Novità fiscali dell’8 marzo 2013: niente appalti pubblici mentre si pagano le rate al fisco!

Pubblicato il 8 marzo 2013



debiti fiscali rateizzati: niente appalto; aumenti di capitale in natura ed altro: massime del Consiglio Notarile; compravendita immobile: no alla valutazione automatica dell’imposta di registro; monitoraggio sulla falsificazione dell’euro: obbligo di comunicazione per via telematica dei casi sospetti; revisione legale: pubblicazione decreti ministeriali di attuazione del D.Lgs. n. 39/2010; fisco: ritardi e difetti incresciosi nonostante la telematica; scoperta evasione fiscale per oltre 500mila euro; sequestrato sito web dedicato alla vendita online di prodotti contraffatti; Cassazione: caso di palestra camuffata da ente non commerciale (ASD)

 

 

Indice:

1) Debiti fiscali rateizzati: niente appalto

2) Aumenti di capitale in natura ed altro: massime del Consiglio Notarile

3) Compravendita immobile: no alla valutazione automatica dell’imposta di registro

4) Monitoraggio sulla falsificazione dell’euro: obbligo di comunicazione per via telematica dei casi sospetti

5) Revisione legale: pubblicazione decreti ministeriali di attuazione del D.Lgs. n. 39/2010

6) Fisco: ritardi e difetti incresciosi nonostante la telematica

7) Scoperta evasione fiscale per oltre 500mila euro

8) Sequestrato sito web dedicato alla vendita online di prodotti contraffatti

9) Cassazione: caso di palestra camuffata da ente non commerciale (ASD)

 

 

1) Debiti fiscali rateizzati: niente appalto

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6389 del 5 marzo 2013, ha delineato una linea di condotta che non farà sicuramente piacere alle aziende già alle prese con la crisi economica e finanziaria: Coloro che sono alle prese con l’accordo di ristrutturazione del debito e, quindi, hanno dovuto rateizzare il debito fiscale, non possono partecipare alle gare d'appalto.

Colui che vuole lavorare con la pubblica amministrazione deve rispettare gli obblighi di lealtà e correttezza.

E secondo tale tesi la rateizzazione di un debito fiscale non implica che esso venga necessariamente estinto.

Dal lato giuridico, i giudici di palazzo Spada, ribaltando la decisione della prima sezione del Tar di Napoli, hanno affermato che l’accordo di ristrutturazione del debito non ha natura novativa. Tanto più nel caso di specie, in cui la dichiarazione circa il quantum era risultata poi essere mendace.

 

2) Aumenti di capitale in natura ed altro: massime del Consiglio Notarile

Il Consiglio Notarile di Milano ha approvato sei massime per risolvere i dubbi interpretativi sorti nei primi mesi di applicazione dei due nuovi tipi di Srl semplificata e a capitale ridotto previsti dall’art. 2643-bis c.c. e dall’art. 44 del D.L. n. 83/2012.

Gli argomenti trattati: Aumento di capitale sociale anche in natura, ammissibilità di trasformazione regressiva da Srl ordinaria, inserimento di clausole convenzionali nel modello di atto costitutivo standard sempre possibile.

Dunque, il Consiglio Notarile di Milano, con le Massime nn. da 127 a 132 del 5 marzo 2013 ha fornito chiarimenti sulla disciplina applicabile a S.r.l. semplificate e a S.r.l. a capitale ridotto.

In particolare, secondo il Notariato di Milano è ammissibile l’inserimento nell’atto standard di clausole convenzionali aggiuntive (clausole di durata della società, scelta del modello di amministrazione, previsione di decisioni non assembleari, ecc.).

Per quanto concerne la possibilità di manovra sullo statuto standard predisposto dal Ministero, viene affermato che è possibile confezionare clausole meramente riproduttive di norme di legge e clausole inerenti la data di scadenza degli esercizi sociali, la durata della società, la scelta del modello di amministrazione e la facoltà di assumere decisioni non assembleari da parte dei soci.

Tra le clausole ammesse:

- Le dichiarazioni, le menzioni e le attestazioni di carattere formale, con particolare riguardo a quelle richieste dalla legge notarile in ordine all'intervento delle parti, alla loro capacità e ad altri aspetti della formazione dell'atto pubblico;

- le dichiarazioni che le parti rivolgono al notaio al fine della redazione della domanda di iscrizione della società nel registro delle imprese, quali ad es. l’indicazione dell’indirizzo della sede sociale, ai sensi dell’art. 111-ter disp. att. c.c., o l’indicazione della data di scadenza degli esercizi sociali;

- le clausole meramente riproduttive di norme di legge, quand’anche redatte in documento separato, eventualmente contenente anche gli elementi non contingenti e transitori dell'atto costitutivo.

Viene, inoltre, considerata ammissibile l’adozione di modifiche statutarie che prevedano: Il passaggio da Srl semplificata a quella a capitale ridotto e viceversa; il passaggio dalle due tipologie alla forma giuridica della Srl ordinaria; il passaggio da Srl ordinaria ad Srls o Srlcr. Resta fermo che l’atto costitutivo (o lo statuto, ove sussistente) risultante, sia conforme alla disciplina del modello di destinazione e che siano rispettati i requisiti soggettivi dei soci, richiesti dalla legge in sede di costituzione del modello di destinazione. È, inoltre, necessario il contestuale aumento del capitale sociale fino a un ammontare di almeno 10mila euro, a titolo gratuito o a pagamento senza redazione di stima del capitale, o diminuzione sotto i 10mila euro, a seconda del passaggio.

Quanto ai soci della Srls si afferma che la norma in tema di età dei soci under 35 concerne l’atto costitutivo, ma non costituisce una caratteristica permanente, la Srls dunque può mantenere come socio chi supera il 35°anno d’età. Non è possibile però cedere quote a favore di soggetti over 35 né dare vita ad operazioni che abbiano come esito la partecipazione al capitale sociale di ultra 35enni.

 

3) Compravendita immobile: no alla valutazione automatica dell’imposta di registro

Il fisco può non applicare il criterio di valutazione automatica dell’imposta di registro qualora, nell’ambito della compravendita, l’appartamento sia dotato di rendita catastale mentre il garage annesso ne sia privo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 5543 del 6 marzo 2013, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate.

In particolare, “in tema di imposta di registro, l’art. 52 del dpr 26 aprile 1986 n. 131, laddove stabilisce un limite al potere di accertamento dell’Ufficio del registro in ordine agli atti concernenti immobili, ha come presupposti applicativi il fatto che il cespite oggetto dell’atto da registrare, sia dotato di rendita catastale e il fatto che il contribuente abbia indicato il valore attribuito al bene così da permettere il rapporto tra valore cosiddetto automatico e catastale; ne consegue che detta norma non può trovare applicazione quando, avendo ad oggetto l’atto da registrare più immobili, ad alcuni di essi non sia stata attribuita la rendita catastale e nell’atto il contribuente abbia dichiarato un valore complessivo per tutti i beni”. Inoltre, secondo la Suprema Corte, “laddove stabilisce un limite al potere di accertamento dell'Ufficio del registro in ordine agli atti concernenti immobili, richiede che l’immobile oggetto dell’atto da registrare sia dotato di rendita catastale riferibile allo stato del bene trasferito al momento della cessione, sicché il criterio di valutazione automatica non può trovare applicazione quando, a causa di intervenute modifiche, la situazione di fatto e giuridica risulti modificata rispetto a quella catastale, poiché in tale evenienza è come se l’immobile fosse privo di rendita”.

 

4) Monitoraggio sulla falsificazione dell’euro: obbligo di comunicazione per via telematica dei casi sospetti

I gestori del contante dovranno accreditarsi al sistema SIRFE entro il 15 aprile. Dal 14 maggio obbligo di trasmissione telematica dei casi sospetti.

Lo reso noto il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il comunicato stampa n. 26 del 07 marzo 2013.

I gestori del contante - già tenuti a trasmettere al MEF i dati e le informazioni sui casi di sospetta falsificazione di banconote e monete - lo dovranno fare esclusivamente per via telematica.

Tale adempimento sarà obbligatorio e sostituirà definitivamente l’attuale procedura a supporto cartaceo il 14 maggio 2013, ma la registrazione sulla banca dati del Tesoro (il SIRFE - Sistema informatizzato Rilevazione Falsi Euro) va effettuata entro il 15 aprile prossimo.

Le nuove disposizioni di trasmissione riguardano tutti i gestori di denaro contante come banche, uffici postali, sale conta, cambiavalute o società di trasporto e custodia del contante.

Per utilizzare il sistema SIRFE è necessario richiedere il preventivo accreditamento.

Nel mese di marzo 2013 si svolgeranno specifiche giornate formative indette dal Ministero dell’Economia e delle Finanze rivolte ai gestori del contante per illustrare le nuove procedure.

Il Tesoro e la protezione dell’Euro

L'Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento (UCAMP) è istituito presso il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Direzione V ”Prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illegali”) ed ha il compito di monitorare le falsificazioni dell'EURO, prevenire le frodi sui mezzi di pagamento e sugli strumenti deputati all'erogazione del credito al consumo, svolgere attività di formazione di carattere specialistico, a livello nazionale ed internazionale, nei settori di competenza.

L’Ufficio assicura anche una continua attività di formazione sui temi di competenza.

Come richiedere l’accreditamento sul sistema SIRFE

I gestori del contante, obbligati alla segnalazione dei casi di sospetta falsità della valuta denominata in euro, e tenuti alla trasmissione dei dati e delle informazioni per via telematica al Ministero delle Finanze – Dipartimento del Tesoro, possono accedere alle funzionalità “on-line” del SIRFE attraverso il link: https://sirfe.mef.gov.it/

Per richiedere l’accreditamento al SIRFE, si invitano gli utenti ad inviare una email, dal proprio indirizzo istituzionale, ad ucamp.sirfe@tesoro.it, specificando i seguenti dati :

DATI ENTE: Denominazione, Codice fiscale / P. IVA, Codice ABI (solo per le banche), Via, civico, CAP, Città, Telefono, Fax, Email istituzionale

DATI REFERENTE: Cognome, Nome, Telefono diretto, Email diretta

Verificata la provenienza della richiesta, il Tesoro invierà al all’indirizzo specificato dal referente una prima email automatica contenente un link da cliccare per confermare la procedura.

Eseguita questa operazione, il referente riceverà una seconda email contenente i dati di accesso al sistema (username e password).

 

5) Revisione legale: pubblicazione decreti ministeriali di attuazione del D.Lgs. n. 39/2010

Sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 20/2/2013 i decreti ministeriali nn. 261 del 28 dicembre 2012 e n. 16 dell’8 gennaio 2013, concernenti rispettivamente i casi e le modalità di revoca, dimissioni e risoluzione consensuale dell'incarico di revisione legale, in attuazione dell'articolo 13, comma 4, del D.Lgs. 39/2010, e la sezione dei revisori inattivi, in attuazione dell'articolo 8, comma 2, del medesimo decreto legislativo.

Ulteriori informazioni e la modulistica per il passaggio nella sezione inattivi verranno diramate a breve.

Si ricorda che i revisori già iscritti nel Registro potranno esprimere l’opzione per il passaggio nella sezione inattivi anche e preferibilmente nell’ambito della procedura di prima formazione del Registro, prevista dalla disciplina transitoria di cui all’articolo 17 del D.M. 145 del 20 giugno 2012 e di prossima attuazione.

- Decreto Ministeriale del 8 gennaio 2013, n. 16.

- Decreto Ministeriale del 28 dicembre 2012, n. 261.

(MEF Ragioneria generale dello Stato, nota del 07 marzo 2013)

 

6) Fisco: ritardi e difetti incresciosi nonostante la telematica

La sensibilità che l’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili deve avere, in quanto sindacato, verso i disagi che i colleghi di tutta Italia stanno manifestando in merito a un difetto di comunicazione dell’amministrazione finanziaria, l’UNGDCEC rivolge un accorato appello alla Direzione centrale dei rimborsi affinché vengano diffuse rapidamente ai contribuenti istanti, notizie sullo stato dell’arte delle istanze di rimborso Ires/Irpef, inviate telematicamente nel novembre 2009, tre anni e più or sono, per la deduzione forfettaria del 10% dell’Irap versata negli anni dal 2004 al 2007.

Tale problematica si pone con forza dirompente considerata la concomitante chiusura il 15 di marzo dell’altra campagna per l’invio delle istanze di rimborso Ires/Irpef per Irap deducibile sul costo del lavoro anni 2007-2011, apertasi il 18 di gennaio e di cui i professionisti si sono fatti parte diligente anche se con maggiore disillusione, a ragion veduta.

Da una sommaria indagine sulla questione, si è potuto riscontrare che si va dalla totale assenza di comunicazioni e di erogazioni al riguardo (soprattutto per le società di capitali) all’accredito sui c/c di somme a parziale copertura degli importi richiesti e null’altro a giustificare la parziale erogazione.

Il dissapore montante nella categoria si deve alla duplice veste, dalla stessa rivestita, di contribuenti/istanti brancolanti nel buio, ma anche di consulenti delegati alla predisposizione ed invio di tali istanze da parte dei ceti produttivi, ben legittimati questi ultimi al comprensibile dubbio che la mancata erogazione del rimborso possa attribuirsi alla scarsa preparazione del professionista, reo, semmai, di aver inoltrato una istanza errata, più che ad una reale inefficienza dell’amministrazione finanziaria incapace, semplicemente, di comunicare con la controparte, obbligata, da ultimo, anche a dotarsi di pec.

Non ultima l’amara considerazione che se la questione suddetta fosse stata a parti invertite, con una amministrazione finanziaria creditrice, il tapino contribuente sarebbe stato bersaglio di variopinte vessazioni.

L’UNGDCEC auspica che si vada verso una maggiore attenzione e rispetto nella gestione del delicato, quanto importante, rapporto amministrazione finanziaria - professionista/contribuente da improntare al doveroso rispetto dei principi codificati nel sacrosanto Statuto del contribuente.

(Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, comunicato stampa del 07 marzo 2013)

 

7) Scoperta evasione fiscale per oltre 500mila euro

Lo rende nota la Guardia di Finanza, Comando Provinciale Varese con una nota del 7 marzo 2013.

Un locale notturno conosciuto, molto frequentato, già finito sotto il mirino in passato delle forze dell'ordine per irregolarità sulle normative amministrative e del lavoro.

Proprio sulla base di tali irregolarità, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza, dopo un intervento effettuato congiuntamente agli uomini della Polizia di Stato per accertare la regolarità del locale, avviavano anche un approfondito controllo fiscale sulla gestione e scoprivano, a seguito dei numerosi riscontri ed accertamenti investigativi sviluppati, che il locale, apparentemente, iscritto come un'associazione culturale senza fini di lucro, era in realtà a tutti gli effetti un "normale" locale notturno , aperto al pubblico e molto frequentato, specie nei fine settimana.

Gli "associati" erano in realtà tutti i clienti del locale, i quali potevano accedere senza particolari formalità, e si limitavano a consumare al bar intrattenuti da avvenenti ragazze.

Un "escamotage" che ha consentito ai gestori del locale di aggirare la normativa tributaria e di non pagare le tasse dovute sui consistenti ricavi, per un'evasione di oltre 500.000 euro, con danni non solo all'erario ma anche a "concorrenti" discoteche e locali notturni

 

8) Sequestrato sito web dedicato alla vendita online di prodotti contraffatti

Lo rende nota la Guardia di Finanza, Comando Provinciale Frosinone con una nota del 7 marzo 2013.

I finanzieri della Compagnia Guardia di Finanza di Frosinone hanno sottoposto a sequestro un sito web che riproduceva in toto le caratteristiche del noto negozio online della prestigiosa casa "GUCCI".

A seguito di approfondimenti investigativi tesi a tutelare i marchi di impresa le fiamme gialle hanno individuato le coordinate informatiche del sito che riportava il marchio "GUCCI" e che si presentava come negozio online Outlet, nel quale era possibile acquistare prodotti della nota casa a prezzi ridotti fino al 70% rispetto al prezzo ufficiale.

Tutti gli articoli pubblicizzati facevano riferimento sia come nome che come caratteristiche fotografiche a prodotti presenti sul sito ufficiale di "GUCCI".

Detti articoli, venivano proposti come prodotti ufficiali del noto marchio inducendo in errore gli ignari clienti, fuorviati dall'allestimento del sito che riproduceva appieno quello del sito ufficiale GUCCI e dalla dicitura "Outlet GUCCI sito ufficiale".

In collaborazione con l'ufficio legale della casa GUCCI sono stati sottoposti a perizia gli articoli presenti sul sito in parola, rilevando che gli stessi, seppur di ottima fattura e riproducenti in modo identico quelli originali, erano in realtà contraffatti e si distinguevano da quest'ultimi solo per una discrasia nel numero seriale che la GUCCI utilizza per la tracciabilità e l'identificazione dei prodotti ufficiali prima della loro immissione nei circuiti di vendita.

In particolare, gli articoli esaminati, recavano al loro interno un numero identificativo sconosciuto all'azienda e, soprattutto, composto da undici caratteri anziché dodici come per quelli originali.

Le fiamme gialle a seguito di tali perizie tecniche, procedevano all'individuazione del server di provenienza dell'indirizzo IP identificato, che si rivelava essere ubicato in Paesi al di fuori dell'UE. I finanzieri hanno altresì individuato l'identità del proprietario del citato dominio che si è rivelato essere un cittadino di origine asiatica. Il sito stesso era infatti gestito direttamente dalla Cina.

Le suddette risultanze, venivano immediatamente partecipate alla locale Autorità Giudiziaria la quale, condividendo l'operato dei militari e ritenendo che la permanenza dell'operatività di detto sito web sulla rete internet avrebbe potuto agevolare, aggravare o protrarre le conseguenze del reato di contraffazione anche in danno alla fede pubblica, al fine di evitare la commissione di ulteriori reati quali frode in commercio e truffa per via telematica, disponeva il sequestro preventivo del dominio www.gucciuomo.net.

 

9) Cassazione: caso di palestra camuffata da ente non commerciale (ASD)

Gli enti no profit non godono di uno status di extrafiscalità, che li esenta, per definizione, dal prelievo tributario: occorre sempre tenere conto del tipo di attività svolta.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 4147 del 20 febbraio 2013, è tornata a esprimersi sulle associazioni sportive dilettantistiche.

Queste organizzazioni costituiscono una specie del più ampio genere che comprende gli enti non commerciali e sono destinatarie di un particolare regime tributario di favore, in presenza di condizioni espressamente indicate dalla legge.

Infatti, il comma 3, dell’articolo 148 del Tuir (ex articolo 111), esclude esplicitamente la commerciabilità e, quindi, la tassazione delle attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali effettuate verso pagamento di corrispettivo nei confronti degli associati.

L’esclusione della commerciabilità per le attività rivolte agli iscritti, e non al mercato, va letta in relazione al fine delle associazioni, che dovrebbe essere la divisione dei costi comuni e non la realizzazione di profitto.

Il successivo comma 8 dello stesso articolo subordina tale esclusione al fatto che le associazioni inseriscano nelle proprie clausole statutarie determinate condizioni.

Non di rado, però, dietro strutture “formalmente” senza scopo di lucro, si nascondono veri e propri ristoranti, discoteche, palestre, eccetera.

La Corte di cassazione, con la sentenza segnalata, conferma che, ai fini del trattamento agevolato, non è sufficiente la sussistenza dei meri requisisti formali, ma è necessario che l’attività si svolga in concreto nel pieno rispetto delle prescrizioni  contenute nelle clausole stesse del regime di favore.

Il fatto

L’Amministrazione contestava a un’associazione sportiva di esercitare, al di là dell’oggetto sociale emergente dall’atto costituivo, in modo pressoché esclusivo e con fine di lucro, un’attività commerciale (gestione di palestra) dietro pagamento di corrispettivi specifici.

Il conseguente avviso di accertamento veniva da prima annullato dalla Commissione tributaria provinciale e poi confermato dalla Ctr, che accoglieva l’appello dell’ufficio.

Sul ricorso del contribuente, la Corte di Cassazione, in conformità ai propri precedenti, ribadisce in maniera piuttosto netta due principi: gli enti di tipo associativo possono godere del trattamento agevolato previsto dal Dpr 917/1986, articolo 111 (ora articolo 148), e dal Dpr 633/1972, articolo 4, come modificato, con evidenti finalità antielusiva, dal Dlgs 460/1991, articolo 5, a condizione non solo dell’inserimento nei loro atti costituitivi e negli statuti di tutte le clausole dettagliatamente indicate nell’articolo 5 del Dlgs 460, ma anche dall’accertamento in concreto che la loro attività si svolga, materialmente, nel pieno rispetto delle prescrizioni contenute nelle clausole stesse. Non è affatto sufficiente, secondo la Corte, al fine della fruizione del trattamento tributario di favore, né la mera appartenenza alla categoria delle associazioni in questione né la conformità dello statuto alle norme stabilite per il riconoscimento della relativa qualifica (Cassazione, sentenze 11456/2010, 16032/2005 e 15321/2002) sul piano della prova, l’articolo 111 del Tuir (ora articolo 148) costituisce deroga, per gli enti non commerciali di tipo associativo, alla disciplina generale secondo cui l’Irpeg (ora Ires) si applica a tutti i redditi in denaro o in natura, posseduti da soggetti diversi dalla persone fisiche. Conseguentemente, l’onere di provare la sussistenza dei presupposti di fatto che giustificano l’agevolazione Irpeg (ora Ires), nonché Iva, è a carico del soggetto collettivo che la invoca, secondo gli ordinari criteri stabiliti dall’articolo 2697 del codice civile (Cassazione, sentenze 16032/2005 e 22598/2006).

La decisione

La Corte di Cassazione conferma il proprio orientamento secondo cui, per la spettanza del regime di favore, occorre considerare la sostanza dell’attività esercitata in concreto dall’associazione e non alla forma. In tal senso, si segnala che, proprio valorizzando al massimo tale principio, la Corte, in un altro precedente, ha statuito che, per poter godere del (diverso) trattamento agevolato previsto dalla legge 398/1991, l’associazione sportiva non deve essere necessariamente iscritta al Coni o a una federazione affiliata, “dovendosi ritenere sufficiente il concreto svolgimento di attività sportive senza scopo di lucro”, potendo, se del caso, l’affiliazione “costituire indice emblematico dello svolgimento della attività” (Cassazione 17119/2003).

In ogni caso, al di là dei principi di diritto espressi, la sentenza segnalata fornisce un’interessante lista di elementi di riferimento e che, valutati “complessivamente e non isolatamente”, hanno portato la Corte a escludere la natura associativa dell’ente.

Infatti, secondo la Corte, il carattere commerciale della palestra è desumibile da elementi indiziari quali: la pubblicità effettuata mediante biglietti e stampati; i vari corsi di danza, ginnastica e arti marziali; i corrispettivi versati dagli associati in misura variabile al tipo di prestazione richiesta in contrasto con le previsioni statutarie relative alla quota di iscrizione; l’ampiezza dei locali adibiti a palestra con relative attrezzature; la composizione del fondo associativo e la distribuzione delle cariche sociali, riferibili soltanto a due famiglie; l’automatica rinomina degli organi direttivi nell’ambito ristretto dei soci fondatori; l’automatica esclusione dei soci in caso di mancato versamento della quota associativa.

 

Vincenzo D’Andò