Diario quotidiano del 9 ottobre 2014: tante novità IVA per il commercio elettronico

Pubblicato il 9 ottobre 2014



IVA: novità sul commercio elettronico (e-commerce); controlli antiriciclaggio: entro il 31 ottobre, i professionisti devono comunicare il proprio indirizzo Pec alle Entrate; obbligo di registrare alla Motorizzazione civile e annotare sulla carta di circolazione il nome del soggetto che ha la disponibilità del veicolo; visita medica oltre l’orario di lavoro: è lavoro straordinario; maxi emendamento al Jobs act: sgravi per assunzioni; a parere della Regionale Toscana sul TRUST è dovuta l’imposta di donazione; ammortizzatori sociali in deroga anno 2014; al via il tovagliometro: va bene l’accertamento fiscale basato sui tovaglioli di carta consumati

 

Indice:

 1) Iva: novità sul commercio elettronico (e-commerce)

 2) Controlli antiriciclaggio: entro il 31 ottobre, i professionisti devono comunicare il proprio indirizzo Pec alle Entrate

 3) Obbligo di registrare alla Motorizzazione civile e annotare sulla carta di circolazione il nome del soggetto che ha la disponibilità del veicolo

 4) Visita medica oltre l’orario di lavoro: è lavoro straordinario

 5) Maxi emendamento al Jobs act: sgravi per assunzioni

 6) Sul trust è dovuta l’imposta di donazione, a parere della regionale Toscana

 7) Ammortizzatori sociali in deroga - Anno 2014

 8) Al via il tovagliometro: va bene l’accertamento fiscale basato sui tovaglioli di carta consumati

 

 

1) Iva: novità sul commercio elettronico (e-commerce)

Il nuovo regime speciale Iva sul cd. “mini sportello unico” è entrato in vigore dal 1° ottobre 2014.

Da tale data l’Agenzia delle entrate ha attivato sul proprio sito internet lo sportello unico, ciò al fine di rendere più semplice l’adesione al regime Iva speciale del c.d. “mini sportello unico” o “mini one stop shop” (MOSS), per i servizi di e-commerce.

Il nuovo regime per le transazioni e-commerce intra-UE sarà effettivamente operativo dal 2015.

Si tratta della procedura automatica riservata alle imprese che forniscono servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione a privati consumatori dell’area dell’Unione e che intendano optare per questo regime speciale.

Novità

Tutte le operazioni rese da un soggetto passivo Iva residente in un Paese UE a un consumatore comunitario saranno tassate nel luogo in cui il fruitore del servizio è stabilito, ha il domicilio o nel luogo in cui risiede abitualmente.

Permetterà quindi alle imprese che lo utilizzeranno di dichiarare e versare l’Iva sui servizi di e-commerce intra-UE prestati a persone che non sono soggetti passivi Iva (B2C) esclusivamente presso un’autorità fiscale, evitando ai fornitori di doversi registrare presso ogni Stato Membro.

In pratica gli adempimenti di dichiarazione e versamento dell’Iva vengono accentrati presso un unico Paese e l’imposizione viene spostata dal Paese di origine del fornitore a quello di destinazione, semplificando di fatto le operazioni all’interno dell’UE.

Ambito soggettivo

Rientrano nel regime UE i soggetti passivi che hanno la sede dell’attività in un Paese dell’Unione o anche al di fuori, a patto di possedere una stabile organizzazione in uno o più Paesi Membri. Le imprese con questi requisiti dovranno presentare la dichiarazione MOSS e versare l’imposta relativa ai servizi tipici B2C esclusivamente allo Stato Membro nel quale hanno la sede o una stabile organizzazione, utilizzando il consueto numero di partita Iva.

Per le imprese extra-UE che posseggono stabili organizzazioni in più Stati Membri, si può scegliere quello presso il quale attivare il regime speciale. Esso si applica ai soli servizi tipici B2C resi a privati consumatori stabiliti in Paesi UE diversi dal proprio, ovvero da quello nel quale l’impresa ha la sede.

Per le imprese stabilite in uno dei Paesi UE e che non posseggono in uno di essi una stabile organizzazione, né sono identificate o tenute a identificarsi ai fini Iva nel territorio stesso, possono optare per il regime MOSS scegliendo lo Stato Membro presso il quale registrarsi e accentrare gli adempimenti relativi ai servizi tipici prestati a privati consumatori dell’UE.

Accolta la richiesta di identificazione da parte dell’azienda con tali requisiti, lo Stato Membro le attribuirà un numero di partita Iva caratterizzato dal prefisso EU.

In questo caso rientreranno nel regime speciale tutti i servizi tipici resi a privati consumatori dell’UE, anche se stabiliti nel Paese nel quale il soggetto passivo è identificato.

Operazioni coinvolte

Sono interessate da questa importante modifica le operazioni assimilate a prestazioni di servizi forniti attraverso Internet (ad esempio vendita in download di musica Mp3, App, software etc.) rese da un soggetto passivo Iva residente in un paese dell’Unione europea in favore di un consumatore finale di un paese membro.

Per conseguenza, i consumatori italiani che acquisteranno prodotti immateriali “on line” - per esempio, file audio, video o di testi, scaricati da internet - pagheranno in ogni caso l’Iva domestica del 22%, indipendentemente dal paese in cui è stabilito il fornitore.

Parimenti, i fornitori stabiliti in Italia, quando venderanno servizi elettronici a privati consumatori di altri paesi Ue, dovranno applicare l’Iva del paese di destinazione.

Ulteriori indicazioni per l’identificazione dei servizi di e-commerce sono contenute nel regolamento UE n. 282/2011.

L’art. 7 del regolamento, al par. 1, precisa in linea generale che i servizi in esame comprendono quelli forniti attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata di un intervento umano minimo e impossibile da garantire senza la tecnologia informatica.

Al par. 2, chiarisce poi che la nozione comprende anche i seguenti servizi:

a) la fornitura di prodotti digitali in generale, compreso il software, relative modifiche e aggiornamenti

b) i servizi che veicolano o supportano la presenza di un’azienda o di un privato su una rete elettronica, come un sito o una pagina web

c) i servizi generati automaticamente da un computer attraverso internet o una rete elettronica, in risposta ai dati immessi dal destinatario

d) la concessione, a titolo oneroso, del diritto di mettere in vendita un bene o un servizio su un sito Internet che operi come mercato on line, in cui i potenziali acquirenti fanno offerte attraverso un procedimento automatizzato e in cui le parti sono avvertite di una vendita attraverso posta elettronica generata automaticamente da un computer

e) le offerte forfetarie di servizi internet, nelle quali la componente delle telecomunicazioni rappresenta un elemento accessorio e subordinato, nel senso che il pagamento forfetario non comprende il semplice accesso a internet, ma anche altri elementi come pagine con contenuto che consentono l’accesso a notizie di attualità, informazioni meteo o turistiche, giochi o dibattiti on line, hosting di siti, ecc.

f) i servizi elencati nell’allegato I al regolamento stesso; questo allegato fornisce esemplificazioni dettagliate con riferimento a ciascuna delle cinque macro-categorie individuate dall’allegato II alla direttiva IVA.

Infine, il par. 3 dell’art. 7, come modificato dal regolamento n. 1042/2013 con effetto dal 1° gennaio 2015 in relazione alle novità descritte prima, chiarisce che non si considerano servizi prestati con mezzi elettronici:

a) i servizi di teleradiodiffusione

b) i servizi di telecomunicazione

c) i beni la cui ordinazione avvenga o sia elaborata elettronicamente, cioè beni materiali venduti utilizzando internet come semplice strumento di contatto o negoziazione (commercio elettronico c.d. indiretto)

d) cd-rom, dischetti e supporti fisici analoghi

e) materiale stampato, come libri, bollettini, giornali o riviste

f) cd e audiocassette

g) dvd e videocassette

h) giochi su cd-rom

i) i servizi professionali resi mediante posta elettronica (ad esempio, una consulenza legale)

j) servizi di insegnamento per i quali il contenuto del corso è fornito dall’insegnante mediante un collegamento remoto

k) servizi di riparazione materiale off line delle apparecchiature informatiche

l) servizi di conservazione dei dati off line

m) servizi pubblicitari, ad esempio su giornali, manifesti, televisione

n) servizi di helpdesk telefonico

o) servizi di insegnamento che comprendono esclusivamente corsi per corrispondenza

p) servizi di vendita all’asta tradizionali, che dipendono dal diretto intervento dell’uomo, indipendentemente dalle modalità dell’offerta

q) [servizi di videofonia] (*)

r) [accesso a Internet e al web] (*)

s) [servizi telefonici tramite internet] (*)

t) prenotazione in linea di biglietti di ingresso a manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative o a manifestazioni affini (**)

u) prenotazione in linea di soggiorni alberghieri, autonoleggio, servizi di ristorazione, trasporto passeggeri o servizi affini (**)

(*) lettere soppresse dal regolamento n. 1042/2013, con effetto dal 1° gennaio 2015.

(**) lettere aggiunte dal regolamento n. 1042/2013, con effetto dal 1° gennaio 2015.

Nuovo regime

Le imprese che optano per il regime del mini sportello unico devono presentare allo Stato Membro di identificazione la dichiarazione MOSS contenente le operazioni effettuate nel trimestre precedente dichiarando, per ciascun Paese di consumo, l’imponibile totale delle operazioni effettuate e l’ammontare della relativa imposta.

La dichiarazione deve essere inviata anche in assenza di operazioni per via telematica entro il giorno 20 del mese successivo alla scadenza del trimestre. Il versamento dell’Iva deve essere effettuato solo dopo aver presentato la dichiarazione MOSS. Anche in questo caso la scadenza è la stessa. Una volta versato il tributo lo Stato Membro provvederà a ripartire l’imposta tra i vari Paesi e ad accreditare agli stessi gli importi di rispettiva competenza al netto della commissione ad esso spettante fino al 2018.

Alle imprese che optano per il nuovo regime non spetta il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti. Tuttavia, possono recuperare la somma pagata chiedendone il rimborso secondo la procedura prevista dalle direttive n. 2008/8/CE (regime UE) e n. 86/560/CEE (regime non UE).

 

2) Controlli antiriciclaggio: entro il 31 ottobre, i professionisti devono comunicare il proprio indirizzo Pec alle Entrate

L’unità speciale Ucifi e la Gdf potranno richiedere, a tutti i soggetti tenuti agli adempimenti antiriciclaggio, informazioni sulle operazioni e su chi le ha effettuate

Per potenziare la lotta all’evasione fiscale, lo Stato italiano obbliga svariate categorie professionali a comunicare, attraverso i servizi telematici Entratel o Fisconline dell’Agenzia delle Entrate entro il 31 ottobre di quest’anno, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (Pec). Il legame, di per sé nient’affatto evidente, è presto detto: l’unità speciale Ucifi (Ufficio centrale per il Contrasto agli Illeciti Fiscali Internazionali) e la Guardia di Finanza potranno richiedere a tutti i soggetti tenuti agli adempimenti relativi alle norme antiriciclaggio informazioni sulle operazioni e su chi le ha effettuate; tali informazioni dovranno essere richieste e fornite attraverso Pec.

Nel dettaglio, i soggetti coinvolti sono gli intermediari finanziari, che potranno dover fornire chiarimenti sulle operazioni di almeno 15mila euro effettuate con l’estero; gli istituti di credito, Poste Italiane, le società di intermediazione immobiliare; le società di investimento a capitale variabile; professionisti quali promotori finanziari, commercialisti, notai, avvocati, revisori dei conti, esperti contabili; le case da gioco.

Dunque, gli intermediari, i professionisti e tutti i soggetti sottoposti alle regole antiriciclaggio devono comunicare all’Agenzia delle entrate il proprio indirizzo PEC.

La comunicazione va effettuata telematicamente (con Entratel o Fisconline) entro il 31 ottobre 2014, utilizzando il tracciato telematico già predisposto per gli intermediari finanziari con il Provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 22 dicembre 2005.

Fino al 31 ottobre, le richieste rivolte ai soggetti diversi dagli intermediari finanziari (che già dispongono di un indirizzo Pec finalizzato alle risposte relative a indagini finanziari e che possono usare anche in questo caso) saranno inviate in forma cartacea.

Adempimento inutile ?

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, con una lettera spedita alla Direttrice dell’Agenzia delle Entrate, ha chiesto quantomeno che tale adempimento sia considerato già assolto per gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

 

3) Obbligo di registrare alla Motorizzazione civile e annotare sulla carta di circolazione il nome del soggetto che ha la disponibilità del veicolo

Il Codice della strada impone la registrazione del nome del soggetto con disponibilità del veicolo.

La riforma del Codice della strada impatta anche su chi non è intestatario di un veicolo, ma ne ha la disponibilità per più di 30 giorni.

L’obbligo di registrare alla Motorizzazione civile e annotare sulla carta di circolazione il nome del soggetto che ha la disponibilità del veicolo è stabilito dal comma 4-bis dell’articolo 94 del Codice della strada D.Lgs. n.285/92.

Il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti è intervenuto con propria circolare n. 15513/14 per chiarire le particolarità e fornire i modelli da utilizzare.

Le regole saranno operative solo dal prossimo 3 novembre, quando saranno attive le procedure informatiche. Da quel giorno scatteranno le sanzioni: multa di 705 euro e ritiro della carta di circolazione.

 

4) Visita medica oltre l’orario di lavoro: è lavoro straordinario

Il Ministero del Lavoro, con la risposta all’interpello n. 18 del 6 ottobre 2014, si è occupato della questione relativa all’effettuazione della visita medica periodica.

In particolare, il Ministero ritiene che i controlli sanitari debbano essere strutturati tenendo presente gli orari di lavoro e la reperibilità dei lavoratori, in quanto, anche se l’art. 41, D.Lgs. n. 81/2008, non indica espressamente che la visita medica debba essere eseguita durante l'attività lavorativa, la stessa è funzionale all'attività lavorativa.

Pertanto il datore di lavoro dovrà comunque giustificare le motivazioni produttive che determinano la collocazione temporale della visita fuori dal normale orario di lavoro, anche in virtù del fatto che l’art. 15, comma 2, del citato T.U., prevede che le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.

Tuttavia, conclude la risposta, qualora per giustificate esigenze lavorative, il controllo sanitario avvenga in orari diversi, il lavoratore dovrà comunque considerarsi in servizio a tutti gli effetti, durante lo svolgimento di detto controllo.

 

5) Maxi emendamento al Jobs act: sgravi per assunzioni

Sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato: lo prevede il maxi-emendamento del governo al Jobs act, in cui si punta a promuovere il contratto a tempo indeterminato “come forma privilegiata di contratto di lavoro rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti”.

Sfoltire, e quindi anche cancellare, le numerose forme contrattuali previste a oggi. Lo prevede l’emendamento del governo al ddl delega sul Jobs act. L’obiettivo è “semplificare, modificare, superare” le forme contrattuali che non siano più coerenti con il “tessuto occupazionale e il contesto produttivo”.

Sì alla revisione delle mansioni del lavoratore in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale, per “la tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell'inquadramento”. E' quanto prevede il maxi-emendamento del governo al Jobs act, che aggiunge rispetto al testo iniziale la tutela delle condizioni anche dal punto di vista economico.

 

6) Sul trust è dovuta l’imposta di donazione

In sede di costituzione del trust è dovuta l’imposta di donazione. Non basta versare le ipocatastali in misura fissa, sostenendo che con l’atto costitutivo non si è determinato alcun trasferimento o arricchimento a favore del beneficiario finale.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale della Toscana che, con la sentenza 1702/1/14 del 22 settembre 2014, ha respinto l’appello proposto contro l’avviso di liquidazione delle imposte di donazione, ipotecaria e catastale emesso dall’Agenzia delle entrate a seguito della costituzione del trust.

La CTR ha ritenuto che sussistono i presupposti di legge per l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni e, conseguentemente, delle imposte ipotecaria e catastale, precisando che ogni possibile dubbio al riguardo è fugato dalla prescrizione dell’articolo 2, comma 47, del D.L. 262/2006, che recita “è istituita l’imposta sulle successioni e donazioni sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e sulla costituzione di vincoli di destinazione, secondo le disposizioni del Testo Unico concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n.346, nel testo vigente alla data del 24 ottobre 2001, fatto salvo quanto previsto dai commi da 48 a 54”.

Nel 2010, dei contribuenti avevano istituito un trust, trasferendovi la proprietà di una serie di immobili siti in Follonica, Castiglione della Pescaia e Firenze. Nell’atto di costituzione veniva nominato un trustee, che avrebbe dovuto amministrare i beni in questione, attribuendone i frutti, in base a una sua valutazione discrezionale, ai cosiddetti “beneficiari del reddito dei sottofondi” e “beneficiario finale”. L’atto non individuava i beneficiari, rimandando a una separata disposizione. Le imposte di donazione, ipotecaria e catastale venivano liquidate e versate in misura fissa.

Con successive scritture private autenticate, venivano poi individuati, analiticamente per ciascun sottofondo, i “beneficiari del reddito” e i “beneficiari finali”, mantenendo un potere discrezionale di attribuzione in capo al trustee.

In sede di istituzione del trust e nelle successive scritture private non erano stati esplicitati eventuali rapporti di parentela sussistenti tra i molteplici beneficiari e le disponenti del trust. L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto illegittima la tassazione in misura fissa. Veniva pertanto emesso avviso di liquidazione a carico del notaio rogante, il quale presentava istanza di autotutela all’ufficio, contestando la legittimità e fondatezza della ripresa a tassazione. In quella sede, il notaio chiariva l’esistenza di rapporti di parentela tra le disponenti e i beneficiari.

Il trust proponeva quindi impugnazione avverso il provvedimento. La Ctp di Firenze respingeva le argomentazioni addotte nel ricorso, compensando le spese.

Il trust impugnava dunque la sentenza della Commissione di primo grado, chiedendone la riforma. La Ctr, in linea con la posizione dell’Amministrazione, ha ritenuto sussistere i presupposti di legge per l'applicazione dell'imposta sulle successioni e donazioni e, conseguentemente, delle imposte ipotecaria e catastale.

La CTR, infine, ha concluso aggiungendo che “nel caso di specie sussistono anche gli elementi dell'abuso di diritto in quanto i poteri attribuiti al trustee e l'assenza di qualsiasi controllo effettivo sul suo operato induce a ritenere che il trustee sia il reale beneficiario dell'operazione e la forma del trust sia stata scelta appunto allo scopo di sfuggire alle imposte sui trasferimenti”.

 

7) Ammortizzatori sociali in deroga - Anno 2014

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, in data 1 agosto 2014 ha emanato il D.I. n.83473, con cui vengono disciplinati i criteri per la concessione di ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente, ai sensi dell’art.4, comma 2, del decreto legge 21 maggio 2013, n.54, convertito con modificazioni dalla legge 18 luglio 2013, n.85.

L’art.40 del decreto legge 12 settembre 2014, n.133 prevede il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga destinato alla copertura dei trattamenti autorizzati secondo i criteri di cui al suddetto decreto interministeriale.

Nelle more della conversione in legge del citato decreto legge n.133 del 12 settembre 2014, con le note n.902 del 2 ottobre 2014 e n. 1250 del 6 ottobre 2014, il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali ha stabilito che, ai fini dell’erogazione dei trattamenti in deroga relativi all’anno 2014, le Regioni e Province autonome sono invitate ad inviare all’INPS – improrogabilmente entro la data del 15 novembre p.v. per il tramite del Sistema Informativa Percettori – i decreti di concessione che recepiscono gli accordi stipulati dal 1 gennaio 2014 al 3 agosto 2014, secondo la disciplina previgente all’entrata in vigore del D.I. 83473 del 1 agosto 2014.

Con l’occasione si rammenta, come da messaggio hermes n.372 del 9 gennaio 2014, che per i suddetti provvedimenti concessori relativi all’anno 2014, che recepiscono gli accordi stipulati dal 1 gennaio 2014 al 3 agosto 2014, le Regioni e le province autonome dovranno utilizzare come decreto di finanziamento il numero fittizio di decreto “33334”, e come codice di intervento per l’emissione delle relative autorizzazioni il cod. “699”.

L’istituto provvederà all’erogazione dei relativi trattamenti, previa verifica delle risorse finanziarie disponibili.

Con successivo messaggio verranno fornite istruzioni operative relative alla gestione dei decreti di concessione che recepiscono gli accordi stipulati in data successiva al 3 agosto 2014 e verrà indicato l’istituendo numero di decreto da utilizzare per le autorizzazioni di CIG in deroga ed i codici intervento per la mobilità in deroga per i periodi di competenza 2014, nel rispetto dei criteri di cui al D.I. 83473 del 1 agosto 2014.

(Inps, messaggio n. 7532 del 8 ottobre 2014)

 

 

8) Al via il tovagliometro: va bene l’accertamento fiscale basato sui tovaglioli di carta consumati

Non conta la coerenza del ristoratore con gli studi settoriali. In presenza di indizi di inattendibilità delle scritture contabili, è legittimo l’accertamento dell’Ufficio basato sul numero di tovaglioli di carta consumati nell’esercizio dell'attività di ristorazione, anche se i ricavi dichiarati sono coerenti con gli studi di settore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20060 del 24 settembre 2014, in linea con l’orientamento favorevole alla ricostruzione presuntiva del reddito basata su elementi extracontabili significativi.

In seguito a un’attività di verifica della guardia di finanza, l’Ufficio aveva notificato a una società e ai soci l’accertamento di maggiori redditi derivanti dalla rideterminazione dei ricavi in base al numero dei pasti somministrati, desunto dal consumo di tovaglioli di carta ridotto della percentuale di errore del 25% (elevata al 40% dal giudice di merito).

Nel respingere le rimostranze della società, la Suprema Corte ha osservato che l’art. 39, primo comma, lett. d) del Dpr n. 600/73, consente l’accertamento analitico-induttivo anche in presenza di contabilità formalmente regolare, sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti che facciano seriamente dubitare della completezza e fedeltà della contabilità stessa. A carico della società era stata constatata la mancata esibizione dell’inventario delle giacenze, l’omessa conservazione di 40 ricevute fiscali, la non corrispondenza dei corrispettivi annotati nei registri con i documenti fiscali emessi, l’incongruità dei redditi dichiarati rispetto all’entità del volume d'affari. Questi elementi legittimano il ricorso all’accertamento analitico-induttivo, correttamente svolto dall’Ufficio sulla base del riscontro del consumo dei tovaglioli, avendo la corte già riconosciuto che risponde a canoni di normalità ritenere che, per ciascun pasto, ogni cliente adoperi un solo tovagliolo, in modo da rendere verosimile la presunzione che i pasti somministrati corrispondano al numero di tovaglioli consumati, dedotta una certa percentuale ragionevolmente imputabile ad altri scopi. È irrilevante, poi, che i ricavi dichiarati siano in linea con gli studi di settore, che rappresentano solo uno degli strumenti utilizzabili dal fisco, dai quali l’Ufficio può quindi prescindere per basarsi su altri elementi.

 

Vincenzo D’Andò