Diario quotidiano del 5 maggio 2015: il Durc per le aziende in crisi; MOSS: pubblicato in G.U. il decreto che regola i versamenti IVA

Pubblicato il 5 maggio 2015



Unico 2015: modificate, in larga parte, le istruzioni ai vari modelli; Moss: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che regola i versamenti Iva; Consulta: le pensioni vanno rivalutate; valutazione della partecipazione del socio recedente; Inail: riduzione dei premi per l’anno 2015; nessun aumento dei costi assicurativi per l’invio del 730 via Caf; Durc anche per le aziende in crisi; ai fini civilistici vanno bene le scritture contabili in lingua inglese

 

Indice:

1) Unico 2015: modificate, in larga parte, le istruzioni ai vari modelli

2) Moss: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che regola i versamenti Iva

3) Consulta: le pensioni vanno rivalutate

4) Valutazione della partecipazione del socio recedente

5) Inail: riduzione dei premi per l’anno 2015

6) Nessun aumento dei costi assicurativi per l’invio del 730 via Caf

7) Durc anche per le aziende in crisi

 8) Ai fini civilistici vanno bene le scritture contabili in lingua inglese

 

 

1) Unico 2015: nuovamente modificate le istruzioni ai vari modelli

Con il provvedimento 60408/2015 del 30 aprile 2015 il direttore dell’Agenzia delle entrate ha approvato alcune modifiche alle istruzioni dei modelli di dichiarazione Unico 2015-ENC, Unico 2015-SC, Unico 2015-SP, Consolidato nazionale e mondiale 2015, Irap 2015 e alle istruzioni generali comuni ai modelli Unico 2015 delle società e degli enti, nonché ai modelli di dichiarazione Unico 2015-ENC, Unico 2015-SC e Unico 2015-SP, approvati con separati provvedimenti del 30 gennaio 2015.

Inoltre, con il suddetto provvedimento sono state approvate alcune modifiche alle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati contenuti nei modelli Unico 2015-ENC, Unico 2015-SC, Unico 2015-SP, Consolidato nazionale e mondiale 2015 e Irap 2015, approvate con separati provvedimenti del 16 febbraio 2015.

Secondo l’Agenzia, le modifiche alle istruzioni e ai modelli di dichiarazione si sono rese necessarie per l’aggiornamento e la correzione di alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla loro pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

2) Moss: pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che regola i versamenti Iva

E’ stato pubblicato, nella G.U. n. 99 del 30 aprile 2015, il Decreto del 20 aprile 2015, in vigore dal 1° maggio, che completa il quadro normativo del regime speciale sulle prestazioni di servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione rese a privati consumatori Ue, istituito con effetto dal 1° gennaio 2015 dal DLgs n. 42/2015 in ottemperanza alla direttiva 2008/8/Ce del 12 febbraio 2008. Il decreto disciplina anche le disposizioni per la ripartizione tra i vari stati membri nei quali si considerano effettuate le prestazioni in esame, ossia i paesi in cui sono stabiliti i consumatori, dell’imposta versata dalle imprese aderenti al “Moss” all'amministrazione finanziaria italiana.

Viene previsto che il versamento dell’Iva dovuta dai soggetti passivi, sia Ue sia extra-Ue, aderenti al MOSS, sia effettuato, senza possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione:

- con addebito sul proprio conto aperto presso un intermediario della riscossione convenzionato con l’Agenzia delle Entrate; in questo caso, il soggetto passivo, all’atto dell’invio telematico (mediante il portale MOSS) della richiesta di addebito all’Agenzia, deve indicare il codice IBAN del proprio conto e il numero di riferimento unico della dichiarazione cui si riferisce il versamento;- mediante bonifico da accreditare su un’apposita contabilità speciale aperta presso la tesoreria statale, intestata all’Agenzia delle Entrate; il bonifico deve avvenire per il tramite del portale MOSS, seguendo le istruzioni fornite dall’Agenzia: in particolare, nella causale del bonifico deve essere indicato il numero di riferimento unico della dichiarazione cui si riferisce il pagamento.

Le somme riscosse mediante conti correnti aperti presso un intermediario della riscossione convenzionato con l’Agenzia delle Entrate sono trasferite giornalmente sull’apposita contabilità speciale aperta presso la tesoreria statale, su cui confluiscono anche le somme versate dai soggetti passivi mediante bonifico.

L’Iva così riscossa viene ripartita tra gli Stati membri di consumo secondo quanto indicato dal soggetto passivo nella dichiarazione cui il versamento si riferisce. In caso di versamento inferiore al dovuto, la ripartizione tra Stati membri di consumo avviene proporzionalmente all’imposta dichiara-ta dal soggetto passivo.

Nel caso in cui il soggetto passivo effettui un versamento superiore all’imposta dovuta risultante dalla dichiarazione, identificata con il numero di riferimento unico, a questi spetta il rimborso dell’eccedenza, entro 30 giorni decorrenti dalla data di ripartizione.

Qualora, tuttavia, non sia possibile abbinare il versamento alla dichiarazione, in base al numero di riferimento unico, il soggetto passivo riceverà il rimborso dell’intero importo versato; il rimborso è accreditato sul conto indicato dal soggetto passivo, entro 30 giorni decorrenti dalla data di ripartizione. Sui rimborsi effettuati tardivamente maturano interessi a partire dal trentunesimo giorno successivo alla data di ripartizione.

 

 

3) Consulta: le pensioni vanno rivalutate

Per le pensioni il blocco è illegittimo: La Corte costituzionale sul Salva-Italia di Monti. È sui 5 mld la somma da restituire. Bocciato lo stop alle rivalutazioni oltre 1.217 netti.

Bocciata, dunque, la norma che ha bloccato per due anni, il 2012 e 2013, la rivalutazione delle pensioni sopra 1.217 euro netti (1.405 euro lordi pari a tre volte il minimo Inps). Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ritenendo che il legislatore abbia “valicato i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto” delle pensioni oltre quell’importo. I pensionati, dunque, dovranno ricevere dall’Inps i due anni di arretrati, nonché il conseguente aggiornamento delle rivalutazioni degli anni seguenti (perché anche la quota di aumento annuale è soggetta a rivalutazione).

 

 

4) Valutazione della partecipazione del socio recedente

La riforma del diritto societario, attuata dal D.Lgs. n. 6/2003, ha introdotto specifici criteri di determinazione del valore della partecipazione sociale in caso di esercizio del diritto di recesso del socio.

Lo studio della Fondazione Nazionale dei Commercialisti pubblicato il 30 aprile 2015 propone una analisi dei criteri legali di determinazione del valore della partecipazione nell’ipotesi di recesso del socio, distinguendo le ipotesi di recesso a seconda che si tratti di socio di s.r.l., socio di s.p.a. non quotate o di s.p.a quotate e focalizzandosi sulle differenze di valutazione rispetto ad una normale cessione della medesima, con particolare riguardo all applicabilità o meno di “premi di maggioranza”, nell’ipotesi in cui dalla partecipazione derivi un controllo societario e di “sconti di minoranza”, qualora la partecipazione sia minoritaria, nonché sulla possibilità, per le s.r.l., di prevedere statutariamente i criteri di determinazione del valore della partecipazione del socio che esercita il diritto di recesso e per le s.p.a., di derogare ai criteri previsti dall’art. 2437-ter, trattando, infine, l’ipotesi in cui, in mancanza di un accordo sul valore della partecipazione, sia nelle s.r.l che nelle s.p.a., la valutazione della medesima sia compiuta tramite la relazione giurata di un esperto nominato dal tribunale su istanza della parte più diligente.

Pubblicati anche altri studi della Fondazione

La FNC ha anche pubblicato, sempre il 30 aprile 2015, anche altri documenti di studio tra cui:

- Il passaggio al regime forfetario;

- norme di comportamento del collegio sindacale nelle quotate;

- lettere di intento;

- il consolidamento del debito quale effetto della transazione fiscale.

 

 

5) Inail: riduzione dei premi per l’anno 2015

INAIL: riarticolazione delle percentuali dell’oscillazione del tasso medio per prevenzione. L’Inail, con la circolare n. 51 del 29 aprile 2015, informa circa la riarticolazione delle percentuali dell’oscillazione del tasso medio per prevenzione.

Detta riarticolazione è dovuta al Decreto ministeriale 3 marzo 2015 che fissa le nuove percentuali dell’oscillazione del tasso medio per prevenzione in relazione alla dimensione dell’azienda, espressa dal numero dei lavoratori/anno del periodo, come riportato nella seguente tabella:

Numero di lavoratori/anno

Riduzione

fino   a 10

28%

da   11 a 50

18   %

da   51 a 200

10   %

oltre   200

5   %

Rimane invariata la precedente disciplina per quanto concerne i requisiti prescritti per il riconoscimento della riduzione.

Le nuove percentuali dell’oscillazione del tasso medio per prevenzione disposte dal Decreto ministeriale 3 marzo 2015 si applicano per la definizione delle istanze presentate per l’anno in corso e la riduzione riconosciuta opererà in sede di regolazione del premio dovuto per l’anno 2015.

Per effetto del citato decreto, infine, l’Istituto provvederà ad inoltrare, tramite PEC, un provvedimento di rettifica con le nuove percentuali di riduzione alle ditte eventualmente già destinatarie di un provvedimento di accoglimento definito con le previgenti aliquote di riduzione.

Inail: misura della riduzione dei premi per l’anno 2015

L’Inail, con la circolare n. 52 del 30 aprile 2015, ha reso noto la percentuale di riduzione generalizzata dei premi e contributi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali per l’anno 2015, nonché le modalità applicative e di calcolo della predetta misura, confermando quanto già indicato in precedenti provvedimenti di prassi.

Per l’anno 2015, la misura della riduzione è fissata nella misura del 15,38%, in base a quanto previsto dal decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 14 gennaio 2015, che ha approvato la determina Inail n. 327 del 3 novembre 2014. I criteri e le modalità di applicazione e calcolo sono quelli già indicati nella determina Inail n. 67/2014, che si applicano per tutto il triennio 2014-2016.

 

6) Nessun aumento dei costi assicurativi per l’invio del 730 via Caf

Niente adeguamento della polizza assicurativa in caso di invio dei modelli 730 tramite Caf.

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, con il Pronto Ordini n. 90/2015 del 27 aprile 2015, ha comunicato che qualora i professionisti si avvalgano dei CAF per l’invio di Modelli 730, non dovranno provvedere all’adeguamento della polizza assicurativa RC professionale, ciò poiché agiscono in nome e per conto del centro stesso, per cui in tali circostanze non saranno tenuti all’adeguamento di cui alla previsione di cui al D.M. 164/1999, dovendo a tal fine provvedere il solo rappresentante dell’assistenza fiscale del CAF.

Il CNDCEC perviene a questa conclusione considerando anche la forma organizzativa dei CAF, specificando che i centri possono avvalersi esclusivamente di lavoratori autonomi individuati tra gli intermediari di cui all’art. 3, comma 3, lettere a) e b), del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322, che agiscono appunto in nome e per conto del CAF stesso, potendosi dunque avvalere:

- degli iscritti negli albi dei dottori commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro;

- degli iscritti alla data del 30 settembre 1993 nei ruoli di periti ed esperti tenuti dalle camere di commercio.

Con tale disposizione, il Legislatore ha voluto delimitare i soggetti autorizzati ad assumere le funzioni di struttura periferica di un CAF, previa stipula con quest’ultimo di apposita convenzione.

Pertanto, gli associati dei CAF fungono da meri “centri di raccolta”. Ecco perché l’unico soggetto obbligato a stipulare (e quindi ad adeguare) la polizza assicurativa rimane il responsabile del CAF.

Tutto questo viene anche confermato dalla C.M. 11/2008 diramata dall’Agenzia delle entrate.

Le nuove disposizioni si applicano sia ai CAF-dipendenti sia ai CAF-impresa.

 

 

7) Durc anche per le aziende in crisi

L’Inps, con il messaggio n. 2835/2015, conferma la novità prevista dal Ministero del Lavoro nella nota prot. 6666 del 21 aprile 2015 secondo la quale l’azienda in fase di concordato preventivo con continuità dell'attività lavorativa può ottenere il rilascio del Durc a patto che il piano concordatario preveda, entro 12 mesi, l’integrale assolvimento dei debiti previdenziali e assistenziali. Il rilascio può avvenire fin dal momento della pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese, senza dover attendere il (lungo termine di) perfezionamento della procedura di omologa. Il parere affermativo del Ministero del Lavoro, mosso dalle disposizioni che disciplinano il “concordato preventivo con continuazione dell'attività aziendale” è conseguente all’istanza di interpello avanzata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine per conoscere i requisiti necessari ai fini del rilascio del Durc nel caso di imprese in concordato preventivo con continuità dell’attività lavorativa, in virtù di un piano che prevede l’integrale soddisfazione delle situazioni debitorie previdenziali e assistenziali, sorte precedentemente al deposito della domanda di ammissione alla procedura medesima.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 4 maggio 2015)

 

 

8) Ai fini civilistici vanno bene le scritture contabili in lingua inglese

Assonime, con il caso n. 1 del 04/05/2015 sulla validità civilistica della tenuta delle scritture contabili in lingua inglese affronta la questione, molto dibattuta, dell’utilizzo di una lingua straniera, in luogo di quella italiana, nella redazione delle scritture contabili obbligatorie. Sul punto, ci si è chiesti se nella redazione dei libri contabili sia consentito l’uso di una lingua straniera (quale, ad esempio, l’inglese), soprattutto con riguardo a quelle società che, per loro ragioni funzionali (nazionalità straniera dell’imprenditore, particolare natura dell’impresa oppure adesione a un gruppo multinazionale etc.), operano in una dimensione imprenditoriale non solo nazionale, bensì comunitaria e finanche mondiale.

La finalità delle norme e l’interpretazione dottrinaria consentono – in assenza di pronunce giurisprudenziali sul tema – di ritenere che, nel caso in cui sussistano obbiettive ragioni funzionali e si tratti di una lingua comunemente accettata nel mondo degli affari (ad esempio, l’inglese), l’uso della lingua straniera è consentito ai fini civilistici.

(Assonime, caso n. 1 del 04 maggio 2015)

 

Vincenzo D’Andò