Ultimi orientamenti sull’intervento di terzi nel giudizio di appello

di Antonio Terlizzi

Pubblicato il 22 marzo 2012

in quali casi è possibile, all'interno del processo tributario, l'ammissione dell'intervento di una terza parte in sede di giudizio d'appello?

Litisconsorzio facoltativo successivo

È noto che l'atto di intervento introduce nel processo una parte nuova rispetto a quelle costituite; s'intende per intervento, infatti, l'ingresso di un soggetto nel processo pendente. L'art. 14, c. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, disponendo che "possono intervenire o essere chiamati in giudizio i soggetti che, insieme al ricorrente, sono destinatari dell'atto impugnato o parti del rapporto tributario controverso" prevede l'instaurazione di un litisconsorzio facoltativo successivo nel corso della trattazione di una controversia tributaria.

 

Diverse tipologie di intervento volontario

L’articolo 105 c.p.c. disciplina tre diverse tipologie di intervento volontario: quello principale, che si verifica quando nel giudizio pendente interviene un soggetto che fa valere nei confronti di entrambe le parti in causa un diritto relativo a quello controverso dedotto in giudizio e ad esso connesso per oggetto e titolo, con una domanda diretta contro le suddette parti originarie ed incompatibile con le posizioni e le conclusioni di entrambe; quello c.d. litisconsortile o "adesivo autonomo", che si verifica quando un soggetto fa valere un proprio diritto - connesso per oggetto e/o per titolo a quello dedotto in giudizio - nei confronti di una soltanto delle parti originarie, assumendo perciò una posizione autonoma soltanto nei confronti di tale parte; infine quello c.d. "adesivo dipendente", che si verifica quando il terzo non fa valere un proprio diritto nei confronti di alcuno ma si limita a sostenere le ragioni di una delle parti in giudizio perchè titolare di un rapporto strutturalmente dipendente da quello oggetto del giudizio. Tale ultimo tipo di intervento è dunque caratterizzato dal fatto che l'interveniente non rivendica un proprio diritto - come negli altri due tipi di intervento - ma assume una posizione subordinata alla parte della quale auspica e cerca di propiziare la vittoria. Con l'intervento volontario principale (art. 105 c.p.c.) l'interveniente afferma un diritto proprio in contrasto sia con l'attore, sia con il convenuto; con l’adesivo autonomo l'interveniente, pur facendo valere un diritto autonomo, assume una posizione uguale a quella di una delle parti originarie; con l’ adesivo dipendente il terzo che, avendo interesse alla vittoria di una delle parti, ed anche al fine di non subire gli effetti di una sentenza sfavorevole, interviene unicamente a sostenere le ragioni di una delle parti originarie del processo. L'intervento adesivo si qualifica dipendente quando risulti rivolto non già a far valere un proprio diritto nei confronti di tutte le altre parti (intervento volontario principale), o soltanto di alcune di esse (intervento adesivo autonomo), ma unicamente a sostenere le ragioni di una delle parti. L'interventore adesivo dipendente si inserisce nel processo pendente tra altre parti ponendosi accanto al soggetto adiuvato in quanto portatore di un proprio interesse che, se non è tale da legittimarlo a proporre in via autonoma una sua pretesa, lo abilita ad intervenire nel giudizio, il quale rimane unico in quanto invariato resta l'oggetto della controversia, pur ampliandosi il numero dei partecipanti. L'interesse richiesto per la legittimazione dell'intervento adesivo dipendente,non può consistere in una utilità di mero fatto , ma deve sostanziarsi in un interesse giuridicamente rilevante e qualificato, determinato cioè dalla sussistenza di un rapporto giuridico sostanziale fra adiuvante e adiuvato e dalla necessità di impedire che nella propria sfera giuridica possano ripercuotersi conseguenze dannose derivanti da effetti riflessi o indiretti del giudicato (Corte di Cassazione 1106/95 e 12758/93).

 

I diversi orientamenti giurisprudenziali

Secondo alcune pronunce (v. Cass. n. 24064 del 2006 - relativa all'intervento di un Comune in controversia avente ad oggetto l'impugnazione di un atto di classamento - e n. 16937 del 2007) occorre escludere l'ammissibilità nel processo tributario dell'intervento adesivo dipendente, essendo esso incompatibile sia con la natura impugnatoria del giudizio, la cui introduzione è subordinata ad un termine di decadenza sia con l'art. 14 del D.Lgs. n. 546 del 1992, che, consentendo all'interveniente di proporre domande diverse da quelle avanzate dalle parti originarie soltanto qualora l'intervento abbia luogo entro il termine assegnato per l'impugnazione, riconosce la legittimazione ad intervenire ai soli soggetti che, in qualità di destinatari dell'atto o parti del rapporto controverso, potrebbero proporre autonoma impugnazione, escludendo quindi la possibilità di spiegare intervento a tutela di interessi sui quali l'atto può produrre un effetto di pregiudizio o di vantaggio (v. Cass. n. 24064 del 2006).

La sentenza n. 22690 del 27 ottobre 2009 della Corte Cass., Sez. tributaria - in tema di intervento in appello cosi ha statuito: "Nel processo tributario non è ammissibile l’intervento adesivo dipendente, il quale è incompatibile con la natura impugnatoria del giudizio, la cui introduzione è subordinata ad un termine di decadenza, e con il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 14, che, consentendo all’interveniente di proporre domande diverse da quelle avanzate dalle parti originarie soltanto qualora l’intervento abbia luogo entro il termine assegnato per l’impugnazione, riconosce la legittimazione ad intervenire ai soli soggetti che, in qualità di destinatari dell’atto o parti del rapporto controverso (ivi compresi, nel caso previsto dal cit. D.Lgs. n. 546, art. 2, comma 2, i singoli possessori), potrebbero proporre autonoma impugnazione, escludendo quindi la possibilità di spiegare intervento a tutela di interessi sui quali l’atto può produrre un effetto di pregiudizio o di vantaggio; va confermata la sentenza di merito, la quale ha dichiarato inammissibile l’intervento in appello spiegato da un Comune in un giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di un atto di classamento. Del resto, il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 10, contempla bensì'l’ente locale' tra le parti nel processo dinanzi alle commissioni tributarie”, ma solo quando si tratti del soggetto "che ha emanato l’atto impugnato o non ha emanato l’atto richiesto". Secondo diversa ricostruzione ermeneutica è ammissibile l'esperibilità dell'intervento principale ad excludendum, con riferimento alle azioni di rimborso esperita da un soggetto (i.e. il cedente del credito) nei confronti del fisco, in quanto un soggetto terzo (i.e. il cessionario del credito) esercita intervento ad excludendum, affermandosi legittimo titolare del diritto di credito fatto valere in giudizio. In particolare, si ritiene ammissibile, in concreto, l’intervento principale nell'ipotesi dell'ente locale che pretenda relativamente rispetto ad un certo tributo la non competenza degli uffici dell'Amministrazione finanziaria o in quella del soggetto che, a fronte di un'azione di rimborso esperita da un altro soggetto nei confronti del fisco, afferma di essere l'effettivo titolare del diritto di credito o rimborso fatto valere in giudizio. Appare ammissibile soltanto l'esperibilità dell'intervento principale ad excludendum, con riferimento ad esempio all’azione di rimborso esperita da un soggetto nei confronti della Amministrazione finanziaria, in quanto un soggetto terzo eserciti intervento ad excludendum, affermandosi legittimo titolare del diritto di credito fatto valere in giudizio. L'intervento dei terzi nel giudizio di appello, in base all'art. 344 c.p.c., è limitato ai terzi che potrebbero proporre opposizione a norma dell'art. 404 c.p.c.. Pertan