Diario fiscale del 14 marzo 2014: le principali misure del Job Act

Pubblicato il 14 marzo 2014



appello inammissibile: registrazione in termine fisso per le ordinanze; collegio professionale verifica la residenza senza bollo; riduzione del carico fiscale; JOBS ACT; delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti; riduzione della cedolare secca per contratti a canone concordato; accise e imposta di consumo: variazioni in aumento delle aliquote; accertamento con parametri: contribuente non si presenta al contradditorio, nessuna conseguenza; F24: istituite nuove causali contributo; in Gazzetta la delega per il fisco: un anno per la riforma

 

 Indice:

 1) Appello inammissibile: registrazione in termine fisso per le ordinanze

 2) Collegio professionale verifica la residenza senza bollo

 3) Riduzione del carico fiscale

 4) JOBS ACT

 5) Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti

 6) Riduzione della cedolare secca per contratti a canone concordato

 7) Accise e imposta di consumo: variazioni in aumento delle aliquote

 8) Accertamento con parametri: contribuente non si presenta al contradditorio, nessuna conseguenza

 9) Modello F24: istituite nuove causali contributo

 10) In Gazzetta la delega per il fisco: un anno per la riforma

 

1) Appello inammissibile: registrazione in termine fisso per le ordinanze

Le ordinanze che dichiarano l’inammissibilità dell’appello sono soggette all’obbligo di registrazione in termine fisso, ai sensi degli artt. 37 del Dpr 131/1986 e 8 della tariffa, parte I, allegata al Tur.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 28/E del 12 marzo 2014, relativa al trattamento fiscale applicabile, ai fini dell’imposta di registro, alle nuove ordinanze di inammissibilità dell’appello.

La legge 134/2012 ha introdotto, nell’ambito dei procedimenti civili, le ordinanze di inammissibilità dell’appello, disciplinate dagli artt. 348-bis e 348-ter del c.p.c...

Ai sensi dei citati articoli, l’inammissibilità dell’appello viene dichiarata dal giudice con ordinanza, succintamente motivata, quando l’impugnazione non ha una ragionevole probabilità di essere accolta. Una volta pronunciata l’inammissibilità, può essere proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di primo grado. Il termine per il ricorso decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell’ordinanza che dichiara l’inammissibilità.

Per stabilire il trattamento tributario ai fini dell’imposta di registro da riservare a tali ordinanze, l’Agenzia richiama gli artt. 37 del Tur e 8 dell’allegata tariffa, parte I, che consentono di individuare gli atti dell’autorità giudiziaria, in materia di controversie civili, che assumono rilevanza per l’applicazione dell’imposta in termine fisso.

L’art. 37, infatti, dispone che sono soggetti a imposta di registro in termine fisso gli atti dell’autorità giudiziaria che “definiscono anche parzialmente il giudizio … anche se al momento della registrazione siano stati impugnati o siano impugnabili …”.

L’art. 8 della tariffa, invece, elenca gli atti giudiziari soggetti a registrazione in termine fisso e ne indica la relativa imposta.

Presupposto per l’applicazione dell’imposta di registro in termine fisso agli atti giudiziari è, dunque, che tali atti definiscano il giudizio, anche parzialmente.

Per chiarire la natura definitoria o meno delle ordinanze di inammissibilità, l’Agenzia delle Entrate ha chiesto il parere del ministero della Giustizia. Questo, al riguardo, ha affermato che le ordinanze di inammissibilità dell’appello concludono il grado d’appello e, pertanto, devono essere ricondotte tra gli atti dell’autorità giudiziaria che definiscono anche parzialmente il giudizio.

Pertanto, alla luce del parere, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che le ordinanze di inammissibilità dell’appello ex artt. 348-bis e 348-ter del c.p.c., giacché riconducibili tra gli atti dell’autorità giudiziaria di carattere definitorio, sono assoggettate all’obbligo di registrazione in termine fisso.

 

2) Collegio professionale verifica la residenza senza bollo

Le certificazioni relative alla residenza acquisite direttamente da enti pubblici (nel caso di specie Collegi nazionali di professionisti) presso le amministrazioni comunali, per controllare la veridicità delle dichiarazioni sostitutive dei propri iscritti, non vogliono l’imposta di bollo.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 29/E del 12 marzo 2014 che si rifà alle norme vigenti.

In particolare, l’Agenzia si sofferma sull’art. 15 della legge 183/2011, che è intervenuto sull’art. 43 del Dpr 445/2000, la disposizione che disciplina le modalità utilizzabili dalle Amministrazioni pubbliche e dai gestori di pubblici servizi – sia pubblici sia privati – per l’accesso alle banche dati delle Amministrazioni certificanti, per l’acquisizione diretta delle informazioni ovvero per eseguire i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni presentate dai cittadini.

Nel dettaglio, il comma 5 dell’art. 43 prevede, appunto, l’esonero da qualsiasi onere per le certificazioni relative a stati, qualità personali e fatti, acquisite direttamente dalle banche dati delle Amministrazioni competenti.

A sostegno della conclusione c’è, poi, l’utilizzo che l’istante (un Collegio professionale) intende fare delle attestazioni di residenza, cioè controllare l’autenticità delle dichiarazioni degli iscritti. Ebbene, a tal proposito, anche se in linea generale i certificati di residenza pagano il bollo, in questo caso, una mano tesa all’esenzione viene pure dall’allegato B della tabella annessa al Dpr 642/1972 che, in base all’uso che se ne fa, fornisce un elenco degli atti e dei documenti assolutamente esclusi dall’imposta.

 

3) Riduzione del carico fiscale

Tra le misure previste nel Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014, la relazione approvata ha individuato in 10 miliardi di euro le risorse per consentire l’aumento della detrazione Irpef in busta paga ai lavoratori dipendenti sotto i 25 mila euro di reddito lordi, circa 10 milioni di persone, dal 1° maggio prossimo, per un ammontare di circa 1000 euro netti annui a persona. Gli atti tecnici e legislativi verranno approvati nelle prossime settimane. Relativamente alle imprese, inoltre, si intende rendere operativo il credito d’imposta definendo il decreto attuativo Mise-Mef, per 600 milioni in tre anni, arrivando a raddoppiare la cifra a disposizione.

 

 

4) JOBS ACT

Il Consiglio dei Ministri, nella sua riunione del 12 marzo 2014, ha approvato un decreto legge contenente disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese. Un provvedimento urgente che contiene, tra le altre cose, interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato per renderli più coerenti con le esigenze attuali del contesto occupazionale e produttivo. Nello specifico:

Il contratto di lavoro a termine e il contratto di apprendistato

Per il contratto a termine viene prevista l’elevazione da 12 a 36 mesi della durata del primo rapporto di lavoro a tempo determinato per il quale non è richiesto il requisito della cosiddetta causalità, fissando il limite massimo del 20% per l’utilizzo dell’istituto. Viene inoltre prevista la possibilità di prorogare anche più volte il contratto a tempo determinato entro il limite dei tre anni, sempre che sussistano ragioni oggettive e si faccia riferimento alla stessa attività lavorativa.

Per il contratto di apprendistato si prevede il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova (e non, come attualmente previsto, anche per il relativo piano formativo individuale) e l’eliminazione delle attuali previsioni secondo cui l’assunzione di nuovi apprendisti è necessariamente condizionata alla conferma in servizio di precedenti apprendisti al termine del percorso formativo. È inoltre previsto che la retribuzione dell’apprendista, per la parte riferita alle ore di formazione, sia pari al 35% della retribuzione del livello contrattuale di inquadramento. Per il datore di lavoro viene eliminato l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, che diventa un elemento discrezionale.

La smaterializzazione del DURC

Un ulteriore intervento di semplificazione riguarda la smaterializzazione del DURC, superando l’attuale sistema che impone ripetuti adempimenti burocratici alle imprese. Per dare un’idea della rilevanza del provvedimento, si ricorda che nel 2013 i DURC presentati sono stati circa 5 milioni.

Riforma degli ammortizzatori sociali

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, al tempo stesso, un disegno di legge delega al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, di semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, di riordino delle forme contrattuali e di miglioramento della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita.

Delega in materia di ammortizzatori sociali

La delega ha lo scopo di assicurare un sistema di garanzia universale per tutti i lavoratori che preveda, in caso di disoccupazione involontaria, tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori, di razionalizzare la normativa in materia di integrazione salariale. Un sistema così delineato può consentire il coinvolgimento attivo di quanti sono espulsi dal mercato del lavoro o siano beneficiari di ammortizzatori sociali, semplificando le procedure amministrative e riducendo gli oneri non salariali del lavoro. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

- rivedere i criteri di concessione ed utilizzo delle integrazioni salariali escludendo i casi di cessazione aziendale;

- semplificare le procedure burocratiche anche con la introduzione di meccanismi automatici di concessione;

- prevedere che l’accesso alla cassa integrazione possa avvenire solo a seguito di esaurimento di altre possibilità di riduzione dell’orario di lavoro;

- rivedere i limiti di durata, da legare ai singoli lavoratori;

- prevedere una maggiore compartecipazione ai costi da parte delle imprese utilizzatrici;

- prevedere una riduzione degli oneri contributivi ordinari e la loro rimodulazione tra i diversi settori in funzione dell’effettivo utilizzo;

- rimodulare l’ASpI omogeneizzando tra loro la disciplina ordinaria e quella breve;

- incrementare la durata massima dell’ASpI per i lavoratori con carriere contributive più significative;

- estendere l’applicazione dell’ASpI ai lavoratori con contratti di co.co.co., prevedendo in fase iniziale un periodo biennale di sperimentazione a risorse definite;

- introdurre massimali in relazione alla contribuzione figurativa;

- valutare la possibilità che, dopo l’ASpI, possa essere riconosciuta un’ulteriore prestazione in favore di soggetti con indicatore ISEE particolarmente ridotto;

- eliminare lo stato di disoccupazione come requisito per l’accesso a prestazioni di carattere assistenziale.

Nell’esercizio di tale delega verranno individuati meccanismi volti ad assicurare il coinvolgimento attivo del soggetto beneficiario di prestazioni di integrazione salariale, ovvero di misure di sostegno in caso di disoccupazione, al fine di favorirne lo svolgimento di attività in favore della comunità locale di appartenenza.

 

5) Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti

Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014: Delega in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti. La delega punta a conseguire obiettivi di semplificazione e razionalizzazione delle procedure di costituzione e gestione dei rapporti di lavoro, al fine di ridurre gli adempimenti a carico di cittadini e imprese. A tal fine vengono individuati i seguenti principi e criteri direttivi:

- razionalizzare e semplificare le procedure e gli adempimenti connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di dimezzare il numero di atti di gestione del rapporto di carattere burocratico ed amministrativo;

- eliminare e semplificare, anche mediante norme di carattere interpretativo, le disposizioni interessate da rilevanti contrasti interpretativi, giurisprudenziali e amministrativi;

- unificare le comunicazioni alle pubbliche amministrazioni per i medesimi eventi (es. infortuni sul lavoro) ponendo a carico delle stesse amministrazioni l’obbligo di trasmetterle alle altre amministrazioni competenti;

- promuovere le comunicazioni in via telematica e l’abolizione della tenuta di documenti cartacei;

- rivedere il regime delle sanzioni, valorizzando gli istituti di tipo premiale, che tengano conto della natura sostanziale o formale della violazione e favoriscano l’immediata eliminazione degli effetti della condotta illecita (a parità di costo);

- individuare modalità organizzative e gestionali che consentano di svolgere, anche in via telematica, tutti gli adempimenti di carattere burocratico e amministrativo connesso con la costituzione, la gestione e la cessazione del rapporto di lavoro;

- revisione degli adempimenti in materia di libretto formativo del cittadino

Delega in materia di riordino delle forme contrattuali

La delega è finalizzata a rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione, nonché a riordinare i contratti di lavoro vigenti per renderli maggiormente coerenti con le attuali esigenze del contesto produttivo nazionale e internazionale.

Delega in materia di conciliazione dei tempi di lavoro con le esigenze genitoriali

La delega ha la finalità di contemperare i tempi di vita con i tempi di lavoro dei genitori. In particolare, l’obiettivo che si vuole raggiungere è quello di evitare che le donne debbano essere costrette a scegliere tra avere dei figli oppure lavorare.

Tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni

Il Consiglio dei Ministri ha avviato l’esame di un disegno di legge contenente norme per agevolare ulteriormente il rispetto della normativa europea sui temi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione.

Il disegno di legge persegue tre scopi:

- adeguare i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni a quelli previsti dalla relativa direttiva europea;

- favorire la cessione del credito al sistema bancario;

accelerare il pagamento dei debiti arretrati (già avviato nel 2013 con il pagamento di più di 22 miliardi ai creditori).

 

6) Riduzione della cedolare secca per contratti a canone concordato

Per favorire l’immissione sul mercato degli alloggi sfitti, il Consiglio dei ministri nella sua riunione del 12 marzo 2014, riduce dal 15 al 10%, per il quadriennio 2014-2017, l’aliquota della cedolare secca di cui si potrà usufruire anche in caso di abitazioni date in locazione a cooperative o a enti senza scopo di lucro, purché sublocate a studenti con rinuncia all'aggiornamento del canone di locazione o assegnazione.

Tassazione sulle rendite finanziarie: CDM del 12 marzo 2014

Dal 1° maggio, tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%. In tal modo, il Governo intende “compensare” la previsione di un taglio del 10% dell’IRAP.

Detrazione bonus mobili: CDM del 12 marzo 2014

La spesa per l’acquisto di mobili a seguito di ristrutturazione, su cui sono previste detrazioni Irpef potrà essere superiore a quella per la ristrutturazione stessa. Il tetto massimo per la spesa complessiva resta a 10mila euro.

 

7) Accise e imposta di consumo: variazioni in aumento delle aliquote

La circolare di Assonime n. 9 del 13 marzo 2014 illustra le variazioni in aumento della misura delle aliquote d’imposta, relative a taluni prodotti sottoposti ad accisa (benzine e gasolio, usato come carburante; prodotti alcolici intermedi, alcole etilico, birra) o ad imposta di consumo (oli lubrificanti), entrate in vigore tra il 1° gennaio e il 1° marzo 2014.

Relativamente al settore dei carburanti, si esaminano anche i ripetuti incrementi dell’accisa intervenuti a partire dall’aprile 2011, ponendo l’attenzione, in particolare, da un lato, sull’impatto che essi possono produrre sull’equilibrio dei conti pubblici e, dall’altro, sugli aspetti problematici connessi con la tecnica normativa per essi adottata.

 

8) Accertamento con parametri: contribuente non si presenta al contradditorio, nessuna conseguenza

L’accertamento mediante parametri rappresenta un sistema di presunzioni semplici e tali rimangono anche se il contribuente non si sia presentato al contraddittorio, questo perché il giudice di appello deve avallare i parametri con altre prove fornite dal contribuente e giudicare se lo strumento è adeguato o meno.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5675 del 12 marzo 2014.

Accertamento nei confronti della società di persone

La dichiarazione dei redditi presentata dalla società di persone è strumentale all’applicazione dell’imposta Irpef a carico dei soci; ne discende che in caso di rettifica operata dalle amministrazioni il socio è tenuto al pagamento del supplemento Irpef dovuto.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5655 del 12 marzo 2014.

Notifica atti di accertamento

La notifica è valida anche se effettuata alla moglie malata che ha dimenticato di consegnare l’atto al marito, non consentendo così a quest’ultimo di usufruire del condono per aver sforato i termini. Questo perché l’ufficiale giudiziario non deve compiere esami specifici sulla capacità del consegnatario.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5669 del 12 marzo 2014.

 

9) F24: istituite nuove causali contributo

Per consentire il versamento dei contributi a favore dell’Epar mediante modello F24, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 30/E del 13 marzo 2014, ha istituito la specifica causale contributo “EPAR”.

Mentre, invece, é “FSL1” la causale da indicare nel modello F24 per versare all’Inps i contributi destinati al Sanilog, il fondo integrativo del Servizio sanitario nazionale per i dipendenti del settore “Logistica, trasporto merci e spedizione”, che ha affidato all’istituto di previdenza, con la convenzione firmata lo scorso 31 gennaio, la riscossione dei finanziamenti.

La nuova causale, istituita con sempre dall’Agenzia delle entrate, ma con la risoluzione n. 31/E del 13 marzo 2014, va inserita nella sezione “Inps” del modello e, precisamente, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza della colonna “importi a debito versati”.

 

10) In Gazzetta la delega per il fisco: un anno per la riforma

La delega fiscale entrerà in vigore dal 27 marzo 2014. Sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2014, è stata pubblicata la Legge n. 23 del 11 marzo 2014, di delega al Governo con disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. Definiti, con la Legge 23/2014, i principi e i criteri direttivi generali cui dovrà attenersi il Governo, nel rispetto della Costituzione, del diritto comunitario, dello Statuto dei diritti del contribuente e di quanto stabilito in materia di federalismo fiscale, nell’adottare i decreti legislativi attuativi della delega.

Tempo a disposizione: un anno dall’entrata in vigore della delega, cioè dal prossimo 27 marzo.

Catasto: metri quadri al posto dei vani

Forse il punto più importante dell'intera riforma si gioca sulla rivisitazione dei valori degli immobili. L'intento è quello di correggere le sperequazioni determinate dall'attuale sistema delle rendite, per cui, spesso, un immobile storico, situato al centro di una città, ha un valore catastale inferiore rispetto a uno periferico e di pregio sicuramente inferiore. Con questo sistema, considerato che il valore catastale è il punto di partenza per la quantificazione delle imposte che gravano sull'immobile (Imu, Tari, Tasi ecc.), si sono create grosse disparità nella tassazione delle abitazioni.

Le indicazioni della delega in questo senso sono di definire gli ambiti territoriali del mercato e di quantificare il valore tenendo conto dei metri quadri, come unità di consistenza, al posto dei vani, come invece è previsto attualmente.

La riforma deve tenere conto anche delle condizioni socio economiche e dell’ampiezza e composizione del nucleo familiare.

Il contrasto all’evasione

In questo ambito, il mandato è di proseguire la lotta all’evasione, all’elusione e all’erosione fiscale comunque tutelando la famiglia, la salute, i redditi di lavoro dipendente, autonomo, pensione e impresa minore.

Per favorire l’emersione di base imponibile, il Governo dovrà introdurre, tra l’altro, disposizioni finalizzate al contrasto di interessi tra contribuenti. L'intenzione è quella di stimolare, attraverso il riconoscimento di sconti fiscali (deduzioni o detrazioni), la richiesta dei documenti di spesa (fatture, ricevute, scontrini).

Andrà poi rafforzata la tracciabilità dei mezzi di pagamento per il riconoscimento fiscale di costi, oneri e spese sostenuti, prevedendo anche disincentivi all’utilizzo del contante e, viceversa, incentivi all’utilizzo della moneta elettronica.

Le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, al netto di quelle necessarie all’equilibrio di bilancio, dovranno confluire al Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale.

Le semplificazioni

Più comunicazione tra fisco e contribuenti per stimolare gli adempimenti spontanei.

Andranno emanate norme che prevedono, per i soggetti di maggiori dimensioni, sistemi aziendali strutturati di gestione e di controllo del rischio fiscale. A fronte di questo impegno, andrà riconosciuta una riduzione degli obblighi dichiarativi e delle eventuali sanzioni.

Occorrerà ampliare il sistema di tutoraggio per garantire una migliore assistenza ai contribuenti, in particolare a quelli di minori dimensioni, nell'assolvimento degli adempimenti, nella compilazione delle dichiarazioni e nel calcolo delle imposte, prevedendo anche la possibilità di invio di modelli precompilati.

Dovranno essere armonizzate le norme in materia di rateizzazione dei debiti tributari, ampliandone l’ambito applicativo. I ritardi di breve durata e gli errori di piccola entità nel versamento delle rate non dovranno determinare automatica decadenza dal beneficio.

Da sviluppare ulteriormente anche il meccanismo della compensazione tra crediti d’imposta maturati dal contribuente e debiti tributari a suo carico.

Tra gli obiettivi definiti, anche la revisione delle disposizioni antielusive per disciplinare il principio generale di divieto dell’abuso del diritto, cioè l’uso distorto di strumenti giuridici allo scopo prevalente di ottenere un risparmio d'imposta.

In materia di tassazione dei redditi d’impresa, ne andrà prevista, per i soggetti Irpef, l’assimilazione all’Ires, con assoggettamento del reddito imprenditoriale a un’aliquota proporzionale. È prevista poi l’introduzione di regimi forfettari per i contribuenti di minori dimensioni, da coordinare con quelli analoghi già in vigore.

In ambito Irap, il Governo dovrà chiarire la definizione di autonoma organizzazione, anche mediante criteri oggettivi, ai fini della non assoggettabilità al tributo dei professionisti, degli artisti e dei piccoli imprenditori.

Crediti fiscali nella Ue: D.M. in G.U. per una riscossione collaborativa

Nella Gazzetta Ufficiale dell’8 marzo 2014 è stato pubblicato il D.M. 28 febbraio 2014, attuativo degli articoli 8, comma 3, e 9, commi 3 e 7, del Dlgs 149/2012, che ha recepito la direttiva del Consiglio europeo n. 2010/24/Ue in materia di collaborazione e assistenza tra gli Sati membri per l’attività di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte e altre misure.

Si tratta delle modalità di sospensione delle misure di recupero nei casi di notizia di avvenuta impugnazione presso l’organo competente nel singolo Stato richiedente e delle procedure amichevoli nel caso di richiesta di recupero.

Il provvedimento è suddiviso in sette articoli, la cui rubricazione richiama i singoli aspetti delle procedure di recupero crediti.

Per la gestione delle richieste di recupero, tra gli uffici di collegamento con quelli degli altri Stati membri è previsto un ufficio centrale che, avvalendosi di uno speciale sistema di rete “Ccn”, comunica per via elettronica con le autorità nazionali di riferimento.

Riguardo le modalità procedurali, viene prevista la verifica della correttezza dei dati e l’eventuale rilevazione in via elettronica dei codici fiscali, ai fini della costituzione del flusso informativo da trasmettere all’agente della riscossione.

Gli uffici di collegamento devono affidare la riscossione delle somme, entro i sei mesi di prescrizione, agli agenti della riscossione per il tramite di Equitalia.

 

Vincenzo D’Andò