Novità fiscali del 27 giugno 2013: una rassegna di tutte le decisioni del Governo Letta in tema di IVA e occupazione; AUMENTO DELL’IMPOSTA DI BOLLO: 2 euro e 16 euro

Pubblicato il 27 giugno 2013



dal 26 giugno 2013 più costosa l’imposta di bollo sulle scritture contabili; aggiornata la procedura di controllo del Modello 730/2013; arriva il Piano Lavoro: sgravi per gli “under 29”; Iva: l’aumento slitta di tre mesi; Tesoro: Non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato; adesione all’UE della Repubblica di Croazia: misure transitorie dell’Atto di adesione; misure urgenti per l’occupazione giovanile e contro la povertà nel Mezzogiorno: le misure del governo; D.L. n. 69/2013: le novità fiscali spiegate da Assonime

 

 

Indice:

1) Dal 26 giugno 2013 più costosa l’imposta di bollo sulle scritture contabili

2) Aggiornata la procedura di controllo del Modello 730/2013

3) Arriva il Piano Lavoro: sgravi per gli “under 29”

4) Iva: l’aumento slitta di tre mesi

5) Tesoro: non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato

6) Adesione all’UE della Repubblica di Croazia: misure transitorie dell’Atto di adesione

7) Misure urgenti per l’occupazione giovanile e contro la povertà nel Mezzogiorno: le misure del governo

8) D.L. n. 69/2013: le novità fiscali spiegate da Assonime

 

 

1) Dal 26 giugno 2013 più costosa l’imposta di bollo sulle scritture contabili

E’ aumentata l’imposta di bollo anche sulle scritture contabili (ricevute, quietanze, libro giornale, libro inventari, ecc.). E’ stato, infatti, disposto che l’imposta fissa di bollo:

- ovunque sia prevista nella misura di € 1,81, sia aumentata a € 2,00;
- ovunque prevista nella misura di € 14,62, sia aumentata a € 16,00.

Ciò a seguito della Legge n. 71 del 24 giugno 2013 (che ha convertito il D.L. n. 43/2013) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2013, in vigore dal 26 giugno 2013.

Dunque, tale norma prevede una rilevante novità, destinata ad avere un largo impatto sui contribuenti.

Infatti, viene previsto l’aumento delle misure dell’imposta fissa di bollo.

In particolare, la suddetta legge di conversione prevede:

A decorrere dalla data di entrata in vigore della  legge  di conversione del presente decreto, le  misure  dell’imposta  fissa  di bollo attualmente stabilite in euro 1,81 e  in  euro  14,62,  ovunque ricorrano, sono rideterminate, rispettivamente, in  euro  2,00  e  in euro 16,00”.

 

2) Aggiornata la procedura di controllo del Modello 730/2013

E’ stato aggiornato il software che consente il controllo del modello 730/2013.

In particolare, l’Agenzia delle entrate ha reso disponibile la versione software 1.0.3 del 26/06/2013 riguardante le procedure di controllo che consentono di evidenziare, mediante appositi messaggi di errore, le anomalie o incongruenze riscontrate tra i dati contenuti nel modello di dichiarazione e nei relativi allegati e le indicazioni fornite dalle specifiche tecniche e dalla circolare dei controlli.

Questi gli aggiornamenti

Nella versione 1.0.3 del 26/06/2013 sono stati apportati i seguenti aggiornamenti:

- Aggiornato, nel caso di dichiarazione congiunta, il controllo relativo al rigo 146 del Mod. 730-3 relativo al coniuge dichiarante (crediti Esteri).

- Aggiornato il controllo relativo al rigo 57 del mod. 730-3 nel caso di incapienza nell’imposta delle detrazioni per canoni di locazioni e ulteriore detrazioni per figli a carico ed in presenza della detrazione per il comparto sicurezza.

- Aggiornato per alcuni comuni il controllo relativo all’importo dovuto per addizionale comunale.

- Aggiornato con riferimento a particolari casistiche (Redditi LSU, previdenza complementare) il controllo relativo al rigo 13 ed al rigo 56 del prospetto di liquidazione rideterminato per il calcolo dell’acconto Irpef.

- Aggiornato il controllo relativo ai limiti di deducibilità della la previdenza complementare per dipendenti pubblici in presenza di cedolare secca (rigo E31 quadro E).

 

3) Arriva il Piano Lavoro: sgravi per gli “under 29”

Ok dal Cdm anche al decreto sulle carceri e al rinvio di tre mesi dell’aumento dell’Iva

Arriva il Piano Lavoro, in particolare per i giovani. Ieri il decreto legge ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri che ha approvato anche il decreto sulle carceri e il rinvio di tre mesi dell'aumento dell’Iva.

“Le decisioni andranno ad aiutare l’assunzione in un arco di tempo di 18 mesi, potrebbero essere interessati 200mila giovani italiani con intensità maggiore nel centro sud. Puntiamo a dare un colpo duro alla grandissima piaga della disoccupazione giovanile che è la bandiera di una battaglia che vogliamo combattere con forza e determinazione”. Lo ha affermato il premier Enrico Letta in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi.

Ad entrare nel dettaglio il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: Il pacchetto lavoro coinvolgerà circa 200.000 persone, 100.000 saranno quelle che potranno beneficiare degli sgravi contributivi mentre altre 100.000 sono coinvolte nelle altre misure di “inclusione”, ha detto Giovannini.

L’assunzione a tempo indeterminato di giovani tra 18 e 29 anni, che aumenta la base occupazionale, determina “l’azzeramento totale dei contributi per i primi 18 mesi” e per “12 mesi” nei casi di trasformazione in tempo indeterminato.

Il provvedimento per rilanciare l’occupazione, a partire da quella giovanile, con gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni di under-30 “riguarda sia il sud che il centro nord”, ha chiarito il ministro.

La nuova carta per “l’inclusione sociale” diretta a chi è in condizioni di povertà assoluta nel mezzogiorno riguarda 170mila soggetti, mentre la proroga fino a fine anno della social card 425mila persone. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro

 

4) Iva: l’aumento slitta di tre mesi

Il Consiglio dei ministri ha deciso il rinvio di tre mesi dell’aumento di un punto percentuale (dal 21% al 22%) dell’Iva, che sarebbe scattato dal primo luglio, quindi al primo ottobre. Ciò sulla base di quanto detto dal premier Enrico Letta in conferenza stampa dopo il Cdm.

Il provvedimento sull’Iva, “credo che dimostri la volontà del governo di aiutare l’economia con la dovuta prudenza. Poiché in questo momento non è il caso di fare scelte che diano l’impressione di sfasciare i conti pubblici”. Lo ha affermato il premier Enrico Letta in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi.

 

5) Tesoro: non esiste alcun pericolo per i conti dello Stato

In merito alle illazioni avanzate da alcune testate, il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze fornisce precisazioni e chiarimenti utili a comprendere che gli strumenti di protezione dal rischio di interesse oggi gestiti non comportano perdite.

Il Tesoro fornisce regolarmente ogni sei mesi alla Corte dei Conti tutta la documentazione relativa alle operazioni condotte in strumenti di finanza derivata. La Corte dei Conti nel mese di marzo 2013, tramite la Guardia di Finanza, ha chiesto la documentazione inerente alla sola attività di chiusura di un gruppo consistente di operazioni con Morgan Stanley. A fronte di tale richiesta, il Tesoro ha fornito tutta la documentazione richiesta, secondo tempi concordati con la Guardia di Finanza stessa, per ciascuna operazione, inclusi i contratti pregressi dai quali ciascuna operazione ha avuto origine (copia di ciascun contratto e relativo decreto ministeriale con il quale ogni singola operazione è stata formalmente approvata) corredata da una circostanziata relazione esplicativa.

La filosofia di fondo dell’operatività in derivati della Repubblica si basa su criteri ispirati al perseguimento dell’interesse dello Stato, mirando alla protezione dai rischi di mercato, primi fra tutti il rischio di cambio e il rischio di tasso di interesse. Con riferimento in particolare a quest’ultimo, l’attività in derivati è stata mirata a conseguire l’allungamento della duration complessiva del debito, al fine di proteggere da un eventuale rialzo dei tassi, pagando tasso fisso e ricevendo variabile. Tale funzione prettamente assicurativa è stata perseguita attraverso IRS (interest rate swap) e opzioni su tassi di interesse (swaption), fissando tassi a lungo termine che, al momento della sottoscrizione, risultavano storicamente ai minimi per la scadenza cui si riferivano. Bloccare attraverso derivati un tasso fisso “a pagare” in contropartita di un tasso variabile “a ricevere” rappresenta una protezione verso futuri shock sui tassi di interesse, situazione peraltro sperimentata dallo Stato italiano a più riprese e con un’evidenza particolarmente significativa a seguito della grave crisi monetaria e finanziaria del 1992. Infatti, se in simili frangenti si devono emettere titoli a breve termine, il rischio di aumento del tasso pagato sul debito all’atto del rinnovo dei titoli in scadenza viene neutralizzato, per la parte coperta, dalla gamba “a ricevere” dello swap (a tasso variabile) ed il costo effettivo viene limitato al corrispettivo tasso fisso “a pagare” nello swap. Come ogni assicurazione, peraltro, ove l’evento verso il quale ci si protegge non si verifichi, si sopporta un costo, che rimane tuttavia giustificato dalla priorità attribuita alla prevenzione di gravi conseguenze in caso di scenari avversi. Il valore di mercato degli strumenti derivati in uno specifico momento, il cosiddetto mark to market, non è in nessun caso assimilabile a una perdita realizzata. Esclusivamente in presenza di specifiche clausole le controparti possono reciprocamente esigerne la corresponsione secondo le modalità previste nei contratti

È assolutamente priva di ogni fondamento l’ipotesi che la Repubblica Italiana abbia utilizzato i derivati alla fine degli anni Novanta per creare le condizioni richieste per l’entrata nell’euro. Le operazioni poste in essere all’epoca sono state sempre registrate correttamente secondo una prassi consolidata, nel rispetto dei principi contabili sia nazionali che europei. I controlli effettuati sistematicamente dall’Eurostat a far tempo dalla seconda metà degli anni Novanta, anche quelli conseguenti all’introduzione in più fasi di nuove linee guida sugli strumenti finanziari derivati, hanno sempre confermato la regolarità della contabilizzazione di queste operazioni.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato stampa n. 103 del 26 giugno 2013)

 

6) Adesione all’UE della Repubblica di Croazia: misure transitorie dell’Atto di adesione

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha diffuso la circolare n. 11/D del 25 giugno 2013 in relazione all’allargamento dell’Unione Europea nel 2013- Adesione della Repubblica di Croazia - Misure transitorie dell’Atto di adesione.

Con la Legge n. 17/2012 è stata data ratifica ed esecuzione al Trattato di adesione della Repubblica di Croazia all’Unione Europea.

L’ulteriore tappa del processo di allargamento dell’U.E. si attuerà, pertanto, a decorrere dal 1° luglio 2013, data di entrata in vigore del predetto Trattato.

In funzione di tale allargamento i competenti Servizi della Commissione Europea hanno diramato il documento di informazione TAXUD/A2/SPE/2013/058 del 28 marzo 2013, nel quale sono riportate le informazioni per gli Uffici doganali, gli operatori economici e gli altri soggetti interessati ai riflessi di carattere doganale, focalizzando l’attenzione sulle disposizioni recanti le “misure transitorie” concernenti le operazioni doganali in corso al 1° luglio 2013.

Tale documento, aggiornato il 2 aprile 2013, pur non avendo valore legale, costituisce secondo le stesse indicazioni dei Servizi della Commissione un importante strumento di ausilio per gli Stati membri, permettendo di rendere omogeneo nell’intero territorio doganale dell’Unione il trattamento delle operazioni nella fase di transizione.

Peraltro, sul sito internet di tale Agenzia è reperibile il documento TAXUD /A2/SPE/2013/058 sia nel testo pubblicato dalla Commissione Europea in inglese - All. 1, sia nel testo tradotto in italiano.

Al riguardo, l’Agenzia delle Dogane fornisce alcune indicazioni sia per quanto concerne i principi generali statuiti nell’Atto di adesione che, in modo più specifico, sulle misure transitorie indicate nel suddetto documento informativo.

(Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, circolare n. 11/D del 25 giugno 2013)

 

7) Misure urgenti per l’occupazione giovanile e contro la povertà nel Mezzogiorno: le misure del governo

Il Consiglio dei ministri, riunitosi il 26 giugno 2013, ha approvato la norma che sposta al 1° ottobre 2013 il termine a partire dal quale viene applicato l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’IVA dal 21% al 22% previsto dal comma 1-ter del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, termine attualmente fissato al 1° luglio 2013.

Il Consiglio dei Ministri ha, inoltre, approvato un decreto legge per migliorare il funzionamento del mercato del lavoro, aumentare l’occupazione, soprattutto quella giovanile, sostenere le famiglie in difficoltà.

Gli obiettivi perseguiti dal Governo attraverso gli interventi previsti dal decreto-legge mirano ad aumentare il contenuto occupazionale della ripresa accelerando la creazione di posti di lavoro, soprattutto a tempo indeterminato; creando nuove opportunità di lavoro e di formazione per i giovani, per ridurre la disoccupazione e l’inattività, favorendo l’alternanza scuola-lavoro; sostenendo il reinserimento lavorativo di chi fruisce di ammortizzatori sociali; incentivando le assunzioni di categorie deboli della società, come le persone con disabilità (sarà previsto un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità). Si interviene inoltre per potenziare il sistema delle politiche attive del lavoro, per aumentare le tutele dei lavoratori, migliorare la trasparenza e l’efficienza dei meccanismi di conciliazione in caso di licenziamento. Infine, il decreto, che vuole dare risposte concrete alle Raccomandazioni rivolte all’Italia dalla Commissione europea il 29 maggio 2013 nel quadro della procedura di coordinamento delle riforme economiche per la competitività (“semestre europeo”), prevede un forte intervento per sostenere il reddito delle persone maggiormente in difficoltà, specialmente nel Mezzogiorno, cioè l’area caratterizzata da tassi di povertà più elevati. Gli interventi previsti dal decreto legge rappresentano solo il primo passo della strategia del Governo per aumentare l’occupazione, specialmente giovanile, ridurre l’inattività e attenuare il disagio sociale. Un secondo gruppo di misure verrà definito non appena le istituzioni europee avranno approvato le regole per l’utilizzo dei fondi strutturali relativi al periodo 2014-2020 e di quelli per la “Garanzia giovani”.

Incentivi per nuove assunzioni a tempo indeterminato
Vengono stanziati 794 milioni di euro nel quadriennio 2013-2016 (500 milioni per le regioni del Mezzogiorno, 294 milioni per le restanti) per incentivare l’assunzione di lavoratori in età compresa tra i 18 e i 29 anni e che godano di almeno una di queste condizioni:

a) Siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;

b) Siano privi di un diploma di scuola media superiore o professionale;

c) Siano lavoratori che vivono da soli con una o più persone a carico.

L’incentivo per il datore di lavoro è pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali complessiva per un periodo di 18 mesi e non può superare i 650 euro per lavoratore. Se, invece, il datore di lavoro trasforma un contratto in essere da determinato a “indeterminato” il periodo di incentivazione è di 12 mesi. Alla trasformazione deve comunque corrispondere un’ulteriore assunzione di lavoratore.

Un apprendistato che abbia valore

In una logica di una disciplina maggiormente omogenea sull’intero territorio nazionale, entro il 30 settembre 2013 la conferenza Stato-Regioni dovrà adottare le linee guida che disciplinino il contratto di apprendistato professionalizzante che le piccole e medie imprese e le microimprese dovranno adottare entro il 31 dicembre 2015.

Favorire i tirocini formativi

- Fino al 31 dicembre 2015 è istituito presso il Ministero del lavoro un fondo di 2 milioni di euro annui per permettere alle amministrazioni che non abbiano a tal fine risorse proprie di corrispondere le indennità per la partecipazione ai tirocini formativi.

- È anche autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per promuovere l’alternanza tra studio e lavoro e quindi l’attività di tirocinio curriculare per gli studenti iscritti ai corsi di laurea nell’anno 2013-2014.

- Per creare nuove opportunità di lavoro e di formazione per i giovani, per ridurre la disoccupazione e l’inattività. Il provvedimento prevede il finanziamento di un ampio programma di tirocini formativi per giovani residenti nel Mezzogiorno che non lavorano, non studiano e non partecipano ad alcuna attività di formazione, di età compresa fra i 18 e i 29 anni; un incentivo alle università che sottoscriveranno un protocollo standard definito dal Ministero dell’università e della ricerca per il finanziamento delle attività di tirocinio curriculare presso enti pubblici e privati per gli studenti universitari più meritevoli e in difficoltà economiche; un coordinamento più stretto con la formazione realizzata dagli istituti tecnici. Viene poi istituita presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un’apposita struttura di missione, in vista dell’avvio della “Garanzia giovani”.

Un aiuto al Mezzogiorno

- In considerazione della grave situazione occupazionale che interessa i giovani residenti nelle aree del Mezzogiorno si è deciso di rifinanziare:
a) con 80 milioni di euro, delle misure per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità;
b) con 80 milioni di euro il Piano di Azione Coesione rivolta a enti e organizzazioni del privato sociale che coinvolgano giovani in progetti di valorizzazione dei beni pubblici e per l’inclusione sociale;
c) con 168 milioni di euro, borse di tirocinio formativo per giovani disoccupati, che non studiano, che non partecipano ad alcuna attività di formazione.
- Per ridurre la povertà e per sostenere le famiglie del Mezzogiorno in difficoltà, viene avviato il programma “Promozione dell’inclusione sociale, finanziato con 167 milioni di euro.

Migliorare il funzionamento del mercato del lavoro

Si prevede una serie di interventi, in particolare relativi alla legge 92/2012 volti a chiarire la natura dei contratti e di semplificazione. In particolare sui contratti a termine e di somministrazione (come l’abrogazione del divieto di proroga del contratto “acausale”), contratti di lavoro intermittente, lavoro a progetto e lavoro accessorio.

Rafforzare le tutele per i lavoratori e migliorare la trasparenza

In particolare, in caso di tentativo di conciliazione la mancata presentazione di una delle parti sarà valutata dal giudice nella sua decisione finale; estensione anche ai co.co.pro. delle norme contro le cosiddette “dimissioni in bianco”; rivalutazione del 9.6% delle ammende con rivalutazione della metà del flusso che ne deriva al rafforzamento di misure di vigilanza e prevenzione in materia di sicurezza sul luogo del lavoro; il monitoraggio dei contratti aziendali con deposito obbligatorio presso le direzioni territoriali del lavoro; comunicazioni obbligatorie relative all’assunzione, cessazione, trasformazione e proroga dei contratti valgono a tutti gli effetti.

Il Consiglio dei Ministri ha poi approvato il disegno di legge “Delega al Governo per l’orientamento e la modernizzazione nei settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura e delle foreste nonché per il riordino della relativa disciplina”. Tra le altre cose il testo garantisce la revisione della normativa e degli strumenti per lo sviluppo dell'occupazione regolare nel settore agricolo in modo tale da contrastare i fenomeni di economia irregolare e sommersa, ridefinisce gli strumenti relativi alla tracciabilità, etichettatura e pubblicità dei prodotti alimentari e dei mangimi e semplifica gli adempimenti contabili ed amministrativi a carico delle imprese agricole.

 

8) D.L. n. 69/2013: le novità spiegate da Assonime

Assonime spiega le principali novità fiscali del D.L. n. 69/2013, con una nota del 26 giugno 2013.

Il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, ha introdotto alcune innovazioni di natura fiscale.

Ponendo attenzione a quelle maggiormente rilevanti, viene segnalato anzitutto che l’art. 50 del citato decreto, nell’ambito delle misure adottate dal Governo per semplificare gli adempimenti fiscali, ha parzialmente modificato la normativa che ha previsto, a carico dei soggetti IVA committenti e appaltatori, l’obbligo di verificare che le rispettive controparti contrattuali (appaltatori e subappaltatori) provvedano al versamento delle ritenute fiscali sui redditi dei lavoratori dipendenti e dell’IVA dovuta in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito dei rapporti di appalto e subappalto: nella nuova formulazione della norma, tale obbligo di verifica è stato limitato solo al versamento delle ritenute fiscali.

L’art. 50, infatti, modifica il comma 28 dell’art. 35 del d.l. n. 223/2006 – come sostituito, da ultimo, dall’art. 13-ter del d.l. n. 83/2013 – eliminando il richiamo al versamento dell’IVA relativa alle prestazioni rese in esecuzione di contratti di appalto o subappalto.

Al riguardo è da ricordare che il vigente comma 28 del citato art. 35, nel prevedere una responsabilità solidale in capo all’appaltatore per il versamento all’Erario da parte del subappaltatore delle ritenute fiscali sui redditi dei lavoratori dipendenti e dell’IVA dovuta in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto, ha stabilito che l’appaltatore può sottrarsi a tale responsabilità se, prima di pagare il corrispettivo del subappalto, acquisisce dal subappaltatore una prova documentale (asseverazione, rilasciata da professionisti abilitati, ovvero un’apposita autocertificazione, rilasciata dallo stesso subappaltatore) dell’avvenuto versamento delle ritenute fiscali e dell’IVA i cui termini di pagamento siano già scaduti: fino all’esibizione di tale prova l’appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo.

Il successivo comma 28-bis dello stesso articolo ha sancito, poi, che il committente, qualora paghi il corrispettivo all’appaltatore senza acquisire dallo stesso la documentazione idonea a dimostrare il corretto assolvimento degli obblighi fiscali sia dell’appaltatore medesimo che del subappaltatore, è soggetto ad una sanzione da 5.000 a 200.000 euro: fino all’esibizione di tale documentazione il committente può comunque sospendere il pagamento del corrispettivo.
La nuova norma, quindi, escludendo i versamenti IVA dall’ambito applicativo delle richiamate disposizioni, soddisfa solo parzialmente le istanze delle imprese.
Resta, infatti, ferma sia la responsabilità solidale in capo all’appaltatore per il mancato versamento da parte del subappaltatore delle ritenute sui redditi di lavoro dei propri dipendenti, sia l’applicabilità al committente della sanzione da 5.000 a 200.000 euro nel caso in cui paghi il corrispettivo all’appaltatore senza aver preventivamente accertato l’avvenuto versamento da parte di questi delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente. Del pari, continua a sussistere in capo agli appaltatori e ai committenti l’obbligo di ottenere dalle controparti contrattuali l’asseverazione o l’autocertificazione dalla quale risulti il regolare versamento delle ritenute fiscali.

Con l’art. 55 del medesimo d.l. n. 96/2013, invece, è stata altresì introdotta una norma di natura interpretativa in materia di rimborsi IVA alle agenzie di viaggio, con la quale viene chiarito che le agenzie di viaggio stabilite in Paesi extra-UE non hanno diritto al rimborso del tributo relativo ai costi, da esse sostenuti in territorio nazionale, per l’acquisto dei beni e servizi resi da soggetti terzi (albergatori, ristoratori, trasportatori, ecc.) a diretto vantaggio dei viaggiatori (clienti delle stesse agenzie).

È utile ricordare che le agenzie di viaggio – disciplinate, in ambito comunitario, dagli artt. da 306 a 310 della direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 – sono soggette ad un particolare regime di determinazione del tributo, in base al quale l’IVA da esse dovuta sulle cessioni dei propri pacchetti turistici in favore dei viaggiatori, considerate come prestazioni di servizi unitarie, viene ad essere applicata sull’importo risultante dalla differenza tra i costi sostenuti in proprio dalle agenzie per l’acquisizione dei servizi presso terzi, al lordo della relativa imposta, e il corrispettivo (sempre al lordo dell’IVA) dovuto dai clienti viaggiatori alle stesse agenzie; in considerazione di tali particolari modalità di applicazione del tributo, l’art. 310 della direttiva – attuato, in ambito nazionale, dall’art. 74-ter, comma 3, del d.P.R. n. 633/1972 – stabilisce l’indetraibilità (e, conseguentemente, la non rimborsabilità) del tributo assolto dalle agenzie di viaggio sui predetti acquisti.

In tale contesto normativo, al fine di superare precedenti interpretazioni non univoche, sul punto, dell’Amministrazione finanziaria nazionale (v. le risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate n. 62/E del 7 aprile 1999 e n. 141/E del 26 novembre 2004), la disposizione contenuta nel decreto-legge intende chiarire che la norma di cui al citato art. 74-ter, comma 3, del d.P.R. n. 633/1972 si applica non solo alle agenzie di viaggio stabilite negli Stati membri dell’Unione europea, ma anche a quelle stabilite in Paesi extracomunitari; ciò, evidentemente, allo scopo di evitare ingiustificati vantaggi economici in favore di quest’ultime.

Sotto il profilo transitorio la norma, da un lato, fa salvi i rimborsi del tributo, afferente gli acquisti in questione, che siano stati eventualmente già eseguiti entro la data di entrata in vigore del decreto-legge; dall’altro lato, stabilisce che non si fa luogo alla restituzione delle somme che, alla medesima data, siano state dapprima rimborsate ai soggetti in questione e, successivamente, recuperate a titolo definitivo da parte dei competenti uffici dell’Amministrazione finanziaria.

Il d.l. n. 69/2013 amplia poi l’ambito applicativo della c.d. Robin Hood tax e, cioè, dell’addizionale dovuta dai soggetti che operano nel settore dell’energia, riducendo il limite di ricavi e del reddito imponibile previsti per l’applicazione di detta addizionale. L’art. 5 del citato decreto, infatti, prevede che la Robin Hood Tax trovi applicazione qualora i soggetti che operano nel settore dell’energia abbiamo conseguito nel precedente periodo d’imposta un volume di ricavi d 3 milioni (anziché 10 milioni) e un reddito imponibile di 300.000 euro (anziché un milione). Come emerge dalla relazione illustrativa tale innovazione troverà applicazione a decorrere dal periodo d’imposta 2014 ed il maggior gettito derivante da tale innovazione, stimato in 150 milioni per il 2015 e 75 milioni per il 2016, è destinato alla riduzione della componente A2 della tariffa elettrica. Come noto, peraltro, dal 2014 l’addizionale in esame tornerà ad essere applicata nella misura del 6,5 per cento; l’aumento al 10,5 per cento, infatti, è limitato ai periodi d’imposta 2011-2013.

Il d.l. n. 96/2013 ha apportato anche alcune modifiche alla disciplina di riscossione delle imposte sul reddito di cui al d.P.R. n. 602/1973 (cfr: art. 52 del d.l n. 69/2013). Ponendo attenzione alle innovazioni più importanti, evidenziamo che:

- è stata abrogata la disposizione che aveva introdotto il c.d. 770 mensile (cfr: art. 44-bis del d.l. n. 269/2003); ricordiamo, peraltro, che la norma abrogata non ha mai trovato concreta applicazione;

- in tema di dilazione di pagamento (art. 19 del d.P.R. n. 602/1973) è prevista la possibilità, “qualora il debitore si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica” di aumentare la rateazione sino a 120 rate mensili; è altresì esteso ad 8 il numero di rate non pagate, anche non consecutive, che determina la decadenza dal beneficio della rateazione (sino ad oggi si decadeva dal predetto beneficio in seguito al mancato pagamento di due sole rate consecutive);
- che i limiti di pignorabilità di cui all’art. 515, comma 3, del c.p.c., (pignorabilità degli strumenti necessari per lo svolgimento dell’attività professionale entro 1/5 e solo qualora il valore di presumibile realizzo degli altri beni non appare sufficiente per il soddisfacimento del credito) di cui beneficiano i professionisti e i lavoratori autonomi si applicano anche ai debitori costituiti in forma societaria e “in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del capitale investito sul lavoro”;

- è prevista la custodia dei beni pignorati allo stesso debitore;
- il primo incanto può aver luogo solo dopo che siano trascorsi 300 giorni dal pignoramento;
- ferma restando la facoltà di intervento di cui all’art. 563 del c.p.c., in caso di espropriazione forzata iniziata da creditori privati, l’agente della riscossione “non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore”, con esclusione della abitazioni di lusso e degli immobili appartenenti alle categorie catastali A/8 e A/9, “è adibito ad uso abitativo e nello stesso vi risiede anagraficamente”;

- viene elevato a 120.000 euro il limite delle somme iscritte a ruolo necessario per procedere ad esecuzione forzata per le abitazioni non prima casa o di lusso o appartenenti alle predette categorie catastali A/8 e A/9, salva la possibilità di iscrivere ipoteca anche al di sotto di tali soglie e anche sulle prime case, solo a fini cautelari e per la tutela dei crediti erariali laddove l’esecuzione fosse avviata da terzi.

 

Vincenzo D’Andò