Presentazione di UNICO ed il problema delle ritenute non certificate

Si avvicina la scadenza del termine del 30 settembre previsto per l’invio del Modello Unico 2014 e i contribuenti, ma anche i professionisti, sono alle prese con la verifica delle dichiarazioni dei redditi. L’occasione è propizia al fine di effettuare un’ultima verifica circa la regolarità del computo delle imposte e della documentazione da conservare.

I modelli saranno sottoposti come ogni anno al controllo formale degli uffici, ed i professionisti riceveranno la richiesta di esibizione degli attestati rilasciati dai sostituti di imposta relativi alle ritenute d’acconto subite nel corso nel periodo di imposta 2013.

E’ possibile che gli esercenti arti e professioni non abbiano ricevuto fino ad oggi una parte delle certificazioni. Tuttavia, se si ha la certezza di aver subito nel corso dell’anno le ritenute non certificate il professionista potrebbe averne tenuto correttamente conto in sede di calcolo delle imposte da versare e risultanti dal modello Unico. In tale ipotesi il professionista avrà considerato in diminuzione dall’IRPEF sia le ritenute certificate, ma anche le ritenute subite per le quali non avrà ricevuto l’attestazione rilasciata dal sostituto di imposta.

Il professionista dovrà predisporre la documentazione sostitutiva da esibire al locale ufficio dell’Agenzia delle entrate per ottenere il riconoscimento delle ritenute d’acconto non certificate. Diversamente l’Agenzia delle entrate iscriverà a ruolo il relativo importo, oltre alle sanzioni e agli interessi. L’art. 36–ter del D.P.R. n. 600/1973 prevede che gli uffici possono escludere in tutto o in parte lo scomputo delle ritenute d’acconto in assenza “delle certificazioni richieste ai contribuenti”.

L’iscrizione a ruolo potrà essere evitata seguendo le indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate con la Risoluzione n. 68 del 2009. In particolare, il documento di prassi ha affermato esplicitamente, al fine di ottenere lo scomputo delle ritenute, la possibilità di utilizzare documenti diversi dalla certificazione di cui all’art. 4 del D.P.R. n. 322/1998 (la certificazione rilasciata entro il 28 febbraio di ogni anno dal sostituto di imposta).

La documentazione utilizzabile in sostituzione della certificazione e riconosciuta valida al fine di poter ottenere lo scomputo delle ritenute è rappresentata dalla fattura abbinata alla documentazione proveniente dalle banche o altri intermediari finanziari idonea a comprovare l’importo del compenso netto effettivamente percepito.

Tale documentazione dovrà essere esibita (a richiesta del locale ufficio che effettua il controllo formale), unitamente ad una dichiarazione sostitutiva di atto notorio (art. 47 DPR n. 445/2000) recante la dichiarazione che l’avvenuto pagamento (l’incasso del compenso), dimostrato con l’esibizione della documentazione bancaria, è effettivamente riferibile alla fattura correttamente contabilizzata (e non ad altri compensi).

A titolo esemplificativo si ricorda che la documentazione bancaria idonea a dimostrare l’avvenuto incasso del compenso nel corso del periodo di imposta è costituita dall’estratto conto bancario, dalla contabile del bonifico, dall’assegno ricevuto, etc.

L’esibizione della documentazione bancaria, unitamente alla fattura e alla dichiarazione del sostituto di imposta liberano il professionista dall’onere impositivo avendo così dimostrato che la ritenuta è stata effettivamente operata nel corso del periodo di imposta a cura del sostituto. In questo modo il locale ufficio dell’Agenzia delle entrate, ritenendo idonea la documentazione prodotta unitamente alle certificazioni delle altre ritenute, non procederà ad effettuare l’iscrizione a ruolo.

Non è prevista una scadenza al fine di rendere la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. Al limite è possibile anche che la documentazione necessaria, ivi compresa la predetta dichiarazione sostitutiva, sia predisposta direttamente nei giorni immediatamente precedenti al controllo formale. Tuttavia, è preferibile…

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