Diario quotidiano del 6 luglio 2015: le nuove sanzioni per le frodi tributarie

Pubblicato il 6 luglio 2015



modificato il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015; bonus fiscale autotrasportatori: ok anche per il 2015; é soggetta ad Iva l’attività autonoma di trasporto di organi per analisi medica; il leasing finanziario equivale ad una cessione di beni; fatture false: la prescrizione del reato decorre dall’ultima fattura falsa; nuove sanzioni per le frodi tributarie; modificata la direttiva madri-figlie; contributi per l'internazionalizzazione: come trasmettere la domanda; pagamento delle pensioni INPS in Grecia; confermata entro l’anno la quotazione di Poste Italiane; assemblea degli ordini: il Consiglio nazionale dei commercialisti supera l’esame; versamenti da Unico differiti: si paga oggi 6 luglio 2015; due nuovi studi del Notariato: pubblicati il 2 luglio 2015; deducibilità integrale di svalutazioni e perdite su crediti di enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazioni; direttiva servizi: studio della Commissione sulla performance degli sportelli unici; Bail-in per le crisi bancarie

 

 Indice:

 1) Modificato il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

 2) Bonus fiscale autotrasportatori: ok anche per il 2015

 3) E’ soggetta ad Iva l’attività autonoma di trasporto di organi per analisi medica

 4) Il leasing finanziario equivale ad una cessione di beni

 5) Fatture false: la prescrizione del reato decorre dall’ultima fattura falsa

 6) Nuove sanzioni per le frodi tributarie

 7) Modificata la direttiva madri-figlie

 8) Contributi per l'internazionalizzazione: come trasmettere la domanda

 9) Pagamento delle pensioni INPS in Grecia

 10) Confermata entro l’anno la quotazione di Poste Italiane

 11) Assemblea degli ordini: il  Consiglio nazionale dei commercialisti supera l’esame

 12) Versamenti da Unico differiti: si paga oggi 6 luglio 2015

13) Due nuovi studi del Notariato: pubblicati il 2 luglio 2015

 14) Deducibilità integrale di svalutazioni e perdite su crediti di enti creditizi e finanziari e imprese di   assicurazioni

 15) Direttiva Servizi: studio della Commissione sulla performance degli sportelli unici

 

 

1) Modificato il software di compilazione Studi di settore - Gerico 2015

E’ stato nuovamente modificato il software di compilazione Studi di settore. Difatti, il prodotto software GERICO 2015 – versione 1.0.2 del 02/07/2015 consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità economica, della coerenza economica e dell’effetto dei correttivi “crisi”, per i 204 studi di settore applicabili per il periodo d’imposta 2014.

Il software è aggiornato con le modifiche agli studi previste dai DDMM 30/03/2015 e 15/05/2015.

Aggiornamenti

La versione 1.0.2 del 2 luglio 2015 prevede le seguenti modifiche rispetto alla versione precedente:

- per l’indicatore di coerenza Valore aggiunto per addetto è stata rimossa un'anomalia di calcolo in presenza di aggi;

- per lo studio WG70U per l’indicatore di normalità economica “Incidenza costi residuali di gestione” sono stati adeguati i dettagli di normalità economica;

- per l’indicatore di normalità economica “Altre componenti negative” sono stati adeguati i dettagli di normalità economica;

- per lo studio WG72A è stata risolta un’anomalia di visualizzazione in esito relativamente al maggior reddito ai fini delle Imposte Dirette e dell’IRAP;

- per lo studio WG72B nella formula dei ricavi dichiarati è stata esplicitata la descrizione del rigo D19 in esito;

- per lo studio VM81U nella formula dei ricavi dichiarati è stata esplicitata la descrizione del rigo D70 in esito;

- per tutti gli studi nella sezione “Ricalcolo degli indicatori” dell'esito è stata adeguata la visualizzazione dei campi da ricalcolo degli indicatori e il relativo trasferimento;

- per lo studio WG44U è stata rimossa un’anomalia nella visualizzazione del messaggio di errore bloccante relativo al quadro B in presenza di più unità locali;

- per lo studio VG94U è stato rimossa un’anomalia nella visualizzazione del messaggio di errore non bloccante relativo al costo del venduto;

- per tutti gli studi in evoluzione nel prospetto “Analisi di Normalità Economica” dell’esito è stata rimossa un’anomalia nell’esposizione dei valori contabili in relazione alle voci “Valore Aggiunto” e “Reddito d’impresa”;

- per tutti gli studi nella Stampa è stata corretta nella copertina la dicitura “codice attività” in luogo di “codice attivit”;

- per gli studi evoluti e non evoluti è stata adeguata la Stampa del prospetto dell’esito “Analisi Normalità Economica”.

 

2) Bonus fiscale autotrasportatori: ok anche per il 2015

Agevolazioni autotrasportatori: ok al bonus anche per il 2015. Confermati il recupero, fino a un massimo di 300 euro per veicolo, dei contributi versati al Ssn e la deducibilità forfetaria delle spese di trasporto personali non documentate.

L’Agenzia delle entrate ha prorogato anche per quest’anno le agevolazioni per le imprese minori che operano nel settore dell’autotrasporto.

In particolare, le imprese di autotrasporto merci (conto terzi e conto proprio) potranno recuperare nel 2015, fino ad un massimo di 300 euro per ciascun veicolo, le somme versate nel 2014 come contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate.Il credito sarà utilizzabile in compensazione tramite modello F24, indicando il codice tributo “6793”.

Per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è invece prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, primo periodo, del Tuir), per il periodo d’imposta 2014, nelle seguenti misure:

- 18,00 euro per i trasporti all’interno della Regione e delle Regioni confinanti.

La deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della Regione o delle Regioni confinanti;- 30,00 euro per i trasporti effettuati oltre tale ambito.

Il comunicato stampa

Autotrasportatori, agevolazioni al via. Si rendono note le misure agevolative a favore degli autotrasportatori per il 2015, definite dal Dipartimento delle Finanze sulla base delle risorse disponibili.

Nel dettaglio:

- le imprese di autotrasporto merci – conto terzi e conto proprio – possono recuperare nel 2015 fino ad un massimo di 300 euro per ciascun veicolo (tramite compensazione in F24) le somme versate nel 2014 come contributo al Servizio Sanitario Nazionale sui premi di assicurazione per la responsabilità civile, per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore adibiti a trasporto merci di massa complessiva a pieno carico non inferiore a 11,5 tonnellate. Anche quest’anno per la compensazione in F24 si utilizza il codice tributo “6793”;

- per i trasporti effettuati personalmente dall’imprenditore oltre il Comune in cui ha sede l’impresa (autotrasporto merci per conto di terzi) è prevista una deduzione forfetaria di spese non documentate (articolo 66, comma 5, primo periodo, del TUIR), per il periodo d’imposta 2014, nelle seguenti misure:

- 18,00 euro per i trasporti all’interno della Regione e delle Regioni confinanti. La deduzione spetta anche per i trasporti personalmente effettuati dall’imprenditore all’interno del Comune in cui ha sede l’impresa, per un importo pari al 35 per cento di quello spettante per i medesimi trasporti nell’ambito della Regione o delle Regioni confinanti;

- 30,00 euro per i trasporti effettuati oltre tale ambito.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 119 del 2 luglio 2015)

 

3) E’ soggetta ad Iva l’attività autonoma di trasporto di organi per analisi medica

Non può fruire dell’esenzione IVA l’attività autonoma di trasporto di organi a fini di analisi medica.

Dunque, niente esenzione IVA per l’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana a fini di analisi medica o di cure mediche o terapeutiche, esercitata da un terzo indipendente, le cui prestazioni rientrano nel rimborso effettuato dal sistema previdenziale, a favore di cliniche e laboratori.

Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue, con la sentenza del 2 luglio 2015 (C-334/14).

La Corte di Giustizia dell’Ue, con la suddetta sentenza, ha, quindi, negato l’esenzione IVA a un’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana a fini di analisi medica o di cure mediche o terapeutiche, esercitata da un terzo indipendente, le cui prestazioni rientrano nel rimborso effettuato dal sistema previdenziale, a favore di cliniche e laboratori. Il verdetto è stato espresso in risposta a una domanda di pronuncia pregiudiziale presentata nell’ambito di una controversia pendente tra lo Stato belga e la sig.ra De Fruytier: oggetto del contendere è proprio l’assoggettamento all’IVA dell’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana per vari ospedali e laboratori che l’interessata svolge, in Belgio, a titolo autonomo, sotto il controllo e la responsabilità di un medico.

In verità, con riferimento a tale controversia c’è già stato un primo pronunciamento della Corte di Giustizia, come si dirà adesso. Orbene, la sig.ra De Fruytier ha presentato un ricorso avverso la decisione con la quale l’amministrazione tributaria belga ha assoggettato all’IVA la sua attività svolta, ricorso che ha trovato accoglimento in primo (tribunale di Namur) e secondo grado (Corte d’appello di Liegi), con la disposizione dei corrispondenti sgravi.

Lo Stato belga, però, non ha desistito e ha presentato ricorso alla Cassazione la quale ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale relativa all’interpretazione dell’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettera d), della Sesta direttiva: a seguito di ciò, la Corte Ue, con la sentenza De Fruytier (C‑237/09, EU:C:2010:316) ha dichiarato che tale disposizione non si applica ad un’attività di trasporto di organi e di prelievi di origine umana, svolta in qualità di indipendente, per conto di ospedali e di laboratori. A livello nazionale ciò ha determinato l’annullamento della sentenza di secondo grado e il rinvio a un’altra Corte di appello (cioè, quella di Mons). È in tale contesto che è stata formulata una nuova domanda pregiudiziale composta da tre questioni che la Corte Ue ha esaminato congiuntamente.

Preliminarmente, nella sentenza De Fruytier del 2 luglio 2015, i giudici europei hanno ricordato che la Sesta direttiva attribuisce un ambito di applicazione molto ampio all’IVA (tra le operazioni imponibili, oltre alle importazioni di beni, vi sono le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate a titolo oneroso all’interno dello Stato membro da un soggetto passivo che agisce in quanto tale), riconoscendo l’esenzione dall’IVA a talune attività, e i casi che vengono fatti rientrare tra le esenzioni devono essere interpretati restrittivamente, dato che queste ultime costituiscono deroghe al principio generale secondo cui l’IVA è riscossa per ogni prestazione di servizi fornita a titolo oneroso da un soggetto passivo. La regola d’interpretazione restrittiva non significa, però, che i termini utilizzati per definire le esenzioni di cui al suddetto articolo 13 debbano essere interpretati in un modo che privi tali esenzioni dei loro effetti.

In particolare, secondo la Corte Ue:

- le prestazioni mediche possono rientrare tra le esenzioni previste all’articolo 13, parte A, paragrafo 1, lettere b) e c), della sesta direttiva;

- tale lettera b) riguarda prestazioni compiute in ambito ospedaliero,

- mentre la lettera c) riguarda prestazioni mediche fornite al di fuori di tale ambito, sia nel domicilio privato del prestatore sia nel domicilio del paziente o altrove.

Riguardo le nozioni di “cure mediche” (lettera b) e di “prestazioni mediche” (lettera c), la Corte ha già più volte rilevato che entrambe riguardano prestazioni che hanno lo scopo di diagnosticare, di curare e, nella misura del possibile, di guarire malattie o problemi di salute.

Pertanto, le prestazioni mediche effettuate per proteggere, mantenere o ristabilire la salute delle persone beneficiano dell’esenzione prevista all’art. 13, parte A, paragrafo 1, lettere b) e c), della sesta direttiva: quindi, anche se tale disposizione presenta ambiti d’applicazione distinti, essa è finalizzata a disciplinare la totalità delle esenzioni delle prestazioni mediche in senso stretto (v. sentenza Klinikum Dortmund, C‑366/12, EU:C:2014:143, punti 30 e 31 e giurisprudenza ivi citata).

Nel prosieguo, la Corte Ue ha affermato che il trasporto di organi e di prelievi di origine umana a favore di vari ospedali e laboratori, manifestamente non costituisce “cure mediche” o “prestazioni mediche”, ex art. 13, parte A, paragrafo 1, lettere b) e c), della sesta direttiva, dal momento che essa non rientra tra le prestazioni mediche che hanno direttamente come scopo effettivo quello di diagnosticare, di curare e di guarire malattie o problemi di salute, o che perseguono effettivamente la tutela, il mantenimento o il ristabilimento della salute.

La Corte Ue, quindi, ha rilevato che un’attività come quella oggetto del procedimento principale:

- non può fruire di un’esenzione dall’IVA ex art. 13, parte A, paragrafo 1, lettera c), della sesta direttiva;

- può fruire dell’esenzione dall’IVA ex art. 13, parte A, paragrafo 1, lettera c), della sesta direttiva, a titolo di prestazioni strettamente connesse a un’ospedalizzazione o a cure mediche, soltanto se essa, da un lato, è qualificata come “operazioni strettamente connesse a un’ospedalizzazione o a cure mediche” e, dall’altro, è fornita da un organismo di diritto pubblico oppure, a condizioni sociali analoghe a quelle vigenti per gli organismi di diritto pubblico, da istituti ospedalieri, centri medici e diagnostici o altri istituti della stessa natura debitamente riconosciuti.

 

4) Il leasing finanziario equivale ad una cessione di beni

Leasing finanziario: ai fini dell’IVA integra una cessione di beni. Ai fini dell’IVA, il contratto di leasing si considera equiparato ad una cessione se prevede, alla scadenza, il trasferimento della proprietà del bene in capo al conduttore, ovvero se quest’ultimo dispone delle “caratteristiche essenziali della proprietà del bene”, consistenti, da un lato, nel trasferimento della maggior parte dei rischi e benefici inerenti alla proprietà e, dall’altro, nell’equivalenza tra l’importo dei canoni e quello del bene.

In tal senso si è pronunciata la Corte di giustizia nella causa C-209/14 del 2 luglio 2015, con cui, nel caso di specie, è stata individuata la categoria di appartenenza delle operazioni di leasing finanziario.

La Corte di Giustizia UE, con la suddetta sentenza, ha, dunque, individuato la categoria di appartenenza delle operazioni di leasing finanziario nello specifico caso considerato nella causa C-209/14.

In particolare, la A, in qualità di locatore, e la B, in qualità di conduttore, hanno concluso due contratti di leasing aventi ad oggetto la locazione di due immobili.

A seguito dell’inadempimento delle obbligazioni della B, la A ha ripreso possesso dei suddetti immobili venduti ad un terzo e ha rimborsato alla Domino la plusvalenza derivante dalla vendita, decurtata, in sede di rendiconto finale, dell’importo delle opzioni di riacquisto.

 

5) Fatture false: la prescrizione del reato decorre dall’ultima fattura falsa

La prescrizione nel reato di fatture false scatta dall’emissione dell’ultima di esse. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27849 del 2 luglio 2015, ha stabilito che, in caso di emissione di fatture false, ai fini dell’individuazione del momento di consumazione del reato, rileva il momento in cui è avvenuta l’emissione della singola fattura o dell’ultima di esse, nel caso in cui ci siano state più emissioni. Tale principio vale anche nel caso in cui la persona fisica che ha commesso il reato usi società diverse.

Ai sensi del comma 2, art. 8, D.Lgs. n. 74/2000, infatti, si considera unitario il reato in questione, commesso nella stesso periodo di imposta, a prescindere dal numero di fatture. Questa unitarietà si ripercuote anche sulla decorrenza della prescrizione.

Dunque, per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti è l’ultimo documento emesso nel periodo di imposta che fa decorrere la prescrizione e va verificato in capo a ogni soggetto emittente.

Non rileva, infatti, che per più società il legale rappresentante sia il medesimo. A confermare questi principi la Corte di cassazione, con la sentenza n. 27849/2015. Nel caso di specie, il legale rappresentante di numerose società veniva condannato dal Tribunale per il delitto di emissione di fatture false. La condanna veniva confermata dalla Corte d’appello. L’imputato ricorreva in Cassazione, ma senza ottenere nulla.

 

6) Nuove sanzioni per le frodi tributarie

Max sanzioni per le dichiarazioni fraudolente, sanzioni più pesanti per le frodi. Il decreto legislativo di riforma delle sanzioni amministrative, approvato il 26 giugno 2015 in prima lettura dal governo, aumenta le multe per le dichiarazioni fraudolente: si potrà andare dal 135% al 270%. Le penalità saranno diminuite per chi sana l’omissione del modello entro la scadenza di trasmissione dell’anno successivo. Le modifiche puntano a premiare la rimozione spontanea delle violazioni prima dell’inizio dei controlli e a colpire più duramente le violazioni che derivano da condotte fraudolente.

Così dal prossimo anno le sanzioni potranno essere differenziate e meno pesanti rispetto a quelle attuali. Ciò porrà il tema dell’applicabilità del favor rei per le violazioni commesse prima del 1° gennaio 2016: principio che non è chiaro se si potrà applicare. La riforma inciderà anche sui costi del ravvedimento spontaneo.

Dichiarazione infedele

Nel caso di dichiarazione infedele in atto la sanzione va dal 100 al 200% dell’imposta dovuta o della differenza di credito utilizzato. Dal 2016 lo scenario cambia, differenziandosi in quattro casi.

Per le violazioni ordinarie la misura della sanzione oscilla ora dal 100% al 200% ed è destinata a scendere dal 90 al 180% dell’imposta dovuta.

Quando, invece, l’infedeltà della dichiarazione deriva da condotte fraudolente la sanzione può essere aumentata della metà (dal 135% al 270%). L’aggravante intende punire le condotte particolarmente insidiose e si correla al fatto che, per effetto delle modifiche previste dallo schema di Dlgs, si mette mano – anche in questo caso con un giro di vite – alla rilevanza penale delle condotte dichiarative fraudolente.

Le sanzioni sono poi ridotte a 1/3 (dal 30 al 60%) se l’infedeltà è di scarso profilo. Inoltre, c’è una linea di maggior favore (sempre nelle situazioni che non riguardano condotte dichiarative fraudolente) che consente di evitare i reati tributari.

Si manifesta nei casi in cui:

- l’imposta accertata è inferiore al 3% di quella dichiarata e comunque non supera 30mila euro;

- la violazione deriva dall’errore temporale di imputazione di componenti positivi e negativi (competenza economica).

In quest’ultimo caso, per beneficiare dell’abbattimento delle sanzioni, occorre che il componente positivo abbia concorso alla determinazione del reddito nell’annualità in cui interviene l’accertamento o in una precedente e che l’eventuale componente negativo non sia stato dedotto due volte.

Se non c’è danno erariale (quando l’anticipazione o la posticipazione dell’elemento reddituale non ha prodotto alcun vantaggio per il contribuente), l’errore di competenza è sanzionato in misura fissa di 250 euro.Dichiarazione omessa

Al momento in caso di omessa presentazione della dichiarazione da cui risultano imposte dovute, la sanzione varia dal 120% al 240% dell’imposta con un minimo di 258 euro. Dal 2016 lo schema di D.Lgs. prevede che se la dichiarazione viene presentata entro il termine per quella dell’anno successivo e comunque prima dell’inizio di un controllo fiscale, la sanzione andrà dal 60% al 120% dell’imposta dovuta con un minimo di 200 euro, con una riduzione del 50% rispetto alla misura base. Scaduto il termine della presentazione della dichiarazione dell’anno successivo le sanzioni torneranno quelle ordinarie. Se dalla dichiarazione omessa non risultano imposte dovute, oggi si applica la sanzione fissa da 258 a 1.032 euro (2.065 per l’Iva) che dal 2016 scenderà da 250 a mille euro (2mila per l’Iva). Viene però previsto che se la dichiarazione omessa viene spontaneamente presentata entro il termine per quella dell’anno successivo, la sanzione scende da 150 a 500 euro (mille euro per l’Iva).

Anche dal 2016 la dichiarazione presentata oltre i 90 giorni successivi al termine ordinario (cd. “tardiva”) verrà considerata omessa. Quindi, considerata la scadenza del 30 settembre 2016 per il Modello Unico 2016, la presentazione nei 90 giorni (29 dicembre 2016) consentirà di accedere al ravvedimento (art. 13, comma 1, lettera c), del Dlgs 472/1997) e di considerare la dichiarazione validamente presentata. Viceversa, se la dichiarazione verrà presentata dopo il 29 dicembre 2016 ed entro il 30 settembre 2017, la sanzione sarà pari al 60% dell’imposta dovuta o, nell’ipotesi in cui non siano dovute imposte, nell’importo fisso (verosimilmente nella misura di 150 euro).

 

7) Modificata la direttiva madri-figlie

Stop ai ‘furbi' della madre-figlia. La Camera, il 2 luglio 2015, ha approvato definitivamente la legge europea 2014 che dispone il recepimento di 58 direttive europee, sei delle quali riguardano procedure di infrazione aperte che potranno finalmente essere risolte. Tra di esse vi compare quella che modifica la direttiva madri-figlie al fine di evitare situazioni di doppia non imposizione derivanti da incongruenze nel trattamento fiscale delle distribuzioni di utili tra Stati della Ue. La direttiva intende mettere un freno alle asimmetrie impositive esistenti tra i diversi ordinamenti nazionali. Lo Stato della società madre deve astenersi dal tassare gli utili solo nella misura in cui essi siano non deducibili nello Stato della fonte.

Dunque, tra le direttive che l’Italia si impegna a recepire c’è anche la 2014/86/Ue che modifica la direttiva madri-figlie (2011/96/Ue) al fine di evitare situazioni di doppia non imposizione derivanti da incongruenze nel trattamento fiscale delle distribuzioni di utili tra Stati dell’Unione europea. Con le modifiche si intende, in pratica, porre un freno alle asimmetrie impositive esistenti tra i diversi ordinamenti nazionali. In particolare, la direttiva modificata prevede che lo Stato della società madre (o della sua stabile organizzazione) si astenga dal tassare gli utili solo nella misura in cui tali utili siano non deducibili nello Stato della fonte. In sostanza, lo Stato della società madre deve accordare l’esenzione per i profitti distribuiti dalla figlia a condizione che essi non siano deducibili nello Stato della figlia. Questo significa che lo Stato del percipiente è tenuto a tassare la parte di utili deducibile nello Stato della fonte.

Così facendo, afferma la relazione illustrativa del disegno di legge adesso approvato alla Camera, “si neutralizzano eventuali schemi abusivi che utilizzano strumenti ibridi (hybrid loan structures), ossia prestiti da cui derivino proventi in grado di creare arbitraggi fiscali tra due o più Stati, in quanto per lo Stato erogante sono interessi passivi e quindi deducibili dal reddito del pagatore (società figlia), mentre per lo Stato di destinazione si tratta di dividendi e pertanto esenti ai sensi della direttiva in capo al percettore (società madre)”.La legge di delegazione europea 2014 riguarda anche altri temi, come quello delle qualifiche professionali: nell’allegato B sono elencate 56 direttive da recepire, tra cui la 2013/55/Ue relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e alla prestazione dei relativi servizi. Tra le principali novità c’è l’istituzione della tessera professionale europea che permetterà il riconoscimento delle qualifiche professionali ai fini dello stabilimento del professionista in uno Stato ospitante.

Sempre a proposito di lavoro, tra le direttive da recepire c’è anche quella (2014/36/Ue) relativa alle condizioni di ingresso e di soggiorno per lavoro stagionale di cittadini di Paesi terzi: per quanto riguarda l’ammissione per soggiorni non superiori a 90 giorni, la direttiva disciplina i criteri e i requisiti per l’accesso all’occupazione, prescrivendo i requisiti per la domanda di ammissione. Per i lavoratori stagionali ammessi per soggiorni superiori a 90 giorni, invece, la direttiva definisce sia le condizioni di ammissione e di soggiorno nel territorio, sia i criteri e i requisiti per l’accesso all’occupazione negli Stati Ue. Altra direttiva legata ai temi del lavoro è la 2014/66/Ue che stabilisce le condizioni di ingresso e di soggiorno nell’Ue dei cittadini di Paesi terzi nell’ambito di trasferimenti intra-societari. Si tratta di dirigenti, personale specializzato e dipendenti in tirocinio in succursali, o filiali di società prevalentemente multinazionali, trasferiti temporaneamente per brevi incarichi in altre unità della società.

Bail-in per le crisi bancarie

Crac bancari, ecco la soglia di 100 mila euro. Arriva anche in Italia la direttiva comunitaria sui fallimenti delle banche. La norma ha ottenuto l’ok definitivo alla Camera. Dal 1° gennaio 2016 entra in vigore il cd “bail in” vale a dire il salvataggio delle banche attingendo anche alle risorse dei risparmiatori se il capitale dell’istituto non basta.

La vecchia legge comunitaria il 2 luglio 2015 ha incassato il via libera definitivo della Camera. Nel mirino delle opposizioni la direttiva europea sul settore creditizio che prevede il cosiddetto bail-in per le crisi bancarie e per le stesse opposizioni si traduce in “prestito forzoso” per i correntisti. Mentre sulle assicurazioni la Consob la spunta sull’Ivass nella vigilanza su tutti i prodotti finanziario-assicurativi.

Il recepimento della direttiva comunitaria per il risanamento e risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari, cosiddetta Brrd, il cui termine di recepimento è scaduto il 31 dicembre scorso e su cui l’Italia ha già incassato una “messa in mora” da Bruxelles, prevede il recepimento dello strumento del “bail-in” per le crisi bancarie. In sostanza dal 1° gennaio 2016 i problemi degli istituti di credito andranno risolti dall’interno, non con interventi esterni, anche ricorrendo ai depositi superiori ai 100mila euro, oltre che agli azionisti e agli obbligazionisti meno assicurati.

 

8) Contributi per l'internazionalizzazione: come trasmettere la domanda

Consorzi, domande per i contributi entro il 1° agosto 2015. Tutti i consorzi interessati ai contributi per la internazionalizzazione, dovranno trasmettere le relative domande esclusivamente tramite posta elettronica certificata (PEC), firmata digitalmente dal legale rappresentante del Consorzio, all’indirizzo dgpips.consorzi@pec.mise.gov.it non oltre il 1° agosto. L’oggetto della PEC dovrà contenere l’indicazione “PROGETTO CONSORZI PER L’INTERNAZIONALIZZAZIONE - Anno 2015”.

Sono queste le modalità di presentazione delle istanze fissate dal Decreto direttoriale del MISE del 1 luglio 2015.

Termini

La domanda di contributo deve essere presentata al Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi – Div. V, a partire dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’avviso relativo al menzionato decreto. Il termine finale di presentazione è fissato al 1° agosto 2015.

Condizioni

Ciascun Consorzio può presentare una sola domanda di contributo, pena l’esclusione di tutte le domande in cui figuri la stessa denominazione. Ciascuna PMI, pur potendo aderire a più consorzi, può partecipare ad un solo progetto presentato.

Modelli - allegati

La domanda deve essere redatta secondo il Modello A allegato al Decreto, unitamente a:

- Progetto, corredato dalle relative voci di spesa (Modello B);

- atto costitutivo e lo statuto salvo il caso in cui tali documenti siano già agli atti del Ministero e nel frattempo non abbiano subito modifiche;

- autocertificazione “aiuti de minimis” (Modello E), comprensiva degli eventuali contributi erogati dal Ministero.

I modelli e documenti che lo prevedono espressamente, dovranno essere firmati digitalmente dal legale rappresentante del Consorzio, a pena di inammissibilità della domanda.

 

9) Pagamento delle pensioni INPS in Grecia

L’INPS, con una nota del 3 luglio 2015, comunica, ai pensionati INPS che riscuotono la pensione in Grecia, le notizie assunte dall’Ambasciata di Grecia in Italia e dalla nostra Ambasciata ad Atene.

Il Ministero delle Finanze della Repubblica Ellenica ha chiarito che, in seguito all'imposizione dei capital controls, il versamento delle pensioni dall'INPS è possibile solo tramite bonifico bancario. I pensionati potranno incassare la pensione accreditata sul proprio conto corrente con le medesime modalità dei pensionati greci, cioè prelevando con bancomat una somma massima di 60 euro al giorno e, in assenza di bancomat, di 120 euro a settimana presso gli sportelli delle banche che sono aperte solamente per questo servizio. I beneficiari si devono presentare di persona muniti di un documento di riconoscimento.In proposito, si comunica che sono state accreditate sui conti correnti le rate pensionistiche di luglio a favore dei pensionati in Grecia che avevano scelto tale modalità di pagamento.

Al contrario, le disposizioni della Repubblica Ellenica al momento escludono la possibilità per l’INPS di disporre il pagamento delle pensioni con riscossione allo sportello e con spedizione di assegni al domicilio del pensionato.

I pensionati che fin ad oggi hanno percepito le pensioni con tali modalità (si ripete: riscossione allo sportello e spedizione di assegni) riceveranno nei prossimi giorni, da parte della Banca che gestisce i pagamenti per conto di INPS, una comunicazione sulle modalità da seguire per ottenere, se lo desiderano, l’accredito delle mensilità su un conto corrente bancario intestato al titolare della pensione.

I titolari di PIN INPS hanno anche la possibilità di accedere ai servizi on-line disponibili sul sito Internet dell’Istituto (www.inps.it) ed utilizzare l’apposita funzionalità per la comunicazione delle coordinate bancarie del conto su cui richiedere l’accredito della pensione (tale variazione avrà effetto dalla prima rata successiva).

In ogni caso, le comunicazioni possono avvenire anche tramite un Patronato riconosciuto dalla legge italiana.

(INPS, nota del 3 luglio 2015)

 

10) Confermata entro l’anno la quotazione di Poste Italiane

Si è svolta il 3 luglio 2015 presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze una riunione sullo stato di avanzamento dell’operazione di quotazione in borsa di Poste Italiane, alla presenza del ministro Padoan e dell’amministratore delegato della società Francesco Caio, con il contributo del Dipartimento del Tesoro, dei suoi consulenti e dei global coordinator dell’operazione.Nel corso della riunione è stato constatato l’avanzamento di tutte le operazioni preliminari nel pieno rispetto della tabella di marcia, e quindi viene confermato l’obiettivo di portare la società in borsa entro l’anno in corso.

Dai primi contatti con gli investitori è emerso che l’operazione di quotazione di Poste Italiane beneficia di una forte associazione con la stagione di riforme, rinnovamento e modernizzazione del Paese nella quale è impegnato il Governo.

L’operazione è percepita come un simbolo del cambiamento in atto nel Paese.

La perfetta sintonia tra la visione del Governo e quella del management consente ai vertici aziendali di presentare l’operazione ai mercati non solo sulla base della riconosciuta esperienza personale ma anche con il sostegno della convinta fiducia delle istituzioni.

Nel corso della riunione, oltre a fare il punto sull’avanzamento delle operazioni preliminari alla quotazione, il ministro Padoan e l’a.d. Francesco Caio si sono soffermati sul ruolo di offerta capillare di servizi e raccolta del risparmio che Poste Italiane ha tradizionalmente svolto nel Paese, e sull’esigenza di rafforzare questo ruolo nel futuro anche attraverso il ricorso agli strumenti e alle risorse del mercato.

La sostenibilità del ruolo sociale dell’azienda nel lungo periodo è uno degli obiettivi strategici dell’operazione di quotazione. L’attenzione al ruolo dell’azienda nella comunità nazionale è peraltro parte integrante del piano industriale, concretizzata nell’equilibrio tra interessi degli shareholder e interessi degli stakeholder.

Proprio per favorire questo equilibrio tra shareholder e stakeholder l’offerta di azioni riserverà quote rilevanti all’azionariato popolare e privilegi specifici per i dipendenti.

(MEF, Comunicato Stampa N. 139 del 03/07/2015)

 

11) Assemblea degli ordini: il Consiglio nazionale dei commercialisti supera l’esame

Gli Ordini territoriali dei commercialisti approvano all’unanimità il bilancio consuntivo 2014 durante l’Assemblea a loro dedicata. Presenti 125 Odcec su 144

È stato approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2014 del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili da parte dei rappresentanti degli Ordini territoriali – presenti 125 su 144 – durante l’Assemblea del primo luglio, svoltasi a Roma presso la sede del Coni.

Si tratta del tradizionale appuntamento con i presidenti ed i vicepresidenti che rappresentano la professione a livello locale e che hanno apprezzato ancora una volta l’idea del Consiglio di fargli avere un ruolo attivo nei processi di approvazione dei conti dell’organo nazionale, con particolare riferimento al bilancio preventivo e consuntivo.

La giornata di lavori è iniziata con la lunga relazione di Gerardo Longobardi, presidente dei commercialisti italiani, sull’attività svolta dal Consiglio nazionale. L’Assemblea ha anche offerto lo spunto per un confronto tra rappresentanti nazionali e locali al fine di tracciare insieme la traiettoria verso cui indirizzare il lavoro futuro.

“È stato un anno difficile – ha affermato Longobardi – perché abbiamo dovuto rimettere in moto una macchina complessa come il Consiglio nazionale, amalgamare una squadra di governo, riannodare i fili interrotti di necessarie relazioni istituzionali, riconquistare spazio nei numerosi dibattiti sulle questioni di nostro interesse. E’ stata un’attività frenetica per la ferma volontà di riconquistare alla nostra professione gli spazi perduti, per riportare la voce dei commercialisti al centro dei dibattiti, per non far mai mancare il nostro apporto ai tavoli di discussione”.

Sul fronte interno, il Consiglio ha lavorato per adeguare i Regolamenti della professione alle disposizioni normative dettate dalla riforma delle professioni, deliberando quelli per la funzione disciplinare, la formazione professionale continua ed il tirocinio. Il primo immediatamente applicabile, gli altri due in attesa di approvazione da parte del Ministero della Giustizia.

Longobardi è poi passato ad analizzare i progetti strutturali a cui il Consiglio si è dedicato: le Scuole di alta formazione per la specializzazione degli iscritti e la Rete del valore per gli studi professionali.

“Siamo impegnati nell’elaborazione di progetti strutturali di sostegno allo sviluppo della professione – ha spiegato il presidente dei commercialisti –. Le Saf daranno agli iscritti, soprattutto a quelli più giovani, la possibilità di conseguire, nelle materie di competenza ed in quelle più innovative, una preparazione tale da accedere a nuove ed ampie opportunità di affermazione professionale per non vivere più quasi esclusivamente di contabilità e dichiarazioni fiscali. Per questo motivo, in futuro chiederemo al legislatore di prevedere normativamente tali specializzazioni nel nostro ordinamento professionale, quando verrà riformato”.

Alla stessa esigenza di sostegno ed ampliamento delle competenze risponde il progetto Rete del Valore che parte dal limite rappresentato dalla ridotta dimensione degli studi professionali, dei commercialisti in particolare.

“Con tale progetto – ha continuato Longobardi – si intende promuovere l’integrazione nell’offerta dei servizi, da quelli core a quelli meno caratteristici, dello studio del commercialista in modo da esaltarne le performance ed assicurare alla clientela i servizi richiesti. Credo che non esista progetto più strutturale per l’utilizzo dell’avanzo di gestione. A tale proposito, ringrazio i sindacati e alcuni Ordini territoriali per i suggerimenti che ci hanno dato. Su una cosa ci troviamo d’accordo: l’avanzo deve essere restituito agli iscritti non già in forma monetaria, ma con erogazioni di servizi e di utilità, anche e non solo attraverso gli Ordini territoriali”.

Longobardi, soffermandosi poi sul tema della razionalizzazione della struttura delle società partecipate dal Consiglio nazionale, e facendo riferimento alla fusione tra la Registro Revisori Legali con la società Service, ha sottolineato non solo l’eliminazione di un collegio sindacale e la riduzione del numero dei componenti del nuovo cda da 5 a 3, ma anche rassicurato che “abbiamo rinunciato alla scatola “registro revisori”, ma non al suo contenuto. Vi assicuro che faremo di tutto per portare a casa il Registro dei revisori”.

Il presidente ha fatto poi riferimento al codice di autoregolamentazione di sciopero adottato dalle sette associazioni riunite in coordinamento sindacale, auspicando “una celere condivisione tra Consiglio nazionale e sindacati su una delle questioni essenziali per la professione così da non trovarci impreparati nel momento in cui si realizzassero le sacrosante condizioni per proclamarlo, conferendogli dunque massima risonanza e, soprattutto, efficacia”.

Longobardi ha fatto anche appello all’unità, facendo chiarezza sul tema di un’eventuale proroga del mandato del Consiglio nazionale, da qualche parte ventilata. “Appare evidente – ha spiegato – che la questione non è nella nostra disponibilità, non è stata mai messa all’ordine del giorno dei lavori di questo Consiglio, né mai lo sarà. La nostra intenzione è lavorare a favore degli iscritti e portare a casa il maggior numero di risultati entro la normale scadenza del 31 dicembre 2016”.

Altro tema importante è stato l’impatto delle nuova geografia giudiziaria sugli Ordini territoriali dei commercialisti. “Sul punto, il Consiglio nazionale ha lavorato con attenzione e circospezione, come noto ai rappresentanti degli Ordini interessati. E l’occasione si è presentata con le elezioni che si sono tenute di recente presso il commissariato Ordine di Castrovillari. In quell’occasione il commissario ha predisposto le liste senza tener conto degli iscritti del sopprimendo Ordine limitrofo di Rossano Calabro. E tale comportamento, ben noto a questo Consiglio, è stato implicitamente avallato dal Ministero della Giustizia. Ciò posto, se da un lato esistono segnali diretti e indiretti che militano a favore dell’esistenza in vita almeno sino al 31 dicembre 2016 di Ordini che già lo scorso anno dovevano considerarsi cancellati, credo che sia difficile mantenere inalterato l’attuale assetto territoriale dei nostri Ordini, salvo eventuali proroghe, disposte ex lege, degli Ordini stessi, oltre il 31 dicembre 2016”.

Sul fronte dell’interlocuzione istituzionale, i commercialisti hanno lavorato per riannodare i rapporti persi ed accreditarsi come imprescindibili interlocutori per tutte le tematiche economiche, fornendo idee e soluzioni, non mancando i numerosi appuntamenti istituzionali, soprattutto quelli con il Parlamento dove spesso vengono ascoltati nel corso del procedimento legislativo.

“Non abbiamo mai fatto mancare il nostro apporto – ha precisato Longobardi –, in particolare sui temi sensibili per la professione e così abbiamo rappresentato al Parlamento, al Mef e all’Agenzia delle Entrate la necessità di rendere l’applicazione delle norme, soprattutto quelle fiscali, meno onerosa per cittadini e professionisti che con il loro lavoro garantiscono il funzionamento del sistema fiscale. Noi commercialisti sosteniamo con forza il processo di semplificazione del fisco e siamo favorevoli alle innovazioni, come la fatturazione elettronica e l’operazione 730 precompilato, ma non possiamo fare a meno di sottolineare alcuni elementi di forte criticità che il CN ha subito segnalato nelle sedi istituzionali in cui è stato audito”. Il riferimento è alla norma che, in caso di visto di conformità infedele sul 730, prevede che professionisti e Caf paghino le maggiori imposte, i correlati interessi e le sanzioni che, ordinariamente, sarebbero state richieste al contribuente. “Continueremo a batterci affinché tale disciplina, unica nel panorama tributario, venga abrogata, facendoci parte attiva in un futuro incidente costituzionale, supportando i colleghi raggiunti da provvedimenti sanzionatori, approntando dei modelli di ricorso con l’ausilio di insigni costituzionalisti e tributaristi”.

Nel frattempo, i commercialisti hanno ritenuto prioritaria un’interlocuzione con Mef e Agenzia delle Entrate da cui sono scaturiti i successi sul 730 precompilato e sulla voluntary disclosure, come l’assicurabilità del rischio derivante dalla nuova responsabilità a carico di professionisti e Caf nei casi di infedeltà del visto sul modello 730. “L’Ivass ha ammesso la possibilità di stipulare polizze assicurative che garantiscano anche le somme corrispondenti alle imposte e agli interessi. Abbiamo raggiunto un obiettivo insperato e ciò è grazie al tavolo tecnico attivato, su nostra sollecitazione, presso l’Agenzia delle Entrate”. Senza dimenticare la partenza, il prossimo 8 luglio, del tavolo convocato dal Mef dove i commercialisti – insieme a Confindustria e Rete imprese – faranno le loro proposte e daranno i loro suggerimenti per ridurre di almeno del 30% quei 17 miliardi che le imprese spendono per adempimenti fiscali ed amministrativi.

Alla relazione del presidente sono seguiti gli interventi del tesoriere Roberto Cunsolo che ha illustrato il bilancio consuntivo 2014, del segretario Achille Coppola sul piano delle performance del Consiglio nazionale, e del consigliere delegato alla Tariffa Giorgio Luchetta, che ha illustrato il software per la predisposizione del mandato professionale, disponibile gratuitamente per tutti i commercialisti.

Nella seconda parte della giornata sono intervenuti i presidenti locali che hanno apprezzato l’utilizzo dell’avanzo di gestione per la realizzazione di progetti strutturali a favore degli iscritti e degli Ordini territoriali, sottolineando al contempo l’importanza di temi vecchi e nuovi: riforma dell’ordinamento professionale, Registro dei revisori, proroga del mandato del Consiglio nazionale, esercizio abusivo della professione, accesso ai bandi comunitari per i professionisti.

L’Assemblea si è conclusa con l’arrivederci del presidente Longobardi a Milano dove, dal 15 al 17 ottobre, si svolgerà il congresso nazionale dei commercialisti “Semplificare per crescere. I commercialisti energia per lo sviluppo”.

(CNDCEC, nota del 2 luglio 2015)

 

12) Versamenti da Unico differiti: si paga oggi 6 luglio 2015

L’appuntamento riguarda tutti i contribuenti “interessati” dagli studi di settore che hanno usufruito del posticipo della scadenza ordinaria di pagamento fissata per lo scorso 16 giugno.

Scade il 6 luglio 2015 il termine per versare, senza costi aggiuntivi, i tributi derivanti dalle dichiarazioni Unico e Irap 2105.

Lo slittamento del termine è stato stabilito con il Dpcm 9 giugno 2015 e riguarda non solo chi esercita attività per le quali sono stati elaborati gli studi di settore, compresi coloro che presentano cause di inapplicabilità (ad esempio, in caso di non normale svolgimento dell’attività) o di esclusione dagli stessi (come i contribuenti “nuovi minimi” e quelli che determinano il reddito forfettariamente), ma anche quanti partecipano, per trasparenza, a società, imprese e associazioni che svolgono attività per le quali sono previsti gli studi di settore.

Lo ricorda l’Agenzia delle entrate, all’interno del proprio notiziario fiscale del 3 luglio 2015.

Tributi prorogati

Lo slittamento dei termini di versamento ha riguardato tutte le imposte che scaturiscono dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e da quella unificata. In prima battuta, quindi, Irpef e Ires, con relative addizionali, ma anche Irap e Iva. Stessa sorte, tra le altre, per l’imposta sostitutiva sui canoni abitativi in caso di opzione per la cedolare secca, l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e quella sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).

Ancora una possibilità il 20 agosto, con una lieve maggiorazionePer chi non effettua il pagamento entro il 6 luglio, è prevista la possibilità di versare gli importi dovuti, con l’aggiunta della maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, entro i successivi trenta giorni. Poiché il trentesimo giorno (5 agosto) cade nel periodo di “tregua” estiva (1 - 20 agosto), il versamento sarà considerato valido se effettuato entro giovedì 20 agosto.

Nuovo calendario per chi paga a rate

Il differimento dei termini accordato per il versamento della prima rata comporta variazioni anche al calendario relativo alle successive quote. Chi opta per il pagamento rateale delle imposte dovrà corrispondere gli interessi nella misura del 4% annuo (pari allo 0,33% mensile), versandoli separatamente dal tributo con i seguenti codici:

1668 – tributi erariali (Irpef, Ires, Iva, “cedolare secca”)

3805 – tributi regionali (addizionale all’Irpef, Irap)

3857 – tributi comunali (addizionale all’Irpef).

CONTRIBUENTI NON TITOLARI DI PARTITA IVA

 

 

 

 

Rata

Scadenza

Interessi (%)

Scadenza (*)

Interessi (%)

I

6 luglio

---

20 agosto

---

II

31 luglio

0,27

31 agosto

0,11

III

31 agosto

0,60

30 settembre

0,44

IV

30 settembre

0,93

2 novembre

0,77

V

2 novembre

1,26

30 novembre

1,10

VI

30 novembre

1,59

 

 

(*) L'importo da rateizzare deve essere prima maggiorato   dello 0,40%

 

 

 

 

 

CONTRIBUENTI TITOLARI DI PARTITA IVA

 

 

 

 

Rata

Scadenza

Interessi (%)

Scadenza (*)

Interessi (%)

I

6 luglio

---

20 agosto

---

II

16 luglio

0,11

16 settembre

0,29

III

20 agosto

0,44

16 ottobre

0,62

IV

16 settembre

0,77

16 novembre

0,95

V

16 ottobre

1,10

 

 

VI

16 novembre

1,43

 

(*) L'importo da rateizzare deve essere prima maggiorato   dello 0,40%

 

 

 

 

 

13) Due nuovi studi del Notariato: pubblicati il 2 luglio 2015

Gli ultimi lavori approvati dal Consiglio Nazionale del Notariato sono consultabili nella sezione «TROVA STUDIO» ed hanno approfondito tematiche relative al diritto societario e tributario:

Divisione - Individuazione della massa nelle ipotesi successorie e non successorie - Riflessi delle assegnazioni sulla configurabilità di conguagli fittizi - Studio n. 24-2015/T

La divisione è assoggettata ad imposta secondo le regole degli atti dichiarativi quando riguardi una massa di beni acquisiti con unico titolo e vi sia proporzionalità alle quote di diritto, ma manifesta annose problematiche in tema di conguagli fittizi e, riguardo allo scioglimento della comunione ereditaria, anche a proposito della delimitazione della massa cui parametrare il rapporto tra quote e porzioni.

Trasferimenti di immobili pubblici e di edilizia economica e popolare e trasferimenti effettuati da fondi immobiliari dopo il decreto n. 133/2014 convertito in legge n. 164/2014 (c.d. decreto “Sblocca-Italia”) - Profili fiscali - Studio n. 46-2015/T

Il decreto “Sblocca-Italia” contiene talune previsioni all’art. 20 che "ripristinano" i regimi tributari di favore (stabiliti dalla previgente normativa) in materia di imposte indirette per: a) i trasferimenti a titolo oneroso di immobili pubblici in particolari ipotesi (permuta, cartolarizzazione, dismissione e valorizzazione del patrimonio pubblico immobiliare); b) i trasferimenti in materia di edilizia economica e popolare; c) altri trasferimenti relativi ai fondi di investimento immobiliare e alle Siiq.

(Consiglio Nazionale del Notariato, nota “interattiva” del 2 luglio 2015)

 

14) Deducibilità integrale di svalutazioni e perdite su crediti di enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazioni

Già con la legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 27 dicembre 2013) la disciplina ai fini IRES ed IRAP delle perdite su crediti di enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazioni aveva subito radicali trasformazioni. Era stato, in particolare, introdotto nell’art. 106, comma 3, del TUIR un nuovo regime di deducibilità, in base al quale le perdite rilevate in bilancio erano deducibili integralmente anche ai fini fiscali se derivanti da atti di cessione a titolo oneroso, mentre in tutti gli altri casi (svalutazione, transazione, prescrizione, ecc.) erano deducibili in quote costanti nell’esercizio di contabilizzazione e nei quattro successivi e tale regime si applicava anche alle svalutazioni dei crediti.

L’art. 16 del decreto legge 27 giugno 2015, n. 83, interviene nuovamente sull’art. 106, comma 3 del TUIR nonché sugli artt. 6, comma 1, lett. c-bis) e 7, comma 1, lett. b-bis), del D. Lgs. n. 446 del 1997, modificando le regole di deducibilità previste ai fini IRES ed IRAP: dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2015, svalutazioni e perdite su crediti verso la clientela iscritti in bilancio a tale titolo potranno essere integralmente dedotti da enti creditizi e finanziari e imprese di assicurazioni nell’esercizio in cui sono rilevati in bilancio, come già avveniva per le perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso. Con la precisazione che le svalutazioni e le perdite su crediti verso la clientela – diverse da quelle realizzate mediante cessione a titolo oneroso – si assumono al netto delle rivalutazioni dei crediti risultanti in bilancio.

Di tali modifiche normative, tuttavia, non si terrà conto ai fini della determinazione degli acconti IRES e IRAP per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2015 e per i due periodi d’imposta successivi.

È, peraltro, previsto un regime transitorio: limitatamente al primo periodo di applicazione della nuova disciplina, infatti, le svalutazioni e le perdite su crediti diverse dalle perdite realizzate mediante cessione a titolo oneroso sono deducibili nei limiti del 75 per cento del loro ammontare, mentre la restante quota del 25 per cento, insieme al residuo importo delle componenti formatosi in precedenza e non ancora dedotto in base alle regole previgenti, sarà deducibile gradualmente in misura percentuale fino al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2025.

Le modifiche incidono sulla disciplina di cui all’art. 2, commi da 55 a 58, del D.L. n. 225 del 2010, relativa alla trasformazione in crediti di imposta delle attività per imposte anticipate (c.d. DTA; per approfondimenti cfr. le nostre circolari n. 33 del 2013, n. 20 del 2014, par. 2.8. e n. 24 del 2014). In particolare, la relazione illustrativa chiarisce che la deducibilità integrale nell’anno di iscrizione delle svalutazioni e delle perdite su crediti impedisce il generarsi di DTA; tuttavia, limitatamente al 2015, la quota del 25 per cento delle svalutazioni e delle perdite su crediti la cui deducibilità è sospesa, continua a generare DTA trasformabili in credito di imposta.

Inoltre, il successivo art. 17 del decreto legge in esame esclude la possibilità di beneficiare del regime di trasformazione in crediti d’imposta delle DTA per IRES e IRAP iscritte in bilancio e relative al valore dell’avviamento e delle altre attività immateriali iscritte per la prima volta a partire dal bilancio relativo all’esercizio in corso alla data di entrata in vigore del decreto. La relazione illustrativa precisa, peraltro, che resta ferma la possibilità di trasformare in crediti d’imposta la quota di DTA iscritte nei bilanci precedenti (ovviamente, compresi i bilanci di liquidazione volontaria ovvero relativi a società sottoposte a procedure concorsuali o di gestione delle crisi di cui al comma 56-ter dell’art. 2 del D.L. n. 225 del 2010), in presenza di perdite civilistiche, di perdite fiscali di cui all’art. 84 del Tuir, ai sensi del comma 56-bis dell'art. 2 citato nonché del valore della produzione netta negativo.

(Assonime, nota del 3 luglio 2015)

 

15) Direttiva Servizi: studio della Commissione sulla performance degli sportelli unici

Il 30 giugno 2015 la Commissione europea ha pubblicato uno studio sulla performance degli sportelli unici previsti dalla Direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno (“Direttiva Servizi”). Tale studio si compone di un Report sulla situazione generale nell’Unione europea e di 28 documenti che descrivono la situazione per ognuno degli Stati membri, più 3 documenti relativi ai paesi dell’EEA (European Economic Area): Norvegia, Islanda e Lichtenstein.

La Direttiva Servizi impone ad ogni Stato membro la creazione, a partire dalla fine del 2009, di sportelli unici, cioè di portali di e – government che forniscono agli utenti le informazioni sui requisiti amministrativi relativi ad una data prestazione di servizi e la possibilità di espletare on line tutte le formalità per l’accesso e l’esercizio di tale prestazione. Nel 2013, la Commissione e gli Stati membri hanno elaborato la Carta degli Sportelli Unici, per cercare di renderli più rispondenti ai bisogni dei prestatori di servizi e per aiutare gli Stati membri a superare le difficoltà incontrate nella loro istituzione. La Carta fissa quattro criteri per valutare e comparare gli sportelli unici:

1) qualità e disponibilità delle informazioni

2) operatività delle procedure elettroniche

3) accessibilità per gli utenti transfrontalieri

4) facilità di utilizzo.

Per quel che riguarda la situazione generale nell’Unione europea, il rapporto della Commissione mostra che la performance degli sportelli unici rispetto ai criteri sopra indicati è media (54%) e che ci sono ampi margini di miglioramento. In particolare, la performance migliore è raggiunta riguardo all’operatività delle procedure elettroniche e alla facilità di utilizzo (61%) e quella peggiore riguardo all’accessibilità delle informazioni da parte degli utenti transfrontalieri (41%) per ragioni sia tecniche che linguistiche. Inoltre, risultano maggiormente disponibili le informazioni di carattere generale, relative ad esempio alla registrazione dell’impresa e alla fiscalità, rispetto alle informazioni settoriali, relative alle licenze e ai permessi. Infine, gli sportelli unici risultano avere performance migliori sulle informazioni relative ai requisiti volontari rispetto a quelle relative ai requisiti obbligatori imposti dalla Direttiva Servizi.

Per quel che riguarda l’Italia, il documento mostra una qualità dello sportello unico superiore alla media. In particolare, lo sportello unico italiano ottiene buoni risultati in termini di: i) qualità delle informazioni fornite, sia sui requisiti generali che su quelli specifici; ii) possibilità di completare interamente le procedure online, anche quando si è reindirizzati su altri siti; iii) qualità del servizio di assistenza. Lo sportello unico italiano, invece, ha una performance piuttosto bassa in termini di accessibilità da parte degli utenti esteri anche perché il sistema non riconosce le identità digitali e le firme elettroniche degli altri Stati membri. Il portale, inoltre, sembra essere poco intuitivo e sono stati segnalati problemi tecnici.

Il documento formula anche alcune raccomandazioni all’Italia per migliorare la qualità dello sportello unico. Innanzitutto, vista la molteplicità delle autorità coinvolte nella gestione e nello sviluppo dello sportello unico, raccomanda di individuare un solo soggetto responsabile. In secondo luogo, le informazioni dovrebbero essere meglio organizzate sulla base del ciclo di vita dell’impresa e dovrebbero essere supportate da strumenti di navigazione efficaci. Inoltre, dovrebbe essere migliorata l’accessibilità da parte degli utenti esteri, in particolare, rendendo il portale compatibile con i sistemi di identità digitale e firma elettronica degli altri Stati membri. Infine, il sito potrebbe essere reso più user friendly strutturando meglio le informazioni e raccogliendo in modo continuativo i commenti degli utenti.

(Assonime, nota del 3 luglio 2015)

 

Vincenzo D’Andò