Diario quotidiano del 25 febbraio 2015: in arrivo la revisione di 70 studi di settore

Pubblicato il 25 febbraio 2015



regole a tutela della privacy per il 730 precompilato; programma delle revisioni degli studi di settore relativo all’annualità 2015; firma accordo Italia-Svizzera sul fisco: al via scambio d’informazioni e fine del segreto bancario; assegno nucleo familiare e di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE; amministratori giudiziari: è dovuto il contributo annuale; Camere di Commercio: diritto annuale per il 2015 in G.U.; chiarimenti per la dichiarazione doganale; non occorre un difensore nelle indagini fatte dal Fisco; concorrenza: commercialisti, DDL da rivedere

 Indice:

 1) Regole a tutela della privacy per il 730 precompilato

 2) Programma delle revisioni degli studi di settore relativo all’annualità 2015

 3) Firma accordo Italia-Svizzera sul fisco: al via scambio d’informazioni e fine del segreto bancario

 4) Assegno nucleo familiare e di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE

 5) Amministratori giudiziari: è dovuto il contributo annuale

 6) Camere di Commercio: diritto annuale per il 2015 in G.U.

 7) Chiarimenti per la dichiarazione doganale

 8) Non occorre un difensore nelle indagini fatte dal Fisco

 9) Concorrenza: commercialisti, DDL da rivedere

 

 

1) Regole a tutela della privacy per il 730 precompilato

730 Precompilato: individuati i destinatari, fissati modi e tempi per l’accesso e le regole a tutela della Privacy. Online il provvedimento con l’ok del Garante.

Pronte le regole per l’accesso, a partire dal prossimo 15 aprile, al modello 730 precompilato da parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari. Dopo aver ottenuto il via libera del Garante per la Protezione dei dati personali, l’Agenzia delle Entrate fissa, con un provvedimento firmato oggi dal Direttore, le modalità tecniche che consentiranno di accedere alla dichiarazione nel rispetto di stringenti standard a tutela della privacy. Individuati i contribuenti destinatari del 730 precompilato: lavoratori dipendenti e pensionati, che lo scorso anno hanno presentato il 730 (o il modello Unico con le caratteristiche del 730). Fissati i paletti per l’accesso da parte di sostituti d’imposta, Caf e professionisti: per ricevere i 730 precompilati degli assistiti dovranno acquisirne prima la delega e formulare online una specifica richiesta. I loro accessi saranno tracciati e l’Agenzia farà controlli sulla correttezza delle deleghe. Doppia via di ingresso per i cittadini che decideranno di gestire in autonomia la propria dichiarazione: potranno entrare nell’area autenticata sul sito dell’Agenzia sia con username e password Fisconline sia, in alternativa, con le credenziali dispositive rilasciate dall’Inps. In ogni caso, il contribuente potrà sapere chi ha avuto accesso ai propri documenti tramite funzionalità dedicate, disponibili nell’area autenticata del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Destinatari del 730 precompilato

Quest’anno, ad eccezione di alcuni casi particolari, sono destinatari del 730 precompilato i dipendenti e i pensionati che hanno presentato per il 2013 il modello 730 o il modello Unico (con le caratteristiche del 730) e per i quali il sostituto d’imposta ha trasmesso nei termini all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica 2015. Insieme al 730 precompilato l’Agenzia fornisce al contribuente, o al suo delegato, l’elenco dei dati presi in esame e della relativa fonte informativa.

Canali cifrati, alert e controlli a campione a tutela della riservatezza

La sicurezza dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate è garantita dalla loro cifratura mediante meccanismi standard e protocolli aggiornati alle più recenti versioni. Data la specificità dei dati e la loro rilevanza, sono assicurati adeguati livelli di sicurezza del Sistema informativo della fiscalità. A ulteriore garanzia, il Sistema di Gestione della Privacy è strettamente integrato con il Sistema di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni.

Inoltre, gli accessi all’Anagrafe Tributaria da parte di ciascun sostituto d’imposta, Caf e professionista abilitato saranno tracciati, mentre specifici alert segnaleranno comportamenti anomali o a rischio. L’Agenzia, inoltre, effettuerà verifiche periodiche, anche con controlli a campione, sull’idoneità delle misure di sicurezza adottate da parte di questi operatori che si impegneranno, con apposita dichiarazione, al rispetto dei canoni della pertinenza e della non eccedenza nel trattamento dei dati.

Accesso diretto o “indiretto”, in sicurezza con pochi click anche pagamenti e rimborsi

Ciascun contribuente potrà scegliere se accedere alla proprio 730 precompilato direttamente oppure se delegare il proprio sostituto d’imposta, un Caf o un professionista abilitato. In caso di accesso diretto, al contribuente basterà inserire le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle Entrate o quelle dispositive rilasciate dall’Inps. Una volta entrato nel sistema, dopo aver verificato i dati proposti dalle Entrate, potrà accettare, modificare o integrare la propria dichiarazione. Anche il contribuente che non ha un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio (per esempio, chi ha perso il lavoro nel 2015), può accedere al 730 precompilato e, in tal caso, può versare le somme eventualmente dovute con l’F24, che sarà reso disponibile già compilato, oppure indicare il conto corrente bancario su cui ricevere l’eventuale rimborso. Il contribuente potrà, inoltre, consultare la dichiarazione presentata e l’elenco dei soggetti delegati ai quali è stata resa disponibile, oltre che ricevere eventuali comunicazioni sul proprio 730 precompilato semplicemente inserendo un indirizzo di posta elettronica valido.

I sostituti d’imposta che prestano assistenza fiscale, Caf e professionisti abilitati cui è stata conferita delega potranno fare richiesta di accesso tramite file o tramite web. A questo scopo, sarà sufficiente inviare il codice fiscale del contribuente assistito, alcuni dati inerenti la delega ricevuta e alcune informazioni desunte dalla dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente. Per eventuali richieste di assistenza non programmate, inoltre, i Caf e i professionisti abilitati che hanno ricevuto delega, potranno avvalersi dell’accesso via web, richiedendo il download della singola dichiarazione. In questo caso, le Entrate invieranno il 730 precompilato richiesto in tempo reale. In questi casi, per evitare usi impropri del servizio, per formalizzare le richieste via web sarà inoltre necessario digitare un codice di sicurezza (captcha).

Deleghe con privacy tutelata e accessi tracciati

Caf, professionisti abilitati e sostituti d’imposta acquisiranno le deleghe per l’accesso al 730 precompilato insieme alla copia del documento d’identità del diretto interessato, su carta o su formato elettronico.

Percorso più rapido per chi possiede utenza e password personali per accedere al sistema informativo aziendale del sostituto: il contribuente in possesso delle credenziali, infatti, potrà utilizzarle per conferire la delega.

L’autorizzazione all’accesso dovrà contenere codice fiscale e dati anagrafici del contribuente, anno d’imposta cui si riferisce il 730 precompilato e data di conferimento della delega, indicazione che l’autorizzazione si estende anche alla consultazione dell’elenco delle informazioni attinenti la dichiarazione.

Le deleghe acquisite dovranno essere riportate in un registro cronologico ad hoc, che indica numero progressivo e data della delega, codice fiscale e dati anagrafici del delegante, estremi del suo documento d’identità. A questo proposito, ogni struttura individuerà uno o più responsabili per la gestione delle deleghe.

L’Agenzia delle Entrate effettuerà controlli anche presso le sedi di sostituti, Caf e professionisti delegati. Inoltre, richiederà a campione copia delle deleghe e dei documenti d’identità indicati nelle richieste d’accesso: in caso di controllo, i soggetti autorizzati saranno chiamati a trasmettere i documenti richiesti entro 48 ore, via posta elettronica certificata. A piena garanzia della privacy, il contribuente potrà visualizzare l’elenco di coloro che accedono ai documenti tramite una funzionalità dedicata nella propria area autenticata oppure all’interno del cassetto fiscale.

Invio dal 1° maggio per chi presenta direttamente il 730 precompilato

A partire dal 1° maggio i cittadini interessati potranno inviare telematicamente la dichiarazione accettata, modificata o integrata. Entro cinque giorni otterranno la ricevuta con il numero di protocollo telematico del file inviato. Sarà poi compito delle Entrate rendere disponibili ai sostituti d’imposta i risultati contabili delle dichiarazioni, per il riconoscimento del rimborso o per l’effettuazione delle trattenute direttamente nella busta paga o nella rata di pensione.

Nel caso in cui non sia possibile fornire al sostituto il risultato contabile, l’Agenzia informerà il contribuente sia tramite un avviso nell’area autenticata, sia via email.

Qualora, invece, il sostituto che riceve il risultato contabile non sia tenuto ad effettuare operazioni di conguaglio, comunicherà in via telematica all’Agenzia il codice fiscale dell’interessato. In queste due ipotesi, il cittadino potrà, sempre attraverso l’area autenticata dei servizi telematici dell’Agenzia, presentare un 730 integrativo modificando esclusivamente i dati del sostituto d’imposta o indicandone l’assenza o, in alternativa, rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 33 del 23 febbraio 2015)

 

 

2) Programma delle revisioni degli studi di settore relativo all’annualità 2015

Studi di settore: i “rivedibili” 2015 per restare in linea con l’attualità. La Commissione degli esperti, nel corso della riunione del 10 dicembre scorso, ha espresso parere favorevole al “restyling” di 70 fra quelli che hanno spento le candeline dei tre anni.

La consueta revisione annuale, che consente di mantenere, nel medio periodo, la rappresentatività di determinati studi di settore rispetto alla realtà economica cui si riferiscono, riguarda gli strumenti accertativi elencati nell’allegato 1 al provvedimento del 23 febbraio 2015 del direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il quale è approvato il “Programma delle revisioni degli studi di settore relativo all’annualità 2015”.

È previsto dalla legge 146/1998 che questi strumenti siano “rivisitati”, al massimo ogni tre anni dalla loro entrata in vigore o dall’ultima revisione effettuata, per garantire la loro attinenza all’attualità della situazione economica del momento.

Sono 70 gli studi di settore in evoluzione, applicabili a partire dal periodo d’imposta 2015, che saranno sottoposti a restyling. Di questi, per i tre studi VG96U, WG66U e WG74U è stata prevista l’evoluzione anticipata perché “ad elevato grado di innovazione tecnologica”.

Il provvedimento di oggi stabilisce, inoltre, l’evoluzione dello studio VG87U che riguarderà anche le “Attività di consulenza per la gestione della logistica aziendale”, mentre lo studio VG82U toccherà sia la “Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari” sia le “Attività delle concessionarie e degli altri intermediari di servizi pubblicitari, svolte in forma di lavoro autonomo”.

In particolare, gli studi di settore da revisionare sono:

- 26 relativi al settore dei servizi;

- 12 a quello delle manifatture;

- 12 ad attività professionali;

- 20 al settore del commercio.

Il provvedimento segnala, infine, che al termine delle elaborazioni potrebbe emergere l’opportunità, dopo l’analisi dei diversi dati ed elementi reperiti, di accorpamenti tra studi, ovvero trasferimenti di uno o più codici di attività da uno studio di settore a un altro sottoposto a revisione.

(Provvedimento del 23 febbraio 2015 del direttore dell’Agenzia delle Entrate)

 

 

3) Firma accordo Italia-Svizzera sul fisco: al via scambio d’informazioni e fine del segreto bancario

Il Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, e il Capo del Dipartimento federale delle finanze del governo svizzero, Eveline Widmer-Schlumpf, hanno firmato un Protocollo che modifica la Convenzione per evitare le doppie imposizioni e consente lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali. Per la Svizzera è la fine del segreto bancario.

Insieme al protocollo, i due ministri hanno anche firmato una “road map”, ossia un documento politico che delinea il percorso per la prosecuzione dei negoziati tra i due paesi su altri temi, tra cui la tassazione dei lavoratori frontalieri e le disposizioni per il Comune di Campione d’Italia, exclave italiana circondata da territorio svizzero.

Il Protocollo dovrà essere ratificato dai rispettivi Parlamenti. Quando il passaggio parlamentare sarà completato il fisco italiano potrà richiedere alla Svizzera informazioni anche sui rapporti bancari dei contribuenti italiani in essere a partire dalla data della firma, quindi da oggi. Ciò avrà inevitabili effetti sulla regolarizzazione spontanea dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione (la voluntary disclosure) perché le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni e individuare i contribuenti che hanno portato capitali fuori senza dichiararli. La Svizzera, impegnandosi allo scambio di informazioni, viene equiparata ai fini della voluntary disclosure ad un Paese non black list. Circostanza questa che consentirà ai contribuenti che vogliono regolarizzare la loro posizione, di poterlo fare pagando tutte le imposte dovute, come prevede la legge, e usufruendo di sanzioni più basse.

Lo scambio automatico di informazione in base allo standard Ocse partirà dai rapporti bancari e finanziari in corso nel 2017.

(Ministero dell’Economia e finanze, comunicato del 23 febbraio 2015)

 

 

4) Assegno nucleo familiare e di maternità concessi dai comuni: nuove soglie ISEE

L’Inps, con la circolare n. 48 del 20 febbraio 2015, comunica le nuove soglie ISEE per gli importi delle prestazioni sociali e dei nuovi limiti di reddito applicabili per le domande riferite all’anno 2014, ma presentate successivamente al 1 gennaio 2015, per l’assegno per il nucleo familiare e l’assegno di maternità concessi dai comuni.

Le domande di assegno di maternità e assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minori presentate entro il 31 dicembre 2014 saranno valutate sulla base delle soglie ISEE così come indicate nella circolare n. 29 del 2014.

Per le domande presentate dopo il 1 gennaio 2015, ma riferite all’anno 2014 le soglie dell’ISEE rivalutate si applicano esclusivamente:

- per i richiedenti che presentano la domanda di assegno di maternità, successivamente al 1 gennaio 2015, per i figli nati precedentemente a tale data;

- per i richiedenti che presentano, dal 1 gennaio 2015 al 31 gennaio 2015, la domanda di assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minorenni per l’anno 2014.

Assegno per il nucleo familiare con almeno tre figli minorenni concesso dal comune

L’assegno per il nucleo familiare da corrispondere agli aventi diritto specificati nel paragrafo precedente per l’anno 2014 è pari, nella misura intera, a Euro 141,02.

Per le domande relative al medesimo anno, il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente, è pari a Euro 8.538,91.

Assegno di maternità concesso dal comune

A seguito del suddetto incremento ISTAT, l’importo dell’assegno mensile di maternità (per i soggetti specificati nel paragrafo 3.1 lettera a)), spettante nella misura intera, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1.1.2014 al 31.12.2014 è pari a Euro 338,21 per cinque mensilità e quindi a complessivi Euro 1.691,05.

Il valore dell’indicatore della situazione economica equivalente da tenere presente per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti nel 2014, è pari a Euro 16.921,11.

Domande presentate dopo il 1 gennaio 2015, ma riferite all’anno 2015

Le soglie dell’ISEE e gli importi delle prestazioni in oggetto, rivalutati e validi per l’anno 2015, saranno resi noti con la pubblicazione di un apposito comunicato del Dipartimento della famiglia, a cui seguirà una specifica circolare Inps sull’argomento.

 

 

5) Amministratori giudiziari: è dovuto il contributo annuale

Contributo annuale per gli amministratori giudiziari, ma il consigliere nazionale Campise: “Gigantesco paradosso. Si paga l’iscrizione ad un Albo che non è ancora operativo”.

L’obbligo di corrispondere il contributo per l’iscrizione all’Albo degli Amministratori giudiziari è pienamente vigente. E’ quanto specifica una nota del Ministero della Giustizia riportata dalla nota informativa 9/2015 del Consiglio nazionale dei commercialisti. Una puntualizzazione, quella del Ministero, che elimina alcuni dubbi sorti in materia ma sulla quale arriva il commento critico di Maria Luisa Campise, consigliere nazionale dei commercialisti con delega alle funzioni giudiziarie.

“Come Consiglio nazionale – afferma Campise - non mettiamo ovviamente in discussione l’obbligo di assolvere al pagamento del contributo annuale per l’iscrizione all’Albo degli amministratori giudiziari. In tal senso la nota del Ministero della Giustizia è anzi un elemento di chiarezza. Ma non possiamo certo evitare di sottolineare con forza – prosegue - il gigantesco paradosso rappresentato dal pagamento della quota d’iscrizione ad un Albo che, ad ormai quasi cinque anni dalla sua istituzione, non è ancora operativo e sul cui futuro abbiamo più e più volte chiesto lumi al Ministero competente, senza ricevere risposta alcuna”.

Campise sottolinea poi come lo stesso riferimento, contenuto nella nota del Ministero, ad una possibile predisposizione, per il prossimo mese di maggio, del software per l’accesso all’Albo “non è garanzia di una reale partenza dello’Albo stesso. Insomma – conclude la consigliera nazionale - i commercialisti iscritti a questo Albo si apprestano a versare una quota d’iscrizione senza di fatto sapere perché e per cosa. Credo si tratti di una situazione oggettivamente incresciosa, a cui ci auguriamo venga al più presto posto rimedio”.

(Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, nota del 24 febbraio 2015)

 

 

6) Camere di Commercio: diritto annuale per il 2015 in G.U.

E’ andato in Gazzetta il decreto sul diritto annuale per il 2015 alle Camere di Commercio. È stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 44 del 23 febbraio 2015 il Decreto del Ministero dello Sviluppo economico del 8 gennaio 2015, con il quale vengono determinate le misure del diritto annuale dovuto per l’anno 2015 alle Camere di Commercio. Il decreto era stato anticipato dal MISE sul proprio sito e trova applicazione dal 1° gennaio 2015.

Il testo non contiene modificazioni rispetto alla versione provvisoria, che era stata alla base della circolare n. 227775 del 29 dicembre 2014. Con tale circolare, il MISE aveva rideterminato gli importi dovuti per il 2015, sostanzialmente riducendo del 35% quelli previsti dal DM 21 aprile 2011, le cui disposizioni sono state applicate fino al 2014.

Infatti, l’art. 28 comma 1 del DL 24 giugno 2014 n. 90, convertito nella L. 11 agosto 2014 n. 114, ha disposto la riduzione del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio per l’iscrizione nel Registro delle imprese o nel REA. Il “taglio” avviene in maniera graduale ed è appunto del 35% nel 2015, del 40% nel 2016 e del 50% a decorrere dal 2017. La base di calcolo su cui applicare le riduzioni corrisponde al diritto annuale come determinato per l’anno 2014.

(Decreto MISE del 23 febbraio 2015, in Gazzetta Ufficiale n. 44 del 23 febbraio 2015)

 

 

7) Chiarimenti per la dichiarazione doganale

Nella dichiarazione doganale niente compensazione tra più errori. L’Agenzia delle Dogane, con due note, la n. 16407/RU del 9 febbraio e la n. 23061/RU del 20 febbraio 2015, ha fornito chiarimenti sulla corretta applicazione dell’art. 303 del DPR n. 43/1973 (TULD) sulle dichiarazioni relative alla qualità, alla quantità ed al valore delle merci destinate all’importazione definitiva, al deposito o alla spedizione ad altra dogana con bolletta di cauzione.

La norma dispone le sanzioni amministrative nel caso in cui le dichiarazioni non corrispondano all’accertamento. La nota n. 16407/RU verte proprio sulla sua corretta applicazione nel caso di dichiarazioni contenenti più “singoli”; risponde dunque al quesito se tale applicazione debba riferirsi a ciascuna dichiarazione, complessivamente considerata, oppure a ciascun “singolo” in essa contenuto.

Le Dogane precisano che il principio generale del divieto di compensazione tra diverse dichiarazioni doganali (e in genere fiscali) sussiste anche con riguardo ai singoli fatti dichiarati all’interno di ciascuna di esse e, in particolare, a ciascun “singolo” di cui essa è composta. Operare diversamente, infatti, oltreché essere contrario all’art. 198 del Reg. Cee 2454/93, comporterebbe un’indebita differenziazione tra operazioni economiche analoghe, trattando più favorevolmente l’operatore che abbia preferito formulare una dichiarazione contenente più “singoli” rispetto ad un altro che abbia scelto di sdoganare le medesime partite di merci con più diverse dichiarazioni. Il principio di indifferenza tra le due modalità dichiarative, dunque, è la ratio della citata norma comunitaria che, per questo, impone di considerare ciascun “singolo” quale autonoma dichiarazione.

Secondo l’Agenzia delle Dogane potrebbe convergere in tal senso anche la normativa nazionale. Il testo attualmente vigente dell’art. 303 del TULD, modificato dal DL 16/2012, ha previsto, contrariamente a quanto disposto dallo Statuto del Contribuente, sanzioni per violazioni di carattere anche esclusivamente formale. Dunque, si legge nella nota, può ritenersi che il legislatore sia intervenuto, per ottenere, a fronte della riduzione quasi totale e semplificazione dei controlli doganali, una maggiore responsabilizzazione e accortezza degli operatori nel redigere le dichiarazioni. In questa logica è indifferente che vi sia un tributo evaso oppure no; quel che rileva è che un’inesatta dichiarazione comporta per l’operatore la certezza quasi assoluta che esso non sarà sottoposto ai controlli doganali di tipo fisico, salvi i controlli “a campione”.

Per le Dogane, dunque, è evidente che ciascun elemento dichiarato deve essere oggetto di particolare cura ed eventualmente di sanzione, di per se stesso considerato, senza alcuna possibilità di effettuare compensazioni tra più diversi errori all’interno della singola dichiarazione.

L’Agenzia doganale ricorda, infine, che i dichiaranti incorsi in errori possono beneficiare della disciplina del concorso formale, qualora più favorevole e laddove ne ricorrano le condizioni (ex art. 12, comma 1 del DLgs. 472/97).

Inoltre, gli operatori possono, di propria iniziativa, ed entro 90 giorni dalla definitività dell’accertamento, chiedere la revisione dello stesso, beneficiando della (integrale) non applicazione delle sanzioni ex art. 20, comma 4, della L. 449/97. Su quest’ultimo punto è intervenuta la successiva nota n. 23061/RU, precisando che qualora la revisione dell’accertamento venga richiesta appunto entro 90 giorni dalla data in cui l’accertamento è divenuto definitivo non si applicheranno, come previsto dalla norma, anche gli “interessi” di cui all’art. 86 del DPR 43/1973 che, diversamente, troveranno applicazione qualora la richiesta sia stata presentata oltre il suddetto termine.

 

 

8) Non occorre un difensore nelle indagini fatte dal Fisco

Nelle indagini eseguite dagli uomini del Fisco non serve un difensore di fiducia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7930 del 23 febbraio 2015, esclude l’obbligo, per i funzionari dell’Agenzia delle Entrate, di avvisare il contribuente della facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia. Questo poiché nell’ambito di un’attività ispettiva, il contribuente sottoposto a verifica non riveste ancora la qualità d’indagato, quindi i funzionari dell’Agenzia delle Entrate non hanno l’obbligo di informarlo della possibilità di farsi assistere dal difensore di fiducia, con la conseguenza che il verbale redatto al termine delle operazioni è valido e utilizzabile ai fini del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente.

Il processo verbale di constatazione redatto dalla GdF o dai funzionari degli uffici finanziari è un documento extraprocessuale ricognitivo di natura amministrativa e, come tale, acquisibile ed utilizzabile a fini probatori nel processo “penale” ex art. 234 c.p.p..

In particolare, non è né un atto processuale, non essendo previsto dal codice di rito o dalle relative norme di attuazione, né può essere qualificato quale particolare modalità di inoltro della notizia di reato, ex art. 221 disp. att c.p.p., essendo differenti i connotati di quest’ultima. Tuttavia, qualora dovessero emergere “indizi di reato”, e non meri sospetti, occorre procedere secondo le modalità previste dall’art. 220 disp. att. c.p.p., giacché altrimenti la parte del documento redatta successivamente a detta emersione non potrebbe assumere efficacia probatoria e, quindi, non sarebbe utilizzabile.

Peraltro, in virtù dell’art. 12 comma 2 della L. 212/2000, quando viene iniziata la verifica fiscale, il contribuente ha diritto, tra l’altro, di essere informato della facoltà di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di “giustizia tributaria”.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 7930 del 23 febbraio 2015)

 

 

9) Concorrenza: commercialisti, DDL da rivedere

Contraddittorio e lontano dagli obiettivi di semplificazione che dice di voler perseguire. Il giudizio del Consiglio nazionale dei commercialisti sul disegno di legge sulla concorrenza è critico. Contraddittorio e lontano dagli obiettivi di semplificazione che dice di voler perseguire. Il giudizio del Consiglio nazionale dei commercialisti sul disegno di legge sulla concorrenza è critico. “Le misure volte a favorire la liberalizzazione delle professioni - afferma in una nota il presidente nazionale della categoria, Gerardo Longobardi - penalizzano alcune categorie professionali e ne avvantaggiano altre, senza perseguire, a parer nostro, l’obiettivo della semplificazione. E’ quindi una semplificazione a somma zero. Per contro, nonostante la dichiarata volontà di favorire il consumatore, il disegno di legge lo priva di qualsiasi effettiva tutela circa la garanzia del rispetto delle condizioni minime imposte dalla legge”.

I commercialisti criticano innanzitutto la norma che prevede la possibilità di semplificare il trasferimento di beni immobili ad uso non abitativo il cui valore catastale non superi i 100mila euro, estendendo l’autenticazione della sottoscrizione dell’atto ai soli avvocati. “Se la ratio della norma è quella di allargare la platea dei professionisti a quelli che autenticano la firma del cliente nel mandato alle liti, non si comprende perché siano stati esclusi dalla previsione normativa i commercialisti, che abilitati alla difesa tributaria dei contribuenti, già autenticano la firma di questi ultimi. Se invece la ratio era quella di individuare professionisti dotati di specifica competenza in materia, ricordiamo che i commercialisti, accanto ai notai e agli avvocati, già’ dal 2005 vengono delegati alle operazioni di vendita dei beni immobili nel processo esecutivo”.

Molto negativo il giudizio della Professione anche sulle nuove norme relative agli atti di trasferimento delle partecipazioni di s.r.l. “La modalità proposta dal Governo - spiega Longobardi - non fornisce al consumatore garanzie di certezza e qualità del servizio come avviene in forza della normativa attuale. Quella della cessione delle quote di s.r.l. e della costituzione di vincoli sulle stesse è un’attività ad oggi riservata al notaio e al commercialista. Si tratta di attività che i professionisti esercitano già in un regime di parziale liberalizzazione, per le competenze specifiche che ad essi sono riconosciute dalle rispettive leggi professionali. La cessione delle partecipazioni di s.r.l. e la costituzione di vincoli su quote può implicare l’emersione di questioni attinenti a delicate problematiche societarie e civilistiche che solo professionisti iscritti all’albo e con adeguata formazione possono risolvere. La redazione di questi atti dovrebbe essere appannaggio di professionisti con adeguate competenze nella materia del diritto societario e che per legge sono tenuti al rispetto della normativa antiriciclaggio”.

Infine, sottolinea Longobardi, “se l’obiettivo dell’esecutivo era quello di liberalizzare taluni servizi professionali, non si comprende come mai, rispetto ad alcune anticipazioni della vigilia, sia “saltata” la soppressione dall’ordinamento forense dell’esclusiva agli avvocati dell’assistenza, della rappresentanza e della difesa nelle procedure arbitrali rituali. Un ulteriore elemento che contribuisce a rendere contraddittorio un disegno di legge che, a dispetto delle dichiarazioni d’intenti, non semplifica, liberalizza dove non dovrebbe liberalizzare e difende esclusive oramai indifendibili”.

(Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, nota del 24 febbraio 2015)

 

Vincenzo D’Andò