Effetti ai fini IVA della separazione dell’attività di cessione di abitazioni

di Massimo Pipino

Pubblicato il 17 marzo 2012



il Decreto su liberalizzazioni & infrastutture (cd. decreto "cresci-Italia") è intervenuto anche nel campo dell'IVA per le società che costruiscono immobili ad uso abitativo ai fini della rivendita, cercando di attenuare alcuni effetti dell'applicazione del pro-rata

Come è noto l’articolo 57, comma 1 lettera b ultimo periodo del Decreto Legge 24 gennaio 2012 n. 1 (in vigore dal 24 gennaio u.s.), procede ad operare un’integrazione dell’articolo 36, comma 3 sesto periodo del D.P.R. 633/1972, attribuendo alle imprese di costruzione la possibilità di operare una netta separazione contabile e fiscale delle operazioni di “cessione di abitazioni in esenzione da IVA” da quelle invece imponibili ad IVA (tale facoltà finora era riconosciuta solo alle operazioni di locazione immobiliare).

Tale meccanismo, implica la tenuta di una contabilità separata da parte dell’impresa tra i 2 “settori” (esente IVA ed imponibile IVA) dell’attività e rende possibile, nel caso in cui si portino a termine operazioni di cessione di abitazioni in regime di esenzione (oltre i 5 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione), di:

  • eliminare completamente l’incidenza della cessione esente IVA sul “pro-rata generale”, ossia sul “complessivo” diritto alla detrazione IVA effettuabile nel periodo d’imposta in cui la stessa si concretizza,

  • attenuare gli effetti negativi derivanti dalla rettifica della detrazione dell’IVA che inizialmente è stata operata durante la fase di costruzione dell’immobile stesso.

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