Obbligo di comunicazione telematica delle operazioni IVA d'importo superiore a 25.000-3.000 euro: i casi critici

la scadenza si avvicina! ripassiamo i casi dubbi da comunicare nello spesometro: reverse charge, fatture cumulative, i contratti collegati, rapporti consorzio-consorziati, corrispettivi periodici, fatture con sconto, note di variazione, i contribuenti minimi…

Aspetti generali

Secondo le previsioni dell’art. 21, D.L. n. 78/2010, tutti i soggetti passivi IVA devono comunicare all’Agenzia delle Entrate le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute, per le quali i corrispettivi dovuti risultano di importo pari o superiore a 3.000 euro, al netto dell’imposta.

Le indicazioni attuative sono contenute nel provvedimento direttoriale 22.12.2010 (modificato dal provvedimento direttoriale del 16.09.2011 che ha spostato il termine ed ha integralmente sostituito le specifiche tecniche)

In base alla procedura in rassegna – c.d. «spesometro» – per le operazioni per le quali non ricorre l’obbligo di emissione della fattura (generalmente giustificate da scontrino e ricevuta fiscale), il limite viene posto a 3.600 euro al lordo dell’IVA; per il solo 2010, il limite viene elevato a 25.000 euro e riguarda solamente le operazioni soggette a obbligo di fattura (e quindi non quelle effettuate nei confronti dei privati «consumatori finali»).

Per le operazioni relative al 2010, le comunicazioni devono essere inviate entro il 31 dicembre 2011; a regime, l’invio deve invece essere effettuato entro il 30 aprile di ogni anno.

A proposito degli obblighi di comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini IVA, la circolare n. 24/E del 30.5.2011 – rileggendo il provvedimento attuativo – ha osservato che, in sede di prima applicazione, devono essere comunicate:

  • entro il 31 ottobre 2011, le operazioni di importo pari o superiore ai 25.000 euro al netto dell’IVA rese e ricevute nel periodo d’imposta 2010, limitatamente a quelle per le quali è previsto l’obbligo di emissione della fattura;

  • entro il 30 aprile 2012, le operazioni di importo pari o superiore a 3.000 euro, al netto dell’IVA rese e ricevute nel periodo d’imposta 2011, per le quali è previsto l’obbligo di emissione della fattura;

  • entro il 30 aprile 2012, le operazioni di importo pari o superiore a 3.600 euro, al lordo dell’imposta sul valore aggiunto per le quali non è previsto l’obbligo di emissione della fattura, con esclusivo riferimento a quelle rese e ricevute dal 1° luglio 2011.

La comunicazione, che ha cadenza annuale, deve quindi essere inviata entro il 30 aprile di ciascun anno; ai fini della rettifica o dell’integrazione della comunicazione, possono essere inviati file integralmente sostitutivi dei precedenti non oltre 30 giorni dalla scadenza del termine; successivamente ai 30 giorni, risulta applicabile – in presenza dei necessari requisiti – l’istituto del ravvedimento operoso.

Profili soggettivi e oggettivi

L’adempimento riguarda tutti i soggetti passivi IVA che agiscono in quanto tali come cedenti/prestatori o cessionari/committenti, compresi i soggetti in contabilità semplificata, gli enti non commerciali (relativamente all’attività commerciale esercitata «collateralmente», accanto a quella istituzionale), i soggetti non residenti con stabile organizzazione in Italia, ovvero operanti tramite stabile organizzazione, i soggetti che fruiscono di agevolazioni fiscali (aderendo al regime delle nuove attività produttive o a quello dei minimi), etc.

Sotto il profilo oggettivo, devono essere comunicate anche le operazioni, di importo almeno pari a 3.600 euro, nella cui fattura l’imposta va indicata separatamente dal corrispettivo (come accade – ex art. 74-ter del D.P.R. n. 633/1972 – per le agenzie di viaggio), nonché le operazioni effettuate in regime di reverse charge e quelle soggette al regime del margine (per le quali deve essere comunicato il solo margine), oltre alle operazioni nelle quali si attuano l’autoconsumo ovvero la destinazione di beni a finalità extraimprenditoriali.

Ai fini della verifica del raggiungimento della soglia di 3.000 e 3.600 euro, si deve guardare ai corrispettivi dovuti secondo le condizioni contrattuali, con l’esclusione delle operazioni assoggettate all’IVA in base al valore normale.

L’art. 7 del c.d. «decreto sviluppo» (D.L. 13.5.2011, n. 70), convertito con modificazioni dalla L. 12.7.2011, n. 106, è intervenuto in materia escludendo dall’obbligo di comunicazione telematica le operazioni rilevanti ai fini dell’IVA effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi, in tutti i casi in cui il pagamento dei corrispettivi avvenga mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse da operatori finanziari obbligati alla comunicazione dei rapporti e delle operazioni con la clientela all’anagrafe tributaria (ai sensi dell’art. 7, sesto comma, del D.P.R. n. 605/1973).

Si rammenta comunque che l’art. 23, c. 41, del D.L. 6.7.2011, n. 98, convertito dalla L. 15.7.2011, n. 111, pone a carico degli operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7, c. 6, del D.P.R. n. 605/1973, che emettono carte di credito, di debito o prepagate, l’onere di comunicazione delle operazioni effettuate nei confronti di contribuenti non soggetti passivi IVA che abbiano effettuato il pagamento dei corrispettivi mediante carte di credito, di debito o prepagate emesse dai medesimi operatori finanziari.ù

I limiti all’utilizzo del contante

L’art. 2, c. 4, del D.L. 138/2011 (c.d. «manovra di ferragosto»), a decorrere dal 13 agosto 2011 vietava il trasferimento di denaro contante (nonché la tenuta di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore) tra soggetti diversi per importi pari o superiori a 2.500 euro. Per tali trasferimenti diveniva necessario ricorrere a banche, istituti di moneta elettronica o a Poste Italiane S.p.A.

In epoca più recente, l’art. 12 del D.L. n. 201/2011 (decreto «Monti», c.d. Salva Italia) è intervenuto nuovamente sull’art. 49 del D.Lgs. n. 231/2007 riducendo da 2.500 a 1.000 euro la soglia massima per l’utilizzo del contante e dei titoli al portatore.

Le riduzioni del limite per l’uso del contante non incidono comunque sulla comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini IVA, dato che il limite di ammontare, per quest’ultimo adempimento, resta pari a 3.000 euro.

Le ipotesi considerate dall’Agenzia

L’Agenzia delle Entrate interviene con riguardo alla comunicazione delle operazioni rilevanti («elenchi clienti – fornitori») con il documento dell’11.10.2011, strutturato come una circolare a domande e risposte.

Gli argomenti – sottoposti all’Agenzia delle Organizzazioni di categoria, vengono di seguito riepilogati seguendo il tracciato proposto dagli estensori.

L’annullamento della comunicazione
Nel caso in cui si intenda procedere all’annullamento di una singola comunicazione inoltrata telematicamente, l’Agenzia fa presente che la ricevuta telematica contiene solamente il protocollo del file, non essendo dettagliata per «documenti».

È quindi possibile cioè annullare, in una comunicazione composta da più file, anche uno solo di essi, ma non è possibile annullare parte del file; la comunicazione di annullamento di un file individuato con protocollo telematico comporta la cancellazione dell’intero contenuto del file.

I contratti collegati

L’importo che deve essere comunicato va verificato con riferimento al valore complessivo dei contratti collegati: pertanto, se sono presenti due contratti da 2.000 euro ciascuno, questi costituiscono oggetto di comunicazione, da effettuarsi con la «modalità di pagamento» 2, quali importi frazionati.

I contratti collegati nel rapporto tra consorzio e consorziati

Nella predetta circolare n. 24/E del 2011 è stato affermato che, ai fini della comunicazione delle operazioni, il collegamento negoziale rileva quando dalla pluralità di contratti emerge nei confronti dello stesso contribuente un corrispettivo superiore alla soglia.

Per il caso del contratto stipulato dal consorzio con il committente, l’Agenzia conferma che può aver luogo l’erogazione del servizio contrattualizzato in diverse operazioni che dovranno essere comunicate, anche se inferiori al valore soglia, in quanto riconducibili al contratto originario (del quale dovrà essere considerato il valore complessivo).

Tali operazioni dovranno essere comunicate con la modalità di pagamento 2 (importo frazionato).

Per il caso dei contratti stipulati dal consorzio con i consorziati, la comunicazione delle operazioni (anche se inferiori al valore soglia) deve essere effettuata se il singolo contratto con il consorziato supera il valore di 3.000 euro.

I contratti da cui derivano corrispettivi periodici

«Per i contratti di appalto, di fornitura, di somministrazione, noleggio, locazione e altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, l’operazione deve essere comunicata nel caso in cui i relativi corrispettivi dovuti in un anno solare siano complessivamente di importo pari o superiore ai limiti rilevanti (3.000/3.600 euro).

Ogni operazione documentalmente distinta può essere riportata in un autonomo record di dettaglio».

I contribuenti minimi

Con riferimento ai contribuenti soggetti al regime dei minimi, la circolare n. 24/E precisa che l’esonero viene meno quando, in corso d’anno, il regime semplificato cessa di avere efficacia; in tale evenienza, il contribuente è obbligato alla comunicazione per tutte le operazioni sopra le soglie effettuate a decorrere dalla data di decadenza del regime.

L’Agenzia conferma a tale riguardo che il contribuente minimo è tenuto alla comunicazione in corso d’anno solamente nel caso in cui consegua ricavi o compensi per importi superiori a 45.000 euro (oltre il 50% rispetto al limite di legge dei 30.000 euro). Negli altri casi, l’obbligo decorre dall’anno successivo.

Per quanto invece attiene alle fatture d’acquisto ricevute da contribuenti minimi, l’Agenzia conferma «che la fattura ricevuta, di importo rilevante, costituisce oggetto di comunicazione per chi la riceve, indipendentemente dalla sussistenza dell’obbligo di comunicazione in capo al contribuente minimo che l’ha emessa».

I corrispettivi SNAI

Costituiscono operazioni rilevanti ai fini IVA anche i corrispettivi riconosciuti alla SNAI (concessionario di Stato per giochi e scommesse), se di importo pari o superiore ai 3.000 euro (apparecchi di intrattenimento, giocate al lotto).

I corrispettivi delle distinte riepilogative ASL

Rientrano inoltre tra le operazioni rilevanti, se «sopra soglia», anche i corrispettivi emessi dalle farmacie a fronte dell’incasso delle distinte riepilogative ASL.

La data dell’operazione

Quanto alla data dell’operazione, la cui indicazione è richiesta dal software, erano chieste all’Agenzia le seguenti precisazioni:

  1. quale comunicazione deve essere inserita un’operazione oggetto di fatturazione differita, nell’ipotesi in cui la fattura sia emessa nell’anno solare successivo rispetto a quello della consegna?

  2. le istruzioni relative al campo intitolato «dati dell’operazione» specificano che occorre indicare la data di registrazione o effettuazione dell’operazione, e che tale data dev’essere inclusa nell’anno di riferimento o nell’anno immediatamente precedente. In quale ipotesi tale data va inclusa nell’anno immediatamente precedente?

Secondo le precisazioni fornite, «la data da indicare normalmente è quella di registrazione; il software di controllo dei file che formano la comunicazione ammette date che siano dell’anno in corso o di quello immediatamente precedente per i casi in cui si sia optato per l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione (…)».

La dispensa da adempimenti per le operazioni esenti

La circolare n. 24/E precisa che sono obbligati alla comunicazione anche i soggetti che si avvalgono della dispensa da adempimenti per le operazioni esenti ai sensi dell’art. 36-bis del DPR n. 633/1972 (es. banche, assicurazioni, finanziarie, etc.).

«Devono quindi essere sempre comunicate le operazioni attive e passive esenti se di importo superiore alla soglia stabilita (3000/3600 euro); soglia che è sempre di 3000 euro in presenza di fatture emesse dietro richiesta del cliente».

Le cessioni documentate con fattura differita

Nel caso in cui, nel corso dello stesso mese, sono poste in essere nei confronti dello stesso cliente o fornitore più operazioni di acquisto o vendita, documentate da DDT o da altro documento equipollente, che vengono tutte comprese in un’unica fattura differita, il superamento della soglia dei 3.000 euro deve essere verificato con riguardo alla fattura riepilogativa differita, che va considerata come il documento che rappresenta l’operazione oggetto di comunicazione.

Le cessioni gratuite oggetto di autofattura

Il documento dell’Agenzia delle Entrate conferma che in caso di comunicazione di cessioni gratuite di beni rientranti nell’attività propria dell’impresa, oggetto di autofatturazione, deve essere indicata la partita IVA del cedente.

Le fatture cointestate

Se si tratta di operazioni documentate da fatture cointestate, l’operazione deve essere comunicata per ognuno dei cointestatari, in distinti record di dettaglio. La verifica del superamento della soglia va fatta con riferimento all’importo totale della fattura e, nel caso in cui la quota parte dell’importo relativa a taluno dei cointestatari sia inferiore al limite dei 3.000 euro, dovrà essere indicata la modalità di pagamento «importo frazionato».

Le fatture con sconto

Se la fattura reca uno sconto per effetto del quale il corrispettivo è «sotto soglia», la fattura non deve essere comunicata perché di importo non rilevante, salvo che sia riferita a un importo frazionato o a un corrispettivo periodico.

Le operazioni soggette al reverse charge

Al punto 3.1 della Circolare n. 24/E è previsto che per i soggetti che hanno l’obbligo di emettere la fattura e non hanno l’obbligo di indicare separatamente l’imposta quali ad esempio le agenzie di viaggio, il limite il cui superamento comporta l’obbligo di comunicazione è di 3.600, e non di 3.000 euro.
Se però si tratta di operazioni soggette al regime del reverse charge ( oro, subappalto in edilizia, cessioni di fabbricati strumentali per le quali è stata fatta l’opzione per l’imposta, etc.), l’imposta non è indicata in fattura perché assolta dal cessionario.

L’Agenzia conferma a tale riguardo che, nel caso di operazioni soggette al reverse charge, l’importo della soglia da verificare è 3.000 euro.

La compensazione nell’anno

Uno dei quesiti posti all’Agenzia rappresentava il seguente caso:

  • fattura di acconto del 10.5.2011 per 5.000 euro, oggetto di comunicazione nel 2011;

  • fattura a saldo del 10.6.2012 per 2.000 euro;

  • fattura a credito del 20.6.2012 così composta:

    • storno fattura a saldo del 10.6.2012 per 2.000 euro;

    • storno fattura di acconto del 10.5.2011 per 500 euro.

Nella comunicazione del 2012, da effettuarsi entro il 30 aprile 2013, dovrà essere trasmessa la sola nota di variazione riferita alla fattura del 10.5.2011, a debito per 500 euro.

Le fatture riepilogative

Si conferma che in caso di rappresentazione in un’unica fattura di operazioni di natura diversa che concorrono a determinare un valore complessivo del documento superiore ai limiti previsti dall’art. 2 del provvedimento direttoriale, la fattura deve essere comunicata con riferimento al totale, indicando la tipologia dell’operazione prevalente.

L’indicazione dei codici fiscali del privati

Secondo quanto è precisato dall’Agenzia, l’immissione, in qualsiasi record del tracciato, di un codice fiscale formalmente errato determina lo scarto dell’intera fornitura; tale errore viene segnalato già al momento della preparazione del file. La comunicazione di un codice fiscale formalmente corretto, anche se non presente in archivio, non è invece causa di scarto.

Il monitoraggio delle operazioni poste in essere con privati con decorrenza 1 ° luglio 2011

Nel caso dei contratti collegati, ovvero dei contratti di appalto, fornitura, somministrazione ed altri contratti da cui derivano corrispettivi periodici, nonché prestazioni unitarie che prevedono acconti e saldi, sono comunque escluse dall’obbligo di monitoraggio, anche se superiori a 3600 euro, le operazioni effettuate anteriormente rispetto alla data del 1° luglio 2011.

Le note di variazione

Con riferimento alle modalità di gestione delle note di variazione, la circolare n. 24/E del 30 maggio 2011 precisava che «l’operazione non andrà comunicata se, per effetto della nota di variazione in diminuzione, l’importo dell’operazione, inizialmente superiore al limite di 3.000 euro scende al di sotto di detto limite; se invece l’importo dell’operazione è in origine superiore al limite dei 3.000 euro e con la nota di variazione in diminuzione l’importo rimane comunque superiore al limite stesso, l’operazione va comunicata al netto dell’importo stornato».

Il documento in rassegna conferma quanto sopra precisato: l’obbligo di comunicazione delle operazioni sussiste quindi al netto delle note di variazione.

Il dubbio permane, tuttavia, nel caso in cui una nota incrementativa – relativa a un’operazione originariamente «sotto soglia» intervenga successivamente alla scadenza del termine per la comunicazione annuale (aprile): per questa e altre ipotesi, è fatto rinvio a futuri chiarimenti ufficiali.

Le note di variazione di fatture non trasmesse

Nel caso in cui, per effetto di successive note di variazione, gli importi fatturati in un determinato anno vengano rideterminati, le variazioni riferite alle fatture di anni precedenti non trasmesse sono oggetto di comunicazione solamente se incrementano il valore dell’operazione originaria non trasmessa fino a portarlo alla soglia dei 3.000 euro.

Nell’esempio proposto dall’Agenzia, una fattura del 2011 che documenti un’operazione a sé stante per 2490 euro + IVA non assume rilevanza e, nella comunicazione da inviare entro il 30.4.2012, non deve essere trasmessa.

Se l’anno successivo si scopre un errore nella quantificazione delle merci o dei servizi che comporta una variazione in aumento del venduto per 520 euro, dovrà essere comunicata nel 2013 per l’anno 2012 una nota di variazione di 520 euro, che significa che con quel cliente nel 2011 è stata posta in essere un’operazione di valore superiore ai 3.000 euro.

Le operazioni realizzate con spedizioni internazionali delle merci.

Le prestazioni di servizi legate a operazioni di importazione ed esportazione (es. servizi di spedizione e trasporto), disciplinate dall’art. 9 del D.P.R. n. 633/1972, devono essere comunicate se di importo superiore alla soglia stabilita, escluso il caso in cui il limite viene superato a causa di importi fatturati con voce «esclusa IVA art. 15» (ad esempio, diritti doganali), così come chiarito nel punto 3.1 della Circolare n. 24/E del 2011.

Sono invece escluse dall’obbligo di comunicazione le operazioni effettuate e ricevute in ambito comunitario, in quanto, come peraltro precisato della circolare n. 24/E del 2011, tali operazioni sono già acquisite tramite i modelli INTRA e utilizzate per i riscontri con i dati presenti nel sistema VIES, secondo un modello adottato da tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.

I passaggi interni di beni tra attività separate

L’Agenzia conferma nel documento che le operazioni aventi per oggetto i passaggi interni di beni tra attività separate non devono essere indicate nella comunicazione.

Le ricevute fiscali

Se un’impresa alberghiera ha emesso nei confronti di un soggetto passivo di imposta ricevuta fiscale anziché fattura, si chiede come debba essere segnalata tale operazione nella comunicazione.

In questa ipotesi, nel tracciato record relativo all’operazione con soggetti passivi dovrà essere effettuato lo scorporo dell’imposta ai fini della separata indicazione di imponibile e IVA (l’importo deve infatti essere riportato al netto dell’IVA).

20 dicembre 2011

Fabio Carrirolo

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