I consigli tributari scompaiono prima di nascere

Come è noto, l’art. 18, del D.L. n. 78/2010, conv. in legge n. 122 del 30 luglio 2010, ha riformulato il dettato normativo relativo alla partecipazione dei comuni all’attività di accertamento dei tributi erariali.

In particolare, gli elementi di novità sono rappresentati dall’istituzione obbligatoria dei Consigli Tributari, dell’innalzamento della premialità dal 30% al 33%, dall’individuazione dei tributi su cui calcolare la premialità e dall’eventuale coinvolgimento delle regioni.

Resta fermo che il dettato normativo di riferimento continua ad essere l’art. 1, comma 1, del decreto legge 203/2005, convertito, con modificazioni, dalla L. 2 dicembre 2005, n. 2481, e i diversi provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate che sono stati diramati.

 

Il Decreto Salva-Italia

L’art. 11, c. 8, del D.L.6 dicembre 2011, n.201, è intervenuto sull’art. 44 del D.P.R.n.600/73, apportando le seguenti modifiche:

a) al comma 2 le parole “e dei consigli tributari” e le parole “nonché ai relativi consigli tributari” sono soppresse, nel terzo comma le parole “o il consorzio al quale lo stesso partecipa, ed il consiglio tributario” sono soppresse, la parola “segnalano” è sostituita dalla seguente: “segnala“, e le parole “Ufficio delle imposte dirette” sono sostituite dalle seguenti:”Agenzia delle entrate“;

b) al quarto comma, le parole: “ed il consiglio tributario” sono soppresse, la parola: “comunicano” è sostituita dalla seguente:”comunica“;

c) all’ottavo comma le parole: “ed il consiglio tributario possono” sono sostituite dalla seguente: “può“;

d) al nono comma, secondo periodo, le parole: “e dei consigli tributari” sono soppresse.

 

In pratica, i consigli tributari sono stati soppressi prima di nascere.

 

La storia

La norma introdotta con l’art. 18 del D.L. n. 78/2010 prevedeva che:

  • i comuni con popolazione superiore ai 5 mila abitanti istituiscano il Consiglio Tributario, ove non vi abbiano già provveduto, con apposito regolamento da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto (31/05/2010) ovvero entro il 28/08/2010;

  • i comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti sono tenuti ad istituire il Consiglio Tributario, laddove non sia già istituito, previa riunione in un consorzio di funzioni con altri comuni ai sensi dell’art. 31 della Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali approvato con il D.Lgs. n. 267/2000.

Si ricorda che in vigenza della precedente versione dell’art. 44 – comma 3 – del DPR n. 600/1973 il Consiglio Tributario risultava essere un organo consultivo della Giunta Comunale la quale deliberava, sentito il predetto consiglio, l’eventuale proposta di aumento dell’avviso di accertamento comunicato dall’allora Ufficio delle Imposte Dirette.

La riscrittura dell’art. 44, c. 3, del DPR n. 600/1973, ha sostanzialmente sottratto l’attività di partecipazione dei comuni all’accertamento alla competenza esclusiva della Giunta Comunale.

Si ricorda che con nota dell’8 settembre 2010, l’Ifel – istituto per la finanza e l’economia locale dell’Anci – ha svolto delle riflessioni, in particolare, sull’obbligatorietà dei consigli tributari.

La nota rilevava che – a fronte della predetta obbligatorietà – la nuova norma non si preoccupa di disciplinare la natura, il ruolo e le funzioni del Consiglio, che resta pertanto definito dall’unica norma vigente in materia, il decreto legislativo Luogotenenziale n. 77 dell’8 marzo 1945, norma ritenuta ampiamente inapplicabile.

In sostanza, il decreto 77/1945 regolamenta, con un certo dettaglio, formazione, composizione e funzioni del Consiglio tributario, stabilendo:

a) l’elettività a suffragio universale diretto (artt. 1-7);

b) funzioni strettamente legate a concetti obsoleti quali la tenuta degli elenchi dei contribuenti ai fini delle imposte dirette, la fornitura di dati sui contribuenti e sull’individuazione della materia tassabile, proposta di accertamenti su situazioni ritenute sospette, fornitura di informazioni di sintesi su fasce di contribuenti su richiesta dell’ufficio delle imposte (art. 8);

c) poteri di indagine analoghi a quelli erariali, ad eccezione della facoltà di accesso e di quella di ispezione contabile (art. 9);

d) procedure di istruttoria ed audizione diretta del contribuente strettamente regolamentate.

 

Tale quadro – per l’Ifel -, anche per le parti applicabili, “configura un evidente rischio di sovrapposizione di funzioni programmatorie e gestionali che nell’attuale regime tributario sono assegnate al Governo, alle Agenzie fiscali, agli organi elettivi ed esecutivi locali ed agli uffici locali delle entrate. Inoltre, nonostante, la disposizione introdotta dalla legge di conversione circa l’assenza di costi aggiuntivi derivanti dall’istituzione del Consiglio tributario, non si vede come un organo di nuova istituzione, distinto dagli uffici operativi dell’Amministrazione e dotato di autonomia, possa insediarsi senza costi per il Comune, siano essi rappresentati dalla remunerazione dei componenti, pur nei limiti più stringenti previsti dalle attuali norme, ovvero dai costi organizzativi per il supporto tecnico che gli uffici dovranno fornire a detrimento delle altre attività d’istituto”.

Alla luce del quadro normativo determinato dall’articolo 18, emergono dunque una serie di evidenze, indicate analiticamente nella nota dell’Ifel:

1) l’articolo 2 dello stesso decreto 77/1945 indica la necessità di provvedimenti attuativi di origine governativa mai emanati, e pertanto appare “incongruo che il Comune con il proprio regolamento dia attuazione adistituti costosi e di dubbia efficacia, riferendosi direttamente ai critericontenuti nella norma del 1945”;

2) nell’indicare l’obbligatorietà della costituzione del Consiglio tributario, l’articolo 18 non stabilisce tuttavia termini perentori. Il termine di 180 giorni per i Comuni inferiori a 5.000 abitanti, obbligati a riunirsi in consorzio, e di 90 giorni, per i Comuni maggiori, non sono correlati ad alcun riferimento sanzionatorio ed il loro superamento non costituisce alcun intralcio all’attuazione delle norme di merito sulla partecipazione all’accertamento, né tantomeno all’ordinamento del sistema tributario;

3) tutte le funzioni di merito sono riferite ai “Comuni” ad eccezione di due aspetti, del tutto marginali, sui quali la norma fa diretto riferimento al Consiglio tributario ed al consorzio;

4) l’obbligo di coordinamento tra i Comuni minori, che si esplicita richiedendo la costituzione di un “consorzio”, anziché indicare una delle possibili forme di aggregazione di cui al tuttora vigente Testo unico degli Enti locali, comporta ulteriori incombenze procedurali e rafforza la necessità di individuare strutture operative dedicate alla partecipazione. “L’obbligo di riunirsi in consorzio appare, peraltro, singolare e di ben difficile applicazione, in quanto si riferisce in maniera espressa ad una forma di associazione tra Enti di cui è stata recentemente prevista l’abolizione, a decorrere dal 2011, con efficacia dal rinnovo dei consigli comunali. I Comuni si trovano nella incongrua condizione di dover attivare una nuova struttura associativa per poi scioglierla al primo rinnovo del Consiglio comunale”;

5) la costituzione di un Consiglio tributario analogo a quello attivato in alcune città nella seconda metà degli anni ’70 dello scorso secolo può rappresentare una soluzione ragionevole e provvisoria. “Appare tuttavia dubbia la rispondenza di un organismo così concepito alle prescrizioni dell’articolo 18. Alcuni Comuni con propri regolamenti assegnarono, infatti, a tali organismi caratteristiche specifiche e funzioni di ausilio all’esame degli imponibili fiscali e degli accertamenti predisposti dagli uffici delle imposte, nonché funzioni consultive e di diffusione delle informazioni circa la politica fiscale locale. I riferimenti alla valutazione degli accertamenti erariali, ai fini della partecipazione comunale all’accertamento, caddero rapidamente in desuetudine”.

Per l’Ifel, quindi, la costituzione del Consiglio tributario non può costituire una priorità per l’azione comunale in materia di partecipazione all’accertamento.

Nessuno dei compiti comunali di cui alla normativa vigente, così come revisionata con l’articolo 18, viene inficiato da un ritardo nella costituzione dei nuovi Consigli, né tale ritardo – peraltro ampiamente motivato dalla mancanza di strumenti attuativi del decreto 77/1945 – appare oggetto di sanzione sotto alcun profilo”.

 

Conclusioni

Probabilmente le considerazioni dell’Ifel, unite alla critiche pervenute da più parti, hanno indotto il legislatore a porre definitivamente in soffitta i consigli tributari.

E’ certo, comunque, che la partecipazione dei comuni all’accertamento dei tributi erariali può ritenersi vincente solo a patto che i Comuni ci credano, e non deve visto come mero adempimento.

 

22 dicembre 2011

Roberta De Marchi

1Successivamente, l’art. 83 del D.L. 112/2008, convertito in legge 6 agosto 2008, n. 133, dando attuazione all’art. 1 del D.L. 203/2005, ha aggiunto il comma 2-ter, con il quale è stato previsto che “il Dipartimento delle finanze con cadenza semestrale fornisce ai comuni, anche per il tramite dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, l’elenco delle iscrizioni a ruolo delle somme derivanti da accertamenti ai quali i comuni abbiano contribuito…”. Mentre, ai sensi dell’art. 83, c. 16, “I comuni, entro i sei mesi successivi alla richiesta di iscrizione nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero, confermano all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente per l’ultimo domicilio fiscale che il richiedente ha effettivamente cessato la residenza nel territorio nazionale. Per il triennio successivo alla predetta richiesta di iscrizione la effettività della cessazione della residenza nel territorio nazionale è sottoposta a vigilanza da parte dei comuni e dell’Agenzia delle entrate, la quale si avvale delle facoltà istruttorie di cui al Titolo IV del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600”. Il comma 17 precisa che “in fase di prima attuazione delle disposizioni introdotte dal comma 16, la specifica vigilanza ivi prevista da parte dei comuni e dell’Agenzia delle entrate viene esercitata anche nei confronti delle persone fisiche che hanno chiesto la iscrizione nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero a far corso dal 1 gennaio 2006”.


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