Novità fiscali del 28 novembre 2012: la fattura cartacea ed elettronica

Pubblicato il 28 novembre 2012



versamento IMU: il MEF ha, finalmente, approvato il bollettino di conto corrente postale; mensilità di dicembre 2012: pagamento delle prestazioni previdenziali e assistenziali; comunicazione relativa alla chiamata del lavoro intermittente; IVA in Cash Accounting; accesso al finanziamento post Sisma di maggio 2012: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate; gestione rifiuti: Tares dal 2013 destinata a sostituire gli attuali tributi; fattura cartacea ed elettronica: novità

 

 

Indice:

1) Versamento IMU: il MEF ha, finalmente, approvato il bollettino di conto corrente postale

2) Mensilità di dicembre 2012: pagamento delle prestazioni previdenziali e assistenziali

3) Comunicazione relativa alla chiamata del lavoro intermittente

4) IVA in Cash Accounting

5) Accesso al finanziamento post Sisma di maggio 2012: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

6) Gestione rifiuti: Tares dal 2013 destinata a sostituire gli attuali tributi

7) Fattura cartacea ed elettronica: novità

 

 

1) Versamento IMU: il MEF ha, finalmente, approvato il bollettino di conto corrente postale

MEF - Versamento IMU: Approvazione bollettino di conto corrente postale.

Il Ministero dell’Economia e delle finanze, con il comunicato stampa n. 170 del 27 novembre 2012, ha reso noto che é in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 23 novembre 2012, con il quale è stato approvato il modello di bollettino di conto corrente postale per il versamento dell'imposta municipale propria (IMU).

Il bollettino è utilizzabile dal 1° dicembre 2012, in aggiunta al modello F24, per tutte le tipologie di versamento riguardanti l’IMU.

I contenuti del bollettino postale

Il bollettino di conto corrente postale riporta obbligatoriamente il numero di c/c 1008857615, valido per tutti i comuni italiani. I versamenti vengono poi fatti confluire ai vari comuni mediante la gestione centrale delle Poste.

Non è ammessa l’effettuazione di versamenti tramite bonifico.  I bollettini vengono stampati da Poste italiane, tuttavia i comuni possono chiedere l’integrazione prestampando l’eventuale importo del tributo predeterminato negli spazi appositamente previsti.

Nel bollettino postale occorre indicare sia la quota che finisce allo Stato sia quella che affluisce ai comuni (come avviene nel Modello F24).

Inoltre, oltre a dovere indicare il codice fiscale e i propri dati anagrafici, si deve inserire anche il codice catastale del Comune dove sono ubicati gli immobili (ad es. G273 per il Comune di Palermo).

Per il resto, si tratta di dovere apporre i consueti dati, già utilizzati anche nel Modello F24 (casella per il ravvedimento operoso, casella acconto o saldo dell’Imu, spazio per indicare il numero degli immobili, anno di riferimento, detrazione per l’abitazione principale.

In definitiva, l’unico vantaggio ad utilizzare i bollettini di c/c postale, in luogo del Modello F24, pare essere solo quello che il contribuente non deve apporre anche il numero del codice tributo (per prima casa, altri fabbricati, ecc.).

 

2) Mensilità di dicembre 2012: pagamento delle prestazioni previdenziali e assistenziali

L’Inps, con una nota del 27 novembre 2012, ha comunicato che anche per la mensilità di dicembre 2012, il prospetto con tutte le informazioni utili e l’indicazione analitica delle singole componenti del pagamento è a disposizione dei cittadini in possesso di PIN, tra i servizi accessibili on-line sul portale INPS.

Con la mensilità di dicembre vengono poste in pagamento, quando ricorrano le condizioni previste dalla legge:

- la tredicesima mensilità;

- l’importo aggiuntivo di euro 154,94 (art. 70 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, finanziaria 2001);

- la somma aggiuntiva di cui alla L. 127/2007 (la cosiddetta “quattordicesima”).

Sulla tredicesima mensilità sono stati effettuati i conguagli fiscali relativi all’anno 2012.

Sempre con la tredicesima mensilità viene avviata, per i titolari di pensione di importo superiore a cinque volte i minimo, a carico della gestione ex INPDAI, la trattenuta prevista dall’art 24, comma 21, della legge 214/2012.

 

3) Comunicazione relativa alla chiamata del lavoro intermittente

Al via la comunicazione telematica, ma manca ancora l'atteso decreto.

Comunicazione relativa alla chiamata del lavoro intermittente
Ulteriori istruzioni operative delle modalità di invio.

Di questo argomento si occupa la seguente nota del 27 novembre 2012 pubblicata dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del lavoro:

Facendo seguito alla nota del 9 agosto 2012 e alla nota del 14 settembre 2012, la nota del Ministero dell’Interno del 26 novembre scorso definisce ulteriori istruzioni operative per la comunicazione della chiamata del lavoro intermittente, prevista dall’articolo 1, comma 21, lett. B) della Legge n. 92 del 28 giugno 2012.

Dopo aver specificato le modalità attualmente a disposizione dei datori di lavoro per effettuare tali comunicazioni (PEC, EMAIL, FAX, SMS), la nota annuncia l’avvio della comunicazione completamente telematica, attraverso la compilazione un modulo on line accessibile dal portale Cliclavoro, nell’area riservata alle aziende dedicata alla funzionalità “gestione Intermittenti”. Questo canale permette la comunicazione per più lavoratori e periodi di prestazione, anche diversi riferiti alla stessa azienda. Il datore di lavoro potrà effettuare la chiamata anche tramite il proprio consulente.

Quest’ultima modalità, avviata in fase sperimentale in attesa dell’emanazione dell’apposito decreto, ha l’obiettivo di aumentare e diversificare gli strumenti per effettuare le comunicazioni dando modo ai datori di lavoro di scegliere contestualmente la modalità più congeniale alla propria situazione organizzativa o al tipo di comunicazione che si intende effettuare.

 

4) IVA in Cash Accounting

Liquidazione dell’IVA secondo la contabilità di cassa, cd. Cash accounting – Articolo 32-bis del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

Iva per cassa per i contribuenti con volume d’affari fino a 2 milioni di euro

Pronto il vademecum delle Entrate sull’applicazione del cash accounting. Ecco le regole per i contribuenti che, a partire dall’1 dicembre del 2012, aderiranno al nuovo regime dell’Iva per cassa, o cash accounting. Come precisa, infatti la Circolare n. 44/E dell’Agenzia delle Entrate del 26 novembre 2012, tutti coloro che operando nell’esercizio di impresa, arti o professioni, e avendo realizzato nell’anno precedente un volume d’affari non superiore a 2 milioni di euro, effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi imponibili nel territorio dello Stato nei confronti di cessionari o committenti, anch’essi soggetti passivi Iva, potranno scegliere di aderire, o meno, alle nuove regole del cash accounting. La medesima opzione vale per questi soggetti in riferimento alla corrispondente detrazione dell’imposta.

La novità dell’Iva per cassa, spazio al “differimento”

Il nuovo regime del cash accounting prevede il differimento all’atto del pagamento dei corrispettivi dell’esigibilità dell’imposta dovuta dal soggetto che eroga un servizio o cede un bene. Stesso discorso per la detrazione che questo soggetto può esercitare solo a partire dal momento in cui paga l’IVA al proprio fornitore. Naturalmente, continua la Circolare, il differimento è limitato nel tempo in quanto l’imposta diviene comunque esigibile, detraibile, decorso un anno dal momento di effettuazione dell’operazione, a meno che, prima del decorso di questo termine, il cessionario o committente sia stato assoggettato a procedure concorsuali.

Le operazioni escluse dal cash accounting

La circolare illustra nel dettaglio tutti i casi in cui l’Iva per cassa, in quanto regime speciale, non è applicabile. Si tratta, in particolare, delle operazioni soggette a regole specifiche (come, ad esempio, nel caso del regime monofase o di quello previsto per l’agricoltura e le attività connesse), e di quelle effettuate nei confronti di privati o di altri soggetti che non agiscono nell’esercizio d’imprese, arti o professioni. Sono, invece, esclusi dalla categoria dei soggetti privati gli enti non commerciali che agiscono nell’esercizio d’impresa. L’Agenzia chiarisce che nel calcolo del limite del volume d’affari per poter applicare il nuovo regime – fissato a 2 milioni di euro – vanno considerate tutte le operazioni attive, comprese quelle per le quali non è possibile applicare l’Iva per cassa.

Come esercitare l’opzione

Le modalità per l’esercizio dell’opzione per il nuovo regime dell’Iva di cassa sono fissate dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 novembre scorso. Il provvedimento chiarisce che l’opzione per la liquidazione dell’Iva per cassa si desume dal comportamento concludente del contribuente, il quale la deve comunicare nella dichiarazione relativa all’anno in cui ha tenuto tale comportamento.

Sulle fatture emesse dovrà essere riportata sia l’annotazione che si tratta di operazione con “Iva per cassa” sia l’indicazione dello specifico atto normativo che ne disciplina l’applicazione - articolo 32-bis del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83. La circolare chiarisce che anche se il regime dell’Iva per cassa è opzionale, una volta espressa l’opzione, il contribuente è vincolato per almeno tre anni, ad applicare il regime, salvo le eccezioni già indicate, a tutte le operazioni attive e passive effettuate, a meno che, naturalmente, non realizzi un volume d’affari superiore a due milioni di euro.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 149 del 26 novembre 2012)

 

5) Accesso al finanziamento post Sisma di maggio 2012: chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Sisma maggio 2012 – Finanziamento per il pagamento di tributi, contributi previdenziali e premi assicurativi obbligatori di cui all’articolo 11 del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174 - Risposta a quesiti.

Il Fisco risponde ai dubbi dei contribuenti che vogliono accedere al finanziamento agevolato per il pagamento di tributi, contributi previdenziali e premi assicurativi obbligatori per coloro che sono stati danneggiati dal sisma del maggio 2012 (Dl n. 174/2012).

Con la circolare n. 45/E del 26 novembre 2012, l’Agenzia delle entrate, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze fornisce, tra l’altro, chiarimenti sui soggetti che hanno diritto di accesso al finanziamento, sulle procedure da seguire, sulle scadenze.

Finanziamenti agevolati

Il modello di comunicazione dei dati, per l’accesso al finanziamento dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione, deve essere presentato, per via telematica, entro il 30 novembre 2012.

Copia del modello e della ricevuta telematica di trasmissione all’Agenzia delle Entrate, insieme a una autodichiarazione (Dpr 445/2000), che attesti il possesso dei requisiti e l’entità dei danni subiti, devono essere consegnati, entro la stessa data, alla banca a cui si chiede il finanziamento agevolato.

Perizie e deleghe di pagamento

Per quanto concerne i pagamenti, la delega di versamento non deve essere obbligatoriamente cartacea, come previsto dal provvedimento del direttore dell’Agenzia del 19 novembre scorso. Questa forma è stata consentita per facilitare e accelerare le operazioni. Se la banca però garantisce la tempestiva e corretta imputazione al conto corrente vincolato, non c’è nessun motivo per non utilizzare la forma telematica.

Le perizie occorrenti per accedere ai finanziamenti possono essere redatte anche dopo la presentazione dell’autodichiarazione che attesta il possesso dei requisiti richiesti e l’entità dei danni subiti.

Soci di società tassate per trasparenza e collaboratori familiari

Anche i soci di società tassate per trasparenza e collaboratori familiari possono accedere al finanziamento in quanto titolari della stessa tipologia di reddito prodotta dalle società o associazioni o imprese cui partecipano o collaborano.

(Agenzia delle entrate, comunicato n. 150 del 26 novembre 2012)

 

6) Gestione rifiuti: Tares dal 2013 destinata a sostituire gli attuali tributi

La Tares (nuova tassa), dal 1° gennaio 2013, sarà destinata a sostituire tutti gli attuali prelievi, e tende a riordinare il settore in cui coesistono tipologie diverse di entrate collegate al sevizio di gestione dei rifiuti.

A ciò, il CNDCEC (Commissione studi del Consiglio Nazionale dei Commercialisti), come è noto, nei giorni scorsi, ha dedicato un apposito documento di studio  (in particolare, datato 24 ottobre 2012) per informare i propri iscritti (Commercialisti) e non solo.

E’ l’art. 14 del D.L. n. 201/2011 che ha introdotto il nuovo tributo (Tares) che è composto da due distinti prelievi:

- la tassa relativa al servizio di gestione dei rifiuti urbani;

- l’imposta sui servizi indivisibili, che ha preso la forma di una maggiorazione della stessa tassa.

Il presupposto della nuova tassa è costituito dalla occupazione o detenzione di locali ed aree suscettibili di produrre rifiuti urbani (infatti, ai fini della tassazione non occorre l’effettiva formazione di rifiuti, ma semplicemente l’attitudine dei locali o aree a produrre rifiuti, in ragione dell’attività ivi svolta).

Da tenere presente che in caso di utilizzi temporanei non superiori a sei mesi nel corso di un anno solare il soggetto passivo è sempre il possessore, inteso quale proprietario o titolare di diritti reali di godimento sull’immobile, e non l’utilizzatore.

Mentre da un lato si conferma l’esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali ad uso domestico, dall’altro risultano, invece, soggette a prelievo tutte le aree scoperte utilizzate da utenze non domestiche.

Le aree comuni condominiali restano anch’esse escluse, con l’eccezione dei locali ad uso esclusivo, quali l’alloggio del portiere, che rientrano nel perimetro di applicazione della tassa in capo all’utilizzatore.

Sono escluse le aree dove si formano i rifiuti speciali, ma il produttore deve dimostrare il trattamento degli stessi rifiuti secondo modalità conformi alla normativa vigente.

Non è sufficiente attestare lo svolgimento di attività che producono prevalentemente rifiuti speciali, ma occorre anche dimostrare la corretta gestione a norma di legge di tali rifiuti.

Riguardo la superficie convenzionale, viene previsto che l’estensione della superficie tassabile per i locali a destinazione ordinaria è pari all’80% della superficie catastale.

Restano fuori dal criterio della superficie convenzionale gli immobili a destinazione speciale o particolare (gruppi catastali D e E) e le aree scoperte, per i quali si applicherà la tassazione sulla base della superficie calpestabile.

La Tares viene strutturata in una tariffa composta da una quota fissa e da una quota variabile, che deve assicurare la copertura integrale dei costi del servizio e poiché non viene indicata una disciplina transitoria per il raggiungimento della copertura integrale dei costi del servizio, e in forza della formulazione vigente, i comuni dovrebbero assicurare l’equilibrio economico del servizio di gestione dei rifiuti già a partire dal 2013.

In merito alle possibili riduzioni del nuovo tributo, al pari della Tarsu, i comuni potranno prevedere una riduzione fino al 30% della misura ordinaria del prelievo nei seguenti casi:

- Abitazioni con unico occupante;

- abitazioni a disposizione o a utilizzo ridotto;

- locali delle utenze non domestiche adibiti ad uso stagionale o non continuativo, ma ricorrente;

- abitazioni occupate da soggetti che dimorano all’estero per oltre sei mesi all’anno;

- fabbricati rurali ad uso abitativo.

Resta salva la facoltà del Comune di deliberare riduzioni o esenzioni ulteriori, derivanti da motivazioni di carattere sociale, a condizione che la relativa perdita di gettito gravi solo sul bilancio comunale.

Sono poi previste riduzioni obbligatorie, poiché strettamente collegate ai fondamentali del prelievo sui rifiuti.

Queste riguardano:

- la raccolta differenziata delle utenze domestiche;

- l’avvio al recupero dei rifiuti da parte degli operatori economici;

- le zone in cui non è attivato il servizio di raccolta;

- il mancato svolgimento del servizio ovvero l’effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento ovvero ancora l’interruzione del servizio che abbia determinato una situazione di danno o pericolo per la persona o per l’ambiente, riconosciuta dall’autorità sanitaria.

Inoltre, i comuni devono adottare un apposito regolamento attuativo del nuovo tributo, nel quale disciplinare tra l’altro:

- Le riduzioni e le esenzioni;

- le percentuali forfetarie di riduzione della superficie imponibile, in caso di produzione promiscua di rifiuti urbani e speciali e di difficile determinazione della superficie ove questi ultimi si formano;

- la determinazione delle categorie di contribuenti, raggruppati in funzione della omogeneità nella attitudine alla produzione di rifiuti;

- la disciplina degli adempimenti dei contribuenti, con particolare riferimento agli obblighi dichiarativi ed alle scadenze di pagamento del tributo.

- la disciplina della tariffa giornaliera, applicabile alle occupazioni di locali ed aree pubbliche di durata non superiore a 183 giorni nell’arco di un anno solare.

Il pagamento della Tares (che assorbe Tarsu, Tia1, Tia2) avviene esclusivamente in favore del Comune, e, quindi, non viene condivisa la circostanza che la riscossione e l’applicazione della tassa non possano essere affidate al gestore del servizio.

Inoltre, viene rammentato che l’art. 14 del D.L. n. 201/2011 ha disposto l’introduzione, in contemporanea con l’entrata in vigore della Tares, dell’imposta sui servizi comunali.

Quest’ultima assume la forma di una maggiorazione della nuova tassa rifiuti, pari a 0,30 euro per metro quadrato, che i comuni possono elevare fino a 0,40 euro, anche in forma graduale in funzione della tipologia di immobile e della zona di ubicazione dello stesso.

Infine, viene segnalato dal CNDCEC che l’imposta sui servizi si applica anche nei comuni che istituiscono la tariffa corrispettiva (quale alternativa possibile), in luogo della Tares.

L’IVA sarà, quindi, applicabile soltanto nel caso in cui il Comune si avvalga della facoltà di istituire la citata tariffa corrispettiva.

Riguardo la Tares, si attende ancora l’emanazione del regolamento (che doveva essere emanato entro il 31 ottobre 2012 con effetti a partire dall’anno successivo a quello della sua entrata in vigore), da adottare ai sensi dell’art. 14, comma 12 del D.L. n. 201/2011 su proposta congiunta del Ministero delle finanze e del Ministero dell’Ambiente, con cui vengono stabiliti i criteri per l’individuazione del costo del servizio di gestione dei rifiuti e per la determinazione della tariffa.

Denota il CNDCEC che  fino a quando tale regolamento non sarà emanato, dal 1° gennaio 2013 si applicheranno in via transitoria le disposizioni contenute nel regolamento della TIA, di cui al D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999.

7) Fattura cartacea ed elettronica: novità Iva

In tema di fatturazione elettronica, l’Unione Europea ha emanato nuove regole (Dir. n. 2010/45/UE), che hanno modificato la disciplina della fatturazione contenuta nella normativa-base dell’Iva (Dir. n. 2006/112/CE).

In particolare, é stato riscritto l’intero Capo 3 (Fatturazione) del Titolo XVI (Obblighi dei soggetti passivi e di alcune persone che non sono soggetti passivi).

Dunque, la norma contenuta nella Dir. 2010/45/UE, ha fissato, al prossimo 1° gennaio 2013, l’entrata in vigore della nuova disciplina comunitaria e dalla corrispondente disposizione che impone agli Stati membri, tra i quali l’Italia, di emanare una norma interna per il suo recepimento entro il 31 dicembre 2012.

Dal canto suo l’Amministrazione finanziaria ha predisposto un Decreto Legislativo che modifica, soprattutto, gli articoli che attualmente regolano la fatturazione nazionale (art. 21, D.P.R. n. 633/1972) e comunitaria (art. 46, D.L. n. 331/1993), nonché la conservazione delle fatture e delle altre scritture contabili (art. 39, D.P.R. n. 633/1972).

Tali modifiche non riguardano solo gli aspetti dell’emissione delle fatture elettroniche, ma anche quelli della stampa della fattura (revisione del lay-out).

A questa nuova disciplina comunitaria si aggiunge una nuova normativa interna relativa alla fatturazione delle operazioni effettuate nei confronti dello Stato e degli Enti pubblici che dovrà avvenire, sotto pena del mancato pagamento della fattura stessa, esclusivamente in forma elettronica (a tal fine, é in corso di preparazione il relativo regolamento attuativo).

Si profila la perfetta equiparazione tra la fattura cartacea e quella elettronica, nel senso che, fermi i requisiti stabiliti per la loro emissione e trasmissione, lo Stato membro di ricevimento non può porre in essere comportamenti discriminatori delle seconde rispetto alle prime, o viceversa.

Inoltre, la terminologia “documento o messaggio”, utilizzata per individuare la fattura, include sia i supporti cartacei sia i supporti elettronici.

L’assimilazione attribuisce, quindi, “di diritto” il ruolo di “fattura” anche alle note di variazione. Tuttavia, il ricorso alla fattura elettronica viene subordinato all’accordo con il destinatario perché potrebbe non essere ancora “pronto” a ricevere le fatture in formato elettronico.

Se il destinatario accetta di ricevere la fattura in formato elettronico, lo stesso é obbligato alla sua conservazione sostitutiva su supporto informatico, mentre se la riceve in formato analogico (cartaceo), ha la facoltà di conservala nel medesimo formato ovvero di trasferirla su supporto informatico.

Nuovi contenuti obbligatori della fattura comunitaria

La nuova normativa (art. 226, Dir. 2006/112/CE) elenca le indicazioni che dovranno essere obbligatoriamente presenti in fattura (cartacea o elettronica) dal 1° gennaio 2013:

- Data di emissione della fattura;

- numero sequenziale, con una o più serie, che identifichi la fattura in modo unico;

- numero di identificazione IVA con il quale il soggetto passivo ha effettuato la cessione di beni o la prestazione di servizi;

- numero d’identificazione IVA dell’acquirente o del destinatario con il quale ha ricevuto una cessione di beni o una prestazione di servizi per la quale é debitore dell’imposta;

- nome e indirizzo completo del soggetto passivo e dell’acquirente o del destinatario;

- quantità e natura dei beni ceduti o entità e natura dei servizi resi;

- data in cui é effettuata o ultimata la cessione di beni o la prestazione di servizi o la data in cui é corrisposto l’acconto, sempreché tale data sia determinata e diversa dalla data di emissione della fattura;

- se l’IVA diventa esigibile al momento dell’incasso e il diritto a detrazione sorge nel momento in cui l’imposta detraibile diventa esigibile, occorre inserire la dicitura “contabilità di cassa”;

- la base imponibile per ciascuna aliquota o esenzione, il prezzo unitario al netto dell’IVA, nonché gli eventuali sconti, riduzioni o ristorni, se non sono compresi nel prezzo unitario;

- l’aliquota IVA applicata;

- l’importo dell’IVA da pagare, tranne in caso di applicazione di un regime speciale per il quale la presente direttiva escluda tale indicazione;

- se l’acquirente/destinatario che riceve una cessione/prestazione emette una fattura in luogo del fornitore/prestatore, occorre inserire la dicitura “autofatturazione”;

- in caso di esenzione, il riferimento alla disposizione applicabile della presente

direttiva o alla disposizione nazionale corrispondente o ad altre informazioni che indichino che la cessione di beni o la prestazione di servizi é esente;

- se l’acquirente/destinatario é debitore dell’imposta, occorre inserire la dicitura “inversione contabile”

- in caso di applicazione del regime del margine delle agenzie di viaggio, occorre inserire la dicitura “regime del margine - agenzie di viaggio”;

- in caso di applicazione di uno dei regimi speciali applicabili ai beni di occasione e agli oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, occorre inserire la dicitura “regime del margine - beni di occasione”, o “regime del margine - oggetti d’arte” oppure “regime del margine - oggetti da collezione e di antiquariato”, rispettivamente;

- se il debitore dell’imposta é un rappresentante fiscale, occorre inserire il numero d’identificazione IVA del rappresentante fiscale corredato del nome e dell’indirizzo completo.

Fattura “semplificata” e sue possibilità operative

La possibilità di emettere una fattura in versione semplificata é contenuta nell’ambito delle regole UE (nuovo art. 220 bis, Dir. 2006/112/CE, come modificata della Dir. 2010/45/UE).

In base a tale norma, gli Stati membri devono consentire ai soggetti passivi di emettere una fattura semplificata.

Per le fatture ordinarie questa possibilità incontra un limite costituito dall’importo del totale fattura, che non può essere superiore a 100 euro o al controvalore in moneta nazionale per gli Stati membri che non adottano l’euro.

L’emissione della fattura semplificata non é, invece, consentita, in determinate ipotesi di scambi intracomunitari (artt. 33 e 138, Dir. 2006/112/CE).

Fattura semplificata (art. 226-ter, Dir. 2006/112/CE), questi i dati obbligatori:

- Data di emissione della fattura;

- identificazione del soggetto passivo che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi (non occorre, quindi, l’indirizzo completo del soggetto passivo e dell’acquirente o del destinatario);

- identificazione del tipo di beni ceduti o di servizi resi (non necessita, pertanto, la quantità e la natura dei beni ceduti o l’entità e la natura dei servizi resi);

- importo dell’IVA da pagare o i dati che permettono di calcolarlo.

 

Vincenzo D’Andò