Diario quotidiano del 26 marzo 2015: web ticket, eliminate le code alle Entrate con la prenotazione telematica

Pubblicato il 26 marzo 2015



Imu agricola: Legge in G.U.; partita la riorganizzazione delle Entrate; decreto sul bonus per la ristrutturazione delle sale cinematografiche pubblicato in G.U.; welfare: nuovi interpelli su lavoro minorile e bonus contributivi; modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido in tutta l’Italia; web ticket: eliminate le code alle Entrate con la prenotazione telematica; TFR in busta paga: arriva l’accordo quadro; in vigore il decreto per l’attuazione del casellario dell’assistenza; elenchi nominativi annuali dei lavoratori agricoli valevoli per l’anno 2014: modalità di pubblicazione degli elenchi annuali dei lavoratori agricoli; IMU/TASI: determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D

 Indice:

 1) Imu agricola: Legge in G.U.

 2) Partita la riorganizzazione  delle Entrate

 3) Decreto sul bonus per la ristrutturazione delle sale cinematografiche pubblicato in G.U.

 4) Welfare: nuovi interpelli su lavoro minorile e bonus contributivi

 5) Il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido in tutta l’Italia

 6) Web ticket: eliminate le code alle Entrate con la prenotazione telematica

 7) TFR in busta paga: arriva l’accordo quadro

 8) In vigore il decreto per l’attuazione del casellario dell’assistenza

 9) Elenchi nominativi annuali dei lavoratori agricoli valevoli per l’anno 2014: modalità di pubblicazione degli   elenchi annuali dei lavoratori agricoli

 10) IMU/TASI: determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D

 

 

1) Imu agricola: Legge in G.U.

Imu agricola, la legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 25 marzo 2015. La Legge è stata approvata definitivamente il 19 marzo 2015 con la conversione del Decreto Legge n. 4 del 2015, che ha rideterminato i criteri di esenzione dal versamento dell’Imu sui terreni montani e parzialmente montani, prorogando ulteriormente, al 10 febbraio 2015, il termine per il versamento dell’imposta dovuta per l’anno 2014.

Il conto corrente trasferimento gratuito

Non si paga per spostarsi da una banca all’altra. Tra tre mesi, il trasferimento di un conto corrente da un istituto all’altro o anche semplicemente del conto di pagamento (bancomat, bonifici, domiciliazioni eccetera) dovrà avvenire in tempi certi e senza addebiti per il consumatore. L’articolo 2 del decreto legge 3/2015 su banche e investimenti, convertito in legge dal senato, in materia di portabilità dei conti di pagamento, riscritto nel corso dell’esame parlamentare, estende la portata della esenzioni di spese a tutte le ipotesi di trasferimento dei servizi, anche quando l’originario conto corrente di appoggio non viene estinto. L’obiettivo dell’istituto è eliminare oneri o spese di portabilità nel caso di trasferimento di un conto di pagamento su richiesta di un cliente. La legge (che viene pubblicata nella G.U. n. 33 del 25 marzo 2015 e la cui norma sui conti entrerà in vigore dopo tre mesi dalla pubblicazione) recepisce la Direttiva 2014/92/Ue e la segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), dettando il tempo agli intermediari nel caso di portabilità del conto o dei servizi. In caso di mancato rispetto delle norme a tutela del consumatore, la banca inadempiente dovrà indennizzare il cliente in misura proporzionale al ritardo e alla disponibilità esistente sul conto di pagamento al momento della richiesta di trasferimento. L’importo dell’indennizzo sarà stabilito con un decreto ministeriale. La norma riguarda il trasferimento di ordini permanenti di bonifico, addebiti diretti ricorrenti e bonifici in entrata ricorrenti eseguiti sul conto di pagamento, o il trasferimento dell’eventuale saldo positivo da un conto di pagamento di origine a un conto di pagamento di destinazione, o entrambi. E questo con o senza la chiusura del conto di pagamento di origine.

 

 

2) Partita la riorganizzazione delle Entrate

Riorganizzazione lampo dell’Agenzia delle entrate. In attesa del decreto legge che ponga rimedio alla vicenda dei 1.200 dirigenti dichiarati illegittimi dalla corte costituzionale, negli uffici guidati da Rossella Orlandi, direttore delle Entrate, starebbero riorganizzando la pianta dell’intera struttura. Non servono più tutti i dirigenti attualmente in carico ma si andrebbe verso il dimezzamento delle posizioni dirigenziali e il declassamento di queste ultime in posizioni organizzative speciali. Gli uffici dunque sarebbero ridimensionati e guidati da funzionari. Resta da vedere se la retribuzione degli ex dirigenti resterà quella precedente la sentenza della Consulta, senza però l’indennità di dirigenza o riallineata ai valori dei funzionari. Per Dirpubblica la soluzione potrebbe essere inserita come emendamento al ddl corruzione. Sulla questione il sindacato precisa che gli attuali dirigenti sono più che sufficienti per tamponare l’attuale situazione. Diversamente si diano le deleghe alla pre-dirigenza (area quadri) con l’eventuale istituto della vice-dirigenza oppure si attinga alle graduatorie degli idonei: «Si assumano finalmente i giovani vincitori di concorso che sono stati tenuti per tanto tempo in frigorifero». Per Dirpubblica, l’organizzazione del pubblico impiego guidata dal segretario Giancarlo Barra, il numero di dirigenti dell’Agenzia delle entrate era «esorbitante il bisogno», dunque, ora che 1.600 dirigenti, scelti senza concorso fra funzionari privi della qualifica, sono dichiarati decaduti dalla Corte costituzionale (con sentenza n. 37/2015) «se ne può benissimo fare a meno». La proposta di soluzione è emersa nel corso di una conferenza stampa proprio sul tema dei dirigenti illegittimi, nel corso della quale Barra ha voluto rilevare che c’erano «fino a tre dirigenti nello stesso ufficio provinciale dell’Agenzia delle entrate».

 

 

3) Decreto sul bonus per la ristrutturazione delle sale cinematografiche pubblicato in G.U.

È stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 69 del 24 marzo 2015, il D.M. 12 febbraio 2015 che contiene le disposizioni applicative per l’attribuzione del credito d’imposta alle piccole e medie imprese dell’esercizio cinematografico.

La norma, si ricorda, riconosce per il 2015 e il 2016 nei confronti delle piccole e medie imprese dell’esercizio cinematografico iscritte negli elenchi di cui all’art. 3 del D.lgs. 28/2004, un credito d’imposta in relazione ai costi sostenuti per gli interventi di ripristino, restauro e adeguamento strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche esistenti alla data del 1° gennaio 1980.

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 30% delle spese sostenute per i suddetti interventi ed è utilizzabile, nel limite massimo di 100 mila euro, in tre quote annuali di pari importo. L’agevolazione è riconosciuta a ciascuna impresa nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste per gli aiuti “de minimis”.

L’effettività del sostenimento delle spese deve risultare da apposita attestazione rilasciata dal presidente del collegio sindacale, da un revisore legale o da un professionista iscritto nell’albo dei dottori commercialisti, dei periti commerciali, dei consulenti del lavoro, ovvero dal responsabile di un centro di assistenza fiscale.

Istanza da presentare in via telematica

Entro il termine di 90 giorni dalla fine dei lavori o dall’acquisto dei beni, le imprese interessate devono presentare al Ministero dei beni culturali un’apposita domanda per il riconoscimento del credito, secondo modalità telematiche in corso di definizione.

L’istanza, sottoscritta dal legale rappresentante, dovrà specificare:

- la tipologia degli interventi eleggibili e il relativo costo;

- l’attestazione di effettività delle spese sostenute;

- l’ammontare del credito d’imposta spettante.

 

 

4) Welfare: nuovi interpelli su lavoro minorile e bonus contributivi

Lavoro subordinato: Niente autorizzazione preventiva per il minore che svolge attività di animatore. Dal Welfare, attraverso nuovi interpelli, arrivano risposte in materia di lavoro minorile e agevolazioni contributive per le imprese agricole.

Tra gli argomenti trattati nelle risposte ad interpello pubblicate il 24 marzo 2015 dal Ministero del Lavoro, assumono particolare rilievo l’autorizzazione richiesta alla DTL per adibire i minori all’attività di animatore, nonché le condizioni per accedere alle agevolazioni contributive per i datori di lavoro agricolo.

Con la risposta n. 7/2015, il Ministero è intervenuto in merito all’ambito applicativo dell’art. 4, comma 2 della L. 977/67, con cui si riconosce la possibilità, previa apposita autorizzazione della DTL, di impiegare minori nello svolgimento di attività lavorative nel settore dello spettacolo, della cultura e dello sport. Tuttavia, come precisa la norma stessa, è necessario che si tratti di attività che non pregiudichino la sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minore, la frequenza scolastica o la partecipazione ad attività di orientamento o formazione professionale.

In particolare, nel quesito posto dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro si chiedeva se la portata dell’obbligo di richiedere l’autorizzazione riguardasse anche l’attività di animatore, intendendosi per tale “colui che ha il compito di prendersi cura degli ospiti nelle strutture ricettive organizzando attività sportive, giochi, balli di gruppo ed attività rivolte ai bambini nei mini club”.

Riprendendo quanto già chiarito con la circolare 1/2000, i tecnici ministeriali ricordano innanzitutto la regola generale secondo cui l’obbligo di richiedere l’autorizzazione in argomento non sussiste nel caso di tutte quelle attività che per loro natura, modalità di svolgimento o carattere episodico, non risultino inquadrabili nell’ambito di un rapporto di lavoro ovvero assimilabili ad una vera e propria occupazione.

Ciò premesso, nella risposta in esame si evidenzia come l’attività di animatore non rientri tra quelle di carattere culturale, artistico, sportivo o dello spettacolo individuate dall’art. 4 della L. 977/67, in quanto si tratta di una figura dedita all’organizzazione di eventi di intrattenimento all’interno di una struttura ricettiva (ad esempio, case di riposo, ospedali, baby parking), declinabile in tutte quelle attività di carattere ludico e ricreativo rivolte anche ai bambini, finalizzate a favorire la socializzazione degli ospiti/utenti, nonché a facilitare la fruizione dei servizi offerti dalla medesima struttura.

Viceversa, riferendosi anche ad un orientamento giurisprudenziale (Cassazione 21829/2014), risultano riconducibili al settore dello spettacolo le sole attività dirette alla rappresentazione di tipo teatrale, cinematografico o televisivo, oppure alla realizzazione di un prodotto destinato ad essere visto o ascoltato da un pubblico presente o lontano. Alla luce di tali considerazioni, per il Ministero non appare pertanto necessario richiedere l’autorizzazione preventiva della DTL per l’impiego dei minori nell’espletamento dell’attività di animatore, in considerazione del fatto che la stessa è dedita all’accoglienza ed intrattenimento degli ospiti di strutture ricettive o turistiche, e non alla realizzazione di spettacoli.

Invece, con l’interpello n. 8/2015, il Ministero del Lavoro fornisce un chiarimento in merito alla “compatibilità” di due disposizioni normative, ovvero l’art. 20, comma 2 del DLgs. 375/93 e l’art. 1, comma 1175 della L. 296/2006, le quali stabiliscono che tra le condizioni per accedere ad agevolazioni contributive vi siano l’applicazione e il rispetto, da parte dei datori di lavoro, dei CCNL e degli accordi collettivi di diverso livello. Tuttavia, si precisa che la prima disposizione ha un carattere speciale in quanto rivolta a solo settore agricolo, mentre la seconda ha portata generale essendo rivolta alla generalità dei datori di lavoro. Con riferimento a ciò, nel quesito si chiede se in questo caso trova applicazione il principio secondo cui una disposizione di legge speciale non può essere derogata da un successivo provvedimento di carattere generale.

Sul punto, nella risposta in argomento si sottolinea innanzitutto che la disposizione ex L. 296/2006 prevede che i predetti contratti collettivi devono essere stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Secondo i tecnici ministeriali, tale specifica disposizione, seppur contenuta in un provvedimento successivo al DLgs. 375/93 e sebbene di carattere generale, appare estremamente importante in quanto introduce il principio secondo cui solo i datori di lavoro che garantiscono quelle tutele minime previste dalla contrattazione collettiva in questione possono fruire dei benefici normativi e contributivi.

Pertanto, premesso ciò e tenuto conto che già la norma del 1993 introduce, quale condizione necessaria per accedere alle agevolazioni contributive, il rispetto della contrattazione collettiva, il Ministero ritiene che una “valutazione complessiva del quadro ordinamentale impone di interpretare tale legislazione nel senso che detta contrattazione è quella promanante dalle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.

 

 

5) Il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido in tutta l’Italia

Anche il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale. No a svariati modelli per ogni comune.

Lo ha precisato il Ministero dell’Economia e delle Finanze con la risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015.

Dichiarazione TASI con modello unico

Dunque, il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale: all’interno della disciplina generale del tributo, infatti, non vi sono norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente i modelli di dichiarazione concernenti la TASI; tanto più che ciò sarebbe in conflitto con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.

Il modello di dichiarazione TASI deve essere approvato con decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze. È quanto si deduce dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI. Ne deriva che non è corretta la prassi seguita da diversi comuni, che hanno emanato appositi modelli, validi nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa alla TASI.

In base alle previsioni della legge di Stabilità 2014, i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC (composta da IMU, TASI e TARI) entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.

La dichiarazione deve essere redatta “su modello messo a disposizione dal comune”.

Al comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.

Infatti, la legge stabilisce espressamente che “ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell’IMU”. A questo proposito, il D.L. n. 201/2011 prevede che la dichiarazione IMU deve essere presentata “utilizzando il modello approvato con il decreto di cui all'articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23” il quale, a sua volta, stabilisce che “con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, sono approvati i modelli della dichiarazione”.

Pertanto, anche il modello di dichiarazione TASI deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale né si riscontrano all’interno della disciplina generale del tributo norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI.

La risoluzione:

Pervengono alla Scrivente numerosi quesiti nei quali si segnala che diversi comuni hanno emanato un apposito modello, valido nel proprio territorio, ai fini della dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (TASI). Tale scelta costringerebbe i contribuenti, soprattutto quelli che hanno immobili dislocati in più comuni, a dover informarsi presso ciascun comune circa l’adozione di eventuali modelli di dichiarazione e, in caso positivo, ad adattare le proprie procedure in relazione alle varie modalità di compilazione richieste nei diversi modelli.

In tal modo sarebbe impossibile predisporre una procedura e un software unici per assolvere gli obblighi dichiarativi.

Pertanto, al fine di superare tale criticità, è stata rappresentata la necessità di poter disporre di un unico modello di dichiarazione valevole per l’intero territorio nazionale.

Al riguardo, esaminata la fattispecie, si ritiene che, dalla lettura delle norme che disciplinano la TASI, emerge che il modello di dichiarazione deve essere approvato con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.

In particolare, l’art. 1, comma 639 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 stabilisce che l’imposta unica comunale (IUC) si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell'utilizzatore dell'immobile e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

Attesa la stretta interconnessione tra i menzionati tributi, il Legislatore ha previsto alcune disposizioni comuni, tra le quali, per quanto qui di interesse, figurano quelle contenute nel successivo comma 684, in base al quale i soggetti passivi presentano la dichiarazione relativa alla IUC entro il termine del 30 giugno dell'anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.

Il successivo comma 685 dispone che la dichiarazione deve essere redatta “su modello messo a disposizione dal comune”. Si sottolinea che dalla semplice lettura della norma in questione, emerge che al comune è demandato esclusivamente l’onere di mettere a disposizione il modello ma non anche di predisporlo.

Tanto è vero ciò, che il successivo comma 687 stabilisce espressamente che “ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione dell'IMU”. A questo proposito, occorre ricordare che l’art. 13, comma 12-ter del D. L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 prevede che la dichiarazione IMU deve essere presentata “utilizzando il modello approvato con il decreto di cui all'articolo 9, comma 6, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23” il quale, a sua volta, stabilisce che “con uno o più decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Associazione Nazionale Comuni Italiani, sono approvati i modelli della dichiarazione…”.

Da tale ricostruzione normativa appare evidente che anche il modello di dichiarazione TASI, emanato secondo le anzidette modalità, deve essere unico e valido su tutto il territorio nazionale né si riscontrano all’interno della disciplina generale del tributo norme dalle quali sia possibile desumere la facoltà per i comuni di predisporre autonomamente modelli di dichiarazione concernenti la TASI, i quali, tra l’altro, confliggerebbero con i principi di semplificazione amministrativa degli adempimenti dei contribuenti, già realizzati con l’IMU.

Si deve, infine, ricordare che la Scrivente, nelle FAQ del 3 giugno 2014, già si era espressa sull’argomento, precisando nelle risposte alle FAQ n. 20 e 21 relative agli alloggi sociali e agli immobili posseduti dai soggetti appartenenti alle Forze armate che, data la sostanziale identità delle informazioni richieste ai fini del controllo dell’esatto adempimento relativo ai tributi in oggetto “La dichiarazione IMU vale anche ai fini TASI”.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, risoluzione n. 3/DF del 25 marzo 2015)

 

 

6) Web ticket: eliminate le code alle Entrate con la prenotazione telematica

Con la prenotazione on - line le Entrate eliminano le code. L’Agenzia delle Entrate, con il comunicato n. 51 del 25 marzo 2015, rende noto ai contribuenti che grazie al nuovo servizio di web ticket vi sarà la possibilità di prenotare il proprio biglietto - e selezionare il servizio desiderato dell'ufficio territoriale dell'ì’Agenzia - a partire dalle sei del mattino direttamente dal proprio pc, fino a esaurimento della disponibilità per la giornata.

Ogni web ticket può essere utilizzato esclusivamente nel corso della giornata in cui è richiesto e nell’orario indicato nella prenotazione. Tra il momento della prenotazione via Internet e l’erogazione effettiva del servizio è previsto un intervallo di tempo, cosi da permettere al contribuente di raggiungere l’ufficio.

Come funziona il servizio

Per utilizzare il servizio occorre connettersi all’home page del sito www.agenziaentrate.it e, all’interno della sezione Elimina code online, prenotare il proprio web ticket, selezionando la regione (o la città), l’ufficio e il servizio desiderato.

La procedura si completa con l’inserimento di alcuni dati personali per ricevere sulla propria posta elettronica un’email di conferma della prenotazione, con un link al web ticket numerato, da stampare e portare con sé alle Entrate. In ufficio, il contribuente potrà arrivare direttamente all’orario indicato dal webticket e sarà chiamato dal primo operatore libero.

Il comunicato

Fisco, con l’eliminacode la prenotazione viaggia online

Il Fisco elimina le code grazie al nuovo servizio di web ticket. Tutto pronto per “staccare” il biglietto eliminacode per prenotare un servizio in un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate direttamente dal proprio pc. Dopo il successo della sperimentazione avviata in alcuni uffici territoriali, il servizio si estende ora su scala nazionale.

In ufficio senza code, come funziona il servizio – Per utilizzare il servizio occorre connettersi all’home page del sito www.agenziaentrate.it (Contatti>Contatta l’Agenzia>Assistenza fiscale>Elimina code online) e, all’interno della sezione Elimina code online, prenotare il proprio web ticket, selezionando la regione (o la città), l’ufficio e il servizio desiderato. Occorre poi inserire e inviare alcuni dati personali per ricevere sulla propria posta elettronica un’email di conferma della prenotazione, con un link al web ticket numerato, da stampare e portare con sé alle Entrate. In ufficio, il contribuente potrà arrivare direttamente all’orario indicato dal webticket e sarà chiamato dal primo operatore libero.

Prenotazioni aperte dalle sei del mattino – I contribuenti hanno la possibilità di prenotare il proprio biglietto – e selezionare il servizio – a partire dalle sei del mattino, fino a esaurimento della disponibilità per la giornata. Ogni web ticket può essere utilizzato esclusivamente nel corso della giornata in cui è richiesto e nell’orario indicato nella prenotazione. Tra il momento della prenotazione via Internet e l’erogazione effettiva del servizio è previsto un intervallo di tempo, in modo da consentire al contribuente di raggiungere comodamente l’ufficio.

(Agenzia delle Entrate, comunicato n. 51 del 25 marzo 2015)

 

 

7) TFR in busta paga: arriva l’accordo quadro

L’iter di attuazione delle disposizioni della legge di stabilità in materia di erogazione in busta paga del trattamento di fine rapporto si è completato con l’accordo quadro tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Associazione Bancaria Italiana.

Grazie all’accordo quadro, le imprese con meno di 50 dipendenti che dovessero registrare problemi nei flussi finanziari necessari a far fronte al maggiore esborso mensile a seguito delle richieste di erogazione mensile dell’importo altrimenti destinato al trattamento di fine rapporto, potranno accedere a finanziamenti a tasso agevolato.

Le banche aderenti all’accordo quadro potranno erogare finanziamenti a tasso agevolato in virtù della garanzia pubblica.

(Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro, nota del 25 marzo 2015)

 

 

8) In vigore il decreto per l’attuazione del casellario dell’assistenza

E’ in vigore dal 25 marzo 2015 il decreto 206/2014 che disciplina l’attuazione presso l’INPS del Casellario dell’assistenza.

Il Casellario dell’assistenza è un’anagrafe generale delle prestazioni sociali che conterrà i dati forniti da Regioni, Province autonome, Comuni e altri enti erogatori.Il Casellario sarà articolato in tre sezioni:

- Banca dati delle prestazioni sociali agevolate, condizionate all’ISEE;

- Banca dati delle prestazioni sociali;

- Banca dati delle valutazioni multidimensionali, se l’erogazione della prestazione sociale prevede anche la presa in carico di prestazioni sociali da parte del servizio sociale professionale. Questa banca dati sarà organizzata in tre sezioni per tre distinte aree di utenza:

- infanzia, adolescenza e famiglie;

- disabilità e non autosufficienza;

- povertà, esclusione sociale e altre forme di disagio.

A breve, ottenute le previste autorizzazioni, partirà la prima sezione del Casellario, la Banca dati delle prestazioni sociali agevolate, collegate all’ISEE, già disciplinata dal D.M. 8 marzo 2013; è in corso di approvazione il decreto direttoriale INPS che definisce le modalità attuative dei flussi di informazioni sulle prestazioni sociali agevolate.

(Inps, nota del 25 marzo 2015)

 

 

9) Elenchi nominativi annuali dei lavoratori agricoli valevoli per l’anno 2014: modalità di pubblicazione degli elenchi annuali dei lavoratori agricoli

L’Inps, con il messaggio n. 2129 del 25 marzo 2015, illustra le modalità tecniche e procedurali concernenti le varie fasi dell’attività finalizzata alla pubblicazione degli elenchi in oggetto, che dovrà avvenire entro il 31 marzo 2015.

Al termine dell’elaborazione centralizzata, gli elenchi definitivi saranno visualizzabili, in ambiente intranet, dalle Sedi provinciali per l’effettuazione dei controlli di rito e per consentire ai Direttori di Sede, attraverso un’apposita funzione a loro esclusivamente attribuita (accessibile attraverso il seguente percorso: Processi > Soggetto Contribuente > Servizi per l’Agricoltura > Lavoratori > Visualizzazione e validazione elenchi lavoratori agricoli OTD), la validazione degli elenchi stessi con le modalità previste dalla procedura di cui al messaggio n. 3206 del 21/2/2013.

Al fine di consentire la pubblicazione telematica simultanea sul sito internet dell’Istituto degli elenchi di tutti i Comuni entro la data del 31 marzo 2015, l’operazione di validazione dovrà avvenire perentoriamente entro il termine del 27 marzo p.v.

Nel frontespizio di ogni elenco sarà riportato il nominativo del Direttore di Sede che ha provveduto alla validazione e, immediatamente sotto, l’indicazione “Firma autografa sostituita a mezzo stampa, ai sensi e per gli effetti dell’art.3, comma 2, del Decreto Legislativo n.39/1993”.

Si rammenta che, in mancanza di validazione da parte del Direttore di Sede, gli elenchi saranno pubblicati a firma del Direttore della Sede Regionale.

Gli elenchi in questione saranno pubblicati sul sito internet dell’INPS, all’indirizzo “www.inps.it”, con accesso libero e senza utilizzo del PIN (circolare n. 43 del 21 marzo 2012).

Sarà possibile accedere agli elenchi direttamente dalla “home page” del sito, dove è presente un apposito collegamento, “Pubblicazione elenchi lavoratori agricoli”, all’interno dello spazio “Avvisi e concorsi”.

Dalla data della loro pubblicazione sul sito internet dell’Istituto, gli elenchi saranno consultabili per quindici giorni consecutivi e la pubblicazione “on-line” avrà, a tutti gli effetti di legge, valore di notifica agli interessati.

Successivamente i dati presenti nella procedura ARLA-web saranno visibili, a livello di singola posizione assicurativa, come definitivi e perciò contraddistinti, nella colonna “Documento di provenienza”, con la lettera “P” avente significato di “dati provenienti dall’elenco principale annuale”.

Le variazioni, in base ai provvedimenti di riconoscimento/disconoscimento, di giornate intervenute successivamente alla pubblicazione confluiranno nei successivi elenchi di variazione.

(Inps, messaggio n. 2129 del 25 marzo 2015)

 

 

10) IMU/TASI: determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D

Il MEF, Dipartimento delle Finanze, ha pubblicato il 25 marzo 2015, sul proprio sito internet, il Decreto del 25 marzo 2015 per determinare il valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D.

Aggiornamento dei coefficienti per i fabbricati a valore contabile

Ai fini dell’applicazione dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI) dovuti per l’anno 2015, per la determinazione del valore dei fabbricati di cui all’articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, i coefficienti di aggiornamento sono stabiliti nelle seguenti misure:

per l’anno 2015 = 1,01

per l’anno 2014 = 1,01

per l’anno 2013 = 1,02

per l’anno 2012 = 1,04

per l’anno 2011 = 1,07

per l’anno 2010 = 1,09

per l’anno 2009 = 1,10

per l’anno 2008 = 1,14

per l’anno 2007 = 1,18

per l’anno 2006 = 1,21

per l’anno 2005 = 1,25

per l’anno 2004 = 1,32

per l’anno 2003 = 1,36

per l’anno 2002 = 1,41

per l’anno 2001 = 1,44

per l’anno 2000 = 1,49

per l’anno 1999 = 1,51

per l’anno 1998 = 1,54

per l’anno 1997 = 1,58

per l’anno 1996 = 1,63

per l’anno 1995 = 1,67

per l’anno 1994 = 1,73

per l’anno 1993 = 1,76

per l’anno 1992 = 1,78

per l’anno 1991 = 1,81

per l’anno 1990 = 1,90

per l’anno 1989 = 1,99

per l’anno 1988 = 2,07

per l’anno 1987= 2,25

per l’anno 1986 = 2,42

per l’anno 1985 = 2,59

per l’anno 1984 = 2,76

per l’anno 1983 = 2,94

per l’anno 1982 e anni precedenti =

Il suddetto decreto viene poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

 

Vincenzo D’Andò