Il punto sulle novità in materia di lavori pubblici

di Massimo Pipino

Pubblicato il 19 maggio 2014



la conversione in Legge del DL 66/2014 ha portato molte novità nell'ambito dei cd. lavori pubblici ai fini del contenimento della spesa delle pubbliche amministrazioni: ecco un esame della nuova normativa

Il 24 aprile u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 95 del 24 aprile 2014, il Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”. Il Decreto Legge in parola, che prevede misure in materia di revisione dei meccanismi della spesa dello Stato, e contiene due ulteriori importanti disposizioni di interesse per il settore dei lavori pubblici, rappresenta l'ultimo, in ordine di tempo, di numerosi interventi con cui il legislatore ha modificato il quadro delle norme che regolano il settore dei lavori pubblici. Dopo avere esaminato quanto previsto dal DL in parola si provvede a fornire un quadro riassuntivo dei più recenti interventi del legislatore.



Centrali di committenza

L'articolo 9, comma 4 del Decreto Legge in parola interviene sul Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al Decreto Legislativo 6 aprile 2006, n. 163, ed in particolare sulla disposizione concernente gli appalti pubblici e gli accordi quadro stipulati da centrali di committenza, riformulando il comma 3-bis dell'articolo 33 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs 12 aprile 2006, n. 163) e rendendo obbligatorio per tutti i Comuni (che non siano capoluogo di provincia) il ricorso a modelli di gestione aggregata delle gare d'appalto allo scopo di operare una razionalizzazione della spesa pubblica, indipendentemente dalla tipologia e dal valore dei beni/servizi richiesti. La nuova formulazione del comma 3-bis prevede, infatti, che i Comuni che, ripetiamo, non sono capoluogo di provincia, siano tenuti a procedere all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni di Comuni esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile e avvalendosi dei competenti uffici, oppure ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle Amministrazioni provinciali. In alternativa, gli stessi Comuni hanno facoltà di effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da un altro soggetto aggregatore di riferimento. Va peraltro sottolineato che gli appalti indetti dalle centrali di committenza dovranno comunque rispettare sempre il principio di suddivisione in lotti (salvo il caso in cui si produca un'esplicita motivazione della diversa scelta del lotto unitario), così come viene evidenziato anche dalla direttiva 24/2014/Ue, che richiama tali organismi a impostare gli appalti in modo tale da consentire la partecipazione alle Pmi secondo le loro capacità. La norma elimina anche la possibilità per i Comuni di procedere autonomamente per acquisizioni di beni, servizi e forniture di valore inferiore al limite di 40mila euro. Pertanto, le Amministrazioni comunali, anche per acquisti di modesto valore non effettuabili mediante CONSIP o mercato elettronico, dovranno individuare e utilizzare un modello aggregativo. A causa del combinato disposto con l'articolo 3, comma 1-bis, della Legge n. 15/2014, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, la norma entra in vigore a partire dal 1° luglio 2014. Si tratta di una modifica di rilievo, per due ordini di ragioni:

  • in primo luogo, viene decisamente ampliato il novero dei soggetti che devono ricorrere alle centrali di committenza. Scompare, infatti, il riferimento ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che viene sostituito da quello generale a tutti i Comuni che non siano anche capoluogo di provincia;

  • in secondo luogo, scompare la previsione, introdotta recentemente nell’ultimo periodo del comma 3-bis dalla Legge di Stabilità 2014, che esonerava i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti dall’obbligo di ricorrere alle centrali di committenza per l’acquisizione di lavori in economia mediante amministrazione diretta, ossia per importi fino a 50.000 euro, e mediante affidamenti diretti, dunque per importi fino a 40.000 euro.



Ciò posto, la nuova formulazione della norma desta, a parte la tempistica estremamente ristretta prevista per l'avvio del sistema, alcune perplessità, poiché amplia il numero dei soggetti obbligati a ricorrere alle centrali di committenza, deve necessariamente essere coordinata con le peculiarità stabilite dagli articoli 175 e 176 del Dpr n. 207/2010 in ordine ai lavori urgenti e di somma urgenza. e, soprattutto, estende nuovamente detto obbligo a tutte le tipologie di affidamento di lavori senza alcun tipo di distinzione.



Pubblicazione dei bandi ed oneri a carico dell’aggiudicatario

L’articolo 26 del Decreto Legge 66/2014, al comma 1, lettera a), prevede una modifica all’articolo 66, comma 7 del D.Lgs n. 163/2006 e s.m.i. (Codice degli appalti). L'articolo in parola attiene alle modalità di pubblicazione degli avvisi e bandi pubblici. Come noto la precedente disposizione stabiliva che gli avvisi e i bandi pubblici dovrebbero essere pubblicati, oltre che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture, sul sito informatico dell’Osservatorio e anche: “per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale nel luogo ove si eseguono i contratti”. Nell’intento di consentire un risparmio di spesa alle stazioni appaltanti, che già adempiono all’obbligo di legge di trasparenza e di pubblicità, l'articolo 26, comma 1, lettera a) del Decreto 66/2014 stabilisce che la pubblicazione dei bandi e degli avvisi di gara debba ora avvenire on-line, mediante i siti informatici delle stazioni appaltanti, nonché sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e sul sito informatico presso l'Osservatorio delle Opere Pubbliche. Inoltre, il nuovo comma 7-bis del D.Lgs n. 163/2006, introdotto dall’articolo 26 del Decreto Legge 66/2014, al comma 1, lettera a) prevede il rimborso alle stazioni appaltanti delle spese per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli avvisi e bandi di gara a carico dell’aggiudicatario entro un termine di 60 giorni dall’aggiudicazione.

Con una modifica analoga a quella operata dall'articolo 26, comma 1, lettera a), il comma 1, lettera b) del Decreto in parola introduce una modifica all’articolo 122, comma 5, del D.Lgs n. 163/2006 e s.m.i. che riguarda la disciplina specifica per i contratti di lavori pubblici sotto soglia. Viene infatti previsto che per gli avvisi ed i bandi relativi ad affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 500.000 euro ma inferiori ala soglia comunitaria, la pubblicazione avvenga on-line, mediante i siti informatici delle stazioni appaltanti, nonché sulla Gazzetta ufficiale, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché sul sito informatico presso l'Osservatorio. In sostanza, con quanto disposto dall'articolo 26, comma 1, del DL 66/2014 viene eliminato l’obbligo, per le stazioni appaltanti, di pubblicazione, per estratto, di bandi ed avvisi di tali gare d'appalto su uno dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su uno dei quotidiani a maggiore diffusione locale nel luogo dove si eseguono i lavori. In ultimo, per i bandi relativi a contratti di importo inferiore a 500.000 euro, viene mantenuta la pubblicazione presso l’albo pretorio del Comune, cui si aggiunge quella sul profilo di committente della stazione appaltante.

Va poi ricordato che nella modifica dell’articolo 122, comma 5, analogamente alla modifica dell’articolo 66, comma 7, è stata introdotta la previsione che ulteriori informazioni devono essere pubblicate esclusivamente in via telematica, senza oneri aggiuntivi per le stazioni appaltanti. La forma di pubblicazione on-line, sebbene fosse già prevista nel Codice dei contratti, appare essere in linea con le nuove direttive comunitarie, oltre ad essere coerente con i contenuti del Decreto Legislativo n. 33/2013, attuativo di una delega che era a sua volta contenuta nella Legge anticorruzione n. 190/2012. Tale Decreto Legislativo ha imposto alle Amministrazioni di pubblicare sui propri siti istituzionali, in un’apposita sezione denominata “amministrazione trasparente”, le informazioni relative al procedimento di realizzazione dell’opera pubblica, in ognuna delle sue fasi, a partire dalla deliberazione di avvio fino alla conclusione delle procedure di collaudo. Va comunque osservato che il medesimo articolo 26, laddove inserisce, così come è stato più sopra accennato, negli articoli 66 e 122 del Codice, la previsione secondo cui sta all’aggiudicatario il dover rimborsare alla stazione appaltante, entro 60 giorni dall’aggiudicazione della gara, le spese di pubblicazione dei bandi, degli avvisi nonché delle informazioni, di cui all’allegato IX A in Gazzetta Ufficiale, introduce a carico dei soggetti aggiudicatari un nuovo onere economico, particolarmente rilevante.

A questo proposito, deve però essere ricordato che il comma 35 dell’articolo 34 del Decreto Legge n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 221/2012, già stabiliva che, a partire dai bandi e dagli avvisi pubblicati successivamente al 1° gennaio 2013, entro 60 giorni dall’aggiudicazione, gli aggiudicatari sono tenuti a rimborsare alla stazione appaltante i costi di pubblicazione dei bandi ed avvisi di gara sui quotidiani nazionali e locali. Ora, è evidente che l’eliminazione delle forme di pubblicazione degli estratti dei bandi e degli avvisi sui quotidiani, prevista dall'articolo 26, comma 1, del DL 66/2014 rende, di fatto, inapplicabile la disposizione dell'articolo 34, comma 35 alle procedure bandite dopo l‘entrata in vigore del DL 66/2014, consentendo così di non ribaltare sugli aggiudicatari i relativi costi che, spesso, si sono rivelati notevolmente onerosi. Tuttavia, l’introduzione della nuova disposizione che obbliga l'aggiudicatario al rimborso delle spese di pubblicazione dei bandi, avvisi ed informazioni sulla Gazzetta Ufficiale, di fatto reintroduce un nuovo aggravio per le imprese, aggravio che a giudizio di chi scrive è scarsamente giustificabile in quanto derivante dall'addebito di spese inerenti lo svolgimento di funzioni di natura squisitamente pubblicistica (quali quelle inerenti la pubblicità delle gare), che ridimensiona l’effetto positivo dovuto all’eliminazione dell’obbligo di pubblicazione sui quotidiani e dei conseguenti oneri economici a carico dell’aggiudicatario stesso.



Tracciabilità dei flussi finanziari

Da ultimo, occorre rilevare che l’articolo 25 del nuovo Decreto Legge contiene sia una previsione in materia di fatturazione elettronica da parte dei fornitori/prestatori delle Pubbliche Amministrazioni che una previsione in materia di tracciabilità dei flussi finanziari.

Con il comma 1 dell'articolo in esame, il 25, si provvede ad anticipare al 31 marzo 2015 l'avvio del sistema che prevede l'obbligo di utilizzo della fatturazione elettronica nei rapporti economici tra la Pubblica Amministrazione ed i suoi fornitori di beni e/o servizi, di cui all’articolo 6 del Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 aprile 2013, n. 55, recante “Regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”. Viene inoltre previsto che sia anticipato alla medesima data del 31 marzo 2015, sentita la Conferenza unificata Stato Regioni e Autonomie locali, il termine dal quale decorrono gli obblighi previsti dal citato Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze 3 aprile 2013, n. 55, con riferimento alle amministrazioni locali.

Dal comma 2, articolo 25, viene invece previsto che, al fine di assicurare l’effettiva tracciabilità dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, le fatture elettroniche emesse verso queste ultime debbano riportare il CIG (Codice Identificativo di Gara), salvo i casi in cui la Legge n. 136/2010 (sulla tracciabilità dei flussi finanziari) ne preveda l’esclusione, ed il CUP (Codice Unico di Progetto), nel caso di fatture relative ad opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari ed ove previsto all’articolo 11 della Legge n. 3/2003 (in materia di CUP). Viene altresì previsto che le Pubbliche Amministrazioni non possano procedere al pagamento delle fatture emesse dai loro fornitori di beni e/o servizi nel caso in cui i documenti contabili non riportino i suddetti codici

Come è stato accennato sopra, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, sono entrate in vigore le ultime di una lunga serie di modifiche al Codice dei contratti, modifiche che si sono succedute nell'arco degli ultimi mesi. Tra la fine del 2013 ed i mesi iniziali del 2014, il Codice dei contratti è stato infatti più volte modificato ed integrato dalle seguenti norme:

  • Decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145 convertito dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9

  • Legge 27 dicembre 2013, n. 147

  • Decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 convertito dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15

  • Decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66



C’è anche da precisare che alcuni articoli dei decreti sopra citati devono intendersi come necessari adeguamenti al Regolamento (CE) n. 1336/2013 della Commissione del 30 novembre 2011, che è intervenuto a modificare le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/17/CE, 2004/18/CE e 2009/81/CE in riferimento alle soglie di applicazione in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti. Passiamo quindi ad esaminare con qualche dettaglio le modifiche che sono state introdotte nel panorama normativo riguardante i lavori pubblici dai provvedimenti che abbiamo appena elencato.



Articolo 6-bis - Il Decreto Legge 30 dicembre 2013, n. 150 (in G.U. 30 dicembre 2013, n. 304), convertito con modificazioni dalla Legge 27 febbraio 2014, n. 15, introduce, con il suo articolo 9, comma 15-ter, una modifica al comma 1 dell'articolo 6-bis del Codice degli appalti (articolo introdotto nel D.Lgs. 163/2006 dal D.L. 9 febbraio 2012, n. 5) che differisce dal 1° gennaio 2013 al 1° luglio 2014, l’operatività dalla Banca dati nazionale dei contratti pubblici e la correlata entrata in vigore del sistema AVCPASS, disciplinata appunto dall’articolo 6-bis, del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture (Decreto Legislativo 163/2006). Articolo 6-bis del Codice dei contratti pubblici in base al quale la documentazione comprovante il possesso da parte delle imprese dei requisiti di carattere generale, tecnico organizzativo ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure disciplinate dal Codice è acquisita esclusivamente attraverso la predetta Banca dati, istituita presso l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. La modifica al comma 1 dell'articolo 6-bis è stata inserita al fine di rendere non eludibile l’obbligo di far acquisire esclusivamente alla Banca dati nazionale dei contratti pubblici (BDNCP) la documentazione comprovante il possesso dei requisiti di carattere generale, tecnico-organizzativo ed economico-finanziario per la partecipazione alle procedure disciplinate dal Codice, sanando i procedimenti amministrativi non conformi al dettato del più volte ricordato articolo 6-bis, a far data dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 2013. Va precisato che la proroga del termine del 1° gennaio 2013 è stata stabilita prima dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture al 1° gennaio 2014 e, successivamente, al 1° luglio 2014 dall’articolo 9, comma 15-ter del Decreto Legge 30 dicembre 2013, n. 150 convertito dalla Legge 27 febbraio 2014, n. 15. Il differimento dell’obbligo previsto da tale disposizione al 1° luglio 2014 consente alle piccole stazioni appaltanti non ancora completamente attrezzate, in termini di strumenti informatici e di preparazione del personale, ad utilizzare il sistema AVCPASS, di avere più tempo per adeguarsi scongiurando il rischio di un blocco delle gare in via di pubblicazione. La previsione normativa dell’articolo 9, comma 15-ter, fa poi salve le procedure i cui bandi e avvisi di gara sono stati pubblicati nel periodo compreso tra il 1º gennaio fino al 1° marzo 2014, data di entrata in vigore della Legge di conversione del provvedimento, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, le procedure in cui, a partire dal 1º gennaio 2014 e fino al 1° marzo, sono stati già inviati gli inviti a presentare offerta.



Articolo 11, comma 13 - L'articolo 6 del Decreto 145/2013 proroga l'entrata in vigore della disposizione del Codice appalti, (articolo 11, comma 13) che prevede che i contratti pubblici siano sottoscritti, a pena di nullità, con atto pubblico notarile informatizzato. In questo modo l'obbligo previsto dal decreto 179/2012, convertito con Legge 221 del 2012) slitta al 30 giugno 2014 per i contratti stipulati in forma pubblica amministrativa e al primo gennaio 2015 per i contratti stipulati in forma di scrittura privata. Vengono comunque fatti salvi gli accordi e i contratti che sono stati stipulati a partire dal primo gennaio 2013 in modo difforme rispetto alle modalità elettroniche, fino alla data in cui la stipula con le predette modalità diventa obbligatoria.



Articolo 28 - Gli importi relativi alle soglie dei contratti pubblici di rilevanza comunitaria di 137.000 euro, 211.000 euro e 5.278.000 Euro devono intendersi adeguati, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2014 ai nuovi importi 134.000 euro, 207.000 euro e 5.186.000 euro definiti nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 32, comma 1, lettera e - L’importo di 211.000 euro per appalti di servizi, affidati da soggetti privati, nel caso in cui siano connessi ad un appalto di lavori di cui alla lettera d) del comma in parola, e per i quali sia previsto un contributo diretto e specifico, in conto interessi o in conto capitale che, attualizzato, superi il 50 per cento dell'importo dei servizi, deve intendersi adeguato, con decorrenza 1° gennaio 2014 al nuovo importo 207.000 euro definito nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 33 – Come visto più sopra il comma 3-bis viene interamente sostituito dall’articolo 9, comma 4, del Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66. Con la nuova versione del comma 3-bis viene precisato che “I Comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni dei comuni di cui all'articolo 32 del decreto legislativo 15 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. In alternativa, gli stessi Comuni possono effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A.o da altro soggetto aggregatore di riferimento”.



Articolo 66 – Come visto più sopra viene integralmente sostituito il comma 7 dell'articolo 66 del Codice degli appalti e viene aggiunto il comma 7-bis con cui viene, di fatto, cancellata l’obbligatorietà di pubblicazione dei bandi e degli avvisi sui quotidiani. Le spese per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, serie speciale relativa ai contratti pubblici, degli avvisi, dei bandi di gara e delle informazioni di cui all'allegato IX A devono essere rimborsate alla stazione appaltante dall'aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall'aggiudicazione.



Articolo 99 - Gli importi di 137.000 euro e di 211.000 euro relativi ai concorsi di progettazione di cui all'articolo 67, Direttiva 2004/18 e articolo 59, commi 3, 4, 5, Decreto del Presidente della Repubblica n. 554/1999, devono intendersi adeguati, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2014, ai nuovi importi di 134.000 euro e 207.000 euro definiti nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 118 - Il comma 10, dell’articolo 13, del Decreto 23 dicembre 2013, n.145 (noto anche come Decreto “Destinazione Italia”) introduce alcune disposizioni finalizzate a garantire, in particolare, la possibilità di garantire la regolare prosecuzione dei contratti di appalto e subappalto, attraverso due specifiche modifiche all’articolo 118 (Subappalto, attività che non costituiscono subappalto e tutela del lavoro) del Codice dei contratti pubblici. Innanzitutto viene aggiunto un periodo al comma tre dell'articolo 118 del codice con cui si specifica che in caso di crisi di liquidità dell'impresa principale (“comprovata da reiterati ritardi nei pagamenti” a valle) alla stazione appaltante viene riconosciuta la facoltà di procedere al pagamento diretto dei subappaltatori (o dei cottimisti) dell'importo dovuto per le prestazioni che hanno eseguito anche se questa possibilità non era stata espressamente prevista dal bando di gara (l'ultimo periodo del comma 3, dell'articolo 118 del Codice degli appalti ora cita la possibilità di andare “anche in deroga alle previsioni del bando di gara”). Tale facoltà viene concessa ove ricorrano condizioni di particolare urgenza inerenti al completamento dell’esecuzione del contratto accertate dalla stazione appaltante medesima. In proposito occorre evidenziare che con l’articolo 118, comma 3 del D. Lgs. 163/2006, al primo periodo, il legislatore aveva già considerato tale evenienza. Tuttavia il passo citato prevedeva solamente che nel bando di gara la stazione appaltante dovesse esplicitamente indicare che avrebbe provveduto a corrispondere direttamente al subappaltatore o al cottimista l'importo dovuto per le prestazioni dagli stessi eseguite o, in alternativa, avrebbe dovuto essere previsto dal bando l’obbligo, in capo agli affidatari, di trasmettere, entro 20 giorni dalla data di ciascun pagamento effettuato nei loro confronti, copia delle fatture quietanzate relative ai pagamenti da essi corrisposti al subappaltatore o cottimista. Lo stesso comma 3, disponeva che, qualora gli affidatari non avessero trasmesso le fatture quietanziate del subappaltatore, o del cottimista, entro il predetto termine, la stazione appaltante avrebbe dovuto sospendere il successivo pagamento a favore degli affidatari. Il nuovo testo va nettamente oltre, prevedendo la possibilità del pagamento diretto. Le motivazioni delle novella introdotta dal legislatore sono in sostanza finalizzate a consentire alla stazione appaltante di continuare a provvedere ai pagamenti, anche qualora il bando non contempli tale facoltà.

Vengono poi aggiunti altri due commi, il 3-bis ed il 3-ter, allo stesso articolo 118: con il primo si tenta di ampliare l'ambito delle tutele per le imprese in caso di concordato preventivo del soggetto titolare dell'appalto, mentre con l'altro si stabiliscono particolari regole di pubblicità della contabilità delle somma liquidate secondo queste regole.

Con il comma 3-bis viene infatti consentito alla stazione appaltante di provvedere, anche per i contratti di appalto in corso, in pendenza della procedura di concordato preventivo, di pagare direttamente gli altri soggetti che costituiscono l'affidatario, in caso di raggruppamenti, oltre ai subappaltatori ed ai cottimisti, secondo le determinazioni del Tribunale competente per l'ammissione alla predetta procedura. Nella relazione illustrativa al Decreto Legge che si sta commentando, è evidenziato che nell’ipotesi in cui l’appaltatore fosse soggetto alla procedura di concordato preventivo, si troverebbe in una situazione di oggettiva impossibilità a far fronte ai pagamenti dovuti nei confronti dei subappaltatori. Non sarebbe inoltre coerente con la finalità di garantire la continuità aziendale prevista dalla disciplina del concordato, facendo particolare riferimento all’articolo 186-bis del R.D. 267/1942, introdotto dal Decreto Legge 83/2012, applicare per tale ipotesi la sospensione dei pagamenti che viene prevista dal secondo periodo, del comma 3, dell’articolo 118, poiché essa inciderebbe ovviamente sulla possibilità di prosecuzione delle attività danneggiando appaltatore, subappaltatori e stazione appaltante. Va inoltre osservato che le motivazione delle modifiche introdotte dal legislatore sono connesse anche con la necessità di assicurare il rispetto della par condicio tra i diversi creditori dell'appaltatore, in caso di crisi aziendale.

L'ultimo comma aggiunto dal Decreto 23 dicembre 2013, n.145 all'articolo 118 del Codice degli appalti, stabilisce che nei casi di cui sopra l'Amministrazione è tenuta ad esporre sul proprio sito internet la contabilità delle somma che sono state liquidate.



Articolo 122 – Come più sopra approfondito con l’articolo 26, comma 1, lettera b), del Decreto Legge n. 66 del 2014 viene integralmente sostituito il comma 5 dell'articolo 122 del Codice degli appalti e viene aggiunto il comma 5-bis. Di fatto viene cancellata l’obbligatorietà di pubblicazione dei bandi e degli avvisi sui quotidiani e le spese per la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, serie speciale relativa ai contratti pubblici, degli avvisi, dei bandi di gara e delle informazioni di cui all'allegato IX A sono rimborsate alla stazione appaltante dall'aggiudicatario entro il termine di sessanta giorni dall'aggiudicazione.



Articolo 125 - Gli importi di 137.000 euro e di 211.000 euro previsti per le forniture e i servizi in economia per le amministrazioni aggiudicatrici, di cui all’articolo 28, comma 1, lettera a) (si tratta delle autorità governative centrali indicate nell'allegato IV del Codice degli appalti), e per le stazioni appaltanti di cui all’articolo 28, comma 1, lettera b) (si tratta delle stazioni appaltanti diverse da quelle indicate nell'allegato IV del Codice degli appalti) devono intendersi adeguati, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2014 ai nuovi importi di 134.000 e di 207.000 Euro definiti nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 176 - Con l’articolo 1, comma 72 della Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità) viene introdotta una rilevante modifica al comma 9 dell’articolo 176 del Codice dei Contratti, articolo che disciplina l’istituto del Contraente Generale. Viene infatti integralmente sostituito il testo precedente del comma 9, stabilendo nella novella che “Il soggetto aggiudicatore verifica, prima di effettuare qualsiasi pagamento a favore del contraente generale, compresa l’emissione di eventuali stati di avanzamento lavori, il regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contraente generale verso i propri affidatari: ove risulti l’inadempienza del contraente generale, il soggetto aggiudicatore applica una detrazione sui successivi pagamenti e procede al pagamento diretto all’affidatario, nonché applica le eventuali diverse sanzioni previste nel contratto”. Rispetto alla precedente versione della norma viene trasformato in un obbligo quelle che in precedenza erano delle mere facoltà di applicazione della detrazione di quanto versato direttamente dalla stazione appaltante all'affidatario dal credito vantato dal contraente generale, di pagamento diretto dell’affidatario e di applicazione delle eventuali diverse sanzioni previste dal contratto. Si tratta di una norma che, seppur finalizzata alla tutela dei soggetti direttamente esecutori delle opere, indubbiamente spoglia l’Ente aggiudicatore della discrezionalità ed autonomia di giudizio e valutazione delle situazioni e dei rapporti in essere tra il Contraente Generale e gli affidatari, inserendosi nel medesimo filone “interventista” cui appartiene anche la la già esaminata disposizione contenuta nel decreto “Destinazione Italia” che, sia pure in presenza di particolari condizioni, consente alle stazioni appaltanti (negli appalti “ordinari”) di procedere, anche in deroga a quanto previsto dal bando, al pagamento diretto dei subappaltatori (articolo 13, comma 10, del DL 23 dicembre 2013 n. 145).

Valutando la disposizione in parola sotto il profilo delle possibilità di esercizio da parte del soggetto aggiudicatore del dovere di sostituirsi al contraente generale nei rapporti economici con gli esecutori e del potere sanzionatorio nei confronti del contraente generale stesso, non si può fare a meno di sottolineare come essa si possa prestare ad una serie di considerazioni tutte accomunate dalla constatazione delle difficoltà applicative. La norma, presentando infatti un carattere di chiara eccezionalità, dovrà essere interpretata con un criterio assolutamente restrittivo e l’inadempienza di cui parla la norma dovrà presumibilmente riferirsi ad un accertato inadempimento “degli obblighi contrattuali”. Da ciò deriva che, prima di procedere alla trattenuta e al pagamento diretto, l’Ente aggiudicatore dovrà accertarsi che il Contraente Generale, nel ritardare o nell’omettere un pagamento nei confronti dell’affidatario, non abbia esercitato una facoltà che per contratto o per legge gli compete (ad esempio ex articolo 1460 del Codice civile - Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l'adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto. Tuttavia non può rifiutarsi l'esecuzione se, avuto riguardo alle circostanze, il rifiuto è contrario alla buona fede”). In primo luogo dovrà quindi essere verificata la sussistenza di tutte le condizioni relative all'esigibilità del credito nell'ambito del rapporto esistente tra l'affidatario creditore ed il Contraente Generale debitore, il che spesso potrebbe presuppone valutazione di carattere giuridico- contrattuale anche complesse. Soltanto nel caso in cui l’inadempienza effettivamente risulti, potrà quindi scattare l’obbligo a carico dell'Ente aggiudicatore di ritenzione e di pagamento diretto ed è evidente come tale risultanza debba essere assolutamente inequivoca e che ogni eccezione e contestazione del Contraente Generale (il quale dovrà evidentemente essere sentito prima di adottare il provvedimento di ritenzione-pagamento diretto) deve risultare quantomeno manifestamente infondata alla luce dei fatti e dei documenti contrattuali. Soltanto il tal caso il diritto di ritenzione e pagamento diretto risulterà essere stato esercitato in presenza dei necessari presupposti. Resta da verificare quali ripercussioni sull'esecuzione dei lavori l'esercizio di un siffatto diritto-dovere da parte della stazione appaltante nei confronti del Contraente generale potrà avere.



Articolo 189 –All’articolo 4, comma 4-bis, del Decreto Legge 150/2013 viene prorogata di ulteriori sei mesi la disposizione che consente alle imprese di costruzione di beneficiare dell’incremento della tolleranza nella revisione triennale dell’attestazione SOA che era stata introdotta con la Legge di conversione del D.L. n. 73/2012, Legge n. 119/2012 (disposizione che peraltro era già stata prorogata sino al 31 dicembre 2013 dall’articolo 33-quinquies del Decreto Legge 18 ottobre 2012 n. 179). La modifica è intervenuta indirettamente sul testo dell’articolo 77, comma 6, del Regolamento dei contratti pubblici (D.P.R. n. 207/2010) in cui viene previsto che, alla scadenza in capo al triennio dell’attestato di qualificazione, l’impresa è tenuta a richiedere alla SOA che ha rilasciato l’attestazione originaria la verifica del mantenimento dei propri requisiti di qualificazione (con esclusione di quelli relativi ai lavori eseguiti). La verifica, c.d. “triennale”, viene calcolata nei limiti di una tolleranza, rispetto ai valori inizialmente dimostrati, che – grazie alla modifica normativa - fino al 30 giugno 2014 sarà pari al 50%, anziché essere pari al 25%, come veniva invece previsto dall'articolo 77 del Regolamento. L’incremento della tolleranza non fa salve le procedure di verifica triennale iniziate e concluse tra il 1° di gennaio 2014 ed il 1° marzo 2014, giorno in cui è entrata in vigore la modifica normativa in parola. Le verifiche triennali dell'attestazione SOA iniziate e concluse nel citato periodo rimangono soggette alla percentuale del 25%. La stessa percentuale del 25% ritornerà ad essere applicata nella verifica triennale delle imprese che stipuleranno un apposito contratto con la SOA a partire dal prossimo 1° luglio. Sul punto va osservato che le Associazioni di categoria avevano auspicato che la proroga dell’innalzamento della soglia al 50% potesse operare per un anno intero (ossia fino al 31 dicembre 2014), coprendo in tal modo anche le verifiche che fossero già state effettuate fino alla data di conversione del Decreto 150/2013. Infatti, a fronte della durata quinquennale dell’attestato SOA e del ben determinato intervallo di tempo che viene previsto per l’esecuzione della verifica stessa (che deve essere svolta solo in prossimità della scadenza triennale dell’attestato), può destare qualche perplessità il fatto che si sia deciso per l’innalzamento della tolleranza sulla verifica triennale solo fino al prossimo mese di luglio, fatto questo che potrebbe creare una qualche disparità di trattamento, in sede di qualificazione, a sfavore di quelle imprese che, per mero caso, non si trovino nelle condizioni di poter eseguire in questo arco temporale piuttosto ristretto di soli di quattro mesi la procedura di verifica triennale. Con l’articolo 4, comma 5, del Decreto Legge n. 150/2013, viene poi prorogato sino al 31 dicembre 2014 il termine, previsto al comma 5 dell’articolo 189 del Codice dei contratti, che in materia di qualificazione del contraente generale prevede la possibilità di utilizzare, per la dimostrazione del requisito dell’adeguata idoneità tecnica e organizzativa, l’attestazione SOA per importo illimitato in non meno di tre categorie di opere generali per la Classifica I, in non meno di sei categorie, di cui almeno quattro di opere generali, per la Classifica II e in nove categorie, di cui almeno cinque di opere generali, per la Classifica III. Al comma 6 del medesimo articolo, sempre in tema di contraente generale, viene prorogato al 31 dicembre 2014 il termine di cui all’articolo 357, comma 27, del Regolamento di attuazione del Codice dei contratti, entro il quale i soggetti in possesso di attestazioni SOA per classifica illimitata possono documentare l'esistenza del requisito a mezzo copia conforme delle attestazioni SOA possedute.



Articolo 196 - Gli importi di 137.000 euro e di 211.000 euro relativi, rispettivamente, al valore degli appalti pubblici di forniture del Ministero della Difesa di rilevanza comunitaria aventi ad oggetto i prodotti menzionati nell'allegato V del Codice degli appalti e quelli aventi ad oggetto prodotti non menzionati nell'allegato V, devono intendersi adeguati, con decorrenza 1° gennaio 2014 ai nuovi importi 134.000 e 207.000 Euro definiti nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la direttiva 2004/17/CE e la direttiva 2004/18/CE.



Articolo 215 – Gli importi di 422.000 e di 5.278.000 euro riferito agli appalti che non sono esclusi in virtù delle eccezioni di cui agli articoli 17, 18, 19, 24, 25, 217 e 218 del Codice degli appalti, o secondo la procedura di cui all'articolo 219 del medesimo Codice, devono intendersi adeguati, con decorrenza a partire dal 1° gennaio 2014 ai nuovi importi di 414.000, per quanto riguarda gli appalti di forniture e di servizi, e di 5.186.000 euro per quanto riguarda gli appalti di lavori, così come definiti nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013, che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 235 - L’importo di 422.000 euro riferito a tutti i concorsi di progettazione e relativo all'importo totale dei premi di partecipazione ai concorsi stessi ed all'ammontare dei pagamenti versati ai partecipanti deve intendersi adeguato, con decorrenza 1/1/2014 al nuovo importo di 414.000 Euro definito nel Regolamento (CE) n. 1336/2013 del 13 dicembre 2013 che modifica la Direttiva 2004/17/CE e la Direttiva 2004/18/CE.



Articolo 237-bis - Il comma 11, dell’articolo 13, del Decreto Legge 23 dicembre 2013, n. 145 estende l’applicazione delle norme sullo svincolo delle garanzie di buona esecuzione relative alle opere in esercizio, norme previste dall’articolo 237-bis del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo 163/2006), a tutti i contratti aventi ad oggetto opere pubbliche, anche se stipulati in un momento precedente all’entrata in vigore dello stesso Codice. Va ricordato che l’articolo 33-quater del Decreto Legge n. 179/2012 ha apportato rilevanti modifiche alla disciplina riguardante le garanzie di buona esecuzione dei lavori pubblici, introducendo l’articolo 237-bis nel Codice dei contratti pubblici. I settori speciali rispetto ai quali si applica l’articolo 237-bis sono: gas, energia termica ed elettrica; acqua; servizi di trasporto; servizi postali; prospezione ed estrazione di petrolio, gas, carbone e altri combustibili solidi; porti e aeroporti. Il citato articolo 237-bis consente lo svincolo automatico dell’80% delle garanzie di buona esecuzione prestate a favore dell'ente aggiudicatore, per le opere realizzate nell'ambito dell'appalto che siano, in tutto o in parte, poste in esercizio prima della conclusione del relativo collaudo tecnico-amministrativo, e per le quali l'esercizio si sia protratto per oltre un anno. L’articolo 33-quater, comma 2, del Decreto Legge n. 179/2012, ha fissato l’ambito temporale di applicazione delle modifiche introdotte con l’articolo 237-bis. La nuova disciplina si applica, oltre che ai contratti affidati successivamente all’entrata in vigore della suddetta legge di conversione, anche ai contratti che siano già stati affidati a tale data (19 dicembre 2012) per i quali, alla medesima data, le opere siano già entrate in esercizio da oltre un anno (almeno a partire dal 18 dicembre 2011).