Diario fiscale del 26 gennaio 2015: l’imposta di registro sulle locazioni si paga obbligatoriamente in F24; inoltre: è aumentata l’aliquota Enasarco da indicare in fattura nel 2015

Pubblicato il 26 gennaio 2015



split payment: rimborsi Iva più veloci; modelli Ine e Parametri 2015: pronte le bozze; il Notariato rilancia il rent to buy; in G.U. le retribuzioni convenzionali per i lavoratori italiani operanti all’estero; principi di attestazione e piani di risanamento: pronto il documento del CNDCEC; è aumentata l’aliquota Enasarco da indicare in fattura nel 2015; imposta di registro sugli affitti: da gennaio 2015 Modello F24 ELIDE obbligatorio, sostituisce l’F23; non perde i benefici fiscali la Onlus che presta attività consultoriale a pagamento; Inps: semplificazioni per i soggetti con invalidità; piani di risanamento: principi, parte la consultazione tra gli Ordini; bilancio di previsione: schema di parere 2015

Indice:

 1) Split payment: rimborsi Iva più veloci

 2) Modelli Ine e Parametri 2015: pronte le bozze

 3) Il Notariato rilancia il rent to buy

4) In G.U. leretribuzioni convenzionali per i lavoratori italiani operanti   all’estero

 5) Principi di attestazione e piani di risanamento: pronto il documento del CNDCEC

 6) E’ aumentata l’aliquota Enasarco da indicare in fattura nel 2015

 7) Imposta di registro sugli affitti: da gennaio 2015 Modello F24 ELIDE obbligatorio, sostituisce l’F23

 8) Non perde i benefici fiscali la Onlus che presta attività consultoriale a pagamento

 9) Inps: semplificazioni per i soggetti con invalidità

 10) Piani di risanamento: principi, parte la consultazione tra gli Ordini

 11) Bilancio di previsione: Schema di parere 2015

 

 

1) Split payment: rimborsi Iva più veloci

Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, in occasione del Videoforum 2015 di ItaliaOggi sulle novità fiscali del 2015 tenutosi il 22 gennaio 2015, promette tempi rapidi per gli inevitabili rimborsi Iva che verranno richiesti in seguito all’introduzione della legge di Stabilità 2015 del cd. Split payment (rimborsi previsti in tre mesi).

Dichiarazioni d'intento (ex art. 20 del DLgs. n. 175/2014, c.d. decreto semplificazioni)

Le dichiarazioni d’intento inviate con le vecchie modalità:

- che producono effetti solo fino all’11 febbraio 2015, sono corrette e non dovranno essere trasmesse all'Agenzia delle entrate né dall'esportatore abituale, né dai fornitori;

- se hanno validità oltre la data citata dell’11 febbraio 2015, anche se l’esportatore ha inviato al fornitore la dichiarazione secondo le precedenti regole è comunque tenuto ad applicare anche la nuova disciplina: l’esportatore abituale la deve trasmettere all’Agenzia, con riferimento alle operazioni effettuate tra il 1° gennaio e l’11 febbraio 2015, e, dal 12 febbraio 2015, il fornitore dovrà accertarsi che l’adempimento sia stato eseguito.

Società estinte

Sulla norma del decreto semplificazioni (D.Lgs. 175/2014) che riguarda le verifiche sulle società estinte - ai fini fiscali e contributivi le società devono rispondere dei propri debiti fino a 5 anni dalla loro cancellazione dal registro imprese e soci e liquidatori hanno l’onere di provare la corretta priorità dei creditori e che non sia stato prelevato indebitamente il saldo attivo di liquidazione pur in presenza di debiti fiscali – si spiega che la nuova disciplina:

- è retroattiva, dunque vige sia nei confronti delle società già cancellate dal Registro delle imprese prima dell’entrata in vigore del decreto (13 dicembre 2014), sia per le attività di controllo riguardanti periodi precedenti a tale data, nel rispetto dei termini di prescrizione e decadenza;

- si applica anche alle società di persone Sas e Snc.

Split payment

Necessaria la distinta evidenza dell’imposta in fattura. L’Iva “invisibile” non deve essere “splittata”: sono al di fuori dell’area di applicazione del meccanismo dello “split payment” le operazioni sottoposte a regimi particolari che non prevedono la distinta evidenza dell’imposta nella fattura. Questo è il caso, per esempio, delle cessioni di beni soggette al regime del margine, delle prestazioni di servizi rese dai tour operator soggette al regime speciale delle agenzie di viaggio. Doppio binario, inoltre, per la regolarizzazione delle fatture irregolari ricevute dagli enti pubblici nell'esercizio di attività commerciali: l’imposta indicata nella fattura seguirà le regole dello “split payment”, mentre quella integrata dall’ente in veste di cessionario/committente soggetto passivo dovrà essere versata secondo la procedura di regolarizzazione.

Regime forfetario con beni strumentali in versione light

L’Iva sostenuta e non detratta in sede di acquisto dei beni strumentali non rileva ai fini della determinazione del limite di 20mila mentre, al tempo stesso, nella nozione di beni strumentali non devono essere ricompresi i beni immateriali quali l’avviamento e le altre attività immateriali comunque riferibili all’attività d’impresa, arte o professione.

La presentazione della dichiarazione integrativa nel nuovo ravvedimento operoso

È compito dei contribuenti valutare i rilievi del pvc. Sarà compito dei contribuenti distinguere i rilievi sui quali si accettano le contestazioni contenute in un pvc: questo nell’ambito della presentazione di una dichiarazione integrativa presentata per effetto delle nuove disposizioni in materia di ravvedimento operoso come modificato dalla legge di stabilità.

Società in perdita sistemica

Società in perdita sistemica solo dopo il settimo anno di attività. Il primo periodo d’imposta teoricamente utile per l’applicazione della disciplina delle società in perdita sistemica, in seguito modifiche introdotte dal decreto semplificazioni, è rappresentato dal settimo anno successivo a quello di costituzione.

Il D.Lgs. n. 175/2014 ha recentemente modificato la disciplina, prevista dall’art. 2, comma 36-decies, D.L. n. 138/2011, sulle società in perdita sistemica. In particolare, l’art. 18 del decreto Semplificazioni fiscali ha esteso da tre a cinque periodi d’imposta il c.d. “periodo di osservazione” ai fini dell’applicazione della normativa.

Per conseguenza, per i soggetti costituiti da meno di sei anni, la disciplina non trova applicazione per mancanza del relativo presupposto.

Pertanto, in virtù della causa di disapplicazione automatica previsto per le società che si trovano nel primo periodo d’imposta, il primo periodo d’imposta astrattamente utile per l’applicazione della disciplina è rappresentato dal settimo anno successivo alla costituzione.

Enti no profit e sponsorizzazioni

Enti no profit e sponsorizzazioni, chiarimenti sulla decorrenza della detrazione IVA al 50%.

Ai fini dell’applicazione della nuova percentuale di detrazione forfetizzata dell’IVA (nella misura del 50%), relativa alle spese di sponsorizzazione sostenute dagli enti non commerciali, rileva il momento del pagamento del corrispettivo (o se anteriore quello di fatturazione) e non la data di sottoscrizione del contratto.

L’art. 29, D.Lgs. n. 175/2014 ha modificato le regole sulla detrazione dell’IVA relativa alle prestazioni di sponsorizzazione, previsto nell’ambito del regime forfetario di cui all’art. 74, comma 6, D.P.R. n. 633/1972.

In particolare, il decreto semplificazioni ha eliminato la previsione di una specifica percentuale (pari al 10%) per la detrazione forfetizzata dell’Iva relativa alle prestazioni di sponsorizzazione. Per effetto della modifica, le prestazioni di sponsorizzazione sono state ricondotte nella regola generale della forfetizzazione della detrazione nella misura del 50%.

In merito, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la nuova regola si applica alle prestazioni di sponsorizzazione effettuate a partire dal 13 dicembre 2014 (data di entrata in vigore del decreto semplificazioni, anche se relative a contratti stipulati in data anteriore. Il momento di effettuazione delle prestazioni di sponsorizzazione deve, ovviamente, individuarsi con i criteri dettati dall’art. 6, D.P.R. n. 633/1972.

Pertanto, a prescindere dalla data di sottoscrizione dei contratti di sponsorizzazione, rileva il momento del pagamento del corrispettivo o, se anteriore, quello di fatturazione delle prestazioni di sponsorizzazione.

Sui dividendi maggiorazione dell’imponibile “senza sconti”

L’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, fornito alcuni chiarimenti in merito alle modifiche apportate dalla legge di Stabilità 2015 alla disciplina fiscale dei dividendi percepiti dagli enti non commerciali (art. 1, comma 655, legge n. 190/2014).

La nuova regola, in particolare, prevede che “gli utili percepiti dagli enti stessi non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto esclusi, nella misura del 22,26 per cento del loro ammontare”. Conseguentemente la quota imponibile degli stessi è stata elevata dal 5% al  77,74%.

Alla luce dell’intento del Legislatore di eliminare le previgenti regole di esenzione, si deve ritenere che la riduzione dal 95% al 22,26% della quota dei dividenti non assoggettati a tassazione sia riferibile a “tutti” gli utili percepiti dagli enti non commerciali, anche se prodotti nell’esercizio di impresa.

Le risposte ufficiali dell’Agenzia delle entrate

Nel corso del VIDEOFORUM 2015

1) Iva e rimborsi - Rimborsi Iva con obbligo di garanzia

Domanda

Si chiede conferma che l'obbligo di prestare garanzia ai sensi della lett. a) del comma 4 dell'art. 38-bis riguardi soltanto le imprese che esercitano l'attività da meno di due anni e non anche i neo-lavoratori autonomi. Si chiede inoltre di sapere come debba essere computato il periodo di due anni, sia per i rimborsi annuali che infrannuali.

Risposta

La lettera a) del comma 4 dell'art. 38-bis dispone che i rimborsi di ammontare superiore a 15 mila euro sono eseguiti previa prestazione della garanzia, qualora gli stessi siano richiesti da soggetti passivi che esercitano una “attività di impresa” da meno di due anni.

Dalla formulazione della norma, che fa espresso riferimento all'attività di impresa, discende che l'obbligo di prestazione della garanzia, nel caso di esercizio dell'attività da meno di due anni, non si riferisce ai soggetti che svolgono attività di lavoro autonomo.

Per quanto riguarda il computo dei due anni, si precisa che, per esercizio dell'attività di impresa si intende l'effettivo svolgimento dell'attività stessa, che ha inizio con la prima operazione effettuata e non con la sola apertura della partita Iva.

Si chiarisce, inoltre, che il termine temporale di due anni è riferito ai due anni antecedenti la data di richiesta del rimborso annuale o trimestrale. Ad esempio, il contribuente che presenti la richiesta di rimborso annuale o trimestrale in data 11 aprile 2015 non sarà obbligato alla prestazione della garanzia qualora abbia iniziato l'attività di impresa, nei termini sopra precisati, in data 11 aprile 2013 o in data anteriore.

2) Lettere d'intento

Domanda

Si chiede di chiarire quali sono “le operazioni straordinarie” di cui alla casella 6 del rigo A2 del nuovo modello della dichiarazione d'intento approvato con provvedimento del 12/12/2014.

Risposta

Le operazioni straordinarie che devono essere evidenziate nel nuovo modello della dichiarazione d'intento, barrando la casella 6 del rigo A2, sono tutte quelle operazioni che possono determinare un trasferimento di plafond tra i soggetti interessati ad un'operazione straordinaria, come, ad esempio, l'affitto d'azienda, il conferimento, la fusione anche nel caso di trasformazione.

3) Iva e rimborsi - Rimborsi Iva richiesti prima del 13/12/2014

Domanda

La circolare n. 32/2014 afferma che le semplificazioni del nuovo art. 38-bis, dpr n. 633/72, si applicano anche alle richieste di rimborso presentate prima del 13/12/2014, precisando però che nel caso in cui alla stessa data la garanzia sia stata già richiesta, “laddove il contribuente non vi abbia già provveduto non è tenuto a presentarla”, e che le garanzie prestate in corso di validità non possono essere restituite per i rimborsi già erogati alla predetta data. Si chiede di chiarire se i contribuenti possano ottenere la restituzione delle garanzie per i rimborsi non ancora erogati.

Risposta

Come chiarito dalla circolare n. 32 del 2014, le disposizioni di semplificazione introdotte dal nuovo art. 38-bis del dpr n. 633/1972 si applicano anche ai rimborsi in corso di esecuzione al 13 dicembre 2014, data di entrata in vigore del dlgs n. 175.

Pertanto, per i rimborsi richiesti prima del 13 dicembre 2014 e non ancora erogati a tale data, la garanzia non è dovuta qualora sussistano i presupposti previsti dal nuovo art. 38-bis. Se la garanzia alla stessa data è stata già richiesta, il contribuente non è più tenuto a presentarla.

Nella stessa circolare n. 32 è stato chiarito, inoltre, che la garanzia non può essere restituita qualora i rimborsi siano stati già erogati.

Ne consegue che il contribuente può richiedere la restituzione del documento di garanzia già presentato qualora, in presenza dei presupposti previsti dal nuovo art. 38-bis, il rimborso non sia ancora stato erogato alla data del 13 dicembre 2014.

4) Lettere d'intento - Dichiarazioni d'intento: disciplina transitoria

Domanda

In relazione alla disciplina transitoria prevista al punto 5 del provvedimento dell'Agenzia del 12/12/2014, si chiede di confermare che per le dichiarazioni d'intento spedite ai fornitori prima dell'11/2/2015 con le vecchie modalità, che non esplichino effetti dopo tale data, non sussista né il nuovo obbligo di trasmissione all'Agenzia da parte del dichiarante, né l'obbligo di comunicare i dati all'Agenzia da parte del fornitore secondo le regole previgenti.

Risposta

Come chiarito con la circolare n. 31/E del 2014, in attuazione dei principi recati dallo Statuto dei diritti del contribuente, fino all'11 febbraio 2015, gli esportatori possono consegnare o inviare la dichiarazione d'intento al proprio cedente o prestatore secondo le previgenti modalità. In tal caso, il fornitore non è tenuto a verificare l'avvenuta presentazione della dichiarazione d'intento all'Agenzia delle entrate. Laddove, tuttavia, le dichiarazioni d'intento già consegnate o inviate secondo le precedenti regole esplichino effetti per operazioni poste in essere successivamente all'11 febbraio 2015, sussiste l'obbligo di applicare la nuova disciplina, a partire dal 12 febbraio 2015.

Per individuare puntualmente gli adempimenti richiesti in capo al fornitore e all'esportatore è, pertanto, necessario distinguere a seconda che l'esportatore abbia inviato al proprio fornitore la dichiarazione d'intento esclusivamente in relazione ad operazioni da effettuarsi tra il 1° gennaio e l'11 febbraio 2015 o che la dichiarazione d'intento si riferisca anche ad operazioni da effettuarsi successivamente a tale data.

Nel primo caso, coerentemente a quanto chiarito con la circolare 31/E, l'esportatore avrà correttamente adempiuto l'obbligo mediante l'invio della dichiarazione al fornitore secondo le vecchie regole. Il fornitore, diversamente, non è tenuto a trasmettere tale dichiarazione all'Agenzia delle entrate, salvo l'obbligo di conservazione della dichiarazione d'intento ricevuta dall'esportatore ai fini del controllo da parte dell'Amministrazione finanziaria. Ciò perché il termine per il fornitore per trasmettere la dichiarazione d'intento ricevuta secondo la precedente disciplina - prima liquidazione periodica Iva, mensile o trimestrale, nella quale l'operazione confluisce – scade, con riferimento alle operazioni poste in essere tra il 1° gennaio e l'11 febbraio 2015, successivamente all'entrata in vigore delle nuove regole (12 febbraio 2015). Si pensi, ad esempio, ad una dichiarazione d'intento riferita ad una singola operazione effettuata il 5 gennaio 2015. In tale ipotesi, la dichiarazione d'intento inviata dall'esportatore al fornitore dovrà essere da quest'ultimo esclusivamente conservata e non anche trasmessa telematicamente all'Agenzia delle entrate. Nel secondo caso, l'esportatore abituale è tenuto a trasmettere, secondo la nuova disciplina, la dichiarazione d'intento all'Agenzia delle entrate, ricomprendendo anche le operazioni effettuate tra il 1° gennaio e l'11 febbraio 2015.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui l'esportatore abituale abbia inviato al proprio fornitore, il 20 dicembre 2014, una dichiarazione d'intento riferita all'intero anno 2015 e che, a decorrere dal 1° gennaio 2015, abbia già effettuato operazioni senza applicazione dell'imposta. In tale caso, anche se l'esportatore ha già inviato al proprio fornitore la dichiarazione d'intento secondo le precedenti regole, è tenuto ad applicare la nuova disciplina, trasmettendo la dichiarazione d'intento telematicamente all'Agenzia - anche con riferimento alle operazioni effettuate tra il 1° gennaio e l'11 febbraio 2015 - e curandone la consegna al fornitore, insieme alla relativa ricevuta di presentazione. Il fornitore è tenuto a verificare l'avvenuta trasmissione all'Agenzia solo con riferimento alle operazioni poste in essere successivamente all'11 febbraio 2015.

5) Iva e rimborsi - Modifica della richiesta di rimborso

Domanda

Si chiede se, alla luce della circolare n. 32/E del 2014 (punto 2.2.1), debba ritenersi superata la precedente circolare n. 25/E del 2012, che, al punto 2.2, indicava, quale termine per la modifica della richiesta di rimborso, quello di un anno previsto per la presentazione della dichiarazione integrativa di cui all'articolo 2, comma 8-bis, del dpr n. 322/1998.

Risposta

Con la circolare n. 25/E del 2012 è stata affrontata, tra le altre, la questione relativa alla possibilità di presentare una dichiarazione integrativa diretta a revocare una precedente richiesta di rimborso Iva e il relativo termine. La scrivente, in tale sede, ha chiarito che il contribuente può rettificare la richiesta di rimborso Iva, presentando, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, una dichiarazione integrativa, al fine di indicare il medesimo credito (o parte di esso) come eccedenza da utilizzare in detrazione o compensazione (variazione del Quadro VX).

Ciò in considerazione della possibilità, introdotta nel 2011 per le imposte dirette, di modificare l'originaria richiesta di rimborso optando per la compensazione del credito, mediante dichiarazione integrativa da presentare entro 120 giorni dalla scadenza del termine ordinario (art. 2, comma 8-ter, del dpr n. 322/1998).

La necessità di consentire la medesima possibilità anche ai fini Iva era, peraltro, giustificata, da un lato, dal costo delle garanzie che, prima delle modifiche apportate all'art. 38-bis del dpr n. 633/1972 (dal dlgs n. 175/2014), dovevano essere necessariamente presentate dal contribuente prima dell'erogazione del rimborso; dall'altro dall'esigenza di evitare che, decorsi i termini d'accertamento, l'ufficio fosse comunque tenuto ad erogare il rimborso, anche senza garanzia prestata dal contribuente, divenuta incontestabile l'annualità cui il rimborso si riferisce.

La fattispecie trattata dalla circolare n. 32/E del 2014 al punto 2.2.1, è, pertanto, diversa da quella affrontata nella circolare 25/E del 2012, in quanto non si interessa della revoca del rimborso (in tutto o in parte), bensì del caso, contrario, in cui il contribuente intende chiedere a rimborso un ammontare più alto rispetto a quello originariamente chiesto in dichiarazione, passando quindi dall'originaria scelta per la compensazione (o per il riporto) dell'eccedenza maturata a quella per il rimborso. Ciò peraltro, in linea con quanto già chiarito al riguardo dalla circolare n. 1/E del 15 gennaio 2010.

Stante quanto sopra, e vista la diversa ratio dei documenti di prassi, nel confermare la validità delle istruzioni fornite con la circolare n. 25/E del 2012, ovviamente da coordinare con i mutati presupposti di prestazione delle garanzie nei rimborsi Iva, si sintetizzano le seguenti ipotesi:

- nel caso in cui il contribuente intenda chiedere un rimborso più alto rispetto a quello chiesto originariamente, potrà essere presentata una dichiarazione integrativa, eventualmente munita di visto, entro i 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione;

- nel caso in cui il contribuente intenda revocare la precedente richiesta di rimborso, potrà essere rettificata la dichiarazione presentando, entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo, una dichiarazione integrativa;

- nel caso in cui il contribuente intenda apporre il visto assente nella dichiarazione originaria, potrà essere presentata la dichiarazione integrativa anche oltre il termine di 90 giorni dalla presentazione della dichiarazione.

6) Nuovo regime dei minimi - Valore dei beni immateriali

Domanda

Nel valore dei beni strumentali da considerare ai fini dell'accesso al nuovo regime non sembrano ricompresi i beni immateriali (avviamento, spese di impianto, etc.). E' corretta questa lettura della norma?

Risposta

Il comma 54 della Legge di stabilità, nell'individuare i requisiti necessari all'applicazione del nuovo regime, consente l'applicazione del regime forfetario ai contribuenti che, alla data di chiusura dell'esercizio precedente, sono in possesso di beni strumentali di costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, non superiore a 20 mila euro. Per espressa previsione normativa, non concorrono alla formazione di detto limite i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l'esercizio dell'impresa, dell'arte o della professione.

Per quanto concerne i beni immateriali, la scrivente con circolare n. 7/E del 2008, relativa al regime dei minimi, con riferimento al raggiungimento del limite dei 15 mila euro per i beni strumentali, ha chiarito che il riferimento contenuto nella norma alla nozione di strumentalità dei beni da prendere in considerazione induce a ritenere che non rilevino taluni costi riferibili ad attività immateriali, come quello sostenuto per l'avviamento o altri elementi immateriali comunque riferibili all'attività, che non si caratterizzano per il loro concreto utilizzo nell'ambito dell'attività d'impresa o di lavoro autonomo.

I medesimi chiarimenti trovano applicazione con riferimento al regime forfetario.

7) Nuovo regime dei minimi - Iva indetraibile sui beni acquistati

Domanda

Ai fini del calcolo del valore dei beni strumentali, in analogia a quanto previsto per i beni in locazione finanziaria, non dovrebbe essere considerata l'Iva indetraibile afferente i beni acquistati. E' corretta tale impostazione?

Risposta

Con riferimento al regime dei minimi è stato chiarito con circolare n. 13/E del 2008 che, al fine di verificare il limite riferito all'acquisto dei beni strumentali, si assumono i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate ai sensi dell'art. 6 del dpr n. 633/1972.

Occorre, dunque, far riferimento all'ammontare dei corrispettivi degli acquisti che rilevano in base alle ordinarie regole dell'imposta sul valore aggiunto, secondo cui i corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi costituiscono la base imponibile cui è commisurata l'imposta.

Pertanto, come già chiarito dalla circolare 7/E del 2008, con riferimento al regime dei minimi, sia in fase di accesso al regime forfetario che durante la sua applicazione, il rispetto del limite degli acquisti di beni strumentali va verificato con riferimento al costo sostenuto al netto dell'imposta sul valore aggiunto, anche se non è stato esercitato il diritto di detrazione.

8) Società in perdita sistemica - Decorrenza

Domanda

Con riferimento alla precedente formulazione dell'art. 2 comma 36-decies e seguenti, del dl n. 138/2011, l'Agenzia delle entrate (circ. 25/E/2012 § 6.2) ha precisato che, stante il fatto che la disciplina sulle società in perdita sistemica richiede un «periodo di osservazione» di tre anni, la disciplina delle società in perdita sistemica trovava applicazione solo a decorrere dal quarto periodo d'imposta successivo a quello di inizio dell'attività ovvero dal quinto anno di attività. Pertanto, vista la novità introdotta dal dlgs n. 175/2014, è possibile affermare che la disciplina delle società in perdita sistemica opera dal sesto periodo d'imposta successivo a quello di inizio dell'attività, ovvero dal settimo anno di attività?

Risposta

L'articolo 18 del dlgs n. 175/2014 ha esteso da “tre” a “cinque” periodi d'imposta il c.d. periodo di osservazione ai fini dell'applicazione della disciplina sulle società in perdita sistematica. Di conseguenza, per i soggetti (con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare) costituiti da meno di sei anni, la disciplina sulle società in perdita sistematica non trova applicazione per mancanza del relativo presupposto. Il primo periodo d'imposta astrattamente utile (considerando anche la causa di disapplicazione automatica prevista dall'art.1, lettera m), del provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate dell'11 giugno 2012) di applicazione della disciplina in esame sarà il settimo anno dalla costituzione.

9) Ravvedimento operoso e modalità pratiche

Domanda

Alla luce della possibilità di regolarizzare le violazioni già contestate in un pvc ma non ancora inserite in un avviso di accertamento, al momento della integrazione della dichiarazione dell'anno oggetto di ravvedimento, come potranno essere distinti i rilievi ai quali si intende prestare acquiescenza rispetto a quelli per i quali non si accetta la contestazione e dunque si intende proseguire in contenzioso?

Risposta

Per effetto delle modifiche apportate dalla Legge di stabilità 2015, sono mutati i presupposti per accedere all'istituto agevolativo. È possibile, infatti, accedere al ravvedimento operoso nonostante la violazione sia stata già constatata mediante pvc. Ciò, tuttavia, non muta la natura e le finalità dell'istituto del ravvedimento operoso – che rimane un atto di regolarizzazione spontanea da parte del contribuente – nel senso che non lo trasforma in un atto di acquiescenza ai rilievi contenuti nel pvc.

Pertanto, il contribuente potrà sanare le medesime violazioni ravvedibili in base alla precedente formulazione normativa anche laddove - ed è questo l'elemento innovativo - gli sia stato consegnato un pvc, fermo restando l'assenza di notifiche degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli art. 36-bis e 36-ter del dpr n. 600/1973 e 54-bis del dpr n. 633/1972.

Sarà onere del contribuente comunicare agli uffici i distinti rilievi per i quali si intende prestare acquiescenza.

10) Ravvedimento operoso

Domanda

Si chiede di sapere se nella nuova disciplina del ravvedimento operoso di cui all'art. 13, dlgs n. 472/97, come modificata dalla Legge di stabilità, con particolare riguardo alla definizione delle violazioni già constatate, debba ritenersi confermato l'orientamento delle circolari n. 180 e n. 192 del 1998, circa l'onere di regolarizzare distintamente le violazioni prodromiche (es. omessa fatturazione) e quelle conseguenziali (omesso versamento, infedele dichiarazione).

Risposta

La Legge di stabilità per il 2015 pone l'obiettivo di incidere significativamente sulle modalità di gestione del rapporto tra fisco e contribuenti. Si punta su un nuovo modello di cooperazione tra l'Amministrazione finanziaria e i contribuenti con l'obiettivo di perseguire il massimo adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte dei contribuenti, potenziando l'istituto del ravvedimento operoso di cui all'art. 13 del dlgs n. 472 del 1997.

Ai tributi amministrati dall'Agenzia delle entrate si applicano le novità in materia di ravvedimento, comprese quelle relative alla eliminazione della preclusione secondo la quale l'istituto del ravvedimento può essere adottato a prescindere dalla circostanza che la violazione sia già stata constatata ovvero che siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento.

Le novelle normative, però, non modificano, per il resto, l'assetto generale dell'istituto del ravvedimento.

Pertanto, anche con riguardo alla definizione delle violazioni già constatate, si ritiene che debba ritenersi confermato l'orientamento delle circolari n. 180 e 192 del 1998 circa l'onere di regolarizzare distintamente le violazioni prodromiche (es. omessa fatturazione) e quelle conseguenziali (omesso versamento, infedele dichiarazione).

11) Ravvedimento operoso - Termine di regolarizzazione delle violazioni

Domanda

Si chiede di sapere se la diversificazione delle due soglie temporali per la regolarizzazione (termine fisso, es. un anno dalla commissione della violazione, e termine mobile, es. scadenza della presentazione della dichiarazione) sia correlata alla distinzione tra “tributi periodici” (o meglio, con dichiarazione periodica) e “tributi istantanei”, come chiarito dalla circolare n. 180/1998, oppure se ci si debba basare su altri criteri, come emerge dalle circolari n. 41/2005 e n. 2/2011 in ordine a talune violazioni in materia di Iva.

Risposta

In relazione alle due soglie temporali previste dalla disposizione di cui all'art. 13 de dlgs n. 472/97 “termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione” e “un anno dall'omissione o dall'errore” si chiarisce che la diversificazione è in sostanza collegata alla distinzione tra i “tributi periodici” cui inerisce un obbligo dichiarativo che si rinnova periodicamente, (come per esempio imposte sui redditi, Iva) e i “tributi istantanei”, per i quali non si configura un obbligo dichiarativo (come per esempio imposta di registro, sulle successioni), come già chiarito dalla circolare n. 180 del 1998.

A tal proposito, devono ritenersi ancora attuali le precisazioni contenute nei documenti di prassi circa la correlazione tra «tributi periodici» e «tributi istantanei» da un lato, e le soglie temporali previste dalla disposizione dall'altra, nonché gli specifici chiarimenti resi con i citati documenti del 2005 e del 2011.

Infine, considerato che le disposizioni recate dalla Legge di stabilità 2015 sono entrate in vigore il 1° gennaio 2015, in virtù del principio del favor rei è possibile ravvedere le violazioni constatate prima di tale data, fermo restando la mancata notifica di atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli art. 36-bis e 36-ter del dpr n. 600/1973 e 54-bis del dpr n. 633/1972 relative alle violazioni oggetto di regolarizzazione.

12) Comunicazioni black list - Esonero dalla comunicazione “black list”

Domanda

Si chiede se nella determinazione della soglia di 10 mila euro ai fini dell'invio della comunicazione delle operazioni 2014 si debba tenere conto anche delle operazioni già comunicate in base alla disciplina anteriore e se tali operazioni debbano essere incluse nella comunicazione.

Risposta

Con riferimento al quesito in oggetto si richiamano le precisazioni fornite con la circolare n. 31/E del 30 dicembre 2014, dove è stato specificato che le nuove norme “si applicano, per espressa previsione dell'art. 21 del dlgs n. 175/2014, alle operazioni, interessate dall'obbligo, poste in essere nell'anno solare in corso alla data di entrata in vigore del decreto”. Lo stesso documento di prassi, inoltre, precisa che “i contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili e trimestrali secondo le regole previgenti, fino alla fine del 2014. Tali comunicazioni saranno ritenute pienamente valide secondo le nuove modalità previste dall'art. 21 del decreto”.

13) Iva e rimborsi - Split payment e regimi speciali Iva

Domanda

Si chiede conferma che le operazioni soggette a regimi speciali Iva che non prevedono l'evidenza dell'imposta in fattura (es. regime del margine, agenzie di viaggio, regime di franchigia delle piccole imprese), pur in mancanza di espressa previsione normativa, devono ritenersi escluse dal meccanismo dello split payment.

Risposta

L'art. 1, comma 629, lett. b), della Legge di stabilità 2015 ha introdotto l'art. 17-ter del dpr n. 633/1972, che dispone l'adozione del modello di scissione dei pagamenti, c.d. “split payment” per le operazioni effettuate nei confronti di determinati enti pubblici.

Secondo la nuova disposizione, “per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli enti pubblici interessati, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, l'imposta è in ogni caso versata dai medesimi?”.

In base a questo meccanismo le pubbliche amministrazioni, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell'Iva, devono versare direttamente all'Erario, l'imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori. Questi ultimi, infatti, devono emettere regolarmente la fattura con le indicazioni prescritte dall'art. 21 del dpr n. 633/1972, tra cui l'evidenziazione dell'imposta, apponendo l'annotazione “scissione dei pagamenti” sulla medesima.

Conseguentemente il predetto meccanismo non trova applicazione in relazione alle operazioni assoggettate a regimi speciali che non prevedono l'evidenza dell'imposta in fattura e che ne dispongono l'assolvimento secondo regole proprie.

14) Iva e rimborsi - Split payment e regolarizzazioni

Domanda

Nel caso in cui l'ente pubblico, in veste di soggetto passivo, riceva una fattura indicante l'Iva in misura inferiore a quella dovuta, è corretto ritenere che l'imposta indicata dal fornitore debba essere pagata ai sensi dell'art. 17-ter, dpr n. 633/72, mentre quella regolarizzata ai sensi dell'art. 6, comma 8, dlgs n. 471/97 debba essere corrisposta distintamente, con le modalità previste per tale regolarizzazione?

Risposta

Il meccanismo di scissione dei pagamenti di cui all'art. 17-ter del dpr n. 633/1972 prevede che le pubbliche amministrazioni acquirenti di beni e servizi, ancorché non rivestano la qualità di soggetto passivo dell'Iva, devono versare direttamente all'erario l'imposta sul valore aggiunto che è stata addebitata loro dai fornitori.

Pertanto, fermo restando il versamento dell'imposta addebitata in fattura secondo le regole proprie dello split payment, nell'ipotesi in cui le pubbliche amministrazioni ricevano una fattura indicante l'Iva in misura inferiore a quella dovuta, per acquisti di beni e servizi effettuati nell'esercizio di imprese, arti o professioni, le stesse dovranno fare ricorso alla procedura di regolarizzazione di cui all'art. 6, comma 8, dlgs n. 471/97 e, quindi, l'imposta oggetto di regolarizzazione dovrà essere corrisposta con le modalità previste da tale procedura.

15) Applicazione dell'inversione contabile per il settore energetico (art. 1, comma 629, L 23 dicembre 2014, n. 190)

Domanda

L'art. 1, comma 629, della Legge di Stabilità 2015, ha modificato l'art. 17, sesto comma, del dpr n. 633/1972, estendendo il meccanismo dell'inversione contabile alle cessioni di titoli ambientali e, in particolare ai:

trasferimenti di quote emissione di gas a effetto serra;

trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla direttiva 2003/87/CE;

certificati relativi al gas e all'energia elettrica.

Alla luce di tali modifiche si chiede se tra i certificati relativi al gas e all'energia elettrica rientrino anche i certificati verdi, i titoli di efficienza energetica e le garanzie di origine.

Risposta

Il meccanismo del reverse charge per i cosiddetti “certificati ambientali” è previsto, a seguito della modifiche introdotte dalla legge di stabilità , all'art. 17, sesto comma, del dpr n.633/1972, con l'inserimento delle lettere d-bis) e d-ter).

Con riferimento all'ambito oggettivo di tali disposizioni è utile premettere, brevemente, le caratteristiche dei titoli indicati nel quesito.

In particolare, i certificati verdi sono stati introdotti in Italia con il dlgs n. 79/1999 (che dà attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica) per consentire ai produttori di energia elettrica di adempiere all'obbligo di immettere ogni anno in rete una determinata quota di energia elettrica “pulita”. Tali certificati rappresentano, infatti, la produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili.

I titoli di efficienza energetica (c.d. certificati bianchi), introdotti nel 2004 (Decreti Ministeriali del 20 luglio 2004, “gas” e “energia elettrica”, come modificati successivamente dal Decreto Ministeriale 21 dicembre 2007 e 28 dicembre 2012), attestano il risparmio di gas ed energia elettrica conseguito attraverso sistemi di efficientamento della produzione.

Con riferimento alle garanzie di origine si precisa che le stesse sono state introdotte con il dlgs n. 28/2011 (che ha recepito la direttiva 2009/28CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30) e hanno esclusivamente lo scopo di consentire ai fornitori di energia elettrica di provare ai clienti finali la quota o la quantità di energia derivante da fonti rinnovabili nel proprio mix energetico.

In base alla normativa richiamata, i titoli oggetto del quesito per la natura e il meccanismo di funzionamento ad essi proprio, teso a consentire agli operatori del settore di ottemperare agli obblighi relativi al rispetto ambientale, risultano strettamente collegati al settore dell'energia elettrica e del gas.

Si ritiene, pertanto, che gli stessi siano ricompresi tra i “ certificati relativi al gas e all'energia elettrica” di cui all'art. 17, sesto comma, lettera d-ter, del dpr n. 633/1972.

16) Enti non commerciali - Detrazione spese di sponsorizzazione

Domanda

Stante la mancata indicazione della decorrenza della parificazione della percentuale di detrazione Iva (50%) per le spese di pubblicità e di sponsorizzazione, nel dlgs n. 175/2014 (“Decreto semplificazione”) e posto che la modifica ha effetto dall'entrata in vigore del provvedimento (13/12/2014), si chiede l'atteggiamento da tenere per i contratti di sponsorizzazione in essere ma sottoscritti prima dell'entrata in vigore della modifica.

Risposta

L'art. 29 del Decreto semplificazioni ha modificato la disciplina della detrazione Iva relativa alle prestazioni di sponsorizzazione prevista nell'ambito del regime forfetario dell'art. 74, sesto comma, del dpr n. 633/1972.

In particolare, il Decreto ha eliminato la previsione di una specifica percentuale (pari al 10% per la detrazione forfetizzata dell'Iva relativa alle prestazioni di sponsorizzazione. Per effetto della modifica, le prestazioni di sponsorizzazione sono state ricondotte nella regola generale della forfetizzazione della detrazione Iva nella misura del 50 per cento.

La nuova regola si applica alle prestazioni di sponsorizzazione effettuate a partire dalla data di entrata in vigore del decreto semplificazioni, vale a dire alle prestazioni di sponsorizzazione effettuate a partire dal 13 dicembre 2014, anche se relative a contratti stipulati in data precedente. Il momento di effettuazione delle prestazioni di sponsorizzazione deve, ovviamente, individuarsi con i criteri dettati dall'articolo 6 del dpr n. 633/1972. Pertanto, a prescindere dalla data di sottoscrizione dei contratti di sponsorizzazione, rileva il momento del pagamento del corrispettivo o, se anteriore, quello di fatturazione delle prestazioni di sponsorizzazione.

17) Enti non commerciali - Esclusione degli utili percepiti

Domanda

Per come risulta dal tenore letterale della disposizione di riferimento (comma 655, dell'art. 1, legge n. 190/2014 – Legge di stabilità 2015) si ritiene che l'esclusione da tassazione della quota del 22,26% degli utili percepiti si renda applicabile “esclusivamente” ai dividendi percepiti dall'ente non commerciale per le partecipazioni possedute nell'ambito delle “attività istituzionali”. Si deve ritenere corretta la detta interpretazione?

Risposta

L'art. 4, comma 1, lettera q) del dlgs n. 344/2003, prima delle modifiche introdotte dalla Legge di stabilità, prevedeva che gli utili percepiti, “anche nell'esercizio di impresa”, dagli enti non commerciali non concorrevano alla formazione del reddito imponibile, in quanto esclusi, nella misura del 95 per cento del loro ammontare.

La citata norma estendeva, quindi, agli enti non commerciali il regime di esenzione della tassazione sui dividendi previsto, in generale (il trattamento per gli utili prevenienti da Paesi black list è diverso, vedi comma 3 dello stesso art. 89), per le società di capitali e gli enti commerciali ai sensi dell'art. 89, comma 2, del Tuir.

La Legge di stabilità 2015 (modificando la citata lettera q) del dlgs n. 344/2003) pone fine al predetto regime di esenzione per tutti gli enti non commerciali, a decorrere dagli utili messi in distribuzione dal 1° gennaio 2014.

La nuova regola prevede, per gli enti non commerciali, che “gli utili percepiti dagli enti stessi non concorrono alla formazione del reddito imponibile, in quanto esclusi, nella misura del 22,26 per cento del loro ammontare (?)”. Conseguentemente la quota imponibile degli stessi è stata elevata dal 5 per cento al 77,74 per cento.

Alla luce dell'intento del legislatore di eliminare le previgenti regole di esenzione, si deve ritenere che la riduzione dal 95 per cento al 22,26 per cento della quota dei dividenti non assoggettati a tassazione sia riferibile a “tutti” gli utili percepiti dagli enti non commerciali, anche se prodotti nell'esercizio di impresa.

In tal senso, la soppressione dell'inciso “anche nell'esercizio di impresa” non ha inteso determinare differenti regole di tassazione degli utili, a seconda che gli stessi siano realizzati o meno nell'ambito dell'esercizio di un'attività di impresa o meno.

A sostegno di questa interpretazione si evidenzia che la relazione tecnica alla norma in esame, nel quantificare l'incremento di gettito derivante dall'applicazione della nuova norma, utilizza come parametro di calcolo tutti i dividendi percepiti dagli enti non commerciali, ivi compresi quelli derivanti dall'esercizio di un'attività d'impresa (la relazione tecnica, infatti, applica la nuova percentuale di imponibilità sia i dividendi indicati nel quadro RL del modello di dichiarazione utilizzato dagli enti non commerciali, relativo ai redditi di capitale, sia ai dividendi indicati nel quadro RF dello stesso modello, relativo ai redditi d'impresa).

18) Società estinte - Cancellazione dal registro delle imprese

Domanda

Nell'art. 28, del dlgs n. 175/2014 (decreto semplificazione) non è prevista alcuna decorrenza relativamente all'irrilevanza degli effetti della cancellazione della società dal registro delle imprese, nel periodo quinquennale. Di conseguenza, la detta disciplina deve ritenersi di natura “non procedimentale”, nel rispetto del “principio del legittimo affidamento” e in assenza di un supporto legislativo che affermi il contrario, con la conseguente applicazione alle sole società cancellate dalla data di entrata in vigore del provvedimento (13/12/2014), senza alcun effetto retroattivo?

Risposta

L'art. 28 del dlgs n. 175 del 2014 ha stabilito che, ai soli fini della liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l'estinzione della società di cui all'art. 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro delle imprese. Come precisato nella circolare n. 31 del 2014, trattandosi di norma procedurale, in quanto tesa proprio a salvaguardare le azioni di recupero della pretesa erariale, la stessa si applica anche per attività di controllo riferite a società che hanno già chiesto la cancellazione dal Registro delle imprese o già cancellate dallo stesso registro prima del 13/12/2014, data di entrata in vigore del dlgs n. 175/2014, nonché per attività di controllo riguardanti periodi precedenti a tale data, ovviamente nel rispetto dei termini di prescrizione e decadenza previsti dalla legge.

19) Società estinte - Responsabilità dei liquidatori

Domanda

L'art. 36, del dpr n. 602/1973 dispone che la responsabilità sussiste se i liquidatori hanno soddisfatto crediti di ordine inferiore a quelli di natura tributaria o abbiano assegnato beni ai soci prima di onorare i debiti fiscali. Stante il fatto che, nell'ambito della fase liquidativa, non si deve tenere conto di alcuna graduazione nel pagamento dei debiti, è corretto, per rispettare le nuove disposizioni, tenere conto delle disposizioni indicate dall'art. 2777 c.c.?

Risposta

L'art. 36 del dpr n. 602/1973, come modificato dal dlgs n. 175/2014, prevede che i liquidatori rispondono in proprio delle imposte della società se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all'assegnazione di beni ai soci o di aver soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. In assenza di specifici richiami nella norma, si ritiene che si possa far riferimento alle disposizioni civilistiche in materia.

20) Società estinte - Liquidazione e distribuzione di denaro ai soci

Domanda

Con riferimento alla responsabilità dei soci di soggetti Ires, l'applicazione delle nuove disposizioni, di cui all'art. 28, del dlgs n. 175/2014 (decreto semplificazione), resta subordinata al fatto che “siano distribuiti beni sociali o denaro nei due anni precedenti la liquidazione” (tenendo conto della data di messa in liquidazione) o “siano stati assegnati beni” del soggetto collettivo “durante la fase liquidativa”. Dal tenore letterale delle disposizioni vigenti, pertanto, è da escludere dalla disciplina l'ipotesi di distribuzione di denaro nel corso della fase di liquidazione. E' corretto?

Risposta

L'art. 36 del dpr n. 602/1973, come recentemente modificato dal dlgs n. 175/2014, disciplina le responsabilità e gli obblighi degli amministratori, dei liquidatori e dei soci e, al comma 3, in particolare, prevede che i soci rispondono per il pagamento delle imposte se, “nel corso degli ultimi due periodi d'imposta precedenti alla messa in liquidazione” hanno ricevuto “danaro o altri beni sociali in assegnazione” dagli amministratori o hanno avuto in assegnazione “beni sociali” dai liquidatori “durante il tempo della liquidazione”. Si tratta di una norma che interviene a tutelare in modo specifico i crediti erariali nel caso della liquidazione di società, in aggiunta alla disposizione civilistica di carattere generale di cui all'art. 2495 cc, e che, rispetto a quest'ultima, amplia il periodo temporale di riferimento per valutare la responsabilità dei soci, individua alcune ipotesi specifiche in cui si configura la responsabilità del liquidatore e introduce la figura dell'amministratore quale ulteriore soggetto responsabile. Tenuto conto della finalità della norma tesa ad ampliare la garanzia per i crediti erariali, oltre che del tenore letterale della norma, si ritiene che tra i “beni sociali” avuti in assegnazione dai liquidatori durante il tempo della liquidazione siano da ricomprendere necessariamente anche le eventuali distribuzioni di denaro, che la stessa disposizione fa rientrare tra i “beni sociali”.

21) Società estinte - Società di persone

Domanda

Per effetto dell'espresso riferimento all'art. 2495 cc, è corretto ritenere che le nuove disposizioni non producano alcun effetto nei confronti delle società di persone, la cui estinzione è disciplinata dall'art. 2312 cc?

Risposta

L'art. 2495 c.c. dispone in materia di cancellazione delle società nell'ambito delle società di capitali; per le società di persone, la cancellazione viene disciplinata dall'art. 2312 c.c.

Di recente, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale che, a proposito dell'art. 2495 del c.c., sostiene la natura costitutiva della cancellazione delle società dal Registro delle imprese con l'effetto conseguente dell'estinzione della società. Si tratta, tra le altre, delle sentenze della Corte di cassazione a sezioni unite n. 4060, 4061 e 4062 del 22/02/2010 e n. 6070, 6071 e 6072 del 12/03/2013. Con le medesime sentenze, i giudici di legittimità hanno ritenuto il principio dell'estinzione della società di capitali a seguito della cancellazione applicabile anche alle società di persone, seppure con le dovute differenze in ordine alla natura dichiarativa anziché costitutiva della cancellazione e alla diversa misura delle responsabilità dei soci.

Tanto premesso, per motivi di ordine sistematico, si ritiene che le nuove disposizioni introdotte dall'art. 28, comma 4 del Decreto semplificazioni possano applicarsi anche alla cancellazione di società di persone, ferma restando la diversa disciplina delle responsabilità dei soci collegata alla differente forma societaria.

Di recente, si è consolidato un orientamento giurisprudenziale che, a proposito dell'art. 2495 del c.c., sostiene la natura costitutiva della cancellazione delle società dal Registro delle imprese con l'effetto conseguente dell'estinzione della società. Si tratta, tra le altre, delle sentenze della Corte di cassazione a sezioni unite n. 4060, 4061 e 4062 del 22/02/2010 e n. 6070, 6071 e 6072 del 12/03/2013. Con le medesime sentenze, i giudici di legittimità hanno ritenuto il principio dell'estinzione della società di capitali a seguito della cancellazione applicabile anche alle società di persone, seppure con le dovute differenze in ordine alla natura dichiarativa anziché costitutiva della cancellazione e alla diversa misura delle responsabilità dei soci.

Tanto premesso, per motivi di ordine sistematico, si ritiene che le nuove disposizioni introdotte dall'art. 28, comma 4 del Decreto semplificazioni possano applicarsi anche alla cancellazione di società di persone, ferma restando la diversa disciplina delle responsabilità dei soci collegata alla differente forma societaria

 

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2) Modelli Ine e Parametri 2015: pronte le bozze

Modelli Ine e Parametri 2015: On line cinque esemplari in bozza. Le versioni provvisorie in rete dal 22 gennaio 2015, appena diverranno definitive, dovranno essere allegate a Unico da tutti quei contribuenti per i quali non sono applicabili gli studi di settore

In vista della nuova stagione dichiarativa, si arricchisce sempre più la lista delle bozze. È la volta della pubblicazione dei tre modelli Ine riservati a persone fisiche, società di capitali e società di persone e dei due Parametri dedicati, uno agli esercenti attività d’impresa, l’altro a coloro che svolgono lavoro autonomo, vale a dire, professionisti e artigiani.

I modelli Ine accolgono quelle informazioni utili all’Agenzia delle entrate per rilevare la presenza di ricavi o compensi non dichiarati ovvero di rapporti di lavoro irregolare, come stabilito dal comma 19, articolo 1, della Finanziaria 2007. Nulla hanno a che vedere con gli “altri” indicatori di normalità economica individuati dall’articolo 10-bis della legge 146/1998 e inseriti negli studi di settore attraverso la procedura Gerico. Questi ultimi, infatti, consentono ai contribuenti di confrontare la propria posizione rispetto alla “normalità” rientrante nello studio di settore che li riguarda. Nel nostro caso, invece come anticipato, servono al Fisco per selezionare i soggetti da sottoporre al controllo. Non si tratta di dichiarazioni autonome, ma di supporto a Unico 2015.

I modelli Parametri, anch’essi parte di Unico, sono riservati, in linea generale, agli esercenti arti e professioni e ai contribuenti che svolgono attività d’impresa per i quali non sono stati approvati gli studi di settore, ovvero, anche se approvati, operano condizioni di inapplicabilità, non estendibili ai parametri, individuate nei decreti di approvazione degli studi stessi.

 

 

3) Il Notariato rilancia il rent to buy per favorire la ripresa del mercato immobiliare presentato lo schema contrattuale e un decalogo per orientare i cittadini

Il Notariato rilancia l’attenzione sul tema del rent to buy - il contratto che fa da ponte tra locazione e compravendita - in un incontro con l’Agenzia delle entrate, Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, banche, costruttori e mondo accademico per mettere a punto soluzioni giuridiche e fiscali per la concreta applicazione e diffusione di questo nuovo strumento destinato a incoraggiare le contrattazioni immobiliari e la ripresa del mercato.

Il Consiglio Nazionale del Notariato ha, infatti, presentato il 23 gennaio 2015 a Milano - in occasione del convegno: “La disciplina del rent to buy: tutele sostanziali e questioni tributarie”, organizzato dalla Fondazione Italiana del Notariato in collaborazione con il Consiglio Notarile di Milano - uno schema contrattuale idoneo per il rent to buy, per agevolare operativamente l’applicazione dell’istituto, e un decalogo informativo per i cittadini per orientarli ed informarli su questa modalità di acquisto.

Che cosa è il rent to buy: Per consentire ai cittadini di comprare casa, in un momento di difficoltà di accesso al credito, e ai costruttori di smaltire l’invenduto, il Notariato ha proposto di introdurre in Italia il rent to buy. Si tratta di un'operazione unitaria attraverso la quale viene assicurato a chi ha intenzione di acquistare un immobile, la possibilità di conseguire da subito il godimento dell’immobile individuato, con pagamento di un canone periodico e di rinviare ad un momento successivo l’acquisto vero e proprio dell’immobile e il pagamento del relativo prezzo, dal quale vengono scomputati, in tutto o in parte, i canoni pagati in precedenza. Il legislatore ha introdotto il rent to buy con il decreto Sblocca Italia (art. 23 del D.L. 133/2014).

Le novità dello “Sblocca Italia”: il decreto ha risolto alcune criticità che derivavano dalla mancanza di una specifica normativa in materia. In particolare, ha previsto la possibilità di trascrivere il contratto nei Registri Immobiliari per il periodo di durata del rent to buy, ma comunque non superiore a 10 anni.

La trascrizione vale come una vera e propria prenotazione dell’acquisto dell’immobile. Di conseguenza, non potrà vendere l’immobile a qualcun altro, né concedere un’ipoteca sull’immobile, né costituire una servitù passiva o qualsiasi altro diritto pregiudizievole. Gli eventuali creditori del venditore non potranno iscrivere un’ipoteca sull’immobile promesso in vendita, né pignorarlo. Dal momento della trascrizione del rent to buy, l’immobile è “riservato” al futuro acquirente, e qualsiasi trascrizione o iscrizione non avrebbe effetto nei suoi confronti.

Per informare e orientare i cittadini sul tema il Notariato ha pubblicato sul proprio sito (www.notariato.it) un vademecum che spiega, con un linguaggio semplice e chiaro, tutto quello che c’è da sapere sul rent to buy: vantaggi e svantaggi sia per il venditore, sia per l’acquirente e quali sono le tutele previste dalla legge.

(Consiglio Nazionale del Notariato, comunicato del 23 gennaio 2015)

 

 

4) In G.U. le retribuzioni convenzionali per i lavoratori italiani operanti all’estero

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 2014, il Decreto 14 gennaio 2015 con la determinazione, per l’anno 2015, delle retribuzioni convenzionali.

A decorrere dal periodo di paga in corso dal 1° gennaio 2015 e fino a tutto il periodo di paga in corso al 31 dicembre 2015, le retribuzioni convenzionali da prendere a base per il calcolo dei contributi dovuti per le assicurazioni obbligatorie dei lavoratori italiani operanti all’estero (ai sensi del D.L. 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla Legge 3 ottobre 1987, n. 398), nonché per il calcolo delle imposte sul reddito da lavoro dipendente (ai sensi dell’art. 51, comma 8-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917), sono stabilite nella misura risultante, per ciascun settore, dalle previste tabelle.

Aziende: Somministrazione 2014: comunicazione obbligatoria entro il 31 gennaio

Entro il 31 gennaio 2015 le aziende che hanno utilizzato, nel corso del 2014, lavoratori in somministrazione, dovranno effettuare una comunicazione annuale obbligatoria alle rappresentanze sindacali aziendali.

I dati obbligatoriamente richiesti, e che devono essere inseriti nel modello (allegato 1), sono:

- il numero dei contratti di somministrazione di lavoro conclusi;

i motivi dell’utilizzo;

- la durata dei contratti;

- il numero e la qualifica dei lavoratori

Il periodo di riferimento è l’anno 2014 e la comunicazione non dovrà prevedere il nome dei lavoratori somministrati, ma solo il dato numerico.

L’invio potrà avvenire tramite:

-consegna a mano,

-raccomandata con ricevuta di ritorno

-posta elettronica certificata (PEC).

Si ricorda che dal 21 marzo 2014 (Decreto Legge n. 34/2014) non è più obbligatorio prevedere una motivazione per l’utilizzo di lavoratori in somministrazione a tempo determinato.

La comunicazione annuale non è l’unica comunicazione obbligatoria prevista dalla normativa in materia di lavoro somministrato. Infatti, l’azienda utilizzatrice di lavoratori somministrati dovrà comunicare, alle Organizzazioni sindacali dei lavoratori, anche il numero e i motivi del ricorso alla somministrazione di lavoro prima della stipula del contratto di somministrazione stesso. Soltanto ove ricorrano motivate ragioni di urgenza e necessità nello stipulare il contratto, l’utilizzatore potrà fornire le predette comunicazioni entro i cinque giorni successivi alla stipula del contratto di somministrazione. È appena il caso di sottolineare che il contratto di somministrazione di cui si parla è il contratto commerciale stipulato con l’agenzia di somministrazione.

Si informa, in conclusione, che la norma prevede, in caso di mancato o non corretto assolvimento dell’obbligo comunicativo, una sanzione amministrativa pecuniaria da 250,00 a 1.250,00 euro.

CIGS per cessazione aziendali a 24 mesi

Il Ministero del Lavoro ha emanato la circolare n. 1 del 19 dicembre 2014, con la quale informa che, alla luce di quanto contenuto nell’articolo 1, comma 110, della Legge di Stabilità 2015 (legge n. 190 del 23 dicembre 2014), è stato disposto il completamento, nell’anno 2015, delle proroghe a 24 mesi dei programmi di crisi per cessazione di attività.

 

 

5) Principi di attestazione e piani di risanamento: pronto il documento del CNDCEC

E’ disponibile il documento “Principi di attestazione e piani di risanamento” validato dal Consiglio Nazionale dei commercialisti lo scorso 3 settembre e presentato nel corso del Convegno nazionale dello scorso 4 novembre.

Il documento, di grande attualità, è incentrato sulla figura e sul ruolo del professionista incaricato delle attestazioni di piani e concordati previste nella legge fallimentare e finalizzato a suggerire modalità operative e modelli virtuosi da seguire nella stesura delle relazioni e nella formalizzazione dei giudizi che ne sono il contenuto.

Viene sottoposto alle eventuali osservazioni dei vertici degli ordini territoriali che dovranno essere inviate entro il prossimo 28 febbraio 2015. Le stesse potranno essere recepite e prese in considerazione anche in successivi documenti di approfondimento che questo Consiglio Nazionale intende elaborare in futuro.

(CNDCEC, Nota informativa n. 4/2015 pubblicata il 23 gennaio 2015)

 

 

6) E’ aumentata l’aliquota Enasarco da indicare in fattura nel 2015

Dal 1.1.2015 l’aliquota Enasarco da esporre in fattura è passata al 14,65% (come al solito, la metà è carico dell’agente di commercio, ovvero il 7,325%).

L’aliquota per il 2014 era fissata nella misura del 14,20% (a carico dell’agente nella misura del 7,1%).

Gli aumenti previsti

L’Enasarco, con delibera n. 72/2012, ha, infatti, modificato l’art. 4 del regolamento innalzando l’aliquota contributiva al 17%, valore che sarà raggiunto nel 2020 mediante una serie di aumenti che scatteranno automaticamente secondo la seguente tabella:

2012

2013

2014

2015

2016

2017

2018

2019

2020

13,50%

13,75%

14,20%

14,65%

15,10%

15,55%

16,00%

16,50%

17,00%

6,75%

6,875%

7,1%

7,325%

7,55%

7,775%

8%

8,25%

8,5%

Nella prima riga è indicata la percentuale di contribuzione complessiva. Nella seconda riga la percentuale di contribuzione obbligatoria a carico dell’agente di commercio (da indicare in fattura), pari al 50% di quella complessiva.

 

 

7) Imposta di registro sugli affitti: da gennaio 2015 Modello F24 ELIDE obbligatorio, sostituisce l’F23

Locazioni immobiliari: Dal mese di gennaio 2015 il Modello F24 ELIDE diviene obbligatorio per versare l’imposta di registro.

Difatti, l’Agenzia delle entrate, con il Provvedimento n. 2014/554 del 3 gennaio 2014, ha previsto l’estensione della modalità di versamento con F24 ELIDE alle somme dovute in relazione alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili.

In particolare, a partire dal 1° febbraio 2014 al 31 dicembre 2014, l’imposta di registro, i tributi speciali e compensi, l’imposta di bollo, le relative sanzioni ed interessi, connesse alla registrazione dei contratti di locazione e affitto di beni immobili potevano essere versate utilizzando il modello “F24 versamenti con elementi identificativi” (F24 ELIDE).

Si trattava di un periodo transitorio poiché a partire dal 1° gennaio 2015 i suddetti debbono effettuarsi esclusivamente con il modello F24 ELIDE.

L’Agenzia delle entrate, con la Risoluzione n. 14/E del 24 gennaio 2014, ha istituito i codici tributo da utilizzare per i versamenti e impartito le istruzioni per la compilazione dei modelli di pagamento.

In particolare:

- i codici  da “1500” a “1510” riguardano l’imposta di registro (prima registrazione, registrazione annualità successive, cessioni del contratto, risoluzioni del contratto, proroghe del contratto), l’imposta di bollo, i tributi speciali e compensi, sanzioni e interessi da ravvedimento per tardiva prima registrazione e tardivo versamento di annualità e adempimenti successivi;

- il codice identificativo “63” denominato “Controparte” va utilizzato per consentire la corretta identificazione nel modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” del soggetto “controparte” del contratto;

- i codici da “A135” ad “A138” consentono il versamento delle somme dovute a seguito degli avvisi di liquidazione dell’imposta e irrogazione delle sanzioni, emessi dagli Uffici.

Codici tributo per il Modello F24 ELIDE

1500

Imposta   di registro per prima registrazione

1501

Imposta   di registro per annualità successive

1502

Imposta   di registro per cessioni del contratto

1503

Imposta   di registro per risoluzioni del contratto

1504

Imposta   di registro per proroghe del contratto

1505

Imposta   di bollo

1506

Tributi   speciali e compensi

1507

Sanzioni   da ravvedimento per tardiva prima registrazione

1508

Interessi   da ravvedimento per tardiva prima registrazione

1509

Sanzioni   da ravvedimento per tardivo versamento di annualità e adempimenti successivi

1510

Interessi   da ravvedimento per tardivo versamento di annualità e adempimenti successivi

 

 

8) Non perde i benefici fiscali la Onlus che presta attività consultoriale a pagamento

Non saltano le agevolazioni non profit, con le cure a pagamento strettamente connesse a quelle rimborsate dal servizio sanitario, necessarie per terminare la terapia in corso.

Non perde la qualifica di Onlus la fondazione che, per assicurare il completamento e l’efficacia di una terapia in corso, a determinate condizioni, nell’ambito delle attività svolte come consultorio, effettua prestazioni con corrispettivo a carico del paziente, in aggiunta rispetto a quelle rimborsate dalla Regione.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione 10/E del 23 gennaio 2015.

Il quesito nasce da una situazione concreta e dall’esigenza di non lasciare “a metà” i trattamenti terapeutici effettuati da professionisti come psicologi e psicoterapeutici, svolti presso i consultori familiari. In particolare, il caso è stato proposto da una fondazione che opera in Lombardia.

Con la risoluzione 70/2009, precisa il documento di prassi (inquadrando, rispetto al non profit, il soggetto di cui si sta parlando) l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può essere iscritto all’anagrafe delle Onlus appartenenti al settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria (articolo 10, comma 1, lettera a), Dlgs 460/1997) l’ente che gestisce, gratuitamente per gli utenti, un consultorio familiare secondo gli scopi previsti dall’articolo 1 della legge 405/1975 istitutiva di tali strutture.

Può verificarsi, però, che a causa delle risorse finanziarie non sufficienti, venga posto un “limite” alle prestazioni rimborsabili dal servizio sanitario.

Così è avvenuto in Lombardia, dove la Regione ha chiesto, per alcune cure, una “compartecipazione” del paziente alla spesa. In pratica, l’utente può usufruire gratuitamente, ad esempio, di un determinato numero di sedute dallo psicologo, superato il quale, la prestazione è a carico dell’utente.

Nell’ipotesi descritta, il consultorio, in caso di prestazioni rimborsabili insufficienti, prosegue la cura con ulteriori interventi, questa volta a pagamento, anche se le parcelle richieste sono decisamente più basse rispetto al valore di mercato.

Si tratta di prestazioni rese dietro corrispettivo e, quindi non istituzionali, ma al tempo stesso sono integrative e strettamente connesse a quelle istituzionali rimborsate dalla Regione e, di conseguenza, ad esse equiparabili. In sintesi, sono necessarie, al ristabilimento del paziente e, perciò, rientranti nell’ipotesi prevista dal comma 5, dell’articolo 10 del Dlgs 460/1997.

Per conseguenza, il consultorio che presta interventi aggiuntivi a carico dell’utente non perde la qualificazione di “Onlus” e, con essa, le agevolazioni stabilite dall’articolo 150, comma 2 del Tuir: i corrispettivi incassati non concorrono, in definitiva, alla formazione del reddito imponibile.

La disciplina, però, pone due condizioni: le prestazioni aggiuntive non devono essere prevalenti rispetto alle attività istituzionali e i relativi proventi non devono superare il 66% delle spese complessive dell'organizzazione (articolo 10, comma 5, ultimo periodo, del Dlgs n. 460/1997).

 

 

9) Inps: semplificazioni per i soggetti con invalidità

La circolare dell’Inps n. 10 del 23 gennaio 2015 interviene in merito alle semplificazioni in materia di accertamento sanitario di revisione (art. 25, comma 6-bis); accertamento delle condizioni sanitarie per le prestazioni erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari d’indennità di frequenza (art. 25, comma 5); semplificazioni per le prestazioni economiche erogabili agli invalidi maggiorenni già minori titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione (art. 25, comma 6).

 

 

10) Piani di risanamento: principi, parte la consultazione tra gli Ordini

Il Consiglio Nazionale dei commercialisti, attraverso l’informativa n. 4, ha sottoposto agli Ordini territoriali il documento “Principi di attestazione dei piani di risanamento”.

Il Consiglio Nazionale, attraverso l’informativa n. 4, ha sottoposto agli Ordini territoriali il documento “Principi di attestazione dei piani di risanamento”, validato dal CNDEC il 3 settembre 2014 e presentato nel corso di un convegno nazionale lo scorso 4 novembre.

Il documento è incentrato sulla figura e sul ruolo del professionista incaricato delle attestazioni di piani e concordati previste nella legge fallimentare e finalizzato a suggerire modalità operative e modelli virtuosi da seguire nella stesura delle relazioni e nella formalizzazione dei giudizi che ne sono il contenuto.

Il Consiglio nazionale ha ritenuto opportuno inviare il documento a tutti gli Ordini affinché esso sia suscettibile di contributi ed osservazioni provenienti dai professionisti di tutti i territori per essere affinato con le esperienze maturate sul campo.

(CNDCEC, nota del 23 gennaio 2015)

 

 

11) Bilancio di previsione: Schema di parere 2015

Il Consiglio nazionale dei commercialisti pubblica lo schema di parere sul bilancio di previsione 2015 redatto con l’ANCREL .

Il Consiglio nazionale pubblica lo schema di parere sul bilancio di previsione 2015 (CNDCEC-ANCREL), aggiornato con la normativa emanata fino al 31 dicembre 2014. Il documento verrà aggiornato periodicamente sulla base delle novità normative e di prassi.

Nei prossimi giorni avverrà la pubblicazione anche dello schema di parere sul bilancio di previsione 2015 enti in armonizzazione e lo schema di relazione al rendiconto 2014.

(CNDCEC, nota del 23 gennaio 2015)

 

Vincenzo D’Andò