Il punto sulle novità in materia di lavori pubblici

di Massimo Pipino

Pubblicato il 19 maggio 2014

la conversione in Legge del DL 66/2014 ha portato molte novità nell'ambito dei cd. lavori pubblici ai fini del contenimento della spesa delle pubbliche amministrazioni: ecco un esame della nuova normativa

Il 24 aprile u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 95 del 24 aprile 2014, il Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”. Il Decreto Legge in parola, che prevede misure in materia di revisione dei meccanismi della spesa dello Stato, e contiene due ulteriori importanti disposizioni di interesse per il settore dei lavori pubblici, rappresenta l'ultimo, in ordine di tempo, di numerosi interventi con cui il legislatore ha modificato il quadro delle norme che regolano il settore dei lavori pubblici. Dopo avere esaminato quanto previsto dal DL in parola si provvede a fornire un quadro riassuntivo dei più recenti interventi del legislatore.



Centrali di committenza

L'articolo 9, comma 4 del Decreto Legge in parola interviene sul Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al Decreto Legislativo 6 aprile 2006, n. 163, ed in particolare sulla disposizione concernente gli appalti pubblici e gli accordi quadro stipulati da centrali di committenza, riformulando il comma 3-bis dell'articolo 33 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs 12 aprile 2006, n. 163) e rendendo obbligatorio per tutti i Comuni (che non siano capoluogo di provincia) il ricorso a modelli di gestione aggregata delle gare d'appalto allo scopo di operare una razionalizzazione della spesa pubblica, indipendentemente dalla tipologia e dal valore dei beni/servizi richiesti. La nuova formulazione del comma 3-bis prevede, infatti, che i Comuni che, ripetiamo, non sono capoluogo di provincia, siano tenuti a procedere all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni di Comuni esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile e avvalendosi dei competenti uffici, oppure ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle Amministrazioni provinciali. In alternativa, gli stessi Comuni hanno facoltà di effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da un altro soggetto aggregatore di riferimento. Va peraltro sottolineato che gli appalti indetti dalle centrali di committenza dovranno comunque rispettare sempre il principio di suddivisione in lotti (salvo il caso in cui si produca un'esplicita motivazione della diversa scelta del lotto unitario), così come viene evidenziato anche dalla direttiva 24/2014/Ue, che richiama tali organismi a impostare gli appalti in modo tale da consentire la partecipazione alle Pmi secondo le loro capacità. La norma elimina anche la possibilità per i Comuni di procedere autonomamente per acquisizioni di beni, servizi e forniture di valore inferiore al limite di 40mila euro. Pertanto, le Amministrazioni comunali, anche per acquisti di modesto valore non effettuabili mediante CONSIP o mercato elettronico, dovranno individuare e utilizzare un modello aggregativo. A causa del combinato disposto con l'articolo 3, comma 1-bis, della Legge n. 15/2014, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, la norma entra in vigore a partire dal 1° luglio 2014. Si tratta di una modifica di rilievo, per due ordini di ragioni:

  • in primo luogo, viene decisamente ampliato il novero dei soggetti che devono ricorrere alle centrali di committenza. Scompare, infatti, il riferimento ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che viene sostituito da quello generale a tutti i Comuni che non siano anche capoluogo di provincia;

  • in secondo luogo, scompare la previsione, introdotta recentemente nell’ultimo periodo del comma 3-bis dalla Legge di Stabilità 2014, che esonerava i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti dall’obbligo di ricorrere alle centrali di committenza per l’acquisizione di lavori in economia mediante amministrazione diretta, ossia per importi fino a 50.000 euro, e mediante affidamenti diretti, dunque per importi fino a 40.000 euro.



Ciò posto, la nuova formulazione della norma desta, a parte la tempistica estremamente ristretta prevista per l'avvio del sistema, alcune perplessità, poiché amplia il numero dei soggetti obbligati a ricorrere alle centrali di committenza, deve necessariamente essere coordinata con le peculiarità stabilite dagli articoli 175 e 176 del Dpr n. 207/2010 in ordine ai lavori urgenti e di somma urgenza. e, soprattutto, estende nuovamente detto obbligo a tutte le tipologie di affidamento di lavori senza alcun tipo di distinzione.



Pubblicazione dei bandi ed oneri a carico dell’aggiudicatario

L’articolo 26 del Decreto Legge 66/2014, al comma 1, lettera a), prevede una modifica all’articolo 66, comma 7 del D.Lgs n. 163/2006 e s.m.i. (Codice degli appalti). L'articolo in parola attiene alle modalità di pubblicazione degli avvisi e bandi pubblici. Come noto la precedente disposizione stabiliva che gli avvisi e i bandi pubblici dovrebbero essere pubblicati, oltre che sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture, sul sito informatico dell’Osservatorio e anche: “per estratto su almeno due dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su almeno due a maggiore diffusione locale nel luogo ove si eseguono i contratti”. Nell’intento di consentire un risparmio di spesa alle stazioni appaltanti, che già adempiono all’obbligo di legge di trasparenza e di pubblicità, l'articolo 26, comma 1, lettera a) del Decreto 66/2014 stabilisce che la pubblicazione dei bandi e degli avvisi di gara debba ora avvenire on-line, mediante i siti informatici delle stazioni appaltanti, nonché sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e sul sito informatico presso l'Osservatorio delle Opere Pubbliche. Inoltre, il nuovo comma 7-bis del D.Lgs n. 163/2006, introdotto dall’articolo 26 del Decreto Legge 66/2014, al comma 1, lettera a) prevede il rimborso alle stazioni appaltanti delle spese per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale degli avvisi e bandi di gara a carico dell’aggiudicatario entro un termine di 60 giorni dall’aggiudicazione.

Con una modifica analoga a quella operata dall'articolo 26, comma 1, lettera a), il comma 1, lettera b) del Decreto in parola introduce una modifica all’articolo 122, comma 5, del D.Lgs n. 163/2006 e s.m.i. che riguarda la disciplina specifica per i contratti di lavori pubblici sotto soglia. Viene infatti previsto che per gli avvisi ed i bandi relativi ad affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 500.000 euro ma inferiori ala soglia comunitaria, la pubblicazione avvenga on-line, mediante i siti informatici delle stazioni appaltanti, nonché sulla Gazzetta ufficiale, sul sito informatico del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché sul sito informatico presso l'Osservatorio. In sostanza, con quanto disposto dall'articolo 26, comma 1, del DL 66/2014 viene eliminato l’obbligo, per le stazioni appaltanti, di pubblicazione, per estratto, di bandi ed avvisi di tali gare d'appalto su uno dei principali quotidiani a diffusione nazionale e su uno dei quotidiani a maggiore diffusione locale nel luogo dove si eseguono i lavori. In ultimo, per i bandi relativi a contratti di importo inferiore a 500.000 euro, viene mantenuta la pubblicazione presso l’albo pretorio del Comune, cui si aggiunge quella sul profilo di committente della stazione appaltante.

Va poi ricordato che nella modifica dell’articolo 122, comma 5, analogamente alla modifica dell’articolo 66, comma 7, è stata introdotta la previsione che ulteriori informazioni devono essere pubblicate esclusivamente in via telematica, senza oneri aggiuntivi per le stazioni appaltanti. La forma di pubblicazione on-line, sebbene fosse già prevista nel Codice dei contratti, appare essere in linea con le nuove direttive comunitarie, oltre ad essere coerente con i contenuti del Decreto Legislativo n. 33/2013, attuativo di una delega che era a sua volta contenuta nella Legge anticorruzione n. 190/2012. Tale Decreto Legislativo ha imposto alle Amministrazioni di pubblicare sui propri siti istituzionali, in un’apposita sezione denominata “a