Possibili vizi di incostituzionalità dell’IMU (con fac-simile di richiesta di rimborso)

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 11 febbraio 2013



la campagna elettorale in corso ha portato a molte discussioni sull'IMU; analizziamo se esistono eventuali vizi di incostituzionalità di tale imposta patrimoniale

Remissione degli atti alla Consulta per sospetta incostituzionalità dell’IMU in riferimento agli artt.. 3, 47 e 53.

Il percorso prevede la proposizione dell’istanza di rimborso al Comune competente ed in caso di mancata risposta del Comune, decorsi 90 giorni dall’inoltro della richiesta, l’instaurazione del contenzioso innanzi la Giustizia tributaria.

Verificata la fondatezza e la rilevanza della questione di costituzionalità dell’Imposta Municipale sugli Immobili i contribuenti si augurano che i Giudici tributari rimettano gli atti alla Corte Costituzionale, perché questa sia tenuta ad esaminarla ed a pronunciarsi.

 

Ambito normativo ed osservazioni comunitarie

Con decreto legislativo 14.03.2011, n. 23, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale è stata introdotta, all’articolo 8, l’imposta municipale propria. Nel testo originario l'imposta sarebbe dovuta entrare in vigore nell'anno 2014, ed avere quale presupposto il possesso di immobili diversi dall'abitazione principale.

Successivamente, l’art. 13 del D.L. 6.12.12011, n. 201 (c.d. Salva Italia), ha operato alcune modifiche alla normativa precedente anticipando, in via sperimentale, l’entrata in vigore già all’annualità 2012, ed includendo anche l’abitazione principale e le pertinenze della stessa tra gli immobili oggetto di tassazione.

Le modifiche apportate alla normativa originaria contenuta nel D.lgs. n. 23/2011, secondo Autorevole dottrina avrebbero determinato vari e concorrenti profili di incostituzionalità, per contrasto con gli art. 3 (principio di uguaglianza e ragionevolezza) e 53, (principio di capacità contributiva), nonchè con l’art. 47 (tutela del risparmio e della proprietà dell’abitazione), della Costituzione repubblicana.

Peraltro, in merito ai vizi della normativa relativamente alla diseguaglianza tra i cittadini determinata dall’applicazione dell’IMU così come concepita dal D.L. n. 201/2011, si è recentemente espressa l’Unione Europea (Analisi del rapporto Ue 2012 pubblicata in data 09.01.2013) secondo cui l'IMU per essere più equa ed avere un effetto redistributivo, deve essere modificata in senso più progressivo.

Il rapporto Ue ricorda che l'IMU è stata introdotta nel 2012 "… a seguito di raccomandazioni sulla riduzione di un trattamento fiscale favorevole per le abitazioni…" e che è "basata sull'effetto distorsivo relativamente basso delle tasse sulla proprietà e il basso tasso di evasione…".

L’Unione Europea, nel citato rapporto, precisa che l’IMU "… include alcuni aspetti di equità…" ed aggiunge, anche, che "altri aspetti potrebbero essere ulteriormente migliorati in modo da aumentarne la progressività...”.

Ripercorriamo quali potrebbe essere i possibili vizi di incostituzionalità dell’imposta municipale ex D.L. n. 201/11.

 

IMU INCOSTITUZIONALE

Violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza (art. 3, Cost.).

Il principio di eguaglianza impone di considerare allo stesso modo situazioni uguali e di differenziare le situazioni tra loro diverse.

Invero, l’IMU si concretizza in una imposta che aggredisce la titolarità di beni immobili, in modo erratico e casuale, senza considerare correttamente il loro valore e la situazione personale dei soggetti passivi.

Dati due immobili uguali o comparabili, non apparirebbe equa una tassazione identica tenuto conto delle sperequazioni insite nelle valutazioni catastali.

E d’altra parte la misura del prelievo appare slegata da probanti e realistici dati oggettivi, né si conformerebbe (se non marginalmente) alle differenze individuali e familiari. In tale ottica i legislatore pretende di tassare una ricchezza solo virtuale e stimata, imponendo il pronto e ricorrente pagamento di somme reali e crescenti.

Un tributo di tipo immobiliare può essere imposto solo nella misura in cui il soggetto passivo possa

disporre di risorse, diverse rispetto al cespite tassato o da questo ritraibili, in misura sufficiente per pagare il tributo, dopo aver soddisfatto le necessità individuali e familiari.

Per questa ragione, forme di tassazione patrimoniale immobiliare sarebbero tollerabili solo se commisurate a valori immobiliari ragionevoli, e se di entità moderata, tenendo conto tanto della situazione del soggetto passivo, quanto della congiuntura economica, così da permettere l’assolvimento del tributo attraverso fonti reddituali di diversa natura e origine, pur se a loro volta tassate.

Invero, nel caso dell’IMU, i criteri di determinazione della base imponibile, sono basati come noto (e questo è innegabile) su rendite catastali completamente avulse (in misura più o meno ampia, per eccesso o per difetto) dalla realtà, sono largamente erratici e intrinsecamente sperequati.

Tale erraticità risulta doppiamente enfatizzata – come vedremo al paragrafo successivo - a causa dell’incremento (fino al 60%) del coefficiente di attualizzazione delle rendite, da una parte, e dell’incremento delle aliquote di prelievo (fino al 10,6 per mille, cui quasi tutti i comuni sono stati costretti a posizionarsi).

 

Violazione del principio di capacità contributiva (art. 53, Cost.).

Per capacità contributiva si intende la forza economica del soggetto; pertanto spetterebbe al legislatore indicare criteri oggettivi, equi e ragionevoli per determinare la base imponibile su cui commisurare il prelievo.

Nel caso dell’IMU, si è fatto riferimento alle rendite catastali rivalutate, moltiplicate per coefficienti di attualizzazione appositamente incrementati rispetto al caso dell’ICI (es. 160, invece di 100, nel caso delle civili abitazioni).

E’ evidente come le rendite catastali presentino vari e rilevanti elementi di erraticità. In sostanza è osservato come:

  • le classificazioni catastali si basano su criteri elaborati quasi un secolo fa, rispetto a standard costruttivi e abitativi assolutamente obsoleti,

  • si riscontrano poi rilevantissime e irragionevoli sperequazioni tra territori diversi e addirittura nell’ambito dello stesso territorio (ad es. tra immobili nei centri storici e immobili in periferia, etc.),

  • la fotografia del territorio e delle consistenze immobiliari è in larga parte inadeguata e solo parzialmente aggiornata.

Muovendo da dati di partenza irreali, il risultato finale non può, quindi, che essere sperequato. In un contesto del genere, apparirebbe di immediata evidenza come l’IMU abbia costituito un prelievo crescente su una capacità contributiva calante, in spregio al principio costituzionale di cui all’art. 53.

 

1.3 Violazione del principio di tutela del risparmio e dellaccesso alla proprietà dellabitazione (art. 47 Cost.).

Apparirebbe, infine, di immediata evidenza il contrasto dell’IMU con l’art. 47 della Carta Costituzionale, che nella articolazione vigente, colpisce annualmente il risparmio (peraltro già tassato sotto forma di reddito) investito in immobili, e non fa salva la proprietà dell’abitazione.

Né tale forma di imposizione favorirebbe l’accumulazione del risparmio nazionale, tant’è che ’IMU ne induce la distruzione, per finanziare le spese correnti dei comuni.

Costringe infatti alla alienazione dei cespiti patrimoniali, sotto l’incombenza del tributo e in una situazione di crisi economica, lasciando quindi spazio ad approfittatori e speculatori, contro ogni logica di efficienza economica, oltre che di equità.

Anche laddove il contribuente non fosse costretto alla dismissione, si dovrebbe comunque riscontrare un calo delle risorse disponibili per la manutenzione e dunque in ogni caso un depauperamento del patrimonio nazionale. Esattamente l’opposto di quanto stabilito nella Costituzione.

 

Aspetti pratici

I contribuenti che intendono richiedere al Comune competente il rimborso dell’IMU versata nel corso dell’anno 2012 possono dunque proporre istanza di restituzione evidenziandone, brevemente, tutti i profili di incostituzionalità.

Decorsi 90 giorni dall’inoltro della richiesta, ed in caso di (presumibile) mancata risposta del Comune, sarà necessario proporre ricorso1 alla Commissione Tributaria Provinciale competente, evidenziando le ragioni di incostituzionalità dell’IMU e chiedendo la remissione degli atti alla Corte Costituzionale. In caso di sentenza della Consulta che dichiari l’incostituzionalità totale o parziale dell’IMU, tutti i contribuenti interessati potranno chiedere e ottenere il rimborso di quanto ingiustamente pagato.

 

 

 

COMUNE di ______________

AL SERVIZIO TRIBUTI _- UFFICIO ICI

OGGETTO: Richiesta RIMBORSO I.M.U. (2)

 

Il rimborso è dovuto se l'imposta IMU complessiva (quota Comune + quota Stato) è superiore ad euro 12,00

 

Il sottoscritto/Ditta _____________________________________________nato a ____________________________il ____________________________ residente/sede a ____________________Via _______________________________ n.____________ C.F./ P. IVA :__________________________________ Tel n.__________________________________ e per esso/ legale rappresentante: _____________________________________ Codice Fiscale___________________________________________ nato a _______________________il ______________e residente a_____________________________ Via ________________________________________________n. _____ Tel ___________________

CHIEDE

in considerazione della incostituzionalitàdell'IMU, per violazione degli articoli 3, 47 e 53 della Costituzione,

il rimborso delle seguenti somme pagate a titolo di IMU:

Anno .

Le ragioni della incostituzionalità si possono sintetizzare come segue.

L'IMU e' una imposta incostituzionale per effetto del meccanismo applicativo con cui e' stata congegnata ed imposta dal Decreto Legge n.201/2011.

In particolare, i vizi costituzionali dell'IMU hanno origine e derivazione dalla scelta di sviluppo della sua base imponibile, identificata in valori immobiliari che sono stati rivalutati di colpo e di imperio, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti ed in più senza flessibilità nella previsione di criteri correttivi successivi.

Criteri di flessibilità che sono invece assolutamente necessari, dato che l'IMU e ' una imposta patrimoniale permanente.

E' così che, nella meccanica dell'IMU, l'errore iniziale di elevazione verticale della base imponibile si moltiplica e si amplifica irrazionalmente con il progredire della crisi.

Con effetti perversi di dissociazione dell'IMU dai principi costituzionali di capacità contributiva e di eguaglianza tra i cittadini.

Peraltro, in tale direzione si pone la stessa Unione Europea (Analisi del rapporto Ue 2012 pubblicata in data 09.01.2013)secondo cui l'IMU per essere più equa ed avere un effetto redistributivo, deve essere modificata in senso più progressivo.

Il rapporto Ue ricorda che l'IMU è stata introdotta nel 2012 "a seguito di raccomandazioni sulla riduzione di un trattamento fiscale favorevole per le abitazioni" e che è "basata sull'effetto distorsivo relativamente basso delle tasse sulla proprietà e il basso tasso di evasione".

L’Unione Europea, nel citato rapporto, precisa che l’IMU "include alcuni aspetti di equità" ed aggiunge, anche, che "altri aspetti potrebbero essere ulteriormente migliorati in modo da aumentarne la progressività..”.

In definitiva si chiede a Codesto Comune di voler procedere al rimborso delle somme sopra indicate.

 

Data

 

Firma

____________________

Si allegano i seguenti documenti:

  • copia bollettinidi pagamento

  • copia riferimenti bancari di accredito delle somme indebitamente versate

 

11 febbraio 2013

Attilio Romano ed Antonino Romano

1Avverso l’eventuale silenzio rifiuto dell’Amministrazione è ammesso ricorso, ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 546 del 1992, nel termine di prescrizione ordinaria decennale dalla data del versamento (secondo l’Amministrazione finanziaria) ovvero dalla presentazione dell’istanza di rimborso (tesi giurisprudenziale). Nel cado in cui il Comune risponde al contribuente con un provvedimento di diniego del rimborso, il contribuente può presentare ricorso avverso il procedimento di diniego dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale. Tale ricorso deve essere presentato entro il termine di 60 giorni dalla data di notifica del provvedimento di diniego.

2 Tratta da http://www.listalavoroliberta.it/sito/