Diario quotidiano del 9 marzo 2015: credito d'imposta contro le doppie imposizioni: il foreign tax credit

 

 

 
1) Entrate: chiariti tutti i dettagli sul foreign tax credit
E’ già da giorni disponibile il neo vademecum delle Entrate sul credito per le imposte pagate all’estero (articolo 165 del Tuir).
Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare 9/E del 5 marzo 2015, ha pubblicato le linee guida della particolare disciplina, facendo chiarezza sugli aspetti operativi e sul funzionamento pratico del sistema del credito d’imposta, adottato dal nostro ordinamento per evitare i casi di doppie imposizioni. In dettaglio, ricorrendo a numerosi esempi pratici, l’Agenzia approfondisce le casistiche e le problematiche ricorrenti, illustrando di volta in volta i presupposti di applicabilità del credito, il procedimento di calcolo per determinarlo e le disposizioni specifiche previste per le imprese e le stabili organizzazioni.
Credito per imposte pagate all’estero (foreign tax credit)
Il credito per imposte pagate all’estero, o foreign tax credit, è il meccanismo previsto dall’articolo 165 del Tuir come rimedio per evitare il rischio di una doppia imposizione, quando determinati redditi siano soggetti a imposta sia nello Stato di residenza che in quello in cui sono prodotti (cosiddetto Stato della fonte). Le condizioni che rendono possibile il credito nel nostro Paese sono: la produzione di un reddito estero; il pagamento di imposte estere a titolo definitivo ed il concorso del reddito estero alla formazione dell’imponibile in Italia.
In tale contesto, l’Agenzia illustra l’ambito di applicazione del credito d’imposta, con riferimento alla nozione di reddito estero, alla natura e alla definitività dell’imposta estera.
Inoltre, le Entrate si soffermano sulle procedure di calcolo della detrazione, sui limiti di detraibilità e sugli adempimenti da adottare al momento della dichiarazione dei redditi.
La circolare fornisce, inoltre, dettagli operativi sulla regola della per country limitation, secondo cui nel caso di redditi prodotti in più Stati esteri la detrazione deve essere effettuata separatamente per ciascuno Stato.
Spazio anche alle ipotesi in cui si verifica il parziale concorso del reddito estero al reddito complessivo e alle conseguenze della riliquidazione delle imposte estere determinata dall’accertamento di un maggior reddito.
Imprese che producono redditi esteri
Particolare attenzione viene dedicata ai commi 5 e 6 dell’articolo 165 del Tuir, che dettano disposizioni specifiche per le imprese, diretti a mitigare eventuali effetti distorsivi derivanti dai disallineamenti tra la norma domestica e quella dello Stato della fonte.
Omessa dichiarazione dei redditi prodotti all’estero
Una parte della circolare è dedicata all’illustrazione del contenuto del comma 8 dell’articolo 165 del Tuir che, secondo l’Amministrazione finanziaria, deve essere interpretato nel senso che l’omessa presentazione della dichiarazione ovvero l’omessa indicazione del reddito estero preclude, in linea di principio, la fruizione del credito di imposta.
Sul primo tema, cioè quello della omessa presentazione della dichiarazione, l’Agenzia rammenta come tale violazione possa essere comunque sanata entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine ordinario secondo quanto previsto dall’articolo 2, comma 7, del dpr n. 322 del 1998. In questo caso, dunque, compete pienamente la possibilità di computare il credito di imposta.
L’altro aspetto è quello più delicato e comprende il caso dell’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del reddito prodotto all’estero. In via preliminare la circolare chiarisce che tale ipotesi si verifica nel caso in cui, nella dichiarazione, non risulti indicato un reddito estero derivante dalla medesima fonte produttiva e appartenente alla medesima categoria reddituale. …

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