Diario quotidiano del 30 giugno 2015: una panoramica della Delega Fiscale

Pubblicato il 30 giugno 2015



Delega Fiscale: approvata, in via preliminare, dal governo il 26/06/15; falso in bilancio con nuovi reati; per il contenzioso fiscale telematico ci vuole più privacy; bonus fiscale per la prima casa: basta l’avvenuta richiesta di cambio di residenza; società cancellata dal registro delle imprese: limiti alla responsabilità dei soci per i debiti dell’impresa; la relazione di un tecnico vincola il parere del Fisco sul riconoscimento dei costi aziendali; bonus “Garanzia Giovani”; sgravio contributivo erogazioni di 2° livello: come si presenta l’istanza

 Indice:

 1) Delega fiscale: approvata, in via preliminare, dal governo il 26/06/15

 2) Falso in bilancio con nuovi reati

 3) Per il contenzioso fiscale telematico ci vuole più privacy

 4) Bonus fiscale per la prima casa: basta l’avvenuta richiesta di cambio di residenza

5) Società cancellata dal registro delle imprese: limiti alla responsabilità dei soci per i debiti dell’impresa

 6) La relazione di un tecnico vincola il parere del Fisco sul riconoscimento dei costi aziendali

 7) Bonus “Garanzia Giovani”

 8) Sgravio contributivo erogazioni di 2° livello: come si presenta l’istanza

 

 

1) Delega fiscale: approvata, in via preliminare, dal governo il 26/06/15

Il governo, su proposta del ministro dell’Economia e Finanze Pietro Carlo Padoan, il 26 giugno 2015, ha approvato, in esame preliminare, cinque decreti legislativi in attuazione della legge 11 marzo 2014, n. 23.

Si tratta, in particolare, dell’esame preliminare dei seguenti decreti legislativi:

- Semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione;

- riordino delle agenzie fiscali;

- riforma del sistema sanzionatorio penale e amministrativo;

- stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale;

contenzioso e interpello.

Semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione

L’obiettivo del provvedimento è quello di creare un sistema di riscossione che favorisca la compliance, attraverso norme che inducano il contribuente ad adempiere spontaneamente ai versamenti delle imposte, anche attraverso forme più ampie di rateizzazione. Anche l’Erario potrà beneficiare di una maggiore certezza nei tempi di riscossione e di modalità semplificate.

In caso di definizione concordata dell’accertamento, il pagamento può essere effettuato in quattro anni, anziché tre, con un minimo di otto rate e un massimo di sedici.

Viene introdotto il principio del “lieve inadempimento”, secondo cui non è prevista la decadenza della rateizzazione nel caso di ritardo del versamento fino a 5 giorni, o di un minor versamento fino al 3% del dovuto con un limite massimo di 10.000 euro.

L’avviso di accertamento diventa esecutivo. Viene poi introdotta la possibilità di utilizzare la posta elettronica, oltre che la semplice raccomandata, per comunicare al contribuente l’affidamento delle somme da parte dell’ente creditore all’agente della riscossione.

Per rispondere con maggiore velocità e snellezza di procedure alle esigenze dei contribuenti legate ad un contesto di grave congiuntura economica, viene espressamente stabilito che l’agente della riscossione concede la dilazione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, fino ad un massimo di 72 rate mensili, dietro semplice richiesta del contribuente che dichiari di versare in una situazione temporanea di difficoltà. Per somme superiori a 50.000 euro la dilazione può essere concessa solo se il contribuente fornisce adeguata documentazione.L’aggio per i concessionari della riscossione è sostituito dagli oneri di riscossione, che sono commisurati agli effettivi costi del servizio e che comunque non possono superare il 6% del riscosso (oggi l’aggio è all’8%).

Riordino delle agenzie fiscali

L’obiettivo della legge delega è quello della revisione dell’organizzazione delle agenzie fiscali, a 15 anni dalle loro istituzione, in funzione del potenziamento dell’efficienza dell’azione amministrativa e della razionalizzazione della spesa. Il decreto prevede il riassetto dei servizi di assistenza, consulenza e controllo per facilitare gli adempimenti tributari, contribuire ad accrescere la competitività delle imprese italiane e favorire l’attrattività degli investimenti in Italia.

Controlli meno invasivi: la riorganizzazione delle agenzie deve garantire un approccio collaborativo tra amministrazione fiscale, imprese e cittadini. La loro attività deve essere ispirata al principio del “controllo amministrativo unico”. In questo modo si evitano duplicazioni e sovrapposizioni e si riduce il disagio per l’attività dell’impresa.

Nell’operazione di riorganizzazione delle agenzie è prevista una riduzione dell’organico dirigenziale con la contestuale riattivazione delle procedure concorsuali.

Riforma del sistema sanzionatorio penale e amministrativo

Il decreto legislativo ha l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio penale e amministrativo per tenere conto dei comportamenti che, seppure illeciti, sono comunque privi di elementi fraudolenti e quindi meno gravi. Sono invece rese più severe le sanzioni penali in caso di comportamenti fraudolenti.

Frode fiscale: viene dettagliata la tipologia delle condotte fraudolente che si hanno quando:

- si mettono in atto operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente o artifizi per ostacolare l’attività di accertamento;

- il contribuente si avvale di documenti falsi, fatture false o altri mezzi fraudolenti. Per la frode fiscale la pena rimane quella attualmente prevista del carcere fino a 6 anni.

Resta la norma oggi in vigore secondo cui sotto i 30.000 euro di imposta evasa il contribuente non incorre nel reato di frode fiscale.

Viene rivista la soglia di punibilità del reato in riferimento all’ammontare dei ricavi non dichiarati, che deve essere superiore a 1,5 milioni di euro (anziché un milione). Si configura la frode fiscale anche quando l’ammontare complessivo dei crediti e delle ritenute fittizie che vengono portate in diminuzione dell’imposta, è superiore al 5% dell’imposta complessiva, o comunque a 30.000 euro.

Dichiarazione infedele: la soglia di punibilità sale da 50.000 euro a 150.000 euro di imposta evasa. Il reato scatta anche quando l’imponibile evaso supera i 3 milioni di euro (prima il limite era di 2 milioni) o comunque il 10% del totale dei ricavi. In questo caso il reato è punito con il carcere fino a 3 anni.Omesso versamento dell’IVA: il decreto introduce la soglia di punibilità pari a 200.000 euro per ciascun periodo di imposta. Al di sotto di tale soglia si applicano le sanzioni amministrative.

Sanzioni amministrative: il decreto dà attuazione al principio di proporzionalità delle risposta sanzionatoria di fronte a condotte illecite che riguardano le imposte dirette, l’iva e la riscossione dei tributi. L’obiettivo è di graduare le sanzioni, anche riducendole per gli illeciti di più lieve disvalore. Ad esempio, in caso di omessa dichiarazione, la sanzione è proporzionale al ritardo nell’adempimento. Se la dichiarazione viene poi presentata entro il termine per la dichiarazione dei redditi successiva, la sanzione base è ridotta della metà. Nei casi di condotte fraudolente, invece, la sanzione viene aumentata del 50%. E’ prevista inoltre una riduzione di un terzo della sanzione base nel caso in cui la maggiore imposta accertata o il minore credito accertato siano complessivamente inferiori al 3% rispetto all’imposta o al credito dichiarato.

Stima e monitoraggio dell’evasione fiscale e monitoraggio e riordino delle disposizioni in materia di erosione fiscale

Nel decreto si prevede di intervenire in modo continuativo e strutturale sul monitoraggio e sulla revisione delle cosiddette “spese fiscali”, sulla rilevazione e l’evoluzione dell’evasione fiscale e contributiva e dei risultati conseguiti nell’azione di contrasto inserendoli in modo sistematico nelle procedure di bilancio. Spese fiscali: viene introdotta un’operazione annuale di riordino da inserire all’interno della Nota di aggiornamento al Def che precede la presentazione della legge di Stabilità. L’obiettivo è di valutare in modo organico e strutturale gli impatti economici delle singole misure, nella prospettiva di una loro rimodulazione.Le maggiori entrate derivanti dalle eliminazione o modifica delle tax expenditure confluiscono nel Fondo per la riduzione della pressione fiscale.

Evasione fiscale: il Governo ha il compito di presentare annualmente un Rapporto in Parlamento, insieme alla Nota di aggiornamento al Def, che recepisca le valutazioni effettuate dall’Istat sull’economia sommersa e contenga una stima dell’evasione fiscale e contributiva. Nello stesso Rapporto il Governo deve indicare i risultati conseguiti in termini di contrasto all’evasione e le nuove iniziative programmate. La stima dell’evasione viene effettuata attraverso la misurazione del tax gap, ossia la differenza tra le imposte e i contributi effettivamente versati e il gettito che invece si sarebbe dovuto avere in un regime di perfetto adempimento.

Contenzioso tributario

L’intervento normativo si muove prevalentemente lungo le seguenti principali direttrici:- l’estensione degli strumenti deflattivi del contenzioso;

- l’estensione della tutela cautelare al processo tributario;

- l’immediata esecutività delle sentenze per tutte le parti. Per ridurre il contenzioso tributario viene potenziato lo strumento della mediazione che attualmente riguarda solo gli atti posti in essere dall’Agenzia delle Entrate con valore non superiore ai 20.000 euro. Con il presente decreto il reclamo finalizzato alla mediazione si applica a tutte le controversie, indipendentemente dall’ente impositore, comprese quindi quelle degli enti locali. Il reclamo viene esteso anche alle controversie catastali (classamento, rendite, ecc.) che a causa del valore indeterminato ne sarebbero state escluse. Dal punto di vista soggettivo il reclamo è esteso a Equitalia e ai concessionari della riscossione.

Lo strumento della conciliazione si applica anche al giudizio di appello (fino ad ora riguardava solo le cause di primo grado).

La tutela cautelare viene estesa a tutte le fasi del processo tributario. Ciò comporta che:

- il contribuente può chiedere la sospensione dell’atto impugnato in presenza di un danno grave;

- le parti possono sempre chiedere la sospensione degli effetti della sentenza, sia di primo grado che di appello, analogamente a quanto previsto dal codice di procedura civile.

L’immediata esecutività delle sentenze riguarda quelle aventi ad oggetto l’impugnazione di un atto impositivo, oppure un’azione di restituzione di tributi in favore del contribuente. Per quanto riguarda l’esecutività delle sentenze in favore dell’Amministrazione, resta il meccanismo della riscossione frazionata del tributo per non aggravare la situazione dei contribuenti. Per l’immediata esecutività delle sentenze a favore del contribuente, per pagamenti di somme superiori a 10.000 euro, può essere richiesta idonea garanzia il cui onere graverà comunque sulla parte che risulterà definitivamente soccombente nel giudizio.Interpello : il decreto, in coerenza con quanto disposto dalla legge delega, intende potenziare e razionalizzare l’istituto dell’interpello per dare ai contribuenti certezza circa i tempi di risposta da parte dell’amministrazione finanziaria e circa l’applicazione dei pareri che vengono forniti. Vengono individuate cinque categorie di interpello: ordinario, qualificatorio, probatorio, anti abuso, disapplicativo. Possono presentare istanze di interpello i contribuenti, anche non residenti, i sostituti di imposta e i responsabili d’impresa. E’ prevista una riduzione dei tempi di risposta per gli appelli ordinari che passano da 120 giorni a 90 giorni. Per i nuovi interpelli qualificatori viene assegnato lo stesso termine di 90 giorni mentre per tutte le altre tipologie la risposta deve essere fornita entro 120 giorni. Vige la regola del silenzio-assenso, per cui qualora una risposta non pervenga entro il termine previsto diventa valida la soluzione prospettata dal contribuente. La risposta all’interpello, scritta e motivata, vincola l’amministrazione finanziaria con esclusivo riferimento alla questione trattata e limitatamente al richiedente.

 

2) Falso in bilancio con nuovi reati

Nuovi reati per il falso in bilancio: Dopo un lungo e articolato iter normativo, la Legge n. 69 del 27 maggio 2015 (c.d. Legge anticorruzione), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 124 del 30 maggio 2015, si applica ai reati commessi a partire dal 14 giugno, data di entrata in vigore del provvedimento legislativo.

La riforma si sviluppa in un contesto generale, nel quale opera il diritto penale societario, modificando incisivamente la disciplina del falso in bilancio, al fine di assicurare una maggiore severità di trattamento per questa figura criminosa.

Le modifiche al falso in bilancio si riflettono, infine, anche sulla responsabilità amministrativa degli enti, rendendo necessario l'adeguamento dei modelli previsti dal D.Lgs. 231/2001.

La legge prevede un generale aumento delle pene, sia per il falso in bilancio, che arriva a toccare gli 8 anni sul versante delle quotate, sia per i principali reati contro la Pubblica Amministrazione. Scatta anche un aumento delle misure pecuniarie a carico delle imprese per i falsi in bilancio commessi nel loro interesse o vantaggio. Per contro, per la Pa, sono previsti anche obblighi stringenti per la restituzione dei proventi illeciti sia in caso di condanna sia per il patteggiamento.

Novità per i bilanci

Diventano legge le nuove norme che prevedono un inasprimento della pena per il falso in bilancio, delitto che torna ad essere applicato a tutte le imprese e non solo a quelle quotate in borsa. Abolite le soglie, estesa la fattispecie delittuosa ed eliminate quelle contravvenzionali, i riformati art. artt. 2621 e 2621-bis del codice civile prevedono pene più severe che – in applicazione del principio dell’irretroattività della legge penale più sfavorevole al reo – si applicheranno ai bilanci “approvati” (ma secondo alcuni a quelli “depositati” presso la società) a partire dal 14 giugno. Limitatamente all’esclusione dalla fattispecie delittuosa delle “valutazioni” riportate in bilancio, del compimento di fatti di “speciale tenuità” e delle società non fallibili, la nuova disciplina potrebbe risultare, in alcuni casi, addirittura più favorevole al reo e, dunque, essere applicata retroattivamente.

Le violazioni non più sanzionate

Vi rientrano le violazioni che, in base alle nuove previsioni, non costituiscono più reato. Dovrebbe trattarsi sostanzialmente delle valutazioni, nella misura in cui non hanno più alcuna rilevanza penale in futuro, e poi dell’omissione di eventuali informazioni previste per legge sulla situazione della società differente da fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero. Entrambe le situazioni, infatti, in virtù delle nuove norme non trovano più alcuna copertura penale verificandosi così un’abrogatio criminis con la conseguente applicazione del favor rei.

Le violazioni ancora sanzionate

Fermo restando che andrà verificato caso per caso, in via generale è possibile individuare dei fatti che anche se commessi prima dell’entrata in vigore dei nuovi reati continueranno a essere perseguiti anche in futuro. È il caso dell’esposizione nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali di fatti materiali non rispondenti al vero ritenuti rilevanti, che hanno cagionato un patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori. Questa condotta infatti, se commessa in passato, si pone con ogni probabilità in continuità normativa con le nuove disposizioni che fanno scattare la tutela penale addirittura a condizioni meno gravi, non essendoci più la necessità dell’evento dannoso verso la società, i soci e i creditori. Le pene applicabili, per le società sia quotate sia non quotate, sono quelle previste in passato, meno gravi rispetto alle future.

Responsabilità amministrativa degli Enti

La riforma del reato di false comunicazioni sociali (L. 69/2015) interviene anche sulle conseguenze sanzionatorie che si verificano in capo alle società ex D.Lgs. 231/2001. Nel previgente art. 25-ter del D.Lgs. 231/2001, nel caso in cui la contravvenzione di false comunicazioni sociali, di cui all’abrogato art. 2621 c.c., fosse stata commessa nell’interesse della società, trovava applicazione in capo ad essa la sanzione pecuniaria da 100 a 150 quote (quote che, “di base”, sono variabili da 258 a 1.549 euro).

Modificata innanzitutto la disciplina sanzionatoria dei delitti contro la pubblica amministrazione.

Per il reato di corruzione propria, salgono a sei e dieci anni le pene minima e massima;

Aumentano altresì, sempre negli stessi termini, le pene per i pubblici ufficiali che omettono o ritardano un atto d’ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri d’ufficio, in cambio di denaro o altro o ne accettano la promessa per sé o per un terzo;

Per il delitto di corruzione in atti giudiziari aumenta di due anni la pena, che andrà da un minimo di sei anni ad un massimo di dodici anni di reclusione;

Anche nel caso di corruzione per induzione, la pena minima passa da tre a sei anni e la massima da otto a dieci anni e sei mesi;

Per il delitto di abuso d’ufficio invece, la pena rimane da uno a quattro anni, rientrando quindi nella previsione dei reati di particolare tenuità di cui al d.lgs. 16 marzo 2015 n. 28. Per il peculato, la pena massima passerà invece da dieci anni a dieci anni e sei mesi;

Sotto il profilo delle pene accessorie, l’interdizione dall'esercizio di una professione per chi viene condannato passa a tre mesi per il minimo e a tre anni per il massimo;

Previsto uno sconto di pena da un terzo a due terzi, a favore di chi, condannato per i delitti previsti dagli articoli 318, 319, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322 e 322-bis c.p., si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione degli altri corresponsabili, ovvero per il sequestro delle somme o delle altre utilità trasferite;

Sotto il profilo processuale invece, chi è accusato di aver commesso il reato di concussione, corruzione per l'esercizio della funzione e in atti giudiziari, induzione indebita e peculato potrà accedere al patteggiamento della pena solamente se restituirà il prezzo del profitto del reato;

Anche la richiesta di sospensione condizionale della pena, per i condannati dei reati di concussione, corruzione per l’esercizio della funzione e in atti giudiziari, induzione indebita e peculato sarà subordinata alla completa restituzione del profitto del reato;

Con la sentenza di condanna ai medesimi reati inoltre, è sempre ordinato il pagamento di una somma pari all’ammontare di quanto indebitamente ricevuto dal pubblico agente, a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione cui quest’ultimo appartiene, ovvero, nel caso di cui all'art. 319-ter, in favore dell’amministrazione della giustizia, restando impregiudicato il diritto al risarcimento del danno;

Previsto altresì un aumento della metà dei tempi entro cui la pescrizione agisce sui reati di corruzione;

Modificate sostanzialmente anche le pene previste per il delitto di associazione mafiosa, che potranno arrivare anche a 26 anni di carcere.

Infine, per quanto concerne le novelle apportate al codice civile:

Le false comunicazione sociali, attualmente sanzionate come contravvenzione, tornano ad essere un delitto, procedibile d’ufficio, salvo le ipotesi di lieve entità, la quale ultima sarà oggetto di accertamento da parte del Giudice il quale dovrà tener conto “della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta”;

L’aumento di pena previsto per il delitto di falso in bilancio nelle società quotate, consentirà l’utilizzo di eventuali intercettazioni lecite soltanto in caso di reati punibili con pene detentive superiori ai cinque anni.

 

3) Per il contenzioso fiscale telematico ci vuole più privacy

Privacy telematica da rivedere, in particolare occorre più privacy per il processo tributario telematico. Lo ha evidenziato il garante della privacy nel parere sullo schema di decreto del Mef che detta le regole tecnico-operative per l’avvio del processo tributario telematico davanti alle C.T.P. e C.T.R. (provvedimento n. 314 del 28 maggio 2015).

Dunque, il Garante per la privacy ha espresso parere favorevole ma condizionato sullo schema di decreto del Ministero dell’Economia che definisce le regole tecnico-operative per l’avvio del processo tributario telematico innanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali. Tra le richieste quella di un maggior controllo degli accessi al sistema informativo della Giustizia Tributaria.

Si tratta, quindi, di un parere condizionato del Garante privacy sullo schema di decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze che detta le regole tecnico-operative per l’avvio del processo tributario telematico innanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali.

Il decreto disciplina la registrazione e l’accesso al S.I.Gi.T, il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria; le notificazioni e le comunicazioni; la costituzione in giudizio; la formazione e la consultazione del fascicolo informatico; il deposito degli atti; il pagamento del contributo unificato tributario. Nel fascicolo informatico sono raccolti gli atti, i documenti, gli allegati, le ricevute di posta elettronica certificata, i messaggi di sistema.

Il Garante ha chiesto al Mef di modificare il decreto precisando le modalità di identificazione di chi può avere accesso al S.I.Gi.T. e stabilendo che il sistema non acquisisca file e non iscriva atti nel registro generale in caso di sottoscrizione non valida o in presenza di atti incompleti. Il decreto, inoltre, dovrà specificare che le operazioni di accesso al fascicolo dovranno essere consentite ai soli soggetti abilitati (le parti, i procuratori e i difensori, i giudici tributari, personale abilitato delle segreterie, i consulenti tecnici nominati); i dati sugli accessi saranno registrati e conservati per cinque anni dalla data di passaggio in giudicato della sentenza in un apposito file di log che conterrà il codice fiscale di chi ha effettuato l’accesso al sistema, il riferimento al documento informatico prelevato o consultato, la data e l’ora dell’accesso.

 

4) Bonus fiscale per la prima casa: basta l’avvenuta richiesta di cambio di residenza

La richiesta di cambio di residenza salva la prima casa. I benefici prima casa spettano anche quando l’acquirente non ha trasferito la propria residenza nell’immobile acquistato entro 18 mesi dalla stipula dell'atto, purché abbia presentato al Comune la domanda di trasferimento.

E’ quanto ha stabilito la C.T.R. della Lombardia, con la sentenza 2485/67/15 del 8 giugno 2015. Le Entrate notificavano ad una contribuente un avviso di liquidazione Iva relativa a un atto di compravendita di fabbricato. In particolare l’Amministrazione finanziaria riteneva che dovesse essere revocata l’agevolazione fiscale sulla “prima casa” dell’Iva al 4% dal momento che la contribuente non aveva provveduto nei termini al trasferimento della residenza. In appello la Commissione Tributaria Regionale ha confermato che è sufficiente la presentazione della domanda di trasferimento entro 18 mesi dal rogito.

Si tratta di una decisione che si evidenzia poiché si discosta da quanto recentemente statuito dalla Corte di Cassazione, secondo cui, invece, l’agevolazione spetta solo dopo quando si viene a perfezionare tutto l’iter. Cioè, solo dopo che i vigili urbani, a seguito del sopralluogo, abbiano dato parere favorevole al cambio di residenza.

 

5) Società cancellata dal registro delle imprese: limiti alla responsabilità dei soci per i debiti dell’impresa

Se l’Amministrazione finanziaria vuole recuperare dai soci le imposte dovute dalla società cancellata dal Registro delle imprese deve dimostrare l’esistenza di un attivo di liquidazione e in che misura ciascun socio ha percepito delle somme.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13259 del 26 giugno 2015, ha stabilito che se l’Ufficio del Fisco intende recuperare dai soci le imposte dovute dalla società cancellata dal Registro imprese deve dimostrare l’esistenza di un attivo di liquidazione e in che misura ciascun socio ha percepito delle somme. Nel caso di specie, L’Agenzia delle Entrate aveva notificato ai soci di una società a ristretta base societaria, già cancellata dal Registro imprese, un avviso di accertamento con il quale veniva pretesa, pro quota, l’ex Irpeg, oltre a sanzioni e interessi. I soci impugnavano il provvedimento ma entrambi i giudici di merito confermavano la pretesa. La Cassazione, riformando integralmente la sentenza di merito, ha, invece, accolto i ricorsi dei contribuenti.

Secondo la giurisprudenza della Corte Suprema (S.U. n. 6070/2013), deve escludersi che la cancellazione della società dal registro della imprese - pur provocando l’estinzione dell’ente debitore (per le cancellazioni successive all’entrata in vigore dell'art. 4 del d.lgs. n. 6/2003, che, modificando l’art. 2495, secondo comma, cod. civ. ha ad esse attribuito efficacia costitutiva)- comporti al tempo stesso la sparizione dei debiti insoddisfatti che la società aveva nei riguardi dei terzi, determinandosi un fenomeno di tipo successorio, sia pure connotato da caratteristiche sui generis, in dipendenza del quale i soci sono gli effettivi titolari dei debiti sociali - conservando, il debito originario della società, intatta la propria causa e la propria originaria natura giuridica (Cass. n. 5113/2003)- nei limiti in cui abbiano ricevuto utili in base a riparto, a seguito di bilancio finale di Liquidazione. Da tale ultima condizione dipende la possibilità di proseguire - o instaurare- l'azione da parte del creditore sociale (Cass. n. 7676/2012; 7679/2012 n. 19453/2012).

È pertanto evidente, come risulta dal chiaro tenore testuale della norma, che la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali non assolte è limitata alla parte da ciascuno di essi conseguita nella distribuzione dell'attivo risultante dal bilancio di liquidazione della società, e che tale quota è stata attribuita al socio (Cass. nn. 3879/75; 5489/78; 1468/2004): ne consegue che il creditore, il quale intenda agire nei confronti del socio, è tenuto a dimostrare il presupposto della responsabilità di quest’ultimo (vale a dire la sua legittimazione passiva) , e cioè che, in concreto, in base al bilancio finale di liquidazione, vi sia stata la distribuzione dell'attivo risultante dal bilancio medesimo e che una quota di tale attivo sia stata da questi riscossa.

La difesa dell’Amministrazione finanziaria resistente, dopo avere correttamente affermato che la responsabilità del socio di una società cancellata dal registro delle imprese “attiene esclusivamente alla fondatezza della pretesa creditoria nei confronti dei soci e rileva esclusivamente sul piano probatorio”, non trae la coerente deduzione da tale premessa: ossia che spetta al creditore (che pretende), e non al debitore, l'onere della prova dell'azionata pretesa (art. 2697 c.c.. E non è conducente affermare - come fa la resistente - che il contribuente non ha contestato nei giudizi di merito la misura della responsabilità, poiché la contestazione ha interessato in radice la sussistenza della responsabilità dei soci per il debito della società. E in tale contesto resta fermo il principio dell’onere della prova su chi pretende di far valere un diritto. In conclusione: la cancellazione dal registro delle imprese costituisce il presupposto della proponibilità dell’azione nei confronti dei soci; l’avvenuta percezione di somme in sede di liquidazione del bilancio finale costituisce il limite della responsabilità dei soci; sia la reale percezione delle somme sia l'entità di cali somme rilevano sul piano probatorio e vanno provate dal creditore che intende agire contro i soci, secondo il normale ripario dell'onere della prova.

Nel caso di specie l’Amministrazione resistente non ha dimostrato che una tale condizione si sia in concreto realizzata.

Poiché dalla sentenza impugnata non risulta affatto che l’Amministrazione finanziaria abbia tornito la prova anzidetta, dunque, i ricorsi dei contribuenti sono stati accolti.

 

6) La relazione di un tecnico vincolail parere del Fisco sul riconoscimento dei costi aziendali

La relazione tecnico contabile suffragata della società di revisione vincola il Fisco sul riconoscimento, o meno, della deducibilità dei costi ai fini della determinazione del reddito d’impresa. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13252 del 26 giugno 2015.

Secondo la Suprema Corte, la revisione, articolata mediante relazioni sulla corrispondenza dei dati di bilancio e del conto profitti e perdite alle risultanze delle scritture contabili, rende affidabili le relative attestazioni che, assumendo valore di prova decisiva, non possono essere disattese dall’Amministrazione Finanziaria o dal giudice, se non contrastate da prove di eguale portata.

Il requisito dell’inerenza dei costi all’oggetto dell’attività, prescritto dall’art. 75, comma 5, del D.P.R. n. 917 del 1986 deve essere dimostrato da idonea attestazione tecnico-contabile e dall’inesistenza di duplicazione di costi, la cui prova può dirsi raggiunta quando la natura e la composizione dei servizi prestati e la loro funzionalità all'attività svolta “risultino dai prospetti redatti dalla capogruppo e certificati da una società Internazionale di revisione, tenuto conto della funzione di controllo pubblicistico che questa svolge, in posizione di indipendenza rispetto al soggetto conferente l’incarico, e della responsabilità, civile e penale, in cui incorre il revisore, iscritto in apposito Albo ….. attesti dati non veritieri”.

 

 7) Bonus “Garanzia Giovani”

L’Inps, con la circolare n. 129 del 26 giugno 2015, ha fornito chiarimenti in relazione alle modifiche normative che hanno interessato l’incentivo per l’assunzione di giovani ammessi al Programma “Garanzia Giovani”.

Come è noto, il novero delle tipologie di rapporti incentivabili è stato ampliato, per cui sicché il bonus occupazionale viene esteso anche ai rapporti di apprendistato professionalizzante, nonché alle proroghe di precedenti rapporti a tempo determinato, purché la durata complessiva del rapporto di lavoro sia pari o superiore a 6 mesi. Rimane, invece, esclusa la possibilità di godere del beneficio per i contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, per l’apprendistato di alta formazione e ricerca e per i rinnovi dei contratti a termine. Le modifiche si applicano già alle assunzioni e proroghe effettuate a decorrere dal 1° maggio 2014, data originaria di avvio del Programma “Garanzia Giovani”, fermo restando che ai fini del riconoscimento del bonus occupazionale, l’assunzione deve essere stata preceduta dall’iscrizione del giovane al Programma.

Riguardo ai contratti di apprendistato professionalizzante, il bonus riconoscibile corrisponde a quello previsto per i rapporti a tempo indeterminato, qualora il rapporto abbia una durata pari o superiore a 12 mesi. Nelle ipotesi in cui la durata del rapporto inizialmente concordata sia invece inferiore a 12 mesi, l’importo è proporzionalmente ridotto. Così, ad esempio, se il contratto prevede una durata del periodo di formazione che va dal 01/05/2015 al 31/10/2016. il datore di lavoro sarà ammesso all’incentivo nella misura di euro 2.250 (poiché il rapporto ha durata di 6 mesi, al datore spetterà il bonus riconoscibile per il contratto a tempo indeterminato - 4.500 - ma ridotto di 6 quote mensili).

Qualora venga prorogato un rapporto a tempo determinato per il quale sia stato già autorizzato l’incentivo, si ha diritto ad un eventuale secondo incentivo pari alla differenza tra la misura prevista per il rapporto complessivamente inteso (dalla data di inizio del rapporto alla data della fine della proroga) e l’importo già fruito per il tempo determinato; in tal caso, si fa riferimento alla classe di profilazione utilizzata per la determinazione del primo incentivo.Nell’ipotesi di assunzione a scopo di somministrazione, l’agenzia può godere della remunerazione per l’attività di intermediazione ed accompagnamento al lavoro svolta all’interno del programma operativo “Iniziativa Occupazione Giovani” e, nell’ipotesi di ammissione al bonus occupazionale, deve detrarre dal costo del lavoro addebitato all’utilizzatore l’importo riconosciuto. Inoltre, i limiti sull’utilizzo degli aiuti "de minimis" si intendono riferiti al soggetto utilizzatore, cui spetta, quindi, l’onere della dichiarazione.

In tema di coordinamento con gli altri incentivi, il bonus occupazionale è cumulabile, senza limitazioni, con l’esonero contributivo per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2015 (art. 1, co. 118, L. n. 190/2014).

La cumulabilità, invece, è ammessa nel limite del 50% dei costi salariali (retribuzione lorda, oneri previdenziali e contributi assistenziali) con gli incentivi che presentano un carattere di selettività nei confronti del datore di lavoro, tra cui:

- l’incentivo per l’assunzione di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi ovvero prive di impiego da almeno 6 mesi e residenti in aree svantaggiate o occupate in particolari professioni o settori di attività (art. 4, commi 8-11, della L. n. 92/2012);

- l’incentivo per l’assunzione di giovani genitori (D.M. 19 novembre 2010);

- l’incentivo all’assunzione di beneficiari del trattamento ASpi (art. 2, co. 10-bis, L. n. 92/2012);

- l’incentivo sperimentale per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 30 (art. 1, D.L. n. 76/2013);

- l’incentivo per l’assunzione di giovani lavoratori agricoli (art. 5, D.L. n. 91/2014), limitatamente agli operai agricoli;

- l’incentivo previsto per l’assunzione di apprendisti, in favore dei datori di lavoro che occupano un numero di addetti pari o inferiore a 9 (art. 22, L. n. 183/2011).

 

 8) Sgravio contributivo erogazioni di 2° livello: come si presenta l’istanza

L’Inps, con la circolare n. 128 del 26 giugno 2015, ha fornito le prime indicazioni sulle modalità che i datori di lavoro dovranno seguire per richiedere lo sgravio contributivo sulle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello, riferito agli importi corrisposti nell’anno 2014 (1° gennaio - 31 dicembre)

Come noto, il Decreto interministeriale 8 aprile 2015 ha ripartito la dotazione finanziaria a disposizione per il finanziamento dello sgravio contributivo (391 milioni di euro), nella misura del 62,5% alla contrattazione aziendale e del 37,5% a quella territoriale. Il beneficio può trovare applicazione in relazione a quanto previsto dai contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale, ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti.

Lo sgravio può essere concesso entro il limite dell’1,60% della retribuzione "contrattuale" annua di ciascun lavoratore, premio compreso. Detto limite potrà essere rideterminato in relazione al monitoraggio delle domande e delle risorse finanziarie impegnate, fermo restando il limite massimo della retribuzione contrattuale nella misura del 5%. Lo sgravio è così articolato:

- entro il limite massimo di 25 punti dell’aliquota a carico del datore di lavoro, al netto delle riduzioni contributive per assunzioni agevolate, delle eventuali misure compensative spettanti e, in agricoltura, al netto delle agevolazioni per territori montani e svantaggiati;

- sul totale sulla quota del lavoratore.Per accedere alla misura, i contratti collettivi di secondo livello devono:

- essere sottoscritti dai datori di lavoro e depositati, a cura dei medesimi o delle associazioni a cui aderiscono, presso le DTL, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto interministeriale (cioè, entro il 29 giugno 2015);

- prevedere erogazioni correlate ad incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione ed efficienza organizzativa, oltre che collegate ai risultati riferiti all'andamento economico o agli utili della impresa o a ogni altro elemento rilevante ai fini del miglioramento della competitività aziendale.

Le aziende, anche per il tramite degli intermediari autorizzati, dovranno inoltrare, esclusivamente in via telematica, apposita domanda all’Inps, anche per i lavoratori iscritti all’Inpgi, nonché, ovviamente, per quelli iscritti alla gestioni ex Inpdap ed ex Enpals. La domanda deve contenere:

- i dati identificativi dell’azienda (per le aziende agricole, la matricola è rappresentata dal codice azienda);

- la tipologia di contratto (aziendale o territoriale) e data di sottoscrizione dello stesso;- la data di deposito del contratto presso la DTL competente;

- l’indicazione dell’Ente previdenziale al quale sono versati i contributi pensionistici;- ogni altra indicazione che potrà essere richiesta dall'Istituto.

In previsione del rilascio sul sito internet dell’Istituto (www.inps.it) della procedura per l’invio delle domande (sia con acquisizione on-line delle singole domande, che tramite flussi contenenti molteplici istanze) con apposito messaggio verrà portata a conoscenza la documentazione a supporto della composizione dei flussi XML e saranno rese note giorno e ora a partire da cui sarà possibile la trasmissione telematica delle istanze, che terrà conto delle previsioni (contenute nel decreto interministeriale) in termini di semplificazione della compilazione delle domande di accesso. A tal fine, infatti, la procedura renderà possibile l’utilizzo dei dati già presenti nei flussi UniEmens.Entro i 60 giorni successivi alla data fissata quale termine unico per l’invio delle istanze, si provvederà all’ammissione di tutte le aziende allo sgravio contributivo, dandone tempestiva comunicazione alle stesse e agli intermediari autorizzati. Nell’ipotesi in cui le risorse disponibili non consentissero la concessione dello sgravio nelle misure indicate nelle richieste aziendali, l’Istituto provvederà alla riduzione degli importi in percentuale pari al rapporto tra la quota globalmente eccedente e il tetto di spesa annualmente stabilito.

 

Vincenzo D’Andò