Diario quotidiano del 23 maggio 2014: il POS per i professionisti non è così obbligatorio?

Pubblicato il 23 maggio 2014



dal bonus mobili alle ristrutturazioni: le risposte delle Entrate; Forum Lavoro 2014: ecco le risposte del ministero del lavoro; avvocati: non è obbligatorio il POS per i professionisti; legittima la norma che punisce l’omesso versamento di ritenute previdenziali; aziende agricole: ecco come recuperare le quote di TFR dal Fondo di Tesoreria; detrazione Iva legata a prove sostanziali

 

Indice:

1) Dal bonus mobili alle ristrutturazioni: le risposte delle Entrate

2) Forum lavoro 2014: ecco le risposte del ministero del lavoro

3) Avvocati non è obbligatorio il POS per i professionisti

4) Legittima la norma che punisce l’omesso versamento di ritenute previdenziali

5) Aziende agricole: ecco come recuperare le quote di TFR dal Fondo di Tesoreria

6) Detrazione Iva legata a prove sostanziali

 

 

 1) Dal bonus mobili alle ristrutturazioni: le risposte delle Entrate

Via libera al bonus mobili per chi ha acquistato da un’impresa non residente tramite bonifico internazionale.

Ammesse alla detrazione le spese per ristrutturazioni edilizie anche quando sono effettuate tramite una società finanziaria. Salve le detrazioni per interventi di recupero edilizio e risparmio energetico in caso di scambi di riferimenti normativi per errori materiali nella compilazione del bonifico.

Sono questi alcuni dei principali chiarimenti contenuti nella circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, con cui l’Agenzia delle entrate risponde ai quesiti posti dai Centri di assistenza fiscale sulla compilazione della dichiarazione dei redditi per il 2014.

Ristrutturare casa, ok alla spesa a rate

Le spese sostenute per interventi di recupero del patrimonio edilizio sono detraibili anche se sostenute tramite una società finanziaria che materialmente effettua il pagamento, a patto che questo sia eseguito con bonifico, in cui siano

riportati tutti i dati richiesti in modo da consentire l’applicazione della ritenuta del 4%.

Annotazioni in fattura se le spese sono condivise

Confermata la detrazione delle spese di ristrutturazione per i familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile che hanno sostenuto parte delle spese. La circolare chiarisce però che, se i loro dati non sono indicati nella

fattura e nel bonifico, entro il primo anno di fruizione del beneficio è necessario annotare in fattura la percentuale di spesa sostenuta, che non può essere modificata negli anni successivi. La stessa regola vale nel caso di acquisto di box auto di pertinenza dell’abitazione principale.

Errori materiali nella compilazione del bonifico, quando la detrazione è salva

Gli errori materiali compiuti nella compilazione del bonifico non impediscono ai contribuenti di fruire della detrazioni per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e per la riqualificazione energetica degli edifici, a patto che non abbiano pregiudicato l’applicazione della ritenuta d’acconto del 4%. È il caso in cui nella causale del bonifico siano stati indicati i riferimenti normativi degli interventi di recupero del patrimonio edilizio in luogo di quelli della detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici (o viceversa). La detrazione resta valida a patto che siano rispettati tutti i presupposti previsti per la fruizione della detrazione.

Bonus mobili in caso di acquisto all’estero

Può ottenere le detrazioni anche chi acquista mobili da un’impresa residente all’estero che non dispone di un conto corrente in Italia, purché il pagamento sia fatto tramite bonifico ordinario internazionale e il bonifico contenga, oltre ai dati richiesti dalla normativa, il numero di partita Iva, il codice fiscale oppure l’analogo codice identificativo attribuito al rivenditore nel paese estero.

Arredi ed elettrodomestici, quali interventi danno diritto al bonus

Bonus mobili anche per i contribuenti che effettuano lavori di manutenzione straordinaria su impianti tecnologici di singoli immobili per ottenere risparmi energetici. La fruizione del beneficio non spetta, invece, per la realizzazione di posti auto di pertinenza dell’abitazione, perché la detrazione è valida soltanto in caso di ristrutturazione di immobili già esistenti.

 

2) Forum lavoro 2014: ecco le risposte del ministero del lavoro

Ecco di seguito tutte le risposte fornite dai funzionari del Ministero del lavoro ai quesiti posti da un quotidiano specializzato nel corso del Forum lavoro 2014.

Apprendistato

Domanda

La presenza del piano formativo «sintetico» nell'accordo contrattuale costituisce elemento primario del rapporto di apprendistato: la mancanza dello stesso comporta la costituzione di un normale rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato «ab initio»?

Risposta

L'assenza del Pfi costituisce violazione amministrativa sanzionata ai sensi dell'art. 7, comma 2, del T.u. peraltro diffidabile, quindi sanabile. La «trasformazione» del rapporto potrà dunque aversi solo qualora non venga effettuata la formazione tanto da non poter considerare il rapporto come un rapporto di apprendistato ma un «normale» rapporto di lavoro subordinato.

Domanda

La mancanza del piano formativo in forma sintetica, come irregolarità può essere oggetto di disposizione?

Risposta

Non di disposizione bensì di diffida. È l'assenza della formazione – nei limiti già individuati dalla circolare n. 5/2013 – a comportare l'emanazione della disposizione. Occorre quindi differenziare l'adempimento formale da quello sostanziale.

Domanda

Quali sono i parametri per valutare sufficiente la compilazione del piano formativo sintetico?

Risposta

Sono i contratti collettivi che, almeno per quanto riguarda l'apprendistato professionalizzante, stabiliscono «durata e modalità» di erogazione della formazione per l'acquisizione delle competenze tecnico-professionali.

Domanda

In materia di stabilizzazione, ai sensi dell'art. 3-bis, dlgs 276/03, possono i contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, prevedere limiti inferiori al 20% e modificare anche il limite delle aziende con almeno 50 dipendenti?

Risposta

Il dl 34, nel testo risultante in sede di conversione stabilisce che «ferma restando la possibilità per i contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, di individuare limiti diversi da quelli previsti dal presente comma_». Dal dettato normativo sembrerebbe pertanto che le parti sociali abbiano dunque la possibilità di individuare percentuali diverse, sia superiori che inferiori al 20% e ciò anche con riferimento alle imprese con almeno 50 dipendenti.

Domanda

Quando l'art. 4 comma 3, dlgs 276/03, stabilisce che la Regione provveda a comunicare al datore di lavoro, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell'instaurazione del rapporto, le modalità per usufruire dell'offerta formativa pubblica, si esprime un obbligo o una facoltà a carico dell'Ente pubblico?

Risposta

Chiaramente costituisce un obbligo. Occorrerà valutare con attenzione quali siano le conseguenze legate al mancato adempimento dell'obbligo e se da ciò possa derivare la non sanzionabilità del datore di lavoro in caso di mancata formazione trasversale.

Domanda

La modifica dell'art. 4 del dlgs 276/03 in materia di offerta formativa pubblica potrebbe sollevare dubbi di costituzionalità della norma, attesa la chiara competenza regionale nella «subiecta materia» (cfr. la sentenza n. 176/2010 della Corte costituzionale)?

Risposta

Nel testo approvato il legislatore si limita ad indicare alle Regioni di comunicare «le modalità di svolgimento dell'offerta formativa pubblica» quindi non ci sono profili di incostituzionalità in ordine alle competenze nella sua erogazione.

Domanda

Ai contratti di apprendistato stipulati dal 21 marzo 2014 sino alla data di conversione del dl 34/2014, si applica, in virtù dell'art. 2 bis, la normativa prevista dal testo originario del dl 34/2014 medesimo?

Risposta

È esplicitamente previsto che le disposizioni del dl 34, nel testo convertito, «si applicano ai rapporti di lavoro costituiti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto»; in ogni caso il legislatore fa salvi gli effetti già prodotti dalle disposizioni introdotte inizialmente dal Decreto.

Domanda

Ai contratti di apprendistato stipulati sino al 20 marzo 2014, si applica, in virtù dell'art. 2-bis, la normativa prevista dal dlgs 167/11, precedente alla entrata in vigore del dl 34/2014?

Risposta

Si certo. Del resto, secondo l'art. 11 delle preleggi «la legge non dispone che per l'avvenire».

Domanda

Le percentuali di stabilizzazione previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro in tema di apprendistato, individuate in un quadro giuridico previgente al dl 34, sono efficaci anche in applicazione delle disposizioni contenute nel medesimo dl 34?

Risposta

Su tale aspetto occorre svolgere degli approfondimenti legati in particolare al fatto che molte imprese che prima erano sottoposte al limite legale, notoriamente più basso di quello contrattuale, da un giorno all'altro si troverebbero in qualche modo «spiazzate».

Contratto a termine

Domanda

Come opera l'istituto della proroga rispetto ai rinnovi contrattuali?

Risposta

La proroga, per definizione, si riferisce al singolo contratto, che in ogni caso non potrà durare più di 36 mesi. La specificazione «indipendentemente dal numero dei rinnovi», vuole dunque distinguere l'istituto in questione dalle limitazioni previste dall'art. 5, comma 4-bis, del decreto.

Domanda

Il limite quantitativo opera in riferimento a quale tipologia dell'organico aziendale?

Risposta

Ai lavoratori subordinati a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio. Sono escluse tutte le forme di lavoro non subordinato (quindi ad es. co.co.pro.).

Domanda

Il superamento del limite quantitativo, oltre al pagamento della sanzione, comporta modifiche ai rapporti di lavoro?

Risposta

Non spetta al Ministero stabilire quella che costituisce in realtà una eventuale conseguenza civilistica del superamento dei limiti. Sul punto sarà pertanto decisiva l'interpretazione giurisprudenziale.

Domanda

L'attività di ricerca che consente di non adeguarsi ai limiti quantitativi deve essere oggetto di una specifica individuazione legale?

Risposta

La disposizione individua i soggetti legittimati a derogare alla «normale» disciplina specificando che il contratto deve essere stipulato tra «istituti pubblici di ricerca ovvero enti privati di ricerca» e «lavoratori chiamati a svolgere in via esclusiva attività di ricerca scientifica o tecnologica, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa». In tal caso potranno essere superati sia i limiti quantitativi che il limite temporale dei 36 mesi. Occorrerà invece coordinare con attenzione tale disposizione con i limiti previsti invece dall'art. 5, comma 4-bis, del decreto, concernenti i rinnovi contrattuali.

Domanda

Le nuove norme si applicano a tutti i contratti a termine in essere?

Risposta

No, come chiarito dalla legge, soltanto a quelli stipulati dopo l'entrata in vigore del dl.

Domanda

L'obbligo di informare il lavoratore del diritto di precedenza incide sul suo diritto di esercitarlo?

Risposta

Domanda

La sanzione amministrativa per lo sforamento del limite percentuale è immediatamente operativa?

Risposta

Sì, ma soltanto per i nuovi contratti, lo sforamento dovuto a contratti a termine in essere può essere ricondotto nei limiti di legge entro il 31 dicembre 2014.

Domanda

Chi non si adegua entro il 31 dicembre 2014 è soggetto alla sanzione amministrativa?

Risposta

Detassazione straordinari

Domanda

È possibile applicare dal 1° gennaio 2014 la detassazione sulle retribuzioni corrisposte per la produttività?

Risposta

Il Dpcm del 2014 si rifà alle regole già stabilite nel 2013. È pertanto ragionevole pensare che se in forza di un contratto non formalmente disdettato per il corrente anno si continuano ad applicare le misure incentivanti già introdotte nel 2013 possa applicarsi anche nel 2014 l'agevolazione sin dal 1° gennaio.

Domanda

Se già è stato stipulato un contratto aziendale prima dell'entrata in vigore del decreto, cosa occorre fare?

Risposta

Le aziende che siano in regola con quanto previsto dal Dpcm 22 gennaio 2013 (deposito unitamente ad autodichiarazione di conformità) non debbono effettuare alcuna formalità per il 2014 laddove si limitino ad applicare, senza modifica alcuna, l'accordo già depositato e in relazione al quale abbiano già effettuato nel 2013 la dichiarazione di conformità. Viceversa, per le aziende che non abbiano ancora effettuato alcun adempimento, occorre effettuare il deposito e l'autodichiarazione di conformità degli accordi stipulati nel 2014 entro 30 giorni dall'entrata in vigore del Dpcm 19 febbraio 2014, ovvero rendere la sola autodichiarazione di conformità qualora sia stato effettuato il solo deposito.

Domanda

Se esiste già un accordo territoriale, il datore di lavoro deve svolgere qualche adempimento nei confronti della Dtl?

Risposta

No laddove si limiti ad applicare, senza modifica alcuna, l'accordo già depositato e in relazione al quale abbiano già effettuato nel 2013 la dichiarazione di conformità.

Domanda

Per godere dei benefici è necessario che i risultati raggiunti siano tangibili?

Risposta

Lo si è spiegato già lo scorso anno con circ. n. 15/2013, che evidentemente è possibile richiamare attesa l'applicabilità delle medesime regole. Con la circolare si è detto che la rispondenza delle voci retributive introdotte alle finalità volute dal Legislatore rappresenta un elemento di esclusiva valutazione da parte della contrattazione collettiva, cosicché l'agevolazione non può ritenersi condizionata ai risultati effettivamente conseguiti.

Durc online

Domanda

Occorrono investimenti strutturali per la partenza del Durc on line?

Risposta

Certamente andranno introdotte delle modifiche agli applicativi in uso da Inps, Inail e Casse edili, ad ogni modo il tutto dovrebbe avvenire, come richiede il Legislatore «con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Domanda

Quali sono i soggetti che possono accedere alla piattaforma?

Risposta

Per la verifica della regolarità saranno soggetti qualificati, quale le amministrazioni appaltanti, le imprese stesse e ovviamente i professionisti che li assistono. Una platea più ampia potrà essere individuata con riferimento alla possibilità di esaminare un Durc già rilasciato e che, si ricorda, ha validità di 120 giorni.

Domanda

Come sarà effettuata la verifica della regolarità?

Risposta

Attraverso una cooperazione applicativa degli Enti e una verifica delle banche dati esistenti. Sarà comunque facile avviare la procedura perché i dati da inserire, come dice il legislatore, dovranno limitarsi al codice fiscale del soggetto da verificare.

Domanda

Qual è la validità temporale del Durc online?

Risposta

La verifica genera un file .pdf non modificabile e la sua validità sarà di 120 giorni.

Domanda

La regolarità è richiesta fino a quale data?

Risposta

La verifica avviene sui i pagamenti scaduti sino all'ultimo giorno del secondo mese antecedente a quello in cui la stessa verifica è effettuata, a condizione che sia scaduto anche il termine di presentazione delle relative denunce retributive.

Domanda

Come funziona la procedura in caso di esito negativo della verifica?

Risposta

Sarà possibile regolarizzare entro 15 giorni anche perché così richiede il legislatore. Inoltre, sappiamo che esistono forme di regolarità «sanabili» attraverso altre procedure, quali ad esempio il c.d. intervento sostitutivo o la compensazione con i crediti vantati nei confronti delle p.a.

Domanda

Sono attendibili gli archivi degli enti?

Risposta

Si sta lavorando perché lo siano sempre di più.

Domanda

Quali sono i vantaggi?

Risposta

Sicuramente la speditezza della procedura e un risparmio di oneri amministrativi anche per gli Istituti.

Domanda

È vero che il sistema di Asseverazione non è stato costituito per legge?

Risposta

Sì, esatto. L'Asse.Co. nasce da un protocollo d'intesa tra Ministero del lavoro e Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro del 15 gennaio scorso.

Domanda

Ogni consulente del lavoro può asseverare le aziende?

Risposta

L'Asse.Co. è rilasciata dal Consiglio nazionale ma il consulente concorre alla procedura attraverso una sua dichiarazione di responsabilità in ordine al possesso di taluni requisiti da parte dell'impresa di cui cura gli adempimenti (requisiti per il rilascio del Durc, rispetto della contrattazione collettiva). I consulenti che possono rilasciare la dichiarazione sono tuttavia quelli appositamente abilitati ai sensi dell'art. 5 del protocollo che svolgano peraltro un specifico percorso formativo sulle procedure di asseverazione.

Domanda

L'asseverazione si pone in contrasto con la certificazione dei contratti di lavoro (artt. 75 e segg. dlgs 276/03)?

Risposta

L'asseverazione riguarda l'impresa nel suo complesso mentre la certificazione si riferisce al singolo contratto.

Domanda

Quali sono le responsabilità del consulente del lavoro, qualora l'Asse.Co sia stata predisposta con dati non veritieri?

Risposta

Ci sono responsabilità penali ai sensi del dpr n. 445/2000 e, in caso di condanna definitiva, è prevista la radiazione dall'albo così come già previsto dall'art. 31 della legge n. 12/1979.

Domanda

Il consulente del lavoro è legato da un rapporto contrattuale con l'azienda asseverata quindi come può garantire la terzietà?

Risposta

La garanzia è data essenzialmente dalle conseguenze – come si è detto anche penali – legate ad eventuali false dichiarazioni.

Domanda

L'Asse.Co evita all'azienda qualsiasi tipo di ispezione?

Risposta

Sicuramente l'Asse.Co. costituisce uno strumento utile a selezionare le imprese presso le quali avviare verifiche ispettive. Resta comunque ferma la possibilità di ispezionare anche le imprese in possesso della asseverazione in determinate ipotesi (richieste di intervento, anche da parte della A.G. o verifiche «a campione»).

Domanda

L'asseverazione è riservata solo alle grandi imprese?

Risposta

L'asseverazione può essere effettuata nei confronti di qualsiasi realtà aziendale.

Domanda

Perché richiedere l'Asse.co quando esiste già il Durc?

Risposta

L'Asse.Co., come detto, costituisce una «fotografia» della complessiva regolarità dell'impresa, non soltanto sotto il profilo contributivo. Inoltre gli effetti dell'asseverazione sono diversi da quelli legati al possesso del Durc, consentendo all'organo di effettuare una selezione in ordine agli obiettivi della vigilanza.

 

 

3) Avvocati non è obbligatorio il POS per i professionisti

La nuova disciplina prevede esclusivamente l’«onere» di accettare richieste di pagamento con tale modalità.

Anche dal 30 giugno 2014 nessun obbligo di munirsi di POS è configurabile in capo ai professionisti. A precisarlo è la circolare 20 maggio 2014 n. 10-C-2014 del Consiglio nazionale Forense. Ai sensi dell’art. 15 comma 4 del DL 179/2012, come modificato dall’art. 9 comma 15-bis del DL 150/2013, “dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito”. Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni del DLgs. 231/2007.

La proroga al 30 giugno del termine di decorrenza, disposta in sede di conversione nella L. 15/2014 del DL 150/2013, ha determinato dubbi in relazione all’operatività del precedente DM 24 gennaio 2014 (adottato ex art. 15 comma 5 del DL 179/2012), ai sensi del quale: l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito di cui all’art. 15 comma 4 del DL 179/2012 si applica a tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro disposti a favore di imprese o professionisti; in sede di prima applicazione, e fino al 30 giugno 2014, l’obbligo di cui sopra si applica limitatamente ai pagamenti effettuati a favore di imprese o professionisti per lo svolgimento di attività di vendita di prodotti e prestazione di servizi il cui fatturato dell’anno precedente a quello nel corso del quale è effettuato il pagamento sia superiore a 200 mila euro.

A ben vedere, prosegue la circolare, la disposizione in parola introduce un onere, piuttosto che un obbligo giuridico, ed il suo campo di applicazione è necessariamente limitato ai casi nei quali saranno i clienti a richiedere di potersi liberare dall’obbligazione pecuniaria a proprio carico per il tramite di carta di debito. Ipotesi che potrebbe anche non verificarsi mai. In ogni caso, qualora il cliente dovesse effettivamente richiedere di pagare tramite carta di debito, e il professionista ne fosse sprovvisto, si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore (artt. 1206 ss. c.c. ), che non libera il debitore dall’obbligazione. Nessuna sanzione è infatti prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito.

 

4) Legittima la norma che punisce l’omesso versamento di ritenute previdenziali

La Corte Costituzionale dichiara non fondata la questione sollevata sul fatto che non sia prevista una soglia di punibilità

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 139/2014 depositata il 21 maggio 2014, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1-bis del DL 463/1983 (“omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali”) per non prevedere tale fattispecie di reato, a differenza dell’art. 10-bis del DLgs 74/2000 (“omesso versamento di ritenute certificate”), una soglia che limiti la punibilità del soggetto obbligato.

 

5) Aziende agricole: ecco come recuperare le quote di TFR dal Fondo di Tesoreria

Aziende agricole: l’INPS comunica come recuperare le quote di TFR dal Fondo di Tesoreria.

L’INPS, con il messaggio n. 4843 del 21 maggio 2014, fornisce chiarimenti in merito alla compensazione delle quote di TFR di competenza del Fondo di Tesoreria liquidate dalle aziende agricole, nell’ipotesi in cui emerga un’incapienza che non consenta l’intera compensazione delle quote di TFR al Fondo di Tesoreria anticipate dal datore di lavoro.

L’Istituto afferma che in tal caso l’eccedenza sarà evidenziata nell’estratto conto dell’azienda che potrà successivamente, previa presentazione di domanda telematica, richiedere la compensazione con i contributi dovuti sulla base delle tariffazioni di competenza successiva a quella di liquidazione del TFR, sino a definitivo saldo. Contestualmente andrà trasmessa copia, in formato PDF, della quietanza del TFR corrisposto al lavoratore.

 

6) Detrazione Iva legata a prove sostanziali

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11168 del 22 maggio 2014, ha stabilito che non perde il diritto alla detrazione Iva il contribuente che, pur avendo commesso delle violazioni contabili, può dimostrare con ogni mezzo la sussistenza delle condizioni sostanziali dell’operazione. Dai registri contabili di una società erano state riscontrate alcune irregolarità. Nel corso di una verifica fiscale, in particolare, era emerso che non aveva provveduto a stampare su supporto cartaceo i registri Iva conservati, invece, solo su supporto magnetico. L’Agenzia delle entrate recuperava, così, l’Iva portata in detrazione, oltre a interessi e sanzioni. La società impugnava il provvedimento. I giudici di primo e secondo grado annullavano l’atto. La Cassazione confermando le pronunce di merito ha aggiunto che gli Stati non possono individuare “prove legali” solo in presenza delle quali è concesso il diritto alla detrazione Iva.

Ispezioni fiscali blindatissime

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11183 del 21 maggio 2014, ha stabilito che le ispezioni fiscali nelle aziende possono durare più dei canonici 30 giorni prorogabili di altri 30 nei casi di particolare complessità. Nei trenta giorni vanno conteggiati solo quelli effettivamente trascorsi in azienda e non quelli impiegati nelle indagini in altri luoghi. Gli 'ermellini' hanno così respinto il ricorso di una contribuente che si era vista in azienda la Guardia di finanza per ben due mesi.

Dichiarazioni errate: prova al contribuente

Spetta al contribuente dimostrare che la sua dichiarazione è stata scartata per un errore bloccante e che la circostanza non è stata comunicata al Commercialista che si è occupato della trasmissione telematica. In caso contrario è legittima la liquidazione automatica dell'imposta. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11156 del 21 maggio 2014, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

 

Vincenzo D’Andò