Diario fiscale dell'8 ottobre 2014: cessioni intracomunitarie, le ultime dalla Corte di Giustizia UE

 

Indice:
 1) Presunzioni sui professionisti: Intervento risolutore della Consulta
 2) La crisi non giustifica lo scioglimento societario
 3) Luogo di tassazione per la cessione nell’ambito UE
 4) Senza le memorie difensive l’avviso di accertamento si annulla
 5) Commercialista sindaco di società ed altri professionisti senza Irap
 6) Per l’assistenza fiscale comunicazione alla Direzione regionale competente
 

 1) Presunzioni sui professionisti: Intervento risolutore della Consulta
I prelievi bancari dei professionisti non sono automaticamente produttivi di reddito.
Non é corretto presumere che un prelevamento non giustificato da un lavoratore autonomo possa essere considerato alla stregua di un “compenso” e dunque di un reddito non dichiarato. Peraltro, lo svolgimento dell’attività professionale è cosa assai diversa da quella dell’imprenditore.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 228 del 28.09.2014 e depositata il 07.10.2014 nella quale esprime i propri principi che danno ragione in pieno alla tesi delineata dal C.N.D.C.E.C. nella propria circolare n. 39/IR/2014 proprio incentrata su questo tema.
Dunque, non possono costituire presunzione sulla quale fondare gli accertamenti sul reddito da lavoro autonomo i prelevamenti effettuati dai propri conti correnti, in assenza della loro annotazione nelle scritture contabili o in mancanza dell’indicazione dei beneficiari degli importi prelevati.
La Corte Costituzionale ha, infatti, dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 32, comma 1, n. 2), secondo periodo, del D.P.R. n. 600/1973, così come modificato dall’art. 1, comma 402, lettera a), n. 1), della L. n. 311/2004, limitatamente alle parole “o compensi”.
Difatti la norma prevede che, “i dati ed elementi attinenti ai rapporti ed alle operazioni acquisiti e rilevati rispettivamente a norma del numero 7) e dell’articolo 33, secondo e terzo comma, o acquisiti ai sensi dell’articolo 18, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, sono posti a base delle rettifiche e degli accertamenti previsti dagli articoli 38, 39, 40 e 41 se il contribuente non dimostra che ne ha tenuto conto per la determinazione del reddito soggetto ad imposta o che non hanno rilevanza allo stesso fine; alle stesse condizioni sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche ed accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni”.
 
2) La crisi non giustifica lo scioglimento societario
Le difficoltà economiche, per quanto gravi, che comportano il venir meno della continuità aziendale, “non possono in alcun caso essere ritenute di per sé sufficienti, almeno nel sistema attuale, a integrare la causa di scioglimento” – ex art. 2484, 1° comma, n. 2, cod. civ., per le Spa, Srl società in accomandita per azioni, ed ex art. 2272, n. 2, cod. civ., per le società semplici – per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo.
Dunque, gli amministratori non sono legittimati a iscrivere nel Registro delle imprese una dichiarazione con la quale se ne accerti il perfezionamento.
Lo rileva il Consiglio Nazionale del Notariato con lo studio n. 237/2014, titolato “In tema di impossibilità di conseguimento dell’oggetto sociale e scioglimento della società di capitali”.
La sopravvenuta impossibilità di conseguire l’oggetto sociale, si spiega nel documento, può essere giuridica o materiale (di più: oggettiva, assoluta, irreversibile e definitiva), ma mai …

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