La corretta indicazione del credito d'imposta in dichiarazione dei redditi - quadro RU UNICO

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In tema di agevolazioni tributarie, il credito d’imposta di cui all’art. 11 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, utilizzato in compensazione dal contribuente, deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’ imposta durante il quale è stato concesso il beneficio, in ragione del richiamo operato dalla citata norma all’art. 11 della legge 5 ottobre 1991, n. 317. Tale importante principio è stato statuito dalla Corte di Cassazione civ. Sez. V, con sentenza n. 12166 del 30-05-2014

 

Orientamento pro fisco

Orbene, sussiste un preciso orientamento1 secondo cui in tema di agevolazioni finanziarie, 
stante l’esigenza di definire entro un tempo determinato l’onere finanziario (altrimenti
suscettibile di rimanere sospeso a tempo indefinito), la mancata indicazione del credito
d'imposta
ex art. 11, legge n. 449/1997, nella dichiarazione dei redditi (nel quadro RU
di competenza) del periodo di concessione ne determina automaticamente la decadenza2.
I
l credito di imposte in oggetto, exart. 11 L. n. 317/1991, è "considerato sopravvenienza
attiva nel p
eriodo in cuiè stata concessi"; l'obbligo di indicarlo, a pena di decadenza,
nella
dichiarazione annuale è collegato alla facoltà concessa dal medesimo art. 11, c. 3,
di fare valere il credito ai fini dell'acconto delle imposte dirette ovvero alla facoltà di
computarlo in diminuzione dei versamenti IVA.

 

Orientamento pro contribuente

Giova rilavare che secondo diverso minoritario orientamento3:

La disposizione del comma 3 dell’articolo 11 della legge n. 317/1991 (“… Il credito d’imposta deve essere indicato, a pena di decadenza, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo…“) deve essere letta ed interpretata alla luce dei “Principi generali dell’ordinamento tributario” riaffermati con l’art. 1 della legge n. 212/2000, il cui contenuto prevale sulla norma del 1991 sopra trascritta.

Le clausole rafforzative espresse dallo Statuto del contribuente (fra le quali quelle dell’art. 6) prevalgono sull’art. 11 della legge n. 319/1991.

Il tratto comune ai quattro, distinti significati della locuzione “principi generali dell’ordinamento tributario” autoqualificati tali dall’art. 1 della legge n. 212/2000 “… è costituito, quantomeno, dalla ‘superiorità assiologica’ dei principi espressi o desumibili dalle disposizioni dello Statuto e, quindi, della loro funzione di orientamento ermeneutico, vincolante per l’interprete” (Cass. Sez. Trib. 10-12-2002, n. 17656).

La finalità dell’art. 6 della legge n. 212/2000 non è, dunque, soltanto quella di  consentire al contribuente di fruire della riduzione della sanzione, maanche e soprattutto, quella di semplificare il procedimento di riconoscimento di crediti spettanti, come si evince dalla rubrica dell’art. 6 (“Conoscenza degli atti e semplificazione“) e dall’intero testo dello Statuto.

L’errore formale del contribuente è pacificamente rettificabile, con conseguente conservazione del credito, in base al principio ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione, ribadito nella sentenza 25-10-2002, n. 15063 delle Sezioni Unite, secondo il quale: “è emendabile e ritrattabile ogni dichiarazione dei redditi che risulti, comunque, frutto di un errore del dichiarante nella relativa redazione, sia tale errore testuale o extratestuale, di fatto o di diritto, quando da essa possa  derivare l’assoggettamento dei dichiarante medesimo ad oneri contributivi diversi, e più gravosi, di quelli che per legge devono restare a suo carico“.

La CTR Lombardia (sentenza 16 luglio 2010, n. 97), in tema di normativa comunitaria degli aiuti di Stato alle imprese, riconosce un credito d’imposta per le piccole e medie imprese commerciali, ex art. 11, c. 1, legge n. 449/1997, anche in caso di dichiarazione integrativa, presentata ai sensi di legge, nel caso di omissione. È condizione di applicabilità del beneficio l’indicazione del credito nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativo al periodo…

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