L’IVAFE versata nel 2012 in acconto nella prossima dichiarazione dei redditi

L’art. 19 c. 18 del D.L. 201/2011 aveva istituito, a decorrere dal 2011, un’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato (IVAFE), pari al 1 per mille annuo per il 2011 e per il 2012 e all’1,5 per mille a decorrere dal 2013, da applicarsi sul valore di mercato delle attività finanziarie, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui sono detenute le stesse, ovvero sul valore nominale o di rimborso, in mancanza del relativo valore di mercato. E’ bene rammentare che, la norma in commento è stata oggetto di rilevanti modifiche ad opera del D.L. 16/2012 il quale ha previsto, tra l’altro, che l’IVAFE – limitatamente ai conti correnti e i libretti di risparmio detenuti in paesi dell’unione europea o in Paesi aderenti allo See che garantiscono un adeguato scambio di informazioni – fosse stabilita in misura fissa (in luogo della misura proporzionale) pari ad € 34,20 così come indicato all’art. 13, c. 2-bis, lett. a, Tariffa, Parte Prima, D.P.R. 26.10.1972, n. 642. Peraltro, così come precisato dalla stessa Agenzia delle Entrate (circolare n. 28/E del 2 luglio 2012), l’imposta fissa di € 34,20 si sarebbe dovuta applicare con riferimento a ciascun conto corrente o libretto di risparmio detenuti all’estero dal contribuente e non risultava dovuta qualora il valore medio di giacenza annuo (risultante dagli estratti conto e dai libretti) fosse stato non superiore ad € 5.000,00. Per i conti correnti e le altre attività finanziarie cointestate, tale imposta si sarebbe dovuta rapportare non solo al periodo di possesso, ma anche alla percentuale di possesso.
Per fare un esempio: se una persona fisica ha detenuto un titolo al 100% per 146 giorni e al 50% per 219 giorni, la quota di possesso si sarebbe dovuta così calcolare (100% x 146 + 50% x 219) : 365 = 70%.
A differenza di quanto espressamente stabilito per l’IVIE (imposta sul valore degli immobili all’estero), non è stata riconosciuta alcuna soglia di esenzione per il versamento dell’imposta in esame. Inoltre, era stato previsto che dall’imposta lorda si dovesse detrarre, fino a concorrenza del suo ammontare, un credito d’imposta pari all’importo dell’eventuale imposta patrimoniale versata (nell’anno di riferimento) allo Stato estero in cui risultavano detenute le attività finanziarie, oggetto del prelievo in commento.
Analogamente a quanto accaduto con l’IVIE (imposta sul valore degli immobili all’estero), anche con riferimento all’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE), è intervenuta la Legge di stabilità per il 2013 prevedendo importanti modifiche. Preliminarmente, viene stabilito che l’imposta patrimoniale in discorso debba applicarsi dal 2012 e che l’imposta versata nel 2011, per il 2012, si considera in acconto dell’IVAFE dovuta per il 2012: i versamenti effettuati in Unico 2012 relativi all’imposta dovuta per il 2011 potranno, dunque, essere portati a riduzione di quanto dovuto per il 2012, entro il 16 giugno 2013 (Modello dichiarativo Unico 2013). A seguito di tale novità, si potrà presumibilmente verificare che quanto già versato nel 2011 a titolo di IVAFE corrisponda a quanto dovuto per il 2012: in questo caso, non saranno necessarie integrazioni. Parimenti, si potrebbe altresì verificare che la base imponibile del 2012 risulti essere maggiore rispetto a quella dell’anno precedente: in tal caso, occorrerà “integrare” il versamento al momento del saldo a giugno 2013. Al contrario, potrebbe accadere che il contribuente per il 2012 sia in credito rispetto a quanto già versato per il 2011 avendo dismesso, nel corso del 2012, le attività finanziarie detenute all’estero e “rimpatriato” le stesse nel…

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