Diario quotidiano del 26 agosto 2014: anche dopo l’adesione al P.V.C. è possibile ricorrere contro il Fisco?

Pubblicato il 26 agosto 2014

anche dopo l’adesione al PVC è possibile ricorrere contro il Fisco?; incentivi all’esodo: intervento della Cassazione; le novità apportate al processo telematico; cessione di quote di produzione di tabacco soggette ad Iva; scure sui permessi e distacchi sindacali; la richiesta di rateazione contributiva con Equitalia esclude le successive pretese dell’Inps

 Indice:

 1) Anche dopo l’adesione al pvc è possibile ricorrere contro il fisco

 2) Incentivi all’esodo: intervento della Cassazione

 3) Le novità apportate al processo telematico

 4) Cessione di quote di produzione di tabacco soggette ad Iva

 5) Scure sui permessi e distacchi sindacali

 6) La richiesta di rateazione contributiva con Equitalia esclude le successive pretese dell’Inps

 

 

1) Anche dopo l’adesione al pvc è possibile ricorrere contro il fisco

Adesione al pvc impugnabile se disattende alcuni elementi. La C.T.R. di Genova con la sentenza n. 569 del 23 aprile 2014 ha respinto le istanze difensive presentate dal fisco, avverso il ricorso presentato dal contribuente (SpA) atto a contestare l’accertamento nei propri confronti di un costo non di competenza dell’esercizio 2006 di € 95.000,00.

In particolare, la Commissione regionale ha sancito che, nell’ambito dell’accertamento con adesione, il reddito imponibile della società è risultato pari a zero e pertanto la pretesa fiscale di cui all’atto di accertamento parziale impugnato è del tutto illegittima.

Dunque, nell’ambito dell’adesione al processo verbale di constatazione (pvc) sulla base dell’articolo 5-bis del Dlgs 281/1997 l’ufficio è tenuto a considerare l’intero rapporto sostanziale, sulla base di tutti gli elementi attinenti alla determinazione dell’obbligazione tributaria a sua disposizione, tra cui anche l’esistenza di agevolazioni fiscali concernenti il reddito dichiarato dal contribuente e le eventuali perdite fiscali ancora utilizzabili e non utilizzate per incapienza del reddito dichiarato. Qualora pertanto l’ufficio si limiti a recuperare a tassazione il maggior reddito accertato, senza tenere conto di detti elementi dai quali emerge l’assenza di reddito imponibile e, quindi, l’insussistenza di una maggiore imposta, il contribuente è legittimato a impugnare l’atto di definizione di cui all’articolo 5-bi