Novità fiscali dell’8 febbraio 2013: ecco 23 indicatori di operazioni sospette per l’antiriciclaggio

Pubblicato il 8 febbraio 2013



antiriciclaggio: 23 indicatori di anomalia per la segnalazione di operazioni sospette; fermo amministrativo su cartella esattoriale contenente più ruoli (per tributi e non); esenzione da ritenute d’acconto sulle provvigioni; TARES, il prototipo di regolamento comunale: ecco le linee guida per gli enti locali; IVA nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse; contributi artigiani e commercianti: ultimata la spedizione dei Mod. F24; fondo di Tesoreria: al via la telematizzazione delle domande; patrocinio a spese dello Stato: come considerare le rendite immobiliari; imposte sui redditi - Modello CUD 2013; donazione presunta: si accertamento induttivo

 

 

Indice:

1) Antiriciclaggio: 23 indicatori di anomalia per la segnalazione di operazioni sospette   (clicca qui per vedere la nuova rubrica dedicata all'antiriciclaggio)

2) Fermo amministrativo su cartella esattoriale contenente più ruoli (per tributi e non): intervento della Cassazione a sezioni unite

3) Esenzione da ritenute d’acconto sulle provvigioni estesa a banche e intermediari

4) TARES, il prototipo di regolamento comunale: ecco le linee guida per gli enti locali

5) Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse

6) Contributi artigiani e commercianti: ultimata la spedizione dei Mod. F24

7) Fondo di Tesoreria: al via la telematizzazione delle domande

8) Patrocinio a spese dello Stato: come considerare le rendite immobiliari

9) Imposte sui redditi - Modello CUD 2013: circolare di Assonime

10) Donazione presunta: si accertamento induttivo

 

 

1) Antiriciclaggio: 23 indicatori di anomalia per la segnalazione di operazioni sospette  

Nei giorni scorsi sul sito internet della Banca D’Italia è stato pubblicato un provvedimento, composto da sei articoli, recante gli indicatori di anomalia per le società di revisione e i revisori legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico.

Si tratta di una sorta decalogo dei comportamenti anomali che vanno segnalati da parte dei revisori di talune società (società quotate, banche, imprese di assicurazione, sim, società di gestione del risparmio ecc.).

Destinatari

In particolare, le disposizioni contenute nel presente provvedimento e nel relativo allegato si applicano alle società di revisione e ai revisori legali con incarichi di revisione legale su enti di interesse pubblico.

Per “enti di interesse pubblico” si intendono quelli di cui all’art. 16, del D.Lgs. n. 39 del 2010.

Indicatori di anomalia

Per agevolare la valutazione da parte dei destinatari sugli eventuali profili di sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo vengono forniti in allegato al presente provvedimento 23 indicatori di anomalia.

Gli indicatori di anomalia sono volti a ridurre i margini di incertezza connessi con valutazioni soggettive o con comportamenti discrezionali e intendono contribuire al contenimento degli oneri e al corretto e omogeneo adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette.

L’elencazione degli indicatori di anomalia non è esaustiva, anche in considerazione della continua evoluzione delle modalità di svolgimento delle operazioni.

La mera ricorrenza di comportamenti descritti in uno o più indicatori di anomalia non è motivo di per sé sufficiente per la segnalazione di operazioni sospette.

L’assenza di indicatori previsti nell’allegato può non essere sufficiente a escludere che l’operazione sia sospetta.

I destinatari valutano con la massima attenzione ulteriori comportamenti che, sebbene non descritti negli indicatori, configurino in concreto profili di sospetto.

Gli indicatori sono articolati di norma in sub-indici; i sub-indici costituiscono un’esemplificazione dell’indicatore di riferimento e devono essere valutati congiuntamente al contenuto dello stesso.

I riferimenti, contenuti nell’indicatore, a circostanze oggettive (quali, ad esempio, la ripetitività dei comportamenti o la rilevanza economica dell’operazione) ovvero soggettive (quali, ad esempio, l’eventuale giustificazione addotta o la coerenza con il profilo economico del cliente), seppure non specificamente richiamati, valgono anche con riferimento ai relativi sub-indici.

In presenza di comportamenti descritti negli indicatori, i destinatari, sulla base di tutte le altre informazioni disponibili, effettuano una valutazione complessiva sulla natura dell’operazione.

I destinatari si avvalgono degli indicatori nell’ambito della attività professionale svolta e in conformità con gli obiettivi e i principi di revisione applicabili di volta in volta agli specifici incarichi.

Al fine di rilevare operazioni sospette i destinatari utilizzano altresì gli schemi e modelli di anomalia emanati dalla UIF ai sensi dell’art. 6, comma 7, lett. b) del D.Lgs. n. 231 del 2007, pubblicati sul sito internet www.bancaditalia.it/UIF.i

Ecco di seguito tutti i 23 indicatori suddivisi in 4 gruppi (indicatori di anomalia connessi al profilo soggettivo; indicatori di anomalia connessi al profilo oggettivo; indicatori di anomalia relativi alle modalità di pagamento utilizzate dal cliente; indicatori di anomalia relativi ad operazioni contabili e finanziarie) in presenza dei quali il revisore valuta se procedere alla segnalazione.

Indicatori di anomalia connessi al profilo soggettivo

1. Il cliente fornisce informazioni palesemente inesatte o incomplete ovvero false riguardo: l’attività esercitata; la situazione finanziaria, economica e/o patrimoniale propria o dell’eventuale gruppo di appartenenza; i poteri di rappresentanza; la struttura di proprietà o di controllo; il titolare effettivo.

2. Il cliente si mostra riluttante a fornire ovvero rifiuta di fornire informazioni, dati e documenti comunemente acquisiti per l’esecuzione della prestazione, senza alcuna plausibile giustificazione.

3. Il cliente è noto per essere stato sottoposto a procedimento penale, a misure di prevenzione o a provvedimenti di sequestro, ovvero è notoriamente contiguo (ad esempio familiare) a soggetti sottoposti a misure della specie, quando effettua operazioni di significativo ammontare ovvero emergono all’attenzione del revisore operazioni della specie con controparti note per le medesime circostanze.

4. Il cliente è censito, ovvero è riconducibile a soggetti censiti ovvero è notoriamente contiguo (ad esempio familiare) a soggetti censiti nelle liste delle persone o degli enti attivi nel finanziamento del terrorismo ovvero emergono all’attenzione del revisore controparti del cliente note per le medesime circostanze.

5. Il cliente risiede ovvero opera con controparti situate in Paesi o territori a rischio ovvero in località apparentemente estranee alla propria zona di attività ed effettua operazioni di significativo ammontare con modalità inusuali, in assenza di plausibili ragioni o di specifiche esigenze.

Indicatori di anomalia connessi al profilo oggettivo

6. Operazioni con configurazione illogica, specie se economicamente o finanziariamente svantaggiose per il cliente, che non risultano in alcun modo giustificate.

7. Operazioni che risultano non coerenti - anche per gli strumenti utilizzati - con l’attività svolta ovvero con il profilo economico, patrimoniale o finanziario ovvero con il piano industriale del cliente ovvero del relativo gruppo di appartenenza, ove non siano adeguatamente giustificate.

8. Operazioni che risultano inusuali rispetto alla prassi di mercato ovvero effettuate con modalità e strumenti significativamente diversi da quelli utilizzati dagli altri operatori attivi nello stesso comparto, in assenza di qualsivoglia giustificazione.

9. Operazioni effettuate frequentemente o per importi significativi dal cliente in nome o a favore di terzi ovvero da terzi in nome o a favore del cliente, qualora i rapporti commerciali o finanziari tra le parti non risultino giustificati

Indicatori di anomalia relativi alle modalità di pagamento utilizzate dal cliente

10. Ripetuti e ingiustificati pagamenti mediante strumenti del tutto incoerenti rispetto alla prassi corrente, in assenza di ragionevoli motivi legati al tipo di attività esercitata, all’eventuale gruppo societario cui il cliente appartiene o a particolari condizioni adeguatamente documentate.

11. Utilizzo ripetuto e ingiustificato di denaro contante, specie se per importi complessivamente rilevanti.

12. Frequenti operazioni per importi di poco inferiori ai limiti di legge, con presumibili finalità elusive degli obblighi antiriciclaggio, soprattutto se effettuate in contanti, in assenza di giustificate esigenze.

Indicatori di anomalia relativi ad operazioni contabili e finanziarie

13. Operazioni contabili aventi come scopo o come effetto quello di occultare disponibilità finanziarie, soprattutto se per importi rilevanti.

14. Operazioni di investimento di natura finanziaria incoerenti, per caratteristiche e importi, con il profilo economico-patrimoniale o l’attività esercitata dal cliente o dall’eventuale gruppo societario cui lo stesso appartiene.

15. Operazioni di emissione o collocamento di strumenti finanziari aventi caratteristiche e importi incoerenti rispetto al profilo economico–patrimoniale o all’oggetto della società o dell’eventuale gruppo societario cui la stessa appartiene.

16. Finanziamenti ottenuti sulla base di atti, rappresentati anche da titoli o certificati, specie se di dubbia autenticità, attestanti l’esistenza di cospicui depositi presso banche insediate in Paesi o territori a rischio.

17. Presenza di una pluralità di finanziamenti in assenza di garanzie fornite dal cliente o dall’eventuale gruppo societario a cui lo stesso appartiene.

18. Esecuzione, in assenza di giustificati motivi legati all’attività esercitata, di successive operazioni di apertura e chiusura di conti e di altri rapporti continuativi, soprattutto se in Paesi o territori a rischio.

19. Sussistenza di fatture, specie se di importo significativo, relative all’erogazione di servizi che, in base all’attività di revisione, non risultano effettivamente resi e in merito ai quali il cliente non è in grado di fornire ulteriore riscontro, in assenza di plausibili giustificazioni.

20. Emissione di fatture prive di dati essenziali ovvero a carico di controparti che risultano inesistenti o di comodo ovvero carenza, incoerenza o inattendibilità della documentazione presentata a corredo delle stesse, in assenza di adeguate giustificazioni.

21. Pagamento di fatture con ricorso a modalità che ostacolano la chiara identificazione della provenienza dei fondi (es. tramite conti di corrispondenza) o comportano l’intervento di terzi estranei al rapporto negoziale, in assenza di adeguate giustificazioni.

22. Pagamenti a fornitori per beni non ricevuti ovvero registrazione di scritture contabili fittizie.

23. Mancata presenza nei magazzini societari della merce risultante negli inventari ovvero nelle liste rimanenze fornite dal cliente, specie se per ammontare significativo, in assenza di plausibili giustificazioni.

 

2) Fermo amministrativo su cartella esattoriale contenente più ruoli (per tributi e non): intervento della Cassazione a sezioni unite

In presenza di un provvedimento di fermo amministrativo derivante da cartelle di pagamento contenenti pretese sia tributarie sia non tributarie, la giurisdizione spetta comunque alle Commissioni tributarie, qualora il difetto di giurisdizione sia stato pronunciato in primo grado solo per i crediti non tributari e l’appello sia stato, invece, limitato alle pretese aventi natura tributaria.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, a sezioni unite, con la sentenza 1706 del 24 gennaio 2013.

Ne consegue, quindi, che le singole pretese creditorie devono essere vagliate dal giudice fornito della relativa giurisdizione.

Tuttavia, in presenza di contestazione del fermo amministrativo su cartelle relative sia a crediti di natura tributaria sia a crediti di diversa natura, non sarebbe possibile scindere la pretesa tributaria da quella di natura amministrativa, e pertanto la giurisdizione per i crediti non tributari andrebbe estesa anche alla materia tributaria ?.

Per comprendere meglio la querelle, si riporta di seguito il contenuto integrale della suddetta sentenza.

Svolgimento del processo

Con ricorso alla Commissione Tributaria provinciale di Caserta, F. Z. impugnò il fermo amministrativo di varie autovetture di sua proprietà iscritto da Equitalia Polis S.p.A. in forza di un complesso di cartelle esattoriali relative ad infrazioni al codice della strada, tasse automobilistiche, imposta di registro, IRPEF e contributi al SSN.

La Commissione Tributaria, con sentenza n. 574/05/2008, dichiarò il difetto di giurisdizione per i crediti non aventi natura tributaria e rigetto il ricorso in relazione al fermo per crediti tributari.

Su appello di F. Z. avverso la sola statuizione di rigetto, la Commissione Tributaria regionale di Napoli ha dichiarato il difetto di giurisdizione in relazione a tutte le cartelle impugnate ed ha rimesso le parti davanti al giudice ordinario.

Ricorre F. Z. – Resiste Equitalia Sud S.p.A. (subentrata a Equitalia Polis) – Vi è memoria del ricorrente.

Motivi della decisione

1. La Commissione Tributaria regionale di Napoli, con la sentenza impugnata, ha ritenuto che, in presenza di contestazione del fermo amministrativo relativo sia a cartelle relative a crediti di natura tributaria che a crediti di diversa natura, non è possibile scindere la pretesa tributaria da quella di natura amministrativa, e pertanto la dichiarazione di difetto di giurisdizione per i crediti non tributari rilevata dai giudici di primo grado va estesa anche alla materia tributaria.

2. Il ricorrente, denunciando, con il secondo motivo, da esaminare con priorità, violazione e falsa applicazione degli artt. 37, 38 e 329 comma 2 c.p.c. in combinato disposto con l’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 n. 1 e 3 c.p.c., sostiene che, poiché la Commissione di primo grado ha espressamente dichiarato il difetto di giurisdizione limitatamente alle cartelle esattoriali non aventi natura tributaria, in difetto di appello su tale capo della sentenza, impugnata dallo Z. solo sul rigetto nel merito dell’opposizione al fermo per i crediti tributari, si è formato il giudicato, con conseguente preclusione del rilievo d’ufficio del difetto di giurisdizione compiuto dalla Commissione regionale.

3. Il motivo è fondato.

Erroneamente al Commissione Tributaria regionale ha dichiarato d’ufficio in appello il difetto di giurisdizione del giudice tributario sia in relazione alle cartelle emesse per crediti non tributari sia in relazione a quelle per crediti di natura tributaria, ed ha rimesso l’intera causa al giudice ordinario.

Come esattamente rilevato dal ricorrente, la Commissione Tributaria provinciale aveva espressamente limitato la dichiarazione di difetto di giurisdizione solo in relazione alle cartelle per crediti non tributari, e si era pronunciata nel merito, rigettando il ricorso, in relazione alle cartelle per crediti tributari.

Per effetto della esplicita pronuncia negativa sulla giurisdizione, in difetto di appello sul punto, avendo il ricorrente ristretto l’impugnazione al rigetto nel merito per i crediti tributari, si è formato il giudicato, ed era pertanto precluso alla Commissione Tributaria regionale rilevare d’ufficio il difetto di giurisdizione (per tutte: S.U. n. 24883/2008).

4. D’altra parte, con riferimento alle cartelle per crediti di natura tributaria, la pronuncia sul merito della Commissione tributaria di primo grado reca una implicita(ed ovvia) affermazione della giurisdizione, sicché, essendo stato proposto dal soccombente appello solo sul rigetto nel merito, sulla sussistenza della giurisdizione tributaria si è formato il giudicato, ed era precluso alla Commissione Tributaria regionale negare d’ufficio la giurisdizione.

5. In conclusione, va accolto il secondo motivo, e resta assorbito il primo,concernente l’erronea interpretazione dell’originaria domanda come unitaria.

Va dichiarata la giurisdizione della Commissione Tributaria in relazione alla contestazione delle cartelle per crediti tributari.

La sentenza va cassata e la causa rinviata alla Commissione Tributaria regionale di Napoli, in diversa composizione, per la decisione nel merito.

Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte a Sezioni Unite accoglie il secondo motivo, assorbito il primo, dichiara la giurisdizione della Commissione Tributaria, cassa e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Commissione Tributaria regionale di Napoli.

Così deciso in Roma il 9 ottobre 2012

 

3) Esenzione da ritenute d’acconto sulle provvigioni estesa a banche e intermediari

Esonero ritenuta provvigioni, esteso a banche e intermediari. L’esenzione Irpef o Ires sui compensi degli agenti di assicurazione vale anche per altri soggetti se agiscono nell’ambito di contratti diretti e sono iscritti al “Registro”.

Lo ha precisato l’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 7/E del 07 febbraio 2013.

Dunque, banche, intermediari finanziari, società di intermediazione mobiliare (Sim) e Poste italiane SpA, che svolgono attività di intermediazione assicurativa, con prestazioni “dirette” nei confornti delle imprese di assicurazione, possono fruire dell’esenzione dalla ritenuta d’acconto Irpef o Ires prevista sulle provvigioni degli agenti e mediatori di assicurazione (art. 25-bis del D.p.r. n. 600/1973).

I beneficiari, tuttavia, devono essere iscritti al “Registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi” e devono agire nell’ambito di un contratto di agenzia o mediazione con le imprese di assicurazione.

Con la suddetta risoluzione l’Amministrazione finanziaria, ha prima ricordato che l’art. 25-bis, comma 5, del D.p.r. 600/1973 ha previsto che gli agenti e i mediatori di assicurazione siano esentati dalla ritenuta d’acconto Irpef o Ires dovuta sulle provvigioni per l’attività di mediazione.

Per poi passare ad elencare i presupposti soggettivi e oggettivi dell’esenzione prevista dalla stessa norma, anche alla luce dei chiarimenti forniti dal Ministero delle Finanze con la lontana circolare n. 24/1983.

Secondo il profilo soggettivo, l’esonero dalla ritenuta sulle provvigioni riguarda gli agenti che siano iscritti all’apposito albo, o i mediatori iscritti alle camere di Commercio.

Per quanto riguarda il presupposto oggettivo, l’esenzione è prevista per le provvigioni percepite a fronte di un rapporto diretto tra agenti o mediatori e imprese di assicurazione “in regime di reciproca esclusiva”.

Premesso ciò, l’Agenzia delle entrate ha rammentato che l’intero settore dei prodotti assicurativi negli anni si è evoluto sia dal punto di vista normativo sia amministrativo, ampliando la portata e il significato dell’attività.

Anche a livello comunitario, la direttiva 2002/92/Ce ha previsto che i prodotti assicurativi possano essere distribuiti da distinte categorie di soggetti e che “la parità di trattamento tra gli operatori e la tutela dei consumatori esigono che la presente direttiva si applichi a ciascuna di queste categorie”.

Il settore, infine, è stato riformato dal Codice delle assicurazioni private (Cap) e dal regolamento Isvap.

Ciò che rileva è la definizione di “intermediazione assicurativa” data dagli artt. 106 e 109 del Codice delle assicurazioni private, un’attività, cioè, “riservata agli iscritti nel registro unico di cui all’articolo 109” e che “non può essere esercitata da chi non è iscritto nel registro”.

Fondamentale, dunque, per l’esercizio di tale attività l’iscrizione al “Registro unico degli intermediari assicurativi e riassicurativi”.

Possono far parte del “Registro”, rileva poi l’Agenzia, sia agenti e mediatori, sia altri soggetti tra cui “le banche autorizzate ai sensi dell’art. 14 del testo unico bancario, gli intermediari finanziari inseriti nell’elenco speciale del testo unico bancario, le società di intermediazione mobiliare (SIM) autorizzate ai sensi dell’art. 19 del testo unico dell’intermediazione finanziaria, la società Poste Italiane - Divisione servizi di bancoposta, autorizzata ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144” (articolo 109 del Cap).

Assodato tutto ciò, l’Agenzia delle entrate ha concluso precisando che l’intermediario assicurativo (nel caso di specie, banche, intermediari finanziari, società di intermediazione mobiliare e Poste italiane SpA) se rende una prestazione “diretta” all’impresa di assicurazione ed è iscritto nell’apposito “registro unico”, può essere equiparato ad agenti e mediatori di assicurazione e, di conseguenza, è esentato dalle ritenute d’acconto Irpef o Ires previste sui compensi percepiti, al pari dei soggetti espressamente esonerati dall’art. 25-bis, comma 5, D.p.r. n. 600/1973.

 

4) TARES, il prototipo di regolamento comunale: ecco le linee guida per gli enti locali

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento delle Finanze, ha pubblicato, il 07 febbraio 2013 sul proprio sito internet, un prototipo di regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.

Il regolamento-tipo non ha alcuna pretesa di vincolatività o di completezza, volendo costituire un supporto posto a disposizione degli enti locali, che potranno quindi apportarvi tutte quelle integrazioni e modifiche che riterranno opportune, purché conformi ai limiti che la legislazione pone alla potestà regolamentare locale.

 

5) Iva nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse

Il 10 gennaio 2013 è stato pubblicato sul sito TAXUD della Commissione europea uno studio realizzato da una società esterna sull’ “IVA nel settore pubblico ed esenzioni di pubblico interesse”.

Si tratta di un approfondimento complementare di un precedente studio pubblicato nel 2011 , allo scopo di analizzare l’impatto dell’attuale normativa IVA relativa al settore pubblico e le possibili opzioni alternative per ridurre le distorsioni e per consentire di realizzare condizioni di parità per gli operatori.

Tale iniziativa si inserisce nel progetto di revisione del sistema dell’IVA, promosso dalla Commissione con il Libro Verde “Sul futuro dell’IVA” (COM(2010) 695 final) ,trasformatosi, poi, negli impegni assunti dalla Commissione in esito ad una consultazione pubblica, contenuti nelle 26 azioni del Libro Bianco “Sul futuro dell’IVA” (COM(2011) 851 final) .

Il Libro Verde ed il Libro Bianco sono reperibili sul sito della Commissione

In particolare, l’azione n. 8 del Libro Bianco prevede che la Commissione, per il settore pubblico, “presenterà una proposta che si concentrerà sulle attività caratterizzate da una partecipazione significativa del settore privato e da un rischio elevato di distorsione della concorrenza”.

L’impatto delle possibili modifiche sarà valutato anche sulla base di quanto emerso nello studio del 10 gennaio scorso e sarà anche oggetto di una Conferenza che si terrà ad aprile 2013 in Italia.

Lo studio complementare ipotizza tre opzioni alternative all’attuale sistema, al fine di analizzarne l’impatto con riferimento a vari settori di azione degli enti pubblici: il passaggio ad un sistema di piena tassazione, un sistema di rimborso dell’IVA pagata dagli enti pubblici, una parziale modifica delle regole già esistenti.

Tra i settori analizzati, nello studio, vi sono il settore postale, il settore sanitario, la gestione dei rifiuti, il settore delle telecomunicazioni. Il settore pubblico, tuttavia, include anche altri importanti ambiti in cui l’esercizio pubblico è affiancato da un esercizio privato delle attività (istruzione, ad esempio), mentre permangono attività tipicamente pubbliche (ad esempio, Giustizia, Pubblica Sicurezza e Difesa). In tutte queste situazioni, l’impossibilità di detrarre l’IVA sui costi sostenuti per l’acquisto di beni e servizi può determinare l’ente pubblico a scelte economicamente inefficienti sia al momento dell’acquisto di beni e servizi, sia dal lato della fornitura dei servizi medesimi.

I cittadini, le amministrazioni pubbliche, gli operatori economici, le associazioni di categoria e gli esperti del settore possono inviare contributi e osservazioni sullo studio complementare ed, eventualmente, sullo studio del 2011(disponibile in lingua inglese), nel loro complesso e sugli scenari che ne emergono con concreto riferimento alla situazione italiana, o anche solo in relazione a specifiche parti. In tal caso, si invitano gli interessati ad individuare la parte cui i contributi e le osservazioni si riferiscono.

I contributi e le osservazioni possono essere inviati entro il 15 marzo 2013.

(Ministero dell’Economia e delle Finanze, nota del 07 gennaio 2013)

 

6) Contributi artigiani e commercianti: ultimata la spedizione dei Mod. F24

È stata ultimata la spedizione dei prospetti relativi ai modelli F24 con scadenza 18 febbraio 2013, in quanto il 16 febbraio cade di sabato, relativi alla quarta emissione 2012, predisposti per il versamento dei contributi dovuti per il 2012 ed anni precedenti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali iscritti in corso d’anno.

Il prospetto contiene l’indicazione degli importi e delle causali dei versamenti nonché una lettera esplicativa delle modalità di determinazione degli importi.
Entro il 18 febbraio dovranno essere versati i contributi relativi:

- al quarto trimestre 2012 in riferimento al minimale di reddito;

- alla prima rata dei contributi relativi al minimale di reddito per periodi pregressi, se dovuti;

- al primo e secondo acconto 2012 in riferimento alla eventuale quota eccedente il minimale di reddito imponibile e, contestualmente, le somme dovute allo stesso titolo per gli anni precedenti.

Seconda, terza e quarta rata dei contributi relativi al minimale di reddito per periodi pregressi dovranno essere versate rispettivamente alle scadenze del 16 maggio, 20 agosto e 18 novembre 2013.

(Inps, messaggio n. 2455 del 7 febbraio 2013)

 

7) Fondo di Tesoreria: al via la telematizzazione delle domande

Dopo il periodo transitorio di sperimentazione della durata di 180 giorni da oggi, la trasmissione della dichiarazione di incapienza da parte delle aziende per l’intervento diretto di pagamento ai lavoratori del TFR dal Fondo di Tesoreria dovrà essere effettuata esclusivamente in modalità telematica attraverso uno dei seguenti canali:

- accedendo dal sito internet www.inps.it alla sezione “Servizi online – per tipologia di utente” “Aziende, consulenti e professionisti – Domanda Fondo Tesoreria”;

- inviando un file telematico XML.

Il Contact Center Multicanale Inps-Inail, raggiungibile al numero 803164 da rete fissa ed al numero 06164164 da rete mobile, provvederà a fornire, a richiesta, esclusivamente supporto informativo per il corretto utilizzo del servizio web.

(Inps, circolare n. 21 del 7 febbraio 2013)

 

8) Patrocinio a spese dello Stato: come considerare le rendite immobiliari

Patrocinio a spese dello Stato, le rendite immobiliari vanno considerate al netto delle detrazioni fiscali ?.

Ai fini della concessione del patrocinio a spese dello Stato il giudice chiamato a definire la soglia di reddito sotto la quale concedere il beneficio all’imputato non deve tenere conto delle detrazioni fiscali.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5513 del 4 febbraio 2013.

Secondo la Corte Suprema, giudici di merito legittimamente hanno ritenuto di poter trarre dalla consistenza patrimoniale (proprietà di immobili e di beni mobili registrati) elementi rivelatori di una situazione reddituale diversa e maggiore rispetto a quella evidenziata dal ricorrente nella dichiarazione dei redditi, richiamando circostanze di fatto ed elementi presuntivi desumibili dalla condotta di vita dell’interessato, come consentito dalle disposizioni che disciplinano la materia del patrocinio a spese dello Stato.

In particolare, a tal fine l’importo delle rendite da locazione di immobili vanno considerati per intero e non al netto delle detrazioni fiscali in quanto comunque parametro indicativo delle condizioni di vita del ricorrente in ossequio allo spirito del D.P.R. n. 115/2002 in tema di spese di giustizia.

 

9) Imposte sui redditi - Modello CUD 2013: circolare di Assonime

La circolare n. 3 del 2013 di Assonime ha evidenziato le principali modifiche e integrazioni apportate al modello CUD 2013 (che i sostituti d’imposta devono rilasciare entro il 28 febbraio) rispetto allo scorso anno.

Vengono, dunque, segnalate le principali modifiche e integrazioni apportate, rispetto al corrispondente modello dello scorso anno, al modello CUD 2013 che i sostituti d’imposta dovranno rilasciare entro il 28 febbraio 2013.

Tra le novità contenute nel citato modello in evidenza la sezione 3 dell’Inps (parte c) che accoglie i dati contributivi previdenziali della gestione ex INPDAP, confluita dal 1° gennaio 2012 nell’Inps a seguito dell’abrogazione dell’INPDAP ed ENPALS per via della manovra “SalvaItalia” (L. 214/2011).

Il “CUD 2013”, che sostanzialmente serve per attestare quanto è stato percepito nel periodo d’imposta 2012, deve essere rilasciato entro il 28 febbraio 2013.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro, il CUD va consegnato entro 12 giorni dalla richiesta del lavoratore.

Il datore di lavoro/sostituto d’imposta può presentare il CUD 2013 anche con modalità telematica, purché il lavoratore ne possa entrare in possesso.

Riguardo le novità che hanno interessato tale modello, oltre ai punti relativi alla cedolare secca (i punti 26, 27 e 28 si riferiscono alla cedolare secca sugli affitti), qualche informazione in più dovrà essere fornita con riferimento allo speciale trattamento fiscale dei contributi versati alla previdenza complementare per chi ha iniziato a lavorare, per la prima volta in assoluto, dal 1° gennaio 2007.

In particolare, nel punto 123 va inserito l'importo dei contributi dedotti nell'anno, eccedenti il limite di 5.164,57 euro che i lavoratori (di prima occupazione) possono portare in deduzione nei 20 anni successivi al quinto anno di iscrizione al fondo di previdenza complementare, mentre nel punto 126, il sostituto d’imposta deve indicare il numero degli anni residui (rispetto ai 20 originari).

Riguardo l’obbligo di consegna del modello CUD, anche se il reddito erogato è completamente esente, adesso ne va data notizia utilizzando l’annotazione contraddistinta dal codice “AJ”.

E’ stata, inoltre, modificata l'annotazione “CB”, che ora serve per rilevare l’ammontare dei sussidi, delle erogazioni liberali, nonché dei benefici in genere, esenti da imposta, concessi sia dai datori di lavoro privati a favore dei lavoratori residenti nelle aeree colpite dal sisma verificatosi nel 2012 (Bologna, Modena, Ferrara, Mantova ecc.) sia dai datori di lavoro operanti negli stessi territori, a favore dei propri dipendenti anche non residenti nelle medesime zone.

Infine, nel CUD 2013 viene riportata anche l’agevolazione introdotta e prorogata nel 2011 relativa all’imposta sostitutiva del 10% sulle somme legate alla produttività e all’efficienza organizzativa aziendale nel settore privato.

 

10) Donazione presunta: si accertamento induttivo

Il contribuente deve provare la donazione (di immobili, auto) altrimenti si applica l’accertamento induttivo.

Lo dice la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2805 del 06 febbraio 2013 che si riporta di seguito:

Svolgimento del processo e motivi della decisione

Nel ricorso è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 20/41/10, depositata il 12 febbraio 2010, con la quale, rigettato l’appello della medesima contro la decisione di quella provinciale, l’opposizione di P.B., esercente la professione di avvocato, e successivamente deceduto, inerente all’avviso di accertamento relativo all’Irpef per il 1998, veniva accolta. In particolare il giudice di secondo grado osservava che l’atto impositivo si basava su elementi standardizzati, che tuttavia erano stati smentiti dalla documentazione prodotta dal contribuente, col quale peraltro non c’era stato un previo contraddittorio, senza che di contro l’Agenzia avesse fornito la prova della pretesa azionata. R.C., madre esercente la potestà del genitore sulla figlia minore F.B., unica erede del defunto contribuente, non si è costituita.
2. Col primo motivo la ricorrente deduce violazione di norme di legge e vizio di motivazione, in quanto la Ctr non considerava che doveva fornire gli elementi necessari al fine di esplicitare il procedimento argomentativo, in virtù del quale perveniva al giudizio espresso, mentre ciò non si verificava nella specie.

Il motivo è fondato, in quanto, com’è noto, in tema di accertamento induttivo dei redditi, l’Amministrazione finanziaria può – ai sensi dell’art. 39 del d.P.R. n. 600 del 1973 – fondare il proprio accertamento sia sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili “dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell’attività svolta”, come nella specie, sia sugli studi di settore, nel quale ultimo caso l’Ufficio non è tenuto a verificare tutti i dati richiesti per uno studio generale di settore, potendosi basare anche solo su alcuni elementi ritenuti sintomatici per le ricostruzione del reddito del contribuente (Cfr. anche Cass. sentenza n. 16430 del 27/07/2011). Del resto, in tema di accertamento tributario, la necessità che lo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli studi di settore testimoni una “grave incongruenza”, espressamente prevista dall’art. 62-sexies del d.l. 30 agosto 1993, n. 331, aggiunto dalla legge di conversione 29 ottobre 1993, n. 427, ai fini dell’avvio della procedura finalizzata all’accertamento, deve ritenersi implicitamente confermata, nel quadro di una lettura costituzionalmente orientata al rispetto del principio della capacità contributiva, dall’art. 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146, il quale, pur richiamando direttamente l’art. 52-sexies cit., non contempla espressamente il requisito della gravità dello scostamento, come nel caso in esame (V. pure Sez. U., sentenza n. 26635 del 18/12/2009).

3. Col secondo motivo la ricorrente denunzia vizio di motivazione, giacché il giudice del gravame non indicava le ragioni, per le quali ometteva di esaminare la questione attinente all’acquisto di un’autovettura oltre che di un appartamento, senza che gli assegni bancari e circolari prodotti potessero denotare che si sarebbe trattato di una donazione del padre.
La censura, che peraltro rimane assorbita dal primo motivo, comunque va condivisa, giacché gli elementi presuntivi addotti dall’Agenzia non potevano ritenersi superati da quelli dedotti dal contribuente per la loro genericità.

4. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio.

La Corte, vista la relazione, il ricorso e gli altri atti di causa;
ritenuto che sulla base delle argomentazioni svolte in relazione e dei principi ivi richiamati, il ricorso va accolto e, per l’effetto, cassata l’impugnata decisione;
considerato che il giudice del rinvio, che si designa in altra sezione della Ctr della Campania, precederà al riesame e quindi, adeguandosi ai richiamati principi, deciderà nel merito e sulle spese, offrendo congrua motivazione;

Visti gli artt. 375 e 380 bis cpc.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia ad altra sezione della Ctr della Campania

 

Vincenzo D’Andò