Il contribuente ed il redditometro (parte 4')

Premessa
Continuiamo il nostro percorso di illustrazione delle sentenze relative al redditometro e al più esteso istituto dell’accertamento sintetico. Questo mese proponiamo delle interessanti sentenze di merito, datate 2011 e 2012, che pongono dei principi abbastanza interessanti nell’ottica dei ricorsi.
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Non sempre il possesso di cavalli fa scattare la presunzione di cui al redditometro
L’accertamento fondato sul c.d. “redditometro” è strumentale al rinvenimento di capacità contributiva “occultata”, quindi il possesso dei beni indicati dai decreti deve essere vagliato alla luce di tale funzione. Per  questo motivo, deve essere annullato l’atto di accertamento “redditometrico” fondato sulla disponibilità di due cavalli da  equitazione, nonostante il D.M. 10 settembre 1992 includa il possesso di detti beni nel novero dei c.d. “fatti indice”. La decisione prende le mosse dal fatto che i due cavalli non erano di razza pregiata, ma semplici “fattrici” (femmine di equino atte alla riproduzione)
(Commissione Tributaria Provinciale di Asti, sentenza n. 6/II/12)
 
Quali poteri per il contribuente raggiunto da accertamento sintetico
Il c.d. “redditometro” consiste in un sistema di presunzioni legali, nel senso che il contribuente non può contestate il metodo di determinazione del reddito, sindacando la formula matematica utilizzata nel decreto del 1992. Tanto premesso, per confutare il reddito determinato in conformità ai decreti del Ministero, il contribuente, tramite adeguata prova contraria, può dimostrare che, nel suo specifico caso, le spese di mantenimento del bene sono inferiori rispetto a quelle presunte dal Ministero, e che, di conseguenza, il bene, ai fini della determinazione del reddito, “vale meno”.
(Commissione Tributaria Provinciale di Torino, sentenza n. 136/II/11)
 
Ancora sui poteri del contribuente raggiunto da accertamento sintetico
Nell’accertamento fondato sul c.d. “redditometro”, il valore che il decreto ministeriale attribuisce ai coefficienti redditometrici costituisce una presunzione legale relativa, con la conseguenza che il contribuente, notificatario di una rettifica di maggior reddito determinato sinteticamente, può dimostrare che il suddetto maggior reddito deriva dal possesso di redditi esenti, soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, da poste escluse dalla formazione della base imponibile.
Per contro, non è possibile, in alcuna maniera, tentare di dimostrare che il reddito derivante dall’applicazione dei coefficienti è errato, ad esempio allegando le tabelle ACI relative al costo del mantenimento dell’autoveicolo, costo che si può rivelare inferiore a quello imputato dal decreto ministeriale.
Così facendo, infatti, il contribuente toglierebbe rilievo alla presunzione legale relativa, sostenendo che la determinazione reddito metrica dell’imponibile non corrisponde a realtà.
(Commissione Tributaria Provinciale di Alessandria, sentenza n. 13/VI/11)
 
Lo scostamento dal redditometro causa di accertamento induttivo
E’ legittimo l’accertamento induttivo di un idraulico laddove le fatture non contengono l’esposizione analitica del costo del materiale e del costo della manodopera, vi sia stato l’adeguamento allo studio di settore, e vi sia uno scostamento con il redditometro. Nel caso di specie, il contribuente esercitava l’attività di idraulico. Per l’anno 2004 dichiarava un reddito d’impresa pari a 8.276,00 euro, dopo aver effettuato un adeguamento per 13.569,00, altrimenti avrebbe chiuso in perdita a 5.293,00. I valori del redditometro avrebbero portato ad un reddito di 44.427,93. L’ente impositore contestava l’omessa indicazione nelle fatture emesse dell’ammontare…

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