Telelavoro: quali opzioni e sviluppi offre questo strumento contrattuale? Analisi della normativa…

di Marta Bregolato

Pubblicato il 7 settembre 2013



nell'attuale fase di difficoltà in cui si trova il mercato del lavoro, il telelavoro potrebbe essere la risposta positiva, la chiave di volta o di svolta verso un nuovo modo di lavorare, una risposta al problema della disoccupazione

In questo particolare momento storico dove il mercato del lavoro attraversa una delle più pesanti crisi degli ultimi 40 anni e dove il livello di disoccupazione sfiora limiti preoccupanti tanto da stimolare i giovani in cerca di prima occupazione a rivolgersi agli Stati europei che ancora non sono stati colpiti così duramente (vedi per esempio la Germania), il telelavoro (o nelle varie accezioni Workshifting, lavoro a domicilio, teleprestazione, tele work…) potrebbe essere la risposta positiva, la chiave di volta o di svolta verso un nuovo modo di lavorare, una risposta al problema della disoccupazione, coinvolgendo anche in maniera più significativa, gratificante e funzionale le donne, spesso emarginate per il loro ruolo chiave nell’ambito familiare, affettivo e domestico.

Proprio per effetto della grave crisi che da oltre 3 anni colpisce il nostro paese le aziende, comunque strutturate, ricercano nuove modalità di lavorare, di fare business, ma soprattutto tendono in primis a limitare i costi fissi senza per questo pregiudicare la qualità del servizio e quindi della risposta alle aspettative dei clienti.

In tal senso un grande aiuto viene dalla continua innovazione tecnologica che consente di avere a disposizioni attrezzature telematiche di alta qualità e sofisticate.

In considerazione del fatto che il 90% del lavoro si svolge con l’ausilio del pc il telelavoro appare come una valida e flessibile alternativa al lavoro soprattutto impiegatizio, di tipo amministrativo ma anche dirigenziale; diverso invece e difficilmente applicabile risulta il telelavoro per gli operai che necessitano per svolgere le proprie mansioni di macchinari spesso complessi e costosi che logisticamente si possono trovare solo presso gli stabilimenti.

Da parte sua anche il Governo ha da tempo riconosciuto al telelavoro (vedremo più avanti che con questo termine intendiamo varie forme di “lavoro a distanza”) la capacità di offrire nuove possibilità di lavoro per esempio nel comparto femminile introducendo una flessibilità nella prestazione erogata che consente di meglio conciliare i tempi di lavoro con le esigenze di famiglia.

Nel corso di questo articolo valuteremo in maniera approfondita sia gli aspetti positivi che quelli negativi di questa forma di lavoro, valutando anche i risultati di alcuni importanti studi anche mondiali.

 

Definizione generale:

Partiamo con definire il telelavoro: conosciuto molto più che in Italia nei paesi anglosassoni o americani (con il termine di telework o telecommute) il telelavoro può essere definito come un modo di lavorare indipendentemente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda e quindi con l’assenza di coincidenza logistica tra l’azienda e il personale che effettua per suo conto la prestazione. Si tratta quindi di una prestazione di lavoro eseguita dal lavoratore al di fuori della sede di lavoro (lavoro a distanza) con il prevalente supporto di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (telelavoro).

L’impostazione della workstation (postazione di lavoro) ovvero la fornitura degli strumenti di lavoro, i costi della sua installazione, manutenzione e riparazione, nonché i costi per fornire il personale dei supporti tecnici necessari allo svolgimento del lavoro sono interamente a carico dell’azienda.

Le attrezzature informatiche, comunicative e strumentali, necessarie per lo svolgimento del telelavoro, vengono concesse in comodato gratuito al lavoratore per la durata dell’incarico.

Ciò è reso possibile grazie all’uso di strumenti informatici e telematici, come abbiamo detto prima, sempre più sofisticati, che consentono una maggiore flessibilità organizzativa dei metodi di erogazione della prestazione.

Ai suoi esordi il telelavoro era attuato con il semplice ausilio di:

  • Una linea telefonica;

  • Un fax.

In realtà, ora anche il telelavoro presuppone sempre più una organizzazione che tende a ricreare l’ambiente di lavoro aziendale seppure delocalizzato.

Infatti le attrezzature che oggi sono ritenute indispensabili per affrontare una attività in modalità di telelavoro sono molte di più:

  • Non una semplice linea telefonica ma una linea che consenta la connessione internet veloce;

  • Connessioni wirless;

  • Pc;

  • Fax digitali;

  • Scanner;

  • Smartphone, tablet, ipad.

 

Gli strumenti telematici disponibili oggi consentono di fatto di:

  • Garantire una reperibilità 24 ore su 24;

  • Ricevere e trasmettere messaggi o e-mail in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo;

  • Organizzare tele e video conferenze (con conseguente risparmio di tempo e di costi per la logistica).

 

Prendendo come elemento qualificante e distinguente il luogo in cui viene svolta la prestazione lavorativa, possiamo individuare 6 tipi di telelavoro:

  • Telelavoro domiciliare (home office): la prestazione viene resa presso il domicilio del lavoratore, il quale viene dotato dall’azienda di tutta l’apparecchiatura informatica necessaria. Il pc può essere collegato stabilmente con un server aziendale oppure può essere collegato di volta in volta in occasione del trasferimento dei dati elaborati. In generale l’organizzazione della postazione di lavoro è installata e collaudata a spese del datore di lavoro;

  • Telelavoro da centro satellite (telelavoro office to office): la prestazione viene resa presso una filiale dell’azienda, allo scopo di allargare “la fetta di mercato” di clienti al quale è possibile rendere la prestazione;

  • Telelavoro mobile (working out): la prestazione di svolge a mezzo di pc portatile o altri strumenti mobili quali ad esempio cellulari, tablet, palmari, ecc…; non vi è quindi una “sede stabile” dal quale svolgere l’attività.

  • Telelavoro da tele centri o telecottages: l’attività è svolta presso appositi centri aggregati (consorzio di aziende)

  • Remotizzazione: l’attività è svolta da più persone in modalità remoto, ovvero fisicamente distanti l’uno dall’altro ma collegate telematicamente tra loro. Le comunicazioni e i trasferimenti di dati avvengono in entrambe le direzioni ovvero: telelavoratore – azienda madre e azienda madre – telelavoratore. Il controllo e la comunicazione avviene in tempo reale e in modo interattivo.

  • Sistema diffuso d’azienda (tele impresa – distance work enterprise): si tratta dell’azienda virtuale ovvero un’azienda che esiste solo in rete offrendo i suoi prodotti o i suoi servizi in qualsiasi parte del mondo.

 

Disciplina normativa:

In Italia il telelavoro, nel settore privato, è disciplinato dall’accordo interconfederale del 09.06.2004 con cui i rappresentanti dei datori di lavoro e delle organizzazioni sindacali più rappresentative hanno recepito l’accordo quadro europeo in materia appunto di telelavoro del 16.07.2002.

L’accordo detta regole di carattere generale lasciando poi ai singoli contratti di categoria il compito di disciplinare in maniera più specifica e dettagliata le modalità operative di attuazione.

In ambito privato il telelavoro costituisce “una forma di organizzazione e/o di svolgimento del lavoro che si avvale di tecnologie dell’informazione nell’ambito di un contratto o di un rapporto di lavoro, in cui l’attività lavorativa, che potrebbe essere anche svolta nei locali dell’impresa, viene regolarmente svolta al di fuori dei locali della stessa”.

Nel settore pubblico invece la norma di riferimento è il D.P.R. 70/99 (Riforma Bassanini) che oltre a disciplinare in maniera dettagliata la materia, delinea anche le differenze tra lavoro a distanza e telelavoro.

In ambito di Amministrazione pubblica, il telelavoro è “la prestazione di lavoro eseguita dal dipendente di una delle amministrazioni pubbliche, in qualsiasi luogo ritenuto idoneo, collocato al di fuori della sede di lavoro, dove la prestazione sia tecnicamente possibile, con il prevalente supporto di tecnologie dell’informazione e della comunicazione, che consentano il collegamento con l’amministrazione cui la prestazione stessa inerisce”.

La prestazione di telelavoro può effettuarsi nel domicilio del dipendente a condizione che sia disponibile un ambiente di lavoro idoneo e conforme alle norme generali di prevenzione e sicurezza delle utenze domestiche.

Proprio in relazione a ciò l’Inps ha previsto con propria circolare n. 80 del 2008 che l’ambiente lavorativo debba avere i seguenti requisiti:

  • Abitabilità;

  • Locale di superficie e volume adeguati per la postazione di lavoro;

  • Impianti elettrici, di riscaldamento o condizionamento a norma;

  • Certificazione degli impianti;

  • Condizioni ambientali idonee in termini di illuminazione, clima, rumore e più in generale in termini di esposizione a agenti chimici, fisici e biologici.

 

Quel che è certo è che in Italia il telelavoro non può prescindere dall’accordo, individuale o collettivo tra le Parti.

L’accordo può avvenire al momento dell’assunzione o in momenti successivi in relazione anche all’evolversi dell’attività e delle esigenze delle parti coinvolte.

L’eventuale rifiuto del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro in rapporto di telelavoro non può essere considerato motivo per l’applicazione di sanzione disciplinare.

Da un punto di vista contrattuale il telelavoratore fruisce dei medesimi diritti, garantiti dalla legislazione e dal contratto collettivo a lui applicato, previsti per un lavoratore comparabile che svolge l’attività nell’ambito dei locali dell’impresa; giusto accordo interconfederale del 09.06.2004.

Il datore di lavoro deve adottare tutte le misure idonee, soprattutto per quanto riguarda i software utilizzati per il telelavoro, al fine di garantire la sicurezza e la protezione dei dati acquisti, gestiti ed elaborati dal telelavoratore per fini professionali. Il telelavoratore è responsabile del rispetto di tali norme.

Al prestatore d’opera viene lasciata la responsabilità organizzativa del lavoro da svolgere e quindi del proprio tempo di lavoro, fermo restando la responsabilità del rispetto dei cosiddetti “tempi di consegna” là dove previsti.

Il carico di lavoro attribuito ad un telelavoratore deve essere analogo ed equivalente a quello dei suoi collegi che operano nei locali dell’impresa.

Al telelavoratore devono essere garantite le stesse opportunità di formazione e di sviluppo alla carriere offerte ai colleghi che operano in azienda; oltre a ciò nello specifico il telelavoratore deve ricevere specifica formazione con riferimento agli strumenti tecnici di lavoro messi a disposizione dall’azienda per l’organizzazione e la realizzazione del lavoro a domicilio.

Al telelavoro infatti non si applica la disciplina dell’orario di lavoro seppure limitatamente ai seguenti profili:

  • Orario normale e durata massima;

  • Lavoro straordinario;

  • Riposo giornaliero;

  • Pause;

  • Lavoro notturno.

Gli aspetti positivi di questo innovativo modo di lavorare possono essere così riassunti:

per l’azienda:

  • Riduzione dei costi;

  • Minore necessità logistica (uffici più piccoli);

  • Minori rischi di infortuni, soprattutto legati ai trasferimenti da un luogo all’altro;

  • Riduzione dell’assenteismo;

  • Aumento della produttività;

  • Scenario di mercato più ampio per la scelta del personale che non deve essere più necessariamente legato a particolari zone geografiche;

per il lavoratore:

  • Riduzione dello stress da spostamento;

  • Scenario di mercato di immissione nel mondo del lavoro più ampio in quanto non più legato al luogo di residenza;

  • Eliminazione dei rischi di infortuni in itinere;

  • Maggiore presenza in famiglia;

  • Flessibilità e autonomia nella gestione del proprio lavoro;

  • Vantaggio per donne in gravidanza o per soggetti portatori di handicap.

 

Alcuni vantaggi possono essere attribuiti anche al paese (città o più ampio Stato):

  • Riduzione del traffico;

  • Riduzione dell’inquinamento atmosferico;

  • Minore concentrazione di persone nelle zone strategiche della città (questo aspetto può però essere visto a doppio senso e quindi anche con una accezione negativa in quanto un minor movimento di persone può produrre anche un minor utilizzo di servizi – servizi pubblici, bar, ristoranti, ecc ...);

  • Aumento dell’occupazione.

Come abbiamo potuto osservare il telelavoro offre benefici ad entrambe le parti contrattualmente coinvolte ma anche alla collettività in genere, permettendo di spostare e gestire il lavoro in momenti, luoghi e con risorse ottimali.

Consente inoltre alle aziende di ottimizzare i costi, mettendo gli operatori nella condizione migliore di esprimere al meglio la loro produttività anche in periodi particolari della propria vita privata (malattia, gravidanza, handicap proprio o dei propri familiari, ecc …).

Fino a qui l’elenco degli aspetti positivi del telelavoro; alcuni importanti studi hanno però anche evidenziato quelli che possiamo definire come falle in questo innovativo progetto di lavoro, vediamole insieme:

  • Mancato rispetto e distinzione tra orari di lavoro e tempo libero, ovvero il “rischio della reperibilità 24 ore su 24”, anche se la normativa prevede che siano fissate generalmente delle fasce orarie di reperibilità in funzione delle esigenze organizzative, all’interno delle quali deve essere garantita la ricezione di comunicazioni telematiche o telefoniche;

  • Isolamento dal mondo esterno (vengono meno le occasioni per incontrare persone e creare relazioni che vadano oltre il “mondo virtuale” del lavoro; ciò può creare stati di alienazione e di depressione;

  • Ostacolo all’avanzamento di ruolo: gli studi sembrano confermare che chi lavora da casa sia tenuto in minor considerazione (in quanto meno visibile) in occasione di attribuzione di ruoli decisivi per l’azienda;

  • Rischi per la salute: le statistiche rilevano un aumento dei casi di telelavoratori che lamentano dolori o problematiche causate da scorrette posture; l’utilizzo di un ambiente di lavoro domestico non idoneo e in alcuni casi improvvisato (sedie, tavoli non studiati appositamente per essere utilizzati a lungo tempo).

Al fine di limitare i rischi di cui sopra, la circolare Inps, già citata anche precedentemente, n. 80 del 2008 ha previsto che l’ambiente domestico per essere considerato idoneo ad attività di telelavoro deve essere distinto da quello riservato alle normali attività domestiche o familiari, al fine di:

  • Facilitare la separazione tra tempi e ritmi di lavoro e tempi e ritmi di vita casalinga e domestica;

  • Ottimizzare l’interazione con gli altri abitanti dell’appartamento per non creare disagi e situazioni potenzialmente stressanti per il telelavoratore stesso.

Le news dal mondo:

Una recente ricerca Regus ha evidenziato alcuni fattori di rischio che tendono a ridurre gli effetti positivi e la produttività del telelavoro; in particolare i tre principali deterrenti individuati per i telelavoratori italiani sono:

  • Familiari: bambini o anziani che richiedono l’attenzione del telelavoratore distogliendolo dall’attività lavorativa che sta svolgendo (58%);

  • Concentrazione: insufficiente sui problemi lavoratori in quanto il telelavoratore viene disturbato da dinamiche esterne all’ambiente tipico di lavoro (42%);

  • Attrezzature: non paragonabili a quelle utilizzate normalmente in ufficio - sia da un punto di vista tecnologico che strutturale (38%).

Ancora, il rapporto “Workshifting Benefits: the bottom line” pubblicato da Telework Research Network’s è giunto alla conclusione che il telelavoro potrebbe essere ad un importante punto di svolta.

Il rapporto indica che il 40% dei dipendenti potrebbe lavorare da casa senza che l’azienda ne sia danneggiata. Risulta inoltre che il 30% delle imprese sia pronto a fare investimenti in questo settore nei prossimi decessi con una potenziale produttività individuale del 27%.

Sempre secondo questo rapporto il telelavoro porterà una serie di cambiamenti, di risparmi e anche di eco sostenibilità non indifferente.

Le notizie sono incoraggianti non resta altro che monitorare i fattori di rischio scongiurando gli eventuali effetti negativi di questo innovativo modo di lavorare nella speranza che il telelavoro possa essere effettivamente una risposta anche al problema occupazionale che attanaglia pesantemente il nostro, ma non solo, paese.

 

7 settembre 2013

Marta Bregolato