Diario fiscale del 12 settembre 2013: attenzione alle nuove responsabilità in materia di privacy!

Pubblicato il 12 settembre 2013



nio all'accertamento da studi di settore solo perchè il contribuente non ha partecipato al contraddittorio; salvaguardia dei 6500: ulteriori disposizioni legislative; decreto del fare punto per punto: circolare della Fondazione Studi CDL; utilizzo mailing list aziendale e licenziamento; compilazione di false buste paga; INPS: indennità per assistere familiari e assegno di invalidità; nuovi incentivi per l’assunzione di detenuti; cessione di ramo d’azienda: elementi distintivi; estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai delitti in materia di violazione della privacy e ad altri reati

 

 

Indice:

1) Niente di studi di settore anche se il contribuente non ha partecipato al contraddittorio

2) Salvaguardia dei 6500: ulteriori disposizioni legislative

3) Decreto del Fare punto per punto: circolare della Fondazione Studi CDL

4) Utilizzo mailing list aziendale e licenziamento

5) Compilazione di false buste paga

6) INPS: indennità per assistere familiari e assegno di invalidità

7) Nuovi incentivi per l’assunzione di detenuti

8) Cessione di ramo d’azienda: elementi distintivi

9) Estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai delitti in materia di violazione della privacy e ad altri reati

 

 

1) Niente di studi di settore anche se il contribuente non ha partecipato al contradditorio

La mancata partecipazione al contraddittorio non rende legittimo l’accertamento fondato sugli studi di settore.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Regionale di Bari con la sentenza n. 91 del 16 maggio 2013, che, inoltre, ha condannato l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese processuali.

Anche la C.T.P. aveva accolto le istanze difensive del contribuente.

Secondo i giudici regionali, la mancata partecipazione al contraddittorio non comporta che l’accertamento impugnato sia legittimo e che possano essere considerate prive di valore le doglianze formulate solo in sede contenziosa e la produzione della documentazione da parte del contribuente.

L’Agenzia delle entrate si è limitata solo ad affermare che il contribuente non avesse assolto al proprio onere probatorio.

L’accertamento impugnato è risultato di fatto fondato esclusivamente sulle risultanze di elaborazioni statistico - matematiche che prescindono totalmente dalla effettiva capacità contributiva del soggetto accertato e non possono, pertanto, costituire di per sé sole presunzioni gravi, precise e concordanti, e tanto in violazione sia dell’art. 53 della Costituzione sia dell’art. 2729 c.c..

Insomma, afferma la C.T.R., gli accertamenti presuntivi obbligano l’Ufficio ad individuare presunzioni aventi requisiti di cui all’art. 2729 c.c. mentre la mancanza di qualunque rilievo sulla contabilità o sulla dichiarazione del contribuente ovvero di qualunque violazione di norme fiscali impedisce il disconoscimento automatico del reddito e la sua rielaborazione con calcoli parametrici che da soli non possono mai assurgere a prova presuntiva. 

La Commissione regionale ha, dunque, concluso che cel caso di specie, non é legittimo e corretto che l’Ufficio, che non ha esperito alcuna indagine sulla contabilità e sui documenti del contribuente e che non è in possesso di alcun atto o a conoscenza di alcun fatto specifico, emetta accertamento basato solo sull’applicazione dello studio di settore.

 

2) Salvaguardia dei 6500: ulteriori disposizioni legislative

Il Decreto Legge 31 agosto 2013, n. 102 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 204 del 31 agosto 2013), prevede ulteriori disposizioni di salvaguardia per 6500 soggetti che possono accedere alla pensione in base ai requisiti pensionistici in vigore prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 201/2011, convertito con modificazioni dalla L. n. 214/2011.

In particolare, vengono inclusi tra i soggetti interessati alla concessione del beneficio della salvaguardia anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto tra il 1° gennaio 2009 ed il 31 dicembre 2011, in ragione della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro, a condizione che – successivamente alla data di cessazione – abbiano conseguito un reddito annuo lordo non superiore a 7.500 euro, e siano in possesso di determinati requisiti anagrafici e contributivi descritti in dettaglio nel messaggio INPS n. 14254 del 10 settembre 2013.

 

3) Decreto del Fare punto per punto: circolare della Fondazione Studi CDL

E’ on line la circolare n. 11 del 10 settembre 2013 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che analizza i principali interventi in termini di semplificazione introdotti dal D.L. n. 69/2013, il cd. “decreto del fare”.

La circolare esamina e commenta in dettaglio le semplificazioni in materia fiscale, di lavoro e amministrative, la responsabilità solidale negli appalti, la riscossione mediante ruolo.

In particolare, gli argomenti che vengono trattati nella circolare sono i seguenti:

- semplificazioni amministrative;

- semplificazioni in materia di lavoro;

- responsabilità solidale negli appalti;

- semplificazioni in materia fiscale;

- riscossione mediante ruolo;

- concordato preventivo;

- tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari.

Dunque, la Fondazione Studi illustra le rilevanti modifiche all’acquisizione d’ufficio del DURC per ciò che riguarda gli accertamenti dei requisiti di ordine generale per l’affidamento di concessioni e appalti (o subappalti) pubblici di lavori, forniture e servizi previsti dall’art. 38 del D.Lgs. n. 163/2006 e il pagamento delle prestazioni.

Il DURC rilasciato per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non ha più validità trimestrale, ma di 120 giorni, a decorrere dalla data di emissione. Fino al 31 dicembre 2014 il DURC avrà validità di 120 giorni anche per i lavori edili per i soggetti privati.

Il D.L. n. 69/2013 all’art. 31 comma 8 prevede che gli enti preposti al rilascio del DURC coinvolgano i consulenti del lavoro e gli altri professionisti indicati all’art 1 della L. 12/79 che svolgono tale attività a supporto dell’impresa.

L’art. 34 del D.L. n. 69/2013 introduce alcune modifiche al certificato medico di gravidanza.

In particolare, tale Decreto prevede che il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto dovrà essere inviato all’INPS esclusivamente in via telematica direttamente dal medico del SSN o con esso convenzionato.

L’obbligo di trasmissione telematica del certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, del certificato di parto e del certificato di interruzione di gravidanza, decorrerà dal 90° giorno successivo alla data di entrata in vigore del previsto Decreto interministeriale.

Diverse sono poi le novità introdotte dal medesimo D.L. 69/2013 riguardo le disposizioni contenute nel T.U. 81/2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Previste semplificazione delle comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate per i soggetti titolari di partita IVA (con l’eliminazione dell’obbligo di inviare l’elenco riepilogativo delle prestazioni di servizi ricevute da fornitori Ue, modello Intra-2 quater e quinquies, per tutti i contribuenti) e rilevanti novità in merito al 770 mensile che, dopo alcune proroghe relative all’entrata in vigore, viene definitivamente abrogato.

Altresì, l’art. 51 - bis del D.L. n. 69/2013 ha allargato il numero dei contribuenti che possono avvalersi del 730.

La norma entrerà in vigore dal 2014 ma già quest’anno, e in particolare dal 2 al 30 settembre, sarà possibile presentare, tramite un Caf o un professionista abilitato, il 730 che chiude a credito.

Dal prossimo anno il 730 potrà essere presentato da dipendenti, pensionati e titolari di alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, purché sia possibile accreditare o addebitare quanto risulta dalla dichiarazione dei redditi nella busta paga del contribuente.

Infine, la stessa circolare conclude la propria disamina fornendo la tabella dell’entrata in vigore dei vari provvedimenti.

4) Utilizzo mailing list aziendale e licenziamento

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20715 del 10 settembre 2013, ha stabilito che l’utilizzo della mailing list aziendale (con l’utilizzazione di una password per accedere all’indirizzario) finalizzata ad inviare messaggi sindacali è rilevante sotto l’aspetto disciplinare e può portare alla risoluzione del rapporto di lavoro, essendo venuto meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, anche se nel procedimento penale il dipendente sia stato prosciolto (non con formula piena).

L’assoluzione penale non impedisce al giudice del lavoro di giudicare alcune situazioni che possono avere rilevanza disciplinare e giustificare il licenziamento.

 

5) Compilazione di false buste paga

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36900 del 9 settembre 2013, ha stabilito che l’indicazione sulla busta paga di una retribuzione maggiore di quella effettivamente consegnata al dipendente non riveste gli estremi del reato di dichiarazione fraudolenta con annotazione di falsi documenti ma, di dichiarazione fraudolenta attraverso altri artifici per la cui sussistenza è necessario il superamento di una soglia di imposta evasa.

 

6) INPS: indennità per assistere familiari e assegno di invalidità

L’INPS, con messaggio n. 14206 del 10 settembre 2010, ha affermato la cumulabilità dell’indennità per assistere familiari con grave handicap ex art. 42, comma 5, del D.Lgs. n. 151/2001, con l’assegno ordinario di invalidità.

In precedenza, l'Inps, con messaggio n. 8773 del 4 aprile 2007, aveva affermato che l'assegno ordinario di invalidità dovesse essere assoggettato alle trattenute per incumulabilità con i redditi da lavoro dipendente.

Adesso, il Ministero del lavoro ridefinisce la natura dell’indennità in oggetto, evidenziandone la natura assistenziale, venendosi, in tal modo, a ribaltare completamente il precedente indirizzo interpretativo.

 

7) Nuovi incentivi per l’assunzione di detenuti

L’art. 7, comma 8, del Decreto Legge n. 101/2013 ha riscritto il comma 1 dell’art. 3 della Legge n. 193/2000, sostituendo il vecchio incentivo, finalizzato a favorire l’occupazione dei detenuti o la loro frequentazione in attività formative, con un particolare occhio di riguardo ai giovani detenuti. Lì si parlava di sgravi fiscali riconoscibili fino ai sei mesi successivi alla fine del rapporto.

La nuova disposizione afferma che “alle imprese che assumono, per un periodo di tempo non inferiore a 30 giorni, lavoratori detenuti od internati, anche quelli ammessi al lavoro esterno ex art. 21 della Legge n. 354/1975, o che svolgono effettivamente attività formative nei loro confronti, è concesso un credito d’imposta mensile nella misura massima di 700 euro per ogni lavoratore assunto”.

Governo: assunzioni dei disabili nelle Pubbliche Amministrazioni

L’art. 7, comma 6, del Decreto Legge n. 101/2013 fa obbligo a tutte le Pubbliche Amministrazioni (art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001) di rideterminare il numero delle assunzioni obbligatorie delle categorie protette sulla base delle quote e dei criteri individuati dalla normativa vigente (“in primis”, la Legge n. 68/1999), tenendo conto, se necessario, della dotazione organica come rideterminata a seguito dei recenti provvedimenti. Effettuata questa ricognizione, ogni Amministrazione sarà tenuta ad assumere un numero di lavoratori pari alla differenza tra il numero come rideterminato e quello alo stato esistente. La disposizione appena citata deroga, espressamente, il “blocco delle assunzioni”, pur se l’Amministrazione interessata si trovi in situazione di “soprannumerarietà”.

Alla Funzione Pubblica spetterà l’onere di monitorare gli adempimenti dell’obbligo.

 

8) Cessione di ramo d’azienda: elementi distintivi

In merito ad un lavoratore che era stato trasferito ad altra impresa in conseguenza della cessione del ramo d’azienda, si è pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20728 del 10 settembre 2013, chiarendo i caratteri che contraddistinguono appunto la cessione di ramo d’azienda.

La Corte Suprema ha preliminarmente ricordato che - nel regime normativo precedente la modifica contenuta nel D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 32 - per “ramo d'azienda”, ai sensi dell’art. 2112 c.c., deve intendersi ogni entità economica organizzata in maniera stabile la quale, in occasione del trasferimento, conservi la sua identità, il che presuppone una preesistente realtà produttiva autonoma e funzionalmente esistente e non anche una struttura produttiva creata “ad hoc” in occasione del trasferimento o come tale identificata dalle parti del negozio traslativo, essendo preclusa l’esternalizzazione come forma incontrollata di espulsione di frazioni non coordinate fra loro, di semplici reparti o uffici, di articolazioni non autonome, unificate soltanto dalla volontà dell'imprenditore e non dall’inerenza del rapporto ad un ramo di azienda già costituito.

Può applicarsi la disciplina dettata dall’art. 2112 c.c. anche in caso di frazionamento e cessione di parte dello specifico settore aziendale destinato a fornire il supporto logistico sia al ramo ceduto che all’attività rimasta alla società cessionaria, purché esso mantenga, all’interno della più ampia struttura aziendale oggetto della cessione, la propria organizzazione di beni e persone al fine della fornitura di particolari servizi per il conseguimento di specifiche finalità produttive dell’impresa e che, in presenza di tale presupposto, sì considerano fare parte del ramo d’azienda, sicché, peraltro, i rapporti trasferiti dal cedente al cessionario, ai sensi dell’art. 2112 c.c. senza necessità di un loro consenso, riguardano i dipendenti che prestano la loro attività non solo esclusivamente, ma anche prevalentemente, per la produzione di beni e servizi del ramo aziendale. Deve, comunque, trattarsi di un insieme organicamente finalizzato ex ante all’esercizio dell'attività di impresa.

In materia di trasferimento di parte (cd. ramo) di azienda, si è anche precisato che tanto la normativa comunitaria (direttive CE nn. 98/50 e 2001/23), quanto la legislazione nazionale (art. 2112, comma 5, c.c., sostituito, poi, dall’art. 32 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276) perseguono il fine di evitare che il trasferimento si trasformi in semplice strumento di sostituzione del datore di lavoro, in una pluralità di rapporti individuali, con altro sul quale i lavoratori possano riporre minore affidamento sul piano sia della solvibilità, sia dell’attitudine a proseguire con continuità l’attività produttiva.

La citata direttiva del 1998 richiede, pertanto, che il ramo d’azienda oggetto del trasferimento costituisca un’entità economica con propria identità, intesa come insieme di mezzi organizzati per un’attività economica, essenziale o accessoria, e, analogamente, l’art. 2112, comma 5, c.c., si riferisce alla “parte d’azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata”.

Deve, quindi, trattarsi di un’entità economica organizzata in modo stabile e non destinata all’esecuzione di una sola opera ( Corte di Giustizia CE, sentenza 24 gennaio 2002, C-51/00), ovvero di un’organizzazione quale legame funzionale che renda le attività dei lavoratori interagenti e capaci di tradursi in beni o servizi determinati, là dove, infine, il motivo del trasferimento ben può consistere nell’intento di superare uno stato di difficoltà economica.

Tale trasferimento quindi, deve consentire l’esercizio di una attività economica finalizzata al perseguimento di uno specifico obbiettivo, il cui accertamento presuppone la valutazione complessiva di una pluralità dì elementi, tra loro in rapporto di interdipendenza in relazione al tipo di impresa, consistenti nell’eventuale trapasso di elementi materiali o immateriali e del loro valore, nell’avvenuta riassunzione in fatto della maggior parte del personale da parte della nuova impresa, dell’eventuale trasferimento della clientela, nonché del grado di analogia tra le attività esercitate prima e dopo la cessione, in ciò differenziandosi dalla cessione del contratto ex art. 1406 c.c., che attiene alla vicenda circolatoria del solo contratto, comportando la sola sostituzione di uno sei soggetti contraenti e necessitando, per la sua efficacia, del consenso del lavoratore ceduto. Ne consegue che non è riconducibile alla nozione di cessione d’azienda il contratto con il quale viene realizzata la cd. esternalizzazione dei servizi, ove questi non integrino un ramo o parte di azienda come sopra indicato.

 

9) Estensione della responsabilità amministrativa degli enti ai delitti in materia di violazione della privacy e ad altri reati

Con il D.L. n. 93 del 14 agosto 2013, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e contrasto alla violenza (pubblicato sulla G.U. n. 191 del 16 agosto 2013), è stato esteso ulteriormente il catalogo dei reati che possono dar luogo a responsabilità amministrativa dell’ente ai delitti in materia di violazione della privacy, nonché ad altri reati.

In particolare, per effetto della modifica al comma 1 dell’art. 24 bis del D.Lgs. n. 231/2001, l’ente è ora chiamato a rispondere al ricorrere delle condizioni previste dal decreto anche per le fattispecie di:

- Trattamento illecito dei dati (art. 167 Codice della privacy);

- falsità nelle dichiarazioni al Garante (art. 168 Codice della privacy);

- inosservanza dei provvedimenti del Garante (art. 170 Codice della privacy);

- frode informatica commessa con sostituzione dell’identità digitale (art. 640 ter, co. 3, c.p);

- indebito utilizzo, falsificazione, alterazione e ricettazione di carte di credito o di pagamento (art. 55, co. 9, d.lgs 21 novembre 2007, n. 231).

(Assonime, nota del 11 settembre 2013)

 

 

 

 

Vincenzo D’Andò