Diario fiscale del 16 marzo 2015: le prime indicazioni sulla Voluntary Disclosure

Pubblicato il 16 marzo 2015



circolare Agenzia Entrate sulla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure); manutenzione: aliquota IVA agevolata sugli infissi, come determinare il valore dei beni significativi; firma digitale remota: prorogato termine per adeguarsi; Consob definisce il regime contributivo per il 2015; in Portaletesoro comunicazioni su partecipate e compensi; Lampedusa: proroga della sospensione contributiva e ripresa dei versamenti; non punibili i lievi reati; caso in cui gli enti non commerciali sono esclusi dall’obbligo della fatturazione elettronica; redditometro: possibili, a propria difesa, le dichiarazioni dei terzi; in scadenza la presentazione del Modello EAS per le variazioni intervenute nel 2014

 

 Indice:

 1) Entrate: prime indicazioni (vasta circolare) sulla procedura di collaborazione volontaria (voluntary   disclosure)

 2) Manutenzione: aliquota IVA agevolata sugli infissi

 3) Firma digitale remota: prorogato termine per adeguarsi

 4) Consob definisce il regime contributivo per il 2015

 5) In Portaletesoro comunicazioni su partecipate e compensi

 6) Lampedusa: proroga della sospensione contributiva e ripresa dei versamenti

 7) Non punibili i lievi reati

 8) Caso in cui gli enti non commerciali sono esclusi dall’obbligo della fatturazione elettronica

 9) Redditometro: possibili, a propria difesa, le dichiarazioni dei terzi

 10) In scadenza la presentazione del Modello EAS per le variazioni intervenute nel 2014

 

 

1) Entrate: prime indicazioni sulla procedura di collaborazione volontaria

Dalle Entrate sono, finalmente, arrivate le prime indicazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria.

Voluntary anche per i residenti in paesi black list. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 10/E del 13 marzo 2015, si è soffermata sulla procedura volontaria per il rientro dei capitali dall’estero. I contribuenti che decidono di avvalersi, entro il 30 settembre 2015, della procedura straordinaria per rimediare spontaneamente alle omissioni e alle irregolarità commesse fino al 30 settembre 2014 in materia di emersione e rientro di capitali, dispongono da adesso delle prime istruzioni sulle modalità di accesso alla procedura di voluntary disclosure, sulle cause di inammissibilità, sulle imposte e sanzioni amministrative dovute e sugli effetti in ambito penale.

Dalla circolare dell’Agenzia delle entrate emerge che possono accedere alla procedura di collaborazione volontaria internazionale le persone fisiche, gli enti non commerciali, le società semplici e le associazioni equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, che hanno violato gli obblighi in materia di monitoraggio fiscale.

Possono attivare la voluntary disclosure anche gli “estero residenti fittizi”, i cittadini “trasferiti” in Paesi black list, i soggetti “estero vestiti”, i tru-st e i trust “estero vestiti”, i contribuenti che detengono attività all’estero senza esserne formalmente intestatari, avendo fatto ricorso a soggetti interposti o a intestazioni fiduciarie estere.

Il documento individua nel dettaglio le tipologie di investimenti e di attività di natura finanziaria illecitamente costituiti o detenuti all’estero, i redditi e gli imponibili che rientrano nella procedura di voluntary disclosure.

È possibile accedere alla procedura in relazione a tutti i periodi d’imposta per i quali, alla data di presentazione della domanda, non sono decaduti i termini per l’accertamento o per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale. In presenza di determinate condizioni non opera il raddoppio dei termini ordinariamente previsto in caso di investimenti e attività finanziarie detenuti in Paesi black list, che hanno sottoscritto accordi che prevedono uno scambio di informazioni effettivo, conforme al modello Ocse 2005.

Tutti questi soggetti potranno regolarizzare tutte le violazioni dichiarative relative alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle imposte sostitutive, all’Irap, all’Iva, nonché le violazioni in materia di dichiarazioni dei sostituti d'imposta.

Il contribuente non può accedere alla procedura se prima di presentare la domanda sia venuto a conoscenza dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche, dell’inizio di altre attività amministrative di accertamento, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazioni di norme tributarie.

La procedura non può essere attivata neanche nel caso in cui un soggetto terzo, che sia obbligato solidalmente in via tributaria con il richiedente o che abbia concorso in un reato tributario a lui attribuito, venga a conoscenza delle cause di inammissibilità.

In presenza di attività istruttorie di controllo che interessano una sola annualità, è possibile attivare la procedura per le annualità non interessate dal controllo.Le richieste di attivazione della voluntary andranno presentate entro il 30 settembre 2015, esclusivamente per via telematica mentre l’Agenzia invierà una comunicazione attestante l’avvenuta ricezione.

Focus sulla voluntary disclosure

In particola, all’interno della corposa circolare si trovano i chiarimenti in merito all’attuazione delle disposizioni disciplinanti la procedura straordinaria che il legislatore ha introdotto per consentire al contribuente di riparare alle infedeltà dichiarative pregresse e, su queste basi, ricomporre un nuovo rapporto con il Fisco ispirato a un canone di reciproca fiducia.

In un contesto in cui vanno sempre più rafforzandosi i meccanismi di scambio di informazioni fiscali tra Paesi (a provarlo, i recenti accordi in materia che l’Italia ha concluso con la Svizzera, il Liechtenstein e con il Principato di Monaco), quella dell’adesione alla voluntary disclosure rappresenta una concreta opportunità per rientrare, spontaneamente, nella legalità fiscale, ottenendo anche significative attenuazioni sanzionatorie in ambito sia penale sia amministrativo.

Ampliata la platea dei soggetti legittimati ad accedere alla procedura

La circolare distingue tra un programma di collaborazione volontaria internazionale, finalizzato a far emergere spontaneamente capitali detenuti illecitamente all’estero, ma suscettibile di ricomprendere ogni tipo di infedeltà dichiarativa anche non connessa alle suddette attività, e un altro di collaborazione volontaria nazionale, attraverso cui possono conseguire il ripristino della legalità fiscale tutti i contribuenti e, cioè, anche quelli che hanno commesso violazioni riguardanti attività detenute in Italia.

In particolare, la procedura internazionale (disciplinata al comma 1 della norma, che ha introdotto gli articoli da 5-quater a 5-septies nel decreto legge 167/1990, in materia di monitoraggio fiscale) è destinata alle persone fisiche, agli enti non commerciali e alle società semplici e associazioni equiparate, fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, che abbiano violato gli obblighi in materia di monitoraggio fiscale.

Dopo averne esaminato il perimetro soggettivo, anche attraverso una ampia illustrazione casistica di fattispecie a esso concretamente riconducibili, la circolare si sofferma a illustrare l’ambito oggettivo di applicazione, che l’articolo 5-quater, comma 1, del Dl 167/1990, individua in tutti gli investimenti e tutte le attività illecitamente detenuti all’estero, nei redditi non dichiarati connessi a tali investimenti e attività (ambito oggettivo “proprio” della procedura) nonché nei maggiori imponibili non connessi con i predetti investimenti e attività (ambito oggettivo derivato “nazionale”).

Procedura di collaborazione volontaria internazionale

Nell’ambito di applicazione della procedura di collaborazione volontaria internazionale, quindi, ricadono tutti gli investimenti e tutte le attività illecitamente detenuti all’estero nonché, in presenza di redditi non dichiarati connessi a tali investimenti e attività, anche i maggiori imponibili a essi non connessi, sia pure con riguardo ai soli periodi d’imposta interessati dall’ambito oggettivo “proprio” della procedura internazionale. La presenza di redditi non dichiarati relativi agli investimenti e alle attività di natura finanziaria illecitamente costituiti o detenuti all’estero, regolarizzati nell’ambito della procedura internazionale, determina l’estensione della stessa all’ambito nazionale e, con essa, il coinvolgimento dell’intera posizione fiscale del contribuente che la richiede, sia pure per i soli periodi di imposta sopra richiamati.

In relazione agli eventuali maggiori imponibili non connessi alle attività estere afferenti, invece, i residui periodi d’imposta ancora accertabili, il contribuente potrà avvalersi della procedura nazionale.

Procedura di collaborazione volontaria nazionale

Dopo aver rappresentato (sul piano soggettivo e oggettivo) i principali elementi distintivi della procedura di collaborazione volontaria internazionale, la circolare si sofferma su quella nazionale, cui possono accedere tutti i contribuenti, e non solo coloro che hanno commesso illeciti fiscali internazionali. La procedura nazionale ricalca sostanzialmente quella internazionale, essendo soggetta per lo più alle medesime disposizioni.

La platea di contribuenti che può avvalersene risulta più ampia rispetto a quella “abilitata” ad accedere alla voluntary disclosure internazionale che può, quindi, attivare anche quella nazionale per regolarizzare le eventuali ulteriori violazioni nel territorio dello Stato, non connesse alle attività estere afferenti i periodi d’imposta ancora accertabili. Possono, infatti, ricorrere alla procedura di collaborazione volontaria nazionale sia contribuenti che, non essendo compresi nell’ambito di applicazione dell’articolo 4, comma 1, del Dl 167/1990 (persone fisiche, enti non commerciali, società semplici ed equiparate), non sono tenuti agli obblighi dichiarativi previsti in materia di monitoraggio fiscale, sia contribuenti destinatari di tali obblighi che, però, vi abbiano adempiuto correttamente.

In merito all’ambito oggettivo della procedura di collaborazione volontaria nazionale, la circolare chiarisce come gli interessati alla stessa debbano, in tale sede, definire la propria posizione in relazione alle violazioni degli obblighi di dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive, dell’Irap e dell’Iva, nonché alle violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta commesse fino al 30 settembre 2014.

Cause di inammissibilità

Sia nell’ipotesi della procedura di collaborazione volontaria internazionale sia riguardo a quella nazionale, il legislatore ha previsto alcune cause di inammissibilità che sbarrano la via d’accesso alle procedure: su questo argomento, la circolare si sofferma ampiamente.

In particolare, la facoltà di accedere alle procedure è preclusa, qualora l’autore della violazione abbia avuto la formale conoscenza dell’inizio di accessi, ispezioni o verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo ovvero, ancora, della propria condizione di indagato o di imputato in procedimenti penali per violazione di norme tributarie, relativi all’ambito oggettivo delle procedure.

La formale conoscenza delle cause di inammissibilità rileva come ostacolo all’accesso alla procedura, non solo se acquisita dall’autore della violazione, ma anche se riferita a “soggetti solidamente obbligati in via tributaria” o, nel caso di procedimenti penali, a “soggetti concorrenti nel reato”. Ne consegue, precisa la circolare, che il contribuente non potrà accedere alla procedura, se il soggetto solidamente obbligato in via tributaria o concorrente nel reato abbia avuto formale conoscenza dell’inizio di una attività istruttoria amministrativa o penale nei suoi confronti.

Nei riguardi del contribuente che, pur avendo avuto formale conoscenza dell’esistenza di una causa preclusiva della procedura, decida comunque di accedere a quest’ultima, occultandone la presenza, si configura per l’ufficio un obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria che dovrà verificare, nel caso, la ricorrenza del nuovo reato di esibizione di atti falsi e comunicazione di dati non rispondenti al vero previsto dal nuovo articolo 5-septies del decreto legge 167/1990.

Se, poi, la presenza di una causa di inammissibilità occultata dal contribuente venga scoperta dall’ufficio prima del perfezionamento della procedura, la stessa non si realizzerà e le violazioni relative al periodo d’imposta e al tributo per il quale opera la preclusione saranno adeguatamente sanzionate, anche in considerazione del grave comportamento del contribuente.

Per ciò che concerne la causa di inammissibilità rappresentata dal coinvolgimento, a titolo di indagato o di imputato, del contribuente in procedimenti penali, la circolare chiarisce che la preclusione opera per i procedimenti riguardanti tutti reati tributari, e, pertanto, non solo quelli interessati dall’esclusione della punibilità prevista dall’articolo 5-quinques, comma 1, lettera a), del decreto legge.

A integrare la causa di inammissibilità è l’inizio di un procedimento penale di cui il soggetto abbia avuto formale conoscenza attraverso, ad esempio, la notificazione della informazione di garanzia ai sensi dell’articolo 369 cpp ovvero di un cosiddetto “atto equipollente”, quale l’invito a presentarsi a norma dell’articolo 375 cpp o, ancora, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ai sensi dell’articolo 415-bis cpp.

Perfezionamento della procedura

La norma prevede che il perfezionamento della procedura avvenga attraverso il versamento di quanto dovuto ad esito delle attività dell’Ufficio.

Effetti ai fini penali

Oltre ai benefici in termini di sanzioni amministrative nei confronti di coloro che aderiscono alla collaborazione volontaria è prevista, limitatamente alle condotte relative agli imponibili, alle imposte e alle ritenute oggetto della collaborazione volontaria, l’esclusione della punibilità per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000), dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (articolo 3), dichiarazione infedele (articolo 4), omessa dichiarazione (articolo 5), omesso versamento di ritenute certificate (articolo 10-bis) e omesso versamento di IVA (articolo 10-ter).

La non punibilità non copre tutte le fattispecie penali tributarie ma solo quelle dichiarative ed omissive espressamente individuate dalla norma e soltanto con riguardo a coloro che hanno commesso o concorso a commettere le stesse. Ne consegue che, ad esempio, in caso di reato ex articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000 (Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) non sarà punibile chi commette il reato di infedele dichiarazione utilizzando fatture false, mentre permane la punibilità ex articolo 8 (Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) del terzo che emette fatture false, nei riguardi del quale andrà pertanto inoltrata la corrispondente denuncia penale.

Il legislatore ha altresì escluso la punibilità per i reati di riciclaggio (articolo 648-bis codice penale) e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (articolo 648-ter c.p.), ove le relative condotte siano state commesse in relazione ai reati tributari espressamente individuati dalla norma.

Sempre se commesse in relazione ai suddetti delitti, non sono inoltre punibili le condotte previste dal reato di autoriciclaggio (articolo 648-ter.1 c.p.); la punibilità per tale fattispecie è, in particolare, esclusa relativamente alle attività oggetto di collaborazione volontaria ove il reato venga commesso fino alla data del 30 settembre 2015.

Raddoppio dei termini

Sia per la voluntary disclosure internazionale sia per quella nazionale, viene precisato come rimanga sempre operativo il raddoppio dei termini di decadenza della potestà di accertamento, previsti dagli articoli 43, terzo comma, del Dpr 600/1973 e 57, terzo comma, del Dpr 633/1972, per le infedeltà o omissioni dichiarative che comportano l’obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati tributari previsti dal Dlgs 74/2000, a prescindere dal fatto che il perfezionarsi della procedura comporti la non punibilità dello stesso.

Rientrano nella procedura le violazioni dichiarative in materia di monitoraggio fiscale relative ad attività detenute illecitamente nei Paesi black list dal 31 dicembre 2004 al 31 dicembre 2013.

Affinché non operi il raddoppio dei termini devono verificarsi congiuntamente le seguenti condizioni:

- il paese black list presso il quale erano o sono detenuti gli investimenti e le attività estere oggetto della collaborazione volontaria abbia stipulato con l’Italia, entro il 2 marzo 2015, un accordo che consente un effettivo scambio di

informazioni conforme all’articolo 26 del Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni elaborato dall’OCSE, anche con riferimento al periodo tra la data della stipula e quella dell’entrata in vigore dell’accordo (articolo 5-quinquies, comma 7);

- il contribuente che ha attivato la procedura e che vuole mantenere le attività oggetto di collaborazione volontaria nel paese black list ove già le deteneva deve rilasciare all’intermediario finanziario estero presso cui le attività erano o sono detenute l’autorizzazione a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto di procedura (c.d. waiver) ed allegare copia di tale autorizzazione, controfirmata dall’intermediario finanziario estero, alla richiesta di collaborazione volontaria - articolo 5-quinquies, comma 4, primo periodo, lettera c) -, in relazione ai periodi d’imposta successivi a quello di adesione alla collaborazione volontaria, fino all’effettiva operatività dello scambio di informazioni conforme al predetto articolo 26 del Modello di Convenzione contro le doppie imposizioni elaborato dall’OCSE (c.d. monitoraggio rafforzato);

- nel caso in cui il contribuente trasferisca, successivamente all’attivazione della procedura, le attività oggetto di collaborazione volontaria presso un altro intermediario localizzato fuori dall’Italia o dagli Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, deve rilasciare all’intermediario finanziario estero presso cui le attività sono trasferite l’autorizzazione a trasmettere alle Autorità finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attività oggetto della procedura a partire dal periodo d’imposta nel corso del quale avviene il trasferimento (articolo 5-quinquies, comma 5).

Annualità accertabili

Oggetto della procedura di regolarizzazione sono anche le annualità per le quali il presupposto che determina il raddoppio dei termini per l’accertamento risulti integrato alla data di presentazione della richiesta di accesso alla procedura, ossia qualora si ravvisino, in relazione alle medesime annualità, violazioni che comportano l’obbligo di denuncia.

In tal caso, le annualità accertabili nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria internazionale, così come di quella nazionale, potrebbero essere dal 2006 al 2013, in caso di presentazione da parte del contribuente di dichiarazione infedele, ovvero i periodi d’imposta a decorrere dal 2004 in caso di dichiarazione omessa.

Le domande viaggiano sul web

La circolare ribadisce che le richieste di attivazione della voluntary andranno presentate entro il 30 settembre 2015, esclusivamente per via telematica e che l’Agenzia invierà una comunicazione attestante l’avvenuta ricezione.

La relazione di accompagnamento e il contraddittorio - Entro i trenta giorni successivi alla presentazione della domanda, e comunque non oltre il 30 settembre 2015, i contribuenti dovranno inviare la relativa documentazione all’indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec) indicato nella ricevuta, assieme a una relazione contenente, per ciascuna annualità d’imposta, la descrizione analitica delle informazioni e dei dati riportati in sintesi nella richiesta. In particolare, la relazione di accompagnamento comprende i dati relativi a:

- l’ammontare degli investimenti e delle attività di natura finanziaria costituite o detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona;

- la determinazione dei redditi che servirono per costituirli o acquistarli, nonché dei redditi che derivano dalla loro dismissione o utilizzazione a qualunque titolo;

- la determinazione degli eventuali maggiori imponibili, ancorché non connessi con le attività costituite o detenute all’estero.

Le Entrate sottolineano che, in fase di contraddittorio, il contribuente potrà spiegare maggiormente quanto contenuto nella domanda di disclosure.

Perfezionamento della disclosure e conseguenze in materia di sanzioni

La procedura si perfeziona esclusivamente in seguito al versamento di tutte le somme dovute, in un’unica soluzione oppure in tre rate di pari importo. L’Agenzia ricorda che comunque non è prevista la possibilità di avvalersi della compensazione. Inoltre, nel caso di mancato pagamento, anche di una sola delle rate, la procedura di collaborazione volontaria non si perfeziona e gli Uffici provvederanno a inviare al contribuente un nuovo avviso di accertamento e un nuovo atto di contestazione. Invece, in caso di perfezionamento, l’adesione alla voluntary permette di fruire di una riduzione delle sanzioni amministrative e di alcune esclusioni dalla punibilità penale.

 

 

2) Manutenzione: aliquota IVA agevolata sugli infissi

Manutenzione ordinaria e straordinaria: infissi - beni significativi ai fini IVA. L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 25/E del 6 marzo 2015, ha fornito chiarimenti su come determinare il valore dei beni significativi nel caso di imprese artigiane che, sulla base di contratti di appalto commissionati dagli utenti finali, producono infissi su misura per poi installarli

L’Agenzia delle entrate ha fornito il proprio parere su di un’istanza d’interpello in merito all'aliquota IVA da applicare agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi, nel caso in cui le prestazioni di servizi comportino la fornitura di "beni significativi" individuati nell’elenco contenuto nel D.M. 29 dicembre 1999.

In particolare, l’istante solleva il problema di come determinare il valore dei beni significativi nel caso di imprese artigiane che, sulla base di contratti di appalto commissionati dagli utenti finali, producono infissi su misura per poi installarli.

Al riguardo, l’Agenzia chiarisce che le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane sembrano riconducibili al contratto di “cessione con posa in opera” dove l’obbligazione di dare (cessione) prevale su quella di fare (prestazioni di servizi). Lo scopo dell’impresa artigiana è, infatti, quello di produrre infissi in serie con caratteristiche standardizzate, seppur tenendo conto di semplici variazioni di misura in relazioni alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente, e di cederli con posa accessoria.

In tal senso si è già espressa l’Amministrazione Finanziaria la quale ha avuto modo di precisare che, in assenza di clausole contrattuali che obblighino l’assuntore a realizzare un quid novi rispetto all’ordinaria serie produttiva, è considerato contratto di vendita di beni la fornitura, anche se con posa in opera, di impianti di riscaldamento, condizionamento d’aria, infissi ecc., qualora il fornitore sia lo stesso fabbricante o chi fa abitualmente commercio di detti prodotti.

Le operazioni poste in essere dalle imprese artigiane potrebbero, però, così come prospettato dall’istante, essere riconducibili anche ad un contratto di appalto, dove, quindi, l’obbligazione di fare prevale rispetto all’obbligazione di dare e il bene significativo viene realizzato sulla base delle specifiche richieste del cliente, con caratteristiche non standardizzate.

Tuttavia, sia nel caso in cui le operazioni poste in essere siano riconducibili a un contratto di cessione con posa in opera sia nel caso in cui siano riconducibili a un contratto di appalto, ai fini dell’individuazione dell’aliquota Iva applicabile, la fornitura degli infissi rileva come fornitura di beni significativi. Pertanto, in entrambe le ipotesi, l’aliquota Iva agevolata del 10% è applicabile al valore degli infissi costruiti dall’azienda installatrice entro i limiti previsti per i “beni significativi”.

Il valore dei suddetti “beni significativi” va determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto, non contenendo la norma agevolativa alcuna previsione in ordine alla quantificazione dell’imponibile.

In particolare, assume rilievo l’art. 13 del D.P.R. n. 633 del 1972 in base al quale la base imponibile Iva è costituita dall’ammontare dei corrispettivi dovuti al cedente o al prestatore secondo le condizioni contrattuali. Come valore dei beni elencati nel decreto ministeriale 29 dicembre 1999 deve quindi essere assunto quello risultante dall’accordo contrattuale stipulato dalle parti nell’esercizio della loro autonomia privata.

 

 

3) Firma digitale remota: prorogato termine per adeguarsi

E’ stato pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 53 del 5 marzo 2015, il DPCM del 5 febbraio 2015 recante la proroga del termine per completare il piano di migrazione di cui all’articolo 4 del DPCM 19 luglio 2012 di «Definizione dei termini di validità delle autocertificazioni circa la rispondenza dei dispositivi automatici di firma ai requisiti di sicurezza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2003, e dei termini per la sostituzione dei dispositivi automatici di firma».

Firma digitale: prorogato il termine per dotarsi di dispositivi certificati. E’ stato, dunque, prorogato il termine, di cui all’art. 4 del Dpcm 19 luglio 2012, per dotarsi di dispositivi certificati di firma digitale remota.

Il citato DPCM del 19 luglio 2012 “Definizione dei termini di validità delle autocertificazioni circa la rispondenza dei dispositivi automatici di firma ai requisiti di sicurezza di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 ottobre 2003 e dei termini per la sostituzione dei dispositivi automatici di firma”, aveva imposto un termine ultimo ai certificatori di firma elettronica perché si dotassero di dispositivi certificati di firma digitale remota, impedendo l’uso di dispositivi non certificati, oltre il 9 febbraio 2015.

L’art. 4 del suddetto decreto, infatti, stabiliva che, se entro il termine di 21 mesi dall’entrata in vigore del DPCM, il certificatore non avesse dato prova ad AGID dell’avvenuto rilascio dell’attestato finale di conformità dei dispositivi di firma entro i successivi 15 giorni dal termine predetto, avrebbe dovuto esibire all’Agenzia per l’Italia Digitale, un piano di migrazione per sostituire i dispositivi in uso con altri che avrebbero soddisfatto i requisiti di sicurezza. Tale piano di migrazione si sarebbe dovuto concludere, entro i successivi sei mesi, quindi entro il 9 febbraio 2015. Ebbene, con DPCM del 5 febbraio 2015 il Consiglio dei Ministri, considerando la complessità del processo di migrazione degli utenti su dispositivi certificati per l’apposizione di firme elettroniche e considerando che la mancata conclusione di tale processo potrebbe comportare un significativo impatto sui servizi assicurati dall'utilizzo degli stessi dispositivi automatici di firma, creando notevoli disservizi agli utenti che se ne avvalgono, ivi comprese numerose amministrazioni ed enti pubblici, ha decretato il prolungamento dei termini previsti dall’art. 4 del DPCM del 19 luglio 2012.

Pertanto, è ancora possibile utilizzare la firma digitale remota su dispositivi non certificati fino al 1° settembre 2015.

 

 

4) Consob definisce il regime contributivo per il 2015

La Consob ha definito, ai sensi dell’art. 40 della legge 724/1994, il regime contributivo per il 2015. Le delibere n. 19086, 19087, 19088 del 23 dicembre 2014, pubblicate in G.U. n. 40 del 18 febbraio 2015, definiscono rispettivamente i soggetti tenuti al pagamento del contributo di vigilanza (n. 19086), la misura dell’obbligo contributivo (n. 19087) e le modalità e i termini del versamento (n. 19088).

In particolare, con la delibera n. 19087 la Consob ha mantenuto pressoché inalterato il volume di entrate contributive dovute dai soggetti vigilati: il gettito previsto per il 2015 è di 105,94 milioni di euro, con un lieve incremento di 4,61 milioni di euro rispetto al gettito previsto per il 2014, da ricondurre per 2,60 milioni a maggiori spese previste per il 2015 e per 2,01 milioni a minori entrate stimate rispetto all’esercizio precedente.

Quanto alla misura della contribuzione, segnaliamo il rilevante aumento dell’onere contributivo a carico degli emittenti, sia con riferimento alle singole quote fisse (incremento pari al 30% circa) sia in relazione alla misura massima di contribuzione per ciascun emittente (incremento pari all’8% circa).

In particolare, per quanto concerne gli emittenti italiani con strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati nazionali e comunitari, il cui contributo è computato con riferimento agli strumenti finanziari quotati o ammessi alle negoziazioni alla data del 2 gennaio 2015 ed è stato così determinato:

· Per le azioni:

- quota fissa di € 14.250,00 fino a € 10.000.000 di capitale sociale;

- più € 133,43 ogni € 500.000 oltre € 10.000.000 e fino a € 100.000.000 di capitale sociale;

- più € 107,27 ogni € 500.000 oltre € 100.000.000 di capitale sociale;

Ricordiamo che, per le frazioni di € 500.000 la relativa tariffa viene applicata proporzionalmente. Inoltre, a partire dal 2014 sono esentate le azioni di società ammesse a quotazione sui mercati regolamentati nazionali, la cui capitalizzazione media di mercato nel periodo intercorrente tra l’avvio delle negoziazioni e l’ultimo giorno di borsa aperta dell’anno precedente a quello di riferimento sia risultata inferiore ai 500 milioni di euro; l’esenzione si applica per i primi tre anni decorrenti dall’anno di ammissione a quotazione.

· Per le obbligazioni: quota fissa di € 14.250,00 per ogni emissione quotata;

· Per le obbligazioni garantite dallo Stato italiano emesse ai sensi dell’art. 8 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201: quota fissa di € 4.050,00 per ogni emissione quotata; · Per i warrant: quota fissa di € 14.250,00 per ogni warrant quotato;

· Per i covered warrant, per i certificates, per gli exchange traded commodities e per gli exchange traded notes: quota fissa di € 1.985,00 per ogni strumento quotato;· Per le quote e le azioni di fondi comuni di investimento, di exchange traded funds, di exchange trade funds attivi e di Sicav emesse da società italiane: quota fissa di € 3.880,00 per ciascun fondo o per ciascun comparto quotato;

· La misura massima della contribuzione per ciascun emittente è pari ad € 450.000,00. Per gli emittenti esteri con strumenti ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati nazionali:

· Per azioni, obbligazioni e warrant emessi: quota fissa di € 14.250,00;

· Per covered warrant, certificates, exchange traded commodities e exchange traded notes: quota fissa di € 1.985,00 per ogni strumento quotato;

· Per quote e azioni di fondi comuni di investimento, di exchange traded funds, di exchange trade funds attivi e di Sicav: quota fissa di € 3.880,00 per ciascun fondo o per ciascun comparto quotato;

· La misura massima della contribuzione per ciascun emittente è pari ad € 450.000,00.

Per gli emittenti strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in misura rilevante iscritti, alla data del 2 gennaio 2015, nell’apposito Elenco, di cui all’art. 108, comma 5, del “Regolamento Emittenti”, l’importo del contributo è pari a € 15.085,00 pro-capite.

Si segnala inoltre l’aumento (del 3% circa) del contributo dovuto dalle società di revisione e revisori legali, che viene tipicamente traslato sugli emittenti revisionati.Con riferimento agli altri soggetti tenuti alla contribuzione, rileviamo che per la maggior parte di essi (Borsa Italiana, Mts, Monte Titoli, Cassa Compensazione e Garanzia) l’incremento dell’onere contributivo rispetto all’anno scorso si aggira tra l’1 e il 4 % circa. L’aumento risulta più marcato per gli internalizzatori sistematici (11-13%), per i soggetti che effettuano sollecitazioni all’investimento (circa il 25%) e per gli emittenti italiani ed esteri (circa il 35%, v. sopra). L’onere contributivo dovuto dagli agenti di cambio è rimasto invariato. Per banche e SIM è rimasta invariata la quota fissa del contributo, mentre risulta incrementata la quota variabile parametrata ai ricavi da servizi di investimento

(Assonime, nota del 12 marzo 2015)

 

 

5) In Portaletesoro comunicazioni su partecipate e compensi

Passa dalla Funzione Pubblica al Dipartimento del Tesoro la raccolta delle comunicazioni obbligatorie da parte delle Amministrazioni Pubbliche sui rappresentanti nominati negli organi sociali degli enti partecipati e i relativi compensi. Lo prevede il decreto del Ministro dell’Economa e delle Finanze, di concerto con il Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione, pubblicato il 10 marzo sulla Gazzetta Ufficiale, che dispone l’unificazione delle rilevazioni sulle società partecipate delle amministrazioni pubbliche.

Il Portale Tesoro (https://portaletesoro.mef.gov.it) diventa così il punto di riferimento unico per le comunicazioni relative alle partecipazioni pubbliche. Nello stesso Portale Tesoro vengono rilevati tutti gli asset delle pubbliche amministrazioni. Quindi, oltre alle partecipazioni, anche gli immobili e le concessioni. Il decreto rappresenta una significativa semplificazione degli adempimenti a carico di circa 11.000 Amministrazioni pubbliche e di razionalizzazione delle banche dati istituite da Amministrazioni dello Stato.

L’avvio della rilevazione dei dati, secondo il nuovo formato, relativamente al 2014 sarà comunicato attraverso il Portale del Dipartimento del Tesoro.

(Ministero dell’Economia e Finanze, comunicato del 12 marzo 2015)

 

 

6) Lampedusa: proroga della sospensione contributiva e ripresa dei versamenti

Istanze di pagamento da presentare entro il 20 marzo 2015. Lampedusa: In tema di proroga della sospensione contributiva al 31 dicembre 2014 e ripresa dei versamenti è intervento l’Inps con il messaggio n. 1842 del 13 marzo 2015.

A seguito dei noti eventi a Lampedusa è stata disposta la sospensione del pagamento dei debiti contributivi, sospensione che adesso richiede il versamento entro tale data della relativa contribuzione in unica rata oppure mediante dilazione. Se l’istanza di pagamento rateale verrà proposta oltre il 20 marzo 2015, le sanzioni saranno calcolate a decorrere da tale data.

Emergenza umanitaria nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa.

Interventi a favore dell’isola di Lampedusa – proroga della sospensione contributiva al 31 dicembre 2014 e ripresa dei versamenti. Articolo 10, comma 8, Decreto Legge n. 192/2014.

Con messaggio n. 000746 del 30/01/2015 sono state fornite le istruzioni operative per il versamento in unica soluzione della contribuzione sospesa ed è stato comunicato che in alternativa è possibile presentare istanza di dilazione, secondo le regole generali, con aggravio degli interessi di dilazione nella misura vigente alla data di presentazione della domanda.

Tali istanze dovranno essere presentate entro il termine del 20/03/2015 ed in deroga alla disciplina generale, limitatamente ai crediti oggetto di sospensione, la dilazione potrà essere concessa anche qualora sia in corso un’altra dilazione amministrativa. Ove la domanda di dilazione venga presentata entro il predetto termine non comporterà l’aggravio di sanzioni mentre, in caso di istanza di pagamento rateale proposta oltre il 20 marzo 2015, le sanzioni saranno calcolate a decorrere da tale data.

Le sedi, cancellata la domanda telematica transitata nel Nuovo Recupero Crediti, dovranno procedere tempestivamente all’acquisizione manuale delle istanze nella procedura dilazioni del recupero crediti EAP.

Al fine di gestire le domande di dilazione, dovrà essere aperta apposita inadempienza nell’archivio recupero crediti con tipo segnalazione “11”.

Di seguito, ed esclusivamente nel caso di presentazione dell’istanza di pagamento rateale, le sedi dovranno provvedere alla compilazione ed acquisizione di appositi modelli DM10V con tipo denuncia “G” passivo e “tipo provenienza 9 ” inserendo come data di presentazione 16/02/2015, riportando nel quadro “D” il solo codice “N961” con l’importo coincidente a quello dichiarato sulla denuncia originaria.

Tale operazione effettuerà la chiusura del partitario GPA00127 e contemporaneamente caricherà il credito sull’inadempienza precedentemente aperta.

La domanda di dilazione andrà gestita con le consuete modalità (salvo per la necessità di mutare il valore ”9” nel valore “2” nel campo Tipo Provenienza) e per quelle con data presentazione compresa tra il 16/02/2015 e il 20/03/2015, gli operatori dovranno azzerare l’importo delle sanzioni calcolate mediante l’apposita funzione da attivare attraverso il seguente percorso:

02 Acquisizione e gestione dilazioni > 7 Utility> 9 Inserimento manuale sanzioni.

Qualora siano stati presentati flussi UniEmens senza codice N961 e si siano generati insoluti transitati al recupero crediti per i quali è stato emesso Avviso di Addebito, alla presentazione della domanda di dilazione dovranno essere effettuate le seguenti operazioni:

Annullamento dell’Avviso di Addebito per Domanda di dilazione attraverso la funzione “Annullamento intero Avviso”

Inserimento degli insoluti nella domanda di dilazione EAP

Azzeramento delle sanzioni calcolate Le aziende, una volta sottoscritto il piano di ammortamento, dovranno effettuare i pagamenti delle rate con codice tributo “RC01” come per la generalità delle dilazioni.

Alle inadempienze aperte in EAP dovrà essere attribuito il codice di sospensione 9112. Il codice di sospensione dovrà essere rimosso immediatamente dopo l’istruttoria della dilazione.

Per gli insoluti presenti nel Nuovo Recupero Crediti inseriti in dilazione, verrà apposto automaticamente il csl 9144.

Con successivo messaggio saranno fornite istruzioni per la gestione dei crediti oggetto di sospensione per i quali non siano intervenuti né il pagamento in unica soluzione né la presentazione dell’istanza di dilazione.

(Inps, messaggio n. 1842 del 13 marzo 2015)

 

 

7) Non punibili i lievi reati

Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 12 marzo 2015, ha approvato, tra le altre misure, il testo del Decreto legislativo recante disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, attuativo della Legge delega n. 67/2014 sulle pene detentive non carcerarie.

La particolare tenuità del fatto, dunque, diventa causa di esclusione della punibilità per i reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena.

Offesa di particolare tenuità e comportamento non abituale

La non punibilità, in particolare, verrebbe in rilievo in presenza di offesa di particolare tenuità, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, e quando, inoltre, il comportamento risulti non abituale.

Su questo ultimo aspetto, per escludere che un comportamento sia abituale, è previsto che l’autore non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole.

In ogni caso, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando l’autore abbia agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, o abbia adoperato sevizie o profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, ovvero quando la condotta abbia cagionato o da essa siano derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

Nel valutare il fatto, il giudice dovrà anche tenere in considerazione le istanze della persona offesa e dello stesso indagato o imputato, le cui contrapposte ragioni devono emergere nella dialettica procedimentale, tanto in fase di contraddittorio sulla eventuale richiesta di archiviazione quanto nella fase dibattimentale. Responsabilità civile

Viene rimodulata l’efficacia della sentenza penale di proscioglimento per particolare tenuità del fatto nel successivo giudizio civile.

In particolare, se il proscioglimento interviene a seguito di dibattimento (e, quindi, dopo una approfondita istruttoria) chi ottiene il beneficio, poi, nel separato giudizio civile, non può mettere in discussione di avere commesso il fatto e quindi chi chiede il risarcimento del danno ha il compito facilitato.

Se, invece, il proscioglimento per particolare tenuità interviene in un giudizio abbreviato, la parte civile che non ha accettato il rito non sarà vincolata al giudicato penale.

Depenalizzazione di fatto

Il decreto legislativo introduce una depenalizzazione di fatto. Il provvedimento, infatti, consente la non punibilità dei reati che provocano un’offesa di particolare tenuità, quando, contemporaneamente, il comportamento del reo risulta non essere abituale.

La norma riguarda tutti i reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni o con la pena pecuniaria, sola o congiunta alla pena detentiva.

La novità riguarderà tutte le contravvenzioni e molti delitti. Tra questi vengono ricordati la violenza privata, la violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, la minaccia aggravata, alcuni delitti contro l’inviolabilità del domicilio e numerosi reati contro il patrimonio (dal furto semplice, al danneggiamento, dalla truffa all’appropriazione indebita).

Ma l’elenco comprende anche le percosse, lesione personale non aggravata, la rissa, l’omissione di soccorso, alcuni false attestazioni, il maltrattamento di animali, la violazione degli obblighi di assistenza familiare, le intercettazioni informatiche, la rivelazione di segreto professionale, e così via.

Per ottenere il beneficio bisognerà, però, valutare insieme sia la tenuità dell’offesa sia la non abitualità della condotta.

Il procedimento penale dovrà preferibilmente essere chiuso già con una richiesta di archiviazione del pubblico ministero.

Persona offesa

La persona offesa ha il diritto di essere informata, se lo ha chiesto, e di opporsi. E potrà iniziare una causa civile per ottenere il risarcimento dei danni, ma non è detto che lo faccia considerato i costi della giustizia civile.

La non punibilità potrà essere dichiarata in ogni stato e grado del processo e se viene pronunciata prima dell’inizio del dibattimento dovrà essere sentita la persona offesa.

 

8) Caso in cui gli enti non commerciali sono esclusi dall’obbligo della fatturazione elettronica

Gli enti non commerciali, in relazione alla propria attività istituzionale, ove non siano dotati di partita Iva non devono osservare gli adempimenti relativi alla fattura on line nei confronti degli enti pubblici.

In commissione Finanze della Camera, il 12 marzo 2015, è stata presentata un’interrogazione parlamentare circa l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della Pa da parte degli enti non profit che, non essendo titolari di partita Iva, non emettono fatture ma semplici note di debito verso la Pubblica amministrazione (Asl, ordini professionali, scuole, ecc.).

Il Ministero dell’Economia, con risposta n. 5-05002, nel tentativo di risolvere i dubbi di quanti non essendo tenuti ad emettere fatture (neanche in formato cartaceo) rischiano di vedersi negati i pagamenti, dato che il Sistema di interscambio (Sid) dei documenti verso la Pa non riconosce l’identificativo Iva del fornitore che ne è sprovvisto e non accetta documenti diversi dalle fatture, ha precisato che gli enti non profit privi di partita Iva non sono tenuti ad emettere fatture elettroniche nei confronti della PA.

Dunque, l’obbligo decorre, dal prossimo 31 marzo, per tutti quei soggetti Iva che effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi in favore delle PA e degli enti pubblici e che sono obbligati non soltanto ad emettere ma anche a trasmettere, conservare e archiviare le relative fatture secondo la disciplina propria della fattura elettronica. Non sono, invece, tenuti all’adempimento coloro che non hanno obblighi di fatturazione verso la PA.

La fatturazione elettronica, infatti, non è altro che un modalità diversa di emissione della fattura, e non cambia il novero degli obbligati proprio perché non incide sui presupposti per l'emissione della fattura stessa.

Pertanto, tutti coloro che prima del 6 giugno 2014 (data di avvio del programma di fatturazione elettronica) non erano tenuti ad emettere fatture nei confronti della Pubblica amministrazione in base alla normativa vigente, ne restano esclusi anche dopo tale data e potranno, così, continuare a certificare le somme percepite in base a convenzioni con la PA tramite l’emissione di note di debito in forma cartacea.

Assoggettamento (o meno) ad Irap dei medici

In commissione Finanze alla Camera, il Ministero dell’Economia ha, inoltre, risposto in merito ad un question time sull’esenzione dall’Irap per i medici di medicina generale convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, che operando presso gli ambulatori delle Asl si avvalgono di collaboratori di studio per facilitare l’accesso ai servizi medici di base da parte dell’utenza.

In merito, il Ministero ha spiegato che la Cassazione non è giunta a conclusioni univoche sull’argomento. Pertanto, in sostanza tutto è demandato all’intervento del Legislatore. Saranno i decreti attuativi della delega fiscale, che a sua volta demanda al Governo la decisione, a stabilire la disciplina sulla non assoggettabilità dei professionisti, degli artisti e dei piccoli imprenditori all’imposta regionale sulle attività produttive.

Calcolo interessi sui rimborsi delle imposte

Con un altro question time, l’Agenzia delle entrate ha spiegato che gli interessi sui rimborsi delle imposte non vengono corrisposti poiché in atto manca “un’apposita applicazione informatica che consenta il calcolo automatico degli interessi dovuto sugli importi oggetto di rimborso”.

Il Ministero dell’Economia ha chiarito che gli uffici possono comunque, nelle more del completamento del processo di meccanizzazione, procedere alla determinazione con modalità manuale degli interessi.

Split payment: neo disciplina fruisce già dei rimborsi semplificati

Durante la seduta del 12 marzo 2015, della Commissione Finanze e tesoro del Senato, il Viceministro Casero ha risposto all’interrogazione n. 3-01735 in materia di split payment e reverse charge. In particolare, l’interrogazione riguardava misure per semplificare le procedure e per ridurre i tempi di erogazione dei rimborsi IVA: secondo il Viceministro, risultano già posti in essere strumenti legislativi e amministrativi finalizzati a semplificare e accelerare l'erogazione dei rimborsi sia in via generale sia con riferimento ai soggetti risultanti strutturalmente a credito.

In risposta all’interrogazione sullo split payment n. 3-01735, il vice ministro Casero ricorda che il meccanismo ha la finalità di evitare che il denaro pubblico, versato a titolo di IVA, possa essere indebitamente trattenuto dai fornitori della pubblica amministrazione.

In relazione alla richiesta di semplificare le procedure e ridurre i tempi di erogazione dei rimborsi IVA, il legislatore è intervenuto:

- con il D.L. n. 93/2013, elevando da 516.456,90 a 700.000 euro il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi dell'art. 17, D.Lgs. n. 241/1997, e consentendo anche alle imprese interessate dal meccanismo del reverse charge e dello split payment di compensare direttamente con altre imposte, mediante il modello F24, l'IVA maturata a credito;

- con il decreto sulle Semplificazioni fiscali, anticipando il termine di esecuzione dei rimborsi IVA ed eliminando l'obbligo generalizzato di prestare garanzia(salve le ipotesi di rischio, i rimborsi IVA superiori a 15.000 euro possono essere erogati senza prestazione della garanzia, presentando una dichiarazione annuale o un'istanza trimestrale munita di visto di conformità, o sottoscrizione alternativa, e di una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà attestante la sussistenza dei requisiti patrimoniali stabiliti dalla norma).

- con il D.M. 22 marzo 2007, prevedendo l'erogazione in via prioritaria dei rimborsi derivanti dall'applicazione del regime del reverse charge in tema di prestazioni effettuate dai soggetti subappaltatori;

- con i decreti 23 gennaio 2015 e 20 febbraio 2015, prevedendo l'erogazione in via prioritaria anche dei rimborsi relativi a operazioni soggette a regime dello split payment, ed eliminando il riferimento ai limiti concernenti le soglie minime di 10.000 e di 3.000 euro rispettivamente previste per i rimborsi annuali e trimestrali, e rimuovendo il limite di eccedenza detraibile richiesta a rimborso di importo pari o superiore al 10% dell'imposta assolta sugli acquisti e sulle importazioni effettuate nell'anno o nel trimestre a cui si riferisce il rimborso richiesto.

Risultano pertanto già posti in essere strumenti legislativi e amministrativi finalizzati a semplificare e accelerare l'erogazione dei rimborsi sia in via generale sia con riferimento ai soggetti risultanti strutturalmente a credito.

Infine, con riferimento ai rapporti fra il meccanismo dello split payment e gli obblighi di fatturazione elettronica relativa alle prestazioni rese alla PA, il vice ministro Casero ha fatto presente l'Agenzia delle Entrate ha chiarito che non esiste perfetta coincidenza tra le amministrazioni nei confronti delle quali è obbligatoria la scissione dei pagamenti e quelle coinvolte nella fatturazione elettronica (circolare n. 1/E/2015).

Nuove misure per la lotta all’evasione fiscale internazionale

Il viceministro dell’Economia Luigi Casero, intervenuto in Commissione Finanze al Senato, ha illustrato i recenti progressi compiuti nella lotta all’evasione fiscale internazionale dopo la firma degli accordi con Svizzera, Liechtenstein e Principato di Monaco.

Cooperazione fiscale tra le Amministrazioni fiscali e scambio automatizzato delle informazioni. Sono queste le linee guida che stanno orientando l’operato dell’esecutivo nella definizione delle azioni di contrasto all’evasione fiscale internazionale.

Vita sempre più difficile per gli evasori, dunque, soprattutto in relazione ai recenti accordi sulla trasparenza dei rapporti finanziari firmati con Svizzera, Lichtenstein e Principato di Monaco, illustrati dal viceministro dell’Economia Luigi Casero nel corso di un’audizione in Commissione finanze al Senato.

Con l’avvenuta sottoscrizione di un Protocollo di modifica alla vigente Convenzione contro le doppie imposizioni, il 23 febbraio scorso Italia e Svizzera hanno ridefinito i criteri per lo scambio di informazioni fiscali, uniformandoli a quelli previsti dall’art. 26 del modello OCSE. Le medesime finalità sono perseguite dagli Accordi con Vaduz e Monaco, incentrati sul modello OCSE di Tax Information Exchange Agreement (TIEA) e firmati, rispettivamente, il 26 febbraio e 2 marzo 2015.

La sottoscrizione di tali accordi – ha osservato il viceministro – rappresenta un incentivo all’adesione alla procedura di collaborazione volontaria per il rientro dei capitali. Per effetto delle previsioni contenute nella legge 186/2014, infatti, le agevolazioni riconosciute per l’emersione dei capitali detenuti in Paesi collaborativi, trovano applicazione anche nei confronti degli investimenti in Paesi black-list che abbiano firmato, entro il 2 marzo 2015, un accordo con l’Italia in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali.

Lo scambio delle informazioni avverrà, in una prima fase, su richiesta. Per quanto concerne lo scambio automatizzato, invece, l’appuntamento è rinviato al 2017.

“Anche grazie all’impulso dell’Italia nelle sedi internazionali - ha affermato il presidente della commissione Finanze al senato, Mauro Maria Marino - nel 2017 quasi 100 Paesi renderanno operativo lo standard elaborato dall’OCSE per lo scambio obbligatorio e automatico delle informazioni finanziarie sui patrimoni detenuti dai non residenti. È uno scenario di rottura col passato che, grazie anche alla voluntary disclosure, consentirà di contrastare l’evasione fiscale, recuperare gettito e quindi ridurre la pressione fiscale sui contribuenti. La Commissione - conclude - lavorerà in stretto rapporto col governo per rendere operativi gli accordi e modificare le norme ove necessario, a partire dalla ratifica dell’accordo FATCA”.

 

 

9) Redditometro: possibili, a propria difesa, le dichiarazioni dei terzi

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5018 del 12 marzo 2015, ha precisato che anche le dichiarazioni rese da terzi in favore del contribuente possono dimostrare l’infondatezza dell’accertamento da redditometro. Nel caso di specie le Entrate hanno inviato un questionario ad un contribuente per ottenere chiarimenti sull’acquisto di un immobile. In mancanza di risposta l’Ufficio ha emesso tre avvisi di accertamento fondati sul redditometro. Il contribuente ricorreva in Ctp che accoglieva le sue doglianza, mentre i colleghi di appello confermavano la pretesa. In Cassazione i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del contribuente affermando che la sentenza di appello era in contrasto con il principio di diritto. Nel processo tributario è possibile introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extraprocessuale.

Intestazione formale da provare

L’intestazione di un immobile a un parente dell’indagato non fa presumere che rientri nella sua disponibilità. Pertanto, il pubblico ministero deve provare la mera intestazione formale per sequestrare il bene.

Lo sostiene la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10194/2015. Tutto verte intorno al concetto di disponibilità del bene. Accogliendo il ricorso gli “ermellini” hanno affermato che non occorre provare il nesso di pertinenzialità del bene rispetto al reato ai fini del sequestro preventivo funzionale alla confisca. In merito al concetto di disponibilità la sentenza chiarisce che va ricondotta alla relazione effettuale del condannato con il bene, caratterizzata dall’esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà.

Bonus prima casa con vincoli rigidi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5015 del 12 marzo 2015, ha stabilito che il mancato trasferimento della residenza per i lavori di manutenzione straordinaria fa perdere l’agevolazione “prima casa” di cui il proprietario dell’appartamento ha beneficiato al momento dell’acquisto dell’immobile. La sentenza si è concentrata sul mancato trasferimento di residenza a causa di “forza maggiore” cioè quando l'evento impeditivo sia oggettivo e non prevedibile e tale da non poter essere evitato. Nel caso analizzato l’evento impeditivo era caratterizzato dall'esecuzione di lavori edili.

Un’ampia casistica di pronunce dimostra che sul tema le opinioni dei giudici tributari divergono.

Omesso versamento ritenute subordinato alla prova del rilascio delle certificazioni

La Suprema Corte conferma che il PM non può basarsi sul contenuto del modello 770, ma deve provare il rilascio delle certificazioni ai sostituiti

Nel reato di omesso versamento di ritenute certificate (art. 10-bis del DLgs. 74/2000) spetta all’accusa l’onere di provare l’elemento costitutivo rappresentato dal rilascio ai sostituiti delle certificazioni attestanti le ritenute effettivamente operate e tale prova non può essere costituita dal solo contenuto del modello 770 proveniente dal datore di lavoro.

E’ quanto sostiene la sentenza n. 10475 della Corte di Cassazione del 12 marzo 2015 che va a consolidare un ragionevole principio di diritto (Cass. nn. 40526/2014 e n. 5736/2015) che si contrappone a quello che reputa sufficiente, ai fini della prova del rilascio delle certificazioni, la materiale allegazione del modello 770 ovvero anche la prova testimoniale del contenuto di esso (Cass. nn. 19454/2014 e 20778/2014).

Parti contraenti responsabili per il registro non pagato dal notaio

La Suprema Corte conferma la responsabilità solidale, ma ciò non può valere per le sanzioni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5016 del 12 marzo 2015, ribadisce il principio secondo cui, pure nel caso di imposte autoliquidate dal notaio a seguito di registrazione telematica secondo la procedura del DLgs. 463/97, rimane la responsabilità solidale delle parti contraenti per le imposte.

Da ciò consegue che se il notaio omette il versamento del tributo integrativo, la previa autoliquidazione vale a costituirlo come responsabile d’imposta, ma non incide sulla solidarietà prevista dall’art. 57 del DPR 131/86.

Viene quindi sconfessata la tesi, sostenuta da una parte della dottrina, secondo cui nella registrazione telematica il notaio sarebbe titolare di una sorta di obbligazione autonoma nei confronti del Fisco.

Se il direttore non delega l’accertamento è nullo

Senza la delega del direttore dell’Ufficio l'avviso di accertamento è nullo e non può essere sanato. Spetta all’Agenzia delle entrare esibire in giudizio la documentazione che attesta il corretto esercizio del potere di delegazione.

L’onere della prova non può subire eccezioni. A prescindere dalla validità dei rilievi fiscali, pertanto, la pretesa tributaria deve essere annullata.

Lo sostiene la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia con la sentenza n. 525/3/14.

Infermieri: non sono esenti le prestazioni

No all’esenzione dall’Iva delle prestazioni assistenziali effettuate da infermieri messi a disposizione da un’agenzia di fornitura di lavoro temporaneo: né il personale né l’agenzia possono infatti qualificarsi come “organismi riconosciuti aventi carattere sociale”, le cui prestazioni sono esenti dall’imposta. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue nella sentenza 12 marzo 2015, causa C-594/13.

Overruling ristretto al processo tributario

Ambito di applicazione dell'overruling ristretto nel processo tributario. Infatti il rimborso dell’Iva in virtù di una detrazione omessa, va chiesto entro due anni dal versamento. Non ha alcuna valenza la sentenza della Corte di giustizia che ha assunto una diversa posizione, con un cambio di rotta giurisprudenziale.

Sono queste le conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5014 del 12 marzo 2015, nella quale viene spiegato che la decadenza fissata dalla norma non soffre di proroghe correlate all’esercizio dell’azione accertatrice.

Tutti manager se si evade l’Iva

Il direttore commerciale paga pure se non ha la gestione. La Cassazione rafforza la parità di ruoli tra amministratori di fatto e di diritto. nche il direttore commerciale dell’azienda risponde dell’evasione Iva nonostante, di fatto, la gestione è affidata ad altri. Rafforzando il concetto di parità di ruoli e responsabilità tra amministratore di fatto e di diritto, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10498 del 12 marzo 2015, ha accolto il ricorso della Procura di Brescia presentato contro l’assoluzione di un direttore commerciale, anche amministratore dell'azienda, per il mancato versamento di 183 mila euro di Iva.

Niente Iva sulla Tia

La Cassazione ribadisce l’esenzione da imposta valore aggiunto del prelievo sui rifiuti. La tariffa rifiuti è un tributo e non può essere assoggettata a Iva. Il concessionario che ha riscosso la Tia è tenuto a restituirla al contribuente. È irrilevante, poi, per definire la natura dell’entrata comunale, l’intervento normativo successivo alla pronuncia della Corte costituzionale (238/2009) con il quale il legislatore ha qualificato la Tia2 come entrata non tributaria. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza 4723 del 10 marzo 2015.

 

 

10) In scadenza la presentazione del Modello EAS per le variazioni intervenute nel 2014

Il prossimo 31 marzo 2015 scade il termine entro cui gli enti non commerciali sono tenuti a presentare il modello EAS per comunicare le variazioni intervenute nel 2014 rispetto ai dati già comunicati.

Per beneficiare delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 148, TUIR e art. 4, D.P.R. n. 633/72 (non imponibilità ai fini delle imposte sui redditi ed ai fini IVA di corrispettivi, quote e contributi), infatti, gli enti non commerciali devono:

- possedere gli specifici requisiti richiesti dalla normativa tributaria;

- presentare il modello EAS (Provvedimento 2 settembre 2009), entro 60 giorni dalla data di costituzione.

Pertanto, al verificarsi di eventi che comportano la variazione di dati precedentemente comunicati, è necessario inviare telematicamente all’Agenzia delle entrate un nuovo modello entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione.

 

Vincenzo D’Andò