Diario quotidiano dell’1 aprile 2015: e-commerce, servizi elettronici a privati: no scontrini e ricevute; MOSS: dichiarazioni e versamenti dal 1° aprile 2015

Pubblicato il 1 aprile 2015



Moss: dichiarazioni e versamenti Iva dal 1° aprile 2015; e-commerce: niente fattura; dichiarazione Tasi: decidono i comuni; atto di cessione: accordi contrattuali “inerenti” nel reddito di impresa; determinazione del valore dei fabbricati gruppo D: decreto pubblicato nella G.U.; in crescita il contenzioso tributario; cooperative: contributo di revisione biennale 2015/2016; assunzioni a tempo indeterminato: l’esonero contributivo si chiede entro marzo 2015; guida della FNC alla compilazione del nuovo ISEE; split payment, Iva: circolare della Fondazione commercialisti del 31 marzo 2015; focus dei commercialisti (FNC) sui chiarimenti delle entrate sul Reverse charge; credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato: documento della Fondazione commercialisti; investment compact: disposizioni sui servizi di pagamento; spesometro: P.A. esonerate anche per il 2015, commercianti al dettaglio e tour operator, resta il tetto per l’esonero

 

 Indice:

 1) Moss: dichiarazioni e versamenti Iva dal 1° aprile 2015

 2) E-commerce: niente fattura

 3) Dichiarazione Tasi: decidono i comuni

 4) Atto di cessione: accordi contrattuali “inerenti” nel reddito di impresa

 5) Determinazione del valore dei fabbricati gruppo D: decreto pubblicato nella G.U.

6) In crescita il contenzioso tributario

 7) Cooperative: contributo di revisione biennale 2015/2016

 8) Assunzioni a tempo indeterminato: l’esonero contributivo si chiede entro marzo 2015

 9) Guida della FNC alla compilazione del nuovo ISEE

 11) Split payment, Iva: circolare della Fondazione commercialisti del 31 marzo 2015

 12) Focus dei commercialisti (FNC) sui chiarimenti delle entrate sul Reverse charge

 13) Credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato: documento della Fondazione   commercialisti

 14) Investment Compact: disposizioni sui servizi di pagamento

 15) Spesometro: Pa esonerate anche per il 2015, commercianti al dettaglio e tour operator, resta il tetto per   l’esonero

 

 

1) Moss: dichiarazioni e versamenti Iva dal 1° aprile 2015

Regime Iva Moss per le prestazioni “business to consumer” di telecomunicazione, teleradiodiffusione o elettroniche. Pronte le funzionalità operative per gli adempimenti dichiarativi e di versamento al 1° aprile 2015.

Dal 1° gennaio 2015, come noto, è in vigore il nuovo regime Iva speciale Moss (Mini one stop shop), il mini sportello unico che consente alle aziende di dichiarare e versare l’Iva dovuta sui servizi di telecomunicazione, teleradiodiffusione ed elettronici prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva (B2C) stabiliti in altri Stati membri. Limitatamene a tali operazioni, l’adesione facoltativa al regime consente ai soggetti registrati al Portale Moss (Provvedimento del 30/09/2014) di eseguire gli adempimenti relativi alla Dichiarazione Trimestrale e al Versamento dell’imposta esclusivamente in modalità telematica, attraverso il sito internet www.agenziaentrate.it.

A tale fine, dal 1° aprile 2015, l’Agenzia delle Entrate rende disponibili agli operatori nazionali ed a quelli Extra Ue registrati al Portale Moss le funzionalità operative per la trasmissione della dichiarazione Iva, da eseguirsi a partire dal 1° giorno successivo alla chiusura del trimestre precedente e fino al giorno 20 dello stesso mese. Pertanto, con riferimento al primo trimestre 2015, tale adempimento va eseguito dal 1° al 20 aprile. Nei medesimi termini, dovrà essere eseguito il versamento dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione.

Modalità di compilazione e trasmissione della dichiarazione

Il soggetto registrato, accedendo alla propria area riservata e seguendo le istruzioni ivi fornite, presenta, anche in mancanza di operazioni, la dichiarazione Iva Moss compilando l’apposito schema online e confermando l’invio.

La dichiarazione deve contenere l’indicazione del numero identificativo Iva, del periodo di riferimento, della valuta utilizzata e delle prestazioni effettuate, suddivise per ciascuno Stato membro del consumatore.

Modalità di effettuazione del versamento

Il versamento dell’imposta risultante dalla dichiarazione è effettuato in base alle seguenti modalità:

1) per i soggetti registrati al Regime Ue, accedendo alla propria area riservata e seguendo le istruzioni ivi fornite, con addebito sul proprio conto corrente postale o bancario;

2) per i soggetti registrati al Regime non Ue e per quelli che non sono in possesso di conto bancario o postale in Italia, mediante bonifico su un conto aperto presso la Banca d’Italia, il cui codice Iban è disponibile sul Portale Moss.

In ogni caso il versamento dovrà recare nella causale il numero di riferimento della dichiarazione cui si riferisce. Non è prevista la possibilità di effettuare il pagamento tramite modello F24 e di utilizzare eventuali crediti d’imposta in compensazione.

I vantaggi del nuovo regime

Grazie al Moss, non è più obbligatoria l’identificazione dei fornitori in ciascuno degli Stati membri in cui vengono effettuate le operazioni Iva. Infatti, le dichiarazioni Iva trimestrali e i versamenti, trasmessi telematicamente attraverso il Portale Moss saranno inviati automaticamente ai rispettivi Stati membri di consumo, utilizzando una rete di comunicazioni sicura.

Per saperne di più

Il Decreto legislativo che introduce il regime Moss, dando attuazione della Direttiva 2008/8/CE, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 27 marzo 2015. Ulteriori informazioni sul nuovo regime Iva possono essere consultate nella sezione dedicata presente sul sito internet, disponibile anche in lingua inglese, http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/home/cosadevifare/richiedere/regimi+opzionali/moss/scheda+info+moss

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 55 del 30 marzo 2015)

 

 

2) E-commerce: niente fattura

Le novità introdotte dal DLgs sul luogo di prestazione dei servizi appena varato dal governo. Servizi elettronici a privati, no a scontrini e ricevute.

E-commerce senza certificazione fiscale: per i servizi elettronici resi a privati consumatori, compresi quelli italiani, non dovrà più essere emessa la fattura, né dovranno essere rilasciati scontrini o ricevute fiscali. Stessa cosa per i servizi di telecomunicazione e di teleradiodiffusione. Queste le rilevanti novità contenute nel DLgs approvato il 27 marzo 2015 dal consiglio dei ministri, che recepisce la nuova disciplina Iva «B2C» sulle prestazioni di servizi rese con mezzi elettronici, nonché sulle prestazioni di telecomunicazione e di teleradiodiffusione, scattata nell'Ue dal 1° gennaio 2015 per effetto delle disposizioni della direttiva 2008/8/Ce del 12 febbraio 2008. Per il resto, il provvedimento ricalca sostanzialmente lo schema approvato in prima lettura alla vigilia di Natale 2014.

Ecco i punti principali del decreto, in attesa di pubblicazione nella G.U., che dà copertura normativa alle regole già applicate anche in Italia dall'inizio dell'anno, pur in difetto di recepimento, nell'ottica della necessaria armonizzazione.

Il luogo di tassazione delle prestazioni. Dal 1° gennaio 2015 il luogo delle prestazioni di servizi rese con mezzi elettronici (es. libri, musica, applicazioni, film, scaricati via internet), di tlc e di teleradiodiffusione, rese a privati consumatori stabiliti nell'Ue, non è più il paese di stabilimento del fornitore, ma quello del destinatario. In Italia, i servizi di tlc e di teleradiodiffusione non sono comunque tassabili se utilizzati fuori dell'Ue.

Il fornitore non deve quindi applicare l’Iva con l’aliquota vigente nel proprio Stato, ma con le aliquote dei vari paesi in cui sono stabiliti i clienti. In tal senso il DLgs apporta le necessarie modifiche agli articoli 7-sexies e 7-septies del dpr 633/72. Con il cambiamento del luogo della tassazione viene a cessare la distorsione concorrenziale che avvantaggiava le imprese stabilite nei paesi con le aliquote più basse; si equiparano, inoltre, le imprese Ue a quelle stabilite al di fuori del perimetro dell'Ue, che già applicavano il criterio della tassazione a destinazione.

Il regime semplificato facoltativo. Per evitare le complicazioni operative derivanti dalla modifica del luogo delle prestazioni, ossia l’obbligo per l’impresa di doversi identificare in ciascuno dei paesi Ue nei quali si trovano i propri clienti, viene introdotto un regime facoltativo, denominato Moss (mini one stop shop), che consente di accentrare gli adempimenti di versamento e dichiarazione presso la sola amministrazione fiscale del paese di identificazione, la quale provvede poi a ripartire l’imposta di spettanza di ciascun paese di consumo.

Il regime particolare, distinto in regime non Ue (per le imprese extra Ue) e regime Ue (per quelle stabilite oppure aventi una stabile organizzazione nell'Ue), è in sostanza un’evoluzione di quello già previsto per le imprese extra Ue che prestano servizi elettronici. Infatti, il regime «non Ue» viene disciplinato dal riformulato art. 74-quinquies, dpr 633/72, mentre il «regime Ue», oltre che da tale articolo, dalle disposizioni del nuovo articolo 74-sexies. In tutti i casi, le imprese che si avvalgono del regime speciale sono dispensate dagli obblighi di cui al titolo II del Dpr 633/72 (fatturazione, registrazione, dichiarazione ecc.) e dovranno osservare i particolari obblighi previsti dalle disposizioni speciali sopra richiamate, tra cui la presentazione di una dichiarazione trimestrale delle operazioni Moss, accompagnata dal versamento della relativa imposta.

 

 

3) Dichiarazione Tasi: decidono i comuni

Sulla dichiarazione Tasi l’Ifel non è d’accordo con la tesi sostenuta dal Ministero dell’Economia e delle finanze (3/2015), secondo la quale i comuni non sono legittimati a predisporre il modello per consentire ai contribuenti di denunciare gli immobili posseduti. Per l’Ifel, invece, gli unici soggetti che ex lege hanno il potere di redigere il modello di dichiarazione Tasi sono i comuni. E l’obbligo di presentazione deve essere assolto se i dati da denunciare non coincidono con quelli dell'Imu. Questo sulla base dell’interpretazione fornita dall’Istituto di finanza locale dell’Anci, con una nota diffusa il 30 marzo 2015, delle norme contenute nella legge di Stabilità 2014 (147/2013).

Per l’Ifel, «il comune può e deve disporre per via regolamentare in materia di dichiarazione Tasi, in modo analogo a quanto previsto per la Tari». Inoltre, l’obbligo della dichiarazione non può essere esteso a tutti i contribuenti soggetti all’imposta sui servizi indivisibili, ma «deve limitarsi ai casi in cui gli elementi impositivi (soggettività passiva e oggetto del prelievo) non coincidono con quelli dell’Imu». Per tale obiettivo viene suggerito alle amministrazioni locali di adottare tutti gli strumenti di integrazione delle informazioni che riguardano altri tributi, come la tassa rifiuti, per «contenere, nei limiti possibili, gli obblighi dichiarativi nei confronti di particolari categorie di contribuenti non rientranti nella platea Imu», cosicché l’obbligo di denuncia degli immobili soggetti a questo ulteriore prelievo costituisca un adempimento residuale.

L’auspicio è che questi obblighi vengano meno a partire dal 2016 con l’annunciata revisione della fiscalità comunale. Infine, la nota conclude, attualmente non ci sono alternative al modello comunale della dichiarazione Tasi e qualora si ritenga necessario un modello dichiarativo unico nazionale, è indispensabile una modifica normativa «che demandi espressamente a un provvedimento ministeriale la formulazione di tale modello», per consentire ai contribuenti di assolvere all’obbligo in tempo utile per la scadenza del prossimo 30 giugno.

 

 

4) Atto di cessione: accordi contrattuali “inerenti” nel reddito di impresa

Cessione di contratto di appalto: inerenza dei costi. In tema di determinazione del reddito di impresa, la cessione del contratto (nel caso di specie, contratto di appalto) non esclude che nei rapporti tra cedente e cessionario possano essere pattuite obbligazioni aggiuntive, quale quella di rimborsare alla cedente determinati costi, da questa sostenuti in funzione delle prestazioni oggetto del contratto ceduto, e che possono pertanto qualificarsi come “inerenti” per la società cessionaria, posto che l'intero corrispettivo risulta pagato dal contraete ceduto alla cessionaria medesima.

Sono qualificabili come “inerenti” alla cessionaria i costi rimborsati alla cedente se oggetto di espressa pattuizione all’atto della stipula della cessione del contratto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6225 del 27 marzo 2015.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato da una società nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

L'Agenzia delle Entrate notificava alla società contribuente un avviso di accertamento relativo all'anno d'imposta 1999, con cui si accertavano ai fini IRPEG ed IRAP minori costi ed un maggior valore della produzione netta per l'importo di lire 70.517.000, fondato su PVC con il quale venivano rilevati costi illegittimamente portati in detrazione per fatture emesse nei suoi confronti di una S.r.l.

La CTP respingeva il ricorso. La CTR confermava la sentenza di primo grado e respingeva il ricorso; in particolare, affermava la non plausibilità della cessione del contratto di appalto, concluso tra la società ricorrente e altra società, prospettata dalla prima, in assenza di alcun riscontro documentale della cessione suddetta nonostante il contenuto assai specialistico della prestazione e l'elevato valore economico del contratto oggetto di cessione. Rilevava inoltre che l'Ufficio aveva accertato che dopo la cessione dei contratti (ma anche anteriormente) la contribuente aveva dimesso le proprie strutture organizzative, compiendo unicamente operazioni dirette alla cessazione dell'attività. Deduceva pertanto la validità delle presunzioni affermate dall'Ufficio, in quanto non contrastate da alcun indizio o elemento probatorio offerto dalla contribuente, su cui gravava il relativo onere.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società, in liquidazione, in particolare sostenendo, per quanto qui di interesse, l'insufficienza della motivazione della CTR, in quanto essa si era limitata ad affermare la validità delle presunzioni dell'Ufficio, senza peraltro indicare gli elementi posti alla base dell'iter logico, né le ragioni idonee a suffragare il proprio convincimento sul punto.

La Cassazione ha accolto il ricorso della società contribuente, affermando un principio di diritto non ancora presente nella giurisprudenza della Corte.

Sul punto, osservano i Supremi Giudici, la CTR ha escluso l'inerenza dei costi portati dalle fatture per cui è causa effettuando la valutazione sulla deducibilità di detti costi non già con riferimento alla contribuente, ma ad altra società. La CTR ha inoltre omesso di verificare se detti costi fossero o meno effettivi, se fossero stati realmente sostenuti dalla contribuente e se si riferissero a beni produttivi di ricavi e proventi concorrenti a formare il reddito della medesima. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione appariva intrinsecamente contraddittoria in quanto da un lato sembrava negare la cessione del contratto di appalto con l’altra società, senza peraltro affermarne espressamente il carattere fittizio, dall'altro sembrava invece ammettere la cessione delle relative commesse, affermando che dopo la cessione di detti contratti la Amavi srl aveva dimesso le proprie strutture organizzative, compiendo operazioni dirette unicamente alla cessazione dell’attività.

La CTR, inoltre, puntualizzano i Supremi Giudici, aveva affermato che la cedente aveva indebitamente dedotto il costo di penali per inadempienze sorte nell'esecuzione degli appalti, al fine di procurarsi maggiori costi e diminuire illegittimamente l'utile di esercizio, facendo riferimento ad una circostanza che era riferita alla cedente ed era estranea alla materia della presente controversia, che aveva invece ad oggetto la indebita deducibilità di costi da parte della contribuente. Non risultavano dunque adeguatamente valutati, sotto il profilo dell'esistenza e riferibilità alla contribuente, i costi per cui è causa, vale a dire quelli oggetto delle fatture emesse dalla cedente nei confronti della contribuente. Non risultava, in particolare, specificamente esaminata e confutata la circostanza secondo la quale dette fatture si riferivano al rimborso di costi originariamente sostenuti dalla cedente e relativi alla commessa ceduta: poiché, a seguito della cessione del contratto, il corrispettivo delle commesse era stato interamente ricevuto dalla contribuente cessionaria, restava a carico della medesima il rimborso di detti costi, portati nelle fatture ed inerenti a tale ricavo. Si osserva al riguardo, ricorda la Cassazione, che la cessione del contratto (nella specie di appalto) non esclude che nei rapporti tra cedente e cessionario possano essere pattuite obbligazioni aggiuntive, quale quella di rimborsare alla cedente determinati costi, da questa sostenuti in funzione delle prestazioni oggetto del contratto ceduto, e che possono pertanto qualificarsi come “inerenti” per la società cessionaria, posto che l'intero corrispettivo risulta pagato dal contraete ceduto alla cessionaria medesima. Ne è scaturito, dunque, l’accoglimento del ricorso.

 

 

5) Determinazione del valore dei fabbricati gruppo D: decreto pubblicato nella G.U.

Fabbricati gruppo D: i nuovi coefficienti IMU/TASI. Con il Decreto 25 marzo 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 2015, il Ministero dell’Economia e delle finanze ha approvato i coefficienti applicabili per determinare la base imponibile, ai fini IMU, degli immobili classificati nella categoria catastale D. I coefficienti si applicano anche per il tributo per i servizi indivisibili (TASI).

Ai fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) dovuti per l'anno 2015, per la determinazione del valore dei fabbricati di cui all’art. 5, comma 3, D.Lgs. n. 504/1992 - c.d. fabbricati classificati nella categoria catastale D, i coefficienti di aggiornamento sono stabiliti nelle seguenti misure:

Anno

 

Anno

 

Anno

 

2015

1,01

2003

1,36

1991

1,81

2014

1,01

2002

1,41

1990

1,90

2013

1,02

2001

1,44

1989

1,99

2012

1,04

2000

1,49

1988

2,07

2011

1,07

1999

1,51

1987

2,25

2010

1,09

1998

1,54

1986

2,42

2009

1,10

1997

1,58

1985

2,59

2008

1,14

1996

1,63

1984

2,76

2007

1,18

1995

1,67

1983

2,94

2006

1,21

1994

1,73

1982   e precedenti

3,11

2005

1,25

1993

1,76

 

 

2004

1,32

1992

1,78

 

 

Immobili interessati

immobili classificati nella categoria catastale D: immobili ad uso industriale (opifici, capannoni, alberghi, ecc.)

Come si calcola la base imponibile

Le imprese per ottenere il valore del fabbricato sul quale applicare l’aliquota dell’IMU, devono prendere come base di riferimento i valori emergenti dai libri contabili e moltiplicarli per il coefficiente indicato da un apposito Decreto Ministeriale emanato ogni anno.

Come si applicano i coefficienti

I valori su cui applicare i coefficienti sono dati dai costi di acquisizione ed incrementativi contabilizzati, al lordo delle quote di ammortamento, così come risultanti dalle scritture contabili e distinti per anno di formazione.

 

 

6) In crescita il contenzioso tributario

Contenzioso tributario in crescita del 18,6% nel IV trimestre 2014, su base annuale calano del 5,8% i nuovi ricorsi, del 9,5% le pendenze.

Nel periodo ottobre–dicembre 2014 le controversie di carattere tributario pervenute in entrambi i gradi di giudizio sono state 68.834, con un incremento del contenzioso del 18,6% (pari a +10.804 controversie), rispetto al quarto trimestre dello scorso anno.

Complessivamente nell’intero anno 2014 le cause di carattere tributario pervenute in entrambi i gradi di giudizio sono state 242.044, facendo registrare una riduzione del volume dei nuovi contenziosi del 5,8% (pari a -14.969 ricorsi), rispetto al 2013.

Nel trimestre in esame le controversie definite sono state 87.343, con una lieve riduzione delle decisioni pari allo 0,5% (-450 cause), rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

I dati complessivi dell’intero 2014 relativi alle controversie definite registrano una riduzione delle decisioni dell’1,6% (pari a -4.816 ricorsi) rispetto al 2013, mentre quelle ancora pendenti alla fine del 2014 sono risultate 573.522, facendo rilevare una flessione del 9,5% (-60.083 ricorsi), rispetto all’anno precedente.

Analizzando i singoli gradi di giudizio si osserva che, nel trimestre in esame, presso le Commissioni tributarie provinciali (CTP), i ricorsi di primo grado presentati, pari a 51.392, evidenziano un calo tendenziale del 18,4%, mentre quelli definiti, pari a 71.921, mostrano un modesto incremento dello 0,7%, rispetto all’analogo periodo del 2013.

Presso le Commissioni tributarie regionali (CTR), nel secondo grado di giudizio, invece, gli appelli pervenuti nel terzo trimestre del 2014 sono stati 17.442, facendo rilevare un aumento del 19,4%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quelli definiti, pari a 15.422, hanno registrato una diminuzione tendenziale del 5,8%.

Nelle CTP, nel periodo in esame, la percentuale di giudizi completamente favorevoli all’Ente impositore è stata pari al 44%, per un valore complessivo di 3.004,86 milioni di euro, mentre quella di giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata pari al 32%, per un valore di 1.596,06 milioni di euro. Nelle CTR, invece, la percentuale di cause concluse in modo del tutto favorevole all’Ente impositore è stata di circa il 46%, per un valore complessivo pari a 1.169,02 milioni di euro, mentre quella di giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari al 38%, ammontando complessivamente a 1.175,32 milioni di euro.

(MEF, comunicato del 30 marzo 2015)

 

 

7) Cooperative: contributo di revisione biennale 2015/2016

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 2015, il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 20 gennaio 2015, con la determinazione della misura del contributo dovuto dalle società cooperative e i loro consorzi, dalle banche di credito cooperativo e dalle società di mutuo soccorso, per le spese relative alla revisione – biennio 2015/2016.

Contributo delle società cooperative

Il contributo dovuto dalle società cooperative per le spese relative alla revisione degli stessi enti è corrisposto, per il biennio 2015/2016:

 

Fascie   e importo

Parametri

 

 

Numero   soci

Capitale   sottoscritto

Fatturato

a)

€   280,00

fino   a 100

fino   a€ 5.160,00

fino   a€ 75.000,00

b)

€   680,00

da   101a 500

da   € 5.160,01a € 40.000,00

da   € 75.000,01a € 300.000,00

c)

€   1.350,00

superiore   500

superiore   a€ 40.000,00

da   € 300.000,01a € 1.000.000,00

d)

€   1.730,00

superiore   500

superiore   a€ 40.000,00

da   € 1.000.000,01a € 2.000.000,00

e)

€   2.380,00

superiore   500

superiore   a€ 40.000,00

superiore   a€ 2.000.000,00

Per fatturato deve intendersi il «valore della produzione» di cui alla lettera A) dell’articolo 2425 c.c..

Nelle cooperative edilizie il fatturato è determinato prendendo come riferimento il maggior valore tra l’eventuale incremento di valore dell’immobile - come rilevato rispettivamente nelle voci B-II (Immobilizzazioni materiali) e C-I (Rimanenze) dello Stato patrimoniale, di cui all’articolo 2424 del Codice Civile - e la voce A (Valore della produzione) del Conto economico, di cui all’articolo 2425 del Codice Civile.

I contributi sono aumentati del 50%, per le società cooperative assoggettabili a revisione annuale ai sensi dell’art. 15, della legge 31 gennaio 1992, n. 59 e del 30% per le società cooperative di cui all’art. 3, della legge 8 novembre 1991, n. 381.

Contributo delle banche di credito cooperativo

Il contributo dovuto dalle banche di credito cooperativo per le spese relative alla revisione degli stessi enti è corrisposto, per il biennio 2015/2016, sulla base dei parametri e nella misura indicata nella tabella a seguire, con le modalità di accertamento e di riscossione e nel termine di versamento stabiliti dal decreto ministeriale 18 dicembre 2006.

 

Fascie   e importo

Parametri

 

Numero   soci

Totale   attivo (migliaia di Euro)

a)

€   1.980,00

fino   a 980

fino   a 124.000

b)

€   3.745,00

da   981 a 1680

da   124.001 a 290.000

c)

€   6.660,00

oltre   1680

oltre   290.000

Contributo delle società di mutuo soccorso

Il contributo dovuto dalle società di mutuo soccorso per le spese relative alla revisione degli stessi enti è corrisposto, per il biennio 2015/2016, sulla base dei parametri e nella misura indicata nella tabella a seguire, con le modalità di accertamento e di riscossione e nel termine di versamento stabiliti dal decreto ministeriale 18 dicembre 2006.

Fasce

Importo   (in euro)

Numero   soci

Contributi   mutualistici (in euro)

a

€   280,00

fino   a 1.000

fino   a 100.000

b

€   560,00

da   1.001 a 10.000

da   100.001 a 500.000

c

€   840,00

oltre   10.000

oltre   500.000

 

 

8) Assunzioni a tempo indeterminato: l’esonero contributivo si chiede entro marzo 2015

INPS: Attenzione l’esonero del contributo di gennaio e febbraio è da richiedere entro i flussi UniEmens di marzo 2015.

Difatti, una Dpl, con la nota del 31 marzo 2015, ricorda che, in base a quanto stabilito dall’Inps nel messaggio n. 1144 del 13 febbraio 2015, la valorizzazione dell’arretrato per l’esonero contributivo (<ImportoArrIncentivo>) previsto dalla Legge di Stabilità 2015, in caso di assunzioni a tempo indeterminato effettuate nei mesi di gennaio e/o febbraio 2015, dovrà essere effettuata esclusivamente entro i flussi UniEmens di competenza di marzo 2015.

 

 

9) Guida della FNC alla compilazione del nuovo ISEE

La Fondazione nazionale dei Commercialisti (FNC) ha pubblicato il 31 marzo 2015 una serie di documenti e circolari, tra cui una guida alla compilazione del nuovo ISEE che si applica dal 2015.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 17 novembre 2014, del decreto di approvazione del nuovo modello ISEE, emanato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali il 7 novembre 2014, la riforma dell’ISEE è pienamente operativa già a partire dal 1° gennaio 2015.

Da tale data, infatti, con l’entrata in vigore della riforma ISEE, l’INPS e gli enti erogatori non accettano più le vecchie DSU, ma solo quelle compilate attraverso i nuovi modelli.

 

 

10) Soci di srl e gestione commercianti INPS: l’anomalia del criterio amministrativo dell’onnicomprensività della base imponibile

La Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), con un documento del 31 marzo 2015, interviene nel delicato ambito della posizione dei soci di Srl e la paventata doppia contribuzione Inps.

Il contributo, attraverso un excursus dei principi costituzionali che sottendono all'obbligo contributivo dei soci di Srl commerciali, in uno con i requisiti normativi, oggettivi e soggettivi, necessari per legittimare la loro iscrizione alla gestione autonoma commercianti, si sofferma sulla posizione dell’INPS di ricomprendere, nella base imponibile (rectius reddito d'impresa) per il calcolo dei contributi, anche i meri utili da partecipazione (rectius redditi di capitale).

E' chiaro che un simile atteggiamento, contraddicendo palesemente le condizioni de quibus e in modo particolare quella connessa alla necessaria partecipazione del socio al lavoro aziendale con i caratteri dell’abituabilità e prevalenza, l’Istituto, impropriamente nel caso di specie, dietro alla sentenza della Corte Costituzionale n. 354/2001.

 

 

11) Split payment, Iva: circolare della Fondazione commercialisti del 31 marzo 2015

La legge di stabilità 2015 ha introdotto una nuova modalità di versamento dell’IVA con riferimento a determinate operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione, definita slit payment.

La Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), con la circolare del 31 marzo 2015, ha inteso offrire delle prime indicazioni operative in merito alla corretta applicazione delle novità normative con un’attenzione alla matrice comunitaria di tali modifiche che avrebbe necessitato del rilascio da parte del Consiglio dell’Unione europea della preventiva autorizzazione.

 

 

12) Focus dei commercialisti (FNC) sui chiarimenti delle entrate sul Reverse charge

La Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), con la circolare del 31 marzo 2015, esamina i chiarimenti dell’Agenzia delle entrate sul Reverse charge. Viene fatto seguito alla circolare FNC del 31 gennaio 2015 con la quale sono state offerte delle prime indicazioni in merito alle modifiche normative apportate dalla Legge di stabilità 2015 in tema di inversione contabile IVA (o reverse charge), per dare atto dell’avvenuta pubblicazione da parte dell’Agenzia delle entrate della circolare 27 marzo 2015, n. 14/E.

I chiarimenti forniti dall’Agenzia risultano, per lo più, in linea con le considerazioni svolte da questa Fondazione all’indomani della pubblicazione della novella normativa e, lì dove se ne discostano, rispondono espressamente alla apprezzabile esigenza di effettuare un intervento interpretativo di tipo semplificativo in relazione agli adempimenti richiesti agli operatori del settore.

Infine, appaiono alla FNC non del tutto condivisibili, in quanto difficilmente attuabili nella pratica, sembrerebbero le conclusioni raggiunte dalla prassi amministrativa in ordine alle modalità di applicazione del regime IVA di inversione contabile (o reverse charge) da parte degli enti non commerciali che svolgono anche attività commerciale.

 

 

13) Credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato: documento della Fondazione commercialisti

Il documento della Fondazione nazionale dei commercialisti del 31 marzo 2105, si pone quale obiettivo precipuo quello di ricostruire in un’ottica organica e sistematica la disciplina del credito d’imposta per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di personale altamente qualificato.

L’attenzione è focalizzata sull’abrogazione, a decorrere dal 31 dicembre 2014, della misura agevolativa stessa perché assorbita dal nuovo credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo, che rende necessaria un’opera di coordinamento.

 

 

14) Conversione del D.L. n. 3/2015 (Investment Compact): disposizioni sui servizi di pagamento

Il decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3 in materia di misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti (c.d. “Investment Compact”), convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, contiene alcune disposizioni che riguardano i servizi di pagamento.

Trasferimento dei servizi di pagamento connessi al rapporto di conto di pagamento L’articolo 2 del decreto legge, completamente sostituito dalla legge di conversione, disciplina, in base a quanto previsto dal capo III della direttiva 2014/92/UE, il trasferimento su richiesta del consumatore da un prestatore di servizi di pagamento a un altro delle informazioni su tutti o su alcuni ordini permanenti di bonifico, addebiti diretti ricorrenti e bonifici in entrata ricorrenti eseguiti sul conto di pagamento, e il trasferimento dell’eventuale saldo positivo da un conto di pagamento di origine a un conto di pagamento di destinazione, con o senza chiusura del conto di origine.

I prestatori di servizi di pagamento devono fornire il servizio di trasferimento tra i conti di pagamento detenuti nella stessa valuta a tutti i consumatori che intendono aprire o che sono titolari di un conto di pagamento presso un prestatore di servizi. Questi, in caso di trasferimento di un conto di pagamento su richiesta di un consumatore, devono adottare e concludere la procedura entro il termine di dodici giorni lavorativi dalla ricezione dell’autorizzazione del consumatore, senza oneri e spese di portabilità a carico del cliente, anche in presenza di contestuale trasferimento di strumenti finanziari, di ordini di pagamento e di ulteriori servizi e strumenti ad esso associati.Le disposizioni di questo articolo si applicano, in quanto compatibili, anche al trasferimento su richiesta del consumatore di strumenti finanziari da un conto di deposito titoli a un altro, con o senza la chiusura del conto di origine, senza oneri e spese per il consumatore. In caso di mancato rispetto delle modalità e dei termini stabiliti, il prestatore di servizi di pagamento deve risarcire il cliente in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento. I criteri per la quantificazione dell’indennizzo verranno definiti con appositi decreti ministeriali. Viene inoltre introdotta nell’articolo 116 del testo unico bancario una disposizione in base alla quale le banche e gli intermediari finanziari devono rendere noti, anche attraverso gli sportelli automatici e gli strumenti di accesso tramite internet ai servizi bancari, gli indicatori che assicurano la trasparenza informativa alla clientela, come l’indicatore sintetico di costo e il profilo dell’utente. Agevolazione per l’apertura di un conto corrente transfrontaliero da parte dei consumatori

In attuazione dell’articolo 11 della direttiva 2014/92/UE, l’articolo 2-bis del decreto legge n. 3/2015, introdotto dalla legge di conversione, individua i servizi che devono essere forniti dall’istituto bancario o prestatore di servizi di pagamento che riceva la richiesta di trasferimento transfrontaliero di un conto di pagamento o di un conto corrente verso un istituto bancario o prestatore di servizi di pagamento di un altro Stato membro dell’Unione europea. In particolare, entro i tempi previsti dalla disciplina europea, esso deve fornire gratuitamente al consumatore un insieme di informazioni, trasferire l’eventuale saldo positivo sul conto aperto o detenuto dal cliente presso il nuovo prestatore di servizi di pagamento e chiudere il conto del consumatore presso il prestatore di servizi originario.

Conversione del decreto legge n. 3/2015 (Investment Compact): altre disposizioni

Oltre alla disposizione sulle banche popolari, il decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3 in materia di misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti (c.d. “Investment Compact”), convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, contiene le seguenti disposizioni.

Credito a supporto delle esportazioni e dell’internazionalizzazione dell’economia italiana

L’articolo 3 del decreto legge, integralmente sostituito dalla legge di conversione, prevede che la Cassa Depositi e Prestiti, al fine di rafforzare la sua attività a supporto delle esportazioni e dell’internazionalizzazione dell’economia italiana, svolga attività creditizia direttamente o tramite SACE s.p.a. oppure, previa autorizzazione della Banca d’Italia, anche attraverso una diversa società controllata.

Viene conseguentemente modificata la disciplina della “export banca” di cui all’articolo 8 del decreto legge n. 78/2009, consentendo l’utilizzo dei fondi provenienti dalla gestione c.d. separata della Cassa Depositi e Prestiti per tutte le operazioni volte a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e non solo, come precedentemente stabilito, per quelle assistite da garanzia o assicurazione della SACE o di altro istituto assicurativo le cui obbligazioni siano garantite da uno Stato.

Patent box

Per quanto concerne il regime opzionale di esclusione parziale dei redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali (c.d. Patent box), la legge di conversione conferma le modifiche apportate dall’articolo 5 del decreto legge e già oggetto di analisi nella nostra precedente. In sede di conversione è stata, inoltre, introdotta in modo esplicito la possibilità di rinnovare l’opzione che, si ricorda, è irrevocabile e ha durata per cinque esercizi sociali.

Società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese

In considerazione degli effetti della crisi finanziaria anche su imprese efficienti e con buone prospettive, l’articolo 7 del decreto legge n. 3/2015 prevede l’istituzione di una Società di servizio per la ristrutturazione e la patrimonializzazione di imprese con sede in Italia che, nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, abbiano adeguate prospettive industriali e di mercato. La Società di servizi opera secondo i principi di economicità e convenienza propri degli operatori privati di mercato, anche mediante l’utilizzo di strumenti finanziari e veicoli societari. La Società ha lo scopo di realizzare operazioni di ristrutturazione, di sostegno e di riequilibrio della struttura finanziaria e patrimoniale delle imprese, favorendo tra l’altro processi di consolidamento industriale e occupazionale. A tal fine la Società può investire capitale raccolto in proprio, compiere operazioni di finanziamento, acquisire o succedere in rapporti esistenti anche ridefinendone condizioni e termini, al servizio dello sviluppo operativo e dei piani di medio-termine appositamente predisposti, compreso l’affitto o la gestione di aziende, rami di aziende o siti produttivi. Il capitale della Società deve essere sottoscritto da investitori istituzionali e professionali, compresi gli enti previdenziali in quota minoritaria, e la sottoscrizione avviene nel quadro di un progetto a esecuzione progressiva, con emissioni di diversa tipologia. Per agevolare la sottoscrizione viene previsto che alcune categorie di investitori possano usufruire di un’apposita garanzia dello Stato nei limiti delle risorse trasferite a un’apposita contabilità speciale (oggi pari a 300 milioni di euro), a fronte della quale riconoscono a quest’ultimo un corrispettivo orientato al mercato in conformità alla normativa europea in materia, come una quota degli utili distribuiti. Agli azionisti che non si avvalgono della garanzia statale sono riconosciuti maggiori diritti in base allo statuto della società.

I soggetti che gestiscono la Società operano in completa neutralità, imparzialità, indipendenza e terzietà rispetto agli investitori. Obiettivo della Società è la cessione delle partecipate o il trasferimento dei beni e rapporti oggetto del singolo investimento entro il termine stabilito dallo statuto; la Società deve distribuire almeno i due terzi degli utili prodotti. In sede di conversione è stato previsto l’obbligo per il Ministero per lo sviluppo economico di presentare una relazione annuale sull’attività della Società. E’ rinviata a un decreto ministeriale, da emanarsi entro due mesi, l’individuazione di caratteristiche, quota massima di copertura della garanzia, criteri e modalità di concessione ed escussione della garanzia, diritti dei soggetti che non si avvalgono della garanzia, obblighi di coloro che se ne avvalgono. Il decreto deve essere comunicato ai competenti organi dell’Unione europea. Garanzia dello Stato per le imprese in amministrazione straordinaria

L’articolo 7-bis del decreto legge, aggiunto dalla legge di conversione, aumenta da 500 a 550 milioni il limite massimo delle garanzie che lo Stato può prestare per i debiti che le imprese in amministrazione straordinaria contraggono con istituzioni creditizie per il finanziamento della gestione corrente e per la riattivazione e il completamento di impianti, immobili e attrezzature industriali. La disposizione modifica in tal senso l’articolo 2-bis del decreto legge n. 26/1979, convertito con modificazioni dalla legge n. 95/1979. Per l’integrazione delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato destinate a queste garanzie è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2015 e di 21 milioni di euro per l’anno 2016.

Ricorso facoltativo alla provvista CDP per banche e intermediari finanziari che erogano finanziamenti alle PMI

Il decreto legge amplia la flessibilità dell’utilizzo da parte di banche e intermediari finanziari che erogano finanziamenti alle PMI dell’agevolazione “Beni strumentali – Nuova Sabatini” destinata alle piccole e medie imprese. Il ricorso alla provvista della Cassa Depositi e prestiti per l’erogazione di tali finanziamenti non è più obbligatorio ma facoltativo. La possibilità di usufruire dei contributi statali, che coprono parte degli interessi a carico delle imprese sui finanziamenti bancari, è estesa anche alle piccole e medie imprese che abbiano ottenuto finanziamenti erogati dalle banche e dagli intermediari finanziari che ricorrano a provvista autonoma.

La legge di conversione, modificando l’articolo 8, ha specificato in particolare che i requisiti, le condizioni, le modalità e l’importo massimo dei contributi concessi con provvista diversa da quella della CDP saranno individuati mediante integrazione al decreto del Ministero dello sviluppo economico 27 novembre 2013.

Potenziamento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese L’articolo 8-bis introduce alcune modifiche alla disciplina del Fondo centrale di garanzia per le PMI previsto dal decreto legge n. 69/2013. In particolare viene stabilito che la limitazione del rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione o erogazione opera solo con riferimento alla concessione della garanzia diretta. Viene inoltre previsto che il diritto alla restituzione nei confronti del beneficiario finale e dei terzi prestatori di garanzie delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia costituisce credito privilegiato e prevale su ogni altro diritto di prelazione da qualsiasi causa derivante, ad eccezione del privilegio per spese di giustizia e per i crediti riguardanti le retribuzioni dei professionisti e di ogni altro prestatore d’opera intellettuale dovute per gli ultimi due anni di prestazione (previsti dall’articolo 2751-bis del codice civile), fatti salvi i precedenti diritti di prelazione spettanti a terzi. La costituzione e l’efficacia del privilegio non sono subordinate al consenso delle parti.

Fondo centrale di garanzia per le PMI: priorità di istruttoria

L’articolo 8-ter modifica l’articolo 2-bis del decreto legge n. 1/2015, convertito con modificazioni dalla legge n.20/2015 (Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto). Viene riconosciuta priorità di istruttoria e di delibera alle richieste di accesso al Fondo centrale di garanzia per le PMI effettuate dalle imprese che siano fornitrici di beni o servizi (oppure creditrici per le medesime causali) connesse al risanamento ambientale o funzionali alla continuazione dell’attività di società che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale soggette ad amministrazione straordinaria. In questi casi il Consiglio di gestione del Fondo deve pronunciarsi entro trenta giorni dal ricevimento della richiesta e, qualora il termine decorra inutilmente, la richiesta si intende accolta.

Segnaliamo infine che l’articolo 6 in materia di prestito indiretto per investitori istituzionali esteri non ha subito modifiche in sede di conversione.

(Assonime, note del 31 marzo 2015)

 

 

15) Spesometro: Pa esonerate anche per il 2015, commercianti al dettaglio e tour operator, resta il tetto per l’esonero

Per commercianti al dettaglio e tour operator niente obbligo sotto i 3mila euro al netto dell’Iva.

Enti pubblici esclusi dalla comunicazione delle operazioni rilevanti Iva anche per quest’anno. Inoltre, commercianti al dettaglio e tour operator non devono trasmettere le fatture di importo inferiore a 3mila euro al netto dell’Iva. Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate n. 44922 del 31 marzo 2015 sospende l’obbligo per enti pubblici e amministrazioni autonome, già esonerati con riferimento ai dati relativi al 2012 e al 2013, e concede a dettaglianti e operatori turistici un invio “light”, ovvero riservato, come per i due anni precedenti, alle sole fatture di importo pari o superiore al tetto.

Il tutto, in vista dei prossimi appuntamenti con lo “Spesometro” - 10 aprile per gli operatori che liquidano l’Iva mensilmente e 20 aprile per i “trimestrali”- in un’ottica di progressiva semplificazione degli adempimenti.

Pa escluse anche per l’invio 2015

Il provvedimento 44922/2015 stabilisce, modificando quello del 5 novembre 2013, che le amministrazioni pubbliche (art. 1, comma 2 della Legge n. 196/2009) e le amministrazioni autonome sono escluse dalla comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva relative al 2014. Ciò per non gravare di ulteriori incombenze gli enti pubblici già impegnati ad adeguare infrastrutture informatiche, sistemi contabili e procedure interne per via dei nuovi obblighi in materia di fatturazione elettronica Pa e di split payment.

Commercianti al dettaglio e tour operator, resta il tetto

Dettaglianti e operatori turistici (articoli 22 e 74-ter del Dpr n. 633/1972) non devono comunicare le operazioni attive di importo unitario inferiore a 3mila euro, al netto dell’Iva, effettuate nel 2014.

Una semplificazione che, ponendosi in continuità con quanto già stabilito per gli anni 2012 e 2013 (provvedimento del 2 agosto 2013), tiene conto delle difficoltà segnalate dagli operatori del settore.

 

Vincenzo D’Andò