Ultimi orientamenti sull’intervento di terzi nel giudizio di appello

Litisconsorzio facoltativo successivo
È noto che l’atto di intervento introduce nel processo una parte nuova rispetto a quelle costituite; s’intende per intervento, infatti, l’ingresso di un soggetto nel processo pendente. L’art. 14, c. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, disponendo che “possono intervenire o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dell’atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso” prevede l’instaurazione di un litisconsorzio facoltativo successivo nel corso della trattazione di una controversia tributaria.
 
Diverse tipologie di intervento volontario
L’articolo 105 c.p.c. disciplina tre diverse tipologie di intervento volontario: quello principale, che si verifica quando nel giudizio pendente interviene un soggetto che fa valere nei confronti di entrambe le parti in causa un diritto relativo a quello controverso dedotto in giudizio e ad esso connesso per oggetto e titolo, con una domanda diretta contro le suddette parti originarie ed incompatibile con le posizioni e le conclusioni di entrambe; quello c.d. litisconsortile o “adesivo autonomo”, che si verifica quando un soggetto fa valere un proprio diritto – connesso per oggetto e/o per titolo a quello dedotto in giudizio – nei confronti di una soltanto delle parti originarie, assumendo perciò una posizione autonoma soltanto nei confronti di tale parte; infine quello c.d. “adesivo dipendente”, che si verifica quando il terzo non fa valere un proprio diritto nei confronti di alcuno ma si limita a sostenere le ragioni di una delle parti in giudizio perchè titolare di un rapporto strutturalmente dipendente da quello oggetto del giudizio. Tale ultimo tipo di intervento è dunque caratterizzato dal fatto che l’interveniente non rivendica un proprio diritto – come negli altri due tipi di intervento – ma assume una posizione subordinata alla parte della quale auspica e cerca di propiziare la vittoria. Con l’intervento volontario principale (art. 105 c.p.c.) l’interveniente afferma un diritto proprio in contrasto sia con l’attore, sia con il convenuto; con l’adesivo autonomo l’interveniente, pur facendo valere un diritto autonomo, assume una posizione uguale a quella di una delle parti originarie; con l’ adesivo dipendente il terzo che, avendo interesse alla vittoria di una delle parti, ed anche al fine di non subire gli effetti di una sentenza sfavorevole, interviene unicamente a sostenere le ragioni di una delle parti originarie del processo. L’intervento adesivo si qualifica dipendente quando risulti rivolto non già a far valere un proprio diritto nei confronti di tutte le altre parti (intervento volontario principale), o soltanto di alcune di esse (intervento adesivo autonomo), ma unicamente a sostenere le ragioni di una delle parti. L’interventore adesivo dipendente si inserisce nel processo pendente tra altre parti ponendosi accanto al soggetto adiuvato in quanto portatore di un proprio interesse che, se non è tale da legittimarlo a proporre in via autonoma una sua pretesa, lo abilita ad intervenire nel giudizio, il quale rimane unico in quanto invariato resta l’oggetto della controversia, pur ampliandosi il numero dei partecipanti. L’interesse richiesto per la legittimazione dell’intervento adesivo dipendente,non può consistere in una utilità di mero fatto , ma deve sostanziarsi in un interesse giuridicamente rilevante e qualificato, determinato cioè dalla sussistenza di un rapporto giuridico sostanziale fra adiuvante e adiuvato e dalla necessità di impedire che nella propria sfera giuridica possano ripercuotersi conseguenze dannose derivanti da effetti riflessi o indiretti del giudicato (Corte di Cassazione 1106/95 e 12758/93).
 
I diversi orientamenti giurisprudenziali
Secondo alcune pronunce (v. Cass. n. 24064 del 2006 – relativa all’intervento di un Comune in controversia avente ad oggetto l’…

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