con parti correlate, dovranno essere sempre esposte e non come in passato che dovevano essere esposte solo se ritenute rilevanti.

Dopo il 22 ter) sono state aggiunte le seguenti novità:

- 22 quater): la natura e l’effetto patrimoniale, finanziario ed economico dei fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’esercizio;

- 22 quinquies): il nome e la sede legale dell’impresa che redige il bilancio consolidato dell’insieme più grande di imprese di cui essa fa parte e il luogo in cui è disponibile la copia di tale documento;

- 22 sexies): il nome e la sede legale dell’impresa che redige il bilancio consolidato dell’insieme più piccolo di imprese di cui essa fa parte e il luogo in cui è disponibile la copia di tale documento;

- 22 septies) la proposta di destinazione degli utili o di copertura delle perdite.

Le informazioni dovranno essere illustrate secondo l’ordine in cui tali voci vengono indicate nello stato patrimoniale e nel conto economico.

 

2) Sanzioni per l’uso “virtuale” del deposito IVA

Per l’irregolarità dell’uso del deposito Iva può essere applicata soltanto la sanzione relativa agli omessi versamenti (art. 13, comma 1, D.Lgs. n. 471/1997), anche se va adattata ai principi comunitari di proporzionalità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17814 del 8 settembre 2015.

Una S.r.l. aveva presentato ricorso contro diversi atti di contestazione e relativa irrogazione di sanzioni pecuniarie, tutti concernenti avvisi di rettifica notificati per la ripresa a tassazione di IVA all’importazione non corrisposta sulle merci, per l’uso “virtuale” del deposito IVA.

Secondo il Giudice di appello, non esisteva una norma sanzionatoria di carattere speciale relativa all’omesso o tardivo versamento dell’IVA all’importazione.

I Giudici Supremi hanno preliminarmente rilevato che la questione riguardava l’applicazione dell’art. 13, comma 1 del D.Lgs. n. 471/1997 in tema di omessi versamenti, che recita: “Chi non esegue, in tutto o in parte, alle prescritte scadenze, i versamenti in acconto, i versamenti periodici, il versamento di conguaglio o a saldo dell'imposta risultante dalla dichiarazione, detratto in questi casi l’ammontare dei versamenti periodici e in acconto, ancorché non effettuati, è soggetto a sanzione amministrativa pari al trenta per cento di ogni importo non versato, anche quando, in seguito alla correzione di errori materiali o di calcolo rilevati in sede di controllo della dichiarazione annuale, risulti una maggiore imposta o una minore eccedenza detraibile”.

Secondo la Cassazione, a contrario di quanto sostenuto dalla CTR, la sanzione applicabile all’importatore che si avvale del sistema del deposito IVA in modo illecito va individuata proprio in virtù del citato art. 13, e non nell’art. 70, D.P.R. 633/72, come preteso dalla contribuente. La Corte osserva quanto segue: “Deve ritenersi che l’IVA all’importazione costituisca un tributo interno”. Tale posizione è in linea anche con quanto espresso dalla Corte penale.

L’applicazione della sanzione dovrà dunque adattarsi a quanto prescritto dal D.Lgs. 471/1997, ma dovrà anche sottostare ai principi comunitari di proporzionalità. “La CTR, concludono infatti i massimi giudici, dovrà valutare in sede di rinvio la proporzionalità della sanzione applicata”.

Confisca sulle somme non ancora versate

La confisca va riproporzionata al debito ancora dovuto nell’ipotesi di pagamento rateale delle somme evase che costituiscono reato. In caso contrario vi sarebbe una duplicazione della sanzione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, sezione penale, con la sentenza 36370 del 9 settembre 2015. I giudici della Suprema corte hanno precisato che in caso di accordo tra contribuente ed Amministrazione finanziaria in merito alla rateazione delle somme dovute, la confisca non può avere ad oggetto l’intero ammontare del profitto del reato, ma deve essere proporzionata a quanto ancora dovuto.

Iva: compensazioni rischiose

Stop all’utilizzo in compensazione del credito superiore a 50mila euro. In caso contrario si rischia una sanzione penale. A precisarlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 36393 del 9 settembre 2015. I giudici supremi hanno così respinto il ricorso presentato dall’amministratore di una Spa che si era visto punito con un decreto di sequestro per il reato di indebita compensazione. Secondo la difesa il credito non poteva rientrare nel perimetro della disposizione penale e, al massimo, poteva dare luogo a una violazione amministrativa. I giudici, tuttavia, sottolineano che per la configurabilità dell’indebita compensazione, per credito non spettante deve essere inteso quel credito che, pur certo nella sua esistenza e nel suo ammontare, è non ancora utilizzabile, oppure non più utilizzabile, in operazioni finanziarie di compensazione.

Non serve la donazione per giustificare l’evasione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36378 del 9 settembre 2015, ha stabilito che risponde di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte il presunto evasore fiscale che dona a un parente un immobile. Non solo. La presenza di molti altri beni nel patrimonio del contribuente e la possibilità della revocatoria non fanno venir meno la punibilità. I massimi giudici hanno così confermato il sequestro su un immobile donato alla figlia da un uomo finito nel mirino degli inquirenti per evasione fiscale.

 

3) OCSE: nuova edizione dei Principi di corporate governance con l’endorsement del G20

Assonime, con il comunicato del 10 settembre 2015, rende noto che il 5 settembre 2015, l’OCSE ha pubblicato la nuova edizione dei Principi di corporate governance. La presentazione è avvenuta in occasione della riunione del G20 dei Ministri delle Finanze, svoltasi i giorni 4 e 5 settembre ad Ankara.

Come è stato anticipato durante il Corporate Governance Forum, organizzato dall’OCSE il 10 aprile scorso, in occasione del G20 di Istanbul, i nuovi Principi dell’OCSE sono stati ufficialmente promossi e sostenuti dal G20.

I Principi di corporate governance dell’OCSE, adottati nel 1999 e precedentemente modificati soltanto nel 2004, sono rivolti a un ampio pubblico di policy makers e operatori di mercato al fine di contribuire all’efficienza economica, alla crescita sostenibile e alla stabilità finanziaria nonché per migliorare le politiche di corporate governance e sostenere l’evoluzione delle best practice di governo societario.

La nuova edizione dei Principi si divide in sei capitoli: I) Assicurare le basi per un efficace governo societario; II) I diritti e l’equo trattamento degli azionisti e le principali funzioni della proprietà azionaria; III) Gli investitori istituzionali, mercati azionari e altri intermediari; IV) Il ruolo degli stakeholders; V) Disclosure e trasparenza; VI) Le responsabilità del board. Ciascun capitolo si divide in principles (evidenziati in grassetto) e sub-principles, aventi la funzione di spiegare la portata dei principi, anche attraverso la descrizione di alcuni trend legislativi/autoregolamentari dominanti o emergenti nonché di esempi di strumenti alternativi per l’applicazione dei principi.

Tra le principali modifiche segnaliamo: un più ampio riferimento all’autodisciplina e al principio del comply or explain; l’introduzione di specifiche indicazioni sulla struttura e sulle regole di funzionamento delle borse; un generale rafforzamento dei diritti degli azionisti a un trattamento equo, con l’auspico di riduzione dei costi per l’esercizio dei loro diritti; l’importanza del coinvolgimento degli azionisti nel voto sulla remuneration policy; la richiesta di una maggiore trasparenza agli investitori istituzionali; l’auspicio di una migliore gestione dei conflitti d’interesse, con ampio riferimento alle operazioni con parti correlate; l’importanza della qualità della disclosure finanziaria e non finanziaria; il ruolo del board e del comitato nomine nel procedimento di nomina del consiglio; la necessità di adeguati sistemi e procedure di controllo interno; l’importanza della board evaluation.

 

4) Gli intermediari finanziari entro il prossimo 21 settembre devono comunicare i dati sui trasferimenti da e verso l’estero

Scade il prossimo 21 settembre il termine per l’invio all’Agenzia delle entrate, in modalità telematica, da parte degli intermediari finanziari, dei dati relativi ai trasferimenti da o verso l'estero di importo pari o superiore a euro 15.000,00 posti in essere nell'anno 2014. La scadenza è stata così prorogata con il provvedimento dell’Agenzia delle entrate 16 luglio 2015 che ha anche fissato le regole attuative.

Gli intermediari finanziari devono comunicare, entro tale data, limitatamente alle operazioni poste in essere nell'anno 2014 oggetto di registrazione ai sensi della normativa antiriciclaggio, i dati analitici dei trasferimenti da o verso l’estero, di importo pari o superiore a euro 15.000, effettuati, anche attraverso movimentazione di conti. Si tratta degli intermediari indicati nell’art. 11, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 231/2007.

A stabilirlo è il provvedimento dell’Agenzia delle entrate che ha modificato il provvedimento 24 aprile 2014 di attuazione dell’art. 1 D.L. 28 giugno 1990, n. 167.

La comunicazione riguarda:

- i mezzi di pagamento indicati nell'articolo 1, comma 2, lettera i), del D.Lgs. 231/2007 (e cioè gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari e gli altri assegni a essi assimilabili o equiparabili, i vaglia postali, gli ordini di accreditamento o di pagamento, le carte di credito e le altre carte di pagamento, le polizze assicurative trasferibili, le polizze di pegno e ogni altro strumento a disposizione che permetta di trasferire, movimentare o acquisire, anche per via telematica, fondi), eseguiti per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali e di società semplici e associazioni equiparate ai sensi dell'art. 5 del TUIR;

- le operazioni di importo pari o superiore a 15.000 euro, sia che si tratti di un'operazione unica che di più operazioni che appaiono tra loro collegate per realizzare un'operazione frazionata.

Soggetti obbligati

Sono tenuti all’adempimento gli intermediari finanziari indicati nell’art. 11, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 231/2007.

Nel dettaglio si tratta dei seguenti soggetti:

- banche;

- Poste Italiane S.p.A.;

- istituti di moneta elettronica;

- istituti di pagamento;

- società di intermediazione mobiliare (SIM);

- società di gestione del risparmio (SGR);

- società di investimento a capitale variabile (SICAV);

- imprese di assicurazione;

- agenti di cambio;

- società che svolgono il servizio di riscossione dei tributi;

- intermediari finanziari iscritti nell'albo previsto dall'articolo 106 del D.Lgs. n. 58/1998 (c.d. TUB);

- società fiduciarie )art. 199, comma 2 TUB;

- succursali insediate in Italia dei soggetti indicati alle lettere precedenti aventi sede legale in uno Stato estero;

- Cassa depositi e prestiti S.p.A.

Rientrano tra gli intermediari finanziari altresì le società fiduciarie, i cambiavalute e altri soggetti individuati dal TUB.

Cosa comunicare

Vanno comunicati, limitatamente alle operazioni oggetto di registrazione ai sensi della disciplina antiriciclaggio (art. 36, comma 2, lettera b) D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231), i dati analitici dei trasferimenti da o verso l’estero, di importo pari o superiore a euro 15.000, effettuati, anche attraverso movimentazione di conti, con i mezzi di pagamento indicati nell’art. 1, comma 2, lettera i), D.Lgs. n. 231/2007, eseguiti per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali e di società semplici e associazioni equiparate (ex art. 5 TUIR).

Sono oggetto della comunicazione di cui sopra le operazioni di importo pari o superiore a 15.000 euro, sia che si tratti di un’operazione unica che di più operazioni che appaiono tra loro collegate per realizzare un’operazione frazionata.

I mezzi di pagamento interessati sono: gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari e gli altri assegni a essi assimilabili o equiparabili, i vaglia postali, gli ordini di accreditamento o di pagamento, le carte di credito e le altre carte di pagamento, le polizze assicurative trasferibili, le polizze di pegno e ogni altro strumento a disposizione che permetta di trasferire, movimentare o acquisire, anche per via telematica, fondi.

I dati dei trasferimenti da o verso l’estero da comunicare sono:

- la data, la causale, l’importo e la tipologia dell’operazione;

- l’eventuale rapporto continuativo movimentato, ovvero in caso di operazione fuori conto, l’eventuale presenza di contante reale;

- in relazione ai clienti del soggetto obbligato alla comunicazione, i dati identificativi, compreso l’eventuale stato estero di residenza anagrafica, delle persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate, che dispongono l’ordine di pagamento;

- in relazione ai clienti del soggetto obbligato alla comunicazione, i dati identificativi delle persone fisiche, enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate destinatari dell’ordine di accreditamento, compreso l’eventuale stato estero di provenienza dei fondi, se presente;

- qualora presenti in relazione alle tipologie di operazioni identificate dalle causali di cui alla tabella seguente, i dati identificativi dell’intermediario finanziario e degli altri soggetti esercenti attività finanziaria esteri, compreso lo stato estero di provenienza dei fondi.

Le causali da utilizzare ai fini della comunicazione, sono quelle analiticamente indicate nell’allegato n. 1 al provvedimento dell’Agenzia delle entrate, che si riportano di seguito.

Tipologia dell’operazione

Causale

Bonifici   da e per l’estero

AA,   indicata nel provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013, recante   disposizioni attuative per la tenuta dell’archivio unico informatico e per le   modalità semplificate di registrazione di cui all’articolo 37, commi 7 e 8,   del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231

Accredito   o incasso per utilizzo di credito documentario da estero

72,   indicata nel provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013. La causale   si riferisce ad accrediti provenienti dall’estero a favore di un operatore   commerciale italiano in virtù dell’utilizzo del CD a valere su una   esportazione verso il paese ordinante il bonifico

Addebito   o pagamento per utilizzo credito documentario su estero

44,   indicata nel provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013. Trattasi   dell’operazione inversa alla causale 72. Quindi l’addebito con flusso verso   l’estero si riferisce ad operazione di importazione effettuata da operatore   commerciale italiano

Pagamento   rimesse documentate da o per l’estero

BQ,   indicata nel provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013. Trattasi   di pagamento fatto a fronte di una operazione commerciale sottostante che è   andata buon fine, in questo caso acquisto di prodotti dall’estero

Incasso   rimesse documentate da o per l’estero

BP,   indicata nel provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013. Trattasi   dell’operazione inversa alla BQ, quindi incasso per la vendita di un prodotto   fatta sull’estero

Come va fatta la comunicazione

La comunicazione va fatta esclusivamente in via telematica utilizzando l’infrastruttura SID.

Nella predisposizione del file, devono essere rispettate le specifiche prescrizioni stabilite dal Garante per la protezione dei dati personali.

 

5) Società tra avvocati più libere

Via libera all’esercizio della professione forense anche da parte delle società di persone, società di capitali e cooperative. Le commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera hanno approvato il 9 settembre 2015 un emendamento dei relatori all’articolo 26 del disegno di legge concorrenza prevedendo che «il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci». 

Una condizione indispensabile – quella che la maggioranza di 2/3 della società sia composta da professionisti – in mancanza della quale sarà previsto lo scioglimento della società e il consiglio dell’ordine presso il quale è iscritta dovrà procedere «alla cancellazione della stessa dall’albo, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci professionisti nel termine perentorio di sei mesi».

Approvato anche un subemendamento di Scelta civica che apre la strada agli avvocati per la costituzione di società interprofessionali, aperte cioè alla partecipazione di altri professionisti iscritti ad Albo.

Inoltre, aggiunge l’emendamento, i componenti dell’organo di gestione non possono essere estranei alla compagine sociale, in maniera tale da evitare anche in questo caso la presenza di “esterni” portatori di interessi confliggenti con quelli dei soci professionisti.

Viene confermato che anche nel caso di esercizio della professione forense in forma societaria resta il principio della personalità della prestazione professionale. L’incarico può essere svolto solo da soci professionisti in possesso dei requisiti necessari per lo svolgimento della specifica prestazione richiesta dal cliente.

L’avvocatura rimane prevalentemente contro l’ingresso dei grandi gruppi finanziari ed economici negli studi legali, perché una scelta del genere metterebbe a rischio autonomia ed indipendenza degli avvocati e quindi una corretta tutela del diritto di difesa dei cittadini: per esempio nelle grandi controversie contro le banche o le assicurazioni».

 

 

6) Osservatorio partite IVA: on line i dati di luglio 2015

Sono stati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze i dati relativi all’Osservatorio sulle partite IVA aggiornati al mese di Luglio 2015.

Nel mese di luglio 2015 sono state aperte 40.316 nuove partite Iva con una flessione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (-6,9%). Il calo potrebbe essere stato influenzato dall’entrata in vigore delle nuove forme contrattuali previste dal “jobs act”, accompagnate dagli incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato, che potrebbero aver favorito la costituzione di rapporti di lavoro dipendente rispetto a rapporti di lavoro autonomo con partita Iva.

La distribuzione per natura giuridica delle nuove partite Iva mostra che la quota relativa alle persone fisiche, è pari al 67,6%, le società di capitali sfiorano il 26%, le società di persone si attestano al 5,6%, mentre la percentuale dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” è pari all’1%. Rispetto a luglio 2014, si rilevano decisi decrementi di aperture per le persone fisiche (-10,9%) e le società di persone (-9,3%); per le società di capitali, invece, si registra un apprezzabile aumento (+6%), probabilmente conseguente alle recenti norme civilistiche che agevolano l’apertura di società di capitali (a responsabilità limitata).

Riguardo alla ripartizione territoriale, circa il 43% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 23,2% al Centro ed il 33,8% al Sud e nelle Isole. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente gli aumenti di aperture di partite IVA si rilevano soltanto nelle Regioni e Province autonome del Nord (Valle d’Aosta: +60%, Prov. autonoma di Bolzano: +9,4%, Prov. autonoma Trento: +8,3%), mentre le flessioni più consistenti si sono verificate al Centro-Sud: Basilicata -27,6%, Calabria -22,6% ed Umbria -17,7%.

Con riferimento alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra, come di consueto, il maggior numero di aperture di partite Iva (24,4% del totale), seguito dalle attività professionali (12,9%) e dalle costruzioni (8,9%). Rispetto a luglio dello scorso anno, tra i settori principali si osserva un sensibile aumento di aperture nel settore dell’istruzione (+21,1%), incrementi più contenuti si registrano nelle attività immobiliari (+6,2%) e nei servizi d’informazione (+1,3%). Le flessioni più evidenti si rilevano nella sanità (-20%), nell’agricoltura (-17,8%) e nell’edilizia (-9,3%).

Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione per sesso è sostanzialmente stabile, con il 62,8% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 47% delle aperture è attribuibile ai giovani fino a 35 anni e il 35% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al corrispondente mese dello scorso anno tutte le classi di età accusano cali di aperture, principalmente le due estreme (fino a 35 anni: -15%, oltre i 65 anni: -16,1%).

Nello scorso mese di luglio 2.954 soggetti hanno aderito al nuovo regime forfetario, mentre 8.640 soggetti hanno aderito al regime fiscale di vantaggio1. Complessivamente, tali adesioni rappresentano il 28,8% del totale delle nuove aperture. La possibilità di opzione tra i due regimi è stata prevista dal decreto “milleproroghe” (DL 192/2014) ed è valida solo per l’anno in corso, in considerazione della circostanza che da gennaio 2016 resterà in vigore solo il regime forfetario.

(MEF, comunicato stampa n. 180 del 10/09/2015)

 

7) Congedo parentale: aggiornata la procedura per la domanda telematica

L’INPS, con messaggio n. 5626 del 9 settembre 2015 comunica che sono disponibili le procedure per la presentazione telematica delle domande di congedo parentale, riferite ai periodi tra gli 8 ed i 12 anni di vita del bambino oppure tra gli 8 ed i 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.

A decorrere dal 14 settembre 2015 potranno essere accettate solo le domande trasmesse in via telematica.

(INPS, nota del 10/09/2015)

 

8) Certificazione bilanci PMI innovative

Il MISE ha fornito chiarimenti in merito all’obbligo di certificazione del bilancio ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale del Registro Imprese.

In particolare, il Ministero dello Sviluppo Economico, con il parere n. 155144 del 3 settembre 2015, ha risposto ad alcuni dubbi in merito alla disposizione che richiede, come requisito essenziale della PMI innovativa “la certificazione dell'ultimo bilancio e dell'eventuale bilancio consolidato redatto da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili”.

Sono stati numerosi i quesiti pervenuti al Ministero dello Sviluppo Economico in merito alla disposizione che richiede, come requisito essenziale della PMI innovativa “la certificazione dell'ultimo bilancio e dell'eventuale bilancio consolidato redatto da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili”.

Con il citato parere il Ministero ha chiarito che:

- tutte le PMI innovative sono da annoverare tra le imprese soggette alla certificazione del bilancio, ne consegue che troverà applicazione la normativa vigente e in la certificazione dovrà essere operata da revisore o società di revisione, iscritta nell’apposito albo;

- la certificazione di bilancio deve essere redatta sotto forma di nota indirizzata all’assemblea dei soci firmata dal revisore responsabile ed articolata in tre paragrafi: il primo paragrafo identifica il bilancio assoggettato alla società a revisione contabile; il secondo paragrafo identifica i principi di revisione di riferimento; il terzo paragrafo esprime il giudizio del revisore sulla conformità del bilancio rispetto ai principi contabili di riferimento e si esprime sulla chiarezza della redazione nonché sulla veridicità e correttezza della rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico della società;

- la certificazione di bilancio è elemento essenziale della fattispecie in fase di iscrizione in sezione speciale e deve permanere per tutta la durata dell’iscrizione stessa;

- la fattispecie della PMI innovativa, rispetto alla start-up, consiste nella necessaria attività della società antecedentemente l’iscrizione della medesima nella sezione speciale de registro delle imprese, ne consegue che la società deve disporre di un bilancio e tale bilancio sia certificato.

Infine, il MISE ha chiarito che la smart card con cui bisogna firmare i documenti da inviare telematicamente deve necessariamente essere quella del legale rappresentante della società o può essere anche quella di un professionista incaricato dalla società, come, ad esempio, il suo commercialista.

 

Vincenzo D’Andò