Diario quotidiano del 23 marzo 2015: TFR in busta paga ecco come funziona

Pubblicato il 23 marzo 2015



Imu sui terreni: è Legge la nuova esenzione; parte in ritardo l’operazione Tfr in busta paga; scambi intracomunitari con accisa: l’Iva è dovuta nel paese di destinazione; Entrate: cambiate le istruzioni del modello di dichiarazione 730/2015; soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012: definite le misure percentuali del credito d’imposta spettante; adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita risultati delle Entrate nel 2014: 14,2 miliardi l’evasione recuperata; spesometro entro aprile 2015: nota delle Entrate; modello “Iva Tr”: rimborsi veloci e split payment; riforma terzo settore: Commercialisti, centrali rendicontazione e controlli

 

 Indice:

 1) Imu sui terreni: è Legge la nuova esenzione

 2) Parte in ritardo l’operazione Tfr in busta paga

 3) Scambi intracomunitari con accisa: l’Iva è dovuta nel paese di destinazione

 4) Entrate: cambiate le istruzioni del modello di dichiarazione 730/2015

 5) Soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012: definite le misure percentuali del credito d’imposta   spettante

 6) Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita

 7) Risultati delle Entrate nel 2014: 14,2 miliardi l’evasione recuperata

 8) Spesometro entro aprile 2015: nota delle Entrate

 9) Modello “Iva Tr”: rimborsi  veloci e split payment

 10) Riforma terzo settore: Commercialisti, centrali rendicontazione e controlli

 

 

1) Imu sui terreni: è Legge la nuova esenzione

Il Parlamento ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge di conversione del D.L. n. 4 del 24 gennaio 2015.

Niente sanzioni né interessi per chi versa l’imposta dovuta per il 2014 sui terreni agricoli ex montani entro il 31 marzo 2015.

Peraltro, il D.L. convertito in Legge prevede che, a decorrere dall’anno 2014, l’esenzione dall’IMU si applica, oltre che ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, ubicati nei comuni classificati come totalmente montani (come riportato dall’elenco dei comuni italiani predisposto dall’ISTAT) e quelli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali (IAP) di cui all’art. 1 del DLgs. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei comuni classificati come parzialmente montani (come riportato dallo stesso elenco dell’ISTAT), anche ai terreni agricoli, compresi quelli non coltivati, ubicati nei Comuni delle isole minori di cui all’allegato A della L. 28 dicembre 2001 n. 448.

Si tratta delle:

- Isole Tremiti: San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa;

- Pantelleria;

- Isole Pelagie: Lampedusa, Lampione, Linosa;

- Isole Egadi: Favignana, Levanzo, Marettimo, Formica, Ustica;

- Isole Eolie: Lipari, Vulcano, Alicudi, Filicudi, Stromboli, Panarea, Salina;

- Isole Suscitane: Sant’Antioco, San Pietro;

- Isole del Nord Sardegna: La Maddalena, Caprera, Santo Stefano, Spargi, Santa Maria, Budelli, Razzoli, Mortorio, Tavolara, Molara, Asinara;

- Isole Partenopee: Capri, Ischia, Procida, Nisida, Vivara;

- Isole Ponziane: Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene, Santo Stefano;

- Isole Toscane: Elba, Pianosa, Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri, Formiche di Grosseto, Capraia, Gorgona, Secche della Meloria;

- Isole del Mare Ligure: Arcipelago di Porto Venere: Palmaria, Tino, Tinetto.

Il comma 1-bis dell’art. 1 del DL 4/2015, introdotto in sede di conversione, inoltre, prevede che, a decorrere dall’anno 2015, per i terreni agricoli ubicati nei Comuni di cui all’allegato del D.L. convertito, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e IAP di cui all’art. 1 del DLgs. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola, si detraggono dall’imposta dovuta, fino a concorrenza del suo ammontare, 200 euro.

Possibile pagare entro il 31 marzo: I soggetti passivi tenuti al pagamento dell’IMU in base alle disposizioni contenute nel DM 28 novembre 2014 e nel D.L. n. 4/2015 dovevano versare l’imposta dovuta per l’anno 2014 in un’unica rata entro il 10 febbraio 2015.

Inoltre, la legge di conversione del DL n. 4/2015, all’art. 1 comma 5, ha introdotto una sorta di clausola di salvaguardia per cui non sono applicati sanzioni e interessi nel caso in cui l’IMU dovuta per l’anno 2014 venga versata entro il 31 marzo 2015.

 

 

2) Parte in ritardo l’operazione Tfr in busta paga

Parte in ritardo l’operazione Tfr in busta paga. A dare il via libera all’operazione monetizzazione del Tfr è il DPCM n. 29 del 20 febbraio 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2015 e che entrerà in vigore il 3 aprile.

Possono presentare istanza per la liquidazione mensile della Qu.I.R. (quota integrativa della retribuzione, cioè la quota mensile di Tfr) tutti i lavoratori dipendenti da datore di lavoro del settore privato, con rapporto di lavoro subordinato in essere da almeno 6 mesi, per i quali trova applicazione l’istituto del TFR, eccetto (art. 3, co. 1, DPCM n. 29/2015):a) i lavoratori dipendenti domestici;

b) i lavoratori dipendenti del settore agricolo;

c) i lavoratori dipendenti per i quali la legge ovvero il contratto collettivo nazionale di lavoro, anche mediante il rinvio alla contrattazione di secondo livello, prevede la corresponsione periodica del TFR ovvero l’accantonamento del TFR medesimo presso soggetti terzi;

d) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali;

e) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano iscritto nel registro delle imprese un accordo di ristrutturazione dei debiti;

f) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano iscritto presso il Registro delle imprese un piano di risanamento attestato;

g) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro per i quali siano stati autorizzati interventi di integrazione salariale straordinaria e in deroga, se in prosecuzione dell’integrazione straordinaria stessa, limitatamente ai lavoratori dipendenti in forza all’unità produttiva interessata dai predetti interventi;

h) i lavoratori dipendenti da datori di lavoro che abbiano sottoscritto un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.L’opzione in parola (art. 3, co. 1, DPCM n. 29/2015) può essere esercitata anche in caso di conferimento, sulla base di modalità esplicite ovvero tacite, del TFR maturando alle forme pensionistiche complementari di cui al Decreto Legislativo 5 dicembre 2005, n. 252. In tal caso, nel corso del periodo di durata della predetta opzione, la partecipazione del lavoratore dipendente alla forma pensionistica complementare prosegue senza soluzione di continuità sulla base della posizione individuale maturata nell’ambito della forma pensionistica medesima nonché della eventuale contribuzione a suo carico e/o a carico del datore di lavoro.

Il lavoratore dipendente è tenuto a notificare al datore di lavoro l’eventuale disposizione del TFR a garanzia di contratti di finanziamento; detta disposizione preclude l’esercizio della liquidazione della Qu.I.R. fino alla notifica da parte del mutuante della estinzione del credito oggetto del contratto di finanziamento.La liquidazione della Qu.I.R. è interrotta al verificarsi di una delle condizioni previste alle citate lettere e), f), g) ed h), a partire dal periodo di paga successivo a quello di insorgenza delle predette condizioni e per l’intero periodo di sussistenza delle medesime ovvero, per le condizioni previste alla suddetta lettera d), a partire dalle decorrenze previste (art. 7, co. 5, DPCM n. 29/2015).Ai fini dell’imposta sui redditi di lavoro dipendente, la Qu.I.R. è assoggettata a tassazione ordinaria e non è imponibile ai fini previdenziali. Per l’applicazione della tassazione separata (art. 19 del TUIR), la Qu.I.R. non è considerata ai fini della determinazione della aliquota di imposta per la tassazione del TFR.Ai soli fini della verifica dei limiti di reddito complessivo di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del TUIR, non si tiene conto della Qu.I.R (art. 4, DPCM n. 29/2015).

I lavoratori interessati possono richiedere al datore di lavoro la liquidazione mensile della Qu.I.R. attraverso la presentazione di apposita istanza di accesso debitamente compilata e validamente sottoscritta (art. 5, DPCM n. 29/2015).Accertato, da parte del datore di lavoro, il possesso dei requisiti previsti, la manifestazione di volontà esercitata dal lavoratore dipendente è efficace e l’erogazione della Qu.I.R. è operativa a partire dal mese successivo a quello di formalizzazione della istanza sino al periodo di paga che scade il 30 giugno 2018 ovvero, a quello in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro, se antecedente. Nel corso del predetto periodo, la manifestazione di volontà esercitata è irrevocabile.

A partire dal periodo di paga decorrente dal mese successivo a quello di presentazione della domanda, il datore di lavoro è tenuto ad operare la liquidazione mensile della Qu.I.R., al lavoratore dipendente, sulla base delle modalità in uso ai fini dell’erogazione della retribuzione corrisposta in dipendenza del rapporto di lavoro. In relazione ai lavoratori dipendenti per i quali si procede alla liquidazione mensile della Qu.I.R., non operano gli obblighi di versamento del TFR alle forme pensionistiche complementari di cui al Decreto Legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e al Fondo di tesoreria INPS.Gli stessi datori di lavoro, che, allo scopo di acquisire la provvista finanziaria necessaria per operare la liquidazione della Qu.I.R. come parte integrante della retribuzione nei confronti dei lavoratori dipendenti che esercitano detta opzione, accedono al finanziamento assistito da garanzia, effettuano le operazioni di liquidazione mensile della Qu.I.R. a partire dal terzo mese successivo a quello di efficacia dell’istanza in questione.

Allo scopo di finanziare la liquidazione mensile della Qu.I.R. ai lavoratori dipendenti che ne abbiano fatto richiesta, i datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze meno di 50 addetti e che non sono tenuti al versamento del TFR al Fondo di tesoreria INPS possono accedere al finanziamento assistito da garanzia rilasciata dal Fondo di garanzia e da garanzia dello Stato di ultima istanza (art. 6, DPCM n. 29/2015).

Ai finanziamenti non possono essere applicati tassi, comprensivi di ogni eventuale onere, superiori al tasso di rivalutazione delle quote di TFR di cui all’articolo 2120 del codice civile tempo per tempo vigente, periodicamente aggiornato dall’INPS e reso noto mediante le apposite procedure telematiche.

Per accedera al credito, i datori di lavoro richiedono telematicamente all’INPS la certificazione delle informazioni necessarie per l’attivazione del menzionato finanziamento assistito da garanzia. L’Istituto di previdenza rilascia l’attestazione dei requisiti aziendali, riferiti alla specifica posizione contributiva, entro 30 giorni dalla richiesta. La certificazione rilasciata dall’INPS può essere utilizzata per l’accensione del finanziamento, assistito da garanzia, presso un unico intermediario aderente.

Sulla base delle sole informazioni contenute nella predetta certificazione dell’INPS, senza alcuna valutazione di merito, il datore di lavoro e l’intermediario aderente stipulano, nel rispetto dei criteri e delle condizioni fissati nell’Accordo quadro, il relativo contratto di finanziamento assistito da garanzia che deve prevedere, nei termini e nei modi previsti dalla legge (art. 46 del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385), la costituzione del privilegio speciale sui beni mobili. L’intermediario aderente comunica all’INPS l’avvenuta concessione del finanziamento. La misura del finanziamento non può eccedere l’importo della Qu.I.R. certificato dall’INPS mensilmente.

L’INPS rende disponibile, ogni mese, entro 60 giorni decorrenti dal primo giorno del mese successivo a quello di competenza, al datore di lavoro e all’intermediario aderente che ha concesso il finanziamento, la certificazione della misura della Qu.I.R. da finanziare come risultante dalle denunce contributive del datore di lavoro. In assenza di denunce contributive il finanziamento è sospeso.

Gli intermediari aderenti provvedono all’erogazione mensile dei finanziamenti nella misura indicata dalle menzionate certificazioni INPS.

Il datore di lavoro che opta per l’accesso al finanziamento assistito da garanzia, è tenuto a rivolgersi ad un unico intermediario aderente anche nel caso in cui il finanziamento assistito da garanzia è esteso per effetto di successive richieste di liquidazione della Qu.I.R.

Il rimborso del finanziamento assistito da garanzia è fissato al 30 ottobre 2018, sulla base delle modalità e dei criteri stabiliti nell’ambito dell’Accordo quadro (art. 7, DPCM n. 29/2015).

In tutti i casi di risoluzione del rapporto di lavoro intervenuti durante la vigenza del finanziamento assistito da garanzia, il datore di lavoro mutuatario è tenuto al rimborso del finanziamento assistito da garanzia già fruito, con scadenza di pagamento entro la fine del mese successivo a quello di risoluzione del rapporto di lavoro medesimo, relativamente all’importo oggetto della liquidazione mensile della Qu.I.R. del lavoratore interessato, comprensivo degli oneri a servizio del prestito, senza pregiudizio alcuno della erogazione della Qu.I.R. al lavoratore.

Laddove sia accertato che il finanziamento sia stato utilizzato, anche parzialmente, per finalità diverse dalla liquidazione mensile della Qu.I.R, fatta salva la configurazione di fattispecie penalmente rilevanti a carico del datore di lavoro, l’erogazione del predetto finanziamento è interrotta e il datore di lavoro mutuatario è tenuto al rimborso immediato della parte di finanziamento già fruita e degli interessi.

In particolare, l’interruzione dell’erogazione del finanziamento assistito da garanzia ha luogo al verificarsi dei seguenti eventi:

a) avvio della procedura di fallimento del datore di lavoro, a far data dalla iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel Registro delle imprese;

b) avvio della procedura di concordato preventivo, a far data dall’iscrizione del decreto di ammissione alla procedura nel Registro delle imprese;

c) avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa, a far data dalla pubblicazione del provvedimento, adottato dall’Autorità competente nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ai sensi dell’articolo 197 della legge fallimentare;d) avvio della procedura di amministrazione straordinaria, a far data dall’iscrizione nel Registro delle imprese della sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza.

In relazione ai periodi di paga decorrenti dal 1° marzo 2015 al 30 giugno 2018, ai datori di lavoro si applicano le misure compensative, relativamente alle quote maturande di TFR corrisposte ai lavoratori che hanno richiesto la liquidazione della Qu.I.R. (art. 8, DPCM n. 29/2015).

Il Fondo di garanzia per l’accesso ai finanziamenti di cui all’articolo 1, comma 30, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190, istituito presso l’INPS interviene a copertura del rischio di credito dei finanziamenti concessi ed erogati dagli intermediari aderenti, al solo scopo della liquidazione della Qu.I.R ai lavoratori dipendenti beneficiari. Il medesimo Fondo costituisce patrimonio autonomo e separato e opera nei limiti delle risorse disponibili e fino ad esaurimento delle stesse. La garanzia del Fondo è a prima richiesta, esplicita, incondizionata e irrevocabile. La garanzia del Fondo copre l’ammontare totale di ciascun finanziamento concesso dagli intermediari aderenti, garantendo l’esposizione creditizia, comprensiva di capitali e interessi, nei limiti dell’importo effettivo erogato al datore di lavoro ai fini della liquidazione della Qu.I.R. ai lavoratori dipendenti beneficiari e degli oneri complessivi applicati al medesimo finanziamento (art. 9, DPCM n. 29/2015).

L’intermediario aderente, alla maturazione delle condizioni per il diritto alla restituzione del finanziamento assistito da garanzia, notifica al datore di lavoro la richiesta di rimborso della somma erogata, al netto dell’importo eventualmente già restituito, con distinta evidenza della quota capitale e della quota a servizio del prestito, comprensiva degli interessi e di ogni altro onere, secondo modalità e tempistiche definite nell’Accordo quadro su indicazione dell’INPS (art. 10, DPCM n. 29/2015).

La predetta comunicazione evidenzia che, in caso di mancato adempimento nel termine di trenta giorni dall’avvenuta notifica, il Fondo di garanzia è surrogato di diritto all’intermediario aderente nel privilegio di cui all’articolo 46 del Decreto Legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e l’INPS è legittimato ad operare la riscossione del credito non restituito avvalendosi della formazione dell’avviso di addebito con titolo esecutivo di cui all’articolo 30 del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, e di ogni altro strumento di riscossione previsto dalle disposizioni di legge.

L’intermediario aderente, accertato il mancato rimborso, ancorché in forma parziale, del finanziamento, decorsi infruttuosamente 30 giorni dalla data dell’inadempimento, notifica all’INPS la richiesta di intervento del Fondo di garanzia, secondo l’apposita modulistica predisposta dall’INPS, corredata dei seguenti elementi informativi:

a) copia del contratto di finanziamento nel quale siano indicati i beni oggetto del privilegio;

b) copia della richiesta di rimborso, corredata degli estremi comprovanti l’avvenuta notifica;

c) attestazione dei flussi finanziari afferenti al contratto di finanziamento, con evidenza della quota capitale e della quota a servizio del prestito.

L’intermediario aderente, al verificarsi degli eventi di cui all’articolo 7, comma 5, del DPCM n. 29/2015, avvia le procedure di recupero del credito mediante deposito dell’istanza di ammissione allo stato passivo o atto equivalente.

Entro i successivi sessanta giorni notifica all’INPS la richiesta di intervento del Fondo di garanzia, secondo l’apposita modulistica predisposta dall’INPS, corredata almeno dei seguenti elementi informativi:

a) copia del contratto di finanziamento nel quale siano indicati i beni oggetto del privilegio;

b) copia della documentazione comprovante l’avvio delle procedure di recupero;c) attestazione dei flussi finanziari afferenti al contratto di finanziamento, con evidenza della quota capitale e della quota al servizio del prestito.

Entro 60 giorni dalla presentazione della richiesta, l’INPS perfeziona il pagamento, all’intermediario aderente, del finanziamento assistito da garanzia non rimborsato dal datore di lavoro nei limiti di importo previsti.Nel caso non risulti completa la documentazione, il suddetto termine è sospeso fino alla data di ricezione della documentazione mancante. La garanzia del Fondo decade qualora la documentazione non pervenga all’INPS entro il termine di 90 giorni dalla data della richiesta della documentazione mancante.

Fatte salve le ulteriori ipotesi previste o desumibili dalla normativa di riferimento, la garanzia del Fondo è inefficace qualora risulti che sia stata concessa sulla base di dati, notizie o dichiarazioni mendaci, inesatte o reticenti, se quantitativamente e qualitativamente rilevanti ai fini dell’ammissibilità all’intervento del Fondo, laddove risulti che tale non veridicità di dati, notizie o dichiarazioni era nota all’intermediario aderente all’iniziativa.L’INPS rilevata la circostanza che potrebbe dar luogo alla inefficacia della garanzia o alla decadenza ai sensi del DPCM n. 29/2015 in parola, comunica agli intermediari aderenti entro il termine di trenta giorni l’avvio del relativo procedimento (art. 13, DPCM n. 29/2015).

Allo scopo di favorire il flusso delle informazioni connesse all’applicazione delle disposizione contenute nel cit. DPCM, i datori di lavoro integrano le denunce contributive sulla base delle istruzioni rese note dall’INPS.L’Istituto di previdenza provvede altresì alla predisposizione di istruzioni operative volte a definire gli aspetti tecnici e procedurali per l’accesso agli interventi del Fondo di garanzia (art. 15, DPCM n. 29/2015).

 

 

3) Scambi intracomunitari con accisa: l’Iva è dovuta nel paese di destinazione

Niente eccezioni sugli scambi intracomunitari di beni soggetti ad accisa: se il prodotto è trasportato da o per conto del fornitore, l’Iva è dovuta nel paese membro di destinazione. Questo trattamento si basa su una regola vincolante dettata dalla direttiva Iva, che non può essere modificata dagli stati membri.

E’ questa la risposta, in sintesi, che il Ministero dell’economia ha fornito il 19 marzo 2015, in commissione finanze della camera, ad un question time nel quale si rappresentava che le vigenti disposizioni contenute nell’art. 41 del dl n. 331/93, come interpretate dall’Agenzia delle entrate, sono causa di forti penalizzazioni per le aziende produttrici di vini e bevande alcoliche che effettuano attività di vendita on line verso privati consumatori comunitari. Nella risposta viene anzitutto puntualizzato come l’interpretazione delle disposizioni Iva riguardanti le c.d. “vendite a distanza” di beni soggetti ad accisa, adottata dall’agenzia delle entrate in occasione di una consulenza giuridica, sia conforme alle disposizioni contenute negli articoli 33 e 34 della direttiva Iva (2006/112/CE). Il regime delle cessioni intracomunitarie di beni soggetti ad accisa, trasportati dal fornitore o per suo conto, prevede l’applicazione dell’imposta nel paese di destinazione indipendentemente dal volume delle vendite; per i prodotti soggetti ad accisa, infatti, non opera la disposizione che consente, entro una determinata soglia monetaria, la tassazione nel paese di origine. In base alle disposizioni dell’Ue, sottolinea quindi il governo, non è possibile addivenire ad un’interpretazione diversa da quella palesata dall’agenzia, né è possibile modificare in via normativa la disciplina delle operazioni in esame, in quanto le pertinenti disposizioni della direttiva sono cogenti e non consentono margini di discrezionalità. Peraltro, si osserva conclusivamente, le disposizioni comunitarie che prevedono, in alcune ipotesi, la tassazione nel paese di origine sono causa di distorsione della concorrenza e della neutralità fiscale, ragion per cui da taluni sono state avanzate proposte di revisione che vanno in una direzione diametralmente opposta a quella auspicata dall’interpellante.

 

 

4) Entrate: cambiate le istruzioni del modello di dichiarazione 730/2015

L’Agenzia delle entrate, con il provvedimento n. 39957 del 20 marzo 2015, ha modificato le istruzioni del modello di dichiarazione 730/2015, approvato con provvedimento del 15 gennaio 2015.

Con il suddetto provvedimento sono state approvate alcune modifiche alle istruzioni al modello di dichiarazione “730/2015”.

Le modifiche servono per adeguare le istruzioni ad alcune disposizioni normative intervenute dopo l’approvazione del 15 gennaio 2015 nonché per correggere alcuni errori materiali riscontrati successivamente alla pubblicazione del predetto modello di dichiarazione sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate.

Imu terreni agricoli

Il Decreto legge n. 4/2015 del 24 gennaio 2015 ha introdotto ulteriori criteri per l’esenzione.

Due per mille ai partiti politici

Per quanto concerne la facoltà di ogni contribuente di destinare a un partito politico il 2‰ della propria Irpef, il 17 marzo l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione 27/E, con la lista dei possibili beneficiari predisposta dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici (vedi “Due per mille ai partiti politici: gli ammessi al beneficio 2015”). L’elenco dei partiti (ciascuno contraddistinto da un codice) è stato inserito nelle istruzioni del modello 730/2015.

Altre modifiche

Nell’ambito del restyling, in evidenza la precisazione in merito all’agevolazione introdotta, dal 2014, a favore di chi acquista o costruisce immobili abitativi concedendoli in locazione entro sei mesi. A pagina 51, infatti, si legge che “Ulteriori modalità attuative della presente agevolazione saranno definite con decreto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del ministero dell’Economia e delle finanze”.

Degna di nota, infine, l’aggiunta inserita nel paragrafo dedicato all’addizionale regionale per il Lazio: il limite di 50mila euro che consente a chi ha tre figli a carico di fruire dell’aliquota agevolata dell’1,73% va incrementato di 5mila euro per ogni figlio a carico oltre il terzo.

 

 

5) Soggetti danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012: definite le misure percentuali del credito d’imposta spettante

Dal 21 marzo 2015 le imprese ed i lavoratori autonomi danneggiati dal sisma del 20 e 29 maggio 2012 possono utilizzare in compensazione, tramite il modello F24, il credito d’imposta richiesto nel 2014. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 39951 del 20 marzo 2015, infatti, rende note le misure percentuali del credito spettante.

Per i costi sostenuti nel 2012, il credito riconosciuto è pari al 100% dell’importo richiesto. Per quelli sostenuti nel 2013, invece, il credito spetta nella misura del 65,0934%.

Per compensare il credito d’imposta, il modello di pagamento F24 deve essere presentato esclusivamente attraverso i canali telematici dell’Agenzia, Entratel e Fisconline.

Infine, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 30/E del 20 marzo 2015, ha istituito il seguente codice tributo da utilizzare nel Modello F24: “6843”.

 

 

6) Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita

Dal 1° gennaio 2016 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi alla speranza di vita. Lo precisa l’Inps, con il messaggio n. 63 del 20 marzo 2015.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2014, in attuazione di quanto disposto dall’articolo 12, comma 12 bis, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è stato pubblicato il Decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 16 dicembre 2014, recante disposizioni in materia di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita.

In particolare, il predetto decreto direttoriale ha disposto che: “A decorrere dal 1° gennaio 2016, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all'art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, sono ulteriormente incrementati di 4 mesi e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n.243, e successive modificazioni, sono ulteriormente incrementati di 0,3 unità”.

Ciò posto, fermo restando l’adeguamento alla speranza di vita già applicato dal 1° gennaio 2013 (vedi circolari nn. 35, 36 e 37 del 2012 e punto 3.2 del messaggio n. 20600 del 13.12.2012) in virtù del decreto ministeriale del 6 dicembre 2011 (incremento di 3 mesi e di 0,3 unità dei valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva), in attuazione di quanto disposto dal decreto ministeriale del 16 dicembre 2014, a decorrere dal 1° gennaio 2016, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici ivi richiamati sono ulteriormente incrementati di 4 mesi e, i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni - per coloro che perfezionano il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote”- sono ulteriormente incrementati di 0,3 unità.

Requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi alla speranza di vita

Si riportano di seguito, in sintesi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. quote, adeguati agli incrementi alla speranza di vita previsti dal decreto ministeriale del 16 dicembre 2014. Resta salva l’applicazione dell’adeguamento in parola anche in tutti gli altri casi previsti dalla legge.

Pensione di vecchiaia (art. 24, commi 6 e 7, legge n. 214 del 2011) - requisito anagrafico

a) Lavoratrici iscritte all'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed alle forme sostitutive della medesima:

Anno

Età   pensionabile

Anno   2016

65   anni e 7 mesi

Anno   2017

65   anni e 7 mesi

Anno   2018

66   anni e 7 mesi

Dall’anno   2019

66   anni e 7 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

b) Lavoratrici iscritte alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335:

Anno

Età   pensionabile

Anno   2016

66   anni e 1 mese

Anno   2017

66   anni e 1 mese

Anno   2018

66   anni e 7 mesi

Dall’anno   2019

66   anni e 7 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

c) Lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e lavoratrici dipendenti iscritte alle forme esclusive dell'A.G.O. di cui all’art 22-ter, comma 1, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78 e successive modificazioni e integrazioni:

Anno

Età   pensionabile

Anno   2016

66   anni e 7 mesi

Anno   2017

66   anni e 7 mesi

Anno   2018

66   anni e 7 mesi

Dall’anno   2019

66   anni e 7 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

d) Lavoratori iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335:

Anno

Età   pensionabile

Anno   2016

66   anni e 7 mesi

Anno   2017

66   anni e 7 mesi

Anno   2018

66   anni e 7 mesi

Dall’anno   2019

66   anni e 7 mesi*

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita previsto dal decreto ministeriale in parola deve altresì applicarsi al requisito anagrafico previsto dall’art. 24, comma 7, della legge n. 214 del 2011 (per la pensione di vecchiaia con una anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni) che, dal 1° gennaio 2016, è di 70 anni e 7 mesi. In attuazione dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 1° gennaio 2019 il requisito in questione potrà subire ulteriori incrementi.

Pensione anticipata (art. 24, commi 10 e 11, legge n. 214 del 2011) – requisito contributivo

Anno

Uomini

Donne

Dal   2016 al 2018

42   anni e 10 mesi

(pari   a 2.227 settimane)

41   anni e 10 mesi

(pari   a 2.175 settimane)

Dal   2019 al 2020

42   anni e 10 mesi*

(pari   a 2.227 settimane)

41   anni e 10 mesi*

(pari   a 2.175 settimane)

*Requisito da adeguare alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita, previsto dal decreto ministeriale in parola, deve altresì applicarsi al requisito anagrafico previsto dall’art. 24, comma 11, della legge n. 214 del 2011 (per l’accesso a pensione anticipata con almeno venti anni di contribuzione effettiva e con il requisito del c.d. importo soglia mensile) che, dal 1° gennaio 2016, è di 63 anni e 7 mesi. In attuazione dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal 1° gennaio 2019 il requisito in questione potrà subire ulteriori incrementi.

Pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote”.

Come accennato in premessa, il decreto ministeriale del 16 dicembre 2014 ha stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, sono ulteriormente incrementati di 0,3 unità.

Ciò posto, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, i soggetti per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni in materia di requisiti per il diritto a pensione con il sistema delle c.d. quote, possono conseguire tale diritto ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti pubblici e privati, di un’età anagrafica minima di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6, e, se lavoratori autonomi iscritti all’Inps, di un’età anagrafica minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6.

Per ciò che concerne le istruzioni relative alle modalità di calcolo della quota, si rinvia a quanto illustrato al punto 3.2 del messaggio n. 020600 del 13.12.2012 ed al punto 3 della circolare n. 60 del 2008 per le parti compatibili.

Si propongono qui di seguito alcuni esempi riguardanti lavoratori dipendenti.

Esempio 1

Verifica dell’età al 31 ottobre 2016 per un lavoratore nato il 20 marzo 1955:

l’età del lavoratore è di 61 anni e 225 giorni pari a (61+225/365)=61,616 anni

Al 31 ottobre 2016 ha un’anzianità contributiva di 1825 settimane pari a 1825/52 = 35,096 anni

La somma tra età e anzianità contributiva alla data del 31 ottobre 2016 è pari a 61,616 + 35,096 = 96,712

Il lavoratore ha quindi raggiunto il diritto a pensione avendo superato quota 97,6 ed essendo in possesso dei requisiti minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contribuzione.

Esempio 2: iscritti ai Fondi esclusivi dell’AGO

Verifica dell’età al 1° dicembre 2016 per un lavoratore nato il 20 marzo 1955:

l’età del lavoratore è di 61 anni e 256 giorni pari a(61+256/365)=61,701 anni.

Al 1° dicembre 2016 ha un’anzianità contributiva di 35 anni, 10 mesi e 24 giorni.

L’anzianità è quindi di 35 anni e 324 giorni pari a (35 + 324/360) = 35,900.

La somma tra età e anzianità contributiva alla data del 1° dicembre 2016 è pari a 61,701 + 35,900 = 97,601.

Il lavoratore ha quindi raggiunto il diritto a pensione avendo superato quota 97,6 ed essendo in possesso dei requisiti minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contribuzione.

Incrementi alla speranza di vita dei requisiti per l’accesso al pensionamento del personale appartenente al comparto sicurezza, difesa e pronto soccorso.

L’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, di cui al decreto in esame, trova applicazione anche nei confronti del personale appartenente al Comparto Sicurezza, Difesa e Pronto soccorso ovvero del personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo Forestale dello Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Pertanto a decorrere dal 1° gennaio 2016 l’ulteriore incremento della speranza di vita, pari a 4 mesi si applica ai requisiti anagrafici e, qualora l’accesso al pensionamento avvenga a prescindere dall’età, a quello contributivo previsto per il trattamento pensionistico.

Di seguito sono specificati i nuovi requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2016.

Pensione di vecchiaia (art. 2 del decreto legislativo n. 165/1997)

Per effetto dei nuovi incrementi alla speranza di vita, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018, i limiti di età previsti in relazione alla qualifica o grado di appartenenza devono essere incrementati di 7 mesi rispetto al limite ordinamentale.

Resta in ogni caso fermo il regime delle decorrenze introdotto dall’art. 12, commi 1 e 2 della legge n. 122/2010 (c.d. finestra mobile) e le indicazioni fornite con il messaggio n. 545 del 10 gennaio 2013.

Pensione di anzianità (art. 6 del decreto legislativo n. 165/1997)

A decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2018 l’accesso al pensionamento anticipato, fermo restando il regime delle decorrenze previsto dall’art. 12, comma 2 della legge n. 122/2010, avviene con i seguenti requisiti:

1) raggiungimento di un’anzianità contributiva di 40 anni e 7 mesi, indipendentemente dall’età;

2) raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione che essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011, ed in presenza di un’età anagrafica di almeno 53 anni e 7 mesi;

3) raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età anagrafica di almeno 57 anni e 7 mesi.

Nel caso di accesso alla pensione con il requisito di cui al punto 1) continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui all’art. 18, comma 22 ter del decreto legge n. 98/2011, convertito in legge 15 luglio 2011, n.111 (ulteriore posticipo di tre mesi rispetto ai dodici mesi di finestra mobile).

Per tutte le fattispecie di accesso al pensionamento di cui al presente paragrafo 3, si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2019 i requisiti sopra riportati dovranno essere adeguati alla speranza di vita ai sensi dell’art. 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

 

 

7) Risultati delle Entrate nel 2014: 14,2 miliardi l’evasione recuperata

Digitalizzazione e semplificazione degli adempimenti, collaborazione con il cittadino, rimborsi più veloci e risposte che non si fanno attendere. Come sta cambiando il Fisco. Bilancio più che positivo per l’Agenzia delle Entrate nel 2014. L’attività di contrasto all’evasione ha infatti portato al recupero record di 14,2 miliardi di euro, oltre un miliardo in più rispetto al 2013 (+8%), il miglior traguardo raggiunto fino a oggi.

Bene anche le attività dell’Amministrazione finanziaria sul fronte dei servizi resi ai contribuenti: l’erogazione dei rimborsi ha subito una significativa accelerazione, con la restituzione di oltre 13 miliardi a più di tre milioni di contribuenti, e i servizi on line sono stati potenziati, con una buona percentuale di documenti che viaggia ormai in Rete, abbattendo tempi e costi.

Quasi dimezzati i ricorsi che, grazie all’istituto della mediazione, scendono dai 171mila del 2011 ai 90mila del 2014.

Sono solo alcuni dei risultati presentati il 20 marzo 2015 dall’Agenzia delle Entrate nel corso di una conferenza a cui hanno preso parte il direttore, Rossella Orlandi, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, e il vice ministro, Luigi Casero.

Tutti i numeri delle Entrate: l’Agenzia al servizio del cittadino: Sono stati oltre 12 milioni i cittadini che hanno ricevuto servizi e assistenza da parte dell’Agenzia, 9,6 presso gli uffici dislocati sul territorio e circa 2,4 milioni telefonicamente. Gli utenti Fisconline ed Entratel hanno raggiunto quota 2,7 milioni di utenti, per un totale di quasi 18 milioni di accessi all’anno al cassetto fiscale.

Il canale di assistenza Civis, dedicato alle comunicazioni di irregolarità, ha gestito 708mila richieste, quasi tutte evase in soli 3 giorni. Ma segnali positivi riguardano anche la registrazione dei contratti di locazione effettuati on line: nel 2014 sono stati oltre 800mila, il 44% del totale, in aumento del 38% rispetto al 2013.

I modelli di pagamento F24 gestiti nel 2014 sono stati più di 233 milioni, per un controvalore di circa 570 miliardi di euro, mentre le dichiarazioni presentate tramite i servizi telematici sono state 44,8 milioni.

Positiva anche l’assistenza dell’Agenzia ai contribuenti sul fronte dell’interpretazione normativa. Gli interpelli ricevuti sono stati 18.358 e 603 le richieste di consulenza giuridica. L’Agenzia ha risposto a tutti in tempi quasi sempre inferiori a quelli previsti dalla legge.

Le tessere sanitarie distribuite nel 2014 hanno superato quota 10 milioni, quasi tutte nel formato “Carta nazionale dei servizi”, un formato che permette di accedere ai servizi in Rete offerti dalle pubbliche amministrazioni.

Infine, nel settore del contenzioso calano i ricorsi, quasi dimezzati rispetto al 2011, anno in cui è stato introdotto l’istituto della mediazione tributaria.

I dati sul recupero dell’evasione

Il contrasto all’evasione segna un altro risultato record: l’Agenzia incassa 14,2 miliardi di euro, l’8% in più rispetto allo scorso anno, quando il recupero era stato di 13,1 miliardi, registrando la somma più alta incassata in seguito all’attività di controllo. Nonostante il calo degli accertamenti, diminuiti del 4,4% rispetto all’anno precedente, la maggiore imposta accertata ha registrato un balzo in avanti di quasi 6 punti percentuali, grazie a un’accurata selezione delle situazioni economiche con un più alto rischio di evasione.

Dei 14,2 miliardi riscossi, 8,1 sono frutto dell’attività di controllo sostanziale: di questi ultimi, il 37% deriva da adesione, il 20% da acquiescenza, il 5% da conciliazione giudiziale e mediazione tributaria, il 13% da altre tipologie di atti e il 25% da riscossioni coattive e accertamenti esecutivi.

Le entrate da attività di controllo provengono per il 26% da grandi contribuenti, cioè da quelli con volume d’affari superiore a 100 milioni di euro, per il 22% dalle imprese di medie dimensioni, per il 21% da quelle di piccole dimensioni e dagli autonomi, per il 21% dalle persone fisiche e per il restante 10% dal Registro.

Rimborsi più veloci

Ammonta a 13 miliardi di euro la somma dei rimborsi che l’Amministrazione finanziaria ha complessivamente erogato nel 2014. In particolare, sono stati corrisposti 8,5 miliardi di rimborsi Iva, mentre quelli relativi alle imposte dirette sono stati 3 miliardi.

“In tutto, hanno beneficiato di questa iniezione di liquidità circa 3 milioni di contribuenti” ha dichiarato il direttore Rossella Orlandi, “una platea ampia, cui abbiamo voluto dare una risposta decisa, consapevoli del contesto di crisi economica che stiamo attraversando. Inoltre, l’Agenzia ha erogato in pochi mesi 585mila rimborsi, per un importo di 430 milioni di euro, ai contribuenti che hanno perso il posto di lavoro”.

Il catasto è sempre più digitale

A oggi, oltre l’80% delle formalità vengono gestite completamente on line e anche gli atti di aggiornamento viaggiano in rete: le unità immobiliari classate e inserite in atti tramite i servizi online sono state nel 2014 il 71% del totale, mentre gli atti di aggiornamento geometrico online hanno superato il 76%.

Più facile investire in Italia con la fatturazione elettronica

A nove mesi dall’introduzione della fatturazione elettronica le fatture emesse dalla Pubblica Amministrazione centrale sono state 2,7 milioni. Si tratta di un’innovazione nata per velocizzare i pagamenti e rendere finalmente possibile una vera modernizzazione delle nostre imprese che, a regime, porterà alcuni miliardi di risparmi per la collettività.

Per il governo del Paese, fondamentale l’attività dell’Agenzia

Riconoscimento e sostegno, dai rappresentanti del governo intervenuti all’incontro, al lavoro difficile e complesso svolto dai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate.

La globalizzazione e l’evoluzione dell’economia e della finanza ha trovato, infatti, una struttura pronta alle esigenze di modernizzazione del sistema. In particolare, il vice ministro Luigi Casero, ha ringraziato per la capacità di affiancamento e sostegno allo Stato da parte dell’Agenzia, per la realizzazione di un fisco diverso, collaborativo con il contribuente, “L’obiettivo del governo è quello di cambiare il rapporto tra fisco e cittadino” ha dichiarato Casero, puntando su quattro grandi pilastri: un fisco più semplice, più certo, più digitale e con una pressione fiscale più bassa grazie anche a un’efficace azione di contrasto all’evasione.

Sulla stessa linea anche le conclusioni del ministro Padoan, il quale, commentando i segnali positivi di ripresa, ha dichiarato che per uscire dalla difficile congiuntura economica, è basilare l’attività dell’Amministrazione finanziaria, perché le misure e le riforme introdotte dagli organi legislativi e dal governo rimangono inefficaci se non si concretizzano attraverso il lavoro dell’Agenzia, “pezzo fondante della strategia economica del Paese”. Grazie ai miglioramenti raggiunti, inoltre, sul piano della semplificazione e digitalizzazione, continua il ministro, “sarà più facile investire in Italia e ci saranno risultati concreti anche in termini di crescita e di lavoro”.

Anche i segnali di fiducia dei mercati e delle istituzioni internazionali già registrati nei confronti dell’Italia sono, in parte, per Padoan, merito delle misure messe in atto dalle Entrate.

 

 

8) Spesometro entro aprile 2015: nota delle Entrate

L’Agenzia delle entrate, con una nota, ricorsa che la scadenza dello spesometro è prevista il prossimo 10 aprile per i contribuenti mensili e il 20 aprile per i trimestrali.

L’art. 21 del D.L. 78/2010 (poi modificato dall’articolo 2 comma 6 del D.L. 16/2012) ha introdotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle entrate le operazioni rilevanti ai fini Iva (“spesometro”).

Per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2012 la comunicazione viene prevista per tutte le operazioni fatturate, con il solo limite di 3.600 per le operazioni per le quali non c’è obbligo di emissione della fattura.

Il provvedimento del direttore del 2 agosto 2013 ha poi definito le modalità tecniche e i termini relativi alla comunicazione delle operazioni rilevanti effettuate, in questo caso, nel 2014.

Operazioni da comunicare

L’obbligo di comunicazione riguarda:

- le cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali c’è obbligo di emissione della fattura, a prescindere dall’importo;

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali non c’è l’obbligo di emissione della fattura, se l’importo unitario dell’operazione è pari o superiore a 3.600 euro al lordo dell'Iva.

Sono esonerati i contribuenti che si avvalgono del regime dei nuovi minimi (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98).

L’emissione della fattura, in sostituzione di altri documenti fiscali, determina, comunque, l’obbligo di comunicazione dell’operazione, a prescindere dal suo importo.

Esclusioni

Sono escluse dall'obbligo di comunicazione le importazioni, le esportazioni indicate all'articolo 8, comma 1, lettere a) e b), del Dpr 633/1972, le operazioni intracomunitarie, quelle che costituiscono già oggetto di comunicazione all'Anagrafe tributaria e le operazioni di importo pari o superiore a tremilaseicento euro, effettuate nei confronti di contribuenti, non soggetti passivi Iva, non documentate da fattura, il cui pagamento è avvenuto mediante carte di credito, di debito o prepagate.

A regime, a partire quindi dalle comunicazioni relative al 2013, i termini sono il 10 aprile dell'anno successivo a quello di riferimento, per i soggetti obbligati che effettuano la liquidazione Iva mensile; il 20 aprile, per gli altri.

 

 

9) Modello “Iva Tr”: rimborsi veloci e split payment

Nuovo rigo e informazioni dettagliate a seguito delle recenti procedure introdotte, rispettivamente, dal “decreto semplificazioni” e dalla Stabilità 2015.

Le modifiche alla disciplina dei rimborsi Iva apportate dall’articolo 13 del “decreto semplificazioni” (Dlgs 175/2014) e l’introduzione del meccanismo dello split payment da parte della Stabilità 2015 (articolo 1, comma 629, lettera b, legge 190/2014), hanno imposto la modifica del modello “Iva Tr”, che, dal 20 marzo 2015, si presenta nella sua versione aggiornata, sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Lo ha comunicato il notiziario dell’Agenzia delle entrate del 20 marzo 2015 che pubblica modello ed istruzioni.

Dovrà essere impiegato, per la prima volta, nel prossimo mese di aprile per richiedere il rimborso o l’utilizzo in compensazione del credito Iva maturato nel primo trimestre del 2015.

Richiedere un rimborso Iva

L’articolo 38-bis del Dpr 633/1972 è stato, infatti, completamente riscritto dal decreto semplificazioni. Tra le novità più significative, l’introduzione, anche per i rimborsi infrannuali superiori a 15mila euro, in sostituzione dell’obbligo generalizzato della presentazione della garanzia, del visto di conformità o della sottoscrizione dell’organo di controllo e dell’attestazione patrimoniale e contributiva. La garanzia è ora prevista soltanto per i casi ritenuti a rischio a causa della condotta fiscale del contribuente o della sua situazione patrimoniale. Le istruzioni al nuovo modello “Iva Tr”, comunque, contengono tutte le risposte e le notizie necessarie per muoversi con “disinvoltura” nell’attuale disciplina di erogazione di rimborsi e, di conseguenza, all’interno dello stampato.

Nel modello, viene segnalato, in particolare, che già nel primo quadro appare il nuovo rigo “TA 13” dedicato alle operazioni split payment, ovvero alle prestazioni di servizi e cessioni di beni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni, per le quali l’Iva evidenziata in fattura deve essere versata direttamente dall’amministrazione che acquista o beneficia del servizio.

 

 

10) Riforma terzo settore: Commercialisti, centrali rendicontazione e controlli

Santi: “Riforma epocale, occasione per norme finalmente organiche. Prevedere controlli interni sul modello del collegio sindacale”

“La legge delega di riforma del Terzo settore segna un passaggio epocale verso la riorganizzazione dell’intero movimento No profit italiano. La riforma in discussione è una grande occasione, che non può essere sciupata, per la creazione di un sistema di norme finalmente coordinate e funzionali allo sviluppo del settore, che superi gli attuali eccessi e sovrapposizioni. Per i commercialisti italiani, da sempre coinvolti in problematiche di gestione e amministrazione degli Enti no profit, sarà determinante puntare, con le nuove norme, su strumenti di rendicontazione e controllo, in una logica complessiva ispirata a principi di pubblicità e trasparenza”

È quanto afferma il Consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla materia, Sandro Santi, in una nota di accompagnamento ad alcune proposte emendative inviate alla XII Commissione Affari sociali della Camera dalla Commissione “no profit” del Consiglio nazionale, recentemente insediatasi. Emendamenti, sottolinea il Consiglio nazionale, con i quali i Commercialisti avanzano le proprie proposte anche in vista dell’approdo in aula del testo di riforma.

“I principi di pubblicità e trasparenza - afferma Santi - devono essere considerati elementi trainanti per la stesura e l’organizzazione delle nuove norme. Un sistema trasparente non può prescindere dalla pubblicità degli enti e degli atti da questi compiuti. Il testo del ddl emendato in Commissione propone di tenere il “Registro unico del Terzo settore” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. La positiva esperienza ventennale del Registro delle imprese delle Camere di commercio, in realtà, fornisce – secondo Santi - già oggi le adeguate garanzie di funzionalità e trasparenza. Evidentemente, potrebbero essere previste condizioni agevolative anche in termini di costo per il deposito degli atti degli enti privati del Terzo settore. Così facendo, i costi complessivi della tenuta del Registro delle imprese sarebbero sicuramente inferiori rispetto alla definizione di una struttura nuova e il raggiungimento dello scopo pubblicistico risulterebbe più veloce e semplificato”.

Un appropriato sistema di enti privati del Terzo settore non può neppure prescindere, sottolinea ancora Santi “dalla previsione, in una logica modulare, di adeguati strumenti di rendicontazione e controllo. La rendicontazione per gli enti no profit è un obbligo morale, prima ancora che normativo. La rendicontazione finanziaria delinea lo stato di salute di un’azienda, mentre la rendicontazione non finanziaria ambisce a illustrare i risultati e l’impatto sociale ottenuto, le modalità di svolgimento dell’attività, l’organizzazione e l’orientamento futuro. Le due tecniche di rendicontazione si completano e integrano tra loro nelle realtà non lucrative. Per questo motivo, a livello di legge delega, è importante chiarire tale prospettiva e prevedere, quale ulteriore integrazione informativa, la predisposizione del documento comunemente definito “relazione di missione”.

La funzione di controllo, fanno notare i commercialisti, è “essenziale per la tenuta del sistema, al fine di dissuadere in origine tutti quei fenomeni elusivi e di abuso dell’istituto di ente no profit”. Per i commercialisti, dunque, “dovrà anche essere previsto un apposito organo di controllo per la verifica del rispetto effettivo e non soltanto formale o statutario delle finalità sociali che si intende perseguire”. Infine, i commercialisti auspicano anche “la previsione di adeguati strumenti e procedure miranti alla misurazione e attestazione, fondati su un sistema di controllo interno articolato sul modello del collegio sindacale, che garantiscano la correttezza, l’efficacia, l’indipendenza e la periodicità di tale misurazione.

(CNDCEC, nota del 20 marzo 2015)

 

Vincenzo D’Andò