Diario quotidiano del 9 marzo 2015: credito d’imposta contro le doppie imposizioni: il foreign tax credit

Pubblicato il 9 marzo 2015



Entrate: chiariti tutti i dettagli sul foreign tax credit; ebook, Iva ridotta illegittima: la Commissione Ue ha avviato l’infrazione; come convertire la domanda di disoccupazione se il lavoratore sbaglia la richiesta; la notifica della rendita catastale vale anche per il passato?; resoconto dalle Entrate sul modello 730 precompilato; entrate tributarie di gennaio 2015: dati stabili; Equitalia: cartella da esibire; IVA applicabile sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi; applicabilità delle agevolazioni in materia di piccola proprietà contadina alle pertinenze dei terreni agricoli

 

 

 

1) Entrate: chiariti tutti i dettagli sul foreign tax credit

E’ già da giorni disponibile il neo vademecum delle Entrate sul credito per le imposte pagate all'estero (articolo 165 del Tuir).

Difatti, l’Agenzia delle entrate, con la circolare 9/E del 5 marzo 2015, ha pubblicato le linee guida della particolare disciplina, facendo chiarezza sugli aspetti operativi e sul funzionamento pratico del sistema del credito d’imposta, adottato dal nostro ordinamento per evitare i casi di doppie imposizioni. In dettaglio, ricorrendo a numerosi esempi pratici, l’Agenzia approfondisce le casistiche e le problematiche ricorrenti, illustrando di volta in volta i presupposti di applicabilità del credito, il procedimento di calcolo per determinarlo e le disposizioni specifiche previste per le imprese e le stabili organizzazioni.

Credito per imposte pagate all’estero (foreign tax credit)

Il credito per imposte pagate all’estero, o foreign tax credit, è il meccanismo previsto dall’articolo 165 del Tuir come rimedio per evitare il rischio di una doppia imposizione, quando determinati redditi siano soggetti a imposta sia nello Stato di residenza che in quello in cui sono prodotti (cosiddetto Stato della fonte). Le condizioni che rendono possibile il credito nel nostro Paese sono: la produzione di un reddito estero; il pagamento di imposte estere a titolo definitivo ed il concorso del reddito estero alla formazione dell’imponibile in Italia.

In tale contesto, l’Agenzia illustra l’ambito di applicazione del credito d’imposta, con riferimento alla nozione di reddito estero, alla natura e alla definitività dell’imposta estera.

Inoltre, le Entrate si soffermano sulle procedure di calcolo della detrazione, sui limiti di detraibilità e sugli adempimenti da adottare al momento della dichiarazione dei redditi.

La circolare fornisce, inoltre, dettagli operativi sulla regola della per country limitation, secondo cui nel caso di redditi prodotti in più Stati esteri la detrazione deve essere effettuata separatamente per ciascuno Stato.

Spazio anche alle ipotesi in cui si verifica il parziale concorso del reddito estero al reddito complessivo e alle conseguenze della riliquidazione delle imposte estere determinata dall’accertamento di un maggior reddito.

Imprese che producono redditi esteri

Particolare attenzione viene dedicata ai commi 5 e 6 dell’articolo 165 del Tuir, che dettano disposizioni specifiche per le imprese, diretti a mitigare eventuali effetti distorsivi derivanti dai disallineamenti tra la norma domestica e quella dello Stato della fonte.

Omessa dichiarazione dei redditi prodotti all’estero

Una parte della circolare è dedicata all’illustrazione del contenuto del comma 8 dell'articolo 165 del Tuir che, secondo l’Amministrazione finanziaria, deve essere interpretato nel senso che l’omessa presentazione della dichiarazione ovvero l’omessa indicazione del reddito estero preclude, in linea di principio, la fruizione del credito di imposta.

Sul primo tema, cioè quello della omessa presentazione della dichiarazione, l’Agenzia rammenta come tale violazione possa essere comunque sanata entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine ordinario secondo quanto previsto dall'articolo 2, comma 7, del dpr n. 322 del 1998. In questo caso, dunque, compete pienamente la possibilità di computare il credito di imposta.

L’altro aspetto è quello più delicato e comprende il caso dell’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del reddito prodotto all’estero. In via preliminare la circolare chiarisce che tale ipotesi si verifica nel caso in cui, nella dichiarazione, non risulti indicato un reddito estero derivante dalla medesima fonte produttiva e appartenente alla medesima categoria reddituale. Quindi, la decadenza della possibilità di fruizione del credito non opera nel caso in cui il soggetto residente abbia parzialmente dichiarato il reddito di impresa prodotto da una propria stabile organizzazione all’estero. La parte di maggiore rilevanza della circolare, su questo tema, è il coordinamento che l’Agenzia delle entrate formula in relazione alle nuove disposizioni in materia di dichiarazioni integrative e di ravvedimento operoso. Alla luce della formulazione delle norme in vigore dal 1° gennaio 2015 viene chiarito come, integrando le dichiarazioni precedenti con l’indicazione del reddito originariamente omesso, viene sanata la relativa violazione. Quindi il reddito è da considerarsi dichiarato e compete al contribuente la detrazione delle imposte pagate all’estero. Con la dichiarazione integrativa a sfavore, e dunque con il ravvedimento operoso, la regolarizzazione della posizione dei contribuenti consente di sanare gli errori e le omissioni che hanno generato la dichiarazione di un minor reddito, di una minore imposta ovvero di un maggior credito. Per conseguenza, il riconoscimento del credito di imposta estero nel caso di presentazione di dichiarazione integrativa a sfavore (e quindi effettuando un ravvedimento) secondo l'Agenzia è coerente con le recenti modifiche normative.

 

 

2) Ebook, Iva ridotta illegittima: La Commissione Ue ha avviato l’infrazione

La Commissione Ue ha avviato la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sull'aliquota Iva agevolata sugli ebook. Un’azione quasi scontata dopo il caso Lussemburgo e Francia sfociato nella condanna nei giorni scorsi.

L’aliquota Iva ridotta sugli e-books è illegittima: la vendita di libri scaricati per via elettronica costituisce infatti una prestazione di servizi elettronici che, in base alla direttiva, deve essere tassata con l’aliquota ordinaria. È quanto emerge da due sentenze pronunciate dalla Corte di giustizia Ue il 5 marzo 2015, nelle cause C-497/13 e C-502/13, promosse dalla Commissione europea contro la Francia e il Lussemburgo. Accogliendo i rilievi della Commissione, i giudici hanno dichiarato che i due paesi, applicando un’aliquota Iva ridotta alle forniture di libri elettronici (rispettivamente del 5,5% e del 3%), hanno violato il diritto dell'Unione europea. Le sentenze sono particolarmente interessanti non solo per l’attualità della materia e l'importanza della questione della differente tassazione dei libri «virtuali» rispetto a quella realizzata su supporti fisici, da tempo sotto i riflettori, ma anche per i riflessi che inevitabilmente sono destinate a produrre in l’Italia, che proprio recentemente ha ridotto al 4% l’aliquota Iva sui libri elettronici.

Le motivazioni della sentenza relativa alla Francia sono abbastanza prevedibili alla luce delle pertinenti disposizioni della direttiva Iva (2006/112/CE), a partire da quella fondamentale dell'art. 98, par. 2, secondo comma, che esclude l’applicazione di un'aliquota Iva ridotta ai servizi forniti per via elettronica.

A questo punto anche la sorte della disposizione nazionale della legge n. 190/2014, che dal 1° gennaio 2015 ha ridotto al 4% l’aliquota Iva sui libri forniti per via elettronica, sembra segnata, non potendo non prendersi atto dell’interpretazione della Corte di giustizia Ue.

Da evidenziare che il problema non riguarda i libri su supporti fisici digitali, quali cd-rom, chiavette ecc., che scontano legittimamente l’aliquota del 4% in conformità alla direttiva.

 

 

3) Come convertire la domanda di disoccupazione se il lavoratore sbaglia la richiesta

Conversione delle domande di disoccupazione ASpI presentate erroneamente. L’INPS, con il messaggio n. 1644 del 5 marzo 2015, ha fornito chiarimenti relativi a richieste di trasformazione delle domande di indennità di disoccupazione ASpI in domande di indennità di mobilità ordinaria di cui all’art. 7 della Legge n. 223/1991 o dei trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia di cui all’art. 11 della Legge n. 223/1991 o della Legge n. 451/1994.

A tal proposito l’Istituto ha ricordato che, al momento della presentazione della domanda, sia da parte del cittadino che da parte del patronato, l’Istituto offre un specifico percorso informatico relativo a ciascuna prestazione che presume una particolare attenzione e conoscenza alla corretta individuazione dell’indennità di cui si presuppone aver diritto.

Conversione in domanda di indennità di mobilità ordinaria

Per l’INPS, in caso di presentazione di domanda di indennità di disoccupazione ASpI, prodotta erroneamente dal lavoratore, licenziato a seguito della procedura di mobilità di cui all’articolo 4 della Legge n. 223/1991, la stessa potrà essere ritenuta utile ai fini della concessione dell’indennità di mobilità ordinaria di cui all’art. 7 della Legge n. 223/1991 solo se l’esplicita richiesta di conversione in domanda di indennità di mobilità ordinaria sarà inviata entro i termini decadenziali previsti per la presentazione della domanda di mobilità ordinaria.

Conversione in domanda di trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia

Nel caso di presentazione di domanda di indennità di disoccupazione ASpI o di mobilità, prodotta erroneamente dal lavoratore destinatario di trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui all’art. 11 della Legge n. 223/1991 o della Legge n. 451/1994, l’esplicita richiesta di conversione dei citati trattamenti speciali sarà ritenuta utile se prodotta entro il termine dei 24 mesi dalla data di licenziamento.

Conversione della domanda di mobilità in domanda di disoccupazione ASpI

In caso di reiezione delle domande di indennità di mobilità gli operatori dell’Istituto, oltre al motivo della reiezione dovranno inserire la nota in calce con la quale si offre l’opportunità di trasformare la domanda di mobilità in quella di indennità di disoccupazione ASpI.

 

 

4) La notifica della rendita catastale vale anche per il passato?

La rendita notificata é utilizzabile anche per le annualità anteriori alla notifica. La norma che dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2000, gli atti comunque attributivi o modificativi delle rendite catastali per terreni e fabbricati sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, va interpretata nel senso dell’impossibilità giuridica di utilizzare una rendita prima della sua notifica al fine di individuare la base imponibile dell’ICI, ma non esclude affatto l’utilizzabilità della rendita medesima, una volta notificata, a fini impositivi anche per annualità d'imposta “sospese”, ovverosia ancora suscettibili di accertamento e/o di liquidazione e/o di rimborso; e ciò in quanto gli atti attributivi della rendita sono privi di forza costitutiva, ma hanno funzione meramente accertativa della concreta situazione catastale dell'immobile.

È possibile utilizzare a fini ICI una rendita notificata dopo il 1° gennaio 2000 anche per annualità di imposta precedenti “sospese”.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4336 del 4 marzo 2015.

Il fatto trae origine dal contenzioso instaurato tra una società e un Comune nel cui territorio la prima è proprietaria un immobile.

Il Comune notificò il 27 dicembre 2004 ad una S.n.c. un avviso di liquidazione relativo ad ICI per l’anno 2002, in base alla rendita definitiva, coevamente notificata, attribuita ad un'unità immobiliare, con classamento D/7, iscritta in catasto, per la prima volta, il 14 dicembre 2000. La società impugnò autonomamente la rendita e l’avviso di liquidazione, ed il relativo ricorso fu accolto dalla CTP, con decisione confermata in appello, secondo cui:

a) la nuova rendita doveva decorrere dal 1° gennaio dell’anno di notifica della nuova situazione catastale;

b) il comune non avrebbe potuto emettere lìavviso di liquidazione in base ad una rendita non ancora definitiva, ma attendere l’esito del giudizio d’impugnazione proposto dalla contribuente nei confronti dell’Ufficio del Territorio, in quanto l’attribuzione della minore rendita all'immobile comportava l’annullamento dell'avviso di liquidazione impugnato e non l’automatica riduzione dell’originaria richiesta;

c) le spese andavano compensate.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il comune, in particolare sostenendo che la CTR avrebbe erroneamente ritenuto inapplicabile la rendita, iscritta dopo il 1° gennaio 2000, per il periodo antecedente la relativa notifica.

In definitiva, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Amministrazione comunale.

 

 

5) Resoconto dalle Entrate sul modello 730 precompilato

Per venti milioni di pensionati, lavoratori dipendenti e assimilati a partire dal 15 aprile sarà disponibile il modello 730 precompilato. Per elaborarlo l’Agenzia delle Entrate sta utilizzando le informazioni disponibili in Anagrafe tributaria, quelle trasmesse dalle banche, dalle assicurazioni e dai sostituti d’imposta (enti previdenziali e datori di lavoro).

Benché le operazioni di acquisizione e trattamento dei dati siano ancora in corso, grazie al contributo di tutti gli attori coinvolti nel progetto “730 precompilato”, sono state già trasmesse più di 100 milioni di operazioni relative ai premi assicurativi, interessi passivi sui mutui e contributi previdenziali, oltre a quasi 19 milioni di certificazioni uniche. Dal 2016 saranno presenti nella dichiarazione precompilata anche le spese sanitarie che danno diritto a deduzioni dal reddito o detrazioni d’imposta e altre spese comuni, come ad esempio le tasse per l’iscrizione all’università.

Grazie a questo patrimonio informativo i contribuenti potranno disporre già nel 2015 di una dichiarazione dei redditi precompilata dal Fisco in tutto o in buona parte.

Il contribuente può comunque modificare, integrare o accettare il modello agevolmente e trasmetterlo al Fisco, dall’1 maggio al 7 luglio, direttamente dal proprio PC o delegando il sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale, un Caf o un professionista. Se la dichiarazione viene accettata direttamente così com’è o modificata tramite un Caf o un professionista abilitato, si chiude così la partita con il Fisco. Infatti in quest’ultimo caso i controlli documentali sono effettuati direttamente nei confronti dei Caf e dei professionisti ai quali i cittadini si affidano. Proprio per il ruolo di maggiore responsabilità al quale sono chiamati gli intermediari con il Decreto ministeriale del 29 dicembre 2014 è stata prevista una diversa modulazione dei compensi.

Dichiarazione precompilata

La dichiarazione precompilata si basa sulle certificazioni dei sostituti d'imposta per redditi di lavoro dipendente e assimilati, pensioni e compensi per attività occasionali di lavoro autonomo. Il modello contiene, inoltre, le informazioni presenti in Anagrafe tributaria relative alle spese di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico, ai versamenti effettuati con il modello F24, alle compravendite immobiliari, ai contratti di locazione registrati e alla dichiarazione dei redditi dell'anno precedente.

Nel nuovo 730, infine, sono disponibili anche i dati trasmessi da altri soggetti, che riguardano alcuni oneri detraibili e deducibili sostenuti dai contribuenti. Per quest’anno si tratta di interessi passivi sui mutui, premi assicurativi e contributi previdenziali.

Per accedere al modello occorre il codice Pin per i servizi telematici dell’Agenzia che può essere richiesto sul sito www.agenziaentrate.gov.it, telefonicamente al numero 848.800.444 o presso gli uffici territoriali delle Entrate. Per agevolare i cittadini che già dispongono del Pin dispositivo dell’Inps è previsto un accesso anche attraverso il sito dell’Istituto. In alternativa, è possibile delegare il proprio sostituto di imposta disponibile ad effettuare l’assistenza fiscale, un Caf o un professionista abilitato.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 39 del marzo 2015)

 

 

6) Entrate tributarie di gennaio 2015: dati stabili

Variazioni pressoché minime anche per il periodo gennaio-dicembre 2014 con gettito diminuito dell’1,3%, per calo delle imposte dirette (-3,4%) e aumento delle indirette (+1,2%).

Disponibili sul sito del Dipartimento delle Finanze, Bollettino, Appendici statistiche e guida normativa e Nota tecnica, con l'andamento delle entrate tributarie di gennaio 2015. Pubblicati, inoltre Bollettino, Appendici statistiche e Nota tecnica, con i dati del 2014. Si segnala che il primo mese del 2015 non è particolarmente significativo, considerata l’assenza di particolari scadenze o di versamenti di importo rilevante.

Eccp i dati dei singoli tributi.

Gennaio 2015

Nel primo mese di quest’anno, entrate tributarie pari a 32.863 milioni di euro: stabili, quindi, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (-0,1 per cento).Le imposte dirette registrano un gettito complessivo pari a 22.785 milioni di euro, con un incremento dello 0,2% (+54 milioni di euro) rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

In particolare l’Irpef segnala un incremento dello 0,3% (+58 milioni di euro), e riflette gli andamenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+3,1%), delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (-2,5%) e dei lavoratori autonomi (+5%).

In calo l’Ires con un gettito di 154 milioni (-119 milioni di euro).Le imposte indirette fanno registrare un gettito pari a 10.078 milioni di euro

con una diminuzione dell’1% (-102 milioni di euro), rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Cala pure il gettito Iva del 3,3% (-164 milioni di euro) per effetto della flessione di entrambe le componenti relative agli scambi interni (-2% pari a -75 milioni di euro) e alle importazioni (-7,2% pari a -89 milioni di euro).

Segno positivo, invece, per l’imposta di bollo che cresce del 34,6% (+177 milioni di euro).

Tra le altre imposte indirette il Df segnala il calo di 4,1% (-59 milioni di euro) del gettito delle accise sui prodotti energetici (oli minerali). Cresce, invece, il gettito dell’accisa sull’energia elettrica e addizionali dell’8,5% (+17 milioni di euro) e dell’accisa sul gas naturale per combustione del 5,8% (+18 milioni di euro).Segno meno per le entrate relative ai giochi che presentano, nel complesso, un calo del 10,2% (-103 milioni di euro).

Più che positivo il gettito relativo alle entrate derivanti dall’attività di accertamento, che aumenta del 58% (+267 milioni di euro) per un totale di 727 milioni di euro rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Gennaio-dicembre 2014

Per consentire un confronto omogeneo tra le entrate tributarie del 2014 e quelle del 2013, il gettito viene analizzato al netto dell’Ires versata dai soggetti operanti nel settore finanziario e assicurativo che sono stati interessati nel 2013 da significativi incrementi delle aliquote di acconto e dall’addizionale Ires. Le entrate tributarie erariali così considerate ammontano a 411.694 milioni di euro e sono in crescita dello 0,2% (pari a +1.003 milioni) rispetto all’anno precedente.Le imposte dirette evidenziano un gettito di 217.376 milioni di euro, con una variazione dello 0,6% (-1.313 milioni di euro) rispetto allo scorso anno. Stabile l’Irpef con un incremento di 58 milioni di euro che riflette gli andamenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (-0,4%), delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (+0,9) e di quelle sui lavoratori autonomi (-1,8%). L’Ires cala del 3,8% (-980 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a causa principalmente dei minori versamenti a saldo delle società di capitali conseguenti ai maggiori acconti 2013 (in particolare le aliquote di acconto sono state aumentate al 102,5% nel 2013 e unificate al 101,5% nel 2014) e dei minori versamenti della seconda o unica rata dell’acconto 2014.

Lieve crescita per le imposte indirette che, con un gettito di 194.318 milioni di euro, registrano un incremento dell’1,2% (+2.316 milioni di euro) rispetto allo anno precedente.

Il gettito Iva cresce dell’1,9% (+2.189 milioni di euro). In particolare si segnala l’andamento positivo sugli scambi interni (+2.195 milioni di euro), per effetto sia dell’aumento di un punto percentuale dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22%, mentre resta stabile la componente dell’Iva sulle importazioni da Paesi extra-Ue, rispetto all’analogo periodo del 2013 (–6 milioni di euro).

L’imposta di bollo cresce del 2,8% (+216 milioni di euro) per effetto dell’aumento da 1,5 al 2 per mille dell’aliquota sulle comunicazioni relative a prodotti finanziari, l’eliminazione del limite minimo di 34,20 euro e l’aumento del limite massimo da 4.500 a 14mila euro dell’imposta (articolo 1, comma 581 della Stabilità 2014). Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una ripresa del 4,7% (+534 milioni di euro). Segno positivo anche per il gettito relativo alle entrate derivanti dall’attività di accertamento, in crescita del 5,3% (+447 milioni di euro).

 

 

7) Equitalia: cartella da esibire

Equitalia deve esibire la cartella se il contribuente lo richiede e se non lo fa non vi è prova della sussistenza del debito tributario.

La Commissione Tributaria Provinciale di Milano, con la sentenza n. 3824/25/14, si è pronunciata su quali siano gli obblighi del concessionario nel caso in cui il contribuente venga a conoscenza di cartelle esattoriali a suo carico senza averle mai ricevute prima (il caso tipico è quello del contribuente che apprende del debito solo a seguito di richiesta di informazioni allo sportello di Equitalia oppure a seguito del ricevimento di un’iscrizione ipotecaria o di un fermo amministrativo).

Ebbene, i giudici di Milano hanno chiarito che “il concessionario per provare il corretto contenuto delle pretese creditorie deve produrre copia della cartella, come previsto dall’art.26, comma 4, del DPR n. 602/73 …. Da ultimo va detto che la recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione con ordinanza del 30/07/2013 n. 18252 ha statuito che <<se il contribuente contesta di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale (o comunque di averla ricevuta incompleta) il concessionario non può produrre solo la ricevuta di ritorno della raccomandata ma deve esibire copia integrale della stessa>>. In pratica secondo la Suprema Corte, la ricevuta di ritorno prova solo il fatto che il contribuente abbia ricevuto un plico ma non assolutamente il suo contenuto”.

Tale sentenza, dunque, continua sostanzialmente l’indirizzo già espresso da altre Commissioni Tributarie (si ricordano ad esempio le sentenze della CTP di Parma n. 15/07/10 e la n. 40/01/10) oltre che dal TAR di Reggio Calabria che in maniera puntuale ha evidenziato come non sia assolutamente sufficiente per il concessionario produrre in giudizio una copia degli estratti di ruolo “… perché vanno esibiti gli atti in copia integrale e conforme all’originale, allo scopo di consentire la piena conoscenza del loro contenuto” (sent. n. 301/2009).

 

 

8) IVA applicabile sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 25/E del 6 marzo 2015, ha fornito chiarimenti in merito all'aliquota IVA applicabile agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di immobili abitativi, nel caso in cui le prestazioni di servizi comportino la fornitura di “beni significativi” individuati nell’elenco contenuto nel D.M. 29 dicembre 1999.

Nel caso di specie, l’Agenzia ha chiarito che sia nel caso in cui le operazioni poste in essere siano riconducibili a un contratto di cessione con posa in opera sia nel caso in cui siano riconducibili a un contratto di appalto, ai fini dell’individuazione dell’aliquota Iva applicabile, la fornitura degli infissi rileva come fornitura di beni significativi.

Pertanto, in entrambe le ipotesi, l’aliquota Iva agevolata è applicabile al valore degli infissi costruiti dall’azienda installatrice entro i limiti previsti per i “beni significativi”.

Il valore dei suddetti “beni significativi” va determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto, non contenendo la norma agevolativa alcuna previsione in ordine alla quantificazione dell’imponibile.

In particolare, come precisato nella Circolare del 7 aprile 2000, n. 71/E, “assume rilievo l’art. 13 del D.P.R. n. 633 del 1972 in base al quale la base imponibile Iva è costituita dall’ammontare dei corrispettivi dovuti al cedente o al prestatore secondo le condizioni contrattuali. Come valore dei beni elencati nel decreto ministeriale 29 dicembre 1999 deve quindi essere assunto quello risultante dall’accordo contrattuale stipulato dalle parti nell’esercizio della loro autonomia privata”.

A tal riguardo, il suddetto valore, pur nel rispetto dell’autonomia contrattuale della parti, deve tener conto di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei suddetti beni significativi e, dunque, sia delle materie prime che della manodopera impiegata per la produzione degli stessi.

 

 

9) Applicabilità delle agevolazioni in materia di piccola proprietà contadina alle pertinenze dei terreni agricoli

L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 26/E del 6 marzo 2015, ha fornito chiarimenti in merito al regime di tassazione applicabile, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, nell’ipotesi di acquisto di terreno agricolo e di un fabbricato strumentale ad uso ricovero attrezzi di categoria catastale D/10.

Secondo l’Agenzia, sono inclusi nel concetto di fondo rustico anche eventuali fabbricati rurali, sempreché gli stessi svolgano una funzione strumentale rispetto al terreno agricolo, a prescindere dall’attività di impresa esercitata.

Quindi, le agevolazioni previste dall’articolo 2, comma 4-bis, del D.L. n. 194 del 2009, trovano applicazione anche con riferimento al trasferimento del fabbricato ad uso ricovero attrezzi, per il quale ricorrono i requisiti di pertinenzialità rispetto al terreno, sempreché detto fabbricato risulti sovrastante il terreno agricolo.

Ai fini in esame non rileva, invece, la qualificazione di strumentalità del fabbricato, di cui all’articolo 2 del DPR 23 marzo 1998, n. 139 (che ha sostituito il comma 3 ed inserito il comma 3-bis dell’articolo 9 del D.L. 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133), in quanto le agevolazioni in materia di piccola proprietà contadina fanno riferimento alla nozione di pertinenza e non a quella di strumentalità.

La nozione di fabbricato pertinenziale, che implica la sussistenza di una connessione funzionale tra il fabbricato ed il terreno agricolo, non appare coincidente, con la nozione di strumentalità che è, invece, volta alla individuazione dei beni necessari per lo svolgimento dell’impresa agricola.

 

Vincenzo D’Andò