Novità fiscali del 21 marzo 2012: ACE e studi di settore un riassunto dei nuovi provvedimenti

Pubblicato il 21 marzo 2012



studi di settore: le risposte dal fisco ai quesiti; pagamenti in contanti per incentivare gli acquisti dei turisti: procedura complessa; niente sostituzione del dipendente con un co.co.pro.; agevolazione “prima casa” per l’usucapione: il beneficio spetta per il registro; ACE: decreto attuativo in G.U.; stretta sulle partite IVA: critiche dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro; Camera: posta la fiducia al Decreto sulla concorrenza e la competitività; trasmissione dei dati ICI e ISCOP: secondo flusso 2011 in scadenza

 

Indice:

1) Studi di settore: Le risposte dal fisco ai quesiti

2) Pagamenti in contanti per incentivare gli acquisti dei turisti: Procedura complessa

3) Niente sostituzione del dipendente con un co.co.pro. ?

4) Agevolazione “prima casa” per l’usucapione: Il beneficio spetta per il registro

5) ACE: Decreto attuativo in G.U.

6) Stretta sulle partite Iva: Critiche dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro

7) Camera: Posta la fiducia al Decreto sulla concorrenza e la competitività

8) Trasmissione dei dati Ici e Iscop: Secondo flusso 2011 in scadenza

 

1) Studi di settore: Le risposte dal fisco ai quesiti

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8/E del 16.03.2012, ha, infine, fornito una rassegna delle varie risposte ai quesiti posti sulla disciplina fiscale degli studi di settore.

Applicazione degli studi di settore: Periodo di non normale svolgimento dell’attività

L’art. 1, comma 2, del Decreto del 11.02.2008 dispone che gli studi di settore si applicano ai contribuenti che svolgono in maniera prevalente le attività indicate nei decreti di approvazione degli studi medesimi.

Viene, inoltre, stabilito che in caso di esercizio di più attività d’impresa, per attività prevalente, con riferimento alla quale si applicano gli studi di settore, si intende quella da cui deriva nel periodo d’imposta la maggiore entità dei ricavi.

Riguardo la causa legata all’inizio attività nel corso dell’anno, la previsione del comma 4, lettera b) dell’art. 10 della legge 146 del 1998 deve essere riferita all’attività d’impresa svolta nel suo complesso dal contribuente.

Nel caso di specie, le circostanze esposte dal contribuente nel quesito portano a ricondurre la situazione della società ad una modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata, in quanto la nuova attività iniziata nel corso dell’anno sostituisce, in termini di prevalenza dei ricavi, l’attività precedente.

Al riguardo, come ha già chiarito la C.M. n. 29/E del 2009, la modifica nel corso del periodo d’imposta dell’attività esercitata si configura come una causa di esclusione riconducibile a quella prevista per i contribuenti che si trovano in un periodo di non normale svolgimento dell’attività, ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettera c), della legge n. 146 del 1998.

Nel caso di specie, dunque, la società non è soggetta all’applicazione degli studi di settore, in quanto si trova in un periodo di non normale svolgimento dell’attività per quanto concerne lo strumento presuntivo.

Tuttavia, l’art. 1, comma 19, della Legge n. 296 del 2006 ha previsto la compilazione del modello per l’applicazione degli studi di settore anche per i soggetti esclusi dall’applicazione degli stessi in conseguenza di un periodo di non normale svolgimento dell’attività.

Il modello che tali soggetti devono presentare è quello afferente lo studio di settore relativo all’attività per la quale si sono conseguiti i maggiori ricavi/compensi durante il periodo d’imposta considerato, prescindendo dalla circostanza che detta attività sia quella iniziata o cessata.

Società che si è scissa a dicembre 2011 in due società

Come ha già chiarito la C.M. n. 31/E del 2007, con la previsione relativa alla mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti il legislatore ha inteso ricondurre nell’ambito di applicazione degli studi di settore anche quelle attività che, seppur formalmente configurabili come “nuove”, costituiscono sostanzialmente la continuazione di attività già precedentemente in essere.

Con riguardo a tale ipotesi (vale a dire quando l’attività costituisce mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti), come già chiarito anche con la

C.M. n. 11/E del 2007, la fattispecie si verifica quando l’attività presenta il carattere della novità unicamente sotto l’aspetto formale, ma che viene svolta, ancorché da un altro soggetto, in sostanziale continuità.

In quest’ottica, sono considerate comunque “mera prosecuzione di attività svolte da altri soggetti” alcune tipologie di inizio di attività quali quelle derivanti da:

- acquisto o affitto d’azienda;

- successione o donazione d’azienda;

- operazioni di trasformazione;

- operazioni di scissione e fusione d’azienda.

L’attenzione del legislatore si è pertanto soffermata sulle attività che costituiscono la sostanziale continuazione di attività già precedentemente in essere senza avere riguardo al soggetto che la esercitava precedentemente.

I soggetti che iniziano una attività costituente “mera prosecuzione” di una precedente, come nel caso di una scissione, di conseguenza, sono tenuti all’applicazione degli studi di settore anche se il soggetto di cui si prosegue l’attività ne era escluso per una delle cause previste dal comma 4 dell’art. 10 della Legge 146 del 1998.

In questo caso, per stabilire se viene superata la soglia dei 5.164.569 euro ai fini dell’esclusione dall’applicazione degli studi di settore, l’ammontare dei ricavi conseguiti nel primo periodo d’imposta va ragguagliato al periodo di svolgimento dell’attività o alla durata del periodo.

Compilazione del quadro degli elementi contabili del modello per la comunicazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli studi di settore

E’ stato chiesto da parte di una società che esercita un’attività di gestione di una struttura alberghiera, tenuta all’applicazione dello studio di settore VG44U, che nel corso dell’anno sostiene dei costi relativi ai compensi/corrispettivi dovuti ad agenzie di intermediazione turistica per la segnalazione e/o vendita di pacchetti turistici, se tali costi debbano essere indicati all’interno del quadro degli elementi contabili del modello studi di settore, in particolare in quale rigo.

Per indicare la corretta collocazione dei suddetti costi nel Quadro F del Modello studi di settore VG44U, viene prima rilevato che gli stessi non possono essere inseriti nel rigo F15 tra i Costi per la produzione di servizi, atteso che in tale rigo vanno indicati i costi per l’acquisto di beni strettamente correlati alla produzione del servizio oggetto dell’attività dell’impresa; a titolo esemplificativo, possono essere considerati tali le spese per i carburanti e i lubrificanti sostenute dalle imprese di autotrasporto o le spese per l’acquisto dei prodotti utilizzati dai barbieri e dai parrucchieri per lo svolgimento della loro attività (ad esempio, per il lavaggio e la cura dei capelli).

I costi relativi ai compensi/corrispettivi dovuti ad agenzie di intermediazione turistica per la segnalazione e/o vendita di pacchetti turistici non rappresentano dei costi direttamente afferenti la produzione di ricavi, ma dei costi specifici legati ad una delle modalità attraverso le quali viene offerta l’attività alberghiera, come evidenziato nello stesso modello VG44U, nei righi da D26 a D30, nei quali sono elencate le modalità di vendita specifiche di tale attività.

Tali costi devono, pertanto, essere inseriti nelrigo F16 tra le Spese per acquisto di servizi, coerentemente con quanto già indicato nelle istruzioni per la compilazione del modello studi di settore con riferimento alle provvigioni attribuite dalle case mandanti agli agenti di commercio e a quelle attribuite dagli agenti di assicurazione ai propri sub agenti.

Imprese in liquidazione

Nella R.M. 31/E del 2009 sono stati già forniti chiarimenti riguardo gli adempimenti dichiarativi nel caso di imprese individuali poste in liquidazione.

In relazione al modello di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore e, in particolare, alla dichiarazione alla quale quest’ultimo deve essere allegato, nella citata R.M. n. 31/E è stato evidenziato che la facoltà di allegare tale modello debba essere presa in considerazione in relazione alla dichiarazione relativa al reddito d’impresa ante liquidazione, mentre, per i periodi post liquidazione il contribuente è escluso dall’applicazione degli studi di settore.

Per quanto riguarda i periodi post liquidazione, ferma restando l’esclusione del contribuente dall’applicazione degli studi di settore, è stato chiesto se debba comunque essere presentato il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore.

Nella risoluzione n. 31/E del 2009 nella quale sono stati forniti chiarimenti riguardo gli adempimenti dichiarativi nel caso di imprese individuali poste in liquidazione, è stato precisato che deve essere presentata:

- (punto 1)una dichiarazione relativa al periodo ante liquidazione (a cura del liquidatore) ai soli fini di comunicare il reddito d’impresa e quindi senza liquidazione delle imposte. Tale adempimento consta nell’invio di un frontespizio di Unico con allegato il solo quadro del reddito d’impresa (RF o RG);

- (punto 2) una dichiarazione relativa al primo periodo di liquidazione (così come gli eventuali successivi periodi di liquidazione fino alla chiusura) anch’essa ai soli fini di comunicare il reddito d’impresa e quindi senza liquidazione delle imposte. Anche tale adempimento consta nell’invio di un frontespizio di Unico (a cura del liquidatore) con allegato il solo quadro del reddito d’impresa (RF o RG);

- (punto 3)una dichiarazione ordinaria comprendente tutti i redditi percepiti dal contribuente nel periodo d’imposta, composta dai redditi d’impresa per il periodo ante liquidazione e per la residua frazione del periodo d’imposta e dagli eventuali altri redditi (es. fabbricati), per i quali devono essere liquidate le imposte tenendo conto di oneri deducibili/detraibili, dei carichi di famiglia, ecc..

In relazione a tali tre ipotesi viene evidenziata la seguente situazione:

- Riguardo la dichiarazione di cui al precedente punto 1), coerentemente con le indicazioni formulate con la suddetta R.M. n. 31/E, ferma restando l’esclusione da accertamento da studi di settore, viene confermato l’adempimento dell’obbligo relativo all’invio del modello studi previa indicazione nel quadro del reddito d’impresa del codice di esclusione 2 (periodo di cessazione dell’attività);

- in relazione alla dichiarazione di cui al punto 2), viene affermato che deve essere inviato il relativo modello studi previa indicazione nel quadro del reddito d’impresa del codice di esclusione 5 (periodo di non normale svolgimento dell’attività, in quanto l’impresa è in liquidazione ordinaria);

- Infine, per la dichiarazione di cui al punto 3), non occorre, invece, inviare alcun modello relativo agli studi di settore né ai parametri e neppure l’allegato INE, giacché i dati degli studi relativi alle frazioni di periodo d’imposta collegati al quadro del reddito d’impresa sono già stati portati a conoscenza dell’Agenzia delle entrate con le dichiarazioni di cui ai punti 1 e 2.

Società per azioni a capitale pubblico

Altro quesito ha riguardato la questione della società per azioni il cui capitale posseduto sia interamente pubblico se debba essere assoggettata alla disciplina degli studi di settore o meno.

A parere dell’Agenzia delle Entrate, tenuto conto delle specifiche caratteristiche soggettive di una società per azioni a capitale interamente pubblico, gli eventuali controlli effettuabili sulla base degli studi di settore nei confronti della predetta società dovranno essere sempre valutati attentamente nel merito della loro sostenibilità.

Tale indicazione trova fondamento nella natura della compagine sociale e nella tipologia di evasione contrastata dagli studi di settore, basata sulla omessa certificazione dei corrispettivi.

In particolare, laddove le Direzioni provinciali riterranno di procedere mediante l’utilizzo di tale strumento presuntivo, dovranno coordinarsi tempestivamente con le competenti Direzioni Regionali, le quali valuteranno se interessare, per un parere in merito, la Direzione Centrale Accertamento.

Società in perdita per tre periodi di imposta

Un interessante caso ha poi riguardato quello della S.r.l. che presenta dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d’imposta consecutivi, dal 2009 al 2011.

Considerate le novità di cui all’art. 2, comma 36-decies, del D.L. n. 138 del 2011, è stato chiesto se per il periodo d’imposta 2012, si dovranno applicare le disposizioni in materia di società di comodo, anche nel caso in cui la società dovesse risultare congrua e coerente ai fini degli studi di settore.

L’Agenzia delle Entrate, su tale problematica, ha prima rimarcato la circostanza che il comma 36-decies, del D.L. n. 138 del 2011 dispone che “Pur non ricorrendo i presupposti di cui all’articolo 30, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, le società e gli enti ivi indicati che presentano dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d’imposta consecutivi sono considerati non operativi a decorrere dal successivo quarto periodo d’imposta ai fini e per gli effetti del citato articolo 30. Restano ferme le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative di cui al predetto articolo 30 della legge n. 724 del 1994.

Peraltro, tra le cause di non applicazione, l’art. 30 comma 1, lettera c), 6-sexies) della Legge del n. 724 del 1994 dispone che alle società che risultano congrue e coerenti ai fini degli studi di settore non si applicano le disposizioni del primo periodo dello stesso comma sulle società di comodo.

Da una lettura sistematica delle norme citate, l’Agenzia ritiene che nei confronti della società che presenta dichiarazioni in perdita fiscale per tre periodi d’imposta consecutivi, non si possono applicare, per i periodi d’imposta in cui la società stessa risulta congrua e coerente ai fini degli studi di settore, le disposizioni sulle società di comodo, di cui all’art. 30 della Legge n. 724/1994. Buona notizia, dunque, per i contribuenti in crisi economica.

Regime contabile di cui all’art. 27, comma 3, del D.L. 98 del 2011

Infine, è stato chiesto se ai soggetti che applicano il particolare regime contabile previsto dal comma 3 dell’art. 27 del D.L. n. 98 del 2011, convertito dalla Legge n. 111 del 2011, siano applicabili gli studi di settore in fase di eventuale accertamento o meno.

Su tale punto, secondo le Entrate, anche a tali soggetti si applicano gli studi di settore in fase di accertamento, non rilevando nell’ordinamento una disposizione che lo escluda.

Ovviamente, si rendono applicabili anche a tali tipologie di soggetti le cause di esclusione e di inapplicabilità previste per la generalità dei contribuenti che esercitano un’attività soggetta agli studi di settore.

Tuttavia, viene evidenziato che la sussistenza dei requisiti di cui ai commi 96 e 99 dell’art. 1 della legge n. 244 del 2007 potrebbe configurare anche una situazione di marginalità economica, secondo le caratteristiche esplicitate nelle circolari n. 31/E e n. 38/E del 2007 (scarsi beni strumentali, volumi d’affari ridotti, ecc.).

A tal fine, viene ricordato che, nei confronti dei soggetti “marginali”, i documenti di prassi citati hanno richiamato l’attenzione degli uffici sul fatto che “la ragionevole certezza che il particolare strumento accertativo possa portare a distorsioni applicative deve comportare, in linea generale, l’adozione della massima cautela nel relativo utilizzo, privilegiando, ove il controllo sia comunque ritenuto opportuno, modalità istruttorie diverse”.

Per ultimo, viene rimarcata la circostanza che il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2011 nell’evidenziare che “I contribuenti che applicano il regime contabile agevolato sono soggetti agli studi di settore … ed ai parametri …, nonché alla compilazione del modello per la comunicazione dei relativi dati, come disposto dall’articolo 7 comma 2, lett. b) del decreto ministeriale 2 gennaio 2008” ha chiarito che “Ai fini dell’individuazione del limite relativo all’ammontare dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti, di cui all’articolo 1, comma 96 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non rileva l’adeguamento ai ricavi o compensi determinati sulla base degli studi di settore o dei parametri”.

 

2) Pagamenti in contanti per incentivare gli acquisti dei turisti: Procedura complessa

Pagamenti in contanti per incentivare gli acquisti dei turisti: Procedura complessa. Lo rileva anche la nota di lettura del Dossier parlamentare (Senato) di marzo 2012.

La deroga (contenuta nell’art. 3 del D.L. n. 16 del 2012) al principio sancito dall’art. 12 del D.L. n. 201/2011, che pone la limitazione all’uso del contante per le transazioni al di sopra della soglia dei mille euro, intende sostenere il settore turistico rendendo più agevoli gli acquisti da parte di cittadini stranieri residenti al di fuori del territorio dello Stato e di cittadinanza diversa da quella italiana e da quella di uno dei paesi UE, ovvero dello Spazio economico europeo.

La nuova disciplina è rivolta alle imprese presenti nel settore del commercio al minuto ed alle agenzie di viaggio e turismo ed opera solo se il cedente del bene o il prestatore del servizio provvede, all’atto dell’effettuazione dell’operazione, ad acquisire fotocopia del documento d’identità del soggetto acquirente, nonché apposita autocertificazione attestante che il compratore non possiede la cittadinanza italiana, né è cittadino UE o dello Spazio economico europeo.

Inoltre, il comma stabilisce che il venditore o prestatore del servizio dovrà versare tempestivamente il denaro contante incassato in un conto corrente a lui intestato presso un operatore finanziario e consegnare all’operatore stesso fotocopia del documento di identità del cliente e del documento fiscale emesso (fattura, ricevuta o scontrino fiscale).

Il comma 2 prevede che detta deroga opera solo per coloro che inviino apposita comunicazione preventiva all’Agenzia delle entrate; le modalità applicative della deroga alla disciplina delle limitazioni all’uso del contante, così come modificate dai commi in esame, saranno definite mediante decreto del Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame.

Nel suddetto dossier del Senato viene evidenziato che la procedura prevista dal comma in esame é abbastanza complessa e con possibili risvolti onerosi per gli operatori economici (si pensi alla tempestività del versamento, alla presentazione di fotocopia del documento di identità del cliente e del documento fiscale emesso), aspetti questi che potrebbero anche peraltro indurre i contribuenti ad attivare pratiche elusive.

 

3) Niente sostituzione del dipendente con un co.co.pro. ?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 755 del 2012, ha fornito il proprio parere sul caso in cui il datore di lavoro intenda sostituire un lavoratore dipendente con un lavoratore con contratto di collaborazione a progetto.

Nel caso di specie, il licenziamento della lavoratrice è stato giustificato dall’azienda con l’impossibilità sopravvenuta di sostenere i notevoli costi di gestione dell’appalto cui la stessa era adibita.

Tuttavia, dalle prove raccolte dal giudice di primo è emerso che la lavoratrice è stata subito sostituita da un altro lavoratore con contratto di collaborazione a progetto e che la riduzione di orario conseguente alle variazioni effettuate dall’azienda non è tale da comportare né una diminuzione del lavoro né tantomeno la soppressione del posto di lavoro.

Da una puntuale verifica è, infatti, risultato come tale riduzione sia modesta e tale da non giustificare la soppressione del posto di lavoro.

L’azienda ha, invece, sostenuto, che è possibile sostituire un lavoratore dipendente con un collaboratore a progetto già in forza al fine di conseguire un evidente risparmio sui costi.

Peraltro, secondo tale azienda, il controllo da parte del giudice sulle scelte imprenditoriali dovrebbe limitarsi alla verifica delle condizioni da cui muove il licenziamento, senza entrare nella valutazione circa la bontà o l’utilità di tale scelta imprenditoriale.

Tuttavia, la Corte di merito ha evidenziato come in realtà l’instaurazione del rapporto di collaborazione a progetto sia avvenuta con una sola settimana di anticipo e, quindi, in funzione della sostituzione del lavoratore.

Non è quindi vero che l’azienda abbia utilizzato un lavoratore, pur se con contratto a progetto, già in forza per sostituire il lavoratore dipendente.

Da quanto si evince dallo sviluppo del processo, la stessa ha deliberatamente instaurato un contratto ex novo con il collaboratore al solo fine di sostituire il proprio dipendente, cercando, quindi, di eludere le tutele previste dal nostro ordinamento.

Pertanto, la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda contro la sentenza di secondo grado, valutando le motivazioni poste alla base del licenziamento come non corrispondenti alla realtà.

 

4) Agevolazione “prima casa” per l’usucapione: Il beneficio spetta per il registro

L’agevolazione “prima casa” si applica, limitatamente all’imposta di registro, anche alle sentenze dichiarative dell’acquisto per usucapione, a patto che l’immobile sia destinato a prima abitazione.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 25/E del 20.03.2012.

Il beneficio resta comunque subordinato alla presenza - con riferimento alla data della sentenza con cui viene pronunciato l’acquisto per usucapione dell’immobile da adibire a prima casa - di tutti i requisiti richiesti dalla norma.

Detto chiarimento si allinea alla decisione della Corte di Cassazione relativa all’equiparazione della tassazione delle sentenze per usucapione a quella degli atti di trasferimento della proprietà, tra cui, per es., gli acquisti di immobili destinati a unità residenziali.

L’effetto di questa parificazione, ha osservato la Corte Suprema, porta a ritenere che “i benefici fiscali previsti per l’acquisto a titolo oneroso della prima casa si applicano anche alle sentenze dichiarative dell’acquisto per usucapione”.

Resta ferma la conditio sine qua non della “prima casa”, purché l’immobile usucapito sia destinato a prima abitazione, condizione questa che vincola di fatto la possibilità di fruire o meno del beneficio, che resta comunque subordinato alla presenza di tutte le condizioni stabilite dalla norma.

Nel caso dell’usucapione, l’ampiezza e l’entità dell’agevolazione “prima casa”, come evidenziato dalla Cassazione e ripreso nella risoluzione, non si estende oltre l’imposta di registro, lasciando, quindi, fuori dalla portata effettiva del beneficio le imposte ipotecarie e catastali.

Infine, la verifica dei requisiti richiesti per l’agevolazione verrà effettuata dall’Amministrazione finanziaria avuto riguardo alla data della sentenza con cui viene sancito l’acquisto per usucapione dell’immobile da destinare a prima casa e non dalla data, ab origine, da cui si esplicano gli effetti giuridici della stessa.

 

5) ACE: Decreto attuativo in G.U.

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 66 del 19.03.2012 il Decreto del 14.03.2012, attuativo dell’Aiuto alla Crescita Economica, introdotto dall’art. 1 del D.L. n. 201/2011.

Il Legislatore ha, infatti, previsto l’incentivo alla capitalizzazione delle imprese al fine di fornire un aiuto alla crescita economica.

La norma intende, dunque, favorire il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese.

A tal fine, la nuova misura prevede di escludere dalla base imponibile del reddito d'impresa il rendimento nozionale dei nuovi apporti di capitale di rischio e degli utili reinvestiti in riserve di capitale.

Il rendimento nozionale sarà calcolato mediante l’applicazione di un’aliquota percentuale alla variazione del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31.12.2010.

Per i primi tre anni di applicazione, l’aliquota è stata fissata nella misura del 3%, mentre in seguito sarà individuata con D.M. entro il 31 gennaio di ogni anno, considerando i rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici, incrementabili di una percentuale per compensare il maggior rischio d’impresa.

Ambito soggettivo

Sono interessati le società e gli enti commerciali di cui all’art. 73, comma 1, lettere a) e b) del Tuir, le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato, le società di persone e le persone fisiche titolari di redditi di impresa in contabilità ordinaria.
Sono, invece, esclusi gli enti non commerciali, le società assoggettate alle procedure di fallimento, liquidazione coatta e in amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Base di calcolo per società

Il beneficio previsto dall’Ace si concentra sul nuovo capitale, difatti, rilevano (quali variazioni in aumento del capitale proprio) i conferimenti e i versamenti in denaro e gli utili accantonati a riserva, tranne quelli destinati a riserve non disponibili.

Il Decreto attuativo ha chiarito che costituiscono riserve non disponibili le riserve derivanti da processi di valutazione e quelle formate con utili realmente conseguiti, che, per obblighi di legge, non sono distribuibili né utilizzati ad altri fini.
Il capitale proprio di riferimento su cui calcolare gli incrementi è il patrimonio netto contabile esistente alla chiusura dell'esercizio in corso al 31.12.2010, senza tenere conto dell’utile del medesimo esercizio.

Pertanto, per l’anno 2011, ai fini dell’incremento del capitale proprio, vi rientrano, oltre ai conferimenti in denaro effettuati nell’anno, anche l’utile 2010 accantonato a riserva disponibile.

Al riguardo, i conferimenti in denaro rilevano a partire dalla data di versamento, mentre quelli derivanti dall’accantonamento di utili a partire dall’esercizio in cui le riserve si sono formate, per cui, i conferimenti in denaro effettuati durante l’anno vanno computati in proporzione ai giorni che intercorrono tra la data di versamento e la data di fine esercizio.

Sono considerati, inoltre, conferimenti in denaro anche le rinunce incondizionate dei soci al diritto di restituzione di crediti aventi natura finanziaria verso la società e le conversioni in azioni di obbligazioni.

Rilevano, invece, come variazioni in diminuzione, nell’anno in cui sono verificati, le riduzioni del patrimonio netto attribuite a qualsiasi titolo ai soci e gli acquisti di partecipazioni o aziende controllate.

I decrementi che generano una riduzione del capitale investito, riguardano quindi, per quanto concerne l’attribuzione ai soci, oltre le riserve del capitale netto anche le attribuzioni in natura, mentre non sono considerati decrementi le riduzioni del patrimonio netto per effetto di perdite, poiché, in questo caso, non si configura nessuna attribuzione ai soci.

Nuove società

Per le società di nuova costituzione, la nuova disposizione è particolarmente vantaggiosa poiché viene considerato incremento tutto il patrimonio conferito.

Base di calcolo per soggetti Irpef

A differenza di quanto previsto per le società di capitali, per i soggetti Irpef (imprese individuali e società di persone in contabilità ordinaria) la base su cui applicare il rendimento nozionale non é costituita dalla variazione del capitale proprio, ma è costituita da tutto il patrimonio netto al termine di ciascun esercizio, prescindendo, quindi, dal periodo di formazione del capitale.

La quota del reddito agevolato, comunque, concorre, per i soggetti Irpef, alla formazione del reddito complessivo sia per l’individuazione delle aliquote per scaglioni sia per la determinazione delle detrazioni previste dal Tuir.

Conclusione

In definitiva, per la determinazione del rendimento nozionale da escludere dal reddito di impresa, bisogna moltiplicare il coefficiente del 3% per l’ammontare del nuovo capitale investito, calcolato quale differenza degli incrementi rilevanti ai fini dell’Ace e la base di riferimento (costituita dal patrimonio netto al 31.12.2010 meno i decrementi effettuati).

Ad es., si presuma che una società nell’anno 2011 abbia destinato l’utile di esercizio 2010 di € 100.000,00 a riserva non disponibile per € 10.000,00 e a riserva straordinaria per € 90.000,00, ebbene in questa ipotesi l’importo da computare in diminuzione dal reddito d’impresa è di € 2.700,00, cioè il 3% di € 90.000,00.

Riporto eccedenza

Qualora l’importo del rendimento nozionale sia superiore al reddito complessivo netto, l’eccedenza che non ha trovato capienza potrà essere utilizzata nei periodi d’imposta successivi, senza vincoli temporali, ma in ogni caso l’Ace non potrà incrementare le perdite fiscali.

Consolidato

Infine, per le società aderenti al consolidato nazionale, l’eccedenza può essere trasferita alla fiscal unit fino a concorrenza del reddito complessivo globale netto di gruppo a condizione che l’eccedenza si sia formata dopo l’opzione per il consolidato.

 

6) Stretta sulle partite Iva: Critiche dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro

Il Governo intende modificare alcuni requisiti giuridici circa il rapporto professionale svolto mediante la apertura della partita Iva con particolare riguardo alla sussistenza dei requisiti di coordinamento e continuità.

In particolare, la Partita IVA si presume inquadrata nella collaborazione coordinata e continuativa

se:

- Il contratto dura complessivamente più di sei mesi nell’arco di un anno;

- il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi (anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale),

- comporti la fruizione di una postazione di lavoro presso il committente.

Queste modifiche oltreché di non particolare rilievo od efficacia, appaiono giuridicamente fuorvianti.

Infatti, il Governo parte dal presupposto che possedere una partita iva significa avviare un rapporto professionale “autonomo e occasionale”.

Questa affermazione non è giuridicamente corretta. Il possesso di partita Iva attribuisce solo uno status fiscale e non incide in alcun modo nella qualificazione giuridica del rapporto con riferimento alla quale valgono le regole generali giuslavoristiche.

Questo significa che già oggi un titolare di partita Iva può avviare legittimamente forme di collaborazione coordinata e continuativa, se la tipologia del rapporto ha i requisiti richiesti.

Pertanto, i requisiti previsti sono innanzi tutto astrattamente rigidi, prestandosi peraltro a forme di elusione che creano forti disparità.

Per evitare forme distorte di lavoro, è sufficiente rimuovere il vantaggio economico e normativo che produce questa tipologia.

In particolare, è sufficiente un norma che, per le forme di monocommittenza o committenza prevalente (con requisiti individuati in modo più oggettivo rispetto al documento di proposta), stabilisca ad es. l’applicabilità del medesimo carico contributivo del lavoratore subordinato;

In altri termini, non si incide sulla qualificazione del rapporto ma sulle tutele applicabili allo stesso.

(Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, circolare n. 5 del 19.03.2012)

 

7) Camera: Posta la fiducia al Decreto sulla concorrenza e la competitività

La Camera dei Deputati ha proseguito l’esame del Disegno Di Legge, già approvato dal Senato, di conversione del Decreto Legge 24.01.2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività.

Il Ministro dei rapporti con il Parlamento Dino Piero Giarda ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, dell’articolo unico del provvedimento nel testo delle Commissioni. La fiducia sarà votata nella seduta del 21.03.2012.

 

8) Trasmissione dei dati Ici e Iscop: Secondo flusso 2011 in scadenza

Gli enti locali territoriali entro il 31.03.2012 dovranno provvedere all’invio telematico al dipartimento delle Finanze.

Comuni, Poste spa, agenti e affidatari della riscossione hanno tempo fino al prossimo 31 marzo per trasmettere al dipartimento delle Finanze, in via telematica, i dati dei versamenti Ici e Iscop del secondo semestre del 2011, quelli, cioè, riscossi al 31.01.2012.

Per l’adempimento va utilizzata la seconda versione del pacchetto software scaricabile gratuitamente dal sito del Df.

Per l’assistenza tecnica e funzionale è disponibile, sempre da oggi, il numero verde 800863116, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18.

I Comuni potranno consultare la situazione relativa alle riscossioni Ici e Iscop di propria competenza nell’area dedicata alla fiscalità locale presente sul sito del dipartimento (www.finanze.gov.it), accessibile con il codice fiscale e la password utilizzati per entrare nel Portale per la cooperazione informatica - Consultazione online e servizi demografici.

I Comuni non ancora registrati a “Siatel v2.0-Punto Fisco”, il canale a disposizione degli Enti per la ricerca on-line dei dati, o con credenziali da rinnovare, potranno richiedere l’abilitazione tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

 

Vincenzo D’Andò