Diario quotidiano dell’11 maggio 2015: IVA, nuova disciplina delle dichiarazioni d’intento degli esportatori abituali

Pubblicato il 11 maggio 2015



notifica: Equitalia non esibisce in giudizio la copia della cartella di pagamento; IVA: la nuova disciplina delle dichiarazioni d’intento; dalle Entrate i primi resoconti per il 730 precompilato; assegno a sostegno della natalità: prime istruzioni sui requisiti e sulla presentazione della domanda; costo medio orario del lavoro per il personale del settore edile; decreto flussi 2015 per lavoro stagionale pubblicato in G.U.; Inail: nuovo di tasso di interesse di mora dal 15 maggio 2015; nuova detrazione Iva sulle operazioni di sponsorizzazione; giudizio del CNDCEC: sbagliato decreto compensi amministratori giudiziari; controlli societari: collegio sindacale presidio di legalità; delega fiscale: semplificare adempimenti e scadenze; convegno di Rimini: i Commercialisti vanno ascoltati; dal Consiglio nazionale Commercialisti: in arrivo un software per la gestione del mandato; nel Modello Unico 2015 è subentrata la verifica della “non operatività” su 5 anni

 

 Indice:

 1) Notifica: equitalia non esibisce in giudizio la copia della cartella di pagamento

 2) IVA: la nuova disciplina delle dichiarazioni d’intento

 3) Dalle Entrate i primi resoconti per il 730 precompilato

 4) Assegno a sostegno della natalità: prime istruzioni sui requisiti e sulla presentazione della domanda

 5) Costo medio orario del lavoro per il personale del settore edile

6) Decreto Flussi 2015 per lavoro stagionale pubblicato in G.U.

 7) Inail: nuovo di tasso di interesse di mora dal 15 maggio 2015

 8) Nuova detrazione Iva sulle operazioni di sponsorizzazione

 9) Giudizio del CNDCEC: sbagliato decreto compensi amministratori giudiziari

 10) Controlli societari: collegio sindacale presidio di legalità

 11) Delega fiscale: semplificare adempimenti e scadenze

 12) Convegno di Rimini: i Commercialisti vanno ascoltati

 13) Dal Consiglio nazionale Commercialisti: in arrivo un software per la gestione del mandato

 14) Nel Modello Unico 2015 è subentrata la verifica della “non operatività” su 5 anni

 

 

1) Notifica: equitalia non esibisce in giudizio la copia della cartella di pagamento

Per la notifica basta che l’esattore porti in giudizio l’avviso di ricevimento della raccomandata, non occorre che esibisca la copia della cartella di pagamento.

La notifica eseguita da Equitalia è valida e dimostrabile in giudizio solo producendo l'avviso di ricevimento della raccomandata. Non è infatti necessario per l’esattore portare in giudizio copia della cartella di pagamento.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9246 del 7 maggio 2015. I giudici hanno respinto il ricorso di un contribuente che contestava la validità del pignoramento nell’ambito della procedura di riscossione avviata a suo carico in seguito ad alcune cartelle.

Il Tribunale ha ritenuto destituito di fondamento il motivo col quale il ricorrente ha lamentato il fatto che sia stata trasmessa un’unica lettera raccomandata con avviso di ricevimento ai sensi dell’art. 140 cod. proc. civ. per tutti gli avvisi di mora, relativi a tutte le cartelle di pagamento poste a fondamento dell’azione esecutiva. Ha accertato che «nel caso di specie la lettera raccomandata indicava il soggetto che aveva chiesto la notificazione (Equitalia Nomos S.p.A.), il nome e la residenza del destinatario della notificazione (appunto l’attuale ricorrente), la natura dell’atto notificato (avvisi di mora), nonché la data e la firma del soggetto preposto alla notificazione».

Dato ciò, il Tribunale ha concluso che la lettera raccomandata conteneva tutti gli elementi richiesti dall’art. 48 disp. att. cod. proc. civ. e «dunque il destinatario della notificazione ben avrebbe potuto prendere contezza degli avvisi notificati presso la casa comunale dove erano stati depositati».

Annullato l’avviso in caso di delega carente

Continuano le pronunce sulla legittimità degli atti amministrativi sottoscritti dai dirigenti senza che questi ne abbiano la giusta qualifica. L’argomento, come è noto, è “scottante”, vista la recente sentenza della Consulta n. 37/2015 sull’invalidità degli atti sottoscritti dai funzionari nominati senza un regolare concorso.

Secondo la Commissione Tributaria provinciale di Brescia, sentenza n. 277/2015, é necessaria l’esibizione di delega legittimamente conferita, con la chiara conseguenza che spetta all’Agenzia delle entrate l’onere di dimostrare il corretto esercizio del potere con la presenza dell’eventuale delega. Nel caso di specie, invece, l’Amministrazione finanziaria sosteneva la legittimità e correttezza dell’avviso perché sottoscritto da persona avente la qualifica di direttore “Facente funzioni”, in particolare è stata allegata nota con la quale si specificava l’effettiva delega a seguito di periodo feriale del Direttore.

L’amministratore non può rivalersi sulla società di revisione

L’amministratore privo di deleghe condannato a risarcire i danni procurati alla società da falsità in bilanci funzionali alla prosecuzione dell’attività nonostante la perdita del capitale sociale difficilmente può rivalersi nei confronti della società di revisione che ha certificato i relativi bilanci. Sono queste le indicazioni desumibili dalla sentenza n. 9193 del 7 maggio 2015 della Corte di Cassazione che sottolinea come l’attività del revisore non sia destinata all’amministratore che, a prescindere da essa, deve controllare i bilanci.

Sequestro per equivalente riferibile all’ammontare dell’imposta evasa

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, esaminando il complesso rapporto tra esterovestizione, principio di territorialità e delitto di omessa dichiarazione, con la decisione n. 19007 del 7 maggio 2015.

 

 

2) IVA: la nuova disciplina delle dichiarazioni d’intento

La circolare di Assonime n. 13 del 06/05/2015 esamina le modifiche apportate dal c.d. decreto semplificazioni (Decreto Legislativo n. 175 del 2014) alla disciplina delle dichiarazioni d’intento, che attestano la volontà degli esportatori abituali di acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’IVA. In particolare, vengono illustrati gli effetti semplificatori del nuovo regime, ma anche le non poche problematiche applicative

L’art. 20 del decreto Semplificazioni fiscali ha apportato modifiche alla disciplina IVA relativa alle cessioni all’esportazione.

Nell’ambito delle cessioni all’esportazione, gli esportatoria bituali possono di acquistare o importare beni e servizi senza applicazione dell’imposta, nei limiti del plafond disponibile.

In base alla normativa precedente al decreto semplificazioni, per poter usufruire del beneficio, gli esportatori abituali dovevano presentare ai propri fornitori, o in dogana in caso di importazioni, una dichiarazione d’intento, attestante la volontà di avvalersi di tale facoltà. I dati di tale dichiarazione dovevano essere comunicati telematicamente all’Agenzia delle entrate, dai fornitori degli esportatori abituali. Questo sistema, però, non era privo di difficoltà operative per i fornitori degli esportatori, soggetti a pesanti sanzioni in caso di inosservanza dell’obbligo di trasmissione.

Il decreto semplificazioni ha modificato la disciplina trasferendo l’obbligo di effettuare tali comunicazioni dai fornitori degli esportatori abituali agli esportatori medesimi, cioè ai soggetti che si avvalgono del beneficio della non imponibilità dell’imposta sugli acquisti. In base al nuovo sistema, i fornitori possono effettuare operazioni senza applicare l’imposta una volta acquisita la prova dell’intervenuta trasmissione delle dichiarazioni d’intento all’Agenzia delle entrate da parte degli esportatori.

Anche in caso di effettuazione di importazioni in sospensione d’imposta, gli esportatori devono trasmettere le relative dichiarazioni d’intento all’Agenzia delle entrate.

Verifica della trasmissione

L’avvenuta trasmissione delle dichiarazioni all’Agenzia delle Entrate può essere verificata in due modi.

Nel sito dell’Agenzia è presente una apposita funzione a libero accesso che, inserendo alcuni dati (il numero di protocollo e il numero progressivo della dichiarazione d’intento, l’anno della dichiarazione, il codice fiscale del dichiarante, e l’indicazione del destinatario), consente di effettuare il riscontro dell'avvenuta presentazione della dichiarazione d'intento.

Se tutti i dati inseriti corrispondono a quelli della ricevuta rilasciata dall'Agenzia a seguito della presentazione della dichiarazione d'intento, si ottiene come messaggio di risposta “dichiarazione d'intento correttamente presentata”.

Una seconda modalità di verifica è riservata ai soggetti abilitati ai servizi Entratel o Fisconline, che possono consultare le informazioni relative alle lettere d’intento nel proprio cassetto fiscale.

Nuovo modello

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 12 dicembre 2014, ha approvato un nuovo modello di dichiarazione d’intento con le relative istruzioni e le specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati. Il modello è stato successivamente modificato con provvedimento del 11 febbraio 2015.

Importazioni in sospensione d’imposta

Importanti modifiche sono state apportate in materia di utilizzo del plafond in relazione all’importazione di beni. Viene stabilito che l’esportatore debba trasmettere telematicamente le dichiarazioni d’intento all’Agenzia delle entrate anche in caso di importazioni, anteriormente all’effettuazione di tali operazioni.

Nel primo periodo di applicazione della nuova disciplina, l’esportatore, oltre a trasmettere telematicamente la dichiarazione d’intento all’Agenzia, è tenuto anche a presentare in dogana una copia cartacea della dichiarazione trasmessa, unitamente alla ricevuta dell’avvenuta trasmissione.

A regime, però, quest’ultimo adempimento non è più richiesto: la stessa norma stabilisce che entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei monopoli la banca dati delle dichiarazioni d’intento, per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea della dichiarazione e della relativa ricevuta di presentazione.

Essendo ormai stato oltrepassato tale termine, in linea teorica non dovrebbe più sussistere l’obbligo per l’esportatore di presentare in dogana la copia cartacea della dichiarazione d’intento e della relativa ricevuta di trasmissione.

Tuttavia, per difficoltà legate ad aspetti informatici del sistema, la tempistica stabilita per l’applicazione a regime della nuova disciplina non è stata rispettata: allo stato attuale, quindi, tale obbligo deve ancora essere osservato.

Importo dell’operazione indicato nella dichiarazione d’intento.

Una ulteriore problematica riguarda l’indicazione dell’ammontare delle importazioni.

Nel campo 1 del riquadro del frontespizio del modello denominato “Dichiarazione” l’esportatore doveva indicare l’esatto importo dell’operazione, ma tale dato poteva essere acquisito dall’operatore solo presso l’ufficio doganale.

Non essendo in grado l’esportatore di indicare sul modello di dichiarazione d’intento l’esatto ammontare dell’operazione, poteva non esservi corrispondenza tra il dato comunicato telematicamente all’Agenzia delle entrate ed il reale valore dell’importazione successivamente definito in dogana.

In considerazione di tali difficoltà, con provvedimento dell’11 febbraio 2015 sono state apportate alcune modifiche al modello di dichiarazione d’intento, allo scopo di consentire agli operatori di indicare quale imponibile dell’operazione doganale un valore presunto.

Con il comunicato stampa del 12 febbraio 2015 l’Agenzia delle entrate ha precisato che non sussiste l’obbligo di ritrasmettere le dichiarazioni già presentate utilizzando la precedente versione del modello: in tal caso, l’importo in euro indicato in corrispondenza del campo 1 del riquadro “Dichiarazione” si intenderà comunque riferito alla nuova dicitura (“importo fino a euro”), e quindi sarà considerato di carattere presunto.

In ordine all’indicazione dell’importo dell’operazione, l’Agenzia delle dogane (nota 11 febbraio 2015, n. 17631) ha affermato che nell’indicare un “valore presunto” dell’imponibile ai fini IVA dell’operazione che l’importatore intende effettuare, egli dovrà tener conto, cautelativamente per eccesso, di tutti gli elementi che concorrono alla determinazione della base imponibile ai fini IVA.

L’Agenzia ha inoltre precisato che l’importo effettivo del plafond utilizzato sarà, invece, quello risultante dalla dichiarazione doganale collegata alla dichiarazione d’intento. Non è quindi più richiesta una esatta corrispondenza tra il valore dell’operazione indicato sulla dichiarazione d’intento e quello determinato concretamente in dogana.

Dichiarazione d’intento valida per più operazioni

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 38/E del 2015, ha ammesso la possibilità di utilizzare un’unica dichiarazione d’intento relativa a più operazioni, fino a concorrenza del plafond utilizzato nell’anno di riferimento, nella considerazione che la banca dati dell’Agenzia delle entrate - nella quale confluiscono le informazioni contenute nelle dichiarazioni d’intento - è stata resa accessibile anche all’Agenzia delle dogane.

Per conseguenza, sono state modificate le istruzioni per la compilazione del modello: Anche in relazione alle importazioni può essere compilato alternativamente il campo 1 oppure il campo 2 del riquadro “Dichiarazione”, specificando in quest’ultimo caso l’importo del plafond che si presume di utilizzare per tali operazioni.

A seguito dell’ammessa possibilità di trasmettere una dichiarazione d’intento valida per più operazioni doganali fino a concorrenza dell’importo ivi indicato, l’Agenzia delle dogane (nota 20 aprile 2015, n. 46452) ha dichiarato di avere predisposto le procedure di controllo che consentiranno di monitorare il progressivo utilizzo del plafond.

Sanzioni

Tenendo conto della nuova disciplina, il decreto semplificazioni ha riformulato la disciplina sanzionatoria contenuta nell’art. 7, comma 4-bis, D.Lgs. n. 471/1997, che riguarda le violazioni relative alle esportazioni.

Nella formulazione previgente tale disposizione puniva con la sanzione dal 100 al 200% dell'imposta il cedente o il prestatore che ometteva di inviare, nei termini previsti, la comunicazione di intento o la inviava con dati incompleti o inesatti.

Questa stessa sanzione è attualmente applicabile laddove il cedente o prestatore effettui operazioni nei confronti dell’esportatore abituale prima di aver ricevuto da parte di questi la dichiarazione d’intento ed averne riscontrato l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate.

Decorrenza e periodo transitorio

La nuova disciplina si applica alle dichiarazioni d’intento relative ad operazioni in sospensione d’imposta effettuate dal 1° gennaio 2015. Tuttavia, fino all’11 febbraio 2015 (provvedimento del 12 dicembre 2014), gli operatori potevano continuare ad inviare o consegnare le dichiarazioni d’intento secondo le modalità previgenti. Mentre per le dichiarazioni d’intento che esplicano effetti anche su operazioni poste in essere dopo l’11 febbraio 2015, dal 12 febbraio 2015 devono essere trasmesse in via telematica con le nuove modalità, pur essendo già state trasmesse in base alla precedente disciplina.

La mancata compilazione quadro VC non pregiudica lo status di esportatore abituale

Nel rispondere all’interrogazione parlamentare sulle conseguenze derivanti dalla mancata compilazione del quadro VC della dichiarazione annuale Iva da parte dell’esportatore abituale, il sottosegretario all’Economia e Finanze in Commissione finanze alla Camera (risposta n. 5-05529 del 7 maggio 2015) ha riportato il pensiero dell’Agenzia delle entrate, secondo il quale la pretesa tributaria, derivante dalla mancata compilazione del quadro VC, non pregiudica l’utilizzo del plafond di esportatore abituale e l’Amministrazione finanziaria non può abbandonare tale pretesa basandosi sul presupposto che conta solo il comportamento concludente dell’operatore.

 

 

3) Dalle Entrate i primi resoconti per il 730 precompilato

Primo bilancio per il 730 precompilato a 5 giorni dallo start. Oltre 920mila i contribuenti che hanno familiarizzato online con la propria dichiarazione. 122.295 le dichiarazioni già inviate, 106.666 quelle pronte a partire.

L’operazione precompilata entra nel vivo, con oltre 920mila contribuenti che hanno già visualizzato online il proprio 730 e circa 229mila che dalla tarda mattinata del 2 maggio, primo giorno utile per accettare, integrare o modificare la dichiarazione, hanno già operato sul proprio 730. Di questi, 122.295 non hanno perso tempo e hanno già cliccato sul tasto invia, mentre gli altri 106.666 l’hanno salvata, ma non ancora inviata. I più veloci sono stati due

contribuenti, uno di Cremona e l’altro di Bergamo, che hanno inviato il proprio 730 precompilato dopo solo 19 minuti dal via libera.

La Precompilata in numeri

Dal 15 aprile ad oggi, sono state quasi 3 milioni le visite alla piattaforma web del 730 precompilato da parte di oltre 920mila contribuenti e più di 1,6 milioni gli accessi alla sezione “Visualizza”. Da quando il 2 maggio è scattata la seconda fase, che consente di accettare, integrare o modificare la propria dichiarazione, circa 229mila tra pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati hanno interagito con il proprio 730. In particolare 106.666 contribuenti l’hanno salvato ma non ancora inviato, mentre 122.295 l’hanno già inviato.

In costante crescita il numero di pin rilasciati per accedere al 730 precompilato

Crescono sempre più i contribuenti che hanno richiesto e ottenuto le credenziali di accesso ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate, che aprono le porte al 730 precompilato. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono stati quasi 1,5 milioni i pin rilasciati, con un incremento del 74% che conferma il trend positivo di questi ultimi mesi. Sfiora così quota 3,5 milioni il numero di contribuenti abilitati a Fisconline. In totale, sommati agli oltre 4,8 milioni di cittadini già in possesso del Pin dispositivo dell’Inps, sono 8,3 milioni gli italiani pronti per accedere online alla propria dichiarazione precompilata.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 83 del 8 maggio 2015)

 

 

4) Assegno a sostegno della natalità: prime istruzioni sui requisiti e sulla presentazione della domanda

Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 10 aprile 2015, sono state introdotte le disposizioni attuative dell’articolo 1 citato in oggetto che prevede un assegno, c.d. bonus bebè, al fine di incentivare la natalità e contribuire alle spese per il suo sostegno.

Adesso l’Inps, con la circolare n. 93 del 8 maggio 2015, ha fornito le prime istruzioni sui requisiti e sulla presentazione della domanda.

Nell’ambito degli interventi normativi volti a sostenere i redditi delle famiglie, l’articolo 1 della legge di stabilità per il 2015, legge 23 dicembre 2014, n. 190, ai commi dal 125 al 129, ha previsto, per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017, un assegno annuo di importo pari a 960 euro, da corrispondere mensilmente fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato.

L’assegno è previsto per i figli di cittadini italiani o comunitari oppure per i figli di cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (di cui al riformato articolo 9 del Testo Unico sull’immigrazione, di cui al Decreto Legislativo n.286/1998 e successive modificazioni), residenti in Italia, a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente sia in una situazione economica corrispondente ad un valore dell’ISEE non superiore ai 25.000 euro annui. Per i nuclei familiari in possesso di un ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuale dell’assegno è raddoppiato.

L’assegno è corrisposto direttamente dall’INPS, su domanda. In base alla Legge di stabilità per il 2015 sopra citata, l’Istituto provvede alle attività di ricezione e gestione delle domande di assegno ed anche al monitoraggio mensile dei relativi oneri, ai sensi del comma 127 del citato articolo 1 della legge di stabilità, per consentire ai Ministeri vigilanti di poter rideterminare la misura dell’assegno stesso qualora si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alla previsioni di spesa indicate al comma 128 del medesimo articolo.

Il comma 126 demanda ad un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri la definizione delle disposizioni attuative dell’assegno in oggetto. Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2015 (di seguito D.P.C.M.) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 83 del 10 aprile 2015 sono state emanate le necessarie disposizioni per l’attuazione del beneficio in oggetto.

 

 

5) Costo medio orario del lavoro per il personale del settore edile

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato, sul proprio sito internet, il DM 29 aprile 2015, con il costo medio orario del lavoro a livello provinciale per il personale dipendente da imprese del settore dell’edilizia e attività affini.

In particolare, le Tabelle allegate al Decreto, riguardano, distintamente per gli operai e per gli impiegati, il costo medio orario del lavoro a livello provinciale con decorrenza settembre 2014.

Co-assunzioni in agricoltura e adempimenti amministrativi

Il Ministero del Lavoro ha emanato la lettera circolare n. 7671 del 6 maggio 2015, con la quale ha fornito chiarimenti sulle modalità operative da seguire per il corretto svolgimento degli adempimenti amministrativi in merito alle “assunzioni congiunte in agricoltura” (art. 31, D.lgs. n. 276/2003).

 

 

6) Decreto Flussi 2015 per lavoro stagionale pubblicato in G.U.

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 104 del 7 maggio 2015, il il DPCM del 2 aprile 2015 concernente la “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per lavoro stagionale nel territorio dello Stato per l’anno 2015“.

A titolo di anticipazione della programmazione dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari per l’anno 2015, sono ammessi in Italia, in via di programmazione transitoria per motivi di lavoro subordinato stagionale, i cittadini non comunitari residenti all’estero entro una quota di 13.000 unità, da ripartire tra le Regioni e le Province autonome a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

La quota riguarda i lavoratori subordinati stagionali non comunitari di:

Albania,

Algeria,

Bosnia-Herzegovina,

Corea (Repubblica di Corea),

Egitto,

Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia,

Filippine,

Gambia,

Ghana,

Giappone,

India,

Kosovo,

Marocco,

Mauritius,

Moldova,

Montenegro,

Niger,

Nigeria,

Pakistan,

Senegal,

Serbia,

Sri Lanka,

Ucraina,

Nell’ambito delle quote, è riservata una quota di 1.500 unità per i lavoratori non comunitari, cittadini dei Paesi sopra indicati, che abbiano fatto ingresso in Italia per prestare lavoro subordinato stagionale per almeno due anni consecutivi e per i quali il datore di lavoro presenti richiesta di nulla osta pluriennale per lavoro subordinato stagionale.

 

 

7) Inail: nuovo di tasso di interesse di mora dal 15 maggio 2015

L’Inail, con la nota n. 3288 del 6 maggio 2015, comunica il nuovo tasso di interesse di mora da applicare in caso di raggiungimento del tetto massimo previsto per le sanzioni civili nelle ipotesi di omissioni o evasioni contributive (rispettivamente del 40% e del 60% dell’importo di premio non corrisposto entro la scadenza).

Il nuovo tasso di interesse, a decorrere dal 15 maggio 2015, è fissato nella misura pari al 4,88% in ragione d’anno.

Questo è il quadro riepilogativo degli interessi di mora applicabili a decorrere dal 1° gennaio 1999.

PERIODO

INTERESSE   DI MORA

 

da   1.1.1999 a 30.9.2009

8,4%

Decreto   Direttoriale 28.7.2000

da   1.10.2009 a 30.9.2010

6,8358%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 4.9.2009

da   1.10.2010 a 30.9.2011

5,7567%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 7.9.2010

da   1.10.2011 a 30.9.2012

5,0243%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 22.6.2011

da   1.10.2012 a 30.4.2013

4,5504%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 17.7.2012

da   1.5.2013 a 30.4.2014

5,2233%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 4.3.2013

da   1.5.2014 a 14.5.2015

5,14%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 10.4.2014

da   15.5.2015

4,88%

Provvedimento   Direttore Agenzia delle Entrate del 30.4.2015

 

 

8) Nuova detrazione Iva sulle operazioni di sponsorizzazione

Come cambia l’IVA sulle sponsorizzazioni, omaggi, abitazioni di lusso. Assonime, con la circolare n. 14 del 7 maggio 2015, a tutto campo. Difatti, l’Associazione, con la citata circolare, ha fatto il punto sulle seguenti modifiche del Decreto Semplificazioni (D.Lgs. n. 175/2014) in materia di IVA:

- Detrazione dell’Iva relativa alle operazioni di sponsorizzazione (art. 29) e di adeguamento del valore delle cessioni gratuite di beni di modesto importo, non soggette ad IVA (art. 30);

- recupero dell’imposta versata in relazione a fatture rimaste insolute (art. 31);

- agevolazioni per l’acquisto della c.d. “prima casa”.

Sponsorizzazioni rese dalle imprese in regime speciale (art. 29)

Il Decreto Semplificazioni, modificando l’art. 74, D.P.R. n. 633/1972, eleva, per tutti i soggetti rientranti nel regime speciale da esso previsto, la detrazione forfettaria dell’IVA afferente le prestazioni di sponsorizzazione dal 10% al 50%, così parificandola a quella prevista per tutte le altre operazioni soggette al medesimo regime (ad eccezione delle cessioni e concessioni di diritti di ripresa televisiva e trasmissione radiofonica, per le quali la detrazione forfettizzata resta pari ad un terzo dell’imposta per esse dovuta).

Omaggi, adeguamento della disciplina IVA alle disposizioni in materia di imposte sui redditi

In quest’ambito, il decreto semplificazioni ha aumentato da 25,82 euro a 50 euro sia il limite monetario di riferimento, entro il quale le cessioni gratuite dei beni sono escluse da IVA, sia la soglia monetaria entro la quale l’IVA relativa all’acquisto risulta detraibile. In tal modo è stato parificato il limite stabilito per l’IVA a quello già previsto in tema di imposte sui redditi per la deducibilità dei costi di acquisto dei beni distribuiti gratuitamente. Così è stabilito dai rinnovati artt. 2, c. 2, n. 4) e 19-bis, 1, lett. h) D.P.R. 633/72. Mentre con l’intervento sul co. 3, dell'art. 3 sempre del Decreto IVA, è stato innalzato in pari misura (da 25,82 a euro 50) anche il limite monetario entro il quale viene esclusa l’applicazione dell’IVA per le prestazioni di servizi rese a titolo gratuito o formanti oggetto di autoconsumo o per le quali non sia stata detratta l’imposta afferente agli acquisti.

Crediti non riscossi, variazioni in diminuzione

Intervenendo sul co. 2 dell'art. 26, D.P.R. n. 633/72, il decreto semplificazioni ha ampliato le fattispecie in cui, mediante le variazioni in diminuzione dell’imponibile o dell’imposta, il cedente recupera l’IVA versata all’Erario sulle fatture, rimaste insolute, emesse nei confronti dei propri cessionari o committenti che siano stati successivamente assoggettati a procedure esecutive, concorsuali o individuali. Con la riforma, pertanto, le variazioni possono essere compiute anche oltre il limite temporale di un anno dall’effettuazione delle operazioni originarie, in deroga a quanto previsto dal co. 3 del medesimo art. 26. Secondo Assonime, poiché l’efficacia temporale della modifica decorre dal 13 dicembre 2014 (entrata in vigore del decreto semplificazioni) “è da ritenere che la stessa si renda applicabile, rispettivamente, ai piani attestati che risultano pubblicati nel Registro delle imprese e agli accordi di ristrutturazione che vengono omologati dal Tribunale a partire da tale data”.

Prima casa e aliquota agevolata

Ad essere interessate dall’intervento del decreto semplificazioni sono le abitazioni “di lusso”: con la parificazione della definizione di immobile costituente “prima casa” agli effetti dell’IVA con quella vigente in tema di imposta di registro, le abitazioni di lusso, che non godono dell’aliquota IVA agevolata al 4%, sono ora quelle rientranti nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, e non più, quindi, le abitazioni aventi le caratteristiche costruttive elencate dal decreto del 1969 del Ministro dei Lavori pubblici. Dunque, con la modifica, sono da considerare soggette all’aliquota ridotta del 4% le cessioni delle abitazioni, anche se non ultimate, costituenti “prima casa” che rientrano nelle categorie A/2 (abitazioni di tipo civile), A/3 (abitazioni di tipo economico), A/4 (abitazioni di tipo popolare), A/5 (abitazioni di tipo ultrapopolare), A/6 (abitazioni di tipo rurale), A/7 (abitazioni in villini) e A/11 (abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi). In poche parole, ai fini IVA, si fa riferimento esclusivamente alla classificazione catastale delle abitazioni e non più alle caratteristiche costruttive delle medesime.

 

 

9) Giudizio del CNDCEC: sbagliato decreto compensi amministratori giudiziari

Campise: “Il testo approvato dal Consiglio dei ministri non è condivisibile perché penalizza un’attività complessa e delicata che porta spesso i professionisti ad operare in contesti criminali”. Non condivisibile nel metodo e nel merito. E’ il giudizio del Consiglio nazionale dei commercialisti sul decreto per la liquidazione dei compensi degli amministratori giudiziari approvato dal Consiglio dei Ministri l’8 maggio 2015.

“Se il testo del decreto approvato in Cdm, che al momento non è stato ancora diffuso, confermerà quanto anticipato oggi da alcuni organi di stampa – afferma Maria Luisa Campise, consigliere nazionale con delega alle funzioni giudiziarie – sarà per la nostra professione sbagliato, nel merito e nel metodo.

Si tratta di un testo nato nell’assoluta mancanza di condivisione con i rappresentanti delle categorie professionali di riferimento (dottori commercialisti ed avvocati), condivisione indispensabile in una materia così complessa e delicata nella quale il professionista è chiamato a svolgere, in contesti spesso criminali, attività non parificabili a quelle svolte da altri professionisti, quali, ad esempio, il curatore fallimentare”.

“Nella relazione illustrativa – prosegue Campise - l’approccio adottato si muove però nel senso opposto, addirittura considerando le attività svolte dal curatore fallimentare più complesse rispetto a quelle dell’amministratore giudiziario. Sul punto è doveroso segnalare che l’amministratore giudiziario istituzionalmente amministra e custodisce i compendi gestiti nell’ottica di valorizzare gli stessi e, quindi, secondo modalità esattamente opposte rispetto a quelle caratterizzanti l’approccio liquidatorio del curatore fallimentare”.

Partendo da questo assunto anche il merito del decreto e, quindi, i criteri della determinazione dei compensi, risultano per i commercialisti “assolutamente inadeguati rispetto alle attività concretamente svolte dall’amministratore giudiziario, tese alla valorizzazione dei compendi”. “Secondo il Consiglio nazionale – afferma ancora Campise – il decreto deve essere coordinato con i lavori della competente Commissione Giustizia che, come noto, sta esaminando un progetto organico di modifica al Codice antimafia, presumibilmente prevedendo la traslazione delle competenze dell’Agenzia Nazionale al momento della confisca definitiva e la conseguente permanenza dell’amministratore giudiziario fino a quel momento. La suddetta condivisione è, pertanto, finalizzata ad evitare che si crei una lacuna legislativa per il pagamento dei compensi dell’amministratore giudiziario dopo la confisca di primo grado e fino alla confisca definitiva”.

“Pertanto – conclude Campise - considerato il notevole lasso temporale dal D.lgs. n. 14/2010, sarebbe auspicabile coordinare questo decreto con le modifiche in atto al Codice antimafia, valorizzando la figura dell'amministratore giudiziario”.

(CNDCEC, nota del 8 maggio 2015)

 

 

10) Controlli societari: collegio sindacale presidio di legalità

I Consiglieri del CNDCEC, Foschi e Marcello, hanno difeso a Rimini l'insostituibilità dell'istituto. Presentato il primo Rapporto Fnc sulla sua composizione

Il collegio sindacale è un presidio di legalità. E’ questa, secondo i commercialisti, la ineludibile premessa sulla quale impostare il dibattito in tema di controlli societari. Un punto di vista ribadito con forza anche nel corso del Convegno nazionale di Rimini del 6 e 7 maggio. “Il Collegio sindacale”, ha detto Andrea Foschi, consigliere nazionale delegato alla materia assieme a Raffaele Marcello, “è un presidio di legalità soprattutto quando le aziende ricevono finanziamenti pubblici. Un tema troppo spesso trascurato, che dovrebbe essere invece centrale se si ha a cuore la garanzia dei terzi e la tutela dell’interesse pubblico”.

Il consigliere dei commercialisti ha anche esaminato uno dei motivi per cui il collegio sindacale ha dato così fastidio negli ultimi anni. “Spesso è stato visto come troppo oneroso”, ha detto, “ma oggi il tema delle tariffe non esiste più. Anzi, voglio sottolineare che da uno studio del Consiglio nazionale di qualche tempo fa, il ricorso al fallimento è più limitato nelle aziende dotate di un collegio sindacale. Per questo motivo, il nostro obiettivo è tornare all’analisi del danno ed avere il coraggio di definirlo con chiarezza. Con il supporto della Fondazione nazionale dei commercialisti, è fondamentale a questo proposito riprendere in mano le statistiche in nostro possesso per verificare cosa è accaduto alle aziende che avevano il collegio sindacale e le loro condizioni di fallibilità”.

Altro punto affrontato è stata la differenza dei controlli nelle spa e nelle srl a causa di un approccio sbagliato, secondo il quale le srl sono tutte di piccole dimensioni. “E’stato un errore”, ha detto, “lasciare il collegio sindacale solo nelle spa ed eliminarlo nelle srl, nelle quali c’è solo il sindaco unico. Con questi presupposti non solo viene meno il collegio nei gruppi societari, ma sussistono tentativi da parte di alcune società di strutturarsi in srl proprio per avere il sindaco unico”.

Per i commercialisti, quindi, è poco credibile una struttura dei controlli come quella attuale. “È necessario tornare ai limiti precedenti – ha concluso Foschi – perché è illogico che non vi siano controlli nelle srl con un certo capitale. È follia che aziende di un determinato livello non abbiano un controllo adeguato”.

(CNDCEC, nota del 8 maggio 2015)

 

 

11) Delega fiscale: semplificare adempimenti e scadenze

Al Convegno di Rimini, Mandolesi ha chiesto a Casero e Orlandi norme certe per imprese e professionisti. Un tavolo tecnico che lavori alla riduzione del 30% dei costi degli adempimenti fiscali per imprese e contribuenti. È la proposta avanzata nel corso del Convegno nazionale di Rimini dal viceministro delle Finanze Luigi Casero. Oltre ai commercialisti, il Mef chiamerà al tavolo anche i rappresentanti delle imprese e dell’amministrazione finanziaria. L’iniziativa, ha spiegato il viceministro, rientra nello spirito della delega fiscale che ha tra i suoi obiettivi la riduzione del carico fiscale e di cui Casero ha difeso con forza alcuni interventi a suo dire “rivoluzionari”, come il 730 precompilato e la fatturazione elettronica. Sulla precompilata Casero ha affermato che il Mef è pronto ad avviare un confronto con tutti gli addetti ai lavori già a fine anno, per analizzare gli aspetti critici dell’operazione sui quali intervenire. Disponbilità al confronto sulle difficoltà di gestione e applicazione anche sulla fatturazione elettronica.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, anche lei presente alla due giorni riminese del Consiglio nazionale, si è detta particolarmente soddisfatta dai primi riscontri sull’andamento della precopilata, annunciando per i prossimi giorni la diffusione di dati ufficiali. “Dobbiamo fare uno sforzo”, ha detto, “per evidenziare ciò che c’è di positivo nella normativa in atto. E dobbiamo farlo per questo Paese, che ha bisogno di un profondo cambiamento”.

“La legge delega”, ha affermato nel suo intervento Luigi Mandolesi, consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla Fiscalità, “sulle cui finalità e obiettivi da raggiungere siamo tutti d’accordo, va attivata con una tempistica veloce: spingiamo tutti nella stessa direzione”. “Si semplifichino gli adempimenti”, è stato il suo appello “e si scandiscano le scadenze per rendere più facile la vita delle imprese e di noi commercialisti. Non possiamo essere contrari all’ammodernamento, la strada della digitalizzazione è la risposta giusta, ma con la tempistica necessaria e le dovute agevolazioni. La delega è un’occasione da non perdere per raggiungere gli obiettivi da noi condivisi ed arrivare ad una sistemazione delle norme e ad un coordinamento tra quelle primarie e quelle secondarie”.

(CNDCEC, nota del 8 maggio 2015)

 

 

12) Convegno di Rimini: i Commercialisti vanno ascoltati

Longobardi: “Coinvolgere la professione nella fase della pianificazione normativa, non in quella dell’emergenza”.

Raccogliere il contributo dei commercialisti nella fase della pianificazione normativa, non in quella dell’emergenza. E’ il messaggio lanciato da Gerardo Longobardi, presidente del consiglio nazionale della categoria, dal Convegno nazionale di Rimini dedicato a delega fiscale e controlli societari. Per Longobardi la mission del Consiglio nazionale è il dialogo a tutto campo con gli interlocutori della professione, affinché “il nostro contributo venga raccolto nel momento in cui si tiene la penna in mano e si traccia il perimetro delle riforme e non quando si prende la matita e si usa la gomma per cancellare o aggiungere precisazioni a norme già scritte”.

La delega fiscale

“La delega”, ha detto a Rimini, “ha l’ambizioso obiettivo di restituire al Paese un “sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”. Se ci riuscisse, si tratterebbe di una svolta con effetti positivi su tutto il sistema, perché un fisco con regole certe e più semplici favorisce l’adempimento spontaneo e riduce l’evasione, agevolando gli investimenti italiani ed esteri”. Ma per il presidente dei commercialisti il ritardo accumulato in questi ultimi mesi dalla delega è “preoccupante”. A proposito del 730 precompilato, Longobardi ha ribadito le riserve espresse nel corso dell’ultimo anno, a cominciare da quelle sul sistema sanzionatorio, estremamente penalizzante per commercialisti e Caf. Una disciplina per la cui eliminazione il Consiglio nazionale continuerà a battersi. “Ci faremo parte attiva”, ha annunciato, “per creare l’incidente costituzionale e supportando i colleghi raggiunti da un provvedimento sanzionatorio, predisponendo un modello di ricorso con l’ausilio di insigni costituzionalisti e tributaristi”. Riserve che non hanno comunque impedito al Consiglio nazionale di interloquire con Mef e Agenzia delle Entrate. Un confronto che ha prodotto risultati concreti, ultimo l’assicurabilità del rischio derivante proprio dalla nuova responsabilità a carico di professionisti e Caf. Ora occorre mantenere i premi assicurativi a livelli ragionevoli. Per questo, ha detto Longobardi, “il Consiglio nazionale renderà pubbliche le polizze che prevedono l’assicurabilità del rischio 730 in capo agli iscritti, così come indicherà i nomi di tutti i Caf che rinunzieranno al diritto di rivalsa nei confronti dei professionisti che si avvalgono del Caf, in caso di irrogazione della maxi sanzione”.

Revisione del sistema sanzionatorio penale

Per i commercialisti è il grande assente della delega fiscale. “Su questo tema si faccia presto”, è l’appello lanciato a Rimini da Longobardi, “sfoltendo l’arretrato delle procure per casi in cui l’imprenditore, pur dichiarando le somme non versate, ha preferito pagare i propri dipendenti, piuttosto che l’Erario”. Per il leader dei commercialisti, insomma, bisogna superare al più presto le polemiche sorte riguardo alla prevista introduzione di una causa di esclusione della punibilità correlata all’entità dell’imposta evasa. Questo solo motivo “non può giustificare il rinvio dell’approvazione di un decreto di fondamentale importanza per il Paese”. A proposito delle sanzioni amministrative, per Longobardi bisogna prendere atto che “il sistema attuale è improntato ad un meccanicismo meramente formalistico, che sanziona allo stesso modo sia chi ha applicato, alla luce del sole, regimi sbagliati a ricchezze dichiarate, sia chi ha tentato di nascondere la ricchezza, con sistemi fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documentazione falsa”.

Controlli societari

A Rimini Longobardi ha anche sottolineato la centralità del collegio sindacale all’interno dell’organizzazione societaria. “E’ da più parti avvertita, anche se con finalità opposte”, ha detto, “la necessità di procedere alla riscrittura dell’art. 2477 del codice civile, relativo all’organo di controllo e alla revisione nelle s.r.l. Molte delle s.r.l. che oggi sono costituite in Italia, non sono quelle immaginate dal legislatore della riforma del diritto societario del 2003, secondo il quale questa tipologia societaria doveva essere destinata esclusivamente a società caratterizzate da una ristrettissima compagine di soci e dalla forte accentuazione dell’elemento personalistico. L’attuale panoramica fotografa s.r.l. di notevoli dimensioni anche con centinaia di dipendenti e con giro d’affari imponente”. Una situazione che per il presidente dei commercialisti impone una riscrittura coerente dell’art. 2477 , che “non elimini ulteriormente presidi di legalità e non mini le garanzie e i diritti dei soci, dei creditori e dei terzi”.

(CNDCEC, nota del 8 maggio 2015)

 

 

13) Dal Consiglio nazionale Commercialisti: in arrivo un software per la gestione del mandato

Sarà gratuito per tutti gli iscritti e integrato con una serie di rilasci successivi.

Un software applicativo integrato con servizi on line per redigere tutta la documentazione necessaria per la proposizione e la gestione del mandato professionale, per la predisposizione di un preventivo dettagliato, della documentazione ai fini dell’antiriciclaggio e della privacy. È quanto metterà a breve a disposizione gratuitamente per tutti gli oltre 115 mila iscritti alla categoria il Consiglio nazionale dei commercialisti. Software e servizi on line saranno integrati con una serie di rilasci successivi.

Il software unisce completezza funzionale a semplicità applicativa: grazie ad una serie di menù, l’utilizzatore viene guidato affinché le caratteristiche della prestazione siano puntualmente evidenziate ed esposte nei documenti di sintesi. La possibilità di redigere un mandato professionale completo, esaustivo della documentazione necessaria, renderà il rapporto professionista – azienda chiaro e trasparente, a tutela delle parti e garanzia reciproca.

“L’attuale scenario socio economico - afferma Giorgio Luchetta, Consigliere nazionale delegato.alla tariffa - vede la professione compressa fra offerte volte a banalizzare le attività, al fine di deprimere i compensi, e lo spirito del legislatore inteso a lasciare alle parti la definizione dell’oggetto del mandato nonché la relativa pattuizione del compenso. In questo contesto – prosegue Luchetta - è di strategica importanza l’adozione da parte del professionista di comportamenti ed approcci che, ispirati alle migliori pratiche, garantiscano il perseguimento della qualità e l’adeguatezza del compenso alla prestazione eseguita. Il software che ci accingiamo a mettere a disposizione della categoria risponde esattamente a queste esigenze”. “Per la diffusione – prosegue Luchetta - sarà determinante il ruolo degli Ordini Territoriali, che già in passato hanno dimostrato la loro centralità, confermandosi punto di riferimento e coagulo delle necessità e delle istanze dei propri iscritti”.

(CNDCEC, nota del 7 maggio 2015)

 

 

14) Nel Modello Unico 2015 è subentrata la verifica della “non operatività” su 5 anni

L’allungamento da 3 a 5 anni del periodo di osservazione per verificare se una società è in perdita sistematica consente a molte società di evitare di ricadere nella disciplina delle società di comodo.

Non operatività, verifica su 5 anni

Nel Modello Unico 2015 le società in perdita triennale possono trovare la soluzione al problema della non operatività, per effetto dell’entrata in vigore (con decorrenza dal periodo d’imposta 2014) dell’articolo 18 del D.Lgs. 175/2014: il periodo di osservazione per decidere se nel 2014 la società rischia di essere di comodo è passato da tre a cinque anni, coinvolgendo, quindi, oltre al periodo 2011-2013, anche il precedente biennio 2009-2010. Per cui, la situazione di non operatività a causa dei risultati fiscali insufficienti riportati in Unico non si presenta più quando la società ha dichiarato (nel triennio 2011-2013) tre volte perdite fiscali ovvero due volte perdite e una volta un reddito imponibile inferiore al minimo rilevante ai fini della disciplina sulle “comodo” (ossia determinato ai sensi del comma 3 dell’articolo 30 della legge 724/94); ma si presenta quando, nel quinquennio 2009-2013, la società ha dichiarato cinque volte perdite fiscali ovvero quattro volte perdite e una volta un reddito imponibile “sotto soglia” (circolare 31/E/2014). L’allargamento dell’orizzonte temporale consente a molte società, che avrebbero rischiato di cadere nella non operatività, di non ricaderci, né direttamente (grazie all’assenza dei requisiti di legge), né indirettamente (per effetto dell’operare di una causa di disapplicazione).

 

Vincenzo D’Andò