Il punto sulle novità in materia di lavori pubblici

Il 24 aprile u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 95 del 24 aprile 2014, il Decreto Legge 24 aprile 2014, n. 66, recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale”. Il Decreto Legge in parola, che prevede misure in materia di revisione dei meccanismi della spesa dello Stato, e contiene due ulteriori importanti disposizioni di interesse per il settore dei lavori pubblici, rappresenta l’ultimo, in ordine di tempo, di numerosi interventi con cui il legislatore ha modificato il quadro delle norme che regolano il settore dei lavori pubblici. Dopo avere esaminato quanto previsto dal DL in parola si provvede a fornire un quadro riassuntivo dei più recenti interventi del legislatore.

Centrali di committenza
L’articolo 9, comma 4 del Decreto Legge in parola interviene sul Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui al Decreto Legislativo 6 aprile 2006, n. 163, ed in particolare sulla disposizione concernente gli appalti pubblici e gli accordi quadro stipulati da centrali di committenza, riformulando il comma 3-bis dell’articolo 33 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs 12 aprile 2006, n. 163) e rendendo obbligatorio per tutti i Comuni (che non siano capoluogo di provincia) il ricorso a modelli di gestione aggregata delle gare d’appalto allo scopo di operare una razionalizzazione della spesa pubblica, indipendentemente dalla tipologia e dal valore dei beni/servizi richiesti. La nuova formulazione del comma 3-bis prevede, infatti, che i Comuni che, ripetiamo, non sono capoluogo di provincia, siano tenuti a procedere all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni di Comuni esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile e avvalendosi dei competenti uffici, oppure ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle Amministrazioni provinciali. In alternativa, gli stessi Comuni hanno facoltà di effettuare i propri acquisti attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da un altro soggetto aggregatore di riferimento. Va peraltro sottolineato che gli appalti indetti dalle centrali di committenza dovranno comunque rispettare sempre il principio di suddivisione in lotti (salvo il caso in cui si produca un’esplicita motivazione della diversa scelta del lotto unitario), così come viene evidenziato anche dalla direttiva 24/2014/Ue, che richiama tali organismi a impostare gli appalti in modo tale da consentire la partecipazione alle Pmi secondo le loro capacità. La norma elimina anche la possibilità per i Comuni di procedere autonomamente per acquisizioni di beni, servizi e forniture di valore inferiore al limite di 40mila euro. Pertanto, le Amministrazioni comunali, anche per acquisti di modesto valore non effettuabili mediante CONSIP o mercato elettronico, dovranno individuare e utilizzare un modello aggregativo. A causa del combinato disposto con l’articolo 3, comma 1-bis, della Legge n. 15/2014, “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative”, la norma entra in vigore a partire dal 1° luglio 2014. Si tratta di una modifica di rilievo, per due ordini di ragioni:

in primo luogo, viene decisamente ampliato il novero dei soggetti che devono ricorrere alle centrali di committenza. Scompare, infatti, il riferimento ai Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che viene sostituito da quello generale a tutti i Comuni che non siano anche capoluogo di provincia;

in secondo luogo, scompare la previsione, introdotta recentemente nell’ultimo periodo del comma 3-bis dalla Legge di Stabilità 2014, che esonerava i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti dall’obbligo di ricorrere alle centrali di committenza per l’acquisizione di lavori in economia mediante amministrazione diretta, …

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