Diario quotidiano del 30 luglio 2014: affitti in nero e dichiarazioni dell'inquilino

 

Indice:
 1) E’ il giudice che deve accertare il dolo per l’omesso versamento di ritenute
 2) Verifica fiscale: PVC assistito da fede privilegiata
 3) Premio di fine anno alla clientela di altra società non elusivo
 4) Accertamento del reddito da locazione: rilevano le dichiarazioni dell’inquilino
 5) Studi di settore non applicabili in presenza di “altri redditi”
 6) Legittima l’addizionale del 10% su bonus e stock option delle banche
 7) Rimborsi Iva: modello TR da presentare entro il 31 luglio 2014
 8) Fondazione: erogazioni liberali riversate deducibili ?
 9) Cancellazione ipoteche on line: pronta la via della comunicazione
 10) Contratto di lavoro intermittente e lavoro notturno: controlli preventivi e periodici
 11) Disponibile online il vademecum alla certificazione dei crediti
 12) Ripristinato l’incentivo per l’assunzione di donne

 
 
1) E’ il giudice che deve accertare il dolo per l’omesso versamento di ritenute
L’omesso accertamento della sussistenza del dolo generico ascrivibile al datore di lavoro che non ha versato le ritenute dovute all’erario, può comportare l’annullamento della condanna prevista per la violazione di cui all’art. 10 bis, D.Lgs. n. 74/2000. Ciò, specie con riguardo ai casi di avvenuto ritardato versamento dei tributi dovuti.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30574 del 11 luglio 2014.
Il contribuente aveva presentato ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello, confermativa della sentenza del Tribunale, con cui il ricorrente veniva condannato per il reato di cui all’art. 10 bis, D.Lgs. n. 74/2000 alla pena sospesa di quattro mesi di reclusione. Deduceva il ricorrente la mancanza della motivazione in relazione ai fatti contestati e alla condotta ascritta al medesimo nonché dell’elemento psicologico ed al nesso di causalità tra condotta ed evento. I giudici d’appello avrebbero recepito acriticamente la sentenza di primo grado, senza affrontare le doglianze espresse nell’atto di appello, in particolare per quanto concerne l’assoluta assenza dell’elemento psicologico del reato; apparirebbe, in particolare, arduo sostenere che il ricorrente abbia agito allo scopo di non versare le somme dovute al solo scopo di ledere l’interesse dell’erario alla corretta e puntuale percezione dei tributi dovuti; il ricorrente, a seguito di contestazione dell’Agenzia delle entrate con cui gli si chiedevano chiarimenti in relazione alla dichiarazione relativa all’anno di imposta (mod. 770/2005 semplificato) essendosi accertato il mancato versamento delle ritenute relative all’anno di imposta 2004, non appena appresa l’irregolarità aveva provveduto tempestivamente al versamento, comprensivo di sanzioni ed interessi; si sarebbe trattato, quindi, di una dimenticanza non potendo parlarsi di dolo, nemmeno generico, del ricorrente; ciò sarebbe dipeso, secondo il ricorrente, dal fatto che la condotta omissiva contestatagli era stata commessa qualche mese dopo l’entrata in vigore della legge finanziaria 2005 che aveva posticipato il termine per eseguire i versamenti fino al termine per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d’imposta, comminando una sanzione penale; è quindi plausibile, in applicazione dell’art. 5 c.p., che stante il breve periodo temporale intercorso tra l’entrata in vigore della predetta legge e il tempus commissi delicti, che il ricorrente non fosse ancora a conoscenza delle innovazioni legislative o che non si fosse tempestivamente informato dal suo consulente fiscale, non commettendo quindi con dolo il fatto ascrittogli; la Corte territoriale, sul punto, sarebbe del tutto mancante di motivazione, non avendo accertato i …

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