Il contribuente ed il redditometro (parte 4′)

di Danilo Sciuto

Pubblicato il 15 marzo 2012



continuiamo ad aggiornare la nostra rassegna di giurisprudenza tributaria sul redditometro con le più interessanti sentenze del mese di marzo

Premessa

Continuiamo il nostro percorso di illustrazione delle sentenze relative al redditometro e al più esteso istituto dell’accertamento sintetico. Questo mese proponiamo delle interessanti sentenze di merito, datate 2011 e 2012, che pongono dei principi abbastanza interessanti nell’ottica dei ricorsi.

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Non sempre il possesso di cavalli fa scattare la presunzione di cui al redditometro

L’accertamento fondato sul c.d. “redditometro” è strumentale al rinvenimento di capacità contributiva “occultata”, quindi il possesso dei beni indicati dai decreti deve essere vagliato alla luce di tale funzione. Per  questo motivo, deve essere annullato l’atto di accertamento “redditometrico” fondato sulla disponibilità di due cavalli da  equitazione, nonostante il D.M. 10 settembre 1992 includa il possesso di detti beni nel novero dei c.d. “fatti indice”. La decisione prende le mosse dal fatto che i due cavalli non erano di razza pregiata, ma semplici “fattrici” (femmine di equino atte alla riproduzione)

(Commissione Tributaria Provinciale di Asti, sentenza n. 6/II/12)

 

Quali poteri per il contribuente raggiunto da accertamento sintetico

Il c.d. "redditometro" consiste in un sistema di presunzioni legali, nel senso che il contribuente non può contestate il metodo di determinazione del reddito, sindacando la formula matematica utilizzata nel decreto del 1992. Tanto premesso, per confutare il reddito determinato in conformità ai decreti del Ministero, il contribuente, tramite adeguata prova contraria, può dimostrare che, nel suo specifico caso, le spese di mantenimento del bene sono inferiori rispetto a quelle presunte dal Ministero, e che, di conseguenza, il bene, ai fini della determinazione del reddito, "vale meno".

(Commissione Tributaria Provinciale di Torino, sentenza n. 136/II/11)

 

Ancora sui poteri del contribuente raggiunto da accertamento sintetico

Nell'accertamento fondato sul c.d. "redditometro", il valore che il decreto ministeriale attribuisce ai coefficienti redditometrici costituisce una presunzione legale relativa, con la conseguenza che il contribuente, notificatario di una rettifica di maggior reddito determinato sinteticamente, può dimostrare che il suddetto maggior reddito deriva dal possesso di redditi esenti, soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta o, comunque, da poste escluse dalla formazione della base imponibile.

Per contro, non è possibile, in alcuna maniera, tentare di dimostrare che il reddito derivante dall'applicazione dei coefficienti è errato, ad esempio allegando le tabelle ACI relative al costo del mantenimento dell'autoveicolo, costo che si può rivelare inferiore a quello imputato dal decreto ministeriale.

Così facendo, infatti, il contribuente toglierebbe rilievo alla presunzione legale relativa, sostenendo che la determinazione reddito metrica dell'imponibile non corrisponde a realtà.

(Commissione Tributaria Provinciale di Alessandria, sentenza n. 13/VI/11)

 

Lo scostamento dal redditometro causa di accertamento induttivo

E’ legittimo l’accertamento induttivo di un idraulico laddove le fatture non contengono l’esposizione analitica del costo del materiale e del costo della manodopera, vi sia stato l’adeguamento allo studio di settore, e vi sia uno scostamento con il redditometro. Nel caso di specie, il contribuente esercitava l’attività di idraulico. Per l’anno 2004 dichiarava un reddito d’impresa pari a 8.276,00 euro, dopo aver effettuato un adeguamento per 13.569,00, altrimenti avrebbe chiuso in perdita a 5.293,00. I valori del redditometro avrebbero portato ad un reddito di 44.427,93. L’ente impositore contestava l’omessa indicazione nelle fatture emesse dell’ammontare del materiale utilizzato e delle ore indicate con il relativo compenso orario. Tale omissione, congiuntamente allo scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli desumibili con gli studi di settore già oggetto di indicazione nella dichiarazione dei redditi, allo scostamento con il redditometro, ed una resa oraria assai bassa ottenuta rapportando il reddito di 8.276,00 al numero delle ore lavorate, ragionando legittimavano l’accertamento induttivo con la rideterminazione dei ricavi per l’anno 2004 con la percentuale di ricarico del 95 per cento del 2003, comunque inferiore alla percentuale del 167 per cento previsti dalla Visentini, con un maggior valore assoluto di 26.835,00 euro.

(Commissione Tributaria Regionale di Torino, sentenza n. 9/XV/11)

 

Illegittima la semplice divisione matematica degli incrementi patrimoniali in base all’attribuzione di anni precedenti

Non è legittimo l’accertamento col quale l’ente impositore determina il maggior reddito dell’anno accertato dividendo semplicemente il valore patrimoniale acquisito per il quinquennio. Nel caso di specie, la contribuente aveva posto in essere acquisizioni patrimoniali nel 2006 per 455 mila euro, a fronte di un reddito imponibile dichiarato per l’anno  2004 pari a 10.170,00 euro. Tale incremento patrimoniali derivava da lasciti e donazioni del padre nonché dalla vendita di alcuni valori mobiliari.

(Commissione Tributaria Provinciale di Vercelli, sentenza n. 22/II/11)

 

 

Casi di inattendibilità del vecchio strumento di accertamento sintetico (anni 2004 e 2005)

In questa sentenza il redditometro non è attendibile perché non tiene conto delle effettive situazioni di vita quotidiana del contribuente e della sua propensione al risparmio. Problema in fase di risoluzione con il nuovo redditometro, il quale prevedendo un ricalcolo ponderato in considerazione delle condizioni familiari, avrà indici maggiormente incidenti al crescere del nucleo familiare.

(Commissione Tributaria Provinciale di Benevento, sentenza n. 97/II/11)

 

Casi di esclusione della fattispecie di “incrementi di patrimonio”

Il socio di una snc, il quale sottoscrive un aumento di capitale sociale e, invece di conferire la corrispondente somma di denaro, compensa il costo dell’operazione con un credito vantato nei confronti della società, non realizza un incremento patrimoniale rilevante ai fini dell’accertamento sintetico del reddito.

(Commissione Tributaria Regionale di Bari, sentenza n. 60/IX/11)

 

Il redditometro deve essere necessariamente accompagnato da altre verifiche

L’accertamento da redditometro poggia su di una presunzione semplice di maggiore capacità reddituale e come tale, quindi, deve obbligatoriamente essere accompagnata da verifiche sostanziali in merito all’effettiva capacità contributiva del soggetto verificato.

(Commissione Tributaria Provinciale di Sondrio, sentenza n. 24/II/11)

 

15 marzo 2012

Danilo Sciuto