Diario del 4 maggio 2015: pubblicata dalle Entrate la bozza dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari finanziari ai fini della Voluntary Disclosure

Pubblicato il 4 maggio 2015



voluntary disclosure: pubblicata dalle Entrate la bozza dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari finanziari; indirizzo Pec delle imprese: verifica continua dell’Ufficio del Registro; é soggetto ad Irap il professionista che sostiene “forti” spese per ristrutturare lo studio; detrazione Iva anche per l’attività di affittacamere; scelta 'flessibile' per le erogazioni alle ONLUS;cartelle di pagamento: dal prossimo 1 maggio interessi di mora al 4,88%; per i lavoratori licenziati dal 1° maggio si applica la NASpI; commercialisti: precisazioni sulla durata della carica dei vertici degli Ordini territoriali; l’operazione 730 precompilato entra nel vivo con un servizio di assistenza dedicato

 

Indice:

 1) Voluntary disclosure: pubblicata dalle Entrate la bozza dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari   finanziari

 2) Indirizzo Pec delle imprese: verifica continua dell’Ufficio del Registro

 3) E’ soggetto ad Irap il professionista che sostiene “forti” spese per ristrutturare lo studio

 4) Detrazione Iva anche per l’attività di affittacamere

 5) Scelta “flessibile” per le erogazioni alle ONLUS

6) Cartelle di pagamento: dal prossimo 15 maggio interessi di mora al 4,88%

 7) Per i lavoratori licenziati dal 1° maggio si applica la NASpI

 8) Commercialisti: precisazioni  sulla durata della carica dei vertici degli Ordini territoriali

 9) L’operazione 730 precompilata entra nel vivo con un servizio di assistenza dedicato

 

 

1) Voluntary disclosure: pubblicata dalle Entrate la bozza dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari finanziari

Si tratta dell’autorizzazione alla trasmissione della documentazione e al rilascio di informazioni all’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate, il 29 aprile 2015, ha pubblicato sul proprio sito la bozza dell’autorizzazione da rilasciare agli intermediari finanziari, a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività detenute all’estero da parte dei contribuenti che intendono avvalersi dell’istituto della voluntary disclosure.

Dunque, il diretto interessato autorizza, in maniera irrevocabile, l’intermediario finanziario, presso il quale il rapporto è attualmente detenuto, a trasmettere all'Agenzia delle Entrate italiana, su esplicita richiesta di quest’ultima, i documenti, compresi quelli presenti sui sistemi informatici dell’intermediario e le informazioni sulle operazioni che sono state o che saranno effettuate sul “rapporto”, esonerando lo stesso intermediario finanziario dal rispetto dei vincoli derivanti dal segreto bancario e da ogni obbligo di confidenzialità anche derivante dalla normativa domestica sulla privacy.

 

 

2) Indirizzo Pec delle imprese: verifica continua dell’Ufficio del Registro

L’Ufficio del Registro verifica con periodicità almeno bimestrale, se le caselle Pec sono attive e, in caso contrario, comunica indirizzi e dati identificative delle imprese titolari alle pubbliche amministrazioni affinché adottino i provvedimenti di competenza.

Lo prevede una direttiva emanata in questi giorni dal Ministero della giustizia, d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico.

Iscrizione nel registro imprese solo con l’indirizzo Pec: Come è noto, l’istanza dell’impresa che non ha la posta elettronica certificata viene sospesa fino a 45 giorni nel caso di impresa individuale e fino a tre mesi nel caso di impresa societaria. L’omessa comunicazione, infine, comporta il rigetto dell’istanza con sanzione amministrativa pecuniaria (prevista dall’art. 2194 c.c. per le imprese individuali e dall’art. 2630 c.c. per le imprese societarie) per l’omessa iscrizione di atti o notizie nel registro delle imprese. La direttiva riguarda, in particolare, l’obbligo per le imprese costituite in forma societaria e le imprese individuali attive non soggette a procedura concorsuale di munirsi di una casella di posta elettronica certificata e iscrivere il relativo indirizzo nel registro delle imprese.

L’indirizzo comunicato, ovviamente, deve essere nella titolarità esclusiva dell’impresa. Spetta all’Ufficio del Registro verificare l’unicità della mail e che la relativa casella sia attiva e, in caso negativo, l’Ufficio invita il richiedente a indicare un nuovo indirizzo entro un congruo termine, pena il rigetto della domanda di iscrizione.

 

 

3) E’ soggetto ad Irap il professionista che sostiene “forti” spese per ristrutturare lo studio

Le consistenti spese per i lavori di ristrutturazione ed arredo dello studio professionale comportano l’assoggettamento ad Irap.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8638 del 29 aprile 2015. Purtroppo, quindi, lo dice la Suprema Corte.

Viceversa, le commissioni tributarie avevano dato ragione al contribuente (nel caso di specie, un revisore) ritenendo che dette spese non fossero inerenti all’attività e, quindi, non avrebbero potuto essere valorizzate per individuare se, nel caso di specie, il contribuente avesse fatto ricorso all’impiego di beni strumentali eccedenti il minimo per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione.

Dal canto suo la Cassazione ha, invece, rilevato l’inerenza delle spese all’attività professionale. Difatti, il giudice di legittimità ha deciso che dette spese per i lavori di ristrutturazione erano certamente inerenti all’attività professionale, tanto più che il revisore ne aveva dedotto le relative quote di ammortamento e, quindi, la decisione del collegio d’appello era errata, perché i giudici di merito avrebbero invece dovuto valutare se tali spese, per tipologia ed ammontare, avrebbero potuto costituire una manifestazione dell’autonoma organizzazione necessaria per l’assoggettamento ad Irap.

Dunque, secondo la Suprema Corte, la C.T.R. avrebbe dovuto verificare se le spese di ristrutturazione e di arredo (tra cui quadri e tappeti) eccedevano quel minimo indispensabile di beni strumentali che avrebbe fatto “scattare” il requisito dell’autonoma organizzazione e, quindi, l’assoggettamento all’Irap.

 

 

4) Detrazione Iva anche per l’attività di affittacamere

Il diritto alla detrazione dell’Iva non può essere negato a causa della classificazione catastale del fabbricato, nel caso di specie a destinazione abitativa poiché accatastato come A2.

Rileva, infatti, la concreta destinazione dei fabbricati all’attività di impresa, a prescindere dalla classificazione catastale dell’immobile.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8628 del 29 aprile 2015.

A parere della Suprema Corte, non si applica il regime di indetraibilità previsto per la locazione di fabbricati abitativi.

L’esercizio dell’attività di affittacamere e di case per vacanze ha natura di attività imprenditoriale e non costituisce mera locazione immobiliare, per cui non può essere disconosciuto il diritto alla detrazione dell’IVA sui beni e servizi acquistati dal soggetto passivo. In particolare, non può essere fatto valere l’art. 19-bis1 comma 1 lettera i) del D.P.R. 633/72 che dispone l’indetraibilità dell’IVA relativa alla locazione di fabbricati abitativi, ancorché i beni utilizzati per l’attività di affittacamere siano classificati nella categoria catastale A2.

In particolare, l’Amministrazione finanziaria aveva contestato la detrazione dell’Iva assolta sulla manutenzione di un fabbricato abitativo da parte di un soggetto esercente, a livello imprenditoriale, l’attività di affittacamere e di case per vacanze, ciò sulla base di quanto prevede l’art. 19-bis, comma 1, lettera i) del D.P.R. 633/72, secondo cui l’imposta è indetraibile se “relativa alla locazione o alla manutenzione, recupero o gestione” di fabbricati a destinazione abitativa.

Adesso il giudice di legittimità ha, quindi, dato la sua importante precisazione sul caso che interessa molti contribuenti.

 

 

5) Scelta “flessibile” per le erogazioni alle ONLUS

Erogazioni alle ONLUS, scelta “flessibile” se non si opta per la deduzione del 10%.

Secondo il parere dell’Agenzia delle entrate (contenuto nella recente circolare n. 17/2015), il contribuente è libero di modulare la propria scelta tra deduzione o detrazione per ciascuna liberalità erogata alle ONLUS (a favore di beneficiari diversi, ovvero più liberalità al medesimo beneficiario) a condizione che non si avvalga della deduzione prevista dall’art. 14 del D.L. n. 35/2005.

Le tre agevolazioni fiscali previste per le erogazioni alle ONLUS

La norma contenuta nel suddetto art. 14 consente di dedurre le erogazioni “nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, e comunque nella misura massima di 70.000 euro annui”. Se si opta per tale agevolazione, restano precluse al contribuente le restanti due, di seguito elencate, essendone espressamente vietato il cumulo dal comma 6 dello stesso articolo. Tale deduzione, dunque, vincola la scelta per tutte le liberalità erogate, effettuate anche a diversi beneficiari (e, come chiarito nella circolare n. 39/E del 2005, neppure la somma eccedente il limite massimo di 70.000 euro potrà beneficiare di alcuna detrazione o deduzione).

Altro tipo di agevolazione è la deduzione prevista dall’art. 10, comma 1, lett. g) T.U.I.R., consentita per contributi, donazioni e oblazioni erogati in favore delle ONG per un importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato.

Terza e ultima forma di agevolazione è la detrazione al 19% disposta dall’art. 15, comma 1.1., del T.U.I.R., che si estende alle erogazioni liberali in denaro, per importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato.

Chiarimento dell’Agenzia delle entrate

Chi non si avvale della deduzione prevista dall’art. 14 del D.L. n. 35/2005 e abbia effettuato distinte erogazioni liberali, anche a favore del medesimo beneficiario, potrà scegliere di fruire della deduzione prevista dall’art. 10 o della detrazione prevista dall’art. 15, restando, ovviamente, precluso il ricorso ad entrambe le agevolazioni fiscali per la medesima erogazione.

 

 

6) Cartelle di pagamento: dal prossimo 15 maggio interessi di mora al 4,88%

Cartelle di pagamento: Si riducono gli interessi per i versamenti effettuati in ritardo.

A partire dal 15 maggio 2015 gli interessi di mora diventano più leggeri per tutte le somme versate in ritardo a seguito della notifica di una cartella di pagamento.

Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2015, infatti, ridetermina il tasso da applicare su base annua, che passa pertanto dal 5,14% al 4,88%.

La nuova misura degli interessi (prevista dall’art. 30 del DPR n. 602/73), fissata sulla base della media dei tassi bancari attivi coerentemente con la leggera flessione registrata nel 2014, è stata individuata dalla Banca d’Italia.

 

 

7) Per i lavoratori licenziati dal 1° maggio si applica la NASpI

L’Inps, con il messaggio n. 2971 del 30 aprile 2015, rimarca che a decorrere dal 1° maggio 2015, per i seguenti eventi di disoccupazione:

- licenziati per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo o per giustificato motivo oggettivo;

- dimessi per giusta causa;

risoluzione consensualmente ai sensi della procedura conciliativa prevista dall’art. 7 della Legge n. 604/1966 (c.d. tentativo di conciliazione obbligatoria).

Si applicherà la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego (NASpI), prevista dal Decreto Legislativo n. 22/2015.

Gli altri requisiti in capo al lavoratore sono:

- possano far valere, nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione;

- possano far valere 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La NASpI è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Ai fini del calcolo della durata non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione.

Per fruire dell’indennità i lavoratori aventi diritto devono presentare, esclusivamente in via telematica, apposita domanda all’INPS entro il termine di decadenza di sessantotto giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

A tal fine, a partire dal 1° maggio 2015, sarà possibile utilizzare i consueti canali telematici per l’inoltro della domanda: via web, attraverso il sito www.INPS.it (direttamente da cittadino in possesso del PIN dispositivo INPS); tramite patronato (che, per legge, offre assistenza gratuita); tramite Contact Center Integrato INPS INAIL (chiamando da rete fissa il numero gratuito 803 164 oppure il numero 06 164 164 da telefono cellulare, con tariffazione stabilita dal proprio gestore).

 

 

8) Commercialisti: precisazioni sulla durata della carica dei vertici degli Ordini territoriali

Commercialisti: il consigliere in carica per due mandati può ricoprire la carica di Presidente dell’Ordine territoriale per ulteriori due mandati.

Lo precisa il PO n. 2559/2015 del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

 

 

9) L’operazione 730 precompilato entra nel vivo con un servizio di assistenza dedicato

Dal 2 maggio 20 mln di cittadini possono scegliere se accettarlo o modificarlo. C’è tempo fino al 7 luglio per inviarlo alle Entrate. 730 precompilato fase due: a partire dalla tarda mattinata del 2 maggio, i 20 milioni di contribuenti coinvolti da questa innovazione potranno accettare, integrare o modificare la dichiarazione dei redditi, già compilata in tutto o in parte dal Fisco, e trasmetterla all’Agenzia direttamente dal proprio pc.

Dopo la prima fase scattata il 15 aprile scorso, infatti, in cui l’Agenzia ha messo a disposizione dei contribuenti la dichiarazione precompilata per consentire loro di consultare i dati presenti e di verificarne l’esattezza, dal 2 maggio pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati potranno decidere se inviarla così com’è oppure con integrazioni o modifiche. In ogni caso, il 730 può essere inviato, in autonomia o delegando il proprio sostituto d’imposta, un Caf o un professionista abilitato, fino al 7 luglio.

Nella stessa giornata di avvio della “fase operativa” della operazione precompilata, le Entrate mettono a disposizione un servizio di assistenza dedicato ai contribuenti che hanno bisogno di supporto nelle operazioni di integrazione, modifica e invio del 730. Infatti, già a partire dal 2 maggio, i Centri di assistenza multicanale (Cam) forniranno informazioni e sostegno a tutti i cittadini che sono alle prese con la propria dichiarazione precompilata.

Come richiedere supporto alle Entrate

Come per le normali richieste di assistenza fiscale, i Cam forniranno risposte via telefono, tramite mail e sms. I numeri da selezionare per ottenere informazioni fiscali sono:

- 848.800.444 da rete fissa

- 06.96.668.907 da telefono cellulare

- 0039.06.966.689.33 dall’estero

Inoltre, sempre tramite i Cam, è possibile ottenere informazioni fiscali senza doversi recare presso gli uffici anche via mail (tramite il sito dell'Agenzia dell'Entrate) o via sms (dal numero 320.43.08.444).

Il servizio di assistenza multicanale è ordinariamente attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17, e il sabato dalle 9 alle 13, ma per sabato 2 maggio l’apertura sarà prolungata fino alle 17 e domenica 3 maggio l’assistenza sarà attiva dalle 9 alle 17 esclusivamente per la dichiarazione precompilata.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 77 del 30 aprile 2015)

 

Vincenzo D’Andò